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Inizio > THE LUNAR EXPLORER ARCHIVES > Elements of Exo-Geology: by Dr Gualtiero La Fratta
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Unusually-looking fractures of the Inner Rim of Victoria
La Geologia Marziana, al pari - in fondo - di quella Terrestre, non smette davvero mai di meravigliarci: quest’immagine ci mostra, in particolare, una frattura che insiste sulle pareti rocciose del Margine Interno (Inner Rim) del Cratere Victoria.
Se osservate l'interno della frattura, poi, qualcosa sembra non tornare ed in effetti, ad un attento esame del dettaglio, parrebbe esserci una soluzione di continuità verticale (---> una intercapedine) tra il corpo roccioso della parete esterna - l'Inner Rim - e la roccia che invece si erge posteriormente ad esso.
I lati della parete stratificata che formano la "diaclasi" (---> frattura), inoltre, non mostrano le discontinuità da cui essa è costituita e ci appaiono praticamente lisci.

Come mai?
Cosa rappresenta il (possibile) vuoto che si intuisce nell'area posteriore della parete che si erge di fronte al Rover? 
Possiamo trovare una spiegazione scientifica a questo fenomeno?

Forse si, anche se - lo diciamo subito - essa non appare del tutto esaustiva.

Ad ogni modo: il Cratere Victoria è caratterizzato dalla presenza di bordi molto erosi, come è ben evidenziato dalla foto orbitale che segue. 
I ripetuti crolli di materiali (forse determinati dal processo noto come "Gravity Wasting", in combinazione con l'azione, pregressa ed attuale, degli agenti atmosferici) potrebbero - nelle ere - aver fatto retrocedere il perimetro d’impatto, rendendo l’aspetto globale della depressione molto frastagliato.

Le profonde incisioni visibili nel frame in questione dovrebbero (e potrebbero) essere state scavate dal vento (e dall’acqua, in un remoto passato...) lungo delle "linee di minor resistenza" le quali possono sicuramente essere rappresentate dalle fratture dei corpi rocciosi interessati dall’evento catastrofico.
E’ noto, infatti, che l’energia sprigionata durante un impatto provoca, nell’area centrale della zona interessata, la fusione istantanea della roccia (ed, eventualmente, la formazione di pieghe e/od ondulazioni) mentre ai margini della medesima è lecito attendersi una risposta alla deformazione principale via-via sempre più rigida e caratterizzata dallo sviluppo di famiglie di faglie e diaclasi.

Un tentativo di risposta al quesito iniziale potrebbe quindi giungere dalle osservazioni di cui sopra. 
Se, infatti, ammettessimo che il vento possa aver selettivamente eroso le stratificazioni esistenti sul lato del Cratere più esposto al suo battere - così mettendo in rilievo i livelli meno erodibili della roccia - sarebbe ragionevole ammettere che i bordi della frattura, essendo più riparati, possano essere rimasti sensibilmente (e quindi visivamente!) più compatti ed omogenei.

Così si spiegherebbe, quindi, l’aspetto “liscio” della roccia che costituisce i lati della diaclasi, mentre il (possibile) vuoto posteriore alla parete esterna - e cioè l'intercapedine - potrebbe essere dovuto al verificarsi di svariati crolli di materiale, anche dovuti all’alto grado di fratturazione del corpo litologico principale (diciamo una conseguenza dell'impatto che trova espressione nel medio-lungo periodo - in senso geologico, ovviamente).
Parole chiave: Victoria Crater - The Inner Rim

Unusually-looking fractures of the Inner Rim of Victoria

La Geologia Marziana, al pari - in fondo - di quella Terrestre, non smette davvero mai di meravigliarci: quest’immagine ci mostra, in particolare, una frattura che insiste sulle pareti rocciose del Margine Interno (Inner Rim) del Cratere Victoria.
Se osservate l'interno della frattura, poi, qualcosa sembra non tornare ed in effetti, ad un attento esame del dettaglio, parrebbe esserci una soluzione di continuità verticale (---> una intercapedine) tra il corpo roccioso della parete esterna - l'Inner Rim - e la roccia che invece si erge posteriormente ad esso.
I lati della parete stratificata che formano la "diaclasi" (---> frattura), inoltre, non mostrano le discontinuità da cui essa è costituita e ci appaiono praticamente lisci.

Come mai?
Cosa rappresenta il (possibile) vuoto che si intuisce nell'area posteriore della parete che si erge di fronte al Rover?
Possiamo trovare una spiegazione scientifica a questo fenomeno?

Forse si, anche se - lo diciamo subito - essa non appare del tutto esaustiva.

Ad ogni modo: il Cratere Victoria è caratterizzato dalla presenza di bordi molto erosi, come è ben evidenziato dalla foto orbitale che segue.
I ripetuti crolli di materiali (forse determinati dal processo noto come "Gravity Wasting", in combinazione con l'azione, pregressa ed attuale, degli agenti atmosferici) potrebbero - nelle ere - aver fatto retrocedere il perimetro d’impatto, rendendo l’aspetto globale della depressione molto frastagliato.

Le profonde incisioni visibili nel frame in questione dovrebbero (e potrebbero) essere state scavate dal vento (e dall’acqua, in un remoto passato...) lungo delle "linee di minor resistenza" le quali possono sicuramente essere rappresentate dalle fratture dei corpi rocciosi interessati dall’evento catastrofico.
E’ noto, infatti, che l’energia sprigionata durante un impatto provoca, nell’area centrale della zona interessata, la fusione istantanea della roccia (ed, eventualmente, la formazione di pieghe e/od ondulazioni) mentre ai margini della medesima è lecito attendersi una risposta alla deformazione principale via-via sempre più rigida e caratterizzata dallo sviluppo di famiglie di faglie e diaclasi.

Un tentativo di risposta al quesito iniziale potrebbe quindi giungere dalle osservazioni di cui sopra.
Se, infatti, ammettessimo che il vento possa aver selettivamente eroso le stratificazioni esistenti sul lato del Cratere più esposto al suo battere - così mettendo in rilievo i livelli meno erodibili della roccia - sarebbe ragionevole ammettere che i bordi della frattura, essendo più riparati, possano essere rimasti sensibilmente (e quindi visivamente!) più compatti ed omogenei.

Così si spiegherebbe, quindi, l’aspetto “liscio” della roccia che costituisce i lati della diaclasi, mentre il (possibile) vuoto posteriore alla parete esterna - e cioè l'intercapedine - potrebbe essere dovuto al verificarsi di svariati crolli di materiale, anche dovuti all’alto grado di fratturazione del corpo litologico principale (diciamo una conseguenza dell'impatto che trova espressione nel medio-lungo periodo - in senso geologico, ovviamente).

EXOGEOLOGY-005.jpg EXOGEOLOGY-006.jpg EXOGEOLOGY-007.jpg EXOGEOLOGY-008.jpg EXOGEOLOGY-009.jpg
Informazioni sul file
Nome del file:EXOGEOLOGY-007.jpg
Nome album:MareKromium / Elements of Exo-Geology: by Dr Gualtiero La Fratta
Valutazione (3 voti):55555(Mostra dettagli)
Parole chiave:Victoria / Crater / - / The / Inner / Rim
Copyright:NASA - Opportunity Rover Mission e Lunar Explorer Italia per l'elaborazione addizionale e la colorizzazione MULTISPECTRUM del frame
Dimensione del file:344 KiB
Data di inserimento:Lug 13, 2008
Dimensioni:1063 x 1700 pixels
Visualizzato:84 volte
URL:https://www.lunexit.it/gallery/displayimage.php?pid=21078
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Commento 1 a 3 di 3
Pagina: 1

titanio44   [Lug 13, 2008 at 04:45 PM]
ho notato che spesso ci sono fratture con fessurazioni larghe ,premetto che non sono un geologo,ma pensavo ad una causa,se queste rocce preesistevano quando un immenso oceano le ricopriva e quindi vi ritroviamo i segni "meccanici" dell'erosione e altri fattori determinati dall'azione di un liquido,venendo a mancare quest'ultimo quasi come l'estinzione " dei grandi rettili" sulla terra,e variando tutto il clima e di conseguenza la temperatura ....questo calo termico pu aver sollecitato fisicamente le rocce sino alla loro contrazione e alle conseguenti fratture.?
MareKromium   [Lug 13, 2008 at 06:23 PM]
Carissimo Titanio44,

non so risponderti.
Che il cambio di temperatura sia un agente importante e da considerare (specie nel caso di cambio repentino), si. Senza dubbio.
Ma che questo fattore sia essenziale e/o primario nella creazione delle fratture che vediamo...Non saprei e, istintivamente, direi di no.
Le fratture dell'Inner Rim di Victoria non mi sembrano fratture da stress termico. Decisamente no. A mio avviso sono fratture (relativamente) recenti - guarda gli spigoli dei crack e nota come sono netti ed affilati, con scarsissimi (anzi: nulli) depositi di sabbia e polveri sulle loro porzioni inferiori - e la causa, a mio parere, andrebbe ricercata in un brusco movimento del suolo.

Un sisma, direi, o un altro impatto - se non crediamo all'esistenza di attivit sismica recente per Marte -, decisamente molto vicino a Victoria. Un impatto capace di causare non solo un'onda d'urto notevole, ma anche una oscillazione significativa del suolo.

C' un elemento che, a mio avviso, "sposa" la mia teoria dell'impatto prossimo, ed questo: nei pressi di Victoria ci sono una marea di ejecta bouders. Ma sono tutti TROPPO vicini a Victoria per essere degli ejecta direttamente correlati alla formazione quel cratere, ergo...Vengono da "altrove" e, comunque, non da molto lontano.
Verificher su qualche immagine orbitale, se la trovo...

Dimenticavo: per "frattura recente", in questo contesto, direi che l'opinione di Walthari sarebbe migliore e pi informata.
Ma se dovessi fare una stima, direi che siamo nell'ordine di qualche secolo e non di pi...

Un abbraccio forte! doc
walthari   [Lug 13, 2008 at 08:13 PM]
quelle rocce rappresentano il fondo di quell'oceano o comunque di quel bacino e si sono accumulate nei milioni di anni...il clima pu provocare degradazione (si veda termoclastismo e crioclastismo) cos come la pressione esercitata sulle fratture dall'acqua che ghiaccia...le fratture del Victoria Rim non sembrano neanche a me da shock termico ma piuttosto da fenomeni quali quelli descritti da Marekromium. L'origine principale potrebbe essere dovuta all'energia distruttiva dell'impatto meteoritico...col tempo le fratture si sono allargate subendo l'influsso di altre forze come quelle generate da altri impatti vicini ergo da terremoti e comunque da attivit geologiche passate.

Commento 1 a 3 di 3
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