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The Valles Marineris on Mars
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Se tornassimo indietro nel tempo, diciamo di un tre miliardi di anni, e osservassimo Marte con un telescopio, con ogni probabilit vedremmo un pianeta completamente diverso da come esso ci appare oggi.
Pi della met della superficie planetaria, infatti, risulterebbe occupata da un immenso Oceano: lOceano Boreale (Oceanus Borealis).
La presenza di questo Oceano - profondo, probabilmente, fino ai 500-1500 metri, doveva provocare perturbazioni inerziali che necessitavano di essere bilanciate, affinch la rotazione di Marte fosse coerente, costante e continua.
Sulla Terra, la presenza dellOceano Pacifico genera una situazione analoga a quella del passato marziano.
La condizione di "quasi-equilibrio rotazionale" raggiunta sostanzialmente in questo modo: le masse crostali emerse a formare i continenti sono disposte in gran parte sullemisfero opposto al Pacifico. La densit media delle rocce costituenti le terre emerse che si ergono fino a formare catene montuose e altipiani viene controbilanciata dalla somma della densit delle rocce oceaniche, pi la densit della massa dacqua ad esse sovrastante.
Lo spessore della crosta oceanica inferiore, in effetti, allo spessore della crosta continentale e questo dovuto al valore della densit media delle rocce oceaniche (3,00 g/cm3) la quale maggiore della densit media delle rocce continentali (2,7 g/cm3).
Il principio che governa le quote di giacitura di questi corpi rocciosi prende il nome di "Isostasia" e riguarda fondamentalmente il galleggiamento della crosta superficiale rigida sulla sottostante porzione di mantello astenosferico, caratterizzato da un comportamento fluido-plastico. Lequilibrio del sistema, comunque, non totalmente raggiunto ed per questo motivo che si riscontrano anomalie rotazionali quali la "Nutazione Libera di Eulero-Chandler", che consiste in oscillazioni dellAsse di Rotazione Terrestre con un periodo di 430 giorni ed una ampiezza di 0,1".
Se levaporazione dellIdrosfera di Marte fu sufficientemente lenta, si pu ragionevolmente supporre che i bilanciamenti isostatici avvennero gradualmente, attraverso milioni di anni e sfruttando - forse - una plasticit residua dei Corpi Geologici Marziani.
Se, al contrario, ci che avvenne fu una rapida essiccazione (sulle cui cause, ad oggi, non ci dato sapere nulla), logico immaginare che i suddetti bilanciamenti avvennero in modo traumatico, attivando una geodinamica - per cos dire - pi aggressiva e caratterizzata dalla verificazione di eventi catastrofici concorrenti e/o rapidamente sequenziali (exx.: cicli di terremoti ad alta magnitudo; eventi magmatici - eruzioni - immensi dovuti alla risalita repentina verso la superficie del mantello fuso et sim.).
Qualunque sia la Verit, noi possiamo dire che questo processo potrebbe spiegare, fra le altre cose, lesistenza di estese depressioni tettoniche come, appunto, la Valles Marineris.
Potremmo, dunque (ed alla luce di quanto scritto finora), affermare che la differenza di quota presente tra un Emisfero Marziano e laltro potrebbe essere dovuta alla verificazione di un processo simile a quello terrestre?
Ebbene la risposta "si": molto probabile.
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PS: non si potrebbe fare un incontro di tutti i partecipanti Lunexit in una citt a met strada?
Si presume che l'ultima eruzione risalga a solo 2 milioni di anni, dunque gli agenti erosivi marziani non hanno avuto ancora il tempo di modificarne la morfologia...un vulcano finche alimentato accresce le sue dimensioni sia in altezza sia in larghezza. Il rapporto di crescita tra le due suddette grandezze dipende dal tipo di eruzione, ma questa un'altra storia...
sarebbe una cosa bella incontrarsi, prima o poi...Vedremo! Per quanto attiene le considerazioni di Walthari, condivido. Anche se l'ipotesi che suggerisce/suggerirebbe esistenza di un vulcanismo residuale su Marte a me piace sempre...