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| Piú votate - MOON |

Zond-08-X02.jpgMagnificent "Gibbous Moon", from ZOND-8 (1)102 visiteDue frames che vanno a concludere la modesta raccolta di frames Zond-8 disponibili. Solo un commento: la qualità delle immagini - considerato il periodo storico di riferimento ed i mezzi e le tecnologie disponibili - era ed è altissima. Di gran lunga superiore, come già accennammo in passato, a quella dei frames SMART-1 (e che l'ESA non ce ne voglia...) e, per quanto è nelle nostre mani, Clementine (e che la NASA non ce ne voglia).
Deduzioni?
O la tecnologia, nel tempo, è peggiorata oppure è migliorata a tal punto che quello che si riesce a vedere, oggi, è così sconvolgente da incutere timore. Un timore che "suggerisce" di lasciare tutte le scoperte nell'ombra e nel silenzio.
Fantasia o realtà? Decidete Voi...     (7 voti)
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Zond-08-09.jpgLunar Limb and setting Earth, from ZOND-8 (2)110 visitenessun commento     (7 voti)
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Zond-07-11.jpgSetting Earth, from ZOND-7 (3)100 visitenessun commento     (7 voti)
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Mare Imbrium.jpgA "Castle of Shadows" in Mare Imbrium109 visitenessun commento     (7 voti)
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Clavius GIF.gifClavius...on line!163 visiteUno spettacolare lavoro (davvero!) dell'Astronomo Robert Spellman (www.angelfire.com) il quale, nel tentativo di fissare su pellicola qualche TLP, ci ha regalato delle immagini davvero superbe di alcuni grandi (e famosi) Crateri Lunari e, come in questo caso, dei minifilmati GIF che ci fanno provare l'ebbrezza di essere "in diretta con la Luna", anche se siamo seduti davanti al nostro pc.
Un ottimo lavoro: i TLP "on line"...Verranno (almeno questo è quanto gli e ci auguriamo!).     (7 voti)
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APOLLO 15 AS 15 84-11250 HR.jpgAS 15-84-11250 - Silver Spur (HR)208 visiteOriginal caption:"Dave Scott took this 500-mm picture of Silver Spur during the SEVA at about 106:58:07 MT. Silver Spur is named for Caltech geologist Lee Silver, who showed Scott and Irwin that field geology could be exciting (see Don Wilhelm's excellent book "To a Rocky Moon").
Note that there appear to be 2 systems of lineations in Silver Spur. One set consists of what appear to be about ten thick beds which appear to dip down from right to left as seen from the LM. As discussed in the Apollo 15 Preliminary Science Report, this set of lineations may well represent real structure in the mountain.
The second set of lineations consists of closely-spaced, nearly horizontal lines and these lines may be lighting artifacts".
Scan courtesy NASA Johnson.     (7 voti)
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APOLLO 12 AS 12-46-6765.jpgAS 12-46-6765 - Moon Panorama (6) - Up-Sun - Surveyor Crater (HR)140 visiteL'esistenza di fotografie (diciamo così) "artistiche", nel quadro delle immagini relative alla Missione Apollo 12 non deve, comunque, sorprenderci: uno dei due astronauti che camminarono sulla Luna e scattarono foto su foto (Alan LaVerne Bean - Lunar Module Commander), una volta tornato sulla Terra avrebbe rivelato tutto il suo talento artistico dedicandosi alla pittura e riproducendo le sue "memorie della Luna" attraverso una lunga serie di quadri, oggi raccolti in un volume (cfr "APOLLO") decisamente molto bello e ricco di spunti di riflessione (specie per quanto attiene i "colori" della Luna e la presenza di "bolle di luce" sull'orizzonte Lunare stesso).      (7 voti)
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-4.jpgWhere's the Truth? (2)235 visiteIl punto nodale di entrambe le problematiche (e che, nella materia delle Scienze Planetarie e della Ricerca delle Anomalìe possiamo riassumere nel quesito: è meglio un’esplorazione diretta, fatta in loco, raccogliendo campioni e vedendo con i “propri occhi” la realtà o bisogna preferire un’analisi effettuata in modalità remota, senza “contatto” con l’ambiente investigato e quindi, sostanzialmente, “in differita”?), a nostro modestissimo parere, ci pare proprio lo stesso.
Lo Scienziato di oggi sembra aver “paura” di mettere le mani nella Realtà Oggettiva (quella che deriva dal “contatto”) e si è (quasi) TOTALMENTE RIMESSO alla Realtà “Virtuale”.
E cioè quella che deriva dalla lettura di dati acquisiti in via remota e dalla ricostruzione – fatta in laboratorio – di un ambiente e/o di una situazione.
Ora non vorremmo essere fraintesi e quindi precisiamo subito che il Progresso (quello con la “P” maiuscola però, e non quello delle Play-Station ultra realistiche e sempre più sofisticate o dei video-telefonini che ti fanno vedere, mentre parli con la fidanzata, anche la partita della squadra del cuore o lo sceneggiato preferito...) ha bisogno di macchine che virtualizzino la realtà.
Ne ha bisogno perché, alle volte, è attraverso l’esame della Realtà Virtuale che si riesce a raggiungere una maggiore comprensione e consapevolezza di e su quella che è la struttura e la configurazione della Realtà Reale.
Non si può andare in 5 minuti su Marte, o su qualcuno dei Satelliti di Giove o Saturno a verificare “di persona”, direttamente, che cosa sta succedendo. L’uso delle macchine è necessario per progredire.
Però, da qui a dire che lo studio della Realtà, per essere realmente accurato ed affidabile, DEVE PASSARE dall’analisi della Realtà Virtuale – scusateci – ce ne passa.
Ma che cos’è, poi, la Realtà Virtuale?
Nel nostro Campo, ad esempio, che cosa significa “usare la Realtà Virtuale” per capire la Realtà Reale?
Significa, detto in parole molto semplici (ed in maniera forse superficiale ma, a nostro parere, abbastanza chiara), che molti studi – ad esempio quelli relativi all’accertamento della effettiva configurazione di alcuni rilievi posti su Corpi Celesti lontani (da Marte a Titano e dalla Luna a Mercurio) passano attraverso la “RICOSTRUZIONE DIGITALE” dei rilievi stessi, mediante l’impiego di tecnologie informatiche (si tratta di softwares, per lo più) di ultima generazione.
Questa tecnica di analisi viene largamente impiegata dall’ESA (guardate le fotografie – o presunte tali – che ci giungono dalla Sonda Mars Express per capire che cosa intendiamo).
Ufficialmente, la NASA la utilizza di meno.
Sicuramente, se andiamo a guardare le fotografie (le belle fotografie originali però) delle Missioni Apollo e Mariner – Luna, Marte e Mercurio, ad esempio – e poi passiamo un’oretta ad esaminarle ed a confrontarle con le immagini di Marte che ci arrivano dall’ESA, ci renderemo subito e facilmente conto di che cosa significa “fotografare la Realtà ed analizzarla” rispetto a “fotografare la Realtà, RICOSTRUIRLA A TAVOLINO e POI analizzarla”.
Ma attenzione: secondo avviso per evitare di essere malintesi.
Questi due metodi, a nostro parere, sono (rectius: dovrebbero essere) COMPLEMENTARI.
Un po’ come la “palpazione” del Paziente ad opera del Medico (alla ricerca della malattia) in congiunzione con l’analisi del paziente effettuata “in modalità remota” o con il primario (eccellente, purché non diventi esclusivo) uso di macchine e strumentazione.
Complementarietà.
E invece no.
E invece si va, sempre di più, verso la cosiddetta “mutua esclusività”: da una parte ci sono i seguaci – nella Medicina come nelle Scienze Planetarie e nell’Anomaly Hunting – di una Scuola Analitica Classica (sicuramente “vecchia” ma altrettanto sicuramente fatta da persone intelligenti, capaci, dotate non solo di conoscenze ma anche di notevoli capacità intuitive) e dall’altra – in netta ed aperta contrapposizione – ci sono i seguaci di una Scuola Analitica Moderna (fatta da persone altrettanto intelligenti, capaci e dotate di enormi conoscenze, ma che prima di aprir bocca devono “chiedere conferme” a qualche computer).
E allora, ci chiederete, secondo Voi chi sono i “bravi” e chi sono gli “stupidi”?
Certo, viene istintivo porsi e porre una simile domanda, ma non sfuggirà a nessun Lettore – il quale sia abbastanza attento e sensibile – l’ovvia erroneità di un quesito posto in tali termini.
E si, perché qui non siamo alla ricerca dei “Geni” e dei “Fessi”! O di chi è bravo e di chi è cattivo. O di chi è intelligente e di chi è stupido.
No.
Qui stiamo solo ragionando sul come due Scuole di Pensiero, anziché integrarsi ed apprendere vicendevolmente, finiscano – non sempre, ma spesso – con il fare a cazzotti.
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-3.gifWhere's the Truth? (1)210 visiteFigli di Plinio e Figli di Matrix
di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga
"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”
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Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.
O forse poche, probabilmente pochissime.
Magari nessuna.
Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.
Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...
Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.
E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.
Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?
Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.
E veniamo ad oggi.
Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.
Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).
Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?
C’entra. Ed ora vediamo perché.
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55-Luna13 - Panorama-01.jpgLunik 13: Oceanus Procellarum (1)253 visiteGrazie all'Amico Fabio Italiano (alias "OldGrey"), andiamo ancora una volta a gettare uno sguardo sul passato - diremmo ormai remoto... - dell'esplorazione Lunare e, nel contempo, riusciamo a trovare degli interessantissimi argomenti di discussione su un paio di (presunte) Anomalìe di Superficie.
Siamo nel 1966, quando la Sonda "Luna 13" viene inviata verso la Luna, per un "soft landing" nell'Oceano delle Tempeste (Oceanus Procellarum). In questa immagine ("spezzata", a causa delle sue cospicue dimensioni, in 3 frammenti) possiamo trovare 2 elementi anomali che caratterizzano i dintorni della Sonda e che sono già ben visibili nel frame n. 1.
Si tratta di boulders? Si tratta di "manufatti"? Sono illusioni ottiche? O forse si tratta di due pezzi della Sonda la quale, probabilmente, non è allunata esattamente "con leggerezza"?
Andiamo a vedere...
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APOLLO 17 AS 17-147-22465~0.jpgAS 17-147-22465 - CSM America or lift off from the Moon? - The Apollo 17 Landing Site (labeled)150 visiteCome ovvio, le nostre speculazioni sull'oggetto anomalo che si solleva dalla superficie Lunare e che pare dirigersi, dritto come un fuso, verso lo spazio, non hanno trovato d'accordo la NASA la quale, in questa versione annotata del frame 147-22465 (che inquadra l'Anomalìa e la zona di landing del Challanger), ci dice che l'oggetto in questione è il CSM America.
Ora, a parte il fatto che la posizione relativa dell'oggetto in questione ed il suo movimento apparente rispetto all'Osservatore (che riprende dal LM) ci sembra comunque poco coerente con la posizione ed il movimento che il CSM dovrebbe, rispettivamente, avere e compiere mentre si allontana dal LM e si mantiene in un'orbita stabile attorno alla Luna, ci sembra giusto rammentarVi che queste immagini sono state ottenute PRIMA del Landing e nei minuti successivi all'un-docking fra CSM e LM.     (7 voti)
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ZZ-B-APOLLO 15-ErathostenesA&B.jpgThe Lunar Domes: Erathostenes A & B317 visiteRingraziando, come sempre, gli Amici che ci hanno scritto, siamo felici di contribuire a risolvere una querelle - comunque molto interessante - che ci è stata proposta dall'Amico Fabio Italiano (alias "OldGrey") e relativa alle "Cupole Lunari" apparse nel frame AS 15-91-12403. Risponde il Dr Alessio Feltri:"...L'effetto ottico è dato dal fatto che l'orlo del cratere non è regolare.
Tra l'altro la pensilina, che ti avevo definito "coperchio", null'altro è che un ulteriore esempio di queste strane formazioni, in cui una parte dell'orlo si protende parzialmente sulla depressione sottostante. Nessuna astronave quindi, ma piuttosto delle geometrie di craterizzazione (molto) atipiche.
L'occasione è utile per rilevare come solo mettendo in dubbio il significato di un'immagine scontata sia possibile avvicinarsi al vero. Quello che dall'alto sembra un normale cratere, può non rivelarsi tale acquisendone un gran numero di immagini alternative, mentre ciò che sembra strano può rivelarsi normale. Come nel caso in questione...".     (7 voti)
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