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WarmPlanetColdStar-PIA11980.jpgWarm Planet, Cold Star64 visiteThis artist's conception shows a young, hypothetical planet around a cool star. A soupy mix of potentially life-forming chemicals can be seen pooling around the base of the jagged rocks. Observations from NASA's Spitzer Space Telescope hint that planets around cool stars — the so-called M-dwarfs and Brown dwarfs that are widespread throughout our Galaxy — might possess a different mix of life-forming, or prebiotic, chemicals than our young Earth.
Life on our Planet is thought to have arisen out of a pond-scum-like mix of chemicals. Some of these chemicals are thought to have come from a planet-forming disk of gas and dust that swirled around our young Sun. Meteorites carrying the chemicals might have crash-landed on Earth.
Astronomers don't know if these same life-generating processes are taking place around stars that are cooler than our Sun, but the Spitzer observations show their disk chemistry is different. Spitzer detected a prebiotic molecule, called Hydrogen Cyanide (Cianuro di Idrogeno), in the disks around yellow stars like our Sun, but found none around cooler, less massive, reddish stars. Hydrogen Cyanide is a carbon-containing, or organic compound. Five Hydrogen Cyanide molecules can join up to make Adenine — a chemical element of the DNA molecule found in all living organisms on Earth.MareKromium     (8 voti)
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NGC-7049.jpgNGC 7049 - Dusty Spiral Galaxy61 visite"...Par pari iugator coniux; (quia) quidquid impar, semper dissidet..."
(Ausonio)
"...Si facciano le unioni fra pari (in dignità, ricchezze, status etc.), poichè (se fatte) tra disuguali vi sarà sempre discordia..."MareKromium     (8 voti)
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Lifeforms-013-SPIRIT-2M291757231EFF.gifMicroscopic Lifeforms in Motion? (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)60 visitenessun commentoMareKromium     (8 voti)
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Proximity.jpgProximity (by Roberto Tremolada)63 visitenessun commentoMareKromium     (8 voti)
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Thaumasia_Region-The_Electric_Dunes-02.jpgThe Bright Dunes of Thaumasia (EDM - possible Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)121 visiteIn questo splendido frame ottenuto dalla gloriosa Sonda Mars Global Surveyor e da noi colorizzato in Natural Colors, vediamo le "Dune Elettriche" (come scrivono gli Amici di Mars Unearthed) oppure, come diciamo noi, le "Dune Scintillanti" della "misteriosa" Regione Marziana di Thaumasia.
Ad ogni modo - e per quale che sia la definizione che vogliate adottare -, il quesito iniziale, che è naturalmente insito nella definizione, rimane: perchè queste "Huge Ripples" sono così brillanti?
Che cosa è, qual'è l'elemento "decisivo/scriminante" che conferisce loro un'albedo ed un colore (argenteo?) simile?
Provate a contestualizzare le dune, e Vi renderete conto subito dell'Anomalìa: il terreno che le circonda ed a cui esse accedono, infatti - per lo più si tratta di canaloni, depressioni simil-lacuali e greti di fiumi disseccati da ere -, non è affatto luminoso, anzi...
L'albedo ed il colore delle "Dune Elettriche" di Thaumasia sono quindi una caratterizzazione ESCLUSIVA delle dune stesse, il tutto a dispetto del fatto che le dune - come tutti sanno - di regola CONDIVIDONO LA NATURA dei rilievi sui quali giacciono (pensate, ad esempio, alle Ripples di Meridiani Planum, oppure all'Oceano di Dune (Erg) situato nelle prossimità del Polo Nord Marziano, oppure considerate le dune che si vedono nel Bacino di Gusev, oppure nella Regione di Arabia Terra etc.).
Certo, le dune - proprio perchè "disegnate" dai venti e quindi in "costante (sempre di regola) divenire" - si caratterizzano anche per la circostanza di avere un'albedo LEGGERMENTE MAGGIORE - nel loro versante più battuto dal vento - di quella del terreno su cui si trovano ma, se non altro in termini di general texture e colore, esse restano SEMPRE COERENTI con il resto del paesaggio che le comprende.
Ma non in questo caso: le Dune di Thaumasia, in definitiva, si STACCANO DECISAMENTE - per albedo, texture e colore - dal resto del paesaggio che le accoglie.
Quale spiegazione potremmo dare ad un simile fenomeno? Ebbene, senza per questo scomodare Hoagland e tanti altri Cultori di Eso-Archeologia, una risposta potremmo anche azzardarla. Anzi: due risposte (una, diciamo così, "Classica" ed un'altra "Esotica".
In accordo all'ipotesi "Classica", potremmo ritenere che le nostre Dune Scintillanti, in realtà, non sono affatto dune, bensì accumuli di sedimenti i quali sono stati prima dissepolti e poi - in parte - rimodellati dai venti che soffiano su Thaumasia.
In altre parole: non si tratterebbe di accumuli di detriti e polveri superficiali (eventualmente provenienti anche da Regioni più lontane) i/le quali, in fin dei conti, rappresentano il risultato finale dell'opera di raccolta e distribuzione di particelle realizzata dai venti, bensì di Yardangs sui generis, ossìa di strati di materiale fragile (ma compatto) che giaceva sepolto poco al di sotto del Datum di Thaumasia il quale è stato PRIMA "scoperto" dai venti che battono la Regione e poi parzialmente "rimodellato" a foggia di pseudo-dune.
Diciamo pseudo-dune poichè, in accordo a questa - certo fantasiosa, ma non completamente improbabile - ipotesi, i rilievi che vediamo SEMBRANO essere delle dune, MENTRE IN REALTA' NON LO SONO.
Si potrebbe trattare, dunque e per concludere, di materiali che, in un tempo remoto, giacevano sul fondo di laghi di modesta portata (stagni inclusi) e nei letti di fiumi piuttosto piccoli (più simili a torrenti) i quali, disegnati dalle (anche deboli) correnti di fondale che li caratterizzavano, sono stati riportati alla luce dai venti di Marte e, in parte, rimodellati.
Una seconda ipotesi, invece (decisamente più Esotica), potrebbe essere trovata nella circostanza per cui questi rilievi - che sarebbero sempre e comunque delle pseudo-dune - costituirebbero l'evidenza oggettiva della presenza, nella sub-superficie di Marte (ed in alcune Regioni più che in altre), di strutture organiche (o Bio-magnetiche) di dimensioni anche notevoli le quali, di fatto, rappresenterebbero l'"ossatura vitale" del Pianeta (la parola "ossatura" l'abbiamo scelta deliberatamente).
In altre parole, potrebbe trattarsi di residui - ormai morti, poichè esposti all'Atmosfera di Marte (diciamo "messi a cielo aperto") - di quelle Forme Vitali Esotiche ed Indigene che, secondo alcuni Scrittori e Ricercatori, popolerebbero il sottosuolo del Pianeta Rosso, a cominciare dalla sua sub-superficie (ossìa quello strato di terreno che si trova poco al di sotto del Datum - e cioè dai 20/30 cm sino a poche decine di metri di profondità).
Fantasia sfrenata anche questa? Fantascienza-trash? Giudicatelo Voi.
Se avete altre ipotesi da suggerire oppure se desideraste integrare e/o correggere le due che Vi abbiamo proposto...scrivete!MareKromium     (8 voti)
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Almahata-Sitta15_2048.jpgAlmahata Sitta 1582 visiteDa "NASA - Picture of the Day", del giorno 28 Marzo 2009:"Small Asteroid 2008 TC3 fell to Earth at dawn on October 7, 2008, tracking through the skies over the Nubian Desert in Northern Sudan. That event was remarkable because it was the first time an asteroid was detected in space before crashing into planet Earth's Atmosphere.
It was generally assumed the asteroid itself had completely disintegrated to dust. But, based on satellite and ground observations of the atmospheric impact event, Dr. Mauwia Shaddad of the University of Khartoum, aided by Dr. Peter Jenniskens of the SETI Institute and NASA Ames Research Center, led an expedition of students and staff to the area, combing the desert for surviving fragments.
On December 6, 2008, 2 hours after their search began, the first meteorite was found. The team ultimately collected some 280 small meteorites, now called Almahata Sitta, with a total mass of about 5 kilograms -- the first material recovered from a known asteroid. In stark contrast to the lighter-colored stones, the black fragment in the picture is Almahata Sitta meteorite number 15. About 4 centimeters in diameter, it is seen as it came to rest on the desert floor".
Nota Lunexit: la fotografia, sebbene suggestiva, presenta - a nostro parere - delle notevoli incongruenze di texture e colore. In altre parole, sembra più un image-composite che un vero e proprio single still.
Abbiamo quindi leggermente modificato la colorizzazione del frame, adattando il suolo al colore tipico della superficie del Deserto Sudanese (la "fotografia" originale sembra essere parecchio sovrasaturata) ed il colore blu del cielo è stato leggermente abbassato di tonalità ed intensificato (così ricreando - in visione - le condizioni atmosferiche tipiche dei cieli che sovrastano regioni desertiche in cui l'Atmosfera è estremamente secca e l'Opacità - Atmosferica - bassissima o nulla).MareKromium     (8 voti)
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Craters-Inuvik_Crater.jpgInuvik Crater and its "hidden" (but still visible) "Frozen Lake" (Natural Colors; credits for the additional process. and color.: Dr Paolo C. Fienga - Lunar Explorer Italia)60 visiteNota: potremmo anche sbagliarci ma la nostra netta sensazione, maturata dopo aver ripulito, ingrandito, colorizzato ed analizzato questo splendido frame è che, al di sotto delle "dune fangose" che si stanno spingendo (la NASA usa l'espressione "migrando") al di fuori del Cratere Inuvik ed in direzione delle Grandi Pianure Nordiche, vi sia un altro "frozen lake", del tutto analogo a quello (ormai "famoso") di Vastitas Borealis e già ripreso dalle Sonde Mars Express (ESA), MGS e Mars Odyssey (NASA).
Se la nostra congettura si rivelasse corretta, allora dovremmo anche supporre che le "dune fangose" potrebbero NON ESSERE (quantomeno non sempre) il residuo del ritrarsi delle acque presenti sul fondo dei crateri, bensì un qualcosa di esterno (forse delle polveri) che, ad acque in via di congelamento o già parzialmente congelate, si è "depositato" su di esse.
In piena onestà dobbiamo tuttavia sottolineare ancora una volta che la particolare forma e tessitura delle "dune fangose" a noi NON PARE un semplice portato di azioni esclusivamente eoliche. Al riguardo, non ci sentiamo di escludere che la forma delle dune sia una conseguenza del miscelarsi delle polveri che le formano con acque in via di congelamento, ma ancora non del tutto congelate (il che significa che, prima di rapprendersi definitivamente, le polveri potrebbero essersi confuse con gli strati d'acqua più superficiali per poi prendere la forma del "moto ondoso" che, forse, le caratterizzava).MareKromium     (8 voti)
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Landslides-Candor_Chasma-20090319a-PCF-LXTT.jpgLandslide in Candor Chasma (Enhanced Natural Colors; credits for the additional process. and color.: Dr Paolo C. Fienga - Lunar Explorer Italia)60 visitenessun commentoMareKromium     (8 voti)
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Unknown-W00026427.gifUFO or just an unusual Lens Flare? (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)167 visitenessun commentoMareKromium     (8 voti)
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W00026429-1.jpgImage-artifact, Reflection or Alien Spacecraft? (ctx frame - RGB Colors; credits: Dr M. Faccin)151 visiteIl dettaglio che ha catturato l'attenzione del nostro - sempre straordinario - Dr Marco Faccin è tanto intrigante, quanto inesplicabile (anche se, come vedrete negli edm che seguono, la sensazione - che ci derviva da un'esame del frame e, va detto, dalla nostra esperienza specifica nell'osservazione di "space frames" - è che NON si tratti di un'aberrazione ottica o, comunque, di un - quanto mai bizzarro! - image-artifact).
Di che si tratta? Impossibile dirlo. Ma noi aspettiamo le Vostre idee, impressioni e sensazioni!MareKromium     (8 voti)
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X-Moon.jpgX-Moon!340 visiteDa "NASA - Picture of the Day" del giorno 11 Marzo 2009:"The striking "X" near the center of this lunarscape is easily visible in binoculars or a small telescope. Yet, not too many have seen it. The catch is, this Lunar "X" is only apparent during a 4 hour period just before the Moon's first quarter phase.
At the Terminator, or shadow line between lunar day and night, the X illusion is produced by a configuration of the craters Blanchinus, La Caille and Purbach.
Near the Moon's first quarter phase, an astronaut standing close to the craters' position would see the slowly rising Sun very near the horizon. Temporarily, the crater walls would be in sunlight while the crater floors were still in darkness.
Seen from planet Earth, contrasting sections of bright walls against the dark floors by chance look remarkably like an X. This sharp image of the Lunar "X" was captured at approx. 11:59 UT on March 3, 2009. The Moon's first quarter phase was at at 7:46 UT on March 4, AD 2009".MareKromium     (8 voti)
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Venusian_Surface-Venera_14-03.jpgVenus, from Venera 14 (Natural Colors; credits: Ted Stryk)62 visiteTed Stryk comments:"...Venera 14, which landed in a much rockier area, took a pretty good partial color pan (again, complete in black and white), but while the other pan was complete in both black and white and through color filters (althoug again the blue was almost useless), the color data in this set was horribly underexposed.
Here is the Venera 14 partial pan, my favorite of the set because of the cool rock right near the lander. It seems to be sitting on the rocky plain...it makes one wonder how it got there. I don't see anything else like it in the Venera pans, although given their limited coverage, it doesnt mean there aren't perhaps a few more rocks like it around. But still , it is lucky it was so close to the lander and in a color zone...".
Nota Lunexit: notate anche Voi una - secondo noi STRAORDINARIA - similitudine fra questa superficie e la superficie di Titano?...MareKromium     (8 voti)
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