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OPP-SOL390-1P162804551EFF4700P2286L7M1.jpgA new crater on the way... (3)56 visitenessun commento
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OPP-SOL390-1P162805532EFF4700P2286L7M1.jpgA new crater on the way... (5)56 visitenessun commento
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OPP-SOL383-2-PIA07428.jpgFull Panorama on Sol 383 - Side-Winders and Solar Panels (2)56 visiteLe tracce dei Dust-Devils sono, secondo alcuni, i cd. Wind-Streaks (--->Strisce di Vento) che segnano gran parte della superficie del Pianeta Rosso. Si tratta, per l'esattezza, di striature decisamente nette e profonde (talvolta di colore chiaro, altre volte di colore scuro) che risultano ben visibili anche agli occhi delle Sonde che si trovano in orbita intorno a Marte (abbiamo svariate immagini di Wind-Streaks visti dall'alto nelle Gallerie "Mars in Colors" e "Mars and His Moons"). Questi Dust-Devils, di fatto, "marcano" il loro passaggio "lucidando" (in un certo senso) le superfici sulle quali transitano - e non importa che si tratti di sabbie, o rocce, o pareti interne e mura dei crateri. Quello che vediamo, dopo il passaggio di un Dust-Devil, è una "striscia" (ora chiara, ora scura) che si distingue nettamente dal resto del paesaggio circostante.
Profondamente diverse da queste "strisce" sono, come potete vedere e constatare Voi stessi, i "Side-Winders".
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OPP-SOL397-1N163427970EFF4800P0683R0M1.jpgSide-Winders and Solar Panels (1) - Sol 39756 visiteDue frames che ci mostrano i pannelli solari distesi sul suolo di Meridiani Planum e, poco oltre, gli affascinanti Side-Winders che dominano tutta la scena. Operando un modesto ingrandimento del frame si possono vedere anche delle rocce (alcune chiare, altre scure) affiorare dalle sabbie. Un paesaggio desolato, come dicono alla NASA, ma che non dà l'impressione di essere "morto". Peccato che alla NASA, nonostante i loro "best efforts", ancora non sìano riusciti ad offrirci qualche frame in almost true colors di questi scorci così suggestivi...
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SOL418-2P163473227EFFA808P2374L7M1.jpgBoulders (1) - Sol 41856 visiteUn macigno dalla forma anomala (in basso, alla Vostra Dx) che avevamo già intravisto in altri frames - viene ora ripreso da una distanza di circa 12/15 metri. Si tratta di una roccia interessante che mostra, nonostante i chiari segni del tempo, una sorta di squadratura sul suo lato superiore. Sia chiaro che potrebbe essere una semplice illusione ottica: in effetti siamo ancora troppo lontani per esprimere un'opinione più sostanziata!
Tuttavia, a livello di "sensazione", diremmo che questo boulder, in un tempo lontano, poteva anche essere "squadrato" ed "appuntito"...
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Enceladus-N00030073.jpgEnceladus, from approx. 21.000 Km56 visiteUn grande cratere da impatto (in alto) il quale presenta, sul suo fondo, i segni di un evidente accumulo di materiale - polveri e macigni? - il quale, probabilmente, è franato all'interno del cratere dai suoi stessi bordi (forse a causa di movimenti sismici o, magari, a seguito di processi di gravity-wasting). Potrebbe anche trattarsi, tuttavia, di quello che residua di un "central peak" il quale, nelle ere, si è quasi completamente disintegrato, lasciando al suo posto una collina di detriti.
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Enceladus-N00030111.jpgEnceladus, from approx. 4.000 Km56 visiteTabella riassuntiva delle caratteristiche superficiali di Encelado:

1. esistenza di una diffusa e fittissima rete di canyons, crepacci e canali;
2. sostanziale scarsità di crateri da impatto (salvo alcune aree, di modeste dimensioni);
3. presenza, accanto alle "reti di canali e canyons", di alcuni crepacci molto grandi, profondi e, apparentemente, recenti (si potrebbe trattare, forse, di "fratture tettoniche");
4. mancanza di profili "aspri" (anche i bordi dei pochi crateri visibili sembrano essere 'smussati');
5. albedo altissima (molte immagini recano chiari segni di sovraesposizione);
6. possesso di una atmosfera.
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OPP-SOL399-1N163604680EFF5000P0685R0M1.jpgThe "paved walls" of Vostok Crater (3)56 visiteAnche questo terzo tassello del panorama ci conferma la nostra sensazione relativamente alla possibile natura non sabbiosa nè terrosa delle dune le quali, peraltro, nei frames in b/n, alle volte ci ricordano quiete onde che si infrangono su una spiaggia pietrosa. La ragione della nostra sensazione, per amor di chiarezza, è nella particolare configurazione che questi famigerati "pavimenti rocciosi" assumono nelle prossimità od in corrispondenza delle dune: essi, in poche parole, non "subiscono" la duna, ora venendone ricoperti (da sabbia e/o terriccio) ed ora affiorando; i "pavimenti", secondo noi, "assecondano" il movimento della duna, e cioè a volte 'emergono' con essa ed altre volte si affossano insieme ad essa. Un comportamento, laddove confermato da osservazioni e dati più accurate/i, decisamente insolito il quale ci farebbe pensare che rocce (pavimenti rocciosi) e dune sono, in realtà, parti di una medesima struttura.
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OPP-SOL400-1P163699779EFF5000P2384R1M1.jpgSpherules (2)56 visitevedi i commenti al frame precedente
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SOL424-2N164013999EFFA8B3P1705L0M1.jpgAnomalous stones from Sol 424 (1)56 visiteAlcune - possibili - "Singolarità" Marziane non risiedono soltanto nelle fattezze degli oggetti (pietre dalle forme curiose, per lo più) ripresi dalle telecamere dei Rover: esse risiedono anche, come in questo caso specifico, nelle "posizioni" (o, come le chiamiamo noi, nelle 'configurazioni') che queste 'pietre' vengono ad assumere sulla superficie del Pianeta Rosso.
In questo frame, per esempio, abbiamo un vero campionario di possibili Singolarità: alla Vostra Dx, a mezza altezza del frame, c'è una roccia dalla forma allungata che è - letteralmente - "conficcata" nel suolo; alla Vostra Sx, invece, alla medesima altezza della roccia "conficcata" al suolo, c'è un masso dalla forma decisamente squadrata che ci mostra il suo spigolo superiore e, proprio al di sotto di esso, troviamo una di quelle rocce che (già incontrate in passato) che sembrano essere "rivestite" da qualcosa.
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Neq-Neptune-PIA00057.jpgThe "haze" of Neptune (false colors)56 visiteCaption NASA originale:"This false color photograph of Neptune was made from Voyager 2 images taken through 3 filters: blue, green and a filter that passes light at a wavelength that is absorbed by methane gas. Thus, regions that appear white or bright red are those that reflect sunlight before it passes through a large quantity of methane. The image reveals the presence of a ubiquitous haze that covers Neptune in a semitransparent layer. Near the center of the disk, sunlight passes through the haze and deeper into the atmosphere, where some wavelengths are absorbed by methane gas, causing the center of the image to appear less red. Near the edge of the Planet, the haze scatters sunlight at higher altitude, above most of the methane, causing the bright red edge around the planet. By measuring haze brightness at several wavelengths, scientists are able to estimate the thickness of the haze and its ability to scatter sunlight. The image is among the last full disk photos that Voyager 2 took before beginning its endless journey into interstellar space".
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Neq-Neptune-PIA00051.jpgNeptune in false colors56 visiteCaption NASA originale:"In this false color image of Neptune, objects that are deep in the atmosphere are blue, while those at higher altitudes are white. The image was taken by Voyager 2's wide-angle camera through an orange filter and two different methane filters. Light at methane wavelengths is mostly absorbed in the deeper atmosphere. The bright, white feature is a high altitude cloud just south of the Great Dark Spot. The hard, sharp inner boundary within the bright cloud is an artifact of computer processing on Earth. Other, smaller clouds associated with the Great Dark Spot are white or pink, and are also at high altitudes. Neptune's limb looks reddish because Voyager 2 is viewing it tangentially, and the sunlight is scattered back to space before it can be absorbed by the methane. A long, narrow band of high altitude clouds near the top of the image is located at 25° north latitude and faint hazes mark the equator and polar regions".
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