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| Piú viste - Apollo 12: The "Magic" Is Already Over... |

APOLLO 12 AS 12-49-7319.jpgAS 12-49-7319 - Standing alone with LIGHT255 visiteUna sorgente luminosa molto intensa sta "calando" su uno degli Astronauti dell'Apollo 12 oppure la fotografia è solo "sun-struck" (e cioè ha "preso luce"), come tante altre?
Ci sono buoni argomenti, immagine alla mano, per sostenere entrambe le ipotesi. Noi pensiamo, in tutta onestà, che si tratti solo di una fotografia che ha preso luce. Esiste un elemento che, tuttavia, depone pesantemente a favore dell'ipotesi secondo cui ci sarebbe effettivamente una sorgente luminosa intensa e reale che proviene dall'alto.
Sapreste individuarlo?
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APOLLO 12 AS 12-46-6824.jpgAS 12-46-6824 - The "Mound", from a VERY short distance (3)253 visite...E così ci accorgiamo che, proprio alla base della collinetta, in posizione (riteniamo) frontale rispetto al suo lato lungo, c'è un fosso.
Che cosa ci fosse dentro a questo fosso e quanto esso fosse profondo noi non lo sappiamo, resta il fatto, però, che l'indagine di questo specifico punto, da parte degli astronauti, sebbene non sia fotograficamente documentata, è proseguita e, ci è stato riferito da fonti (a nostro parere) assolutamente affidabili, che "qualcosa" è stato poi rinvenuto.
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APOLLO 12 AS 12-51-7553-HD-detail mgnf.jpgAS 12-51-7553 - Reflection? - ORIGINAL - HD (detail mgnf)249 visiteEd ecco il frame 7553, enigmatico quanto il precedente.
A noi, in tutta onestà, sembra molto difficile poter parlare di un semplice (ancorchè anomalo) "riflesso"; tuttavia non siamo neppure in possesso di elementi validi a sostanziare l'ipotesi per la quale si potrebbe trattare di un "oggetto reale esterno" alla Navicella. Noi non possiamo fare altro che mettere un grande Punto Interrogativo su questi due frames e cederVi la parola...
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APOLLO 12 AS 12-46-6746 HR.jpgAS 12-46-6746 - Surveyor Crater (HR)240 visiteFrame da guardare in correlazione al detail mgnf del Dr Gianluigi Barca, pubblicato nella Sez. "Readers Show and Tell".
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-4.jpgWhere's the Truth? (2)239 visiteIl punto nodale di entrambe le problematiche (e che, nella materia delle Scienze Planetarie e della Ricerca delle Anomalìe possiamo riassumere nel quesito: è meglio un’esplorazione diretta, fatta in loco, raccogliendo campioni e vedendo con i “propri occhi” la realtà o bisogna preferire un’analisi effettuata in modalità remota, senza “contatto” con l’ambiente investigato e quindi, sostanzialmente, “in differita”?), a nostro modestissimo parere, ci pare proprio lo stesso.
Lo Scienziato di oggi sembra aver “paura” di mettere le mani nella Realtà Oggettiva (quella che deriva dal “contatto”) e si è (quasi) TOTALMENTE RIMESSO alla Realtà “Virtuale”.
E cioè quella che deriva dalla lettura di dati acquisiti in via remota e dalla ricostruzione – fatta in laboratorio – di un ambiente e/o di una situazione.
Ora non vorremmo essere fraintesi e quindi precisiamo subito che il Progresso (quello con la “P” maiuscola però, e non quello delle Play-Station ultra realistiche e sempre più sofisticate o dei video-telefonini che ti fanno vedere, mentre parli con la fidanzata, anche la partita della squadra del cuore o lo sceneggiato preferito...) ha bisogno di macchine che virtualizzino la realtà.
Ne ha bisogno perché, alle volte, è attraverso l’esame della Realtà Virtuale che si riesce a raggiungere una maggiore comprensione e consapevolezza di e su quella che è la struttura e la configurazione della Realtà Reale.
Non si può andare in 5 minuti su Marte, o su qualcuno dei Satelliti di Giove o Saturno a verificare “di persona”, direttamente, che cosa sta succedendo. L’uso delle macchine è necessario per progredire.
Però, da qui a dire che lo studio della Realtà, per essere realmente accurato ed affidabile, DEVE PASSARE dall’analisi della Realtà Virtuale – scusateci – ce ne passa.
Ma che cos’è, poi, la Realtà Virtuale?
Nel nostro Campo, ad esempio, che cosa significa “usare la Realtà Virtuale” per capire la Realtà Reale?
Significa, detto in parole molto semplici (ed in maniera forse superficiale ma, a nostro parere, abbastanza chiara), che molti studi – ad esempio quelli relativi all’accertamento della effettiva configurazione di alcuni rilievi posti su Corpi Celesti lontani (da Marte a Titano e dalla Luna a Mercurio) passano attraverso la “RICOSTRUZIONE DIGITALE” dei rilievi stessi, mediante l’impiego di tecnologie informatiche (si tratta di softwares, per lo più) di ultima generazione.
Questa tecnica di analisi viene largamente impiegata dall’ESA (guardate le fotografie – o presunte tali – che ci giungono dalla Sonda Mars Express per capire che cosa intendiamo).
Ufficialmente, la NASA la utilizza di meno.
Sicuramente, se andiamo a guardare le fotografie (le belle fotografie originali però) delle Missioni Apollo e Mariner – Luna, Marte e Mercurio, ad esempio – e poi passiamo un’oretta ad esaminarle ed a confrontarle con le immagini di Marte che ci arrivano dall’ESA, ci renderemo subito e facilmente conto di che cosa significa “fotografare la Realtà ed analizzarla” rispetto a “fotografare la Realtà, RICOSTRUIRLA A TAVOLINO e POI analizzarla”.
Ma attenzione: secondo avviso per evitare di essere malintesi.
Questi due metodi, a nostro parere, sono (rectius: dovrebbero essere) COMPLEMENTARI.
Un po’ come la “palpazione” del Paziente ad opera del Medico (alla ricerca della malattia) in congiunzione con l’analisi del paziente effettuata “in modalità remota” o con il primario (eccellente, purché non diventi esclusivo) uso di macchine e strumentazione.
Complementarietà.
E invece no.
E invece si va, sempre di più, verso la cosiddetta “mutua esclusività”: da una parte ci sono i seguaci – nella Medicina come nelle Scienze Planetarie e nell’Anomaly Hunting – di una Scuola Analitica Classica (sicuramente “vecchia” ma altrettanto sicuramente fatta da persone intelligenti, capaci, dotate non solo di conoscenze ma anche di notevoli capacità intuitive) e dall’altra – in netta ed aperta contrapposizione – ci sono i seguaci di una Scuola Analitica Moderna (fatta da persone altrettanto intelligenti, capaci e dotate di enormi conoscenze, ma che prima di aprir bocca devono “chiedere conferme” a qualche computer).
E allora, ci chiederete, secondo Voi chi sono i “bravi” e chi sono gli “stupidi”?
Certo, viene istintivo porsi e porre una simile domanda, ma non sfuggirà a nessun Lettore – il quale sia abbastanza attento e sensibile – l’ovvia erroneità di un quesito posto in tali termini.
E si, perché qui non siamo alla ricerca dei “Geni” e dei “Fessi”! O di chi è bravo e di chi è cattivo. O di chi è intelligente e di chi è stupido.
No.
Qui stiamo solo ragionando sul come due Scuole di Pensiero, anziché integrarsi ed apprendere vicendevolmente, finiscano – non sempre, ma spesso – con il fare a cazzotti.
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APOLLO 12 AS 12-51-7553.jpgAS 12-51-7553 - Reflection?226 visiteAggiornamento: siamo ora giunti in possesso di entrambi i frames in questione nella loro versione originale, HD ed uncompressed. Incredibile: l'oggetto verdognolo che viene ritratto in queste due immagini NON sembra essere un singolo oggetto! Si potrebbe trattare di due oggetti, apparentemente vicinissimi, o - forse - di un singolo oggetto il quale potrebbe essere strutturato in/su 2 "stadi" (o "compartimenti") semi-sovrapposti. E non è tutto: l'oggetto (o gli oggetti) sembra proprio avere una forma "familiare": ricordate i frames AS 15-88-12007 e seguenti (le "U" bianche ed azzurre che poi finiscono per diventare grigie, tanto per capirci)?
Ebbene sembra proprio che si tratti del medesimo fenomeno, con una sola (riteniamo minima e, probabilmente, causata dall'età del film...) differenza: il colore delle "U"!
Per chi volesse visionare i due frames originali, Vi precisiamo che essi sono stati archiviati (assieme a molti altri) nella "Reserved Area", accessibile ai soli Soci di Lunar Explorer Italia.
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APOLLO 12 AS 12-46-6828.jpgAS 12-46-6828 - The "Mound", again... (2)224 visiteDi commenti riguardo a questa "possible surface anomaly" ne abbiamo già fatti tanti: riteniamo che possano bastare...
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APOLLO 12 AS 12-46-6754.jpgAS 12-46-6754 - The Working Area218 visite...sembrano "esageratamente" convergenti. Noi crediamo, però, che un simile risultato visivo sia anche possibile ottenerlo impiegando un obbiettivo di tipo grandangolare di media portata il quale, senza provocare "distorsioni" dell'immagine (in particolare sui lati corti del panorama ripreso), può effettivamente esaltare gli "effetti di convergenza" delle ombre lunghe verso il cosiddetto "punto di fuga".
La teoria dello "studio fotografico con luci ad anfiteatro" ci sembra intrigante ma, forse, eccessiva.
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APOLLO 12 AS 12-46-6841.jpgAS 12-46-6841 - Shadows and "Star-like" Lights over Surveyor Crater (4)215 visite...come) a due oggetti puntiformi che si trovano più in basso. Una sorta di "palloni frenati" o di mini-dirigibili (dai riflessi bianchi, rossi ed azzurri) che scivolano nel Cielo Lunare (supponiamo molto rapidamente poichè, nel frame successivo, sono già scomparsi). Che non si tratti di un difetto determinato dall'iper-processing e dalla iper-compressione dell'immagine originale è provato dal fatto stesso che gli "oggetti" appaiono, con chiarezza di gran lunga maggiore, anche nel frame originale.
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APOLLO 12 AS 12-46-6752.jpgAS 12-46-6752 - Flag and Shadows213 visite...leggermente sopraelevata rispetto alla superficie (così da creare un effetto di "luce radente") ed orientate a formare un semicerchio (cd. disposizione ad "anfiteatro"). In questo modo, ci dicono, diventa possibile creare delle ombre realistiche ma che presentano il limite dell'essere eccessivamente convergenti verso un preciso punto dell'orizzonte: ombre suggestive, dunque, ma prodotte in maniera del tutto "artificiale".
Sarà. Di certo è che queste foto sono effettivamente "curiose" e...
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-3.gifWhere's the Truth? (1)213 visiteFigli di Plinio e Figli di Matrix
di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga
"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”
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Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.
O forse poche, probabilmente pochissime.
Magari nessuna.
Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.
Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...
Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.
E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.
Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?
Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.
E veniamo ad oggi.
Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.
Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).
Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?
C’entra. Ed ora vediamo perché.
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APOLLO 12 AS 12-46-6765.jpgAS 12-46-6765 - Moon Panorama (6) - Up-Sun - Surveyor Crater212 visiteTre frames consecutivi del Sole nascente alle spalle del Surveyor Crater. In effetti, trattandosi della realizzazione di un panorama a 360° dell'area di allunaggio, siamo abbastanza sorpresi che siano stati effettuati questi tre scatti consecutivi, di fatto, identici fra loro.
Probabilmente la visione del Sole che sorgeva, unita alla aggressiva bellezza del panorama Lunare, deve aver indotto l'astronauta che stava manovrando la fotocamera a tentare di "cristallizzare" la magia di quell'attimo attraverso l'esecuzione di una serie di scatti analoghi.
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