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| Ultimi arrivi - The Readers Show and Tell... |

ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-051-2005118224016_2004221215640_Leftside.JPGSkull-Rock: pseudo-rock or pseudo-fossil? (5) - from Sol 44310 visiteA - Traccia della lunghezza della parete frontale dell'Anomalìa;
B - Traccia della zona che considero l'orbita dell'occhio: ha una forma leggermente allungata verso Sx e finisce quasi a punta. Nel tratto superiore e inferiore, sono presenti due infossature (vedi freccette);
C - Traccia della "sospensione da terra della parte frontale dell'Anomalìa";
si vede distintamente la luce passare;
D - Traccia della curvatura della parte frontale dell'Anomalìa. Potrebbe essere paragonabile alla curvatura che va dal nostro naso allo zigomo.
E/F - Sono le 2 porzioni dell'Anomalìa che poggiano al suolo come farebbe un treppiedi e che ne sostengono la porzione frontale, mantenendola sollevata dal suolo;
G - Traccia della zona dell'Anomalìa paragonabile alla nostra area sub-orbitale e zigomatica.Nov 24, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-050-2004221215640_bone.JPGSkull-Rock: pseudo-rock or pseudo-fossil? (4) - from Sol 44391 visiteQualche considerazione: innanzitutto si vede che è presente una linea centrale verticale che “taglia” il frame (ergo l’Anomalia) in due tronconi. Ritengo che si tratti di una linea di cosiddetto "stop-rendering".
La parte sinistra dell'Anomalìa poggia sulla superficie come se si trovasse su di un treppiedi; al di sotto sembra che filtri della luce (questa parte dell'Anomalìa la considero come la "parte frontale" del presunto scheletro); manca la parte mandibolare (sempre che vi sia mai stata...).
Suppongo che un'analoga/simile configurazione esteriore dell'Anomalìa esista anche dalla parte opposta rispetto al nostro angolo visuale (e mi riferisco alla parte di Anomalìa che potrebbe rappresentare le "orbite" - o cavità oculari - di questa "creatura").
Ma prendiamo in considerazione la parte sinistra dell'Anomalìa.Nov 24, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-049-12-DD-2-depress-A044R1_TGrielaborated~0.JPGSkull-Rock: pseudo-rock or pseudo-fossil? (3) - from Sol 44433 visiteFonte: archivio NASA fotografie sonda MER Spirit
Link: http://marsrovers.jpl.nasa.gov/gallery/press/spirit/20040219a/12-DD-2-depress-A044R1.jpg
Le dimensioni originali della foto (nota: si tratta del frame precedente, già ridotto da Lun-Ex-It) sono 3897x1100 e si tratta di un frame panoramico; questo è un ritaglio ed è stato contrastato di rosso per rendere maggiormente visibili (alcune) caratteristiche peculiari della superficie Marziana.
L’Anomalia analizzata è quella contrassegnata dalla lettera ANov 24, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-048-SOL044-12-DD-2-depress-A044R1.jpgSkull-Rock: pseudo-rock or pseudo-fossil? (2) - from Sol 44422 visiteTutto ciò premesso, noi – come Gruppo di Ricercatori Indipendenti – siamo dell’idea che debba essere comunque riconosciuto uno spazio di attenzione a coloro che hanno (come gli Amici Matteo Fagone, Fabio Italiano e così tanti altri che ci hanno scritto e che cerchiamo di menzionare ogni qual volta ne abbiamo l’occasione) qualcosa di realmente interessante e di plausibile da dire e/o da mostrare.
Le opinioni, sebbene ora più ed ora meno sostanziate (ergo ora più ed ora meno condivisibili), nel momento in cui vengono espresse con intelligenza, sensibilità, logica, coerenza ed educazione – come lo sono quelle che pubblichiamo – sono tutte (e sempre) meritevoli di considerazione e di rispetto: poi si potrà discutere per qualche secolo sulla loro intrinseca attendibilità/validità scientifica, ma comunque vanno rispettate.
“Ma così contribuite anche voi di Lunar Explorer”, qualcuno potrà dire, “a “generare sovrainformazione e cioè, in ultima analisi, caos”!
Certo, è possibile.
E’ possibile perché noi non sappiamo quale sia né dove si trovi la Verità e quindi vogliamo e dobbiamo dare spazio a diverse teorie.
Così operando generiamo caos? Può darsi, ma una cosa è certa: il caos che possiamo produrre noi è, se non altro, il risultato di un’azione svolta in Buona Fede…
Bene: crediamo che questo “cappello” sia sufficiente per introdurre il Lavoro di Fabio Italiano. Un Lavoro, ribadiamo, interessante e controverso, che dovrebbe servire a tutti come “spunto di riflessione”: certezze non ne abbiamo, così come non abbiamo aprioristiche preclusioni o scetticismi.
Abbiamo indizi – forse ne abbiamo anche troppi… – e quindi lavoriamo con quelli.
Per il resto…Staremo a vedere!
Nov 24, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-046-SOL044-2P130277928EFF0800P2410L7M1.jpgSkull-Rock: pseudo-rock or pseudo-fossil? (1) - from Sol 44403 visiteNel quadro - sempre più vasto e complesso - delle Singolarità (e/o delle Anomalìe vere e proprie) individuate sulla superficie del Pianeta Rosso durante il primo Anno Marziano dei MER Spirit ed Opportunity, si inserisce una questione di fondo che ha ormai assunto proporzioni considerevoli: un numero imprecisato - ma già molto alto -, di Appassionati, di "Anomaly Hunters", di Ricercatori Indipendenti e così via, ha notato, attraverso l'analisi delle migliaia di frames giunti dalle "sabbie" e dalle "pietraie" di Gusev Crater e di Meridiani Planum, che c'è qualcosa di curioso, a volte strano ed a volte indefinibile e controverso, nelle "rocce di Marte".
Secondo alcuni (e parliamo della Scuola del Prof. Hoagland), si potrebbe trattare di manufatti (ossìa di opere “artificiali” – forse sarebbe meglio dire “NON naturali”); secondo altri (annoveriamo il Dr Feltri e noi stessi), le rocce di Marte potrebbero NON essere esattamente “rocce nel senso terrestre" del termine.
Secondo altri ancora, come l'Amico Ricercatore Indipendente Fabio Italiano (alias OldGrey) che ci ha inviato questa interessante Relazione (la quale costituirà, inevitabilmente, una fonte di nuove controversie), alcune "rocce" potrebbero essere i residui fossili di antiche Creature che, in un tempo probabilmente assai remoto, calpestavano la superficie di Marte.
Allora, riassumendo: le rocce di Marte sono dei “manufatti”, sono “esseri”, sono “fossili” o sono soltanto “rocce”?
E’ del tutto ovvio che nessuna di queste Scuole di Pensiero può, ad oggi, dire di aver raggiunto una “ragionevole certezza” al riguardo, anzi…
Inoltre, la scarsa (ma forse sarebbe meglio dire “nulla”) collaborazione sia da parte degli Enti Spaziali coinvolti nell’esplorazione e studio del Pianeta Rosso (NASA/USA – ESA/Europa), sia degli Scienziati – Americani ed Europei soprattutto – che vanno per la maggiore (troppo pavidi ed interessati per sbilanciarsi), unita al quantitativo ormai impressionante di dati contraddittori ed imprecisi, alterati e manipolati, discutibili e/o addirittura falsi che sono disponibili su Marte ha reso estremamente ingrato ed oltremodo complesso il lavoro di Ricerca che ognuno di noi, usando la propria testa, le proprie competenze e i mezzi di cui dispone, può svolgere.
Insomma: lo scenario attuale della Ricerca su Marte dice che ci troviamo in un Mare Magnum di informazione, ben miscelata con tanta disinformazione e tanta controinformazione.
Un Mare Magnum che non siamo in grado di dire se sia stato “voluto” oppure se si è – semplicemente – “auto-generato” a causa del modo, diremmo eccessivo e sbagliato, ma certo figlio della nostra contemporaneità, di fare Scienza, Informazione & Spettacolo.
Un Mare Magnum dal quale non sarà per niente semplice venir fuori…
Nov 24, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-Z-Marsberries-TC-LEI.jpgThe "True Colors" of Mars (23)330 visite"...Alla fine degli anni '70 fu diffuso uno studio NASA che attribuiva all'azione dei raggi cosmici la presenza di vortici di sabbia sulla superficie lunare, definendo il tutto un fenomeno elettrostatico. Tale circostanza è possibile che si verifichi anche su Marte, dove dal Microscopic Imager sappiamo che le configurazioni che vediamo sono per lo più agglomerati di particelle la cui natura è, a mio parere, di origine bio-magnetica (in fondo anche il nostro DNA è un polielettrolita).
Capirai che entriamo nella biochimica e nelle alte energie e quindi in un campo minato dal punto di vista del cover-up.
Ed infine un'altra piccola notazione: i filtri colore della PanCam di destra (di cui al "popolo" vengono diffuse solo immagini ritoccate o fasulle in toto) sono fatti per agire sulla banda dell'infrarosso, ergo allo scopo precipuo di isolare con precisione un materiale dall'altro: il che rivela un totale disinteresse della NASA per i "colori reali" di Marte.
Ma è ovvio: loro li conoscono già..."Ott 19, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-Sunset2.gifThe "True Colors" of Mars (22)307 visite"...Tale circostanza, già verificata sulla Luna, troverebbe immediata conferma se qualcuno si prendesse la briga di leggere quello che, a denti stretti e tra le righe, viene riferito dalle fonti ufficiali ogni giorno.
Per esempio: giorni fa ho letto che qualche scienziato non capiva come mai le foto orbitali mostrassero delle dune spaziate esattamente come le dune terrestri, vista l'esiguità della pressione atmosferica marziana.
Ebbene, come si può prendere per buono il dato ufficiale sulla pressione, dato che proviene dalla stessa fonte che diffonde foto fasulle? E poi, le cosiddette dune, che la NASA ha recentemente ammesso essere intrise di ghiaccio d'acqua, una volta perforate mostrano all'interno una struttura fibrosa reticolare, quasi come se fosse una sorta di sistema linfatico.
Sarà perchè sono nato sul mare, ma so bene che calpestando la sabbia sul bagnasciuga non si alza una nube di talco..."Ott 19, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-Sunset.gifThe "True Colors" of Mars (21)305 visite"...problemi per guadagnare tempo, quella circostanza appare per quello che è e cioè una gigantesca "sola". Dalle foto HST e da quelle Mariner scampate al cover-up sappiamo invece che l'aspetto di Marte era molto più complesso ed inquietante del previsto e andava diffuso col contagocce, cosa che in effetti si fece.
I colori tornarono in ballo col Viking e me lo ricordo bene. Subito dopo il landing del 1976 vennero diffuse ai media delle immagini di Marte con un bel cielo blu ed un terreno molto "terrestre". Dopo 48 ore passate a rispondere al telefono ad Americani preoccupati, la NASA cominciò a tingere di rosso le foto e da allora non si è più fermata. Altra piccola considerazione: possibile che nessuno si sia accorto che di sabbia asciutta non ce n'è proprio? Dalle impronte dei Rovers si vede benissimo che la consistenza del suolo è simile a quella della sabbia pressata ghiacciata e, dato che oltre tutto i granuli sono anche magnetizzati, è ovvio che essi non si solleverebbero neanche con un argano..."Ott 19, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZOPP-SOL105-1TrueMars-AFeltri.jpgThe "True Colors" of Mars (20)463 visiteEd ora, per "chiudere" (si fa per dire...) questa panoramica in video e parole sui "Colori Veri" di Marte, ecco il prezioso contributo del Dr Feltri:"...Fermo restando che quanto scritto da Annibale d'Ercole è sostanzialmente esatto riguardo alle varie lunghezza d'onda del visibile, non lo è (ma non per colpa sua) nell'affermazione secondo cui su Marte vi sarebbero spesso tempeste o comunque vortici di sabbia e questo causerebbe la colorazione rossastra dell'atmosfera (tesi NASA). Di queste periodiche perturbazioni sabbiose non c'è alcuna traccia. In 2 anni di Rovers si sono visti solo dei piccoli "Dust Devils", la cui autenticità è pari sì e no a quella di una banconota da 55 Euro.
Il mito del Pianeta Rosso nasce da quanto affermato a suo tempo dalla NASA in occasione delle immagini Mariner. Per diversi mesi dopo l'arrivo della sonda, le foto non furono diffuse con la giustificazione ufficiale che era in atto sul Pianeta una gigantesca tempesta di sabbia. Ora, per chi conosce il metodo NASA di simulare..."Ott 19, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-MFAGONE029.jpgThe "True Colors" of Mars (19)327 visiteSe fossimo sulla Luna, a causa dell’assenza di atmosfera (e della diffusione ad essa connessa), il cielo apparirebbe nero e il Sole sarebbe bianco. Sulla Terra, invece, in conseguenza del Rayleigh scattering, parte della componente blu è rimossa dai raggi diretti del Sole che pertanto ci appare giallo. Questo effetto è amplificato al tramonto, quando il Sole è vicino all’orizzonte. I raggi solari diretti attraversano uno strato maggiore di atmosfera e vengono maggiormente impoveriti della componente blu. Il Sole, dunque, diventa sempre più rosso man mano che il tramonto procede.
Le immagini inviateci dalle sonde Viking nel 1977 e Pathfinder nel 1997 hanno mostrato che il cielo visto da Marte appare rosso. Questo è dovuto alla polvere ricca di ossido di ferro (che appare rosso), sollevata durante le bufere che si verificano di tanto in tanto sul pianeta rosso (come viene appunto soprannominato Marte). Il colore del cielo marziano dipende dunque dalle condizioni atmosferiche. Esso è blu in assenza di bufere recenti, ma risulta comunque più scuro di quello terrestre a causa della minore quantità di atmosfera.
Ott 15, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-MFAGONE028.jpgThe "True Colors" of Mars (18)366 visiteProprio nel Rayleigh scattering risiede la risposta alle domande che ci siamo posti all’inizio.
Nell’attraversare l’atmosfera, la maggior parte della radiazione di maggior lunghezza d’onda prosegue la sua traiettoria rettilinea. La luce rossa, arancione e gialla viene influenzata solo in minima parte dalla presenza dell’aria. Al contrario, la luce blu è diffusa in tutte le direzioni. In qualunque direzione si osservi, parte di questa luce giunge ai nostri occhi. Il cielo, pertanto, appare blu.
Vicino all’orizzonte il cielo è di un azzurro più chiaro perché la luce, per raggiungerci da questa direzione, deve attraversare più aria e viene diffusa maggiormente; pertanto siamo raggiunti da una minor quantità di luce blu.
Le nuvole e la nebbia ci appaiono bianche perché consistono di particelle più grandi delle lunghezze d’onda della radiazione visibile, e diffondono tutti i colori allo stesso modo. Tuttavia, in particolari condizioni, è possibile che in aria si trovino in sospensione particelle più piccole.
Alcune montagne sono famose per le loro foschie blu (ad es. a Les Vosges in Francia). In questo caso gli aerosol di terpene rilasciati dalla vegetazione reagiscono con l’ozono dell’atmosfera formando particelle di circa 200 nm adatte a diffondere la luce blu.
A volte, l’incendio di una foresta o un’eruzione vulcanica possono riempire l’atmosfera con particelle delle dimensioni di 500-800 nm. Queste particelle sono pertanto in grado di diffondere la luce rossa, provocando un effetto opposto a quello usuale. In questo caso è la luce rossa ad essere diffusa via dal raggio incidente e questo provoca, in alcuni casi, una colorazione blu della Luna. Questo è un effetto che accade assai di rado e nella lingua inglese è preso ad esempio di evento raro (once in a blue moon, una volta ogni luna blu; l’analogo del nostro “una volta ogni morte di papa”).
Ott 15, 2005
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-MFAGONE027.jpgThe "True Colors" of Mars (17)269 visiteEd ora, per chiudere, un articolo sui "possibili cieli azzurri di Marte" che ci è stato segnalato da Matteo Fagone e che, di fatto, supporta e chiude la sua interessante prolusione...
Perchè il cielo è blu ?
Annibale D'Ercole
Osservatorio Astronomico - Bologna
Non c’è dubbio che sia stato proprio il bel colore blu ad ispirare Manzoni nella descrizione, nei Promessi Sposi, di “… quel cielo di Lombardia, così bello quando è bello, così splendido, così in pace”. Ad un fisico, tuttavia, il cielo pone riflessioni più prosaiche: perché il cielo è blu? E perché il Sole, al tramonto, appare rosso?
Com’è noto, la luce visibile di color bianco proveniente dal Sole è composta dalla sovrapposizione di onde elettromagnetiche di diverse lunghezza d’onda che variano dai 380 nm [1 nanometro (nm) = 1 milionesimo di millimetro] della radiazione che percepiamo come violetta, fino ai 720 nm della radiazione che ci appare rossa, passando per il blu, verde, giallo, arancio.
Una volta raggiunta la Terra, un raggio solare interagisce con l’atmosfera. Quest’ultima è composta per il 78% da azoto e per il 21 % da ossigeno. Sono anche presenti argon, acqua (in forma di vapore, goccioline e cristalli di ghiaccio) e particelle solide (polveri, ceneri dai vulcani e sale dal mare).
Gli effetti dell’interazione tra luce ed atmosfera dipendono dalla lunghezza d’onda della radiazione e dalle dimensioni degli oggetti su cui questa incide.
Le particelle di polvere e le goccioline d’acqua sono molto più grandi della lunghezza d’onda della luce visibile: in questo caso la luce viene riflessa in tutte le direzioni allo stesso modo, indipendentemente dalla propria lunghezza d’onda.
Le molecole di gas hanno dimensioni inferiori e la luce si comporta diversamente a seconda della sua lunghezza d’onda. La luce rossa ha una lunghezza d’onda maggiore e tende a “scavalcare” le particelle più piccole senza “vederle”; questa luce, dunque, interagisce molto debolmente con l’atmosfera e prosegue la sua propagazione rettilinea lungo la direzione iniziale. Al contrario, la luce blu ha una lunghezza d’onda inferiore e si “accorge” della presenza delle molecole da cui è infatti riflessa in tutte le direzioni (fu Einstein a dimostrare nel 1911, contrariamente a quanto si credeva in principio, che erano proprio le molecole, e non le polveri in sospensione, la causa della diffusione).
Questa diffusione differenziale dipendente dalla lunghezza d’onda è chiamata, in inglese, Rayleigh scattering (da Lord John Rayleigh, il fisico inglese che per primo la descrisse nella seconda metà dell’Ottocento).
Più precisamente, la quantità di luce diffusa è inversamente proporzionale alla quarta potenza della lunghezza d’onda. Ne consegue che la luce blu è diffusa più di quella rossa di un fattore (700/400)4 ~ 10.
Ott 15, 2005
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