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OPP-SOL1063-1P222525781EFF78DYP2665L4M1-01.jpgThe "Twin-Peaks" of Meridiani Planum in the twilight (1)83 visiteDa elevate distanze ed in condizioni di illuminazione appropriate, molti rilievi che di squadrato (o di conico) non hanno nulla possono assumere, specie allorchè la definizione delle immagini non è perfetta, delle apparenze fortemente ingannevoli. Chi non ricorda, ad esempio, i "Twin-Peaks" osservati per mesi dalla Sonda Pathfinder e definiti, dal Prof. Hoagland - come da altri Eso-Archeologi della sua Scuola -, come probabili "candidate degraded pyramids"?
Questa situazione visuale è analoga, solo che i rilievi "pseudo-piramidali" di Meridiani Planum sono molto più lontani (forse 10 Km) da Opportunity rispetto a quanto non lo fossero i Twin-Peaks di Pathfinder.
Ci arriverà mai Opportunity a vederli da vicino?!? Staremo a vedere...MareKromium01/23/07 at 13:28epsilon: Grazie Anakin! Sentimentalismi a parte, la somigli...
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OPP-SOL1063-1P222525781EFF78DYP2665L4M1-01.jpgThe "Twin-Peaks" of Meridiani Planum in the twilight (1)83 visiteDa elevate distanze ed in condizioni di illuminazione appropriate, molti rilievi che di squadrato (o di conico) non hanno nulla possono assumere, specie allorchè la definizione delle immagini non è perfetta, delle apparenze fortemente ingannevoli. Chi non ricorda, ad esempio, i "Twin-Peaks" osservati per mesi dalla Sonda Pathfinder e definiti, dal Prof. Hoagland - come da altri Eso-Archeologi della sua Scuola -, come probabili "candidate degraded pyramids"?
Questa situazione visuale è analoga, solo che i rilievi "pseudo-piramidali" di Meridiani Planum sono molto più lontani (forse 10 Km) da Opportunity rispetto a quanto non lo fossero i Twin-Peaks di Pathfinder.
Ci arriverà mai Opportunity a vederli da vicino?!? Staremo a vedere...MareKromium01/23/07 at 10:56Anakin: Che Bei ricordi con la missione Pathfinder!! (scus...
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Aeolian_Features-Windstreaks-V18214014.jpgWindstreaks, Pseudo-Windstreaks and Surface Striations (2 - False Colors)55 visiteI "Windstreaks" presentano caratteristiche visibili che li rendono agevolmente riconoscibili. Essi si dipartono da rilievi superficiali (anche modesti) quali bordi di crateri - rims -, picchi centrali di crateri di medio/grandi dimensioni - peaks -, colline - hills -, fratture superficiali "a scalino" - step-like cracks - ed anche macigni erratici ed ejecta - erratic and ejecta boulders.
Le superfici di questi rilievi, opponendosi al vento, creano, alle spalle dei rilievi medesimi, almeno 3 diverse tipologie di terreni (diciamo 3 diverse aree):
1) Area di minimo disturbo - è l'area più protetta, proprio a ridosso della porzione sottovento del rilievo e, di regola, ha un colore più chiaro rispetto al resto del paesaggio e la forma di un triangolo isoscele;
2) Area con massimo disturbo - segna la fine del cono di protezione costituito dal rilievo opposto al vento e l'inizio della superficie direttamente battuta dal vento; ha una forma - di regola - lineare e si caratterizza per il fatto di avere un colorito più scuro ripetto al resto del paesaggio;
3) Area di transizione - ha una forma arcuata, conica o anche semi-circolare e definisce la fine della "regione di influenza" del rilievo sui venti che battono la superficie su cui esso sorge.
I Windstreaks, ovviamente, possono configurarsi in maniera diversa rispetto alle tre tipologie che abbiamo descritto qui di sopra, ad esempio, allorchè i venti battono da diverse direzioni in tempi diversi, ora cancellando le aree (1) ed ora confondendo le aree (2) e (3), ma il dato di fatto che a noi preme sottolineare è che, comunque sia, l'azione del vento sui rilievi (piccoli, medi o grandi che sìano) produce un "Windstreak" il quale, almeno inizialmente, configura ("disegna", se volete...) il suolo determinando le tre aree che abbiamo definito.
Ora, a Vostro parere, i segni del "battere" del vento su una superficie ed i segni che il "muoversi" di corpi spinti dal vento sulla medesima superficie producono, sono "visivamente" uguali?
Le tracce lasciate dal vento che, trasportando sabbie e polveri, batte e "ripulisce" una superficie e le tracce lasciate, sempre su una superficie, da un vento che trasporta "fumi in emissione da camini vulcanici", sono "visivamente" uguali?
Possono esserlo?
Noi non abbiamo intenzione - per tanti motivi - di metterci a riscrivere tutta la "storia" (geologica ed atmosferica) di Marte riclassificandone tutti i fenomeni però, se avete seguito i nostri ragionamenti sino a questo punto, sarete d'accordo con noi nel dire che, forse, non tutto quello che "sembra essere qualcosa" poi si rivela essere realmente "quel qualcosa".
Ricordate? Non tutti i crateri, forse, derivano da impatti; non tutte le dune derivano da accumuli di sabbie e polveri trasportate dai venti e, quindi (e sempre "forse"), non tutti i Windstreaks sono il prodotto delle medesime azioni.
O meglio: che si tratti, a proposito dei Windstreaks, di eventi sempre legati ad azioni eoliche, siamo tutti d'accordo; ma che queste azioni eoliche, alla fine, vadano ad esprimere sempre le medesime caratteristiche "a prescindere"...A noi pare una forzatura.
Ed ora: che parlino le immagini e, con esse, i Vostri occhi, le Vostre competenze e, certamente, le Vostre sensazioni e supposizioni.
Buon Lavoro!MareKromium01/22/07 at 09:32Anakin: Io credo che Marte sia come un mobile lasciato per...
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OPP-SOL1061-1R222383886EFF78DYP1311R0M1.jpgMorning Lights - Sol 106159 visitenessun commentoMareKromium01/21/07 at 14:43Anakin: Personalmente le immagini ESA le trovo troppo disn...
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OPP-SOL1061-1R222383886EFF78DYP1311R0M1.jpgMorning Lights - Sol 106159 visitenessun commentoMareKromium01/20/07 at 16:26MareKromium: Grazie Anakin: ? importante per noi avere un p? di...
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OPP-SOL1061-1R222383886EFF78DYP1311R0M1.jpgMorning Lights - Sol 106159 visitenessun commentoMareKromium01/20/07 at 12:37Anakin: Ecco!! Secondo me marte ai nostri occhi apparirebb...
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-IMAGE059.jpgHard Rock or Soft Rock?159 visiteDall'Amico e Socio Matteo Fagone (PianetaMarte.net), una interessante - e controversa - serie di riflessioni ed ipotesi collegate a quanto viene mostrato in questo intrigante frame Marziano proveniente dalla Regione di Meridiani.
Buona Lettura!
“Come sapete si è già parlato molto a proposito di queste Stranezze Marziane e già sono state proposte alcune ipotesi sulla loro possibile natura ed origine.
Ricapitolando: potrebbe trattarsi di formazioni sedimentarie prodotte dall'azione dell'acqua, allorché essa si è combinata con altri elementi ora andati perduti.
Oppure potremmo essere davanti a veri e propri fossili. Fossili che ci riporterebbero a Forme di Vita indigene, ormai estinte da ere, anche se c'è qualcuno che ipotizza che i “Mirtilli Marziani” possano essere delle Forme di Vita tuttora attive (“vive”, insomma), fondate su principi organici e metabolici profondamente diversi rispetto a quelli propri dell'ambiente terrestre.
Difficile prendere una posizione definitiva visto il ventaglio di opzioni disponibili (tutte, sebbene ciascuna abbia i propri “pro” ed i propri “contro”, relativamente accettabili).
Ma lasciamo stare questo aspetto della problematica – peraltro affascinante – e soffermiamoci su un aspetto che ora possiamo meglio prendere in considerazione, grazie a questo bellissimo frame: quanto sono dure le sferule? Insomma, se le potessimo prendere in mano si frantumerebbero alla minima pressione? O dovremmo “impegnarci” per schiacciarle? Oppure, nonostante i nostri sforzi “distruttivi”, essere rimarrebbero intatte?
E se invece si appiattissero (così come sembra essere accaduto qualche volta)?
Non si tratta di interrogativi oziosi poichè le implicazioni connesse alle risposte che potremmo dare sono oltremodo serie: di cosa sono fatte le “sferule”? Sono strutture elastiche o rigide?
Vediamo: l'elasticità è direttamente legata – anche – alla temperatura dell'ambiente esterno. Se su Marte facesse davvero molto freddo (come si suppone da sempre), con valori medi ben al di sotto dello zero, dovremmo dedurre che la maggior parte delle strutture elastiche o semirigide eventualmente esistenti sulla superficie del Pianeta Rosso si sarebbero dovute irrigidire in toto per poi diventare oltremodo compatte e dure.
Se questo fosse vero, però, dette strutture, in maniera proporzionale al loro irrigidimento, avrebbero dovuto anche diventare fragili.
Fragili al punto da frantumarsi all’esercizio di pressioni anche (relativamente) modeste, ma questo non pare che accada: strano, non è vero?
Avete notato che alcune delle sferule riprese in questa immagine sono praticamente sprofondate nel terreno? Qualsiasi genere di pressione esse abbiano ricevuto (modesta, ma non insignificante – pensate alla pressione esercitata dal passaggio delle ruote del Rover o dall’imposizione dello Spettrometro Mossbauer) non è stata comunque sufficiente a frantumarle.
Esse sono state spinte dentro il terreno.
Cosa vuol dire?
Riflettete: sono le sferule ad essere solide e compatte, sebbene rigide? O è il terreno Marziano il quale, sebbene compatto (ma certo NON ghiacciato), risulta essere particolarmente soffice (e quindi capace di assecondare la pressione eventualmente ricevuta)?
O forse si tratta di un concorso di cause?
Riguardiamo il frame, teniamo a mente queste considerazioni e quindi diciamo che: forse le temperature superficiali medie di Marte non sono poi così basse come si ritiene e, quindi, le sferule potrebbero essere composte di materiali semirigidi (attenzione: semirigidi potrebbe anche voler dire “organici”…).
E se il suolo fosse realmente (come sembra da svariate immagini) “relativamente soffice”, quale sostanza sarebbe capace di ottenere un tale “miracolo” (visto il “gelo” che dovrebbe caratterizzare l’ambiente Marziano superficiale)?
E se la superficie del Pianeta Rosso fosse realmente “impregnata” di ghiaccio acqua?
Esistono anche delle sacche “quasi superficiali” del prezioso liquido (come su Encelado)?
E se così fosse, come mai queste acque quasi-superficiali non spariscono?
Esistono forse degli elementi ulteriori, contenuti nel suolo Marziano, i quali sono capaci di “ingabbiare” l’acqua esistente impedendole, però, sia di fuoriuscire e zampillare, sia di ghiacciare completamente e sia di evaporare in toto?
Possiamo supporre che su Marte esista un Ciclo dell'Acqua Aperto?...
Voi che dite?!?”.
01/09/07 at 18:33MareKromium: ...Una bella frittata, stile "Occhio di Bue&q...
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-IMAGE059.jpgHard Rock or Soft Rock?159 visiteDall'Amico e Socio Matteo Fagone (PianetaMarte.net), una interessante - e controversa - serie di riflessioni ed ipotesi collegate a quanto viene mostrato in questo intrigante frame Marziano proveniente dalla Regione di Meridiani.
Buona Lettura!
“Come sapete si è già parlato molto a proposito di queste Stranezze Marziane e già sono state proposte alcune ipotesi sulla loro possibile natura ed origine.
Ricapitolando: potrebbe trattarsi di formazioni sedimentarie prodotte dall'azione dell'acqua, allorché essa si è combinata con altri elementi ora andati perduti.
Oppure potremmo essere davanti a veri e propri fossili. Fossili che ci riporterebbero a Forme di Vita indigene, ormai estinte da ere, anche se c'è qualcuno che ipotizza che i “Mirtilli Marziani” possano essere delle Forme di Vita tuttora attive (“vive”, insomma), fondate su principi organici e metabolici profondamente diversi rispetto a quelli propri dell'ambiente terrestre.
Difficile prendere una posizione definitiva visto il ventaglio di opzioni disponibili (tutte, sebbene ciascuna abbia i propri “pro” ed i propri “contro”, relativamente accettabili).
Ma lasciamo stare questo aspetto della problematica – peraltro affascinante – e soffermiamoci su un aspetto che ora possiamo meglio prendere in considerazione, grazie a questo bellissimo frame: quanto sono dure le sferule? Insomma, se le potessimo prendere in mano si frantumerebbero alla minima pressione? O dovremmo “impegnarci” per schiacciarle? Oppure, nonostante i nostri sforzi “distruttivi”, essere rimarrebbero intatte?
E se invece si appiattissero (così come sembra essere accaduto qualche volta)?
Non si tratta di interrogativi oziosi poichè le implicazioni connesse alle risposte che potremmo dare sono oltremodo serie: di cosa sono fatte le “sferule”? Sono strutture elastiche o rigide?
Vediamo: l'elasticità è direttamente legata – anche – alla temperatura dell'ambiente esterno. Se su Marte facesse davvero molto freddo (come si suppone da sempre), con valori medi ben al di sotto dello zero, dovremmo dedurre che la maggior parte delle strutture elastiche o semirigide eventualmente esistenti sulla superficie del Pianeta Rosso si sarebbero dovute irrigidire in toto per poi diventare oltremodo compatte e dure.
Se questo fosse vero, però, dette strutture, in maniera proporzionale al loro irrigidimento, avrebbero dovuto anche diventare fragili.
Fragili al punto da frantumarsi all’esercizio di pressioni anche (relativamente) modeste, ma questo non pare che accada: strano, non è vero?
Avete notato che alcune delle sferule riprese in questa immagine sono praticamente sprofondate nel terreno? Qualsiasi genere di pressione esse abbiano ricevuto (modesta, ma non insignificante – pensate alla pressione esercitata dal passaggio delle ruote del Rover o dall’imposizione dello Spettrometro Mossbauer) non è stata comunque sufficiente a frantumarle.
Esse sono state spinte dentro il terreno.
Cosa vuol dire?
Riflettete: sono le sferule ad essere solide e compatte, sebbene rigide? O è il terreno Marziano il quale, sebbene compatto (ma certo NON ghiacciato), risulta essere particolarmente soffice (e quindi capace di assecondare la pressione eventualmente ricevuta)?
O forse si tratta di un concorso di cause?
Riguardiamo il frame, teniamo a mente queste considerazioni e quindi diciamo che: forse le temperature superficiali medie di Marte non sono poi così basse come si ritiene e, quindi, le sferule potrebbero essere composte di materiali semirigidi (attenzione: semirigidi potrebbe anche voler dire “organici”…).
E se il suolo fosse realmente (come sembra da svariate immagini) “relativamente soffice”, quale sostanza sarebbe capace di ottenere un tale “miracolo” (visto il “gelo” che dovrebbe caratterizzare l’ambiente Marziano superficiale)?
E se la superficie del Pianeta Rosso fosse realmente “impregnata” di ghiaccio acqua?
Esistono anche delle sacche “quasi superficiali” del prezioso liquido (come su Encelado)?
E se così fosse, come mai queste acque quasi-superficiali non spariscono?
Esistono forse degli elementi ulteriori, contenuti nel suolo Marziano, i quali sono capaci di “ingabbiare” l’acqua esistente impedendole, però, sia di fuoriuscire e zampillare, sia di ghiacciare completamente e sia di evaporare in toto?
Possiamo supporre che su Marte esista un Ciclo dell'Acqua Aperto?...
Voi che dite?!?”.
01/09/07 at 15:48george_p: Mi fa venire in mente una bella frittata!!! Eheh.....
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PSP_001474_2520_RED-new_lake-00.jpgThe Northern Lakes: Lake "Lunexit" (context image)68 visiteQuando si sa dove guardare e che cosa cercare...Si finisce SEMPRE (o quasi...) con il trovare.
L'albedo del dettaglio che vedete a mezza altezza alla Vostra Sx è assolutamente INCONFONDIBILE.
Il detail-mgnf che abbiamo operato (e che vedrete nel prossimo quadro) è chiarissimo: c'è un nuovo Lago nelle Grandi Pianure Nordiche di Marte!
"Lake Lunexit", in onore della nostra Fondazione di Ricerca e di coloro che la rendono viva, e cioè i vari Lorenzo Foschini, Gianluigi Barca, Matteo Fagone, Alessio Feltri, Lorenzo Leone e tanti altri Ricercatori ed Appassionati che, con grandissima umiltà e modestia, stanno contribuendo a scrivere una (piccola, ma non per questo insignificante) porzione della Storia del Pianeta Rosso (nota: Lake Lunexit è stato battezzato - purtroppo - "unofficially", ma con buona pace di IAU, NASA, ESA e di tutti i Fenomeni che guardano, guardano, guardano...senza vedere mai niente e poi blaterano, blaterano e blaterano...senza dire mai nulla!).
MareKromium01/08/07 at 16:09MareKromium: ...Grazie a Voi!...
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PSP_001474_2520_RED-new_lake-00.jpgThe Northern Lakes: Lake "Lunexit" (context image)68 visiteQuando si sa dove guardare e che cosa cercare...Si finisce SEMPRE (o quasi...) con il trovare.
L'albedo del dettaglio che vedete a mezza altezza alla Vostra Sx è assolutamente INCONFONDIBILE.
Il detail-mgnf che abbiamo operato (e che vedrete nel prossimo quadro) è chiarissimo: c'è un nuovo Lago nelle Grandi Pianure Nordiche di Marte!
"Lake Lunexit", in onore della nostra Fondazione di Ricerca e di coloro che la rendono viva, e cioè i vari Lorenzo Foschini, Gianluigi Barca, Matteo Fagone, Alessio Feltri, Lorenzo Leone e tanti altri Ricercatori ed Appassionati che, con grandissima umiltà e modestia, stanno contribuendo a scrivere una (piccola, ma non per questo insignificante) porzione della Storia del Pianeta Rosso (nota: Lake Lunexit è stato battezzato - purtroppo - "unofficially", ma con buona pace di IAU, NASA, ESA e di tutti i Fenomeni che guardano, guardano, guardano...senza vedere mai niente e poi blaterano, blaterano e blaterano...senza dire mai nulla!).
MareKromium01/08/07 at 13:14Anakin: Mi associo a quanto detto da Arago. Sono completam...
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PSP_001474_2520_RED-new_lake-00.jpgThe Northern Lakes: Lake "Lunexit" (context image)68 visiteQuando si sa dove guardare e che cosa cercare...Si finisce SEMPRE (o quasi...) con il trovare.
L'albedo del dettaglio che vedete a mezza altezza alla Vostra Sx è assolutamente INCONFONDIBILE.
Il detail-mgnf che abbiamo operato (e che vedrete nel prossimo quadro) è chiarissimo: c'è un nuovo Lago nelle Grandi Pianure Nordiche di Marte!
"Lake Lunexit", in onore della nostra Fondazione di Ricerca e di coloro che la rendono viva, e cioè i vari Lorenzo Foschini, Gianluigi Barca, Matteo Fagone, Alessio Feltri, Lorenzo Leone e tanti altri Ricercatori ed Appassionati che, con grandissima umiltà e modestia, stanno contribuendo a scrivere una (piccola, ma non per questo insignificante) porzione della Storia del Pianeta Rosso (nota: Lake Lunexit è stato battezzato - purtroppo - "unofficially", ma con buona pace di IAU, NASA, ESA e di tutti i Fenomeni che guardano, guardano, guardano...senza vedere mai niente e poi blaterano, blaterano e blaterano...senza dire mai nulla!).
MareKromium01/04/07 at 13:36AragoC: E visto che "siamo tra di noi" concedete...
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marspath_81977.jpgA "bright" Mistery from Pathfinder90 visiteIn tanti (a cominciare dal Prof. Richard Hoagland ed i suoi Discepoli) si sono chiesti che cosa fosse quella brillante luce che, in più di una occasione (a quanto ne sappiamo), si era accesa sulla sommità di una delle due collinette note come Twin Peaks. Si trattava forse di un riflesso dei raggi del Sole su una superficie altamente riflettente? Forse si e, immagini alla mano, questa ci sembra l'ipotesi non solo più verosimile, ma anche più probabile.
Quale fosse, tuttavia, la reale natura (cristallina o metallica?) dell'area della superficie Marziana capace di generare un simile bagliore, purtroppo, non lo sappiamo.
Peccato...MareKromium12/29/06 at 14:07epsilon: Presto il buon Paolo C. Fienga inizier? la pubblic...
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