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Ultimi commenti - Apollo 12: The "Magic" Is Already Over...
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-3.gifWhere's the Truth? (1)212 visiteFigli di Plinio e Figli di Matrix
di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga

"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/20/21 at 10:33MareKromium: ...Anakin, non ho capito...
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-3.gifWhere's the Truth? (1)212 visiteFigli di Plinio e Figli di Matrix
di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga

"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/19/21 at 07:06Anakin: io sono rimasto a Ed ora vediamo perch?", dov...
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di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga

"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/05/21 at 18:50walthari: Milioni di anni di evoluzione.....
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***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/05/21 at 15:21MareKromium: Bellissima. Bravo, davvero, Walt. Cosa fa la diffe...
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"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/05/21 at 10:19walthari: Entrambi ed aggiungo il genio, l'intuito o que...
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"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/04/21 at 16:49MareKromium: ...e l'uso indiscriminato di strumenti ed elab...
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"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/04/21 at 16:42walthari: la discriminante umana diretta fa la differenza, i...
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APOLLO 12 AS 12-51-7485-3.gifWhere's the Truth? (1)212 visiteFigli di Plinio e Figli di Matrix
di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga

"...La Verità, poichè Porzione Incontraddicibile dell’Unità Incontraddetta, non è raggiungibile dall’Uomo in quanto tale…”

***

Quante cose si possono dedurre dall’analisi di un frame? Diremmo tante, o addirittura tantissime.

O forse poche, probabilmente pochissime.

Magari nessuna.

Molti Ricercatori che lavorano nel Campo delle Scienze Planetarie (e nel più controverso, ma non meno affascinante, Settore della Ricerca delle Anomalìe) sostengono che i processi investigativi ottimali (e, di regola, meno controversi e controvertibili) sono quelli che vengono svolti “sul campo” e cioè “in loco”, “analizzando” i luoghi e prelevando dei campioni.
Raccogliendo rocce, liquidi (quando ce ne sono), sedimenti, sabbie, cristalli e quant’altro.
Comunque andando sul posto, toccando con mano – magari indossando una tuta pressurizzata, qualche volta... – e vedendo “in tempo reale”, con i propri occhi.
L’esplorazione e l’acquisizione di conoscenza eseguite mediante rilievi e valutazioni IMMEDIATE e DIRETTE è sempre l’analisi migliore, dicono costoro.

Ma questo non vuol dire che tutte o quasi le più moderne e sofisticatissime analisi effettuate in modalità “remota” (o “a distanza”, se Vi piace di più) e mediante l’ausilio di strumenti e tecnologie assolutamente all’avanguardia non sono attendibili, anzi...

Altri Ricercatori, infatti (inclusa la quasi totalità degli Scienziati che vanno per la maggiore), Vi diranno che è vero esattamente il contrario e cioè che la migliore analisi svolta “sul campo” (manualmente e fisicamente, magari anche “sporcandosi le mani”) è di gran lunga più insicura, certamente più lenta e senza alcun dubbio molto meno affidabile della peggior analisi svolta in modalità remota e con l’ausilio delle migliori strumentazioni disponibili al momento.

E questa è già una situazione di contrapposizione ideologica che ci fa pensare.

Ora, ci permettete di fare una breve (e senza pretesa alcuna) passeggiata nel Regno della Medicina?

Allora: una volta – diciamo qualche anno fa – la presenza, ad esempio, di un’ernia jatale, o di un’ostruzione intestinale, o di un qualsiasi altro problema relativo all’apparato digerente, veniva diagnosticata (nella stragrande maggioranza dei casi) dal Medico durante la visita (ergo “in tempo reale”, come diciamo noi), mediante la semplice “palpazione” delle aree interessate, l’analisi dei sintomi, lo studio dell’anamnesi ed il colloquio con il Paziente.
Il tempo necessario per giungere alla diagnosi? Se il caso era davvero complesso, diciamo tra i 10 ed i 15 minuti.
E la percentuale media di errore sulla diagnosi? In realtà non la conosciamo con esattezza, ma possiamo dirVi che era bassa.
Bassissima.

E veniamo ad oggi.

Oggi, anche negli Ospedali in cui lavorano gli specialisti più qualificati, nessuno azzarda più una diagnosi per alcuna delle patologie sopra menzionate senza aver prima steso il Paziente sul lettino ed avergli praticato un esame spiacevolissimo ed invasivo che si chiama “gastroscopia”.

Certo: così c’è maggior sicurezza (ed anche maggior guadagno...).
In teoria.
In pratica, almeno per quanto ne sappiamo, la percentuale media di errore sulla diagnosi (fonte non menzionabile, ma si tratta di Operatori di due Ospedali Lombardi decisamente all’avanguardia) è rimasta stabile rispetto anche al passato più lontano (e risaliamo sino ad una ventina d’anni fa, o anche qualcosa in più).

Ma questa storiella che cosa vuol dire?
Che cosa c’entra l’ernia jatale con le Scienze Planetarie e la Ricerca delle Anomalìe?

C’entra. Ed ora vediamo perché.
18 commenti01/04/21 at 12:59MareKromium: Bellino questo articolo in tre parti. Sbagliata so...
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APOLLO_12_AS_12-53-7917.jpgAS 12-53-7917 - Just like "2001"...59 visiteUn vero peccato che, almeno sino ad oggi (Novembre 2006), le pagine NASA dedicate alle Missioni Apollo (Apollo Lunar Surface Journal) non dedichino, nella Sezione Apollo 12, alcuno spazio alle immagini contenute nel "film-magazine n. 53" (verificate Voi stessi: i magazines pubblicati sono solo quelli andanti da 46 a 52 più il magazine 57. Una dimenticanza della NASA? O forse una nostra svista?

Se lo scoprite, fatecelo sapere! Noi, in ogni caso, qualche frame proveniente dal rullino n. 55 lo abbiamo trovato e Ve lo proponiamo con piacere: non c'è nulla di strano o di anomalo. Solo delle bellissime immagini...
2 commenti12/11/20 at 11:58MareKromium: Tutto vero Max. Ma la Missione pi? importante dove...
APOLLO 12 AS 12-51-7553-HD-detail mgnf.jpg
APOLLO 12 AS 12-51-7553-HD-detail mgnf.jpgAS 12-51-7553 - Reflection? - ORIGINAL - HD (detail mgnf)249 visiteEd ecco il frame 7553, enigmatico quanto il precedente.
A noi, in tutta onestà, sembra molto difficile poter parlare di un semplice (ancorchè anomalo) "riflesso"; tuttavia non siamo neppure in possesso di elementi validi a sostanziare l'ipotesi per la quale si potrebbe trattare di un "oggetto reale esterno" alla Navicella. Noi non possiamo fare altro che mettere un grande Punto Interrogativo su questi due frames e cederVi la parola...
1 commenti02/10/13 at 20:16paolocf1963: Questo ? un riflesso. Una (MIA) svista. Ma l'h...
APOLLO 12 AS 12-48-7141.jpg
APOLLO 12 AS 12-48-7141.jpgAS 12-48-7141 - Block Crater139 visiteThis is the first frame is a left-to-right partial pan Al took of Block Crater.2 commenti05/04/09 at 10:55george_p: In effetti qualcosa ? individuabile, ma chiss? se ...
APOLLO 12 AS 12-48-7141.jpg
APOLLO 12 AS 12-48-7141.jpgAS 12-48-7141 - Block Crater139 visiteThis is the first frame is a left-to-right partial pan Al took of Block Crater.2 commenti05/03/09 at 21:24gianni60: Un altro bel p? di rottami fra le rocce e l? intor...
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