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NGC 206 and the Star Clouds of Andromeda (Credits: Bob and Janice Fera - Fera Photography)
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"...Quando comincia una Guerra,
La Prima Vittima
E' sempre la Verità .
Quando la Guerra finisce,
Le bugie dei Vinti
Sono smascherate,
Quelle dei Vincitori
Diventano Storia..."
("A una ragazza del '43" - Arrigo Petacco)
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E' come dire "Infinito al quadrato". Non vuol dire nulla: è sempre "Infinito". Cosa vuol dire "Infinito + 1"? Nulla, è sempre Infinito.
Un concetto Limite ed Assoluto non ammette alcuna delle quattro Operazioni Fondamentali nè, tanto meno (o, se volete, a maggior ragione), l'Elevazione a "Potenza". Ergo, il quadrato di "c" è SEMPRE "c".
Se poi, come ho letto da Walthari, ci mettiamo a parlare di Fisica Quantistica e/o di Realtà Sub-Atomica, la Teoria di Einstein cade, rovinosamente, su se stessa, nel senso che diviene indimostrabile.
Ad esempio, la Fisica dei Buchi Neri, e questa è una supposizione largamente condivisa dalla Comunità Scientifica, dovrebbe essere (io direi "è") diversa dalla Fisica Convenzionale, poiché l'Universo del Buco Nero, ergo quello che si incontra una volta superato l'Orizzonte dell'Evento, costituisce un'Anomalia rispetto all'Universo Convenzionale.
Io non dico che Einstein abbia clamorosamente scritto un non-senso, ma la Sua Teoria, proprio perché tale, non può costituire un Fondamento Assoluto della Fisica del Cosmo. Essa è un'idea che contiene un quid di assoluto, ma non è assoluta in sé.
D'altronde, se andiamo a vedere il cosiddetto "Inghippo/Intreccio Quantistico" (o anche "Quantum Entanglement") - questo a proposito della Relatività Generale di Einstein (---> cioè "la Relatività Generale descrive l'interazione gravitazionale non più come azione a distanza fra corpi massivi, come era nella Teoria Newtoniana, ma come effetto di una legge fisica che lega Distribuzione e Flusso nello Spazio-Tempo di Massa, Energia e Impulso, con la geometria (più specificamente, con la curvatura) dello Spazio-Tempo medesimo") potremo notare che Esso costituisce una POSSIBILE eccezione alla Teoria di Einstein, la quale viene assunta, mi ripeto, come ASSOLUTA (ergo perfetta e valida nell'Universo intero e senza eccezioni).
Il Quantum Entanglement, però, costituisce eccezione alla Relatività Generale di Einstein. Ergo...qualcosa non torna.
Insomma: o è sbagliata, nel senso di NON-ASSOLUTA la Relatività di Einstein, o è sbagliato quanto dedotto per il Quantum Entanglement. O sono sbagliate, in parte, entrambe le Teorie/Ipotesi. E di questo, Einstein stesso (pur nella sua immensa arroganza intellettuale) era - parzialmente - consapevole (in quanto Uomo di genio)!
Vi quoto un passo che scrissi su Wiki qualche annetto fa:"...L'Entanglement è una delle proprietà della Meccanica Quantistica che portarono Einstein e altri a metterne in discussione i princìpi. Nel 1935 lo stesso Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen, formularono il celebre paradosso EPR (dalle iniziali dei tre scienziati), che metteva in evidenza, appunto come paradossale, il fenomeno dell'Entanglement. Esso nacque dall'assunzione di tre ipotesi: Principio di Realtà, Principio di Località e Completezza della Meccanica Quantistica. Perché il paradosso venisse risolto era necessario che cadesse una delle tre ipotesi, ma considerando le prime due sicuramente vere, in quanto evidenti, gli autori giunsero alla conclusione che la Meccanica Quantistica è incompleta (contiene, cioè, delle cd. "Variabili Nascoste"). In realtà vi era un errore di fondo, evidenziato nel 1964 da Bell con la dimostrazione, nell'ambito di una Teoria delle Variabili Nascoste che riproduca le previsioni della Meccanica Quantistica, dell'incompatibilità tra i Principii di Località e di Realtà. L'interpretazione maggiormente condivisa della Meccanica Quantistica (interpretazione di Copenaghen) contempla ad un tempo aspetti locali (Teoria Quantistica dei Campi) e non locali (come appunto l'Entanglement) rifiutando il Principio di Realtà, mentre, ad esempio, l'interpretazione di Bohm, che è una tipica Teoria delle Variabili Nascoste, afferma il Principio di Realtà, escludendo quello di Località".
Einstein ed i Suoi Colleghi "misero le mani avanti", perché sapevano BENE che qualcosa non tornava! Ma, nel farlo, aprirono la porta alla nascita delle Eccezioni al Principio Universale (o presunto tale) enunciato dalla Relatività!
Si, lo so, la Materia è complessa, ma quello che vorrei sottolineare è che, al momento, NON ABBIAMO ASSOLUTI. Ed anche la stessa Gravitazione Universale (Legge di Gravitazione Universale addirittura, e non "Teoria"), laddove proiettata in ambito quantistico, cessa (dovrebbe cessare) di aver valore assoluto.
Io non sono né bravo, né competente, né arrogante al punto da dire che ci sono "buchi" colossali nella nostra Scienza Convenzionale, però non sono nemmeno così stupido da prendere per Verità Assoluta un qualcosa che, per definizione, non lo è. E comunque, ben più lungimirante di Einstein, fu il Grande Erwin Schrödinger, sul cui "Paradosso del Gatto" vi inviterei a riflettere un po'.
Queste sono solo chiacchiere tra Amici: Voi sapete benissimo che, in una Università qualsiasi, dire o scrivere cose del genere, vorrebbe dire essere "buttati fuori a pedate". Ma qui non siamo all'Università. Qui facciamo solo riflessioni (informate) sui contenuti (ed i limiti) del nostro Sapere che, di Universale, al momento, non ha nulla (o quasi, con buona pace della fu-Dott.ssa Hack....).
Un abbraccio FORTE - paolo
p.s.: e non sparire per mesi e mesi... :-)
Io, per come ho studiato e "vedo" l'Universo e le sue fenomenologie, dico che questa asserzione è azzardata (come minimo), e che comunque, se è vero che la Velocità della Luce è un "Limite Assoluto", che senso logico ha la sua elevazione a potenza???
Tutto qui.
Io credo che sappiamo ancora molto poco e che la Velocità della Luce sia una Velocità quasi incomprensibile a noi Umani, ma non avrei MAI l'arroganza intellettuale di dire e statuire ciò che Einstein disse e statuì. La Storia della Scienza (Futura), gli darà torto.
Lui era un Grande, ma, a mio sempre umile parere, aveva un'opinione della sua Teoria (e di se stesso) un po' troppo alta...
Secondo alcuni, la Velocità della Luce è già stata superata da alcune particelle durante esperimenti fatti a Ginevra, ma la notizia - se confermata - avrebbe minato profondamente le basi della Fisica Moderna. Ed in effetti, in 24 ore, si è passati dalla "Scoperta Epocale" alla "Svista Epocale".
Io non ero lì e non so come sia andata, ma credo che, all'interno della Comunità Scientifica, esistano FORTISSIME correnti di pensiero le quali - almeno per ora - non vogliono cambiare lo status quo.
Ed in effetti, anche nell'ambiente Universitario, si avverte quest'"aria" di fissità intellettuale e scientifica. Einstein non si discute, è uno dei "diktat".
O.k. ma qui, come già ho scritto, non siamo all'Università e quindi lo discutiamo. E poi, siamo onesti, il "c2" della Teoria di Albert è un autentico non-senso Logico (in fondo, è una contraddizione in termini di quanto lui stesso ha sostenuto per una Vita)...
Abbraccio Circolare - paolo
Nell’800 finalmente la teoria copernicano-galileiana del moto della Terra attorno al Sole era ormai accettata da quasi tutto il mondo accademico, tanto che anche il Santo Uffizio si era deciso a togliere il libro di Galileo dall’Indice dei libri proibiti. Perché la festa fosse completa mancava un piccolo particolare (si sa il diavolo fa le pentole ma talvolta dimentica i coperchi): la prova sperimentale. C’erano è vero tanti piccoli indizi, ma mancava la prova, quella tanto necessaria al metodo galileiano.
Mancava la pistola fumante.
Ma ormai secondo gli accademici era solo questione di tempo.
Gli strumenti tecnici c’erano tutti e c’era anche l’uomo in grado di utilizzarli.
Albert Abraham Michelson (19 dicembre 1852 - 9 maggio 1931) fu il primo americano a ricevere il premio Nobel per le scienze: «E’ l’inventore di quell’interferometro che da lui ha preso il nome e per mezzo del quale effettuò quella serie di celebri esperienze che sono rimaste note sotto il nome di Michelson-Morley e che dettero inizio al movimento d’idee da cui doveva uscire la teoria della relatività. … Il metodo da lui elaborato, basato sullo spostamento delle frange d’interferenza col variare delle direzioni dei fasci interferenti, avrebbe permesso di rilevare un moto anche cento volte più debole di quello previsto: ma il risultato fu sempre rigorosamente nullo…» (Enciclopedia italiana, Roma Treccani, 1934, volume 23).
Infatti essendo tutti gli scienziati ben convinti che la Terra girasse intorno al Sole alla velocità di circa 30 km/sec, Michelson decise di misurare molto esattamente questo spostamento con l’apparecchio che gli aveva permesso di determinare la velocità della luce nell’aria, ma ripetiamo
il risultato fu sempre rigorosamente nullo.
Fernand Crombette osserva che potevano esserci almeno quattro ragioni perché l’esperimento di Michelson non avesse potuto dimostrare che la Terra girava:
1) l’apparecchio era mal concepito;
2) l’esperimento era stato mal interpretato;
3) lo spostamento era inferiore a quello che poteva misurare l’apparecchio;
4) la terra non si sposta.
Sono possibilità di semplice buon senso: lasciano intravedere che con un apparecchio adeguato si potrà determinare se la Terra gira o no attorno al Sole, se essa gira attorno ad un punto qualunque, di come gira.
Ma non se ne vuole sapere.
La spiegazione più semplice consisteva nel considerare la terra fissa in rapporto all’etere.
Questa spiegazione molto semplice, benché fosse inattaccabile scientificamente, per ragioni filosofiche non era prevista.
Nella sua opera «Relativity for the layman», Pelican, 1972, James A. Coleman, presidente del dipartimento di fisica dell’American International College di Springfield, nel Massachussets, lo scrive senza giri di parole: «Tale idea non fu presa sul serio, perché significava che la nostra terra occupava effettivamente una posizione privilegiata nell’universo, mentre tutti gli altri corpi celesti le facevano l’omaggio di gravitarle attorno».
Qualche anno più tardi, nel 1905, Einstein proponeva un’altra spiegazione di questo risultato paradossale, cioè la sua teoria della relatività ristretta (non a caso questa teoria ha importanti risvolti filosofici).
Ma l’affare non si arresta qui.
C’è stato un altro tipo di esperimento di Michelson attorno al quale si è fatto molto meno chiasso. Gustave Plaisant lo racconta come segue: «Il secondo esperimento di Michelson è basato sullo stesso principio di interferenza di fasci di raggi luminosi animati da velocità longitudinali differenti, ma l’apparecchio differisce totalmente dal precedente. Michelson l’aveva immaginato anche nel 1880, ma, cosa curiosa che interessa coloro che vorrebbero scavare il fondo della relatività, esso non fu realizzato che nel 1924. Al contrario del primo, questo mette in evidenza, fin dalle prime prove, ciò che gli si chiedeva, cioè la velocità del movimento diurno... Nel primo esperimento, la velocità che si cercava di determinare, quella della terra attorno al sole, non era, insomma, che un’ipotesi, giacché non esiste nessun esperimento di fisica dimostrante il movimento della terra attorno al sole. Al contrario, nel secondo, la velocità del movimento diurno è perfettamente conosciuta in anticipo: è di un giro al giorno, cioè, in un punto dell’equatore terrestre, di 40.000 km in 24 ore, ossia di 463 metri al secondo. Man mano che ci si avvicina al polo Nord, questa velocità diminuisce, come pure la lunghezza di ciascun parallelo, come il raggio di questo parallelo, proporzionalmente al coseno della latitudine... Devo spiegare perché si è potuto costruire un apparecchio indicante al primo colpo questa debole velocità. E’ che il primo apparecchio deve potere girare attorno a un asse verticale, il che limita molto in fretta le sue dimensioni e di conseguenza le sue possibilità. Il secondo, al contrario, può essere istallato a posto fisso e ricevere le dimensioni sufficienti per svelare debolissime velocità. Andando verso il nord, la velocità del movimento diurno diminuisce di 10 o 11 centimetri per miglio marino (1852 m).
Se dunque si costruisce un lungo rettangolo i cui lati maggiori sono orientati da est a ovest e distanti, per esempio, 300 metri, i grandi lati saranno sottomessi a delle velocità longitudinali differenti. La differenza di queste velocità è evidentemente debole, ma si può allungare questi lati quanto basta per misurare questa debole differenza. L’apparecchio si componeva di una canalizzazione rettangolare di 30 cm di diametro, in forma di rettangolo di 603 m su 334.
Il percorso dei raggi luminosi circolanti nei due sensi, con l’aiuto di specchi inclinati posti agli angoli del rettangolo, era dunque di 1200 m circa... Si capisce dunque che l’apparecchio permetteva di verificare con sicurezza la velocità del movimento diurno. ... Questo esperimento viene dunque a confermare l’esistenza del movimento diurno come l’esperimento del pendolo di Foucault o come le proprietà dei giroscopi. Ma l’interesse del secondo esperimento di Michelson per ciò che ci occupa attualmente, è che esso permette di scartare la sola spiegazione che la scienza classica potrebbe dare del risultato negativo del primo esperimento. Essa potrebbe sostenere che l’etere è trascinato dalla terra in movimento; ma adesso si può affermare che, se esistesse, il trascinamento avrebbe luogo tanto nella rotazione che nella traslazione; ora, il secondo esperimento prova che l’etere non è trascinato dalla rotazione».
Giacché bisognerà allora ben concludere che, se lo stesso apparecchio registra la rotazione della terra su se stessa e non segnala nessun suo spostamento attorno al sole, è perché il secondo movimento non esiste.
«Misurando con un procedimento ottico la rotazione diurna della terra l’esperimento del 1924 provava non solo che la velocità della terra e la velocità della luce si compongono, ma anche che l’etere esiste bello e buono. La validità scientifica dell’esperimento del 1887 era così confermata: se il movimento supposto di gravitazione attorno al sole della terra non aveva potuto essere messo in evidenza, è perché non esisteva. Questo secondo esperimento è rimasto poco conosciuto, forse perché non se ne misurarono allora tutte le implicazioni. Siccome la teoria di Einstein era stata largamente accettata nel mondo scientifico, un esperimento che suggeriva che uno dei postulati della relatività ristretta era falso non poteva essere preso sul serio: ma esso provava anche che la velocità della terra attorno al suo asse era conforme al calcolo teorico, e per gli sperimentatori interessati, questo risultato sembrava sufficiente. Affermare dunque che la terra non si sposta, non è il frutto di speculazioni astratte, ma il risultato di un fatto osservabile sperimentalmente».
Michelson, che era un premio Nobel per la fisica, fu relegato in un articoletto del «The astrophisical journal» che pochi lessero e ancora meno compresero.
Quei pochi che lo compresero si guardarono bene dal tirarne le conseguenze.
Ormai la teoria della relatività dilagava e anche a volerla fermare era inarrestabile.
Come racconta H. Bouassé «I periodici sono pieni delle foto di Einstein, le belle donne fanno coda per vederlo, egli chiude delle tournèes come un’attrice, e ci si batte pro o contro. Evidentemente, come si dice a Tolosa, c’è qualcosa di più o di meno!».
Ora a dei fatti incontrovertibili si contrappone una teoria filosofica, una sorta di bizzarro misticismo, quasi una nuova religione di cui Einstein è il profeta.
Quando quei fatti sono troppo duri si risponde con l’ostracismo se non con la rimozione: chi ricorda oggi il secondo esperimento di Michelson, ripeto ancora, premio Nobel e non una nullità?
Forse solo degli specialisti.
Le enciclopedie, a partire dalla Treccani no, e nemmeno i manuali in uso nelle scuole e nelle università.
E qui siamo nel "Regno" delle ovvietà!
Figuriamoci cosa si deve fare e provare quanto si entra nel "Regno" della Fisica Cosmica e Quantistica.... Dunque RISPETTO per Einstein, ma anche prudenza. Quante cose, ieri o anche un secolo fa, parevano ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILI ed IMPROPONIBILI SCIENTIFICAMENTE, ed oggi sono "banalità quotidiane"?!?
La Velocità Limite nell'Universo è la Velocità della Luce? Forse. O forse no.
Rispetto per chi crea e statuisce razionalmente, ma rispetto anche per chi, sempre razionalmente (e con la Storia della Scienza sotto mano), dubita...
Si tentò subito di mettere in dubbio l'esperimento. Esso era stato perfezionato da Michelson
e Morley dal 1881 al 1887; fu ripetuto da Morley e Miller nel 1904 e nel 1905; poi solo
da Miller nel 1921. Piccard, un belga, lo ripetè a 2500m di altezza nel 1926. Fu ripreso all'università
di Nizza, al laser, nel 1977. Il risultato fu sempre confermato: la velocità assoluta
dell'osservatore terrestre non può che essere molto più piccola di 30Km/sec. Si cercarono
dunque altre interpretazioni.
Nel 1892 Fitzgerald, un irlandese, immaginò che il braccio trasversale dell'interferometro
si dilatava sotto l'effetto della velocità v. Poi, nel 1904, Lorentz, un olandese, propose al contrario una contrazione del braccio longitudinale. Infine, nel 1905, Einstein proponeva di ammettere che la velocità della luce, c, non è influenzata dalla velocità propria dell'osservatore v. In questa ipotesi, i 2 bracci dell'interferometro in movimento restano di pari lunghezza e sono percorsi dalla luce con un'uguale
velocità c. L'uguaglianza dei tempi di percorso si deduce immediatamente.
L'opinione sapiente accettò poco a poco questo postulato; bisognò dunque abbandonare l'idea
di un mezzo reale, supporto delle onde luminose (l'etere) per giustificare questa strana
costanza della velocità della luce, quale che sia la velocità propria dell'osservatore. Da ciò
una doppia difficoltà:
- la luce, pensata come un' "onda", si propagherebbe senza mezzo vibrante; essa diviene
come un'onda senz'acqua, o un suono senz'aria, pura entità matematica per i calcoli del
fisico allorchè i fenomeni luminosi sono ben reali: effetto fotoelettrico, fotosintesi della
clorofilla, ecc...
- la luce, pensata come "corpuscolo" (il fotone) non obbedisce alle leggi della meccanica
dei corpi. Così la velocità di un aereo da caccia si aggiunge alla velocità della palla
del mitragliatore all'uscita dal cannone (ma si sa d'altronde che la velocità della luce è
indipendente dalla velocità della sorgente). Orbene, il raggio della luce che attraversa
un vetro è rallentato dal vetro che è più rifrangente dell'aria, ma riprende subito la sua
velocità dall'altra parte del vetro (da dove gli viene l'energia necessaria per questa accelerazione?)"