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A slice of the Infinite beyond (7) - by Dr Alessio Feltri
DATEMI UN CRICK E VI SOLLEVERO IL MONDO

Per comprendere meglio la genesi del pensiero di Crick  utile ripercorrere per sommi capi la sua carriera. Il primo elemento significativo  che, dopo la scoperta della doppia elica del 1953 ed il Nobel conquistato a 46 anni insieme a Watson e Wilkins, Crick inizi a studiare approfonditamente i virus. Ora, se il maggior esperto mondiale di DNA ha pensato che i virus rappresentassero un passaggio obbligato per la comprensione del meccanismo genetico, perch mai non dovremmo essere daccordo con lui?

Le conclusioni di Crick apparvero nella seconda met degli anni 70 e furono talmente rivoluzionarie da creargli unopposizione micidiale da parte dellestablishment scientifico. Gli unici a condividerne i principi fondamentali furono proprio Hoyle ed imprevedibilmente Carl Sagan, cio colui che da molti si ritiene essere stato il principale artefice ideologico del cover-up sui risultati conseguiti nellesplorazione spaziale. Crick non si limit a confermare il ruolo giocato dai virus nel controllare le forme di vita terrestri, ma si spinse fino ad attribuire loro la responsabilit diretta dellesistenza di organismi evoluti sul nostro pianeta.

L'ipotesi della cosiddetta "directed panspermia", la panspermia guidata, fu discussa la prima volta nel corso della Conferenza Internazionale sull'Intelligenza Extraterrestre che ebbe luogo presso l'Osservatorio Astrofisico di Gyurakam nella citt di Yeravan (Armenia) nel settembre 1971, i cui atti furono raccolti da Carl Sagan nel volume Communications with Extraterrestrial Intelligence. Crick riprese poi l'argomento in un saggio scritto insieme a Leslie Orgel e pubblicato nel 1973 su Icarus, una rivista di scienze planetarie. Un ampliamento delle sue tesi si ebbe infine con l'articolo Selfish DNA: the Ultimate Parasite pubblicato su Nature dell'aprile 1980.

In questo intervento Crick part da alcune sue conclusioni raggiunte dopo quasi trent'anni di studi sulla molecola dell'acido desossiribonucleico e le utilizz per avallare la tesi della panspermia guidata. Ormai si era raggiunta la certezza che non tutti i geni contenuti nei cromosomi di cui  composta la doppia elica del DNA contenevano la codificazione necessaria per le proteine, cio per la formazione del corpo. Nel caso dell'organismo umano, soltanto l'1,7% del DNA serve a dare gli schemi costitutivi delle proteine: il resto del DNA contiene la replica per milioni di volte delle stesse unit genetiche.

Perch vi sono e che scopo hanno tanti doppioni? Secondo Francis Crick la risposta  che, come dice il titolo del suo articolo su Nature, il DNA  egoista, anzi  il parassita definitivo. Questo in quanto, a suo giudizio, non sono n gli individui singoli n le specie nel loro complesso i soggetti dell'evoluzione, ma quei complessi molecolari che sono stati definiti geni, i quali contengono le informazioni genetiche. Di conseguenza gli organismi viventi alla fine debbono essere considerati nient'altro che dei semplici e temporanei contenitori di questi geni egoisti. Il DNA si pu quindi paradossalmente definire un parassita.

Al suo interno i geni hanno moltiplicato se stessi oltre il necessario, creando repliche su repliche come si  detto prima, allo scopo di rendere sicura la sopravvivenza dei loro contenitori. Essi, afferma Crick, hanno trovato il modo di produrre una maggiore quantit di se stessi, prima ancora che la propria discendenza.

La conseguenza  logica. L'evoluzione che si pu riscontrare sia a livello individuale che di specie  l'effetto esteriore dell'evoluzione personale della molecola di DNA, la quale si comporta come fosse un parassita intelligente, non nemico dell'organismo ospite, ma al contrario capace di fornirgli la spinta necessaria a progredire.

Penso che non sia sfuggito al lettore il fatto che definire il DNA un parassita sia un modo indiretto per assegnarne lorigine proprio alloperato dei virus, cio le perfide macchinette parcheggiate in quellarea della stratosfera terrestre di cui parlava Hoyle. Ma come avrebbero agito per ottenere il loro scopo?

C' un punto in comune nel ragionamento scientifico che sta alla base delle tesi di Hoyle e Crick, ed  questo: entrambi gli scienziati hanno considerato improponibile il periodo di tre miliardi di anni che comunemente si indica come data di inizio della vita sul nostro pianeta.

Per passare darwinianamente dal meno complesso al pi complesso, dall'ameba all'uomo come si suol dire anche sui testi scolastici, tre miliardi di anni sono troppo pochi, cos come lo sono anche i quattro e mezzo con i quali si indica l'et della Terra.

Crick concordava con Hoyle sulla panspermia, ma ne ipotizzava una versione guidata, non dispersa indiscriminatamente nell'etere secondo una conseguenza della teoria dell'universo stazionario, ma sviluppatasi su un unico pianeta da cui erano partite sonde interplanetarie che l'avevano volutamente diffusa attraverso la galassia sotto forma di virus, spore e batteri.

Negli ultimi 25 anni, pur tra mille reticenze, nuovi mattoni hanno in parte modificato ledificio di Crick. In particolare si  ipotizzato che lintervento dei virus si sia concretizzato 570 milioni di anni fa, quando, dopo due miliardi e mezzo di forme di vita estremamente primitive, si era verificata sul nostro pianeta una vera e propria esplosione di forme di vita complesse. I virus in sostanza sarebbero intervenuti su un substrato biologico preesistente, stimolandone levoluzione.

Di fatto comunque lintuizione di Crick venne un po offuscata dal suo saltare alle conclusioni. Crick, come Hoyle del resto, non era un creazionista, ma questo attribuire la vita sul nostro pianeta ad unipotetica cultura extraterrestre, che aveva cercato la salvezza da qualche disastro propagando il suo patrimonio genetico nello spazio, assomigliava pi alla vita di Superman che ad una teoria seria. Quello che per possiamo considerare scontato  leffettivo rapporto tra i virus ed il DNA.

Personalmente opterei per unaltra spiegazione delle innumerevoli copie di unit genetiche apparentemente uguali. In natura non esistono casi di ridondanza inutile. In caso di danneggiamento le unit biologiche normalmente dispongono di un software che tenta di effettuare le riparazioni necessarie (cellule staminali e simili), per cui se il DNA fosse un parassita intelligente non dovrebbe far altro, per proteggersi, che dotarsi delle istruzioni necessarie, come nel caso dellamputazione della coda nelle lucertole.

Allinizio degli anni 80 Colin Blakemore aveva fatto notare che per dare un senso allevoluzione era necessario individuare una localizzazione per la memorizzazione delle esperienze accumulate da ogni forma di vita e, dato che il DNA era lunico luogo stabile dove tali esperienze potessero essere memorizzate, era proprio al suo interno che andavano cercate. La verifica sperimentale si  avuta nelle ultime settimane, con lindividuazione dei meccanismi di sintesi proteica relativi alla formazione di ogni singolo ricordo. In base a queste premesse la mia ipotesi  quindi che le aree inspiegate del nostro DNA siano in parte deputate alla memorizzazione delle nostre esperienze sotto forma di meccanismi di sintesi e trasmesse alla prole al momento del concepimento. Nel nostro DNA sarebbero quindi presenti codificati tutti i ricordi accumulati dai nostri predecessori genetici ed ogni nostro contributo allevoluzione della specie sarebbe codificato e memorizzato come la sintesi proteica necessaria per formare un ricordo imprevisto o impensato. Del resto dai movimenti oculari dellembrione durante le fasi di sonno REM sappiamo che sogna: e cosa mai potrebbe sognare se non quanto immagazzinato nella propria memoria genetica? Non  un caso che sia stata verificato sperimentalmente che linterazione ambientale del neonato subito dopo la nascita  enormemente superiore a quella che ha dopo una settimana di vita

A molti non sfuggiranno le analogie con linnatismo di Platone, in base al quale tutto ci che ci pu succedere  gi dentro di noi, ma chi ci dice che Platone avesse torto?

Quando (e se) i fatti daranno ragione alla mia estensione della teoria di Blakemore, io sar morto da un pezzo, ma mi consolo pensando che in quella eventualit anche il concetto di morte avr dovuto subire una revisione alquanto radicale.
Parole chiave: Virus

A slice of the Infinite beyond (7) - by Dr Alessio Feltri

DATEMI UN CRICK E VI SOLLEVERO IL MONDO

Per comprendere meglio la genesi del pensiero di Crick utile ripercorrere per sommi capi la sua carriera. Il primo elemento significativo che, dopo la scoperta della doppia elica del 1953 ed il Nobel conquistato a 46 anni insieme a Watson e Wilkins, Crick inizi a studiare approfonditamente i virus. Ora, se il maggior esperto mondiale di DNA ha pensato che i virus rappresentassero un passaggio obbligato per la comprensione del meccanismo genetico, perch mai non dovremmo essere daccordo con lui?

Le conclusioni di Crick apparvero nella seconda met degli anni 70 e furono talmente rivoluzionarie da creargli unopposizione micidiale da parte dellestablishment scientifico. Gli unici a condividerne i principi fondamentali furono proprio Hoyle ed imprevedibilmente Carl Sagan, cio colui che da molti si ritiene essere stato il principale artefice ideologico del cover-up sui risultati conseguiti nellesplorazione spaziale. Crick non si limit a confermare il ruolo giocato dai virus nel controllare le forme di vita terrestri, ma si spinse fino ad attribuire loro la responsabilit diretta dellesistenza di organismi evoluti sul nostro pianeta.

L'ipotesi della cosiddetta "directed panspermia", la panspermia guidata, fu discussa la prima volta nel corso della Conferenza Internazionale sull'Intelligenza Extraterrestre che ebbe luogo presso l'Osservatorio Astrofisico di Gyurakam nella citt di Yeravan (Armenia) nel settembre 1971, i cui atti furono raccolti da Carl Sagan nel volume Communications with Extraterrestrial Intelligence. Crick riprese poi l'argomento in un saggio scritto insieme a Leslie Orgel e pubblicato nel 1973 su Icarus, una rivista di scienze planetarie. Un ampliamento delle sue tesi si ebbe infine con l'articolo Selfish DNA: the Ultimate Parasite pubblicato su Nature dell'aprile 1980.

In questo intervento Crick part da alcune sue conclusioni raggiunte dopo quasi trent'anni di studi sulla molecola dell'acido desossiribonucleico e le utilizz per avallare la tesi della panspermia guidata. Ormai si era raggiunta la certezza che non tutti i geni contenuti nei cromosomi di cui composta la doppia elica del DNA contenevano la codificazione necessaria per le proteine, cio per la formazione del corpo. Nel caso dell'organismo umano, soltanto l'1,7% del DNA serve a dare gli schemi costitutivi delle proteine: il resto del DNA contiene la replica per milioni di volte delle stesse unit genetiche.

Perch vi sono e che scopo hanno tanti doppioni? Secondo Francis Crick la risposta che, come dice il titolo del suo articolo su Nature, il DNA egoista, anzi il parassita definitivo. Questo in quanto, a suo giudizio, non sono n gli individui singoli n le specie nel loro complesso i soggetti dell'evoluzione, ma quei complessi molecolari che sono stati definiti geni, i quali contengono le informazioni genetiche. Di conseguenza gli organismi viventi alla fine debbono essere considerati nient'altro che dei semplici e temporanei contenitori di questi geni egoisti. Il DNA si pu quindi paradossalmente definire un parassita.

Al suo interno i geni hanno moltiplicato se stessi oltre il necessario, creando repliche su repliche come si detto prima, allo scopo di rendere sicura la sopravvivenza dei loro contenitori. Essi, afferma Crick, hanno trovato il modo di produrre una maggiore quantit di se stessi, prima ancora che la propria discendenza.

La conseguenza logica. L'evoluzione che si pu riscontrare sia a livello individuale che di specie l'effetto esteriore dell'evoluzione personale della molecola di DNA, la quale si comporta come fosse un parassita intelligente, non nemico dell'organismo ospite, ma al contrario capace di fornirgli la spinta necessaria a progredire.

Penso che non sia sfuggito al lettore il fatto che definire il DNA un parassita sia un modo indiretto per assegnarne lorigine proprio alloperato dei virus, cio le perfide macchinette parcheggiate in quellarea della stratosfera terrestre di cui parlava Hoyle. Ma come avrebbero agito per ottenere il loro scopo?

C' un punto in comune nel ragionamento scientifico che sta alla base delle tesi di Hoyle e Crick, ed questo: entrambi gli scienziati hanno considerato improponibile il periodo di tre miliardi di anni che comunemente si indica come data di inizio della vita sul nostro pianeta.

Per passare darwinianamente dal meno complesso al pi complesso, dall'ameba all'uomo come si suol dire anche sui testi scolastici, tre miliardi di anni sono troppo pochi, cos come lo sono anche i quattro e mezzo con i quali si indica l'et della Terra.

Crick concordava con Hoyle sulla panspermia, ma ne ipotizzava una versione guidata, non dispersa indiscriminatamente nell'etere secondo una conseguenza della teoria dell'universo stazionario, ma sviluppatasi su un unico pianeta da cui erano partite sonde interplanetarie che l'avevano volutamente diffusa attraverso la galassia sotto forma di virus, spore e batteri.

Negli ultimi 25 anni, pur tra mille reticenze, nuovi mattoni hanno in parte modificato ledificio di Crick. In particolare si ipotizzato che lintervento dei virus si sia concretizzato 570 milioni di anni fa, quando, dopo due miliardi e mezzo di forme di vita estremamente primitive, si era verificata sul nostro pianeta una vera e propria esplosione di forme di vita complesse. I virus in sostanza sarebbero intervenuti su un substrato biologico preesistente, stimolandone levoluzione.

Di fatto comunque lintuizione di Crick venne un po offuscata dal suo saltare alle conclusioni. Crick, come Hoyle del resto, non era un creazionista, ma questo attribuire la vita sul nostro pianeta ad unipotetica cultura extraterrestre, che aveva cercato la salvezza da qualche disastro propagando il suo patrimonio genetico nello spazio, assomigliava pi alla vita di Superman che ad una teoria seria. Quello che per possiamo considerare scontato leffettivo rapporto tra i virus ed il DNA.

Personalmente opterei per unaltra spiegazione delle innumerevoli copie di unit genetiche apparentemente uguali. In natura non esistono casi di ridondanza inutile. In caso di danneggiamento le unit biologiche normalmente dispongono di un software che tenta di effettuare le riparazioni necessarie (cellule staminali e simili), per cui se il DNA fosse un parassita intelligente non dovrebbe far altro, per proteggersi, che dotarsi delle istruzioni necessarie, come nel caso dellamputazione della coda nelle lucertole.

Allinizio degli anni 80 Colin Blakemore aveva fatto notare che per dare un senso allevoluzione era necessario individuare una localizzazione per la memorizzazione delle esperienze accumulate da ogni forma di vita e, dato che il DNA era lunico luogo stabile dove tali esperienze potessero essere memorizzate, era proprio al suo interno che andavano cercate. La verifica sperimentale si avuta nelle ultime settimane, con lindividuazione dei meccanismi di sintesi proteica relativi alla formazione di ogni singolo ricordo. In base a queste premesse la mia ipotesi quindi che le aree inspiegate del nostro DNA siano in parte deputate alla memorizzazione delle nostre esperienze sotto forma di meccanismi di sintesi e trasmesse alla prole al momento del concepimento. Nel nostro DNA sarebbero quindi presenti codificati tutti i ricordi accumulati dai nostri predecessori genetici ed ogni nostro contributo allevoluzione della specie sarebbe codificato e memorizzato come la sintesi proteica necessaria per formare un ricordo imprevisto o impensato. Del resto dai movimenti oculari dellembrione durante le fasi di sonno REM sappiamo che sogna: e cosa mai potrebbe sognare se non quanto immagazzinato nella propria memoria genetica? Non un caso che sia stata verificato sperimentalmente che linterazione ambientale del neonato subito dopo la nascita enormemente superiore a quella che ha dopo una settimana di vita

A molti non sfuggiranno le analogie con linnatismo di Platone, in base al quale tutto ci che ci pu succedere gi dentro di noi, ma chi ci dice che Platone avesse torto?

Quando (e se) i fatti daranno ragione alla mia estensione della teoria di Blakemore, io sar morto da un pezzo, ma mi consolo pensando che in quella eventualit anche il concetto di morte avr dovuto subire una revisione alquanto radicale.

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Nome album:MareKromium / Red Planet
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Parole chiave:Virus
Copyright:Dr Alessio Feltri & Space Freedom
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Data di inserimento:Ago 04, 2021
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