Inizio Registrati Login

Elenco album Ultimi arrivi Ultimi commenti Più viste Più votate Preferiti Cerca

Inizio > DEEP SKY > The Universe Inside

Piú votate - The Universe Inside
HUMANMARK-MF_LXT.jpg
HUMANMARK-MF_LXT.jpgThe Human Mark (by Dr Marco Faccin)89 visitenessun commentoMareKromium55555
(6 voti)
Under_The_Stars.jpg
Under_The_Stars.jpgOld Faithful...80 visite
Caption NASA:"You don't have to be at Yellowstone to see a sky this beautiful, but it helps. Only at Yellowstone National Park in Wyoming, USA, would you see the picturesque foreground of the famous "Old Faithful Geyser" erupting in front an already picturesque sky. Old Faithful Geyser, visible in the foreground, is seen propelling a stream of hot water over 30 mt up in the air. This happens predictably for a few minutes about every 90 minutes. Also predictable are the brightest orbs that popular the nighttime sky, although those visible at any one time keep changing. Visible far in the background sky of this mid-June image are the plane of our Milky Way Galaxy on the left, and the bright planet Jupiter on the right. Jupiter is the brightest celestial object in the entire image. Old Faithful has been erupting at least since the late 1800s".
Nota: siamo curiosi di vedere quando la NASA "ipotizzerà" (ironizziamo, poichè le evidenze fotografiche in nostro possesso sono già innumerevoli) che alcuni fenomeni attualmente catalogati come "minicicloni" o "Dust Devils" (DD) sono, in realtà (ed in maniera particolare nelle aree presso-polari), dei geysers.
Geysers che, a volte, eruttano fango e ghiaccio e, altre volte - forse - acqua calda ed idrocarburi.

Staremo a vedere...
MareKromium55555
(6 voti)
ZQ-MercuryTransit.jpg
ZQ-MercuryTransit.jpgThe "Transit" of Mercury95 visiteDa "NASA - Picture of the Day" del 14-11-2006:" What's that dot on the Sun? If you look closely, it is almost perfectly round. The dot is the result of an unusual type of solar eclipse that occurred last week. Usually it is the Earth's Moon that eclipses the Sun. Last week, for the first time in over three years, the planet Mercury took a turn. Like the approach to New Moon before a solar eclipse, the phase of Mercury became a continually thinner crescent as the Planet progressed toward an alignment with the Sun. Eventually the phase of Mercury dropped to zero and the dark spot of Mercury crossed our parent star. The situation could technically be labeled a Mercurian Annular Eclipse with an extraordinarily large ring of fire. From above the cratered planes of the night side of Mercury, the Earth appeared in its fullest phase. Hours later, as Mercury continued in its orbit, a slight crescent phase appeared again. The next Mercurian solar eclipse will occur in 2016". MareKromium55555
(6 voti)
Moonlight.jpg
Moonlight.jpgDistortions... (Image Credit & Copyright: Giacomo Venturin)153 visite"...L'usanza comune a molti letterati di disprezzare il mondo moderno e' una maniera dissimulata di presumersi degni di un altro migliore..."

Aristide Gabelli
1 commentiMareKromium55555
(5 voti)
South_African_Clouds.jpg
South_African_Clouds.jpgRed Clouds (South Africa)247 visitenessun commento3 commentiMareKromium55555
(5 voti)
Drake_Frank.jpg
Drake_Frank.jpgIn Loving Memory: Frank Drake166 visiteE’ morto Frank Drake, l’astronomo e astrofisico pioniere della ricerca di civiltà aliene, padre del programma Seti, dedicato alla ricerca di forme di intelligenza extraterrestri. È sua e porta il suo nome la celebre equazione che permette di stimare il numero delle civiltà aliene capaci di comunicare. La notizia della morte di Drake, avvenuta il 2 settembre scorso, è stata diffusa su Twitter da decine di studiosi e appassionati di scienza e fantascienza. All’età di 92 anni, Drake è morto per cause naturali nella sua casa di Aptos, in California.

Insieme al suo collega Carl Sagan (1934 – 1996), Drake era stato il padre del progetto Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence), che si basava sull’idea che si potessero forse rilevare le emissioni di onde radio delle civiltà extraterrestri nella Via Lattea e forse anche comunicare con loro scambiandosi messaggi. Drake è stato per 19 anni presidente del consiglio di amministrazione del Seti Institute, nato nel 1974, a Mountain View, in California, un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di ricerca delle forme di vita oltre la Terra. Lo scienziato è conosciuto anche per l’equazione che porta il suo nome (equazione di Drake), riferita alla possibilità dell’esistenza di forme di vita intelligenti extraterrestri. Drake iniziò la carriera intraprendendo la ricerca radioastronomica al National Radio Astronomy Observatory a Green Bank nella Virginia Occidentale e in seguito al Jet Propulsion Laboratory, conducendo importanti misurazioni che rilevarono la presenza della magnetosfera e della ionosfera gioviana.
Nel 1960, condusse la prima ricerca radio di un’intelligenza extraterrestre, nota come Progetto Ozma: non venne, tuttavia, trovata alcuna evidenza di segnali alieni. Drake considerava il “contatto” sotto forma di segnali luminosi o radio inevitabile negli anni a venire. Nel 1961, assieme a J. Peter Pearman, presentò la sua famosa equazione, un tentativo di stimare il numero di civiltà extraterrestri intelligenti presenti nella nostra Galassia con le quali potremmo pensare di entrare in contatto. Drake prese parte ai primi studi sulle pulsar, fu professore alla Cornell University (1964-84) e direttore dell’Osservatorio di Arecibo. Nel 1972, poi, Drake disegnò assieme a Carl Sagan la piastra collocata sulle sonde Pioneer 10 e 11, il primo messaggio fisico inviato nello spazio; la piastra venne progettata per essere comprensibile da un eventuale extraterrestre che avrebbe potuto incontrarla.

In seguito, supervisionò anche la creazione del Voyager Golden Record come professore di astronomia e astrofisica all’Università della California. È stato presidente della Società astronomica del Pacifico e membro dell’Accademia Nazionale per le Scienze degli Stati Uniti.
14 commentiMareKromium55555
(5 voti)
Solaris-1.jpg
Solaris-1.jpgSolaris241 visite"Perché andiamo a frugare l'universo, quando non sappiamo niente di noi stessi?" (recensione di Stefano Santoli)

L'anelito all'elevazione spirituale è centrale nella poetica di Tarkovskij. L'intreccio fantascientifico di "Solaris", tratto da un romanzo del polacco Stanislaw Lem, diventa, nelle mani del regista russo, la storia di una redenzione. Protagonista è uno psicologo, Kris Kelvin (Donatas Banionis), che viene inviato sulla stazione spaziale orbitante attorno al pianeta Solaris per comprendere cosa sia successo ai pochi scienziati rimasti lassù. Il pianeta - ricoperto da un immenso oceano - è un'entità aliena, forse un cervello pensante, in grado di materializzare ciò che si cela nei recessi della psiche umana. Kelvin dovrà fare i conti con questo potere: si presenterà al suo cospetto la moglie Hari (Natalija Bondarchuk), morta suicida anni prima. Giunto sulla stazione per rimediare agli influssi del pianeta sulla psiche degli altri, Kelvin dovrà quindi confrontarsi con i propri fantasmi.

Scacco alla ragione
I primi 40 minuti della pellicola (tagliati nella versione italiana del film, e di fatto irreperibili prima che venisse diffusa, negli ultimi anni, la versione integrale) sono ambientati sulla Terra. Si tratta di un'aggiunta di Tarkovskij al romanzo, che comincia direttamente nello spazio. La pellicola inizia sulle note del maestoso preludio corale in fa minore di Bach, che torneranno più volte nel film, connotandolo di forte nostalgia per l'armonia. La prima immagine di "Solaris" inquadra l'acqua di un laghetto presso cui Kelvin sosta pensoso. Immerse nell'acqua ondeggiano, armoniose, le alghe. L'acqua è fertile, salvifica, rigeneratrice nel cinema di Tarkovskij: Kelvin, sorpreso da un temporale, si lascia inzuppare con voluttà. Ad attenderlo nello spazio remoto, c'è il fluido ben diverso dell'oceano di Solaris.
Il passaggio dalla dimensione domestica alla stazione orbitante è traumatico come uno sradicamento. Kelvin arriva in solitudine, nessuno ad accoglierlo. La stazione è un mondo artificiale di superfici metalliche luride e in disfacimento, in cui tutto appare squilibrato e regnano caos e lerciume.

Su una parete della dacia, dimora del padre di Kelvin, avevamo scorto susseguirsi quadri che ritraevano modelli di mongolfiere. Al di là del rimando al sogno umano per eccellenza - quello del volo - c'è un rimando interno alla filmografia del regista: alla scena iniziale di "Andrej Rublëv", dove una mongolfiera si schiantava rovinosamente al suolo. Lo slancio ambizioso della scienza - il positivismo della ragione che si crede orgogliosamente superiore alla psiche - è messo sotto scacco dal pianeta Solaris, che proprio sui reconditi recessi della psiche ha fatto leva per destabilizzare gli scienziati. Nelle inquadrature in cui si scorge, l'oceano di Solaris sembra dotato di una potenza soverchiante e inesausta. Quella che un tempo era una stazione popolata da 85 persone, è ridotta ora quasi ad un ammasso di detriti, dove ormai appena due individui (Snaut e Sartorius) si aggirano smarriti, come anime in pena prive di scopo. In un impeto di autodenigrazione (o autocommiserazione?), un altro scienziato (Gibarian), prima di uccidersi, si è ridotto a raffigurare l'essere umano con uno scarabocchio infantile: così appare, affissa ad una porta su un foglietto, la figura umana in un disegno la cui didascalia recita "uomo". Un dettaglio emblematico svela chiaramente la posizione del regista: mentre Sartorius ribadisce il proprio oltranzismo razionalista, Tarkovskij ne inquadra ironicamente la lente degli occhiali che si stacca dalla montatura.

Paura e desiderio
C'è uno stretto legame fra i due film fantascientifici di Tarkovskij, "Solaris" e "Stalker". Anche nel successivo film del 1979 Tarkovskij tornerà a raccontare della possibilità che qualcosa di alieno possa concretizzare i desideri nascosti (qui è il pianeta Solaris; in "Stalker" sarà la stanza di cui i protagonisti vanno alla ricerca nella Zona). Se al cospetto di Solaris si è impotenti (il pianeta materializza i desideri contro la nostra volontà), in "Stalker" ci si può rifiutare di entrare nella stanza, ma la differenza è secondaria: comune a entrambi i film è la paura dei propri desideri. L'esitazione a entrare nella stanza di "Stalker" corrisponde all'angoscia, o alla vergogna (come sostiene Kelvin), che ha portato al suicidio Gibarian.
C'è un parallelismo anche fra i personaggi dei due film, ciascuno dei quali incarna, rispettivamente, l'arroganza della scienza arroccata in uno sterile razionalismo (Sartorius, in "Solaris"), l'ansia carica di dubbi dello scetticismo, cui non è estranea la compassione (Snaut), l'apertura al mistero (Kelvin).

Se abbiamo paura dei nostri desideri, è perché ad essi associamo una colpa. Solo Kelvin regge la sfida di Solaris. Riconosce la propria responsabilità nel suicidio della moglie Hari, e dopo il rigetto iniziale accoglie il proprio desiderio di riportarla in vita. Il coraggio di ammettere una colpa rimossa aiuta Kelvin a superare la paura.
La costante religiosa di Tarkovskij è declinata, in "Solaris", nell'accettazione in Hari del mistero, oltre ogni spiegazione scientifica, oltre la necessità stessa di una logica scientifica. La scelta di Kelvin di accettare in questa replica di Hari la vera Hari, e non un suo simulacro illusorio, matura nel rigetto delle categorie della ragione, inabili a sondare i recessi dell'interiorità umana. La scommessa di Kelvin è folle, va contro ogni senso comune: è uno scandalo, come quello di Abramo in Kierkegaard. Non è reminiscenza peregrina l'"Ordet" di Dreyer. E' un atto di fede, non privo di tormento (Kelvin è costantemente assediato da un'angoscia che lo porta a sudare copiosamente).
Al momento in cui Kelvin ha maturato l'accettazione del mistero, Tarkovskij, sulle note del preludio di Bach, lo fa levitare insieme ad Hari. La levitazione (un motivo che tornerà nelle pellicole future) concretizza per un istante di beatitudine quell'anelito all'elevazione spirituale cui tende, insieme al cinema di Tarkovskij, l'arte stessa, nella sua ricerca d'infinito e d'armonia.

Hari che visse due volte
Anche se Hari è una replicante, si va progressivamente umanizzando. Ciò basta a renderla meritevole di riguardo alla stregua di un essere umano (sotto questo aspetto il film precorre "Blade Runner"). Hari dimostra di essere più umana di uomini come Sartorius. Il suo iniziale, compulsivo bisogno di Kelvin (si ferisce sfondando una porta per non restarne separata) si trasforma gradualmente in capacità di amare, per arrivare infine al massimo sacrificio. Ancora il suicidio per amore: prima tentato vanamente (con l'ossigeno liquido, in una sequenza quasi horror), poi rimettendosi alla volontà di Sartorius. In Hari c'è in nuce il tema del sacrificio di sé per il bene altrui, sviluppato da Tarkovskij nei suoi ultimi film, "Nostalghia" e (appunto) "Sacrificio" (1).

La donna Hari si sovrappone alla donna-madre. Nel pre-finale - nel solito alternarsi di bianco e nero e colore che contraddistingue il film e sembra associarsi ai mutamenti di condizione emotiva (2) - a Kelvin compare proprio la madre, che con una brocca e un catino effettua un lavacro purificatore (la funzione purificatrice dell'acqua è sin troppo evidente. La sequenza è stilisticamente notevole perché contraddistinta da una proliferazione di molte Hari: senza stacchi di montaggio, in unica inquadratura, una carrellata, vediamo apparire più volte Hari, prima di uno stacco dopo il quale la macchina da presa si posa sul primo piano della madre di Kelvin) (3). La sovrapposizione fra compagna e madre, ripreso ne "Lo specchio", rivela un debito del regista nei confronti di un'iconografia comune a varie tradizioni pittoriche della cristianità, in cui la figura salvifica della donna si accompagna a caratteri eterei e angelicati (sia Hari che la madre di Kelvin portano ad esempio i capelli raccolti), a simboleggiare una purezza quasi asessuata, in cui non ha del tutto torto chi individua una mortificazione della sessualità contrapposta alla ricerca della spiritualità (4).

Una dacia nel cosmo
Un'avvertenza per chi non avesse visto il film: stiamo per parlare esplicitamente del finale.
Kelvin fa ritorno alla dacia paterna. E' un nostos, un ritorno. La dacia è simbolo della tradizione. La tradizione, il legame con le proprie radici, sono in Tarkovskij imprescindibili fonti di spiritualità; sono la meta del viaggio. Il percorso di Kelvin è stato un'odissea (nello spazio) anzitutto interiore: e come Odisseo quando fa ritorno ad Itaca incontra prima il proprio cane Argo, così a Kelvin corre incontro il cane. Nostos, ritorno: la nostalgia, letteralmente "dolore del ritorno", è tema centrale in Tarkovskij già prima dell'esilio e del corrispondente film dell'esilio ("Nostalghia", per l'appunto). "Noli foras ire, in te ipsum redi: in interiore homine habitat veritas": il monito di Agostino d'Ippona si adatta perfettamente a sintetizzare il senso di "Solaris".
Il finale di "Solaris" parrebbe il più classico dei nostos se Tarkovskij non intendesse destabilizzare lo spettatore con l'inquadratura conclusiva, con la quale realizza una perfetta mise en abîme. Nella celeberrima scena conclusiva, un dolly smisurato (composto di tre inquadrature: la prima il dolly vero e proprio, la seconda una ripresa aerea, la terza un effetto di sovrimpressione) rivela che la dacia paterna cui Kelvin ha fatto ritorno si trova in realtà su di un'isola sorta nel mezzo dell'oceano di Solaris (5). E' un finale simbolico, che sembra intendere che Kelvin dovrà scontare un esilio (precognizione dell'esilio dello stesso Tarkovskij?). Assuntosi la responsabilità delle proprie colpe, Kelvin si è pentito; riscattato dall'amore, grazie anche al sacrificio di Hari, si è "salvato". Cristianamente, dal pentimento scaturisce la salvezza, ma il finale del film circoscrive la salvezza a un ambito esclusivamente spirituale: materialmente, invece, Kelvin non scampa a quella che appare una condanna all'esilio, da scontare in questa vita.

Questo finale rimane passibile di interpretazioni anche opposte. Sotto questo aspetto, pur nell'enorme distanza estetica e poetica con Kubrick, non è completamente fuorviante (6) instaurare un prudente parallelo con l'odissea kubrickiana - un parallelo che, a scopi commerciali, fu impropriamente imposto sin sulla locandina italiana originale (dove si legge "La risposta della cinematografia sovietica a 2001: Odissea nello spazio"). Fra l'altro, l'esilio di Kelvin in un ambiente familiare perso nello spazio non è lontano dal destino riservato a David, condannato a vivere da solo nella celebre stanza rococò del finale di "2001".

Sin dall'inizio, Kelvin si era dimostrato poco desideroso di intraprendere un viaggio nel cosmo. Tornando all'inquadratura iniziale, per rileggerla come una sorta di establishing shot contenutistico, notiamo che l'acqua scorre da destra verso sinistra; la macchina da presa, poi, prende a muoversi verso destra. Abitualmente, le inquadrature da sinistra a destra, seguendo il senso della lettura, indicano apertura al futuro; i movimenti contrari (come qui quello dell'acqua), conducono al passato. Tutto "Solaris" è segnato da questo doppio movimento: una proiezione verso lo spazio profondo (l'ignoto) accompagnata costantemente dall'urgenza del recupero del passato: la Terra, Hari, la dimora paterna.
Il padre di Kelvin è il custode vivo della tradizione. Nella sequenza finale, dopo un muto, memorabile scambio di sguardi attraverso il vetro di una finestra, Kelvin sulla soglia della dacia si inginocchia al cospetto del padre, che gli pone le mani sulle spalle come nel dipinto "Il figliol prodigo" di Rembrandt. In quel preciso momento ha inizio il dolly. Già sulla stazione orbitante Kelvin si era inginocchiato, ai piedi di Hari. Ci si inginocchia di fronte a ciò che è sacro, facendo una professione di umiltà in cui sacrifichiamo il proprio ego e ci predisponiamo alla misericordia altrui. Il gesto di Kelvin su cui il film si chiude sta a indicare la raggiunta consapevolezza della sacralità delle radici.
Aver avuto l'ambizione di declinare tematiche di questo genere, religiose, profondamente russe, nel pieno della Russia sovietica - addentrandosi in un genere in apparenza lontanissimo dalle proprie corde - è indice di un coraggio e di un'urgenza espressiva eccezionali, che contribuiscono a fare di "Solaris" uno dei vertici dell'arte di Andreij Tarkovskij (7).


(1) Vedi, in questo senso, F. Borin, "Solaris", L'Epos, p. 48.
(2) Questa alternanza, inaugurata da Tarkovskij in questa pellicola che è la sua prima a colori (se si eccettua l'esplosione di colore sulla rassegna di dipinti di Andrej Roublev nel finale dell'omonimo film), proseguirà in tutte le pellicole successive del maestro russo, divenendone una caratteristica che conferisce ai suoi film una peculiare enigmaticità. La scelta, oggi singolare, pare dettata da una ricerca linguistica di cui non si faticano a individuare gli stimoli in un momento storico in cui l'uso del colore iniziava appena a diffondersi nel cinema d'autore europeo, ed era contraddistinto, ai suoi albori, da una spiccata curiosità sperimentale (si pensi ai vari "Giulietta degli spiriti", "Deserto rosso", "Sussurri e grida").
(3) In questa sequenza è spinto così al massimo grado di spaesamento uno degli espedienti cui Tarkovskij ricorre allo scopo di disorientare lo sguardo: solitamente, e con frequenza, il regista disattende la sintassi del campo/controcampo, facendo apparire i personaggi in posizioni inaspettatamente diverse da quelle in cui si trovavano nell'inquadratura precedente.
(4) E' di questa opinione Slavoj Žižek, che, in "Tarkovskij: la Cosa dallo spazio profondo" - in una lettura lacaniana e anti-junghiana del film che non condividiamo - si spinge ad individuare in Tarkovskij un desiderio di castrazione non soltanto psicologico-sessuale, ma persino intellettuale, a livello di tematica profonda della sua opera.
(5) Questo finale sarà poi richiamato da quello di "Nostalghia", dove la dacia russa sarà ospitata dentro la cattedrale di S. Galgano in Toscana.
(6) Come sostenuto da T. Masoni e P. Vecchi nel loro "Castoro" dedicato a Tarkovskij.
(7) Merita di essere ricordato che il giudizio di Tarkovskij verso il proprio film fosse a questo riguardo particolarmente severo: "In Solaris c'erano troppo accessori fantascientifici che distraevano dal tema principale. I razzi, le stazioni spaziali... Ritengo che la realtà a cui l'artista ricorre per esprimere la propria visione del mondo debba essere, scusate la tautologia, reale, ossia comprensibile e nota fin dall'infanzia". Al contrario, crediamo invece che l'ibridazione fra le tematiche spirituali della poetica del maestro russo e i motivi fantascientifici del film sia stata feconda in termini di originalità, dando vita a un'opera d'arte sorprendente e memorabile.
4 commentiMareKromium55555
(5 voti)
Cerchio.jpg
Cerchio.jpgWhat is a "Circle"?129 visiteLa domandina è semplice: quando un angolo si riduce ad un "punto", quale sarà mai la dimensione dell'angolo/punto stesso, esprimendola in gradi?17 commentiMareKromium55555
(5 voti)
No-U_Turn_2.jpg
No-U_Turn_2.jpgNo U-Turn180 visiteSe me lo pubblicano, questo libello sarà un'altra pietra nel muro (di unione e NON di divisione) che ho cercato di costruire. Buona Lettura ed Auguri!!!

§§§

Si nasce, ed iniziamo a Vivere.
Infanti, ragazzi, adolescenti, adulti, vecchi.

Ma, a volte, la Consapevolezza manca.

Quando Essa arriva? Chi può dirlo… Per alcuni presto, per altri tardi. Ma arriva.
Ed è implacabile.

Guardo a ieri con gli occhi e la Consapevolezza di oggi e comprendo molto.
Non tutto, certo. Ma molto.

Sono solo.
Siamo soli.

E la Vita è solo un gioco. Forse miracoloso e splendido, forse turpe e perverso.

C’est la Vie…

Non rinnego nulla.
Non rimpiango nulla.
Non ho rimorsi.
Non ho aspettative.

Ed il perché è semplice: ho oltrepassato la Linea.
Quella che segna il divieto di conversione ad “U”.
Non si torna indietro.
Mai.
Si può solo andare avanti.
Verso la Gloria, la Catastrofe, o l’Oblio.

No “U-Turn”.

Questa raccolta di scritti, è la Storia di un Cammino: la mia Vita.

Paolo C. Fienga.

NO U-TURN (Novembre 2017)

Attraversando le Sabbie, e le Oasi chiare di questo Deserto,
Avvertendo il tenero, e pur sempre molesto, passare degli Anni,
Ho visto e ritrovato, forse una volta sola, o forse mille e più,
La mia Natura: l’Anima di un Fanciullo che cercava risposte…

Ma i quesiti sono troppo grandi, e le domande sempre mutevoli,
Come i Volti che hanno attraversato il mio incedere, lento,
Lungo gli innumerevoli percorsi del mio Cuore e della mia Vita,
Vissuta sempre con affabile incoscienza, e perseveranza…

Siamo in tanti, ad incontrarci, lungo le Strade del Mondo;
Per alcuni siamo “Speciali”, per altri “Indifferenti”, ed altri,
Ancora, siamo solo un sussurro, che sibila nella sera, e va.
Ma con Occhio ed Orecchi attenti, possiamo sentire Musica…

Attraversando le Sabbie, e le Oasi chiare di questo Deserto,
Che non comprendo dove abbia avuto inizio, né quando,
Ho anche incontrato l’Amore: l’Angelo del mio Destino,
E ci siamo accompagnati, per lunghi giorni e grandi notti,

Per poi capire, un mattino, che le nostre orme si erano divise:
Le Strade, i Sentieri, i Cammini, si erano disgiunti, senza motivo.
E allora, superata la sorpresa, l’angoscia e l’onesta Paura,
Ho ripreso la mia marcia, per arrivare là, dov’era stato stabilito…

Si nasce per caso, ci si nutre di speranze ed illusioni, e di sogni;
Tutto quello che sembra aiutarci a vivere, ci aiuta anche a morire…
E se mi volto, cercando di riconoscere i miei Passi, vedo le Orme,
Che ormai i Venti della Sera iniziano a cancellare e confondere,

Capisco che il Cammino percorso, all’inizio, si apriva e si diramava.
Ho seguito tante Strade e, tante volte, mi son sentito perso e poi,
Per incanto, ritrovato. Ma il Cammino percorso non si è fermato mai.
Né per la Notte, né per le Tormente, né per la crescente stanchezza…

Ed oggi, al limitare di questa Esistenza, il cui Scopo mi è arduo capire,
Ho ritrovato quell’Amore, quell’Angelo perso, del mio ineffabile Destino,
Che mi guardava, mentre lo guardavo. Ed abbiamo ripreso la marcia,
Nella Consapevolezza che le nostre diverse Strade, non erano lontane…

Ti guardo, mi guardo. Dall’interno, dall’esterno. Ieri, oggi e domani,
Mi guardo e ti guardo. E non credo di poter sbagliare una volta ancora…
Conosco la Verità, come conosco la Strada già percorsa, e le insidie,
Vorrei tornare indietro. Ricominciare a sognare, credere e costruire…

Ma non si torna indietro, lungo questo Cammino, fatto di tutto e nulla;
Vorrei ancora rivederti e rivedermi fanciullo, con Vita, Speranza e Amore;
Ma non si torna indietro, marciando su questo Cammino, fatto di Vita:
Una Vita bella e orribile, unica, vissuta e poi sovente gettata via…

Non si torna indietro: lo sai, lo so. E’ la Legge.
E le nostre cadute, non accettano Alibi, né Scuse.
La Sabbia, un giorno, smetterà di volare su di noi,
Ed allora ci potremo, forse e finalmente, rivedere…

Ma nonostante l’Amore, la Necessità, e le nostre Vite,
Quanto già scritto, non lo cancelleremo mai, e poi mai.
Poiché non si torna indietro: lo so, lo sai. E’ la Legge.
E la Legge chiede solo di essere attesa e rispettata.

L’Unica Legge che ci accompagna, lungo il nostro Cammino,
Attraverso le Oasi e le Sabbie Scure di questa diabolica Empietà…

L’Unica Legge che non si può violare, nel nostro becero Destino:
Non si torna indietro, e quel ch’è stato scritto, detto e fatto, resterà…
1 commentiMareKromium55555
(5 voti)
Storni.jpg
Storni.jpgBirds drawing a Bird....183 visiteUno stormo di storni, mi dicono "...in volo sopra la Casa Bianca...".

Visto il paesaggio sottostante, non credo proprio....
Comunque - sia come sia (ed immagine a parte, che penso essere stata ottenuta in aperta campagna) - la notizia diceva che si era trattato di uno stormo talmente fitto da far pensare ad un velivolo vero e proprio.

Non commento le riflessioni fatte dai Servizi di Sicurezza Americani (che, se vere, sarebbero ridicole), ma Vi invito a guardare il "disegno" che lo stormo ha tracciato nel Cielo: a me sembra una colomba in volo stilizzata.

"Vedo" bene le ali, la testa ed il becco.

E Voi? Vedete qualcosa?!?
6 commentiMareKromium55555
(5 voti)
Gulf_of_Dreams-Mix-PCF.jpg
Gulf_of_Dreams-Mix-PCF.jpgGulf of Dreams (by Gabriella Rossini; additional process. and color: Dr Paolo C. Fienga - Lunexit Team)252 visiteUn esempio di come può cambiare un Mondo, al cambiare delle condizioni medie di illuminazione:

Lato Sx dell'immagine: Colori Naturali di Cielo e Mare (nessun filtro è stato applicato, nè all'atto della ripresa, nè in post-processing)
Lato Dx: Colori Naturali Assoluti di Cielo e Mare, ipotizzando un Sole leggermente più lontano e meno luminoso, i cui raggi vengono diffusi da un'Atmosfera la quale si caratterizza per il fatto di possedere un'elevata Opacità Atmosferica
MareKromium55555
(5 voti)
Fake_Sunrise.jpg
Fake_Sunrise.jpgTotally Beautiful, but totally Fake77 visiteImmagine pubblicata sulla prestigiosa Rubrica "NASA - Astronomy Picture of the Day" il giorno 10 Ottobre 2011. Si tratta di un esempio ulteriore di come il "fake-ben-fatto" (e pure assai suggestivo) abbia un successo ed un seguito sempre più eclatanti.
Noi, che pure adoriamo il Genere "Fantasy" (al quale questa foto appartiene per non meno del 99%) umilmente, dissentiamo e diciamo che un'immagine come questa (in sè - lo ripetiamo a chiare lettere - davvero molto affascinante e particolare) meritava senz'altro un riconoscimento, ma NON quello del "NASA - Picture of the Day".
MareKromium55555
(5 voti)
476 immagini su 40 pagina(e) 1 - 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 - 40

 
 

Powered by Coppermine Photo Gallery