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| Piú votate - Investigations, Facts, Opinions and Theories |

007.jpgSpace Heat-Shields - The "Anomaly"183 visiteMa, dato che non c’è limite al peggio, questo secondo elemento che non quadra è avvalorato da un'ulteriore immagine 3D, sempre relativa alla stessa locazione. A distanza di pochi giorni (Sol 74) la “formazione” appare cresciuta in dimensioni e complessità, continuando però a non assomigliare neanche lontanamente al nostro "rottame spaziale" (cioè lo "Scudo Termico").
Da notare anche gli sferoidi chiari, sulla Dx dell’oggetto, che nella foto originale non potete vedere poichè coperti con lastre di pietra disegnate ad hoc (usando lo stesso procedimento impiegato per creare il finto "Heat-Shield").
La “crescita” dell’oggetto ci suggerisce una sua possibile origine organica in quanto esso, oltre a fuoriuscire dal terreno, si pare circondare di anelli particellari luminosi perpendicolari al suolo (con conseguente 'spazzolamento' discoidale a terra), forse causati da una sorta di fotosintesi eccitonica - o fenomeno analogo - apparentemente innescato dall'appendice tubolare anteriore semi-annegata nel terreno.      (8 voti)
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006.jpgSpace Heat-Shields - The "Real Edge" of Bonneville and the "Anomaly"181 visite6 - L'INFORTUNIO
In ambedue le ipotesi menzionate in precedenza, la NASA avrebbe mentito ed il Cratere Bonneville non sarebbe quella "anonima depressione" che si vorrebbe far credere - un dato, per altro, piuttosto evidente dalle foto orbitali MGS.
Anche il complotto più efficiente può presentare delle falle (anche una semplice segretaria che, per errore, diffonde come wallpaper per screensaver un’immagine dell’area su cui dovrebbe stare il presunto Heat-Shield e di cui qui potete vedere un dettaglio).
Dall’angolazione si vede che l’immagine è stata ripresa tra il Sol 65 ed il Sol 68 e, al posto dello Scudo, c’è una formazione (rocciosa?!?) più piccola - circa 1 metro al di sotto dell’orlo del Cratere - che sembra essere "emersa" dalle sabbie (diremmo una sorta di "outcrop").      (8 voti)
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003.jpgSpace Heat-Shields - The Area153 visite3 - IL LUOGO
In questa immagine 3D vediamo il Cratere Bonneville, così come ripreso dalla Sonda "Mars Global Surveyor".
Il numero 1 indica la posizione fornita dalla NASA per l’Heat-Shield; il 2 contrassegna una massiccia perforazione a forma di “8” a cavallo dell’orlo del Cratere ed interessata da visibili protuberanze; il 3 identifica il fondo del Cratere, contrassegnato da stratificazioni visibilmente rilevate.
Le lettere A, B e C evidenziano, invece, lungo il pendio, tre bande di materiale roccioso più chiare rispetto al colore del fondo del Cratere Bonneville stesso (presumibilmente si tratta di rocce aventi una composizione analoga a quelle della piana circostante).      (8 voti)
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IMAGE070.jpgMartian "Rocky Traditions"... - di Alessio Feltri (1)177 visiteNon mi stancherò mai di ripetere che non è tanto importante trovare stranezze nelle foto NASA, quanto piuttosto il cercare forme ripetute, in luoghi e tempi diversi, perché solo attraverso questo metodo si possono mettere alla prova teorie ed impressioni. Eccone un esempio, tratto dal confronto di alcuni gusci marziani (e se siete tra i pochi ancora convinti che siano pietre, potete evitare di leggere il resto). Le foto 3D si riferiscono a 3 formazioni reperite in Gusev da Spirit e ad una (molto conosciuta) ripresa in Utopia Planitia dal Viking Lander 2. La somiglianza è sbalorditiva, specie quando si consideri che, mentre i gusci di Spirit sono a poche decine di metri di distanza l'uno dall'altro, quello Viking è di 30 anni fa e in tutt'altro luogo... Anzi, vista la mancanza di fantasia, si potrebbe imputare ai Marziani un atteggiamento tendenzialmente conservatore.
Sotto il profilo tecnico, notare nei 3D il canale cavo di imbocco, sezione a "U" rovesciata squadrata, e la gobba "a dromedario" del corpo principale.
La somiglianza è meno evidente nel guscio di Sol 161 in quanto ripreso dal lato posteriore…
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IMAGE062-APOLLO 17 AS 17-145-22202.jpgBloody Moon... (4)203 visite5) Trattandosi di fotogrammi tradizionali digitalizzati mediante scanner, è ovvio che la pixellatura non è dovuta né ad un difetto di trasmissione né ad un difetto dello scanner, visto che l'anomalia digitale appare sempre in corrispondenza della stessa zona di terreno, ma posizionata diversamente sui frames.
CONCLUSIONI: a mio parere i frames risultano pesantemente manipolati sia attraverso l'impoverimento delle informazioni RGB, sia mediante una deformazione prospettica rilevabile dall'analisi dei punti fiduciali.
Nello specifico, l'anomalia rossastra appare essere dovuta ad un'ulteriore manipolazione dei frames attuata in corrispondenza della macchia stessa.
Nota: come Lunar Explorer Italia abbiamo notato che, da circa 4/5 mesi, i frames NASA originali che vengono messi a disposizione dal LPI (Lunar & Planetary Institute), sono stati tutti digitalmente "ripuliti" (e sono ora assai diversi - in termini qualitativi - dai NASA Original Frames che invece venivano messi a disposizione dei Ricercatori negli anni scorsi - sino ad Ottobre/Novembre 2005). Attenzione: la nostra Associazione, filosoficamente, non sostiene nè sponsorizza tesi "complottistiche" che spiegano il cover-up come strumento necessario a mantenere segrete delle strabilianti scoperte che sarebbero state fatte (almeno) sulla Luna e su Marte. Le nostre annotazioni, pertanto, devono - per il momento - essere inserite in un mero contesto di analisi e di ricerca in cui uno dei passaggi fondamentali va rinvenuto nella individuazione di Anomalìe, Singolarità, incongruenze e (laddove visibili e dimostrabili) alterazioni e manipolazioni.
...Ma la domanda rimane: cos'era la "Macchia Rossa"?     (8 voti)
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IMAGE061-APOLLO 17 AS 17-145-22201.jpgBloody Moon... (3)232 visite2) Apparentemente, la distorsione prospettica dei frames in esame è superiore a quella giustificabile per il mancato uso del treppiede; questo fatto - in ragione della mia esperienza al riguardo - mi spinge ad avere forti sospetti di manipolazione la quale era (ed è) finalizzata a rendere impossibile ai Ricercatori una ricostruzione del paesaggio esterno in 3D;
3) Dall'analisi dei canali RGB (Red-Green-Blue) del frame AS 17-145-22201, si può notare come, in corrispondenza della macchia rossa, ci sia un quadrato di alcuni pixels visibile sull'immagine R, ma che è quasi assente in G e B;
4) Tale ultima circostanza è ulteriormente confermata dalla presenza di manipolazioni analoghe sul frame AS 17-145-22202 (frame successivo).     (8 voti)
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Image055-Mercury.jpgThe secret of Hun-Kal168 visiteNel 1976, un tal Bruce C. Murray pubblicò su una rivista scientifica un articolo su Mercurio (prefazione di Carl Sagan), a cui era allegata l'immagine che Vi proponiamo.
All'immagine si accompagnava questo commento:"La superficie ricca di crateri di Mercurio è stata ripresa per la prima volta verso la fine del mese di Marzo 1974 dalle macchine fotografiche situate a bordo di Mariner 10. L'immagine (HR) mostra una tipica regione fortemente craterizzata, molto simile alla superficie della Luna, in prossimità dell'equatore del Pianeta. Le immagini inviate da Mariner 10 hanno reso possibile correlare un sistema di riferimento precedentemente basato sulle longitudini ad una specifica caratteristica topografica per eseguire una mappa dettagliata. Nel 1970 l'UAI ha definito l'origine delle longitudini planetografiche come il meridiano passante per il punto subsolare nel primo perielio del 1950. Si è ora concordato che il meridiano dei 20° passa per il centro di un piccolo cratere caratteristico che si trova immediatamente a fianco del grande cratere situato quasi al centro di quest'immagine. Il piccolo cratere, il cui diametro è di 1,5 chilometri e che si trova a 0,58 gradi a sud dell'equatore, è ai piedi del fianco esterno del grande cratere in una posizione equivalente alle ore otto su un quadrante d'orologio. È stato chiamato Hun Kal, che significa 20 nel linguaggio dei Maya, i quali usavano un sistema numerico a base 20. La fotografia è riprodotta con il nord a destra per poter includere quanto più possibile dell'inquadratura ripresa da Mariner 10".     (8 voti)
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Image051-Ukert-4.jpgUkert: the "pseudo-triangular" Lunar Crater315 visitenessun commento     (8 voti)
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Image025-Heat-Shields.jpgOpen your eyes and look: what happened to the Heat-Shield?315 visiteAttenzione: le distanze cambiano, i Sol sono diversi, ma l'angolo visuale è - di fatto - lo stesso! E allora? E allora che cosa diavolo è successo allo Scudo Termico di Opportunity fra il Sol 104 (quando questo "rottame spaziale" assomigliava ad un grosso macigno luccicante, in parte bombato ed in parte squadrato) ed il Sol 328 (quando abbiamo "scoperto" che il rottame di cui sopra ha le forme rotondeggianti ed affusolate)? Forse gli Alieni - anzi: i Marziani!) hanno sostituito l'oggetto originale con qualcosa di diverso? Oppure le capacità di ripresa delle Camere del Rover Opportunity sono radicalmente cambiate? O magari i nostri Amici della NASA, sapientemente guidati da "menti esperte", hanno - semplicemente - CANCELLATO, a mano a mano che il Rover si avvicinava all'Anomalia di Superficie, l'oggetto originale e lo hanno SOSTITUITO con lo Scudo Termico difettoso che gli era avanzato nei magazzini di Cape Canaveral?     (8 voti)
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Image012.jpgThe "Hills of Disgrace" : the "Area from above"312 visiteUn "falso" eseguito con mano tremante ed in maniera, a quanto ci sarà dato vedere e capire, così approssimativa e dozzinale (almeno per degli "occhi esperti") da lasciarci tutti quanti attoniti.
Buona lettura!
LE COLLINE DEL DISONORE
In questa occasione prenderò in esame una foto ufficiale fornita dalla NASA sulla missione di Spirit - PIA06770 (frame precedente) - relativa al sito denominato “WEST SPUR” allo scopo di valutarne l’attendibilità attraverso una serie di controlli incrociati (per Vostra informazione siamo nel Sol 210).
Al fine di inquadrare meglio la posizione del West Spur all’interno del Cratere Gusaev, bisogna ricordare che questo particolare sito si trova lungo le pendici delle Columbia Hills, ossìa le colline che potete osservare nella presente planimetria 3D. Un primo elemento da rimarcare in questa "pianta" è che, in generale, il terreno Marziano sembra MOLTO più accidentato di quanto non appaia, invece, dal frame oggetto di analisi e valutazione.     (8 voti)
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L-Original_Lunar_Orbiter_Frames-LO1-1098-04_med~0.jpgIs NASA always honest, clean and clear?242 visiteImmagine "vecchissima", ma SEMPRE attuale: un esempio colossale di "taroccamento" Made in NASA. Perché?MareKromium     (7 voti)
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ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-ZZ-IMAGE059.jpgHard Rock or Soft Rock?159 visiteDall'Amico e Socio Matteo Fagone (PianetaMarte.net), una interessante - e controversa - serie di riflessioni ed ipotesi collegate a quanto viene mostrato in questo intrigante frame Marziano proveniente dalla Regione di Meridiani.
Buona Lettura!
“Come sapete si è già parlato molto a proposito di queste Stranezze Marziane e già sono state proposte alcune ipotesi sulla loro possibile natura ed origine.
Ricapitolando: potrebbe trattarsi di formazioni sedimentarie prodotte dall'azione dell'acqua, allorché essa si è combinata con altri elementi ora andati perduti.
Oppure potremmo essere davanti a veri e propri fossili. Fossili che ci riporterebbero a Forme di Vita indigene, ormai estinte da ere, anche se c'è qualcuno che ipotizza che i “Mirtilli Marziani” possano essere delle Forme di Vita tuttora attive (“vive”, insomma), fondate su principi organici e metabolici profondamente diversi rispetto a quelli propri dell'ambiente terrestre.
Difficile prendere una posizione definitiva visto il ventaglio di opzioni disponibili (tutte, sebbene ciascuna abbia i propri “pro” ed i propri “contro”, relativamente accettabili).
Ma lasciamo stare questo aspetto della problematica – peraltro affascinante – e soffermiamoci su un aspetto che ora possiamo meglio prendere in considerazione, grazie a questo bellissimo frame: quanto sono dure le sferule? Insomma, se le potessimo prendere in mano si frantumerebbero alla minima pressione? O dovremmo “impegnarci” per schiacciarle? Oppure, nonostante i nostri sforzi “distruttivi”, essere rimarrebbero intatte?
E se invece si appiattissero (così come sembra essere accaduto qualche volta)?
Non si tratta di interrogativi oziosi poichè le implicazioni connesse alle risposte che potremmo dare sono oltremodo serie: di cosa sono fatte le “sferule”? Sono strutture elastiche o rigide?
Vediamo: l'elasticità è direttamente legata – anche – alla temperatura dell'ambiente esterno. Se su Marte facesse davvero molto freddo (come si suppone da sempre), con valori medi ben al di sotto dello zero, dovremmo dedurre che la maggior parte delle strutture elastiche o semirigide eventualmente esistenti sulla superficie del Pianeta Rosso si sarebbero dovute irrigidire in toto per poi diventare oltremodo compatte e dure.
Se questo fosse vero, però, dette strutture, in maniera proporzionale al loro irrigidimento, avrebbero dovuto anche diventare fragili.
Fragili al punto da frantumarsi all’esercizio di pressioni anche (relativamente) modeste, ma questo non pare che accada: strano, non è vero?
Avete notato che alcune delle sferule riprese in questa immagine sono praticamente sprofondate nel terreno? Qualsiasi genere di pressione esse abbiano ricevuto (modesta, ma non insignificante – pensate alla pressione esercitata dal passaggio delle ruote del Rover o dall’imposizione dello Spettrometro Mossbauer) non è stata comunque sufficiente a frantumarle.
Esse sono state spinte dentro il terreno.
Cosa vuol dire?
Riflettete: sono le sferule ad essere solide e compatte, sebbene rigide? O è il terreno Marziano il quale, sebbene compatto (ma certo NON ghiacciato), risulta essere particolarmente soffice (e quindi capace di assecondare la pressione eventualmente ricevuta)?
O forse si tratta di un concorso di cause?
Riguardiamo il frame, teniamo a mente queste considerazioni e quindi diciamo che: forse le temperature superficiali medie di Marte non sono poi così basse come si ritiene e, quindi, le sferule potrebbero essere composte di materiali semirigidi (attenzione: semirigidi potrebbe anche voler dire “organici”…).
E se il suolo fosse realmente (come sembra da svariate immagini) “relativamente soffice”, quale sostanza sarebbe capace di ottenere un tale “miracolo” (visto il “gelo” che dovrebbe caratterizzare l’ambiente Marziano superficiale)?
E se la superficie del Pianeta Rosso fosse realmente “impregnata” di ghiaccio acqua?
Esistono anche delle sacche “quasi superficiali” del prezioso liquido (come su Encelado)?
E se così fosse, come mai queste acque quasi-superficiali non spariscono?
Esistono forse degli elementi ulteriori, contenuti nel suolo Marziano, i quali sono capaci di “ingabbiare” l’acqua esistente impedendole, però, sia di fuoriuscire e zampillare, sia di ghiacciare completamente e sia di evaporare in toto?
Possiamo supporre che su Marte esista un Ciclo dell'Acqua Aperto?...
Voi che dite?!?”.
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