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Ultimi arrivi - The Universe Inside
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WOW.jpgW.O.W.!!! Well known, but it's just an acronym. Did you know it?217 visitePer il "Segnale WOW" furono individuate due possibili Coordinate Equatoriali: A.R. = 19h, 22' er 24,64" 5" et A.R. = 19h, 25' et 17.01" 5". Entrambe le coordinate hanno una Declinazione uguale a - 2703' 20' e ricadono (???) entro il confine Sud-Orientale della Costellazione del Sagittario.

Considerata la natura dell'esperimento, l'origine del Segnale pu trovarsi in una delle due aree di cui sopra. Per comodit di rappresentazione grafica, la larghezza delle predette aree non in scala e quindi dovrebbero essere ancora pi strette.

Nota: Il Radiotelescopio Big Ear era fisso e sfruttava la rotazione della Terra per scandagliare il cielo. Alla velocit di rotazione della Terra, data anche la larghezza della sua "Finestra", il Radiotelescopio poteva osservare un qualunque punto del Cielo solo per 72". Quindi ci si aspettava che un Segnale Extraterrestre fosse registrato per esattamente (e SOLO!) 72"!
L'intensit registrata di quel Segnale avrebbe poi mostrato un innalzamento graduale per i primi 36" ossia finch il Segnale Radio non avesse raggiunto il centro della "Finestra" seguito da una progressiva diminuzione. Quindi, sia per la sua durata di (circa) 72", sia per la sua forma, il Segnale avrebbe avuto (o dovuto avere) un'Origine Extraterrestre.

O no?!?
8 commentiMareKromiumSet 07, 2022
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Voyager_1.jpgVoyager 1, today...104 visiteLa Sonda Voyager One stata lanciata nell'AD 1977 verso il Sistema Solare Esterno. Ormai in viaggio da 45 anni e fino a non molto tempo fa ha continuato a inviarci dati. Poi c' stato un problema. La NASA sapeva che il problema era da qualche parte nel sistema di articolazione e controllo dell'assetto del veicolo spaziale, o AACS (Attitude and Articulation Control Subsystem), che mantiene l'antenna della Voyager One puntata verso la Terra.
Il problema che non semplice fare manutenzione su un oggetto che si trova a circa 23,5 miliardi di Km dai nostri recettori.
"L'AACS aveva iniziato a inviare i dati di telemetria attraverso un computer di bordo noto per aver smesso di funzionare anni fa e il computer ha corrotto le informazioni", hanno scritto i funzionari della NASA in un aggiornamento. Una volta che i Tecnici hanno iniziato a sospettare che la Voyager One stesse utilizzando un computer guasto (nota: fra freddo da quelle parti), hanno semplicemente inviato un comando in modo che il suo sistema AACS utilizzasse il computer giusto per "telefonare a casa". Era una soluzione a basso rischio, ma richiedeva molto tempo. Un segnale radio impiega pi o meno 23 ore per raggiungere la Voyager One.

Ma non finita: gli ingegneri sospettano che la Voyager One abbia iniziato a instradare la sua telemetria di stato e stato attraverso il computer morto dopo aver ricevuto un comando errato da un altro computer di bordo. Ci suggerirebbe qualche altro problema in agguato all'interno del cervello dei computer. La NASA terr gli occhi aperti anche su questo (si, certo, come no).
MareKromiumSet 04, 2022
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Earth.jpgUs, from the distance...183 visite"...Se la Fisica Quantistica non vi confonde, allora vuol dire che non l'avete capita..."

(Massima attribuita a Niels Bohr, Fisico - Copenaghen, 7 Ottobre 1885 - Copenaghen, 18 Novembre 1962)
2 commentiMareKromiumSet 01, 2022
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Cydonia_Fantasy.jpgA Martian Fantasy: Cydonia196 visite"Einstein cre quasi da solo la Relativit Generale e svolse una parte importante nello sviluppo della Meccanica Quantistica. Il suo pensiero su questultima fu compendiato nella frase: "Dio non gioca a dadi". Tutto sembra indicare, per, che Dio sia un giocatore inveterato e che non perda occasione di lanciare i dadi".

Stephen Hawking - "Buchi Neri e Universi Neonati" (AD 1993)
MareKromiumAgo 30, 2022
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Mind.jpgCan our "Mind" change our "Reality"?370 visiteMolto, molto interessante...

"La Mente Cosciente ha la capacit di cambiare il Mondo Fisico? Negli ultimi decenni la nostra conoscenza della mente e del mondo subatomico si sono spinti sempre pi avanti. Eppure, nei campi della Fisica Quantistica e delle Scienze Cognitive, restano dei misteri difficili e inquietanti e, occasionalmente, essi si intrecciano. Quando sono stati fatti i primi esperimenti sulla Luce per capire se fosse un'onda o una particella (in realt entrambe e nessuna delle due!) si sono aperti tanti interrogativi legati alla Natura della Realt Fisica e soprattutto uno: e se l'atto di osservazione ed interpretazione, attuato con la mente umana, stesse effettivamente provocando cambiamenti nel mondo (ergo anche nell'Universo), sebbene su scala incomprensibilmente piccola?".

Ci premesso, alcuni Scienziati intellettualmente "liberi" cominciarono a considerare l'idea che la Coscienza (Umana) stessa potesse essere un Fenomeno Quantistico. Penso che sia per questo che le Scienze Cognitive stanno guardando alla Meccanica Quantistica. In quest'ultima, infatti, c' spazio per il caso", ha spiegato Ulf Danielsson, Autore e Professore di Fisica Teorica all'Universit di Uppsala, in Svezia.

"La Coscienza un fenomeno associato al Libero Arbitrio e il Libero Arbitrio fa uso della libert (nota: del "quantum" di Libert, in senso strettamente fisico) che la Meccanica Quantistica (ci/le) fornisce".

Tuttavia, Jeffrey Barrett, Professore di Logica e Filosofia della Scienza presso l'Universit della California, a Irvine, ritiene che la connessione sia in qualche modo arbitraria dal lato delle Scienze Cognitive.

E' davvero difficile spiegare la Coscienza! un problema filosofico profondo e duraturo. Quindi i Fisici Quantistici sono disperati al pari degli Scienziati Cognitivi", ha detto. Si pensa che la Meccanica Quantistica sia strana, ma anche la Coscienza strana! Ergo potrebbe pure esserci una qualche relazione tra le due. Ma questa razionalizzazione non lo convince, tuttavia. "Non credo che ci sia alcun motivo (logico?) per supporre, dalla direzione della Scienza Cognitiva, che la Meccanica Quantistica abbia qualcosa a che fare con la spiegazione della Coscienza. Tra Filosofia e Fisica (Quantistica o non) non c' proprio un rapporto liscio e senza increspature. Si, il dibattito prosegue, ma non sar facile arrivare ad una conclusione proprio perch i due mondi sono oltre modo complessi e, forse, inafferrabili".
9 commentiMareKromiumAgo 28, 2022
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Waterworld.jpgTherefore... Solaris, Miller and Waterworld DO exist! Here is the Exoplanet "TOI-1452b"154 visiteCome immaginato nel 1972 dal Grande Regista Russo Andrej Tarkovskij nel film "Solaris" o, nella cinematografia pi recente, in Interstellar per il pianeta oceanico "Miller," situato a circa a 100 Anni Luce da noi, sembra che esista un esopianeta alquanto pi grande della Terra che potrebbe essere interamente coperto d'acqua. Denominato TOI-1452b, ruota intorno a due piccole stelle ed stato scoperto da un gruppo di ricerca internazionale guidato da Charles Cadieux, studente di dottorato dell'universit di Montral, in Canada, e descritto sulla rivista The Astronomical Journal.

Il nuovo pianeta stato identificato per la prima volta grazie al telescopio spaziale Tess, ideato proprio per scansionare la nostra galassia alla ricerca di pianeti extrasolari. Una volta individuato, il nuovo oggetto stato analizzato nel dettaglio da un nuovo potente strumento installato sull'Osservatorio di Mont-Megantic in Canada che ha permesso di scoprirne le interessanti caratteristiche. stato cos possibile appurare che TOI-1452b orbita attorno a un sistema di stelle binarie pi piccole del Sole, distanti tra loro solo 97 U.A. (Unit Astronomiche), ossia poco pi del doppio della distanza tra Sole e Plutone.

Il pianeta risulta essere circa il 70% pi grande della Terra (in termini di diametro) e la sua densit potrebbe essere coerente con l'ipotesi che su di esso esista un oceano molto profondo costituito da acqua allo stato liquido, che lo ricopre interamente. I dati indicano la presenza di un nucleo solido, mentre l'acqua rappresenterebbe ben il 20% della sua massa (Nota: sulla Terra, la massa d'acqua pari ad appena l'1%) della massa globale del Pianeta. Nuovi dettagli di questo nuovo e interessante pianeta potranno essere rilevati a breve grazie alle osservazioni con il Telescopio Spaziale "James Webb", operativo da pochi mesi.
MareKromiumAgo 26, 2022
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Solaris-4.pngSolaris223 visite"...Science? Nonsense!

In this situation, mediocrity and genius are equally useless!

I must tell you that we really have no desire to conquer any cosmos. We want to extend the Earth up to its borders. We don't know what to do with other worlds. We don't need other worlds. We need a mirror. We struggle to make contact, but we'll never achieve it. We are in a ridiculous predicament of man pursuing a goal that he fears and that he really does not need..."
1 commentiMareKromiumAgo 11, 2022
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Solaris-3.jpgSolaris162 visite"I only know one thing. When I... When I sleep, I know no fear, no hope, no trouble, no bliss, Blessings on him he who invented sleep. The common coin that purchases all things, the balance that levels shepherd king, fool and wise man. There is only one bad thing about sound sleep. They say it closely resembles death".5 commentiMareKromiumAgo 11, 2022
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Solaris-2.jpgSolaris186 visiteKris Kelvin: "To ask is always the desire to know. Yet the preservation of simple human truths requires mystery. The mysteries of happiness, death, and love. To think about it is to know one's day of death".

Dr. Snaut: "Maybe you're right, but try not to think about all that now".

Kris Kelvin: "Not knowing that day makes us practically immortal".
1 commentiMareKromiumAgo 11, 2022
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Solaris-1.jpgSolaris245 visite"Perch andiamo a frugare l'universo, quando non sappiamo niente di noi stessi?" (recensione di Stefano Santoli)

L'anelito all'elevazione spirituale centrale nella poetica di Tarkovskij. L'intreccio fantascientifico di "Solaris", tratto da un romanzo del polacco Stanislaw Lem, diventa, nelle mani del regista russo, la storia di una redenzione. Protagonista uno psicologo, Kris Kelvin (Donatas Banionis), che viene inviato sulla stazione spaziale orbitante attorno al pianeta Solaris per comprendere cosa sia successo ai pochi scienziati rimasti lass. Il pianeta - ricoperto da un immenso oceano - un'entit aliena, forse un cervello pensante, in grado di materializzare ci che si cela nei recessi della psiche umana. Kelvin dovr fare i conti con questo potere: si presenter al suo cospetto la moglie Hari (Natalija Bondarchuk), morta suicida anni prima. Giunto sulla stazione per rimediare agli influssi del pianeta sulla psiche degli altri, Kelvin dovr quindi confrontarsi con i propri fantasmi.

Scacco alla ragione
I primi 40 minuti della pellicola (tagliati nella versione italiana del film, e di fatto irreperibili prima che venisse diffusa, negli ultimi anni, la versione integrale) sono ambientati sulla Terra. Si tratta di un'aggiunta di Tarkovskij al romanzo, che comincia direttamente nello spazio. La pellicola inizia sulle note del maestoso preludio corale in fa minore di Bach, che torneranno pi volte nel film, connotandolo di forte nostalgia per l'armonia. La prima immagine di "Solaris" inquadra l'acqua di un laghetto presso cui Kelvin sosta pensoso. Immerse nell'acqua ondeggiano, armoniose, le alghe. L'acqua fertile, salvifica, rigeneratrice nel cinema di Tarkovskij: Kelvin, sorpreso da un temporale, si lascia inzuppare con volutt. Ad attenderlo nello spazio remoto, c' il fluido ben diverso dell'oceano di Solaris.
Il passaggio dalla dimensione domestica alla stazione orbitante traumatico come uno sradicamento. Kelvin arriva in solitudine, nessuno ad accoglierlo. La stazione un mondo artificiale di superfici metalliche luride e in disfacimento, in cui tutto appare squilibrato e regnano caos e lerciume.

Su una parete della dacia, dimora del padre di Kelvin, avevamo scorto susseguirsi quadri che ritraevano modelli di mongolfiere. Al di l del rimando al sogno umano per eccellenza - quello del volo - c' un rimando interno alla filmografia del regista: alla scena iniziale di "Andrej Rublv", dove una mongolfiera si schiantava rovinosamente al suolo. Lo slancio ambizioso della scienza - il positivismo della ragione che si crede orgogliosamente superiore alla psiche - messo sotto scacco dal pianeta Solaris, che proprio sui reconditi recessi della psiche ha fatto leva per destabilizzare gli scienziati. Nelle inquadrature in cui si scorge, l'oceano di Solaris sembra dotato di una potenza soverchiante e inesausta. Quella che un tempo era una stazione popolata da 85 persone, ridotta ora quasi ad un ammasso di detriti, dove ormai appena due individui (Snaut e Sartorius) si aggirano smarriti, come anime in pena prive di scopo. In un impeto di autodenigrazione (o autocommiserazione?), un altro scienziato (Gibarian), prima di uccidersi, si ridotto a raffigurare l'essere umano con uno scarabocchio infantile: cos appare, affissa ad una porta su un foglietto, la figura umana in un disegno la cui didascalia recita "uomo". Un dettaglio emblematico svela chiaramente la posizione del regista: mentre Sartorius ribadisce il proprio oltranzismo razionalista, Tarkovskij ne inquadra ironicamente la lente degli occhiali che si stacca dalla montatura.

Paura e desiderio
C' uno stretto legame fra i due film fantascientifici di Tarkovskij, "Solaris" e "Stalker". Anche nel successivo film del 1979 Tarkovskij torner a raccontare della possibilit che qualcosa di alieno possa concretizzare i desideri nascosti (qui il pianeta Solaris; in "Stalker" sar la stanza di cui i protagonisti vanno alla ricerca nella Zona). Se al cospetto di Solaris si impotenti (il pianeta materializza i desideri contro la nostra volont), in "Stalker" ci si pu rifiutare di entrare nella stanza, ma la differenza secondaria: comune a entrambi i film la paura dei propri desideri. L'esitazione a entrare nella stanza di "Stalker" corrisponde all'angoscia, o alla vergogna (come sostiene Kelvin), che ha portato al suicidio Gibarian.
C' un parallelismo anche fra i personaggi dei due film, ciascuno dei quali incarna, rispettivamente, l'arroganza della scienza arroccata in uno sterile razionalismo (Sartorius, in "Solaris"), l'ansia carica di dubbi dello scetticismo, cui non estranea la compassione (Snaut), l'apertura al mistero (Kelvin).

Se abbiamo paura dei nostri desideri, perch ad essi associamo una colpa. Solo Kelvin regge la sfida di Solaris. Riconosce la propria responsabilit nel suicidio della moglie Hari, e dopo il rigetto iniziale accoglie il proprio desiderio di riportarla in vita. Il coraggio di ammettere una colpa rimossa aiuta Kelvin a superare la paura.
La costante religiosa di Tarkovskij declinata, in "Solaris", nell'accettazione in Hari del mistero, oltre ogni spiegazione scientifica, oltre la necessit stessa di una logica scientifica. La scelta di Kelvin di accettare in questa replica di Hari la vera Hari, e non un suo simulacro illusorio, matura nel rigetto delle categorie della ragione, inabili a sondare i recessi dell'interiorit umana. La scommessa di Kelvin folle, va contro ogni senso comune: uno scandalo, come quello di Abramo in Kierkegaard. Non reminiscenza peregrina l'"Ordet" di Dreyer. E' un atto di fede, non privo di tormento (Kelvin costantemente assediato da un'angoscia che lo porta a sudare copiosamente).
Al momento in cui Kelvin ha maturato l'accettazione del mistero, Tarkovskij, sulle note del preludio di Bach, lo fa levitare insieme ad Hari. La levitazione (un motivo che torner nelle pellicole future) concretizza per un istante di beatitudine quell'anelito all'elevazione spirituale cui tende, insieme al cinema di Tarkovskij, l'arte stessa, nella sua ricerca d'infinito e d'armonia.

Hari che visse due volte
Anche se Hari una replicante, si va progressivamente umanizzando. Ci basta a renderla meritevole di riguardo alla stregua di un essere umano (sotto questo aspetto il film precorre "Blade Runner"). Hari dimostra di essere pi umana di uomini come Sartorius. Il suo iniziale, compulsivo bisogno di Kelvin (si ferisce sfondando una porta per non restarne separata) si trasforma gradualmente in capacit di amare, per arrivare infine al massimo sacrificio. Ancora il suicidio per amore: prima tentato vanamente (con l'ossigeno liquido, in una sequenza quasi horror), poi rimettendosi alla volont di Sartorius. In Hari c' in nuce il tema del sacrificio di s per il bene altrui, sviluppato da Tarkovskij nei suoi ultimi film, "Nostalghia" e (appunto) "Sacrificio" (1).

La donna Hari si sovrappone alla donna-madre. Nel pre-finale - nel solito alternarsi di bianco e nero e colore che contraddistingue il film e sembra associarsi ai mutamenti di condizione emotiva (2) - a Kelvin compare proprio la madre, che con una brocca e un catino effettua un lavacro purificatore (la funzione purificatrice dell'acqua sin troppo evidente. La sequenza stilisticamente notevole perch contraddistinta da una proliferazione di molte Hari: senza stacchi di montaggio, in unica inquadratura, una carrellata, vediamo apparire pi volte Hari, prima di uno stacco dopo il quale la macchina da presa si posa sul primo piano della madre di Kelvin) (3). La sovrapposizione fra compagna e madre, ripreso ne "Lo specchio", rivela un debito del regista nei confronti di un'iconografia comune a varie tradizioni pittoriche della cristianit, in cui la figura salvifica della donna si accompagna a caratteri eterei e angelicati (sia Hari che la madre di Kelvin portano ad esempio i capelli raccolti), a simboleggiare una purezza quasi asessuata, in cui non ha del tutto torto chi individua una mortificazione della sessualit contrapposta alla ricerca della spiritualit (4).

Una dacia nel cosmo
Un'avvertenza per chi non avesse visto il film: stiamo per parlare esplicitamente del finale.
Kelvin fa ritorno alla dacia paterna. E' un nostos, un ritorno. La dacia simbolo della tradizione. La tradizione, il legame con le proprie radici, sono in Tarkovskij imprescindibili fonti di spiritualit; sono la meta del viaggio. Il percorso di Kelvin stato un'odissea (nello spazio) anzitutto interiore: e come Odisseo quando fa ritorno ad Itaca incontra prima il proprio cane Argo, cos a Kelvin corre incontro il cane. Nostos, ritorno: la nostalgia, letteralmente "dolore del ritorno", tema centrale in Tarkovskij gi prima dell'esilio e del corrispondente film dell'esilio ("Nostalghia", per l'appunto). "Noli foras ire, in te ipsum redi: in interiore homine habitat veritas": il monito di Agostino d'Ippona si adatta perfettamente a sintetizzare il senso di "Solaris".
Il finale di "Solaris" parrebbe il pi classico dei nostos se Tarkovskij non intendesse destabilizzare lo spettatore con l'inquadratura conclusiva, con la quale realizza una perfetta mise en abme. Nella celeberrima scena conclusiva, un dolly smisurato (composto di tre inquadrature: la prima il dolly vero e proprio, la seconda una ripresa aerea, la terza un effetto di sovrimpressione) rivela che la dacia paterna cui Kelvin ha fatto ritorno si trova in realt su di un'isola sorta nel mezzo dell'oceano di Solaris (5). E' un finale simbolico, che sembra intendere che Kelvin dovr scontare un esilio (precognizione dell'esilio dello stesso Tarkovskij?). Assuntosi la responsabilit delle proprie colpe, Kelvin si pentito; riscattato dall'amore, grazie anche al sacrificio di Hari, si "salvato". Cristianamente, dal pentimento scaturisce la salvezza, ma il finale del film circoscrive la salvezza a un ambito esclusivamente spirituale: materialmente, invece, Kelvin non scampa a quella che appare una condanna all'esilio, da scontare in questa vita.

Questo finale rimane passibile di interpretazioni anche opposte. Sotto questo aspetto, pur nell'enorme distanza estetica e poetica con Kubrick, non completamente fuorviante (6) instaurare un prudente parallelo con l'odissea kubrickiana - un parallelo che, a scopi commerciali, fu impropriamente imposto sin sulla locandina italiana originale (dove si legge "La risposta della cinematografia sovietica a 2001: Odissea nello spazio"). Fra l'altro, l'esilio di Kelvin in un ambiente familiare perso nello spazio non lontano dal destino riservato a David, condannato a vivere da solo nella celebre stanza rococ del finale di "2001".

Sin dall'inizio, Kelvin si era dimostrato poco desideroso di intraprendere un viaggio nel cosmo. Tornando all'inquadratura iniziale, per rileggerla come una sorta di establishing shot contenutistico, notiamo che l'acqua scorre da destra verso sinistra; la macchina da presa, poi, prende a muoversi verso destra. Abitualmente, le inquadrature da sinistra a destra, seguendo il senso della lettura, indicano apertura al futuro; i movimenti contrari (come qui quello dell'acqua), conducono al passato. Tutto "Solaris" segnato da questo doppio movimento: una proiezione verso lo spazio profondo (l'ignoto) accompagnata costantemente dall'urgenza del recupero del passato: la Terra, Hari, la dimora paterna.
Il padre di Kelvin il custode vivo della tradizione. Nella sequenza finale, dopo un muto, memorabile scambio di sguardi attraverso il vetro di una finestra, Kelvin sulla soglia della dacia si inginocchia al cospetto del padre, che gli pone le mani sulle spalle come nel dipinto "Il figliol prodigo" di Rembrandt. In quel preciso momento ha inizio il dolly. Gi sulla stazione orbitante Kelvin si era inginocchiato, ai piedi di Hari. Ci si inginocchia di fronte a ci che sacro, facendo una professione di umilt in cui sacrifichiamo il proprio ego e ci predisponiamo alla misericordia altrui. Il gesto di Kelvin su cui il film si chiude sta a indicare la raggiunta consapevolezza della sacralit delle radici.
Aver avuto l'ambizione di declinare tematiche di questo genere, religiose, profondamente russe, nel pieno della Russia sovietica - addentrandosi in un genere in apparenza lontanissimo dalle proprie corde - indice di un coraggio e di un'urgenza espressiva eccezionali, che contribuiscono a fare di "Solaris" uno dei vertici dell'arte di Andreij Tarkovskij (7).


(1) Vedi, in questo senso, F. Borin, "Solaris", L'Epos, p. 48.
(2) Questa alternanza, inaugurata da Tarkovskij in questa pellicola che la sua prima a colori (se si eccettua l'esplosione di colore sulla rassegna di dipinti di Andrej Roublev nel finale dell'omonimo film), proseguir in tutte le pellicole successive del maestro russo, divenendone una caratteristica che conferisce ai suoi film una peculiare enigmaticit. La scelta, oggi singolare, pare dettata da una ricerca linguistica di cui non si faticano a individuare gli stimoli in un momento storico in cui l'uso del colore iniziava appena a diffondersi nel cinema d'autore europeo, ed era contraddistinto, ai suoi albori, da una spiccata curiosit sperimentale (si pensi ai vari "Giulietta degli spiriti", "Deserto rosso", "Sussurri e grida").
(3) In questa sequenza spinto cos al massimo grado di spaesamento uno degli espedienti cui Tarkovskij ricorre allo scopo di disorientare lo sguardo: solitamente, e con frequenza, il regista disattende la sintassi del campo/controcampo, facendo apparire i personaggi in posizioni inaspettatamente diverse da quelle in cui si trovavano nell'inquadratura precedente.
(4) E' di questa opinione Slavoj iek, che, in "Tarkovskij: la Cosa dallo spazio profondo" - in una lettura lacaniana e anti-junghiana del film che non condividiamo - si spinge ad individuare in Tarkovskij un desiderio di castrazione non soltanto psicologico-sessuale, ma persino intellettuale, a livello di tematica profonda della sua opera.
(5) Questo finale sar poi richiamato da quello di "Nostalghia", dove la dacia russa sar ospitata dentro la cattedrale di S. Galgano in Toscana.
(6) Come sostenuto da T. Masoni e P. Vecchi nel loro "Castoro" dedicato a Tarkovskij.
(7) Merita di essere ricordato che il giudizio di Tarkovskij verso il proprio film fosse a questo riguardo particolarmente severo: "In Solaris c'erano troppo accessori fantascientifici che distraevano dal tema principale. I razzi, le stazioni spaziali... Ritengo che la realt a cui l'artista ricorre per esprimere la propria visione del mondo debba essere, scusate la tautologia, reale, ossia comprensibile e nota fin dall'infanzia". Al contrario, crediamo invece che l'ibridazione fra le tematiche spirituali della poetica del maestro russo e i motivi fantascientifici del film sia stata feconda in termini di originalit, dando vita a un'opera d'arte sorprendente e memorabile.
4 commentiMareKromiumAgo 11, 2022
Bye_Hal.jpg
Bye_Hal.jpgSing it for me... (Daisy)204 visite"...I can lead you to the truth, but I can't make you believe it..."

***

Note: about "Daisy Bell". The song, the first ever performed by a computer, was called "Daisy Bell", more commonly known as "Bicycle Built for Two" or "Daisy, Daisy".
When A.C. Clarke collaborated with Sir Stanley Kubrick on "2001: A Space Odyssey", they had HAL-9000 sing it while Dave Bowman powered him down.

"...Daisy, Daisy, give me your answer do. I'm half crazy, all for the love of you. It won't be a stylish marriage, I can't afford a carriage. But you'll look sweet upon the seat of a bicycle built for two".

(AD 1892, by H. Dacre)

Un "Bacio Accademico" a chi trova il gioco di parole nascosto nella canzone! (ma non ci riuscirete MAI!!!)
15 commentiMareKromiumAgo 11, 2022
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Interstellar.pngGargantua179 visite"...La Vita non ci che desideri, pensi o credi che sia. La Vita, ti piaccia o meno, quello che ..."MareKromiumAgo 11, 2022
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