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Ultimi arrivi - Phobos: the "Doomed" Moon
PSP_007769_9010_IRB.jpg
PSP_007769_9010_IRB.jpgPhobos (Natural Colors; credits: NASA)56 visiteHiRISE acquired 2 dramatic views of the Martian moon, Phobos, on 23 March 2008. Observation PSP_007769_9010, acquired at a distance of 6800 Km from Phobos, provides surface detail at 6,8 mt/pixel scale and a object diameter of about 3200 pixels.
The second observation, PSP_007769_9015, providing a closer look at 5800 Km, views the surface at slightly more detail (5,8 mt/pixel with an object diameter of about 4000 pixels).
The 2 images were taken within 10' of each other and show roughly the same features, but from a different angle so that they can be combined to yield a stereo view.

The illuminated part of Phobos visible in the images is about 21 Km across. Images from previous spacecraft have been of smaller pixel scale (for example, Mars Global Surveyor got data at 4 mt/pixel, because this spacecraft came closer to Phobos), but the HiRISE images have greater signal-to-noise, making the new data some of the best ever for Phobos.
MareKromiumApr 10, 2008
PSP_007769_9010-Stickney-0.jpg
PSP_007769_9010-Stickney-0.jpgStickney Crater (Natural Colors; credits: NASA)57 visiteThe most prominent feature here is the large impact crater Stickney. With a diameter of 9 Km, it is the largest feature on Phobos. A series of grooves and crater chains is obvious on the other parts of the moon.
Although many appear radial to Stickney, previous studies show that the grooves radiate from a different point on Phobos. Hypotheses for their formation vary.
Some scientists believe the grooves and crater chains are related to the formation of Stickney, whereas others think they may have formed from ejecta from impacts on Mars that later collided with Phobos.
The lineated textures on the walls of Stickney and other large craters are landslides formed from materials falling into the crater interiors in the weak Phobos gravity (less than 1/1000th the gravity on Earth).
MareKromiumApr 10, 2008
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Phobos-The_Monolith-9-3-2003_09_16_SP255103.jpgThe "One" and the "Only" Monolith of Phobos (EDM)97 visitenessun commentoMareKromiumMag 16, 2007
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Phobos-The_Monolith-1.jpgThe (many?) "Monoliths" of Phobos (Saturated Natural Colors; credits for the additional process. and color.: Dr Paolo C. Fienga - Lunexit Team)122 visiteSu segnalazione del Dr Gianluigi Barca, il quale – per le sue riflessioni – ha utilizzato questo splendido frame MGS che ritrae una porzione della Luna Marziana Maggiore “Phobos”, abbiamo provato a prendere in considerazione l’eventualità che l’Anomalìa Superficiale conosciuta come “Phobos’ Monolith” (il Monolito di Phobos che, in questo frame, è il rilievo identificato come “The Phobos’ Monolith”, senza numerazione) potesse non essere unica.
In particolare, il Dr Barca si domandava se altri due rilievi minori, ivi contrassegnati dai numeri 2 e 3, potessero condividere o meno la natura singolare (o addirittura anomala, se volete) del rilievo maggiore.

Intuitivamente ed inizialmente la risposta è stata “si”.
Tuttavia, dopo aver esaminato questo frame con attenzione e dopo aver svolto alcune considerazioni, abbiamo ritenuto che la nostra supposizione originaria fosse errata e che, in realtà, su Phobos, alla luce delle immagini che possediamo, di Anomalìe Superficiali ne esiste – a nostro parere – soltanto una.

Cerchiamo di capire, a questo punto, perché gli altri due rilievi che pure proiettano, al pari del Monolito di Phobos, delle ombre di lunghezza medio/grande, NON SONO delle Anomalìe.

Osservate attentamente: il Monolito di Phobos si trova in una regione ancora/già abbondantemente illuminata dai raggi del Sole (così come il presunto Phobos Monolith n. 2) mentre il (pure presunto) Monolito n. 3 è già a ridosso del Terminatore.
Traduciamo questa riflessione in termini di illuminazione dell'Orizzonte Locale sul quale sorgono i tre rilievi: per il Phobos Monolith ed il Phobos Monolith n. 2, il Sole è ancora/già mediamente alto sull'orizzonte e le ombre che derivano dai rilievi superficiali sono di media lunghezza; per il Monolito di Phobos n. 3, invece, il Sole è ancora/già a ridosso dell'Orizzonte Locale (O.L.) e le ombre che ne derivano, anche a fronte di rilievi non eccessivamente alti (diciamo pure piuttosto bassi o comunque di modesta elevazione), sono lunghe.
Phobos è un mondo decisamente piccolo (approx. 13,5 x 10,8 x 9,4 Km) e quindi, nell'immagine in questione, noi vediamo “piatta” – poiché riportata/spalmata sopra un planisfero – una superficie che, in realtà, è abbondantemente curva!
Questo vuol dire, in altre parole, che anche se alcuni oggetti sembrano (e/o sono davvero) collocati a distanze modeste e/o modestissime – relativamente, come ovvio – fra loro, lo scarto in termini di altezza del Sole sull'O.L. per ciascuno di essi diventa/è "sensibile".

Alla luce di queste considerazioni, noi riteniamo che il Phobos’ Monolith originale sia EFFETTIVAMENTE un rilievo piuttosto alto, poichè l'ombra che proietta è sensibilmente lunga (quasi 200 metri – Fonte NASA) anche in condizioni di Sole non radente sull'O.L..

Il Monolito n. 2, invece, potrebbe/dovrebbe essere solo un erratic boulder il quale, probabilmente a forma di pseudo (o simil-) parallelepipedo, "riposa" sul suo lato corto, ma NON E', esattamente, una struttura colonnare o simil-colonnare come il Phobos Monolith originale (o come le Cuspidi di Blair o la Lunexit Cuspid, per chi volesse riferirsi alla Luna per paragoni e confronti).

Per quanto attiene il Monolito n. 3, infine, è difficile essere precisi ma, premesse le considerazioni che abbiamo svolto sull'O.L., noi non escluderemmo l'eventualità per cui si possa trattare anche in questo caso di un erratic boulder il quale proietta un'ombra mediamente lunga a causa NON (solo e NON tanto) della sua altezza, bensì in ragione della sua posizione sulla superficie in rapporto all'altezza del Sole esistente sul SUO Orizzonte Locale.

Conclusioni: il Phobos’ Monolith è effettivamente una struttura colonnare e, quindi, una effettiva Singolarità (o, addirittura, un’Anomalìa di Superficie vera e propria); il rilievo che abbiamo chiamato “Monolito n. 2” è solo un macigno erratico con la forma (approssimativa) di un parallelepipedo e di dimensioni medio grandi il quale, vista la sua posizione al suolo in rapporto alla posizione del Sole sul suo O.L., sembra essere ciò che non è (e quindi non è una Singolarità né, tanto meno, un’Anomalìa).
Infine, il rilievo che abbiamo chiamato Monolito n. 3 potrebbe anch’esso – ragionevolmente – essere null’altro che un altro macigno erratico (neppure troppo alto) il quale, grazie all’illuminazione radente, ci fornisce l’impressione (erronea) di costituire un rilievo che si sviluppa maggiormente in altezza piuttosto che in larghezza.

Sperando di essere stati sufficientemente chiari, ringraziamo il Dr Barca per averci fornito l’occasione di poter riflettere in Vostra compagnia sulla natura di alcuni rilievi i quali, a causa di elementi quali l’altezza del Sole sull’O.L. e le ombre che ne derivano, rischiavano di essere scambiati per delle Singolarità o, in certi casi, per delle autentiche Anomalìe di Superficie.

Dati NASA Ufficiali: il Phobos’ Monolith viene classificato e catalogato come “large boulder” (macigno di grandi dimensioni); l’ombra che si vede in questo frame è lunga circa 190 metri; la larghezza del macigno, invece, dovrebbe aggirarsi intorno agli 80 metri.
1 commentiMareKromiumMag 14, 2007
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