Mars Reconnaissance Orbiter (MRO)
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ESP_012435_2015_RED_abrowse.jpgBranched Features on the Floor of Antoniadi Crater (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)58 visiteThe dark branched features in the floor of Antoniadi Crater look like giant ferns, or fern casts. However, these ferns would be several miles in size and are composed of rough rocky materials.
A more likely hypothesis is that this represents a channel network that now stands in inverted relief. The channels may have been lined or filled by indurated materials, making the channel fill more resistant to erosion by the wind than surrounding materials. After probably billions of years of wind erosion the resistant channels are now relatively high-standing. The material between the branched ridges has a fracture pattern and color similar to deposits elsewhere on Mars that are known to be rich in hydrated minerals such as clays.
The inverted channels have short, stubby branches characteristic of formation by groundwater sapping. Spring water seeps into the channels and undercuts overlying layers which collapse, so the channels grow headward. These images tell the story of an ancient wet environment on Mars, where life could have been possible. Ancient Martian life was most likely to consist of microorganisms rather than giant tree ferns.
MareKromium
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ESP_012506_0850_RED_abrowse.jpgDefrosting Spots over Polygonal Terrain (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)59 visitenessun commentoMareKromium
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ESP_012551_1750_RED_abrowse.jpgSulphate and Clay Strata inside Gale Crater (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)58 visitenessun commentoMareKromium
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ESP_012562_1545_RED_abrowse.jpgLight-Toned Rugged Intercrater Area in Viking Images 637A36 and 635A94 (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)60 visitenessun commentoMareKromium
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ESP_012570_1670_RED_abrowse.jpgLight and Intermediate-Toned Material near Morava Valles (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)57 visitenessun commentoMareKromium
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ESP_012572_1685_RED_abrowse.jpgLayering and Faulting in Melas Chasma Layered Deposits (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)56 visitenessun commentoMareKromium
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ESP_012584_1265_RED_abrowse-00.jpg"Hot Surprise" in Nia Vallis (ctx frame - Natural Colors; credits: Lunexit)58 visiteImmagini orbitali come questa, nel 99,99% dei casi passano del tutto inosservate ma, come Voi sapete (e come noi abbiamo - da tempo - imparato), spesso le più grosse sorprese si annidano tra le pieghe dei frames - apparentemente - meno intriganti.
In fondo, che cosa ci mostra di particolare questo frame? Si tratta della Regione Marziana di Nia Vallis (siamo nelle medie Latitudini dell'Emisfero Australe di Marte, intorno alle coordinate 53° Sud e 323° Est) ed il dettaglio colto dagli occhi della Sonda MRO ci mostra quelli che sembrano residui di antiche (ed ormai del tutto estinte) attività fluviali su una superficie rocciosa e ricca di macigni di dimensioni medio-piccole. Nulla di più.
Eppure, una volta che il nostro Dr Faccin ha "scansionato" il frame nella sua versione JP2000, qualcosa è emersa.
Qualcosa che vedrete nel prossimo frame...MareKromium
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ESP_012584_1265_RED_abrowse-01.jpg"Hot Surprise" in Nia Vallis (EDM - credits: Dr M. Faccin)115 visiteUn inconfondibile "segno di calore" è apparso in quelle che, a nostro parere, sono le immediate vicinanze della Superficie: una piccola "fiamma" che, se non altro nella sua forma (a "Fiaccola", o "Flare"), nelle sue dimensioni (siamo nell'ordine del metro o poco più) e colore (la Fiaccola, guarda caso, è "Blu"...), ci ricorda la fantomatica Blue Flare che tanto ha intrigato ed intriga i Ricercatori di Anomalìe Lunari.
In questo frame, la nostra piccola "Blue Flare" aleggia/emerge sulla/dalla Superficie di Nia Vallis o nelle sue immediatissime vicinanze (ossìa potrebbe librarsi a pochi metri dal suolo).
La configurazione del dettaglio - una volta escluso l'image-artifact - ci suggerisce l'eventualità per cui si possa trattare di un fenomeno equiparabile ai cosiddetti "fuochi fatui", di terrestre (e, spesso, "lugubre") memoria, ossìa combustione di modesti quantitativi di gas derivanti da decomposizione di elementi organici (usualmente si tratta di Metano o Fosfano).
I luoghi "preferiti" per la verificazione di questo tipo di fenomeni sono i cimiteri, le aree ricche di acque stagnanti o semi-stagnanti (paludi e stagni) e le brughiere.
In questo caso...siamo su Marte e quindi, tutto sommato, i cimiteri ci sentiamo di escluderli come possibile causa della Flare.
Ed anche la brughiera non sembra un luogo attinente, vista la regione sorvolata dalla Sonda.
Ma come escludere la presenza di acque stagnanti sub-superficiali, magari ricchissime di elementi organici?
Cosa c'è - REALMENTE - nel sottosuolo di Marte?MareKromium
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ESP_012588_1855_RED_abrowse-00.jpgFresh Impact (Natural Colors; credits: Lunexit)82 visiteIl "Dark Splat" che vedete in questa splendida immagine MRO costituisce l'evidenza oggettiva, a nostro parere, di un recentissimo impatto. Ma...che genere di impatto?
Come potrete meglio ammirare nei dettagli magnificati che seguono (tutti in formato JP-2000 ed ottenuti dal nostro eccezionale Marco Faccin), in corrispondenza del punto di (presumibile) impatto, NON C'E' CRATERE, ma solo evidenze di bruciature.
Questa circostanza la possiamo spiegare facendo 2 ipotesi:
1) il bolide si è disintegrato/è esploso quando era ormai vicinissimo al suolo (la Superficie di Marte è stata quindi "macchiata" dall'esplosione, senza restarne intaccata - se non in misura assolutamente marginale e visivamente non risolvibile - neppure dalle ottiche MRO!);
2) il bolide (una piccola cometa, riteniamo) ha EFFETTIVAMENTE impattato Marte, ma la sua massa e composizione erano talmente inconsistenti da risultare inidonee a scavare un cratere (ancorchè piccolo e poco profondo) sulla dura e rocciosa Superficie del Pianeta Rosso.
In pratica, quindi, l'evento che potrebbe essersi verificato si risolverebbe nell'impatto di una cometina (una "palla di neve sporca", come dicono alla NASA) con una superficie piatta ed oltremodo resistente. Risultato: il suolo viene appena "macchiato", ma NON intaccato!
Se avete altre ipotesi, scrivete!MareKromium
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ESP_012588_1855_RED_abrowse-01.jpgFresh Impact (EDMs - EDM 1, 2 and 3, from the bottom up, are in Natural Colors; credits: Dr M. Faccin)66 visiteOsservate attentamente: il Suolo Marziano è, effettivamente, "macchiato" - e probabilmente bruciato -, MA NON INTACCATO (una conferma in tale senso deriva dalla constatazione della circostanza per cui i Rilievi Superficiali visibili in corrispondenza della "macchia" (diremmo che si potrebbe trattare di Yardangs aventi modestissime dimensioni) non subiscono variazioni/deformazioni in rapporto ai medesimi Rilievi visibili al di fuori della zona interessata dall'impatto/esplosione (diciamo, tecnicamente, che "i Rilievi Superficiali esterni all'area di interesse proseguono senza soluzione di continuità all'interno dell'area stessa").
Che altro aggiungere? Si tratta di un fenomeno, come vedete, decisamente INTERESSANTE, ma sul quale la NASA - as usual... - non ci ha detto assolutamente nulla.
Peccato...MareKromium
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ESP_012625_1720_RED_abrowse.jpgSulfate Strata in Ius Chasma (Natural Colors; credits: Lunexit)58 visite...Ed ora, dato che al peggio ed al ridicolo non c'è mai fine, ci aspettiamo che qualcuno trovi una "Scritta", da qualche parte, che indichi questi depositi di Solfati...MareKromium
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ESP_012692_1810_RED_abrowse.jpgThe "Dusty" Summit of Pavonis Mons (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)58 visitePavonis Mons is one of the 3 giant Tharsis Montes Shield Volcanoes. Its Summit rises so far above the Surface that the Atmosphere is extremely thin, even for Mars.
Dust that reaches these heights (for example, during major Dust Storms) is hard to remove, so the upper parts of these Volcanoes are covered by vast deposits of dust. The dust is moved a little by the thin winds, producing ripples and other textures near the limit of HiRISE’s resolution. The fluffy, ripply surface looks “smudged” or out of focus, but by looking at some of the small impact craters you can see that the HiRISE camera is, indeed, properly focused. It’s the surface of Mars that is blurry!
Nota Lunexit: NO. A nostro parere NON è la Superficie di Marte che è "sfuocata" (blurry) e non è neppure la fotocamera dell'Orbiter che è "out of focus". Si tratta, come abbiamo già visto in passato (nelle immagini dei fly-by ravvicinati di alcune Lune Saturniane - Encelado su tutte) di un caso classico di "Sfuocatura da Movimento" (in altre parole: è un mero problema di lunghezza dell'esposizione - ivi: eccessiva -, data la vicinanza del target ripreso in rapporto alla velocità dell'Orbiter rispetto al medesimo). Curioso che i Ragazzi di Pasadena non ci abbiano pensato...
The impact craters also show that the dust is not a thin veneer. Instead, it is a thick coat, at least several meters deep. This mantling of dust hides the details of the Lava Flows and Vents, frustrating volcanologists but delighting those who study dust.
Mars Local Time: 15:23 (early afternoon)
Coord. (centered): 0,9° North Lat. and 246,8° East Long.
Spacecraft altitude: 254,1 Km (such as about 158,8 miles)
Original image scale range: 50,8 cm/pixel (with 1 x 1 binning) so objects ~1,53 mt across are resolved
Map projected scale: 50 cm/pixel
Map projection: EQUIRECTANGULAR
Emission Angle: 2,5°
Phase Angle: 52,4°
Solar Incidence Angle: 55° (meaning that the Sun is about 35° above the Local Horizon)
Solar Longitude: 244,7° (Northern Autumn)
Credits: NASA/JPL/University of Arizona
Additional process. and coloring: Lunar Explorer ItaliaMareKromium
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