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The Universe Inside

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SolarHalo-1-MF.jpgSolar Halo (credits: Dr Marco Faccin)102 visiteUna splendida immagine rappresentante una porzione dell'arco iridescente che forma ci che tecnicamente si chiama "Alone Solare" (Sun o Solar "Halo").

Un "Alone" si verifica quando i raggi del Sole riflettono e rifrangono micro-cristalli di ghiaccio che si trovano in sospensione negli strati medio-alti dell'atmosfera ed il prodotto di questa doppia azione di riflessione e rifrazione lo vediamo nella verificazione di questo affascinante (e certamente non raro) fenomeno il quale, se ci pensate, non altro che un arcobaleno "a tutto tondo".

Un arcobaleno che, anzich mostrarsi nella sua tipica forma di arco o di ponte (completo od incompleto), viene a disegnare un anello perfetto che circonda il disco solare.

Gli "Aloni", dipendendo - come detto - dal verificarsi di fenomeni di riflessione e rifrazione di luce proveniente dallo spazio, possono essere sia Solari, sia Lunari e, in quest'ultimo caso, la Tradizione Popolare li ritiene come dei segni premonitori del prossimo arrivo di una perturbazione.
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SolarHalo-2-MF.jpgSolar Halo (credits: Dr Marco Faccin)91 visitenessun commento3 commentiMareKromium
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SolarHalo-3-MF.jpgSolar Halo (credits: Dr Marco Faccin)104 visitenessun commento2 commentiMareKromium
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Solar_Eclipse.jpgFull Solar Eclipse76 visitenessun commentoMareKromium
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Solar_Eclipse_1999-MIR.jpgMacular Degeneration on a Planetary Scale165 visiteCaption NASA, from "NASA - Picture of the Day" del giorno 2 Gennaio 2011:"Here is what the Earth looks like during a Solar Eclipse.
The shadow of the Moon can be seen darkening part of Earth. This shadow moved across the Earth at nearly 2000 Km-per-hour.
Only observers near the center of the dark circle can see a Total Solar Eclipse - others see a Partial Eclipse where only part of the Sun appears blocked by the Moon.

This spectacular picture of the 1999 August 11 Solar Eclipse was one of the last ever taken from the Mir Space Station. The two bright spots that appear on the upper left are thought to be Jupiter and Saturn. Mir was deorbited in a controlled re-entry in 2001".
4 commentiMareKromium
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Solar_Eclipse~1.jpgEclipse over the Temple of Poseidon80 visitenessun commento5 commentiMareKromium
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Solar_Eclipse~2.jpgFeeding on the Sun...153 visite"Essere immortale cosa da poco: tranne l'uomo, infatti, tutte le Creature lo sono, giacch ignorano la Morte. Ma la cosa Divina, Terribile ed Incomprensibile, nel sapersi immortali..."

Jorge Luis Borges
14 commentiMareKromium
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Solar_Green-Flash.jpgA "Green Flash" from the Sun109 visiteDalla Rubrica "NASA - Picture of the Day" del giorno 4 Gennaio 2011:"Many people think it is just a myth. Others think it is true but its cause isn't yet known. Adventurers pride themselves on having seen it.
What is it?
It's a "Green Flash" from the Sun. The truth is the Green Flash does exist and its cause is well understood.

Just as the setting Sun disappears completely from view, a last glimmer appears startlingly green.
The effect is typically visible only from locations with a low, distant horizon, and lasts just a few seconds. A Green Flash is also visible for a rising Sun, but takes better timing to spot.

A dramatic Green Flash, as well as an even more rare Blue Flash, was caught in the above photograph recently observed during a Sunset visible from Teide Observatory at Tenerife, Cannary Islands, Spain.
Obviously, the Sun does not partly turn either green or blue: the effect is caused by different layers of the Earth's Atmosphere, together acting like a prism".
MareKromium
Solar_System.jpg
Solar_System.jpgThe Solar System, as it could have been (Credits: "Popular Science" Magazine - USA)188 visiteDavvero interessantissimo e Vi suggerisco di leggere l'articolo e guardare l'immagine.
Se avessimo fatto noi una cosa del genere, ci avrebbero chiamati nei peggio modi (almeno in questo Paese).
Ma tutto ci NON opera nostra.
E' opera di una delle pi interessanti - e sconosciuta (in Europa) - riviste di Scienza "Divulgativa" Americane (altro che "Focus" e caxxate varie...).
La leggo da molti anni.

Questo articolo semplice, chiaro per tutti e MOLTO suggestivo.

In un periodo in cui l'unica realt che ascolto, vedo e leggo in giro costruita su menzogne ed opportunismo, io credo che questo articoletto (che con il fottuto COVID non c'entra nulla, per fortuna...) possa essere spunto di buone idee ed intuizioni. Ed anche di "apertura" verso Realt molto pi grandi di noi tutti (intendo l'Umanit).

Sono a disposizione per commentare. Con Voi e per Voi.

A Great "Thank You" to all our American Friends and Readers.
4 commentiMareKromium
Solaris-1.jpg
Solaris-1.jpgSolaris244 visite"Perch andiamo a frugare l'universo, quando non sappiamo niente di noi stessi?" (recensione di Stefano Santoli)

L'anelito all'elevazione spirituale centrale nella poetica di Tarkovskij. L'intreccio fantascientifico di "Solaris", tratto da un romanzo del polacco Stanislaw Lem, diventa, nelle mani del regista russo, la storia di una redenzione. Protagonista uno psicologo, Kris Kelvin (Donatas Banionis), che viene inviato sulla stazione spaziale orbitante attorno al pianeta Solaris per comprendere cosa sia successo ai pochi scienziati rimasti lass. Il pianeta - ricoperto da un immenso oceano - un'entit aliena, forse un cervello pensante, in grado di materializzare ci che si cela nei recessi della psiche umana. Kelvin dovr fare i conti con questo potere: si presenter al suo cospetto la moglie Hari (Natalija Bondarchuk), morta suicida anni prima. Giunto sulla stazione per rimediare agli influssi del pianeta sulla psiche degli altri, Kelvin dovr quindi confrontarsi con i propri fantasmi.

Scacco alla ragione
I primi 40 minuti della pellicola (tagliati nella versione italiana del film, e di fatto irreperibili prima che venisse diffusa, negli ultimi anni, la versione integrale) sono ambientati sulla Terra. Si tratta di un'aggiunta di Tarkovskij al romanzo, che comincia direttamente nello spazio. La pellicola inizia sulle note del maestoso preludio corale in fa minore di Bach, che torneranno pi volte nel film, connotandolo di forte nostalgia per l'armonia. La prima immagine di "Solaris" inquadra l'acqua di un laghetto presso cui Kelvin sosta pensoso. Immerse nell'acqua ondeggiano, armoniose, le alghe. L'acqua fertile, salvifica, rigeneratrice nel cinema di Tarkovskij: Kelvin, sorpreso da un temporale, si lascia inzuppare con volutt. Ad attenderlo nello spazio remoto, c' il fluido ben diverso dell'oceano di Solaris.
Il passaggio dalla dimensione domestica alla stazione orbitante traumatico come uno sradicamento. Kelvin arriva in solitudine, nessuno ad accoglierlo. La stazione un mondo artificiale di superfici metalliche luride e in disfacimento, in cui tutto appare squilibrato e regnano caos e lerciume.

Su una parete della dacia, dimora del padre di Kelvin, avevamo scorto susseguirsi quadri che ritraevano modelli di mongolfiere. Al di l del rimando al sogno umano per eccellenza - quello del volo - c' un rimando interno alla filmografia del regista: alla scena iniziale di "Andrej Rublv", dove una mongolfiera si schiantava rovinosamente al suolo. Lo slancio ambizioso della scienza - il positivismo della ragione che si crede orgogliosamente superiore alla psiche - messo sotto scacco dal pianeta Solaris, che proprio sui reconditi recessi della psiche ha fatto leva per destabilizzare gli scienziati. Nelle inquadrature in cui si scorge, l'oceano di Solaris sembra dotato di una potenza soverchiante e inesausta. Quella che un tempo era una stazione popolata da 85 persone, ridotta ora quasi ad un ammasso di detriti, dove ormai appena due individui (Snaut e Sartorius) si aggirano smarriti, come anime in pena prive di scopo. In un impeto di autodenigrazione (o autocommiserazione?), un altro scienziato (Gibarian), prima di uccidersi, si ridotto a raffigurare l'essere umano con uno scarabocchio infantile: cos appare, affissa ad una porta su un foglietto, la figura umana in un disegno la cui didascalia recita "uomo". Un dettaglio emblematico svela chiaramente la posizione del regista: mentre Sartorius ribadisce il proprio oltranzismo razionalista, Tarkovskij ne inquadra ironicamente la lente degli occhiali che si stacca dalla montatura.

Paura e desiderio
C' uno stretto legame fra i due film fantascientifici di Tarkovskij, "Solaris" e "Stalker". Anche nel successivo film del 1979 Tarkovskij torner a raccontare della possibilit che qualcosa di alieno possa concretizzare i desideri nascosti (qui il pianeta Solaris; in "Stalker" sar la stanza di cui i protagonisti vanno alla ricerca nella Zona). Se al cospetto di Solaris si impotenti (il pianeta materializza i desideri contro la nostra volont), in "Stalker" ci si pu rifiutare di entrare nella stanza, ma la differenza secondaria: comune a entrambi i film la paura dei propri desideri. L'esitazione a entrare nella stanza di "Stalker" corrisponde all'angoscia, o alla vergogna (come sostiene Kelvin), che ha portato al suicidio Gibarian.
C' un parallelismo anche fra i personaggi dei due film, ciascuno dei quali incarna, rispettivamente, l'arroganza della scienza arroccata in uno sterile razionalismo (Sartorius, in "Solaris"), l'ansia carica di dubbi dello scetticismo, cui non estranea la compassione (Snaut), l'apertura al mistero (Kelvin).

Se abbiamo paura dei nostri desideri, perch ad essi associamo una colpa. Solo Kelvin regge la sfida di Solaris. Riconosce la propria responsabilit nel suicidio della moglie Hari, e dopo il rigetto iniziale accoglie il proprio desiderio di riportarla in vita. Il coraggio di ammettere una colpa rimossa aiuta Kelvin a superare la paura.
La costante religiosa di Tarkovskij declinata, in "Solaris", nell'accettazione in Hari del mistero, oltre ogni spiegazione scientifica, oltre la necessit stessa di una logica scientifica. La scelta di Kelvin di accettare in questa replica di Hari la vera Hari, e non un suo simulacro illusorio, matura nel rigetto delle categorie della ragione, inabili a sondare i recessi dell'interiorit umana. La scommessa di Kelvin folle, va contro ogni senso comune: uno scandalo, come quello di Abramo in Kierkegaard. Non reminiscenza peregrina l'"Ordet" di Dreyer. E' un atto di fede, non privo di tormento (Kelvin costantemente assediato da un'angoscia che lo porta a sudare copiosamente).
Al momento in cui Kelvin ha maturato l'accettazione del mistero, Tarkovskij, sulle note del preludio di Bach, lo fa levitare insieme ad Hari. La levitazione (un motivo che torner nelle pellicole future) concretizza per un istante di beatitudine quell'anelito all'elevazione spirituale cui tende, insieme al cinema di Tarkovskij, l'arte stessa, nella sua ricerca d'infinito e d'armonia.

Hari che visse due volte
Anche se Hari una replicante, si va progressivamente umanizzando. Ci basta a renderla meritevole di riguardo alla stregua di un essere umano (sotto questo aspetto il film precorre "Blade Runner"). Hari dimostra di essere pi umana di uomini come Sartorius. Il suo iniziale, compulsivo bisogno di Kelvin (si ferisce sfondando una porta per non restarne separata) si trasforma gradualmente in capacit di amare, per arrivare infine al massimo sacrificio. Ancora il suicidio per amore: prima tentato vanamente (con l'ossigeno liquido, in una sequenza quasi horror), poi rimettendosi alla volont di Sartorius. In Hari c' in nuce il tema del sacrificio di s per il bene altrui, sviluppato da Tarkovskij nei suoi ultimi film, "Nostalghia" e (appunto) "Sacrificio" (1).

La donna Hari si sovrappone alla donna-madre. Nel pre-finale - nel solito alternarsi di bianco e nero e colore che contraddistingue il film e sembra associarsi ai mutamenti di condizione emotiva (2) - a Kelvin compare proprio la madre, che con una brocca e un catino effettua un lavacro purificatore (la funzione purificatrice dell'acqua sin troppo evidente. La sequenza stilisticamente notevole perch contraddistinta da una proliferazione di molte Hari: senza stacchi di montaggio, in unica inquadratura, una carrellata, vediamo apparire pi volte Hari, prima di uno stacco dopo il quale la macchina da presa si posa sul primo piano della madre di Kelvin) (3). La sovrapposizione fra compagna e madre, ripreso ne "Lo specchio", rivela un debito del regista nei confronti di un'iconografia comune a varie tradizioni pittoriche della cristianit, in cui la figura salvifica della donna si accompagna a caratteri eterei e angelicati (sia Hari che la madre di Kelvin portano ad esempio i capelli raccolti), a simboleggiare una purezza quasi asessuata, in cui non ha del tutto torto chi individua una mortificazione della sessualit contrapposta alla ricerca della spiritualit (4).

Una dacia nel cosmo
Un'avvertenza per chi non avesse visto il film: stiamo per parlare esplicitamente del finale.
Kelvin fa ritorno alla dacia paterna. E' un nostos, un ritorno. La dacia simbolo della tradizione. La tradizione, il legame con le proprie radici, sono in Tarkovskij imprescindibili fonti di spiritualit; sono la meta del viaggio. Il percorso di Kelvin stato un'odissea (nello spazio) anzitutto interiore: e come Odisseo quando fa ritorno ad Itaca incontra prima il proprio cane Argo, cos a Kelvin corre incontro il cane. Nostos, ritorno: la nostalgia, letteralmente "dolore del ritorno", tema centrale in Tarkovskij gi prima dell'esilio e del corrispondente film dell'esilio ("Nostalghia", per l'appunto). "Noli foras ire, in te ipsum redi: in interiore homine habitat veritas": il monito di Agostino d'Ippona si adatta perfettamente a sintetizzare il senso di "Solaris".
Il finale di "Solaris" parrebbe il pi classico dei nostos se Tarkovskij non intendesse destabilizzare lo spettatore con l'inquadratura conclusiva, con la quale realizza una perfetta mise en abme. Nella celeberrima scena conclusiva, un dolly smisurato (composto di tre inquadrature: la prima il dolly vero e proprio, la seconda una ripresa aerea, la terza un effetto di sovrimpressione) rivela che la dacia paterna cui Kelvin ha fatto ritorno si trova in realt su di un'isola sorta nel mezzo dell'oceano di Solaris (5). E' un finale simbolico, che sembra intendere che Kelvin dovr scontare un esilio (precognizione dell'esilio dello stesso Tarkovskij?). Assuntosi la responsabilit delle proprie colpe, Kelvin si pentito; riscattato dall'amore, grazie anche al sacrificio di Hari, si "salvato". Cristianamente, dal pentimento scaturisce la salvezza, ma il finale del film circoscrive la salvezza a un ambito esclusivamente spirituale: materialmente, invece, Kelvin non scampa a quella che appare una condanna all'esilio, da scontare in questa vita.

Questo finale rimane passibile di interpretazioni anche opposte. Sotto questo aspetto, pur nell'enorme distanza estetica e poetica con Kubrick, non completamente fuorviante (6) instaurare un prudente parallelo con l'odissea kubrickiana - un parallelo che, a scopi commerciali, fu impropriamente imposto sin sulla locandina italiana originale (dove si legge "La risposta della cinematografia sovietica a 2001: Odissea nello spazio"). Fra l'altro, l'esilio di Kelvin in un ambiente familiare perso nello spazio non lontano dal destino riservato a David, condannato a vivere da solo nella celebre stanza rococ del finale di "2001".

Sin dall'inizio, Kelvin si era dimostrato poco desideroso di intraprendere un viaggio nel cosmo. Tornando all'inquadratura iniziale, per rileggerla come una sorta di establishing shot contenutistico, notiamo che l'acqua scorre da destra verso sinistra; la macchina da presa, poi, prende a muoversi verso destra. Abitualmente, le inquadrature da sinistra a destra, seguendo il senso della lettura, indicano apertura al futuro; i movimenti contrari (come qui quello dell'acqua), conducono al passato. Tutto "Solaris" segnato da questo doppio movimento: una proiezione verso lo spazio profondo (l'ignoto) accompagnata costantemente dall'urgenza del recupero del passato: la Terra, Hari, la dimora paterna.
Il padre di Kelvin il custode vivo della tradizione. Nella sequenza finale, dopo un muto, memorabile scambio di sguardi attraverso il vetro di una finestra, Kelvin sulla soglia della dacia si inginocchia al cospetto del padre, che gli pone le mani sulle spalle come nel dipinto "Il figliol prodigo" di Rembrandt. In quel preciso momento ha inizio il dolly. Gi sulla stazione orbitante Kelvin si era inginocchiato, ai piedi di Hari. Ci si inginocchia di fronte a ci che sacro, facendo una professione di umilt in cui sacrifichiamo il proprio ego e ci predisponiamo alla misericordia altrui. Il gesto di Kelvin su cui il film si chiude sta a indicare la raggiunta consapevolezza della sacralit delle radici.
Aver avuto l'ambizione di declinare tematiche di questo genere, religiose, profondamente russe, nel pieno della Russia sovietica - addentrandosi in un genere in apparenza lontanissimo dalle proprie corde - indice di un coraggio e di un'urgenza espressiva eccezionali, che contribuiscono a fare di "Solaris" uno dei vertici dell'arte di Andreij Tarkovskij (7).


(1) Vedi, in questo senso, F. Borin, "Solaris", L'Epos, p. 48.
(2) Questa alternanza, inaugurata da Tarkovskij in questa pellicola che la sua prima a colori (se si eccettua l'esplosione di colore sulla rassegna di dipinti di Andrej Roublev nel finale dell'omonimo film), proseguir in tutte le pellicole successive del maestro russo, divenendone una caratteristica che conferisce ai suoi film una peculiare enigmaticit. La scelta, oggi singolare, pare dettata da una ricerca linguistica di cui non si faticano a individuare gli stimoli in un momento storico in cui l'uso del colore iniziava appena a diffondersi nel cinema d'autore europeo, ed era contraddistinto, ai suoi albori, da una spiccata curiosit sperimentale (si pensi ai vari "Giulietta degli spiriti", "Deserto rosso", "Sussurri e grida").
(3) In questa sequenza spinto cos al massimo grado di spaesamento uno degli espedienti cui Tarkovskij ricorre allo scopo di disorientare lo sguardo: solitamente, e con frequenza, il regista disattende la sintassi del campo/controcampo, facendo apparire i personaggi in posizioni inaspettatamente diverse da quelle in cui si trovavano nell'inquadratura precedente.
(4) E' di questa opinione Slavoj iek, che, in "Tarkovskij: la Cosa dallo spazio profondo" - in una lettura lacaniana e anti-junghiana del film che non condividiamo - si spinge ad individuare in Tarkovskij un desiderio di castrazione non soltanto psicologico-sessuale, ma persino intellettuale, a livello di tematica profonda della sua opera.
(5) Questo finale sar poi richiamato da quello di "Nostalghia", dove la dacia russa sar ospitata dentro la cattedrale di S. Galgano in Toscana.
(6) Come sostenuto da T. Masoni e P. Vecchi nel loro "Castoro" dedicato a Tarkovskij.
(7) Merita di essere ricordato che il giudizio di Tarkovskij verso il proprio film fosse a questo riguardo particolarmente severo: "In Solaris c'erano troppo accessori fantascientifici che distraevano dal tema principale. I razzi, le stazioni spaziali... Ritengo che la realt a cui l'artista ricorre per esprimere la propria visione del mondo debba essere, scusate la tautologia, reale, ossia comprensibile e nota fin dall'infanzia". Al contrario, crediamo invece che l'ibridazione fra le tematiche spirituali della poetica del maestro russo e i motivi fantascientifici del film sia stata feconda in termini di originalit, dando vita a un'opera d'arte sorprendente e memorabile.
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Solaris-2.jpgSolaris185 visiteKris Kelvin: "To ask is always the desire to know. Yet the preservation of simple human truths requires mystery. The mysteries of happiness, death, and love. To think about it is to know one's day of death".

Dr. Snaut: "Maybe you're right, but try not to think about all that now".

Kris Kelvin: "Not knowing that day makes us practically immortal".
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Solaris-3.jpgSolaris162 visite"I only know one thing. When I... When I sleep, I know no fear, no hope, no trouble, no bliss, Blessings on him he who invented sleep. The common coin that purchases all things, the balance that levels shepherd king, fool and wise man. There is only one bad thing about sound sleep. They say it closely resembles death".5 commentiMareKromium
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