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Titan: The "Foggy" Moon

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Titan-Surface-31.pngFirst real color view of Titan55 visiteCaption ESA originale:"This image was returned yesterday, 14 January 2005, by ESA's Huygens probe during its successful descent to land on Titan. This is the coloured view, following processing to add reflection spectra data, gives a better indication of the actual colour of the surface. Initially thought to be rocks or ice blocks, they are more pebble-sized. The two rock-like objects just below the middle of the image are about 15 cm(left) and 4 cm (centre) across respectively, at a distance of about 85 cm from Huygens. The surface is darker than originally expected, consisting of a mixture of water and hydrocarbon ice. There is also evidence of erosion at the base of these objects, indicating possible fluvial activity".
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Titan-Surface-32.pngOn the surface of Titan73 visiteCaption ESA originale:"This raw image was returned yesterday, 14 January 2005, by ESA's Huygens probe during its successful descent to land on Titan. Sizes have been added to indicate scale of these features. Initially thought to be rocks or ice blocks, they are more pebble-sized. The two rock-like objects just below the middle of the image are about 15 cm (left) and 4 cm (centre) across respectively, at a distance of about 85 cm from Huygens. The surface is darker than originally expected, consisting of a mixture of water and hydrocarbon ice. There is also evidence of erosion at the base of these objects, indicating possible fluvial activity".5 commenti
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Titan-Surface-33-PIA06440.jpgThe surface of Titan (again)57 visiteOriginal caption:"Images from the European Space Agency's Huygens probe descent imager/spectral radiometer side-looking imager and from the medium resolution imager, acquired after landing, were merged to produce this image.
The horizon's position implies a pitch of the imager/spectral radiometer, nose-upward, by 1 to 2° with no measurable roll. The "stones" (?) in the foreground are 4 to 6" (10 to 15 cm) in size, presumably made of water ice and these lie on a darker, finer-grained substrate.
A region with a relatively low number of rocks lies between clusters of rocks in the foreground and the background and matches the general orientation of channel-like features in the panorama of PIA06439.
The scene evokes the possibility of a dry lakebed".
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Titan-Surface-34-PIA06440.jpgOn the Surface... (Natural Colors; credits: Lunar Explorer Italia)55 visitenessun commentoMareKromium
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Titan-Surface-35.gifOn the Surface... - Sol 1 (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)55 visiteNel Gennaio 2005, come molti sanno, venne compiuto un primo e storico passo verso l’esplorazione “profonda” di Titano: dalla Sonda-madre Cassini, infatti, fu sganciato il modulo Huygens il quale, agendo su sola base inerziale (e cioè procedendo nello spazio senza l’ausilio di propulsori), arrivò a “tuffarsi” nella gelida atmosfera di Titano (il giorno 14 gennaio 2005) e poi, dopo una lunga discesa attraverso le sue nebbie arancio-marroni (una discesa durata qualcosa come 2 ore e 27 minuti!), ne raggiunse felicemente la superficie.

Da lì, poi, questa piccola probe avrebbe trasmesso dati (ufficialmente) per circa un’ora e mezza.

Il Modulo Remoto Huygens, al contrario di quanto temuto da molti scienziati, è riuscito ad evitare il landing su una superficie liquida e, dopo aver visto, fotografato e “sfiorato” una fitta rete di canali e di altri rilievi superficiali scuri e non identificabili con certezza (forse dei laghetti), si è delicatamente posato su quello che sembra essere il greto asciutto di un torrente.
Rocce e cristalli che mostrano chiari segni di erosione da fluidi sono ben visibili tutto intorno alla Sonda e poi, scrutando l’orizzonte più lontano, il profilo scuro ed ovattato di rilievi distanti qualche centinaio di metri sembra affacciarsi alla vista.

3 commentiMareKromium
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Titan-Surface-36.gifOn the Surface... - Sol 1 (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)55 visiteLa consistenza apparente (e cioè sulla base dell’osservazione visuale diretta) del suolo di Titano suggerisce quella della sabbia umida e ciò ha fatto pensare che il terreno su cui si è poggiata la Huygens Probe possa essere periodicamente (rectius: frequentemente) soggetto al passaggio di liquidi.

Ad onor del vero, le immagini della superficie di Titano ottenute da Huygens – certo suggestive, ma poche e di mediocre qualità – non ci sono state di grande aiuto per comprendere in maniera adeguata la realtà superficiale di Titano e quindi, per fornire al Lettore un’idea di quello che un ipotetico astronauta potrebbe realmente vedere in seguito ad un Landing sulla “Luna Nebbiosa”, abbiamo dovuto fare ricorso ad una serie di riflessioni e speculazioni.

1 commentiMareKromium
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Titan-Surface-37.gifOn the way down... - Sol 1 (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)55 visiteLa consistenza apparente (e cioè sulla base dell’osservazione visuale diretta) del suolo di Titano suggerisce quella della sabbia umida e ciò ha fatto pensare che il terreno su cui si è poggiata la Huygens Probe possa essere periodicamente (rectius: frequentemente) soggetto al passaggio di liquidi.

Ad onor del vero, le immagini della superficie di Titano ottenute da Huygens – certo suggestive, ma poche e di mediocre qualità – non ci sono state di grande aiuto per comprendere in maniera adeguata la realtà superficiale di Titano e quindi, per fornire al Lettore un’idea di quello che un ipotetico astronauta potrebbe realmente vedere in seguito ad un Landing sulla “Luna Nebbiosa”, abbiamo dovuto fare ricorso ad una serie di riflessioni e speculazioni.

MareKromium
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Titan-Surface-38.gifOn the way down... - Sol 1 (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)55 visiteLe Condizioni di Illuminazione

Innanzitutto, ed a dispetto di quanto mostrato dalle immagini ESA-Huygens (e da tante altre “visioni artistiche” di Titano made by NASA, la nostra prima considerazione attiene le condizioni medie di illuminazione di questo mondo.
Le fotografie ESA (ottenute sia durante la discesa, sia dalla superficie di Titano), al pari delle interpretazioni artistiche NASA, ci danno l’impressione di un mondo, ancora una volta, alquanto luminoso…

MareKromium
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Titan-Surface-39.gifOn the way down... - Sol 1 (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)55 visiteMa questa interpretazione, a nostro parere, è estremamente improbabile, per non dire completamente erronea.
Che la superficie di Titano non giaccia nella più totale oscurità e che quindi essa riceva una certa illuminazione, è un fatto (pensate non solo e non tanto all’illuminazione solare, quanto all’illuminazione derivante da Saturno stesso); ma che questa illuminazione sia, mutatis mutandis, soltanto di poco superiore all’illuminazione del suolo che possiamo verificare noi stessi da Terra durante una notte di Luna piena, è pure un fatto che ci sembra difficile negare.

Il Sole, dalla superficie di Titano, non è altro che una stella: certo, una stella molto luminosa, ma comunque troppo flebile e lontana per garantire un’illuminazione superficiale che sia anche solo discreta ed equiparabile, per difetto, a quella di un tardo (e nebbioso) crepuscolo invernale terrestre.

E poi - appunto! - esiste il “fattore nebbia”.
Le nebbie di Titano non si trovano solo negli strati alti e medio alti della sua atmosfera, ma giungono sino al suolo, laddove però tendono, riteniamo piuttosto sensibilmente, a diradarsi (ma mantenendosi sempre in banchi).

Ora, provate ad immaginare un mattino terrestre in cui, anche dopo il sorgere del Sole, una fitta e densa nebbia scura copra il cielo e la superficie: che cosa si vedrebbe? E come lo si vedrebbe?
Quale sarebbe la Dominante Cromatica che avremmo davanti agli occhi?

Ebbene sulla Terra il paesaggio che avremmo davanti - esperienza ed osservazione alla mano - lo si può “disegnare” come una distesa ovattata ed indefinibile di color bianco-grigio. Il cielo apparirà anch’esso bianco-grigio, ma comunque scuro (se non altro a tratti, laddove la nebbia è più fitta).
Il Sole non sarà visibile e la superficie, nei pochi metri che avremmo a disposizione per osservarla, si caratterizzerà come scura e piatta. Tutto il mondo apparirà buio, indistinto, sostanzialmente piatto e gelido.

E pensate che siamo sulla Terra, “soltanto” a (circa) 150 Milioni di Km dalla nostra Stella…

Ma su Titano? Titano si trova ad una distanza superiore al MILIARDO di Km dal Sole (circa 1,4 miliardi di Km). Che condizioni medie di illuminazione si potranno mai ipotizzare su quel pianeta, anche in difetto di nebbia?
Scarse, ovviamente. Scarse, ma non nulle.

La nostra ipotesi, che poggia sull’esame delle immagini ricevute e sull’analisi dei dati disponibili, suggerisce che la superficie di Titano possa essere debolmente illuminata, nelle ore diurne, da una luce arancio-gialla, appena sufficiente a rischiarare il panorama.
E’ difficile, se non impossibile, ipotizzare un parallelo terrestre, ma la nostra opinione (informata) è che il giorno pieno di Titano possa ricordare un tardo crepuscolo invernale terrestre, con la variante della dominante cromatica che, per questa “Luna Nebbiosa”, non dovrebbe essere il bianco-grigio scuro, bensì l’arancio-marrone.

Non è neppure irragionevole supporre che la luminosità dell’ambiente Titaniano possa essere sensibilmente influenzata dalla presenza o meno, nel suo tetro ed opaco cielo, di Saturno.
Infatti, come la Luna piena, sulla Terra, è causa di notti chiare e luminose, così la presenza del disco pieno di Saturno nel cielo di Titano potrebbe essere fonte di un’illuminazione discreta della sua superficie.

Non è poi neppure da escludere, a nostro parere, che il cielo di Titano possa esprimere una sua propria luminescenza la quale potrebbe essere il frutto di reazioni chimiche e chimico-fisiche del tutto peculiari che occorrono negli strati alti della sua atmosfera; quegli strati più esterni laddove gli elementi che la formano iniziano non solo a rarefarsi e scomporsi ma anche ad interagire con l’ambiente esterno e, in particolare, con le radiazioni cosmiche in arrivo dallo Spazio Profondo.
Quali reazioni possano effettivamente avviarsi e concludersi in un simile contesto non ci è dato saperlo, ma la presenza di scariche e luminescenze nell’atmosfera di Titano (visibili anche allorchè vengono riprese alcune sue Regioni immerse nella notte) costituisce un dato facilmente verificabile nelle migliaia di immagini che l’Orbiter Cassini ci ha mandato e continua a mandare da oltre quattro anni.

Le considerazioni sull’illuminazione di Titano, poi, come Vi sarà agevole intuire, non sono finalizzate esclusivamente a fornire al Lettore un’idea della tipologia di paesaggio che un ipotetico visitatore terrestre potrebbe trovarsi davanti, ma sono anche rivolte allo sviluppo di una considerazione assolutamente essenziale per coloro che si domandano se sarebbe possibile supporre l’esistenza, su questo gelido mondo, di Forme Vitali Vegetali di tipo simil-terrestre.

Ebbene, la risposta è no. Decisamente no.
MareKromium
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Titan-Surface-40.gifOn the Surface... - Sol 1 (GIF-Movie; credits: Dr G. Barca)55 visiteIl quantitativo di luce solare e di calore che raggiunge la superficie di Titano (la cui temperatura superficiale media, lo ricordiamo, si aggira, per quanto si sa e si suppone, intorno ai -175° Celsius) infatti, è talmente esiguo (diciamo pure “trascurabile”) da non permettere – se non altro sulla base di quelle che sono le nostre attuali conoscenze scientifiche – lo sviluppo di alcuna reazione assimilabile, ad esempio, alla fotosintesi.

Questo significa, tra le altre cose, che l’eventuale sviluppo di Forme Vitali indigene su Titano potrebbe derivare esclusivamente da interazioni chimiche o da processi esotici di carattere assolutamente locale. A quest’ultimo proposito, infine, si è detto e scritto che Titano, in fondo, rappresenta la versione “gelida” di una Terra Primordiale (un parallelo nato, probabilmente, dalla considerazione relativa al quantitativo di Nitrogeno esistente nell’atmosfera della Luna Nebbiosa nonché in riferimento a quella che sembra essere la morfologia attuale del pianeta in rapporto a quella che si suppone possa essere stata la morfologia della Terra Primordiale).
A nostro parere, però, la realtà è diversa e Titano potrebbe rappresentare, oggi, l’espressione di un Mondo “vivo e vitale” per nulla simile od assimilabile al nostro Pianeta Azzurro.

Un mondo che NON assomiglia affatto alla nostra Terra e che NON assomiglierà MAI alla nostra Terra.

Pensate: se la regola fondamentale della “Vita”, nel suo senso più ampio e profondo, è esprimibile nel concetto di “ADATTAMENTO NEL TEMPO”, allora è ragionevole pensare che su Titano, in fondo (e riflettendoci bene), potrebbero essere in corso da ere ed ere (!) processi tali da aver consentito la nascita e lo sviluppo di Forme di Vita indigene assolutamente peculiari, per noi inimmaginabili e, per ovvi motivi, completamente diverse da quelle che caratterizzano la Terra e gli ipotetici ambienti alieni di tipo simil-terrestre.

Il fatto che la ricerca (talvolta esasperata) di similitudini fra altri mondi ed il “nostro” mondo costituisca una caratteristica peculiare e propria della Scienza (Astronomica e non solo) Moderna e dell’atteggiamento degli scienziati che la praticano è indubitabile; ma che un simile approccio, alla fine, non possa venirsi a caratterizzare se non per la sua intrinseca limitatezza (e per lo strabismo scientifico che geneticamente lo affligge), ci sembra un elemento sul quale si dovrebbe riflettere meglio e maggiormente.

MareKromium
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Titan-Surface-Unexplained_Surface_Features-PIA06111.jpgUnexplainable Surface Features55 visiteCaption NASA:"This image acquired at a range of 344.000 Km (about 213.700 miles) shows details at Titan's surface never seen before. The image shows only surface brightness no topographic shading. The finest features are less than 10 Km (a little more than 6 miles) across. In other areas the surface boundaries are less distinct perhaps due to different geologic process or atmospheric effects. There are some linear features that could be impact craters but the fact that many features are linear suggests that other geologic processes are shaping the surface".
Titan-Undefined_Surface_Features-Radar_Image-PIA06992_modest.jpg
Titan-Undefined_Surface_Features-Radar_Image-PIA06992_modest.jpgTitan - Radar image and false color image55 visiteCaption NASA originale: "In the new color image, brighter areas may correspond to rougher terrains, slopes facing the radar, or different materials. The pink colors enhance smaller details on the surface, while the green color represents smoother areas. Winding linear features that cut across dark areas may be ridges or channels, although their nature is not yet understood. A large dark circular feature is seen at the western (top left) end of the image, but very few features on Titan resembling fresh impact craters are seen.
The area shown is in the northern hemisphere of Titan and is about 150 Km wide by 300 Km long.
The image is a part of a larger strip created from data taken on Oct. 26, 2004, when the Cassini spacecraft flew approximately 1.200 Km above Titan's surface".
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