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Inizio > MARS > Mars in Three-Dimension (3D) - by Marco Faccin & Gianluigi Barca
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Extremely bizarre Surface Feature - Sol 1623 (ctx frame - Hi-Def3-D; b/w - credits and Copyright: Dr M. Faccin and Lunar Explorer Italia)
I nostri Amici di Pasadena - al pari dei "Positivisti a Tutti i Costi" -, quando incontrano rilievi come quello che viene qui evidenziato (ed individuato, ancora una volta, dall'ottimo Marco Faccin), di solito...passano oltre, ignorando completamente quello che si vede (e che, a nostro umile modo di vedere, costituisce un'Anomalìa di Superficie al 100%).

Si, certo: una spiegazione razionale esisterà senz'altro...Ma noi non l'abbiamo ancora trovata e quindi, se volete contribuire, aspettiamo le Vostre interpretazioni, idee e commenti!

...E Buon Lavoro!
Parole chiave: Martian Surface - The "Leaf"

Extremely bizarre Surface Feature - Sol 1623 (ctx frame - Hi-Def3-D; b/w - credits and Copyright: Dr M. Faccin and Lunar Explorer Italia)

I nostri Amici di Pasadena - al pari dei "Positivisti a Tutti i Costi" -, quando incontrano rilievi come quello che viene qui evidenziato (ed individuato, ancora una volta, dall'ottimo Marco Faccin), di solito...passano oltre, ignorando completamente quello che si vede (e che, a nostro umile modo di vedere, costituisce un'Anomalìa di Superficie al 100%).

Si, certo: una spiegazione razionale esisterà senz'altro...Ma noi non l'abbiamo ancora trovata e quindi, se volete contribuire, aspettiamo le Vostre interpretazioni, idee e commenti!

...E Buon Lavoro!

OPP-SOL0019-MF-3D.JPG SOL0067-ANOMALY-2P132305460ESF1700P2537L5M1-EXTRA20DETAIL-2-3d.JPG OPP-SOL1623-1-MF.JPG OPP-SOL1661-MF.JPG OPP-SOL0100-MF.JPG
Informazioni sul file
Nome del file:OPP-SOL1623-1-MF.JPG
Nome album:MareKromium / Mars in Three-Dimension (3D) - by Marco Faccin & Gianluigi Barca
Valutazione (4 voti):55555(Mostra dettagli)
Parole chiave:Martian / Surface / - / The / "Leaf"
Copyright:NASA - MER Opportunity Mission e Marco Faccin per il processing addizionale
Dimensione del file:759 KiB
Data di inserimento:Ott 27, 2008
Dimensioni:1022 x 1026 pixels
Visualizzato:67 volte
URL:https://www.lunexit.it/gallery/displayimage.php?pid=22325
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Commento 1 a 10 di 10
Pagina: 1

MareKromium   [Ott 27, 2008 at 10:21 AM]
Un piccolo commentino "fuori quadro": questo Lavoro è assolutamente fantastico (a mio parere) e (almeno) 1000 volte migliore di quanto viene mediamente "offerto" al Pubblico (io direi "propinato, ma cerco di limitare le polemiche...) dai canali Scientifici "Ufficiali" (NASA & media).

O sto esagerando? ... PCF
Ufologo   [Ott 27, 2008 at 11:35 AM]
Noooooooo! Ciao, PCF!
Anakin   [Ott 27, 2008 at 01:16 PM]
Una foglia di felce fossile?
Ufologo   [Ott 27, 2008 at 05:53 PM]
E'h, l'avevamo già cpmmentata infatti a suo tempo... Sembra proprio una felce pietrificata!
Paolo C. Fienga   [Ott 27, 2008 at 06:20 PM]
Si, sembra una foglia di felce, ma io non credo che sia un residuo fossile di qualcosa di vegetale.

Ovviamente non ho prove a sostegno di quello che penso e quindi...Non dico nulla.
Diciamo solo che ragiono "per esclusione", come sempre.

Ed in questo caso escludo che si tratti de residuo fossile di una pianta.
Lo escludo applicando il metodo della "contestualizzazione" (quel metodo che gli Eso-Archeologi, i quali - se fossero intellettualmente onesti - dovrebbero applicarlo rigidamente e che invece ignorano bellamente da sempre per motivi di puro guadagno).

Se guardi il dettaglio contestualizzandolo, infatti, ti accorgi che...è unico nella zona. Ora io mi chiedo: ma per quale motivo dovremmo trovare solo un singolo residuo fossile di una pianta in una zona peri-equatoriale quale è Meridiani Planum?

Insomma: se Marte, un tempo, possedeva una vegetazione superficiale simil-terrestre, allora, nelle regioni peri-equatoriali, detta vegetazione sarebbe dovuta essere abbondante (per abbondanza di acqua e di calore).

Supponiamo che poi si sia verificata la catastrofe di cui (stra)parlano un mucchio di pseudo-ricercatori: che cosa dobbiamo dedurre? Che essa abbia cancellato tutta la vegetazione esistente, e salvato solo un rametto di felci?

Io ne dubito.

Una regola importante - per gli Archeologi (Gianluigi, correggimi se dico una fesseria, please!) - dice che "dove c'è un fossile, ce n'è sempre un altro nelle prossimità". Sia esso un fossile di animale, o di pianta, e sia che si tratti di un manufatto, esso non arriva mai isolato, ma appartiene ad un "gruppo" di fossili/manufatti aventi la medesima matrice - biologica o meccanica.

Ora questa "cosa" che vediamo sul margine di Victoria è totalmente isolata. Come un cactus nel deserto del New Mexico.

Conclusione (interlocutoria, ma razionale): non è un fossile.

Semmai - ma qui si entra nella speculazione pura - è l'equivalente Marziano di un cactus...

Un abbraccio a Tutti! PCF
Gianluigi   [Ott 27, 2008 at 09:33 PM]
Caro Doc! Giustissime parole!
E giusto per gradire, di seguito, qualche passo del grande Cardini, “un monumento” per lo studio dell’archeologia in Italia, riguardo lo scavo e la stratificazione.
La prima riflessione conferma le tue parole, la seconda dovrebbe far riflettere sui facili “esoarcheologismi”… Un saluto!


Da: Storie della Terra. Manuale di Scavo Archeologico, di A. Carandini


Smettere di scavare?

Vi è chi ritiene, specie fra gli storici dell’ arte, che non bisognerebbe piú scavare, ma solo tutelare e conoscere quanto già è in luce. È come ingiungere a una persona: «riordina la tua memoria e non imparare di piú».
Conservare una biblioteca significa studiarvi, riordinarla, incrementarla e non solo spolverarne gli scaffali. Lo scavo è la necessaria premessa di ogni studio e restauro di quanto emerge ed è noto. (…)
Mentre nel soprasuolo le costruzioni si dispongono distinte le une dalle altre, nel sottosuolo ciò non avviene e abbiamo tutto frammentariamente
preservato in un formidabile intrico.
Non vi è intonaco o superficie pavimentale a cui ci si possa legittimamente fermare dicendo: «non voglio saperne oltre». L’indagine è come una smagliatura che avanza e non si sa dove si fermerà.
Smettere di scavare significherebbe smettere di conoscere in modo attuale il mondo materiale e cioè conformemente ai contesti. Che senso ha piú per noi una rovina cumulativamente e quindi superficialmente intesa?
L’oggetto che abbiamo di fronte non è mai uno, ma sempre appare composto da una pluralità di cose diversamente collegate e compresse in poco spazio, come i tessuti di un organismo. Toccare un anello significa aver subito a che fare con l’ intera catena di cui è parte.
Spiegazione e fantasticheria riescono in tal modo per la prima volta a convivere.



Stratificazione in generale.


Tutte le forme di stratificazione, siano esse geologicheo archeologiche, sono il risultato di 1) erosione/distruzione,2) movimento/trasporto, 3) deposito/accumulo.
Mentre però la stratificazione geologica è dovuta esclusivamente a forze naturali, quella archeologica appare come una risultanza di forze naturali e umane, diversamente separate o combinate fra loro, per cui erosione, movimento e deposito si intrecciano a opere di distruzione,
trasporto e accumulo o costruzione. Il fenomeno della stratificazione è pertanto in ogni caso bifronte, presupponendo sempre la rovina del precedente equilibrio e la formazione del nuovo. Una capanna implica un taglio di legna, un muro di terra uno scavo di argilla e un muro di pietra una cava.
In natura si hanno erosioni, abrasioni, distacchi e depositi, alluvioni, colluvioni, morene, dune e frane, i quali tutti presuppongono dislocazioni di materiali.
Per tale ragione le circostanze stratigrafiche degli insediamenti in collina o in montagna sono diverse da quelle degli insediamenti in pianure sedimentarie, perché mutano ad esempio i criteri interpretativi per quanto riguarda la giacitura dei materiali. (…)
Si conoscono però anche modificazioni di materiali già esistenti senza dislocazione alcuna, dovute a compressioni, cotture, turbative biogenetiche e chimismo indotto.
L’ analisi di una stratificazione presuppone sempre l’analisi dei processi naturali e/o antropici che l’hanno determinata, al fine di riconoscere le condizioni storiche e paleoambientali che hanno portato alla sua formazione.
La formazione di una stratificazione si attua per cicli, cioè attraverso periodi di attività e di minore attività o di pausa. Durante le pause possono succedere molti fenomeni, ma non processi di crescita della stratificazione.
L’azione è rappresentata dagli strati e la pausa dalle superfici degli strati. Tali superfici sono impalpabili pellicole cui i geologi hanno dato il nome di interfacce. Esse rappresentano il periodo di esposizione
di uno strato (che può essere anche minimo) e cioè il lasso di tempo trascorso fra uno strato formato e uno che comincia a formarsi al di sopra di esso, quindi per cosí dire la sua vita.
Un’azione di deposito/accumulo comporta sempre uno strato (il dato materiale) e la sua superficie o interfaccia (il dato immateriale). Generalmente si presta piú importanza al primo che al secondo, ma è un errore, perché la ricostruzione storica deve tener conto delle lacune
della documentazione stratigrafica e anche immaginare quanto, pur essendo. esistito, non è arrivato a tradursi in stratificazione positiva.
Un’azione di erosione/distruzione non comporta invece mai uno strato bensí una mancanza di strato o di strati (il dato materiale è stato spostato altrove) che possiamo chiamare interfaccia o superficie in sé. La superficie che non presuppone uno strato sta a rappresentare sia l’azione di erosione/distruzione che la vita della superficie stessa. È pertanto fondamentale saper distinguere in una qualsiasi stratificazione gli strati dalle superfici di strato e dalle superfici in sé.
A volte il risultato delle azioni di erosione/distruzione e di trasformazione è talmente minimo o uniforme da non essere facilmente riconoscibile, mentre altre volte esso appare evidente o comunque significativo e va senz’altro documentato.
Gli strati, le loro superfici e le superfici in sé possono essere a loro volta oggetto di azioni di deposito/accumulo e di erosione/distruzione. Ciò può
accadere durante la loro formazione, durante la loro vita e anche dopo di essa.
Gli strati si accumulano in un’area determinata che si chiama bacino di deposito, costituita per lo piú da una depressione naturale o artificiale, oppure da uno spazio chiuso da terrapieni o muri. Bacini diversi presuppongono stratigrafie diverse. La forma del deposito dipende
dai materiali depositati e dal tipo di forza esercitata dalla natura o dall’uomo nel muoverli.
Per determinare se una particolare realtà stratigrafica è di origine naturale o antropica occorre tener presente
1) il tipo di materiale stratificato, 2) il modo in cui è stato eroso o scavato, 3) il modo in cui è stato spostato o trasportato, 4) il modo in cui è stato depositato o accumulato.
Le caratteristiche principali di uno strato sono le seguenti. 1) Lo strato possiede una superficie, che può essere orizzontale, inclinata o verticale. 2) La superficie di uno strato è delimitata da un contorno e possiede un rilievo che può essere rappresentato con curve di livello quotate. 3) Dal rilievo della superficie di uno strato, combinato con quelli degli strati sottostanti e a contatto, si ricava il suo volume. 4) Ogni strato ha una sua posizione topografica entro le tre dimensioni spaziali. 5) Ogni strato ha una sua posizione stratigrafica, cioè una sua posizione relativa nel tempo rispetto agli altri strati, la
quale si ricava dai rapporti fra le superfici o interfacce e non dai reperti in esso contenuti. 6) Ogni strato ha una sua cronologia assoluta, la quale viene stabilita grazie al reperto databile piú tardo in esso contenuto e a esso preferibilmente coevo, che quindi non sia un residuo o una intrusione, e grazie alla cronologia assoluta degli strati che lo precedono e lo seguono nella successione stratigrafica.
Occorre ricordare che i geologi hanno sempre riconosciuto le superfici degli strati (chiamandole interfacce), mentre gli archeologi le hanno prese sistematicamente in considerazione solo di recente (Harris 1979).
Prima che cosí si facesse non era possibile trasformare
integralmente una stratificazione in una sequenza stratigrafica e cioè in una stratigrafia.

Strati naturali e antropici.

Con il danese Steno, l’inglese Smith e gli scozzesi Hutton e Lyell (1830), vissuti fra il xvii e il xix secolo, la geologia ha acquisito le nozioni fondamentali necessarie a stabilire le stratigrafie della terra: fossili, strati, interfacce, rapporto fossili-strati e datazione degli strati tramite i fossili (sulla base dell’evoluzione delle specie).
Le leggi che consentono di ricostruire la sequenza degli strati rocciosi depositati in condizioni sedimentarie sono le seguenti. 1) Legge della originaria sovrapposizione, per cui lo strato piú alto è anche il piú recente; essa presuppone che gli strati siano indisturbati e cioè che si trovino nella loro giacitura originaria; 2) legge della originaria orizzontalità, per cui gli strati formatisi sott’acqua presentano generalmente superfici orizzontali; le superfici di strato inclinate implicano modifiche successive del loro assetto primitivo; 3) legge della originaria continuità, per cui gli strati non presentano bordi esposti; se essi esistono sono dovuti a successive azioni di erosione; 4) legge della successione faunistica, per cui gli strati sono datati in base ai fossili che contengono; ciò comporta che gli strati spostati o capovolti sono datati piuttosto dai fossili che racchiudono che dalla loro sovrapposizione nella stratificazione.
Come la stratigrafia geologica, anche quella archeologica si basa su principî applicabili ovunque, in quanto concernono l’aspetto fisico delle azioni umane, il quale segue la regolarità della natura piú che l’irripetibilità della storia. Questa è la ragione per cui nell’archeologia
stratigrafica le distinzioni disciplinari finiscono per rivestire un significato relativo. Lo scavatore è dunque uno specialista di stratigrafia generalmente intesa, capace di operare nei contesti piú diversi, essendo i rapporti stratigrafici determinati dalle contiguità fra le superfici o interfacce e non dai reperti contenuti negli strati, contrariamente a quello che avviene in geologia per la legge della successione faunistica. Questa differenza fra stratigrafia geologica e archeologica è dovuta alla natura sommamente incoerente degli strati di terra, i quali in qualsiasi modo scavati e capovolti vengono comunque a formare nuovi strati, quale che sia la cronologia dei reperti in essi contenuti. La storicità del nostro sottosuolo consiste in questa possibilità incessante che uno strato si trasformi in un altro e nell’attitudine umana a creare continuamente strutture verticali capaci di moltiplicare i bacini di deposito e di infrangere l’orizzontalità dei depositi, che è invece una caratteristica della stratificazione naturale.
Anakin   [Ott 28, 2008 at 07:13 AM]
Beh!...... Il deserto di Atacama, tanto per fare un esempio, presenta sporadici "cespugli" che si reggono su quelle poche gocce di pioggia che "arrivano" 1 volta ogni 500 anni.
Se ci dovesse essere una qualche "catastrofe", di pochi sparuti "cespugli", cosa rimarrebbe?
Forse nulla o davvero poco, come una foglia di felce.
E' molto probabile che quello che stiamo guardando in questo frame non sia altro che un gioco di forme.

Comunque, tanto per rimanere nell'esotico, si narra, nel mondo spirituale, che le forme vegetali siano l'unica costante in tutto l'Universo
MareKromium   [Ott 28, 2008 at 10:20 AM]
Ottimi rilievi Anakin: questo è il modo di ragionare e confrontarsi! ...E molto bella l'idea della "Costante Universale" rinvenibile nelle forme vegetali! Un abbraccio - PCF
Anakin   [Ott 28, 2008 at 11:19 AM]
Grazie PCF. Io direi che è anche confortante sapere, qualora fosse vero, che i mondi sono abitati, comunque, da piante e fiori
Ufologo   [Ott 28, 2008 at 04:08 PM]
...E non da "carciofi".... speriamo!

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