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Thanks for Copying US!
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Caption NASA:"This image shows a microscopic view of fine-grained material at the tip of the Robotic Arm Scoop as seen by the Robotic Arm Camera (RAC) aboard NASA's Phoenix Mars Lander on June 20, 2008, the 26th Martian Day, or Sol, of the mission.
RAC scientists took this image at a resolution of 30 microns by rotating the scoop to within 11 millimeters of the camera's front lens and refocusing the camera to macro focus. The image shows small clumps of fine, fluffy, red soil particles collected in a sample called 'Rosy Red'.
The sample was dug from the trench named 'Snow White' in the area called 'Wonderland'. Some of the Rosy Red sample was delivered to Phoenix's Optical Microscope and Wet Chemistry Laboratory for analysis.
The RAC provides its own illumination, so the color seen in RAC images is color as seen on Earth, not color as it would appear on Mars".
Nota Lunexit: questo frame, pubblicato sul Planetary Photojournal in data 26 Giugno 2008, è un'evidente scopiazzatura - materiale e concettuale - del Lavoro svolto dal Dr Faccin e pubblicato su Lunexit in data 24 Giugno 2008 (il Lavoro del Dr Faccin è due frames prima di questo). Siamo indecisi tra l'essere "onorati" e l'essere "furenti" (EUFEMISMO!!!). Voi che cosa suggerite?!?...
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Sarò (contrariamente a quanto faccio sempre o quasi) "stringatissimo": io mi sono incazzato come una bestia. Perchè noi siamo, di fatto, meno di zero. Una gocciolina all'interno dell'oceano.
Ma che la NASA (e non solo, ahinoi...) ci legga, come ha agevolmente appurato Titanio44 quando gli ho inviato una listona di http "ripetitivi" - e cioè che si collegano quasi quotidianamente con Lunexit -, è un fatto.
Vedete, qui si fa davvero TANTO con POCO. Anzi: con POCHISSIMO.
La NASA, tramite le sue Rubrichette (dal "Picture of the Day" al "Planetary Photojournal"), pubblica - ogni anno - letteralmente delle montagne di Lavori fatti da Ricercatori Privati di tutto il Mondo (anche Italiani).
Che cosa le sarebbe costato sbattere sul "NASA - Picture of the Day" il Lavoro di Marco? O uno dei Lavori di Gigi? O, che ne so, una delle nostre visioni orbitali in MULTISPECTRUM? Così facendo, avrebbe aiutato noi ad acquisire visibilità (e, se vogliamo sopravvivere, NE ABBIAMO BISOGNO!), avrebbe onorato gente che lavora migliaia di ore per annum, gratis et Amore Dei, ed avrebbe anche ingenerato in noi, tutti noi (ne sono convinto), un grande debito di riconoscenza verso di essa.
E invece no.
Vedete, i titoli in Inglese dei frames che pubblichiamo, me li invento io. Ce ne hanno già copiati, in 4 anni, una decina.
Frames elaborati da Marco e Gigi e, recentemente, GIF-Movies realizzati da loro, ce ne hanno già scopiazzati almeno tre (verificate prego: sono sul "Planetary Photojournal". Gli ultimi sono i GIF che mostrano l'anemometro di cui è dotato Phoenix).
Per adesso mancano i "furti" di elaborazioni di panorami superficiali in TrueColors ed in Superdefinition ma, Vi prego di credermi, fra non molto qualcosa del genere apparirà sulle loro pagine.
I "Giornalisti" scientifici italiani più accreditati - su tutti Giovanni CAPRARA, Corriere della Sera - nonostante svariati tentativi di contattarli per sottoporgli GRATIS del nostro materiale ci ignorano, ma sono sempre pronti a scrivere un articolo entusiasta quando la NASA gli lancia un ossetto (tipo i recentissimi frames monocromatici di Phoenix).
Altri Giornalisti, più "Lungimiranti", ci hanno contattato (anche di recente) per avere del Materiale, ma si sono dimenticati di dirci "perchè" lo volevano e quindi, a fronte della mia (ritengo legittima) domanda, sono spariti.
Dovevamo fare una trasmissione su "REBUS" (ok, non è molto, ma è meglio di nulla) ma, dopo aver mostrato al Dr Decollanz qualche "assaggino" di Materiale Lunexit, siamo - ahimè - stati scartati per "eccessiva tecnicità e complessità", a favore di Zanfretta & Co. (io non conosco personalmente Zanfretta, ma ho il sospetto che sia solo un cialtronazzo che ha l'unico pregio di essere "raccomandato" - e l'Italia, si sa, a TUTTI I LIVELLI, è il Paese dei paraculi).
Ok, ho esagerato e sono "andato lungo". Sorry.
Volevo solo dire che qui si fa, da anni, un qualcosa di unico nel panorama Divulgativo/Scientifico Italiano e che contiamo Lettori da oltre 50 Nazioni. Eppure...Eppure non basta.
E questo, onestamente, mi fa un pò male.
Un abbraccio, grazie e scusate ancora per le volgarità che ho scritto (ma che NON ritratto). PCF
Cosa disse Sordi nel film "Il Marchese del Grillo" quando volevano arrestarlo, al popolino? "Ah regaà, me dispiace, io so IO e voi nun sete un c.....!"
Questa è da sempre la morale della favola....
Un abbraccio a tutti!
You're a dirty bastard! That's what you are! A dirty bastard!
Un little precisation, America. Voi americani dite sempre la parola bastardo, lo sai perché? V'o dico io. Perché c'avete una lingua molto, ma molto povera. Perché se io mi volessi abbassare a rispondere al tuo bastard, che a noi ce fa proprio ride, io ti potrei dare del figlio di madre ignota, del rotto nel posteriore, ti potrei mandare a fare nel medesimo, potrei fare appello anche ai tuoi morti, con eventuale partecipazione de tu' nonno in carriola opzionale e coinvolgere tua sorella, notoriamente incline allo smandrappo e all'uso improprio della bocca, e allargà il discorso a quel grandissimo Toro Seduto de tu' padre, a sua volta figlio di una città di cinque lettere cantata da Omero, che tu 'n sai manco chi era perché sei ignorante. Are you ignorant!
per Ufologo: condivido. Il punto è proprio quello: noi siamo "niente" e quindi, giustamente, siamo "invisibili". Ma la contraddizione - che spacca il cuore e l'anima - è che c'è un quantitativo ENORME di niente (anzi: di MENO DI NIENTE) che è visibilissimo! Come mai? Se mi rispondi in maniera convincente ti offro una pizza.
Per Ivana: procediamo, cara Ivana, e stiamo "sù"! Ma alle volte - credimi - "l'è dura", come dicono dalle mie parti...
Per Gianluigi: è tutto vero. "Loro" hanno una lingua povera e non hanno un Passato, ma hanno il portafoglio pieno ed un Futuro. Noi...Noi che cosa abbiamo?!?
Abbracci a Tutti! PCF
A proposito di ipocrisie e falsità e tutti noi che passiamo per "imbecilli", ho trovato su un forum, dove posto normalmente, un avviso di Rete 4, e non potendone più ho scritto alla redazione:
Ecco il testo:
Buona sera Sig. Brachino,
mi permetto di disturbarla riportando la notizia della sua trasmissione "Top Secret", annunciata, con rammarico, devo dire, da un Sito Ufologico:
Ennesimo tentativo del Cicap di screditare l'Ufologia il 2 Luglio su Rete 4;
Top Secret, il programma/inchiesta ideato e condotto da Claudio Brachino, torna su Retequattro da mercoledì 2 luglio con quattro prime serate.
Nella prima serata, la redazione ha chiesto al CICAP di tracciarne uno davanti alle telecamere, in pieno giorno e senza alcun segreto, per spiegare al pubblico le tecniche costruttive.
Il servizio andrà in onda nella puntata dedicata agli UFO, mercoledì 2 luglio alle 21.10.
Già il fatto di tracciare il crop circle in pieno giorno porterà inevitabilmente a critiche - i crop circle si realizzano di notte e "disegnare" al buio non è la stessa cosa.
fonte:Ufologia.net
Ndr: e' chiaro che non sapendo piu' dove attaccarsi per screditare il fenomeno UFO oramai giudicato da tutti una tematica a livello mondiale, quelli del CICAP cercheranno ancora una volta di gettare fango sull'ufologia con un esperimento ridicolo.
Questo l'ho ripreso da un Sito Ufologico, naturalmente; Ma non capisco come si faccia a credere ancora al CICAP!
E come la televisione si presti a tante sciocchezze! Basterebbe documentarsi... Almeno la televisione non governativa!
Ma sono al corrente questi signori che i veri Crops vengono eseguiti quasi istantaneamente; che gli insetti posati sulle spighe rimangono attaccati con le ali aperte (dallo spasmo improvviso) senza avere il tempo di volare via; che le spighe non sono spezzate ma continuano a crescere? Il grano piegato ( non spezzato, come capita ai fessi che ci provano ) continua a crescere tranquillamente, mentre dove è stato piegato si possono notare i cosiddetti nodi di accrescimento...
Che sono stati più volte ripresi i cosiddetti "UFO Telemetrici" (sfere di poco più di 50 Cm. di diametro )volteggiare al di sopra dei cerchi; che si formano di notte e con la nebbia; che di solito sono tre strati di grano sovrapposti alternativamente in un senso e nell'altro; etc...,etc..
Perché tanta disinformazione?
Avevo accennato alle Sfere luminose osservate (e riprese) più volte durante un'esecuzione di un pittogramma:
sono state osservate e riprese mentre si formava, sotto gli occhi esterrefatti di testimoni oculari, un "crop-circle" in pochi istanti!
Una troupe televisiva giapponese, che si era recata in Gran Bretagna per studiare i "Crop-circles", mentre si trovavano, di notte, in una località ( che ora mi sfugge, e non ho intenzione di andarmela a ricercare ) dove avvenivano spesso questi "agroglifi", sentirono strani ronzii nell'aria notturna; uscirono immediatamente dalle tende, dentro le quali erano a dormire, ma videro solo un paio di luci soffuse che giravano nella nebbia...
Venne fuori anche la storia dei due vecchietti a produrre quel po po di "roba"; o dei buon temponi....
Se non è fantascienza questa...
Il bello poi che i due personaggi avrebbero viaggiato in tutto il mondo... ( comunque,se non erro, sono pure morti, ora )
E, gli scettici, non si rendono neppure conto che gli agroglifi vengono rappresentati in pochi secondi! Mentre per farne uno falso ( evidentissimo e brutto ) occorrono ore...
Mah! In quale mondo viviamo..!
Ma queste cose, quando debbono svergognare il tutto, non le dicono...
Sono convinto che siano iniziati quelli autentici e poi qualche fesso perditempo, o meglio, incaricato dal solito mandato governativo, abbia scimmiottato i "crops" autentici, ma ci casca solo chi è inesperto...
Questo per "coprire" l'ennesima PRESENZA di chi ci vuol far sapere, gradatamente, qualcosa...
Chi le scrive queste cose? Chi le legge?
Fanno prima a dare ascolto ad un P. Angela, a "striscia la notizia" ed ai veri presunti esperti negazionisti/positivisti, ottusi, collusi- ergo il CICAP- e gli ignoranti tout-court !
Sono un ex Sott/le dell'A:M:; ( radarista per 34 anni) ;Ufologo da 54 anni; iscritto al C.U.N.
In rete sono Ufologo 555.
I miei più cordiali saluti, Massimo Staccioli
Non so se c'entri tanto, ma nel mio campo, anch'io m'inc....! O informano, asetticamente, o stessero zitti!
Un abbraccione a tutti e scusate se ho parlato di...cose che esulano, forse, da questo Sito...
Quindi anch'io, PCF, nel mio piccolo sono niente; ma sta tranquillo, vorrei essere io "niente" come te!
Per quanto riguarda il tuo svogo MareKromium hai perfettamente ragione!!
Forza ragazzi andiamo avanti per la nostra strada...to boldly go where no man has gone before!
Devo spezzare, però, una lancia (a Cesare quel che è di Cesare) a favore di Massimo Polidoro.
Ospite in una delle prime puntate di Voyager, venne chiamato ad esprimere il suo (e quello del CICAP) parere sui Crops. Ebbene alla fine disse, in sintesi: "La maggiorparte dei Crop Circle risultano essere dei falsi ben fatti, ma degli altri non sappiamo come possano essere stati creati".
p.s.: dimenticavo (per Charlie64) una cosa: se parli di "entanglement quantistico", AUTOMATICAMENTE (come ben sai) VAI A QUESTIONARE L'ONNIPOTENZA DI EINSTEIN E L'UNIVERSALITA' DELLA SUA FISICA.
In altre parole, dato che oggi siamo tutti "coloriti", vai a pestare un cumulo di letame il quale non finisce più; vai a questionare l'infallibilità della Fisica Moderna (che ruota attorno alle Leggi - ormai dei Postulati veri e propri - del Prode Albert) e, conseguentemente ed inevitabilmente, vai a dare degli idioti e dei creduloni al 95% dei Fisici e degli Astrofisici del Globo, i quali si sono formati su Einstein.
Attenzione: lungi da me il "criticare" Albert (e ci mancherebbe...), ma dal riconoscergli quello che merita (e cioè Memoria e Gloria Immortali, perchè è stato un Grande) a ritenerlo e "vendercelo" - come si fa all'Università - in una veste Sacra di "Eletto" e di "Infallibile"...Ce ne passa! Ed io "non ci sto più".
Ari-saluti!
per Walthari: ESATTO! Diamo a Cesare (e ad Einstein) quello che gli spetta, ma NON assolutizziamoli. Tutto qui. Certo è che se poi, in un'aula Universitaria, adotti un approccio simile...Hai chiuso prima ancora di iniziare. E questo è un fatto (triste, ma è un fatto).
Einstein (come Schrödinger, o Planck, o chi volete Voi) ha tracciato una via. UNA! Una delle tante. Si sa: nella Scienza, quello che oggi è "a", domani potrebbe essere "non-a"; oppure "a-"; oppure "-a" etc.
Il problema (direi più Storico ed Etico - e forse anche Economico... - che Scientifico) è che la Scienza in generale e, soprattutto, coloro che la fanno, ha/hanno bisogno di "modelli". Creato un "modello", si procede nella direzione che esso indica sinchè non si trova qualcosa che, a detto modello, sfugge (proprio come l'entanglement quantistico pare sfuggire alla Relatività di Albert). E NON E' l'unico caso!
Morale: tutti sono d'accordo (in teoria) nel dire che un "modello vale sinchè vale"! Ma quando il "modello" in oggetto è un GRAN BEL Modello...Si fa una fatica PAZZESCA ad accettare il fatto che esso, forse, non è poi così assoluto come si credeva che fosse e, forse, come si voleva/auspicava che fosse.
Ora, che male c'è, ripeto, a dire che Einstein è stato un Grande, ma che il suo "Modello" (e, per Lui, uso la "M" maiuscola!) "va bene - forse - solo sino ad un certo punto"?
Per Charlie64: si, aspettiamo. E sono d'accordo con te che le "Nuove Verità" si faranno spazio.
Si: accadrà.
Ma quando?
Per chi (rectius: a vantaggio e per la conoscenza di chi)?
Ed a quale prezzo?...
Un abbraccio! PCF
Paul K. Feyerabend
I metodi della scienza
Quando cominciai a dubitare dell'attività scientifica in se stessa, in effetti non lo so. C'era stata una fase in cui ritenevo che, per capire come stanno effettivamente le cose, bisognava rivolgersi alle scienze. E c'è stato un momento in cui mi sono detto:
«Certo, le scienze dicono cose molto interessanti, cose che tuttora m'interessano molto più di altre; ma esse non colgono la verità in assoluto».
Per la verità, non ricordo; dev'essersi trattato di un processo graduale. Nel quale ha avuto sicuramente parte notevole il fatto che Imre Lakatos venisse molto spesso alle mie lezioni. Imre Lakatos, com'è noto, era tutto a favore della scienza, era, per così dire, un vero mostro in campo scientifico. E proprio per stuzzicarlo un po', di tanto in tanto facevo ironiche osservazioni a proposito della scienza. Un bel giorno Imre Lakatos mi disse:
«Perché non metti per iscritto tutte le tue obiezioni? Io poi rispondo, e ci facciamo così una bella discussione in un libro!». E aggiunse: «Formula le tue obiezioni nei termini più estremi che ti riesce».
E così feci, con il massimo di estremismo. Di qui, il libro Contro il metodo. Ma purtroppo, quando fu pubblicato, Imre Lakatos era già morto, per cui non poté scrivere la seconda parte del libro.
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a leggerlo con attenzione, si capisce che Contro il metodo è indirizzato principalmente contro la filosofia della scienza intesa come un modo per rendere sensato quanto di complesso è affermato dagli scienziati. Quello che cerco di fare in quel libro è di rivelare il metodo soggiacente alle scienze, e quello che lì affermo è che un simile metodo in realtà non esiste. E d'altro canto, questa non è neanche un'affermazione nuova, giacché molti scienziati, mi pare, l'hanno detto. Lo pensava anche Einstein, il quale amava dire spesso:
«Mettiamo a confronto uno scienziato con un epistemologo. Lo scienziato affronta una situazione complessa; e se vuole scoprire un qualche valore in questa situazione, egli non può usare una semplice regola prefabbricata, egli dev'essere un opportunista».
È proprio questa la parola usata da Einstein. Penso perciò che, in realtà, quando in Contro il metodo affermo che non esiste metodo, dico qualcosa che molti scienziati hanno già detto. Non era niente di nuovo in assoluto, ma lo era evidentemente per la comunità filosofica, anche se oggi la maggior parte degli storici della scienza danno per scontato, mi pare, che non si possa semplicemente costruire una regola e pretendere che essa sia poi seguita dalla scienza. Al giorno d'oggi, inoltre, si è scoperto che la parola 'scienza' copre molte realtà diverse. C'è, così, la macroeconomia; c'è Konrad Lorenz con le sue anatre; c'è la fisica; c'è la topologia, la quale pure è una scienza; e c'è anche la teologia; anzi, com'è noto, la teologia fu una delle prime scienze. Sono tutte la stessa cosa? Ma nient'affatto. E così, tutto questo quadro complessivo mi rese alla fine dubbioso a proposito della filosofia. E in secondo luogo, si sa, l'idea che nella scienza si trovi un concentrato di verità è un'idea dei filosofi. È presente già in Immanuel Kant, e la si ritrova poi nei filosofi che lo seguono; è stata anche abbracciata da qualche scienziato: non da tutti, ma solo da qualcuno, che ha ripreso questo dogmatismo dai filosofi. D'altronde, vede, molti scienziati dicono che noi non sappiamo esattamente di che cosa parliamo, noi non comprendiamo la sostanza delle cose. Quando apparve per la prima volta la teoria dei quanti, si disse: «Sappiamo come lavorare con essi, sappiamo come interpretare alcuni esperimenti, ma di che cosa tutto ciò significhi nell'insieme, non abbiamo idea». Così, avendo questo in mente... e con l'invito di Imre Lakatos: «Scrivi il libro; non lasciare ombre di grigio: voglio essere in grado di attaccare qualcosa», si capisce che cosa diede a quel mio primo libro un timbro tanto radicale. Fu effetto di una serie di accidenti casuali, e insieme anche di considerazioni di tipo stilistico: se ho davanti a me la possibilità di argomentare qualcosa o di raccontare una storia, io racconto una storia; se posso dire una cosa in maniera dolce o in maniera un po' più cattiva, preferisco dirla in maniera cattiva.
Tutto questo, dunque, contribuì a dar corpo a quel libro particolare.
Paul K. Feyerabend
Contro il metodo
DOMANDA: Professor Feyerabend, il suo libro più famoso e conosciuto, Contro il metodo, mette in discussione l'immagine convenzionale di ciò che chiamiamo "scienza". Ci può dire qual è il senso della sua proposta e quali erano gli obiettivi che lei si poneva con la pubblicazione di quest'opera?
In realtà, a leggerlo con attenzione, il mio libro intitolato Contro il metodo è indirizzato principalmente contro la cosiddetta "filosofia della scienza" che pretende di rendere semplice quanto di complesso è affermato dagli scienziati. In quel libro cerco di individuare il metodo delle scienze e scopro che, in realtà, non ne hanno uno. Non si trattava di una scoperta sconvolgente: lo era solo per la comunità filosofica.
Oggi la maggior parte degli storici della scienza danno per scontato, mi pare, che lo scienziato non si limita semplicemente a costruire una regola per poi pretendere che essa sia sempre seguita.
Inoltre, la parola scienza copre molte realtà diverse. C'è la macroeconomia; c'è Konrad Lorenz con le sue anatre; c'è la fisica; c'è la topologia, la quale pure è una scienza; e c'è anche la teologia. Anzi, come, è noto, la teologia fu una delle prime scienze. Sono tutte la stessa cosa? Nient'affatto!
Che senso ha, allora, il discorso sulla "verità" della scienza? Che senso ha parlare della scienza come unità? Per me, si tratta solo di fantasmi. Mi rendo conto del valore pratico della "verità" nelle pubbliche relazioni: se uno dice che la verità è in un certo posto, qui affluisce subito il denaro, qui si concentrano gli sforzi di studio, e così via. Ma a parte questo - e a parte gli usi pratici della parola verità, come nell'espressione: "Dimmi la verità, davvero hai avuto una relazione mentre ero fuori?" - le questione riguardanti la verità della scienza o del mito non hanno per me molto senso. Per me ha senso, invece, che una società, un gruppo, dedichi tutto se stesso alle scienze - al plurale - o a qualche mito, poiché di entrambi abbiamo bisogno.
Oggi, per esempio, alle scienze chiediamo di rispondere a finalità ecologiche, perché siamo assediati dai rifiuti prodotti della scienza. Siccome solo gli scienziati possono manipolare i rifiuti della scienza, abbiamo ovviamente bisogno di loro. È un po' come se uno scoprisse un particolare tipo di vernice indelebile per la tinteggiatura dei muri; se a un certo punto ci stanchiamo di quel particolare colore e lo vogliamo togliere, avremo bisogno degli stessi personaggi che l'avevano applicato, perché solo loro sanno qualcosa di quella vernice. Questa è oggi una delle ragioni per cui abbiamo ancora bisogno della scienza. Quel che voglio dire è che a molte delle scienze che si vedono oggi in giro non farebbe male un pizzico di poesia per rimettere le cose in una giusta prospettiva. Anche il mito può essere oppressivo quanto una teoria scientifica. E in realtà i miti sono stati nocivi, hanno portato la gente in strani stati mentali e l'hanno indotta a comportamenti stravaganti. Si pensi, ad esempio, al mito nazista, che pure non è un mito in grande stile.
Bisogna, dunque, essere più precisi. Non si può parlare genericamente di scienza e mito, poiché ci sono diversi tipi di mito, come ci sono diversi tipi di scienza. Questioni generali come "scienza o mito" non hanno molto senso. Eppure proprio di questo genere sono le questioni di cui si occupano i filosofi....
Un pilota di auto da corsa non saprebbe dire in dettaglio tutto quello che sa; può solo dimostrarlo guidando l'auto in alcune situazioni estreme. Lo stesso vale per gli scienziati. Alcuni storici della scienza sostengono che ormai è molto difficile stabilire il punto di distinzione e connessione fra il livello sperimentale e quello della cosiddetta teoria. In realtà, la loro relazione include molti elementi arbitrari, le cosiddette approssimazioni.
A volte un'acquisizione, un certo risultato scientifico comporta una specie di accordo "politico" fra diversi tipi di partiti, in cui uno cede qualcosa di qua, un altro cede qualcosa di là, e poi, "finalmente si può pubblicare", come si dice.
Tratto dall'intervista "Idee varie" - Roma, D.S.E., lunedì 11 ottobre 1993
Paul K. Feyerabend
Tutto è relativo
Coloro che di volta in volta si sono schierati contro le precedenti intrusioni della civiltà occidentale nelle varie regioni, che molto spesso hanno provocato danni molto peggiori, sostengono che noi dobbiamo rispettare le culture, che non possiamo interferire con esse. Io penso che ci sia un limite a un principio come questo, e il limite è segnato dalla sofferenza umana; e oggi ci sono grandi sofferenze provocate dalla guerra, dalle insufficienze alimentari, dalla carenza di medicinali, dalla mancanza di cura dei cosiddetti leader che non rappresentano la cultura, e che invece sono tiranni assetati di potere ecc. E qui, a mio avviso l'interferenza dovrebbe partire molto presto. Non si può accettare che qualcuno dica:
«È una cultura diversa, si ammazzano fra loro a proprio modo».
No. Credo che sotto questo aspetto l'umanità sia una sola, e quindi la sofferenza dev'essere comunque eliminata. Per questo ritengo che gli organismi militari d'Europa e anche degli Stati Uniti avrebbero dovuto pensare molto prima, molto molto prima, a come intervenire in Jugoslavia. E anche l'intervento in Somalia avrebbe dovuto essere realizzato un po' meglio di quanto non sia stato di fatto; si sono fatte una gran quantità di chiacchiere, ma in casi del genere l'intervento è giusto. Non mi piace parlare di dovere morale, che suona un po' sdolcinato, ma è quello che una persona buona dovrebbe fare. Se lei vede accanto a sé qualcuno che viene maltrattato, sicuramente salta sul delinquente e lo blocca. Sotto questo aspetto, dunque, non vale affatto il principio del «qualsiasi cosa può andar bene». Fra l'altro, non è che il relativismo, questo babau di tante persone, sia, come diceva Popper, la scusa per fare quel che si vuole. Nient'affatto. Come ben illustrava il vecchio arci-relativista Protagora, esistono i maestri, e i maestri sono come i medici, i quali giudicano del cattivo stato di salute di una persona facendo attenzione alla persona stessa. Il medico va dalla persona ammalata e le somministra la medicina; dopo di che l'ammalato dirà: «Mi sento molto meglio». Analogamente, il filosofo vede una persona che versa in uno stato di infelicità, che si sente chiuso, privo di libertà, che considera la sua vita indegna di essere vissuta. Il filosofo va e le somministra la medicina, stavolta sotto forma di parole, e poi quella persona dice: «Bene, all'improvviso ho un senso di libertà, le cose mi appaiono molto migliori». La singola persona è giudice del proprio benessere, non il filosofo; ma il benessere è stato realizzato dal filosofo. Così, questo relativista estrema rende la persona giudice del suo benessere o malessere, ma il filosofo è colui che realizza il cambiamento sotto la guida della persona che viene cambiata.
Ora, passando al «qualsiasi cosa può andar bene», quando lo scrissi io pensavo più che altro al contesto scientifico, pensavo a tutti quelli che dicono allo: adesso fai il passo 1, adesso il passo 2, adesso il passo 3. Allora io dicevo a me stesso: se quelli che credono così tanto dessero uno sguardo alla storia, si sentirebbero cadere le braccia dalla disperazione e direbbero: «Come mai accadono tutte queste cose? Tutto procede, anche se in realtà nessuno segue alcuna regola; ma tutto di fatto accade». In effetti, non si possono mettere da parte tutte le regole.
Una volta una mia collega, Loretta Koertke, mi scrisse: «D'accordo, ma almeno una cosa deve tenersela da parte: se è scienziato, magari non segue nessuna regola, ma si danna l'anima nella ricerca». Così però non funziona, poiché alcuni lavorano bene solo se sono rilassati, e non quando si dannano l'anima: in questo caso il loro cervello non opera bene. Bisogna quindi scoprirlo in anticipo. Ci si potrebbe trovare in una situazione in cui non si vede nulla, e allora si dischiude la strada, contro quelli che dicono che «è chiusa dalle regole», dicendo: «Qualsiasi cosa può andar bene». Ecco. Questo più o meno è quel che intendevo e questi i limiti che desidero vengano rispettati.
Paul K. Feyerabend
Gli strumenti della scienza
Ogni volta che ci si trova in difficoltà con un esperimento, si può sempre dire che esso verificherà la teoria in futuro, e a volte è accaduto che l'abbia verificata dopo secoli. Vede, una delle difficoltà che indussero Newton a pensare che Dio interferisse nelle orbite dei pianeti fu la cosiddetta grande disparità fra Giove e Saturno. Sembrava che nel corso del tempo Giove e Saturno si allontanassero sempre più fra loro. Ma dalle osservazioni antiche, dalle osservazioni babilonesi, di cui aveva conoscenza attraverso Tolomeo, Newton sapeva che nell'antichità il sistema planetario era più o meno lo stesso di oggi. D'altro canto, la tendenza all'allontanamento reciproco era innegabile. Così egli concepì l'idea che Dio periodicamente rimetta a posto il sistema planetario. Altri dicevano invece: "Utilizzando la teoria di Newton, troveremo alla fine che il fenomeno può essere spiegato con la fisica, senza bisogno di alcun intervento divino". Ci sono voluti più di 200 anni perché si arrivasse a trovare questa spiegazione, ma mai si era persa la fiducia che la difficoltà potesse essere risolta. Così vanno le cose. Le difficoltà possono rimanere in piedi per secoli, e ciononostante, per qualche ragione metafisica, si può continuare a credere che una teoria sia corretta, finché alla fine non si scopre appunto che essa è effettivamente corretta.
Un altro esempio è fornito dalla storia iniziale della meccanica ondulatoria. Per qualche tempo Schrödinger credette che ci fossero le onde... che le particelle elementari fossero cioè di natura ondulatoria, e su questa base elaborò lo spettro dell'idrogeno in chiave relativistica, tenendo conto delle scoperte di Einstein, ma arrivò a valori completamente sbagliati, rispetto a quelli perfettamente noti dello spettro dell'idrogeno. E allora che fece Schrödinger? Ritrattò, forse? O disse: "Ho sbagliato"? Nient'affatto. Ma fece un passo indietro, e si disse: "Non lavorerò con le categorie di Einstein, bensì con quelle di prima di Einstein". Il che vuol dire che utilizzò una teoria peggiore rispetto a quella abbracciata dai più in quel tempo. E la teoria peggiore diede migliori risultati della teoria migliore, la quale fu spiegata solo molto, molto più tardi. Così, l'idea che davanti a una prova che la contraddica si debba rinunciare alla teoria... Non si può rimanere attaccati ad essa, e contraddicendola si sono fatti progressi. A volte questo atteggiamento ha portato da qualche parte, altre volte no. La cosa da fare è di decidere caso per caso; ciò significa che bisogna conoscere dettagliatamente il caso in questione. Certo, è utile a questo fine avere, per così dire, una scatola di strumenti, una riserva di regole metodologiche; tante regole disposte in bell'ordine alfabetico: qui va applicata questa regola, o quell'altra? Ciò è molto utile. E a questo riguardo, la regola che Popper introdusse nella scatola degli strumenti, la regola di falsificazione, fu un'utilissima aggiunta. Il suo errore fu di considerarla come l'unico strumento appropriato, l'unico mezzo utile per verificare le teorie. Tutto qui l'errore; egli avrebbe dovuto dire invece: "Bene, abbiamo arricchito la nostra riserva di strumenti".
Vede, la scatola degli strumenti non va mai gettata via. I vecchi metodi, direi, non vanno mai abbandonati. Non va mai gettata via la scatola degli strumenti, e insieme non si deve mai ritenere che la stessa scatola degli strumenti o uno strumento dentro di essa sia la sola cosa giusta; bisogna invece usarla, ampliarla, ignorarla talvolta, a seconda del caso che si ha sotto mano, poiché non si sa mai con che cosa si avrà a che fare. Altrimenti sarebbe come chi cominci a studiare la psicologia prima di essere entrato in contatto con gli uomini, e cerchi poi di avvicinarli applicando loro le regole della psicologia che ha imparato; è invece molto meglio andare direttamente incontro agli esseri umani, e allora ci si accorgerà che molte delle regole della psicologia apprese non si adattano perfettamente agli uomini reali
PAUL FEYERABEND
" L'idea di un metodo che contenga princìpi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti come guida dell'attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c'è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente radicata nell'epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. Diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il risultato di un sapere insufficiente o disattenzioni che avrebbero potuto essere evitate. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progetto scientifico. In effetti, uno dei caratteri che più colpiscono delle recenti discussioni sulla storia e la filosofia della scienza è la presa di coscienza del fatto che eventi e sviluppi come l'invenzione dell'atomismo nell'antichità, la rivelazione copernicana, l'avvento della teoria atomica moderna […], il graduale emergere della teoria ondulatoria della luce si verificano solo perché alcuni pensatori o decisero di non lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche 'ovvie', o perché involontariamente le violarono. "
Morale? Un ometto di grande Cultura, dèdito al Culto di Sè.
Quando parla da Astrofisico, è quasi un piacere ascoltarlo; ma quando si erge a Paladino della Scienza Positiva la quale impone la Razionalità, ma la congiunge - quasi carnalmente - alla Fede (come si evince da un suo libraccio che ho avuto la sventurata idea di comprare e leggere - per metà... - dal titolo "Perchè credo in Colui che ha fatto il Mondo" - o l'Universo, non mi ricordo più), allora diventa una forma abbrutita di Bernardo Gui.
Nella vita, il buon Antonino, è arrogante come pochi, presuntuoso e strafottente come pochissimi.
Si, certo: è una "mente". Una "ottima mente".
Ma nulla a che vedere con l'idea di Scienziato Illuminato.
Anzi, ti dirò di più: lui è uno di quelli che ha diviso il Mondo in due.
In una metà ci sono "gli altri" (tutti una massa di idioti), e nell'altra metà c'è lui.
Da solo.
Un abbraccio Max! PCF
p.s.: ma che ci cada nel suo Buco Nero...E ci resti (altro che "Doorway")!!!