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NGC 6888: The "Crescent Nebula"
"...Dunque lo Spirito non è Molteplicità, non è parte di un Tutto in sè Molteplice, giacchè non potrebbe appartenere ad un Tutto Molteplice senza essere in se stsso, intrinsecamente, molteplice; si chè la negazione della molteplicità intrinseca potrebbe bastare a chiarire d'assurdo il concetto dello Spirito parte di una molteplicità..."

G. Gentile, "Teoria Generale dello Spirito come Atto Puro"
Parole chiave: From Earth Pictures - Professional Pictures

NGC 6888: The "Crescent Nebula"

"...Dunque lo Spirito non è Molteplicità, non è parte di un Tutto in sè Molteplice, giacchè non potrebbe appartenere ad un Tutto Molteplice senza essere in se stsso, intrinsecamente, molteplice; si chè la negazione della molteplicità intrinseca potrebbe bastare a chiarire d'assurdo il concetto dello Spirito parte di una molteplicità..."

G. Gentile, "Teoria Generale dello Spirito come Atto Puro"

NGC-6960-4.jpg NGC-2074.jpg NGC-6888~0.jpg The_Virgo_Cluster.jpg NGC-6543-CXRT.jpg
Informazioni sul file
Nome del file:NGC-6888~0.jpg
Nome album:MareKromium / Deep Sky Objects
Valutazione (10 voti):55555(Mostra dettagli)
Parole chiave:From / Earth / Pictures / - / Professional / Pictures
Copyright:Tony Hallas
Dimensione del file:412 KiB
Data di inserimento:Ago 16, 2008
Dimensioni:1440 x 1440 pixels
Visualizzato:58 volte
URL:https://www.lunexit.it/gallery/displayimage.php?pid=21450
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Commento 1 a 8 di 8
Pagina: 1

paolocf1963   [Ott 04, 2012 at 09:47 AM]
Ho pubblicato queste poche righe del Gentile perchè, assieme al resto della Sua Opera che ebbi la sventura di dover (in parte) studiare, non ci ho mai capito assolutamente nulla. Non so, mi sembrano farneticazioni di uno spirito inquieto e confuso, il quale cerca, attraverso l'uso malevolo della parola, di esibire una Scienza ed una Conoscenza che non possiede. E che il Gentile ed i Suoi accoliti mi perdonino...
AndreaGG   [Ott 04, 2012 at 10:25 AM]
azz! Non sapevo di un mio quasi omonimo poeta... comunque le frasi come questa le trovo forzature: dove sta scritto che una parte della molteplicità debba a sua volta essere molteplice? :P
paolocf1963   [Ott 04, 2012 at 03:09 PM]
Secondo me non l'ha capito nemmeno il Gentile, ma ha comunque voluto fare uno sfoggio (vano ed irritante) di intricata magniloquenza. Non so perchè, ma i Filosofi, fatta eccezione per qualcuno dell'antica Grecia, mi son sempre stati sugli zebedei. I "Top 3" che volentieri cancellerei in quanto perniciosi? Kierkegaard, Kant ed il "trio" Fichte, Schelling ed Hegel. E sorry se ho cannato lo spelling...
Anakin   [Ott 04, 2012 at 03:55 PM]
I filosofi (non me ne voglia chi lo fosse) cercano, a mio modo di vedere, di interpretare "tutto" senza voler arrivare al nocciolo. Tutto può essere espresso mediante il "se", "forse", "potrebbe", "chi lo sa"... In pratica "E'" non viene mai preso in considerazione.
L'importante è smentire lo smentibile. Io non ho letto quest'opera, se si potesse postare qualche riga prima o dopo di questo stralcio...
Non capisco se Gentile sta affrontando il discorso Spirito dal punto di vista spirituale o altro.

In pratica dice che lo Spirito non può essere considerato come una Molteplicità, perchè se così fosse, allora anche il TUTTO sarebbe Molteplice.

Ma siccome TUTTO= UNO
allora anche lo Spirito= UNO
pertanto se si considera di default Spirito= UNO
Indubbiamente il TUTTO = UNO
Spirito=TUTTO=UNO
paolocf1963   [Ott 04, 2012 at 04:26 PM]
Laude Anakin: di Cuore!
Gianluigi   [Ott 04, 2012 at 08:37 PM]
Nel mio piccolo posso vantare una laurea con lode in Filosofia ad indirizzo… estetico.
Un vanto perché l’anno dopo la laurea tale indirizzo fu cancellato perché, detto elegantemente, ritenuto troppo “anarchico”… consentiva infatti il maggior numero di esami “a scelta”, purchè avessero un occhio di riguardo per materie artistiche ed umanistiche.
Ma cosa si intendeva per filosofia estetica? La ricerca più basilare (e quindi per i filosofi complicata) fin dalle origini: la ricerca della verità attraverso il bene ed il bello (bene e bello artistico, morale e quant’altro… facile quindi immaginare che intraprendere queste ricerche in un’epoca come questa equivaleva a spararsi in testa, eheh!).

La cosa (ulteriormente) buffa fu comunque che, esami liberi a parte, non si potevano certo evitare esami “mazzate” quali filosofia della storia (idealisti, storicisti, illuministi ecc..), filosofia teoretica, storia del pensiero scientifico, epistemologia, filosofia delle religioni…
Buffa dicevo perché fin da subito, per chi sceglieva come me quel percorso, la sfida doveva essere subito chiara: presso la Facoltà di Lettere e Filosofia noi filosofi eravamo visti da quelli di lettere come fuori di testa, mentre quelli di Storia citavano Indian Jones: “Se vi interessa la verità, l'aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio.”

Non solo… nello stesso Dipartimento di Filosofia, appunto, vi erano due scuole di pensiero, la vera sfida buffa… da un lato avevamo gli Storicisti, gli Epistemologi ed i super intellettuali, dall’altro gli esteti classicisti.
Morale… bisognava difendere (e viverla, per impararla) la Saggezza dalla… Sapienza.
Non credo fu un caso, infatti, che già durante le prime pause durante le lezioni di Estetica il mio professore, mentre fumavamo in cortile, mi confidò che secondo lui le porte all’Università furono messe per non far passare la saggezza… anche se in giro era pieno di Intellettuali e Sapienti.
Per carità… ciò non toglieva nulla all’importanza del Sapere… e se c’erano da portare dieci tomi pazzeschi per l’esame… quelli dovevi sapere (mica come oggi che per legge (!) si devono portare al massimo tot. parti e tot. pagine di opere, eheh!).
Però era fondamentale avere sempre in mente l’amore e lo stupore per parole che incasinavano il pensiero moderno… verità, giusto, bello, vero, bene ecc…
Chissà… forse erano proprio queste semplici parole a farci tenere un basso profilo, anche se avevamo appena preparato un mega esame… il “so di non sapere” socratico appunto.
Gentile, Hegel e tanti altri erano all’ordine del giorno, ma poi, alla fine… tornavo ai chiari e coraggiosi passi della filosofia classica.

Un semplice “che cosè?” o “perché” che millenni orsono sconvolsero il pensiero mondiale.
Un Socrate che durante un banchetto, secoli prima del Vangelo, porta i conviviali che invidiano i Regnanti perché possono fare quello che vogliono e godere di tutti i benefici, a concludere che il bene non è quello, e che bisogna perseguire il bene e che, per chi cerca il bene, e meglio subire il male piuttosto che farlo… si insomma… vangelo e woodstock secoli o millenni prima… wow!
Altro che arzigogoli e azzeccagarbugli…
Ma vabbè… qui poi dovremmo andare per le lunghe, eheh!

Vi lascio un piccolo passo (tagliato qua e là), dove Socrate accenna alla ricerca “estetica”… non è una spiegazione logica, o che obbedisce a leggi (!) quali tesi-antitesi-sintesi… non lo è, e non lo potrebbe essere… per fortuna.
Abbraccio circolare!


«Tuttavia, caro amico», obiettai, «per questioni di tale portata non va assolutamente bene una misura che sia lungi anche di poco dalla realtà, poiché nulla di imperfetto può essere misura di qualcosa. Ma talvolta ad alcuni sembra che basti così e che non si debba indagare oltre»

Ora sei quasi sicuro che sto per toccare l'argomento, aggiungendo che non la conosciamo a sufficienza; e sai che senza questa conoscenza non ci gioverebbe a nulla neanche conoscere alla perfezione in tutto il resto, come se possedessimo qualcosa senza il bene. Oppure credi che sia vantaggioso avere ogni sorta di possesso, se poi non è buono, o intendere ogni altra cosa fuor che il bene, ma non intendere il bello e il bene?»

«E può non essere ridicolo», domandai, «che ci rinfaccino di non conoscere il bene e poi ce ne parlino come se lo conoscessimo? Dicono che è l'intelligenza del bene, come se comprendessimo che cosa intendono quando pronunciano la parola bene».

«E che dire di quelli che identificano il bene con il piacere? Sono forse meno pieni di errore degli altri? O non sono costretti anche loro ad ammettere che esistono piaceri cattivi?»
«Vuoi dunque contemplare cose brutte, cieche e storte, pur potendo ascoltare da altri parole splendide e belle?»

«Noi ammettiamo e definiamo razionalmente l'esistenza di una molteplicità di cose belle, buone e così via». «E così poi chiamiamo con il nome di "esseri" il bello in sé, il bene in sé e analogamente tutte le entità che allora definivamo molteplici, riconducendole ciascuna a un'idea, che consideriamo unica».
«Poi sosteniamo che la realtà molteplice si vede ma non si pensa, mentre le idee si pensano ma non si vedono».
«E con quale parte di noi vediamo ciò che è visibile?» «Con la vista», rispose.
«E con l'udito», proseguii, «percepiamo ciò che è udibile, con gli altri sensi tutto ciò che è sensibile?» «Certo». «Hai notato dunque», domandai, «quanto l'artefice dei sensi abbia reso più preziosa la facoltà del vedere e dell'essere veduti?» «Veramente no», rispose.

«Allora rifletti su questo. L'udito e la voce hanno mai bisogno, l'uno per udire, l'altra per essere udita, di un terzo elemento, senza il quale non possono esplicare la loro facoltà?» «No, mai», disse.
«E credo», aggiunsi, «che pochi altri sensi, per non dire nessuno, necessitino di un tale elemento. O sei in grado di citarne qualcuno?» «Io no», rispose.

«E non capisci che invece la facoltà del vedere e dell'essere visibili ne ha bisogno?» «Come?» «Sebbene la vista risieda negli occhi e chi la possiede cerchi di farne uso, e sebbene negli oggetti sia presente il colore, se non si aggiunge un terzo elemento, che la natura ha destinato in particolare a questo compito, sai che la vista non vedrà nulla e i colori resteranno invisibili».

«Non è forse tale il rapporto che intercorre tra la vista e questo dio?» «Quale rapporto?» «La vista non è il sole, né in se stessa né in ciò in cui si realizza e che noi chiamiamo occhio».

«Quindi anche il sole non è la vista, ma essendone la causa è da essa stessa veduto?» «è così », disse.
«Ora», dissi, «considera che per rampollo del bene intendo il sole, generato dal bene a sua somiglianza: l'uno ha nel mondo visibile lo stesso rapporto con la vista e le cose visibili che l'altro ha nel mondo intellegibile con l'intelletto e le realtà intellegibili»

«Tu sai», ripresi, «che gli occhi, quando si rivolgono a quegli oggetti i cui colori non sono più toccati dalla luce del giorno, ma solo dai bagliori notturni, si ottundono e sembrano quasi ciechi, come se la loro vista non fosse limpida?» «Sì , lo so», rispose.

«Ma quando, credo, si volgono a oggetti illuminati dal sole, vedono chiaramente e la loro vista torna di nuovo limpida». «Ebbene?»
«Pensa dunque che la stessa cosa accade all'anima: quando si fissa a ciò che è illuminato dalla verità e dall'essere, lo intuisce e lo conosce, e appare dotata di intelletto; quando invece si fissa a ciò che è avvolto nell'oscurità, a ciò che nasce e perisce, formula congetture e si ottunde mutando su e giù le sue opinioni, e assomiglia a chi è privo di intelletto». «In effetti gli assomiglia».

«Perciò quell'elemento che conferisce la verità alle cose conosciute e la facoltà di conoscere al soggetto conoscente, di' pure che è l'idea del bene; ed essendo causa della scienza e della verità, devi concepirla come conoscibile. Ma benché la scienza e la verità siano entrambe così belle, farai bene a reputarla diversa da esse e ancora più bella. Come in quel caso è giusto considerare la luce e la vista simili al sole, ma non il sole, così in questo caso è giusto ritenere sia la scienza sia la verità simili al bene, ma nessuna delle due va identificata con il bene, la cui condizione dev'essere tenuta in un pregio ancora più alto».

«Tu dirai, penso, che il sole fornisce alle cose visibili non solo la facoltà di essere vedute, ma anche la nascita, la crescita e il nutrimento, pur non essendo esso stesso principio di nascita».
«Quindi le cose conoscibili ricevono dal bene non solo la facoltà di essere conosciute, ma anche l'esistenza e l'essenza, quantunque il bene non sia l'essenza, ma per dignità e potenza la trascenda».
paolocf1963   [Ott 04, 2012 at 09:02 PM]
...Scio nihil scire. E mi piego. Bellissima Lettura Big "G"! Un plauso. - doc
Anakin   [Ott 05, 2012 at 08:04 AM]
Grazie Paolo, non mi sembra di meritare tanto..., ma grazie di Cuore

Condivio il il plauso.
Grazie Gianluigi. Bella lettura.
Io sono un geometra che poi all'università ha scelto psicologia e non conosco quasi nulla di opere come questa, però la mia ricerca della Verità e di Dio (nonchè della natura umana, del suo pensiero e delle sue reazioni) mi ha fatto andare su strade molto simili e riesco a percepirne i contenuti...e ad apprezzarli.
Che scritture favolose!

La linea comune, alla fine, è sempre la stessa: la ricerca della Verità attraverso l'illusione della vita e dei suoi sensi. I filosofi, e tutti i ricercatori che si sono susseguiti nei secoli, hanno sempre capito (riconosciuto con l'anima) che la nostra realtà è del tutto illusioria nonostante sia vissuta realmente.
Noi viviamo in una falsa realtà con l'illusione di trovarci in mezzo a delle molteplicità, che in vero non esistono. Noi siamo TUTTI UNO, immersi in uno spazio tempo non reale, ma che sembra terribilmente reale.
Allora qual'è la vista giusta? Quella degli occhi che percepiscono una molteplicità fatta di cose visibili e (apparentemente) reali, o quella dell'anima che vede tutto come UNO e la molteplicità come un estesione del Tutto=UNO e che considera il reale come illusorio?

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