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3D or not 3D? That is the question... (4) - Sol 391
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E' anche evidente - e lo si può riscontrare esaminando il 3D originale e ad HR - l'esistenza di cuciture (seam) approssimative tra i vari pezzi che poi formano l'immagine di partenza e si vede pure - diremmo come sempre - qualche "taglio tattico" (tampering), ma la sostanza non muta: una roccia infossata in 2D è diventata una roccia "volante" in 3D.
Conclusioni: non sono le immagini (a 2 o 3 o "n" dimensioni) a fare la differenza (!), ma gli occhi (più o meno allenati, attenti e pragmatici) di colui o coloro che queste immagini le guardano, le studiano, le analizzano, le scompongono e ricompongono e così via.
La "vista" è un senso ingannevole: l'Amico Feltri ha ragione; ma se gli occhi possono ingannare (come, di fatto, ingannano), noi riteniamo che l'esperienza e l'attenzione dei Ricercatori sono ampiamente in grado di supplire alle deficienze di questo nobile e meraviglioso "senso".
Per qualcuno sarà più facile supplire usando immagini in 3D; per qualche altro, invece, sarà meglio usare frames bidimensionali: non c'è un "Best Method". C'è solo la capacità, la competenza, l'esperienza e, su tutto, la prudenza di chi studia e poi propone i risultati del proprio lavoro agli altri.
Naturalmente con tutto il rispetto per i Cultori del 3D, da Alessio Feltri, a Mars Unearthed...
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