True Planets

17 settembre 2010

Luna: The Next Frontier (Chronicle of a possible High Magnitude Lunar Event – Relazione Tecnica Lunexit n. 5-2009 – a cura del Dr Paolo C. FIENGA, con la gentile collaborazione dei Drr Alessio FELTRI, Gianluigi BARCA e Marco FACCIN)

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“…Lo Scienziato che non può provare quello che asserisce di aver scoperto, non ha scoperto nulla…”

 Premessa

Una valutazione dell’Evento Lunare Anomalo occorso nella notte del 6 Aprile 2009 – e magnificamente immortalato dal nostro Caro Amico e Partner, Alessandro Della Torre, fotografo professionista ed appassionato degli “Eventi del Cielo” (per una Biografia completa di Alessandro Della Torre, si vada al termine dell’Allegato A alla presente Relazione Tecnica) non può prescindere, a nostro parere, da una valutazione globale, ossìa Storica e Scientifica (ancorché effettuata, come ovvio, nei limiti delle nostre conoscenze e capacità), degli Eventi Anomali che, da ere ed ere – e probabilmente da sempre – interessano il nostro unico Satellite Naturale: la Luna.

Si parla, per indicare questi Eventi Lunari Anomali, di TLP ossìa, in accordo alla terminologia internazionale di riferimento, di Transient Lunar Phenomena (o anche di ELT, ossìa Eventi Lunari Transitori, in Lingua Italiana), ma la nostra idea è che questi Eventi, più che l’espressione estemporanea di una modalità fisica contingente della nostra Luna, potrebbero e dovrebbero costituire il riflesso di una fenomenologia più complessa e, sebbene poco osservata e studiata, probabilmente assai più continua di quanto non si possa credere.
Una fenomenologia che, per gli Appassionati e gli Studiosi di Scienze Planetarie (e non solo), rappresenta una sfida.
Forse l’occasione per gettare uno sguardo nei recessi delle Fenomenologie Planetarie (cosiddette) “Non Convenzionali”.

L’occasione per provare, almeno ed insomma, a comprendere qualcosa di più della Luna, del Cosmo in generale e, quindi, partendo dalla nostra stessa Storia, anche di noi stessi: il passato, il presente e, forse, il futuro.

Ma queste deboli premesse non bastano per chiarire quello che è lo scopo della presente trattazione (che chiamiamo, ai nostri fini, Relazione Tecnica, anche se siamo perfettamente consapevoli che nessuna Relazione Tecnica potrebbe mai chiarire quello che stiamo andando ad investigare e studiare).
Occorre qualcosa di più.
Occorre, probabilmente, proporre (ed afferrare) quella che si chiama “Visione Globale”. Ed è questa la Visione che proveremo ad offrirVi, nelle pagine che seguiranno.

Tanto per cominciare occorre ribadire che, a nostro modo di vedere – e come già si è avuta occasione di sottolineare in altri contesti –, non esiste una “Scienza”, sia essa Classica (come, ad esempio, la Fisica, la Chimica ed anche la stessa Astronomia), o Nuova e “Di Frontiera” (come l’“Archeologia Spaziale, nota anche come “Eso-Archeologia”, l’“Anomaly Hunting” e/o la stessa “Ufologia”), che non contempli una sua Teoria Generale e qualche Definizione.
Nel campo che adesso abbiamo deciso di investigare e che, come sapete, si orienta con decisione verso quelle Discipline che vengono comunemente conosciute come “Scienze Bordeline”, un posto sicuramente importante, se non altro per creare un linguaggio che sia davvero “comune” fra chi parla e chi ascolta, è occupato proprio dalle Definizioni.
E le Definizioni che ci troveremo ad usare, come sovente accade (nella Scienza, ma non solo) trovano le loro fondamenta nell’osservazione della realtà.

Moltissimi Scienziati e Ricercatori (Professionali ed Amateurs), al pari di innumerevoli Appassionati del Cosmo e dell’Investigazione Spaziale, hanno avuto modo ed occasione di individuare, sia osservando il cielo “a fuoco diretto” (e cioè attraverso gli obbiettivi di una fotocamera, o di un telescopio, o più spesso, di entrambi) e sia studiandolo “a tavolino”, in modalità remota (e perciò osservando le immagini di Pianeti, Asteroidi ed altri Corpi Celesti inviate a Terra da sonde, orbiters e, in qualche caso, da veicoli semoventi robotizzati (i cosiddetti “Rover”) destinati all’investigazione, per ora, della Luna e di Marte senza la partecipazione diretta dell’Uomo), dei dettagli assolutamente curiosi e controversi i quali, dopo essere stati isolati e trasportati in un contesto più ampio ed articolato ed altresì dopo essere stati oggetto di investigazioni e studi del tutto peculiari, sono stati definiti “Anomalìe” e/o “Singolarità”.

E che cosa sono le Anomalìe e le Singolarità, quindi?

Ebbene, per Anomalìe Fisiche si devono intendere “tutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi Corpo Celeste, Terra inclusa, le cui caratteristiche esteriori ed apparenti inducono l’Osservatore ad escludere la loro origine naturale e/o il loro essere “indigeni” del luogo in cui essi appaiono e/o si trovano nel momento in cui sono stati scoperti e/o vengono osservati” mentre per Singolarità Fisiche si devono intendere, invece “tutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi Corpo Celeste,Terra inclusa,aventi un’origine naturale, ma le cui caratteristiche esteriori ed apparenti inducono l’Osservatore a ritenere che, su di essi, possano essere intervenuti processi modificativi diversi ed ulteriori rispetto a quelli consueti (e cioè i processi geologici e/od atmosferici)”.

Accanto alle Anomalìe e Singolarità Fisiche dobbiamo poi aggiungere, per rendere davvero completa la nostra trattazione, le Fenomenologie Non Ordinarie, ossìa “tutti quegli eventi (ad es.: luminosi, sonori, termici etc.) i quali, una volta considerate le loro caratterizzazioni esteriori ed avuto riguardo al luogo ed alle circostanze in cui essi si sono verificati, hanno indotto l’Osservatore ad approfondirne la Natura ed Origine.

La Luna (anzi: l’osservazione della Luna), anche se forse non sono stati in moltissimi, se non altro ufficialmente e pubblicamente, ad averlo notato e ad averne preso definitivamente atto, costituisce una vera e propria fucina non solo di Anomalìe e Singolarità Fisiche, ma anche di Fenomenologie Non Ordinarie.    
Parlando quindi di Anomalìe, Singolarità e Fenomenologie Non Ordinarie (vedi Note 1 e 2) inerenti il nostro unico Satellite Naturale, un posto di indubbio rilievo è occupato, appunto, dai Fenomeni Lunari Transitori  i quali, in linea generale (diciamo “di regola”, anche se una regola vera e propria, in questo frangente, non esiste) si possono sostanziare e manifestare in diversi modi.
Ecco una classificazione essenziale – ma, riteniamo piuttosto valida e completa – di queste modalità:

1) “lampi e/o bagliori estemporanei” veri e propri (noti anche come “Lunar Flashes”) i quali possono interessare, per una frazione di secondo (o poco più), una Regione Lunare, apparentemente, di modeste e/o modestissime dimensioni;
2) “luci stazionarie” (fisse e/o, più spesso, tremolanti, simili a stelle viste al telescopio) di color bianco e/o rosso/arancio e/o blu/viola (note pure come “Lunar Flares”) le quali restano visibili su aree circoscritte (e per lo più puntiformi, se non altro dal punto di vista dell’Osservatore) della superficie lunare per archi di tempo che vanno dai pochi minuti alle svariate ore e, infine,
3) improvvisi “annebbiamenti” (generalmente noti come “Fogging”) di alcune Regioni Lunari (sovente poste all’interno e/o sui margini/bordi di crateri) le quali, per un periodo di tempo (di regola) breve, divengono invisibili oppure appaiono “offuscate” agli Osservatori Terrestri, sebbene questi ultimi si trovino in condizioni di seeing ottimale.
L’elemento comune a tutti questi TLP è, come avrete notato, la loro “appartenenza” alla Luna (rectius: alla Superficie Lunare). Essi, infatti, sono Fenomeni che:

a) “coinvolgono” il suolo della Luna (e/o lo spazio posto nelle sue immediate vicinanze, come nel caso del fogging);
b) hanno una (presumibile) causa, o evento scatenante, che è interna alla Luna (pensate, ad esempio, ad una eruzione vulcanica, ancorché residuale, e/o ad un outgassing) e,
c) si manifestano in maniera visibile (ad esempio attraverso emanazioni localizzate di luce oppure attraverso modifiche eclatanti della albedo di alcune zone o di intere regioni).

Premesso quanto sopra, ne consegue logicamente che, a nostro modo di vedere, i “lampi luminosi” che talvolta si vedono da Terra (o anche dallo Spazio) e che, sotto il profilo causale, vengono ricondotti alla verificazione ad Impatti (Meteor Strikes), per esempio nei periodi in cui il Sistema Terra-Luna è interessato dall’attraversamento di sciami di meteore (p.e.: le Perseidi, le Orionidi etc.), non costituiscono (almeno nel senso proprio e tecnico del termine) dei Fenomeni Lunari Transitori.

Accanto alla fenomenologia dei TLP, e questo lo precisiamo giusto per completezza della trattazione, possiamo collocare un’ulteriore casistica che attiene e coinvolge i cosiddetti Extra Lunar Objects (o ELO) i quali, in accordo alla definizione adottata dall’A.L.P.O. (Association of Lunar and Planetary Observers), sono “oggetti non poggiati sulla superficie della Luna (ossìa non appartenenti alla Luna) i quali, tuttavia, appaiono, agli Osservatori Terrestri, prossimi alla superficie lunare stessa e non mostrano alcun movimento apparente” (il che significa, in altre parole, che si dovrebbe trattare di “oggetti” i quali, anche se si “sovrappongono” – ma solo dal nostro punto di vista, ovviamente – ai rilievi lunari, in realtà non fanno parte della Luna anzi: stazionano ad una certa distanza dalla medesima, sembrano – relativamente – vicini ad essa e, infine, appaiono stazionari – fermi, insomma.
In (relativa) contrapposizione a questi ELO, i quali (lo ribadiamo) sembrano immobili a chi li guarda, esistono i cosiddetti “Fast-Walkers” o “Fast Moving Objects”(o FMO) – e cioè i Veloci Camminatori oppure Oggetti in Rapido Movimento – che, a differenza degli ELO, sono corpi non necessariamente prossimi alla Luna (possono anche esserlo, ma non è detto) e che, dal punto di vista dell’Osservatore Terrestre, si muovono rapidamente davanti al disco lunare (da cui il termine “Fast” —> veloce e “Walker” —> camminatore).

Inutile dire che, dal punto di vista di un Osservatore situato sulla Terra (e cioè qualcuno che “osserva la Luna dalla superficie della Terra”), ambedue le Classi di oggetti sopra descritte e definite possono, spesso ed a pieno titolo, richiamare, coinvolgere e/od identificare degli OVNI (e cioè degli Oggetti Volanti Non Identificati) i quali sono più familiarmente noti anche come U.F.O. (Unidentified Flying Object), ossìa l’acronimo internazionale che identifica tutti quegli oggetti che:

A. volano e
B. posseggono caratteristiche le quali li rendono non (immediatamente) identificabili – e, come dice qualcuno, non (immediatamente) riconoscibili (e qualcuno aggiunge alla definizione la frase “come velivoli di origine terrestre”).

L’Approccio Classico alla Tematica dei Fenomeni Lunari Transitori trova la sua “Summa” (Teorica e Pratica) nel NASA Technical Report R-277 (anche noto come “TRR-277”).

Ma che cos’è questo TRR-277? Ebbene esso non è altro che una raccolta sistematica di Eventi Lunari “inusuali” (nota: la locuzione “Transient” fu inserita successivamente alla realizzazione del TRR-277 e non è espressamente contemplata dal Report stesso), i quali, in un modo o nell’altro e proprio perchè improvvisi, inattesi e, quasi sempre, inspiegabili, vennero attentamente osservati e registrati, letteralmente, nei secoli.

Il TRR-277 è strutturato in Periodi Storici, con sub-divisioni indicative di Data ed Ora dell’Evento (ove disponibili); Località della Luna coinvolta; Tipologia di Evento (e qui andiamo dalla “possibile eruzione vulcanica”, alle “scintille” o “star-like lights” e dai “bagliori”, alle “luminescenze”); indicazione dell’Osservatore o degli Osservatori (ove disponibile/i) ed eventuali Riferimenti incrociati.
Come chiunque può verificare, le tipologie di “Unknown/Unusual Lunar Events” sono svariate ma, dato questo molto importante, sono sostanzialmente ricorrenti.

Ci fa piacere notare e sottolineare il fatto che l’autorevolezza di coloro che hanno osservato e registrato detti Eventi è difficile da mettere in discussione (nell’elenco troviamo Astronomi del calibro di Schiaparelli, Schroter, Schmidt e Flammarion, tanto per citare qualcuno…), ma la loro effettiva natura e portata, nonostante tutto, resta ancora un mistero.
Nell’Allegato B al presente documento potranno essere trovati alcuni esempi di Reports (Dubiuos and Confirmed) dedotti nel TRR-277.

Sebbene la casistica completa dei Fenomeni Lunari Anomali sia decisamente molto vasta, noi riteniamo che sia possibile estrapolare – dalla lettura integrale del TRR-277 – almeno cinque Macro-Classi (o Classi Ricorrenti) di TLP.

Tuttavia, prima di elencarle, va detto che l’Evento Lunare Anomalo registrato da Alessandro Della Torre – il quale, di fatto, costituisce l’occasione per questa trattazione diffusa delle maggiori Anomalìe Lunari – NON RIENTRA nella classificazione che proponiamo (il che vuol dire che potrebbe essersi trattato di un EVENTO NUOVO ed UNICO, oppure che quanto osservato e ripreso da Alessandro Della Torre, pur essendo – come è peraltro più probabile – già occorso in passato, NON ERA TUTTAVIA MAI STATO DIRETTAMENTE OSSERVATO E/O REGISTRATO negli Annali dell’osservazione lunare).

E veniamo ora alle tipologie “classiche” di Evento Lunare Transitorio:

A. Flashes (o lampi): essi possono avere diversi colori, anche se quelli più ricorrenti sono il bianco (in larga percentuale), il rosso ed il blu, e diverse intensità, ma sono tutti accomunati dal fatto che durano pochi istanti (un secondo, o poco più). La maggior parte dei Ricercatori ritiene che i flashes sìano il prodotto di semplici impatti meteorici. Per altri, ad es. per la Scuola del Dr Richard Hoagland, si tratterebbe di riflessi dei raggi del Sole su strutture cristalline cupoliformi;
B. Star-like Shinings (o brillamenti puntiformi): essi si caratterizzano per l’essere di diversi colori e per l’avere diverse durate; si verificano, dati e reports alla mano, sia sul lato illuminato della Luna, sia su quello in ombra; possono essere “pulsanti” o “fissi”; talvolta sono anche visibili, e molto bene, sul bordo della Luna, per lo più in aree presso-polari. Molti Ricercatori pensano che questi fenomeni sìano l’espressione visibile del verificarsi di eventi vulcanici di ampiezza ed intensità significative, mentre altri Ricercatori sono più propensi a spiegare questa fenomenologia con eventi di “outgassing” (e relative “flares”, o fiaccole);
C. Foggings (o annebbiamenti): in questi casi i rilievi lunari sembrano essere avvolti da una sorta di “nebbia” che li offusca e rende, sostanzialmente, indefinibili. Dal punto di vista dell’Osservatore, però, e sempre di regola, i rilievi lunari coinvolti dall’annebbiamento restano comunque, sia pure solo in parte, visibili e riconoscibili;
D. Darkenings (od oscuramenti): in tali casi, invece, i rilievi lunari coinvolti dalla citata “onda di nebbia”, spariscono del tutto. Dal punto di vista dell’Osservatore, sebbene soltanto per pochi istanti, tali rilievi diventano completamente invisibili oppure sembrano “cambiare” la loro configurazione esteriore e quindi deformarsi;
E. Light-Rays and Light-streaks (raggi di luce e strisce luminose): in questo frangente, infine, alcune zone della superficie Lunare sembrano essere attraversate da “fasci di luce direzionata e coerente”. Alcuni Ricercatori pensano che questi fenomeni derivino dal passaggio della luce del Sole attraverso buchi e fessure nelle pareti (alte) di grandi crateri e catene montuose (ed un tale fenomeno si dovrebbe verificare, di regola, allorché il Sole, dal punto di vista del rilievo lunare interessato, ergo considerato sull’Orizzonte Locale del luogo osservato, si trova ad altezze basse e/o molto basse). Esistono immagini molto interessanti di questi “raggi di luce” mentre illuminano, ad esempio, il fondo del Cratere “La Condamine“.
Sebbene non ricompresi nelle cinque macro-classi di cui sopra, riteniamo comunque importanti (e meritevoli di attenzione) i fenomeni di “luminescenza” (o glowing, e si tratta di aree della Luna le quali, pur non “brillando”, in senso tecnico, sembrano, di quando in quando, essere invase da riflessi e fosforescenze, colori più frequenti: verde chiarissimo, acquamarina e arancio-rossastro) ed i fenomeni di “brightening” i quali si sostanziano nel repentino, ed oltremodo intenso, aumento di albedo di vaste aree della Luna (valli e crateri, per lo più).

Non è neppure da escludere, infine, che le “fosforescenze” Lunari possano rappresentare NON un Evento Anomalo “in sé” quanto, piuttosto, la fase terminale di un Evento Anomalo Maggiore il quale è rimasto, per svariati ordini di motivi, in parte o del tutto inosservato.
Un Evento Maggiore quale, appunto, quello registrato da Alessandro Della Torre la sera del 6 Aprile dell’AD 2009.

L’EVENTO ANOMALO DEL 6 APRILE 2009

ATTENZIONE: tutte le idee, ipotesi, riflessioni e valutazioni e che seguono, sono il prodotto dell’analisi di due frames, entrambi scattati da Alessandro Della Torre, a distanza di 38” l’uno dall’altro.
In termini semplificativi e per Amor di Chiarezza, desideriamo precisare subito che l’Evento Anomalo di cui si sta trattando non aveva ancora avuto inizio quando è stato ottenuto il primo frame, mentre era già in ampio corso di verificazione (o forse – ed addirittura – era in fase conclusiva) al momento del secondo scatto.
 
L’Evento Ignoto, il quale è stato rilevato – ad essere precisi – in “post-produzione” (in altre parole: esso non si è rivelato in forma palese all’Osservatore al tempo della ripresa) si risolve nella registrazione di una sorta di arco-campana costituito – riteniamo – da particelle fisiche (detriti e polveri?) e caratterizzato da una debole luminescenza (decisamente intensa ai poli e via-via significativamente inferiore, diciamo dai 30° di entrambe le basi e sino al vertice), il quale ha interessato il bordo Nord-Occidentale della Luna, nella Regione compresa  e definita dal Mare Marginis ed i Crateri Cannon, Hubble C e Sabatier.
L’identificazione delle coordinate esatte dell’Evento Anomalo (supponendo che esso abbia avuto un singolo epicentro – circostanza, questa, che è comunque ben lungi dal potersi dire dimostrata) è, a nostro parere, un dato (ad oggi) tecnicamente impossibile da determinarsi con margini assoluti di sicurezza (nota: per “margine di sicurezza” intendiamo un’approssimazione pari o prossima al 95%).

La ragione di quanto sopra può essere identificata nel fatto che non solo esistono – ed è indubitabile – enormi dubbi (riteniamo attribuibili a ragioni squisitamente ottiche e che possiamo far risalire all’angolo visuale esistente tra l’Osservatore e l’Evento Osservato) sulla posizione esatta delle “basi” ( o “poli”) dell’arco-campana, ma anche sull’eventualità per cui l’arco-campana stesso sia il prodotto di una fenomenologia “ad espansione” e non costituisca né un Evento “a sé”, completamente isolato e finalmente perfetto nella sua configurazione, né il risultato della combinazione di un Evento Maggiore con uno o più Eventi Minori collegati.
In altre parole (e per quanto ci è dato comprendere dall’osservazione dell’unica immagine di esso disponibile) l’Evento Anomalo potrebbe essersi risolto e configurato sia in un “arco” di detriti (polveri sottili, sostanzialmente), resi luminescenti dalla luce del Sole visibile sull’Orizzonte Locale – un po’ come avviene per i terrestri arcobaleni –, sia in forma di “campana”, ossìa un rilievo di tipo “cupolare” (un “dome” costituito da detriti, praticamente) il quale ci è apparso come un arco NON perché lo fosse davvero, ma solamente a causa dello specifico angolo visuale esistente fra Osservatore ed Evento osservato al momento della ripresa e quindi fatto proprio dalla fotografia.
In questo secondo caso, non è affatto inutile sottolineare la circostanza per cui l’“arco-campana” avvistato da Terra potrebbe benissimo costituire solamente un “frammento” dell’Evento completo: una visione parziale di quanto accaduto (in particolare, potrebbe trattarsi della porzione superiore – diciamo “più elevata”, se non altro dal nostro punto di vista – di una “bolla” di gas e polveri la quale si è “sollevata” da una Regione Lunare nascosta alla nostra visuale a causa della curvatura stessa della Luna).

Ci sembra opportuno precisare, inoltre, la circostanza per cui l’Evento Anomalo, qualora si fosse effettivamente esaurito in un “arco” (ribadiamo tipo “arcobaleno” terrestre), difficilmente lo potremmo attribuire a fenomenologie di impatto; d’altro canto, se esso avesse invece ed effettivamente la configurazione di una “cupola” (o “campana”, o “dome”), l’ipotesi  relativa ad un’origine esplosiva (ANCHE, ma NON SOLO da impatto) diventerebbe automaticamente la più ragionevole ed accreditata.

Tutto ciò premesso, volendosi comunque operare (se non altro per agevolare il Lettore che volesse provare ad identificare il “luogo” dell’incidente a fuoco diretto, attraverso le ottiche di un telescopio, o su una Mappa Lunare) una stima approssimata – ma di certo ragionevole – dell’angolo di Luna coinvolto dall’Evento Ignoto, riteniamo che le coordinate del medesimo più prossime alla realtà sìano le seguenti: approx. da 13,5 a 20,8° Lat. Nord (ossìa “da polo a polo” dell’arco-campana) e circa 84° Long. Est. (con approssimazione di (+) o (–) 1°, in entrambe le direzioni)

La stima dimensionale dell’ampiezza dell’Evento Anomalo, effettuata operando una semplice misurazione della distanza fra i suoi poli in rapporto al diametro (o anche alla circonferenza) della Luna, ci consente di dire che esso ha interessato – al momento della ripresa – un’area di circa 200 Km in ampiezza (dal margine interno del polo situato più a Nord al margine interno del polo situato più a Sud) e di circa 90 Km in altezza (dal Datum, o Altitudine “zero” al margine superiore dell’arco-campana) – con approssimazione di (+) o (–) 5 Km per entrambi i valori.

Inoltre:

a) Tenuto conto delle dimensioni dell’arco-campana (come sopra espresse);
b) ipotizzando che vi sia stata la verificazione di una “esplosione” (da impatto o per causa vulcanica) alla base del fenomeno ripreso;
c) considerando l’Evento Anomalo come “Evento in fase di Sviluppo” (all’atto della ripresa),
d) stimando la velocità media di espansione dei “detriti” in (circa) 5 Km/sec. in direzione longitudinale ed in (circa) 4 Km/sec. in ascesa,

possiamo ritenere che l’inizio dell’Evento Anomalo sia occorso non più di una ventina di secondi prima dello scatto (con approssimazione di + o – 2 secondi).

Queste considerazioni, unite al dato visivo – in virtù del quale l’Evento Anomalo può essere RAGIONEVOLMENTE rappresentativo, come dianzi accennato, tanto di un “arco”, quanto di una “cupola” – ci permettono di supporre, quale causa del medesimo, due Ipotesi Primarie:

1) Volcanic Plume, ossìa un getto di gas, polveri ed altro materiale, susseguente alla verificazione di un evento vulcanico residuale ma di proporzioni significative (una “Volcanic Plume” simile ed altrettanto spettacolare, se non altro visivamente, all’Evento Lunare Anomalo, è stata recentemente fotografata dalla Sonda NASA “New Horizons” sulla Luna Gioviana “Io”);
 
2) Meteor-strike’s Aftermath (the “bubble”), ossìa l’ambiente lunare così come si manifesta successivamente alla verificazione di un “trauma”: quanto ripreso, nel caso di specie, potrebbe essere una “bolla” di polveri e detriti rocciosi vari derivata dall’impatto di un bolide di cospicue dimensioni (diciamo di diametro compreso fra i 100 ed i 150 metri), o di una piccola cometa, con la Superficie Lunare.

Tuttavia:

a) data e premessa la mancanza di evidenze fisiche riconducibili e/od assimilabili alla presenza di un “lampo da impatto” (il quale, per un evento di tale magnitudine – ed ancorché esso fosse occorso in una Regione Lunare “nascosta” alla visione diretta da Terra –, avrebbe potuto e dovuto protrarsi significativamente nel tempo – e dunque rendersi visibile all’Osservatore, se non altro in forma di luminescenza diffusa);
b) data la circostanza per cui, nella Regione Lunare coinvolta, non risultano esistere e/o essere stati individuati (almeno sino ad oggi) dei rilievi superficiali i quali ci permettano di ipotizzare il risveglio di un pre-esistente vulcano;
c) considerato, infine, il dato per cui l’arco luminescente – a seguito dell’additional processing posto in essere sul frame realizzato da Alessandro Della Torre – più che essere il prodotto di un fenomeno di riflessione della luce, sembra esprimere esso stesso una propria  (ancorché trascurabile) luminosità

Il Gruppo di Studio Lunar Explorer Italia ritiene possibile avanzare anche una Terza Causa/Ipotesi Esplicativa dell’Evento Anomalo la quale è definibile come

3) Fenomeno Relativistico Naturale susseguente all’auto-innesco (rectius: all’innesco, avvenuto per cause ignote) di una reazione nucleare (fissione) di vasta magnitudine su un grande giacimento superficiale o sub-superficiale di Uranio.

Non è irragionevole supporre, quale possibile causa dell’Evento Anomalo, il concorso fra  le ipotesi 2) e 3) qui di sopra, laddove l’innesco del “Reattore Nucleare Naturale Lunare” potrebbe essere occorso a seguito dell’enorme quantitativo di energia liberatasi dalla verificazione di un fenomeno esplosivo il quale ha coinvolto la Superficie della Luna e che avrebbe avuto, probabilmente, un’origine da impatto.
A tal riguardo, si segnala sin d’ora l’interessantissima circostanza per cui la Luna, tra la foto rappresentativa dell’Evento Anomalo ed il frame ottenuto 38” prima di esso, ha espresso un sensibile aumento della propria Luminosità Assoluta, ma su Lunghezze d’Onda esterne allo Spettro della Luce Visibile (ergo, per noi Osservatori Terrestri, l’aumento di luminosità della Luna non è/non sarebbe risultato percepibile “ad occhio nudo”).

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L’Evento Anomalo, a seguito dell’analisi svolta sul frame originale in nostro possesso – ed una volta effettuata una lunga serie di elaborazioni e processing addizionali, è stato ulteriormente risolto in una serie di almeno 3 sub-Eventi caratterizzanti:

2) una colonna centrale, di dimensioni comprese tra i 15 ed i 20 Km di altezza;
3) due archi laterali – che si innalzano sino a circa 40/45 km dal suolo – particolarmente “densi” (ricchi di materiale corpuscolare) alle estremità inferiori di entrambi;
4) un arco centrale, leggermente schiacciato al vertice, il quale, sebbene appaia decisamente rarefatto in rapporto agli archi laterali, di fatto li “chiude” e “congiunge”.

Queste tre caratterizzazioni, sebbene sìano ben lungi dal costituire una prova definitiva dell’origine dell’Evento, sono comunque tutte compatibili con la verificazione di un fenomeno esplosivo di ampia portata.
 
Come visibile nell’immagine “Maps”, abbiamo sovrapposto una mappa della Luna sul frame costituente la base dell’analisi, e quindi abbiamo localizzato l’arco-campana nelle vicinanze del Mare Marginis, con archi prossimi ai Crateri Alhazen A ed Hansen B (lato Sud) e Cannon – Hubble C (lato Nord).

Ribadiamo che la posizione ESATTA dei poli dell’arco-campana, a nostro avviso, resta comunque indeterminabile con precisione assoluta (anzi: anche una “approssimazione un po’ troppo precisa”, in questo caso – scusateci per il gioco di parole – potrebbe costituire e concretare una forzatura dei dati posseduti, con la nascita di una correlativa distorsione dei medesimi).


 
Abbiamo tentato di comprendere la texturizzazione di dettaglio e la direzionalità degli archi e della colonna centrale ma, dopo qualche – purtroppo infruttuoso – tentativo, abbiamo desistito.
Ad ogni modo, la risposta dei dettagli visibili dell’Evento Ignoto ai filtri adottati in sede di additional processing del frame, ci dice che gli archi sono/dovrebbero essere (relativamente) freddi (ergo formati da minuscoli detriti e polveri sottilissime), mentre la colonna centrale è/dovrebbe essere costituita da materiale decisamente più caldo e più massiccio.
Da notare che, nonostante l’effettuazione di stretch estremi e supermagnificazioni sul dettaglio e sulla regione ad esso immediatamente circostante, non ci è stato possibile individuare la presenza di corpuscoli luminosi isolati (i quali sarebbero potuti essere un indice, ad esempio, della presenza di Ejecta in-transit, ossìa frammenti della Superficie Lunare sbalzati via dal loro luogo di origine, a seguito dell’impatto).

E’ evidente che i dubbi e le incognite sono (e, probabilmente, rimarranno) superiori alle certezze raggiunte e raggiungibili, ma quanto in nostro possesso ci spinge ad escludere – almeno per il momento – l’ipotesi per cui l’Evento Ignoto sia stato la conseguenza di un  semplice impatto.
Anche l’ipotesi vulcanica, tuttavia, sebbene risulti preferibile (se non altro da un punto di vista squisitamente logico e tecnico – ed anche, tutto sommato, visuale), appare piuttosto insostanziata ed insostanziabile.
E questo dato, naturalmente, non deriva solo dalla considerazione per cui non risultano esistere vulcani nella Regione Lunare coinvolta, ma anche dalla valutazione della circostanza per cui l’arco-campana disegnato dall’Evento Ignoto mostra/esibisce una sostanziale simmetria (per e da entrambi i poli) la quale, a nostro parere, non dovrebbe sussistere se si trattasse di una Volcanic Plume.
Si confrontino, per capire meglio questo punto, le Volcanic Plumes emesse sia da vulcani terrestri, sia dal vulcano Tvashtar, presente sulla Luna Gioviana “Io”, con l’Evento Ignoto: le Volcanic Plumes “tipiche” presentano un polo sottile nel punto dal quale promanano e quindi via-via tendono ad ingrossarsi, sino a risultare decisamente più larghe nel polo che rappresenta il punto di caduta del materiale vulcanico eiettato.

La simmetria dell’Evento Ignoto in questione ci porta – diremmo quasi automaticamente – ad escludere che l’arco-campana esprima un percorso parabolico compiuto da materiale eiettato da una (singola) bocca vulcanica (salvo ipotizzare che l’Evento Ignoto rappresenta, in realtà, “l’incrocio” fra due Volcanic Plumes DISTINTE e SEPARATE le quali provenivano da direzioni diametralmente opposte).
Ma quest’ultima eventualità, che supporrebbe l’avvenuta verificazione di una duplice eruzione da parte di due fornaci vulcaniche distinte (e che si sarebbero accese, di fatto, quasi simultaneamente o simultaneamente), unita alla circostanza per cui una qualsiasi Volcanic Plume (ed a maggior ragione una di simili proporzioni) si sarebbe dovuta manifestare anche visivamente ed in maniera eclatante (e quindi senza necessitare di un particolare enhancing dei contrasti sul frame che la rappresenta), ci portano a ritenere anche questa ipotesi come non completamente soddisfacente.

Per quanto attiene l’Ipotesi Relativistica, infine, i cui contenuti la caratterizzano, a nostro parere, come Ipotesi – decisamente – “Esotica” e “Di Frontiera” (ma non per questo in assoluto meno valida e/o credibile rispetto alle ipotesi tipiche dell’approccio tradizionalmente adottato dai Cultori della Scienza Convenzionale), riteniamo giusto che sia lo stesso Dr Alessio Feltri a spiegare, in termini sommari, quello che è stato il suo approccio.

Dice il Dr Feltri, infatti:“…Il mio “impianto” filosofico è molto semplice:
 
1) Assodato che crateri e altre formazioni geologiche similari NON provengono – in larga misura – da impatti, ma molto più probabilmente da immani forze elettromagnetiche, resta solo da stabilire se le stesse sono state attivate da circostanze naturali e casuali (come suggerisce il Gruppo di Ricerca Americano noto come “Thunderbolts”) oppure da deliberate produzioni di alte energie;
2) Dai Technical Reports delle Missioni Apollo sappiamo che le formazioni montuose ai margini dei grandi Mari Lunari sono ricche di Uranio e Terre Rare mentre, come precisato dalla mia stessa ricerca su Hadley, sappiamo altresì che le suddette montagne presentano caratteri di estrema complessità strutturale i quali NON APPAIONO riconducibili sic et simpliciter a fenomeni naturali casuali;
3) Con la scoperta del reattore nucleare “naturale” di Oklo in Gabon, negli anni 70′, si è appurato che lo stesso ha funzionato per oltre 100.000 anni, grazie alla misurazione della percentuale di U235 presente nella Regione. Inoltre la variazione riscontrata nella “Costante di Struttura Fine” rimanda anche alla probabile presenza di cosiddetti “effetti relativistici”. La struttura di Oklo (di cui si posseggono piante e prospetti originali) risulta straordinariamente simile a migliaia di siti riscontrabili su altri pianeti del Sistema Solare (Luna in primis);
4) La Ricerca Biologica Spaziale è finita, ad un certo punto, nel calderone censorio della Commissione per l’Energia Atomica del 1946, ma non perchè se ne temessero le conseguenze socio-economiche (per altro assolutamente al di fuori delle competenze della Commissione stessa), ma semplicemente perchè era emersa chiara la circostanza per cui l’Energia Atomica era già stata impiegata nel Sistema Solare da qualcosa o da qualcuno diverso da noi.
 
Da questo impianto discendono miriadi di corollari naturalmente, qualcuno veramente spiacevole, come per esempio il dover ammettere che almeno in questo Richard Hoagland ha ragione, anche se lui “butta” lì la cosa senza darle un’adeguata cornice esplicativa.
L’unico e solo dato ufficiale avverso a questo quadro gnoseologico è dato dalla circostanza per cui gli Astronauti delle Missioni Apollo avrebbero riscontrato nei siti visitati una percentuale di U235 normale e quindi diversa da quella di Oklo.
Bisogna però tener presente che le misurazioni andrebbero (ri)fatte sulle vene di uranio ammassate sulle pendenze a 45°, mentre gli Astronauti, per loro stessa ammissione, hanno fatto i prelievi SOLAMENTE in pianura (essendo la prospettiva di arrampicarsi, allora, decisamente irrealizzabile).
 
La presenza di (saltuari) archi voltaici sulla Luna, inoltre, dimostra che la produzione di energia continua tuttora, anche se a livelli molto inferiori rispetto al passato (e cioè in relazione al momento della “costruzione” del Sistema Solare).
 
Dopo aver quindi compiuto l’esame orografico dell’immagine di Alessandro Della Torre, infine, sarei orientato a spostare leggermente i confini dell’Evento Ignoto, individuandone i poli a Nord-Ovest di Sabatier e quindi nella parte settentrionale del Mare Marginis.
Ma quest’ultima è solo un’impressione e, comunque, esprime un dato, tutto sommato (e viste le possibili cause ed implicazioni dell’Evento) del tutto marginale
…”.

§§§

CONCLUSIONI

Che l’Evento Ignoto ripreso da Alessandro Della Torre la sera del 6 Aprile 2009 costituisca, da un punto di vista “tecnico”, un TLP (o FLT) , a noi sembra un fatto assodato ed incontestabile.

L’Evento, infatti, sebbene eclatante, non si è ripetuto – per quanto ne sappiamo – né nei giorni immediatamente ad esso successivi, né in seguito e sino ad oggi – primi di Settembre dell’AD 2009 (rectius: nonostante l’effettuazione di una ricerca su vasta scala –  realizzata attraverso la collaborazione tra Astrofili ed Astroamatori associati al Gruppo Lunar Explorer Italia – non abbiamo raccolto alcuna notizia dell’esistenza di altre testimonianze, corredate o meno da supporti fotografici, circa la verificazione di fenomeni similari e/o analoghi all’Evento Ignoto anteriormente, contemporaneamente e/o successivamente alla data del 6 Aprile 2009, né nella zona in cui esso si è manifestato originariamente, né in altre Regioni Lunari).

Questa circostanza, come ovvio, non è decisiva né per concludere in maniera definitiva circa la Natura “istantanea” dell’Evento Ignoto (ergo: un impatto), né per escludere, sempre in maniera definitiva, la possibile Natura NON-Istantanea del medesimo (per esempio: un’eruzione vulcanica isolata/un fenomeno vulcanico di tipo esplosivo al quale non ha fatto seguito alcuna colata).
E’ vero che, in accordo a quanto sostenuto dai maggiori Selenologi del Pianeta, la Luna “…da ere non solo non è più in grado di sostenere la verificazione di eventi vulcanici che non sìano di tipo meramente residuale – e cioè di modesta/modestissima entità –, ma essa non è più nemmeno in condizione, molto probabilmente, di esprimere un’attività sismica sufficiente a creare l’apertura di varchi tra sacche di materiale magmatico situate a grandi profondità e la superficie…”.

Insomma: oltre la verificazione di qualche fenomeno di “Outgassing” e, forse, di qualche rara esplosione vulcanica – successiva ad un evento sismico oppure derivata a seguito di (o “stimolata” da) un impatto fra la Luna ed uno o più bolidi di dimensioni significative – è opinione congiunta, corrente ed autorevole che la Luna NON E’ IN GRADO NE’ DI ESPRIMERE, NE’ DI SOSTENERE – OGGI COME OGGI – LA VERIFICAZIONE DI UN EVENTO VULCANICO PERSISTENTE E/O DURATURO.

Questo assunto che, Logica, Esperienza e Studi alla mano potremmo anche condividere in buona misura, ha però un limite: esso ignora nella maniera più totale e radicale le innumerevoli testimonianze (purtroppo non sempre – anzi: quasi mai – corredate da evidenze tangibili – i.e.: fotografie), anche recenti, le quali riportano della verificazione di “bagliori e scintillamenti persistenti e di forma variabile” (simili, quindi, a fenomeni esplosivi ripetuti ed accompagnati da modeste eruzioni e colate) i quali hanno interessato – inter alia – le seguenti Regioni Lunari:

1) Prossimità dei Crateri Erodoto ed Aristarco;
2) Globalità della Schroeter Vallis;
3) Prossimità della Leibnitz Mountain e del Polo Sud Lunare;
4) Prossimità ed interno del Cratere Clavius,
5) Prossimità ed interno del Cratere Tycho.

Che qualche “svista” possa essere presa – anche da Astronomi Professionisti bravi e quotati – è un fatto umano, dunque possibile.
Che Astroamatori e Fotoamatori, poi, possano prendere delle ulteriori sviste (magari per inesperienza e/o per eccesso di entusiasmo) è pure un fatto umano e dunque è certamente possibile.
Ma che TUTTE le segnalazioni recenti relative a Fenomenologie Lunari Anomale Persistenti e non (diciamo dagli Anni ’60 ad oggi) sìano TUTTE il prodotto di sviste, interpretazioni erronee o frettolose (o troppo entusiastiche) di eventi usuali e/od “allucinazioni” belle e buone, a noi NON sembra un’eventualità credibile.

Diciamo che questa nostra conclusione è basata su fattori oggettivi “logici e statistici”: non è, infatti, possibile, a nostro modo di vedere, che il 100% delle osservazioni di TLP “inusuali” e/o “anomali”, per contenuto della fenomenologia visibile e/o per durata della medesima, sìano il prodotto di “visioni ingannevoli e/o distorte” della realtà.

E la “Verità”, allora? Dove la possiamo trovare?

Probabilmente essa risiede nello studio della “globalità in sé” degli Eventi osservati e delle Fenomenologie che si trovano alla loro base, in quanto cause dei medesimi.
In altre parole: dall’osservazione e dallo studio dei SINGOLI EVENTI e delle loro SINGOLE (e POSSIBILI) CAUSE, ancorché si tratta di fenomeni eclatanti e spettacolari come quello ripreso da Alessandro Della Torre, è piuttosto difficile, se non impossibile, arrivare a comprendere realmente qualcosa di esatto e di definitivo che investa e coinvolga l’intera Fenomenologia di cui detti Eventi – e relative Cause – fanno parte (così come è impossibile comprendere, passateci il parallelo, l’Opera di un singolo pittore o scrittore, osservandone e studiandone un solo quadro od una sola novella – o anche più quadri e più novelle, ma senza contestualizzarli).

La soluzione allora, ed a nostro parere, non può che trovarsi nella “Valutazione Globale – e contestualizzata – degli Eventi Anomali e delle loro possibili Cause”.

Alcuni TLP (o forse anche la maggior parte di essi, così come i più recenti Programmi di Lunar Impact Monitoring sembrano dimostrare), possono essere correttamente inquadrati e spiegati con la verificazione di “impatti”: il “Meteor Strikes” (o Impacts), infatti, sono la spiegazione causale più logica, razionale e comune che possiamo dare a coloro che asseriscono di aver visto (e, magari, anche ripreso) delle “scintille” accendersi sulla Superficie Lunare.
Per altri TLP, invece (la minoranza, ma comunque una SIGNIFICATIVA minoranza!), questa spiegazione non va bene. Non basta. Non è sufficiente a spiegare in maniera chiara e completa quello che l’Evento Anomalo mostra e rappresenta.

Pensate, ad esempio, alle “luminescenze” (glowing), agli “annebbiamenti” (fogging), alle “scintille mobili e persistenti” (persistent star-like shinings) e quindi – ed infine – all’arco-campana che ha costituito lo spunto per questa dissertazione: come si può anche solo immaginare di spiegare queste fenomenologie diffuse ed eterogenee attraverso una SOLA CAUSALE, quale l’impatto?

Probabilmente non è ancora giunto il tempo ed il momento – specie per questo specifico tipo di trattazione – di dissertare su simili Eventi adottando l’approccio “Feltriano” (il quale – sebbene lo riteniamo razionale e molto più convincente di tanti altri approcci “scientifici” o presunti tali – è comunque troppo “avanzato” rispetto a quella che è la prassi interpretativa standard attuale degli Eventi Lunari Transitori in generale e degli Eventi Lunari Ignoti in particolare), ma che sia invece arrivata l’ora di provare, se non altro, a rimettere in discussione qualche postulato che, forse da troppo tempo, ostacola il corretto studio delle Fenomenologie Lunari Anomale, a nostro parere è un fatto certo.

Il nostro augurio è che l’Evento Ignoto inquadrato da Alessandro Della Torre nella notte del 6 Aprile 2009, una volta debitamente inquadrato e contestualizzato nell’ampia Fenomenologia e Casistica degli Eventi Lunari Transitori ed Anomali, costituisca uno spunto tanto eclatante, quanto affascinante, per la ripresa (ai livelli più alti) dello Studio della vicina Luna.

Un “Astro Argenteo” assai prossimo e, purtroppo, “scontato” (se non altro nell’inconscio collettivo e nella prassi scientifica attuale), la cui conoscenza però – ed a quanto pare – è ancora ben lungi dal potersi definire (anche solo minimamente) completa e soddisfacente…

Note ed Allegati 

[Nota 1]        Si parla di Anomalìe e Singolarità anche per indicare “oggetti che non poggiano su alcun Corpo Celeste, ma che, dal punto di vista dell’Osservatore, si trovano in transito o stazionari nello spazio”. In questo caso, quando ci riferiamo ad un’Anomalia, ad es. Orbitale, facciamo riferimento ad un oggetto di apparente/presumibile origine non naturale, mentre quando parliamo di Singolarità facciamo riferimento ad un oggetto “strano” ma di apparente/presumibile originale naturale).

[Nota 2]        accanto alle Anomalìe e Singolarità Fisiche si ritiene opportuno indicare anche un tertium genus di “rilievi peculiari”, che chiamiamo “Strutture Effimere”. La “Struttura Effimera” è un Rilievo il quale, nelle immagini riguardanti una precisa regione (rectius: porzione di superficie) di un qualsiasi Corpo Celeste (Terra inclusa), appare SOLO in alcune di esse (p.e.: è “Effimera” la Struttura, e cioè il “rilievo”, che si vede solo quando l’Osservatore si pone in una determinata angolazione rispetto alla superficie osservata oppure è “effimero” il rilievo che si vede solamente allorché detta superficie si trova in determinate condizioni di illuminazione – p.e. solo con luci alte, o radenti etc.)”. Un esempio, a nostro avviso, storico ed eclatante di Struttura Effimera, si trova nella cosiddetta “Faccia di Marte” o “Sfinge di Cydonia Mensae”.

Allegato A – Technical Support Data (a cura di Alessandro Della Torre)

La foto è stata scattata Utilizzando Camera Nikon D700, in formato grezzo proprietario .nef, a 14 bit, elaborata a 16 bit dal processore della fotocamera, impostando il sensore in modalità Nikon DX: Crop automatico /1.5 utilizzando solo la parte centrale del sensore, che nel caso della mia fotocamera è un formato Equiv. Leica135 (24 x 36).
Tale scelta mi ha portato ad avere a disposizione solo i fotorecettori presenti su superficie utile di 5.14 Mpixel

Lo scatto DSC_4824.nef è stato effettuato la sera del 6 aprile 2009, alle ore 21.46.25 (ora rilevata da orologio interno della fotocamera: correzione timer: ora di scatto rilevata MENO 3 minute e 54 sec. = ora effettiva GMT (+1)), dalle coordinate terrestri  45°,30’ NORD, 9°,06’ EST. (secondi omessi per motivi di privacy)
 
Ho utilizzato modalità manuale, impostando l’amplificazione iso a 200 (iso nativa del sensore), tempo di otturazione di 1/13, sovraesponendo di circa 3.00 EV (esattamente – gain exposure bias: 2.67 E.V.), tramite esposimetro a priorità centrale.
Ho utilizzato questa insolita E.V., perché L’intento era quello di riprendere al meglio solo le parti buie della luna, vale a dire i crateri collocati nella porzione semi-oscurata del disco lunare. Di conseguenza la maggior parte della superficie restante della luna è risultata molto sovraesposta, ma la registrazione del file in modalità grezza a 14 bit mi ha permesso comunque di non bruciare i dettagli fini contenuti nelle alte luci, potendo usufruire della massima capacità di cattura della gamma dinamica.
Questo scatto era stato pianificato all’interno di un mio personale progetto di sperimentazione sulla fotografia H.D.R. ad alta gamma dinamica, ecco il motivo per cui ho utilizzato una misurazione esposimetrica altamente selettiva, concentrandomi su una piccolissima porzione del disco lunare. Ovviamente il caso non manca mai di riservare sorprese, e non mi sarei mai aspettato di catturare qualcosa di molto interessante, esattamente dalla parte opposta della luna rispetto alla zona verso cui avevo posto l’attenzione.

L’ottica utilizzata è stata un telescopio LEICA TELEVID 77, dotato di diametro lente di  77mm, e lunghezza focale di 440 mm. Ho escluso l’oculare, e posizionato al suo posto un adattatore specifico LEICA, che ha trasformato il telescopio in un TELE fisso, non dotato di diaframma, di una lunghezza focale equivalente a 800 mm, e una luminosità equivalente a diaframma f/10.4.
In aggiunta, tra adattatore e corpo macchina, ho posizionato il moltiplicatore di focale Nikon TC17, ottenendo una moltiplicazione della focale di circa 1.7 x, e una riduzione della luminosità equivalente a circa 1,5 Stop
Ho avuto modo di verificare che avrei potuto utilizzare direttamente l’intero corpo del telescopio, senza l’adattatore nikon. Avrei potuto, infatti, utilizzare la tecnica di proiezione dell’oculare, sfruttando un anello di inversione, proiettando direttamente sul sensore della fotocamera un cerchio di immagine corrispondente a circa 3000 mm (60x di ingrandimento). Tuttavia questa soluzione mi comportava in primis un netto decadimento del potere risolvente del complesso lenti, e in secondo luogo un’abbassamento della luminosità difficilmente gestibile.
L’intero sistema di ripresa quindi era dotato di una focale fisica effettiva di 1360 mm che però, in virtù del Crop DX /1.5x,  effettuato in automatico dalla fotocamera, ha prodotto un fotogramma equivalente a quello prodotto da una focale 2040 mm su piano focale formato Leica135 (mm 24 x 36). Chiaramente, a differenza dei risultati ottenibili tramite l’utilizzo di un teleobiettivo più “lungo”, nulla si è guadagnato in termini di risolvenza di immagine, perché la magnificazione di un frame tramite riduzione delle dimensioni del piano focale è, in effetti, solamente un taglio di una porzione dell’intero frame originale, il cui contenuto non viene modificato nella sua parte centrale.

Lo scatto è stato effettuato con macchina posizionata su cavalletto, e posticipando lo scatto dell’otturatore rispetto al ribaltamento dello specchio reflex , e tramite comando remoto.
L’anomalia, apparentemente invisibile a una prima occhiata dello scatto, è emersa dal buio dello spazio profondo a seguito di sovraesposizione di 4 E.V ulteriori, in post produzione, tramite plug-in Cameraraw 5.0, sebbene cominciasse a palesarsi gia a partire dalla soglia dei + 2,0 E.V.

Successive prove hanno confermato che l’anomalia poteva essere resa visibile anche senza intervenire sull’esposizione, effettuando semplici modifiche manuali sulle compensazioni delle luci, bilanciate tramite variazioni su istogramma.

Per escludere l’eventualità che l’anomalia fosse causata (in tutto, o in parte) dagli algoritmi di interpolazione di base della fotocamera, ho anche estrapolato le informazioni di gamma nella loro forma più grezza, servendomi del tool DcRaw5 da riga di comando, ed esportando i dati tramite switch -D -T. Questo mi ha permesso di poter disporre di un immagine TIFF a 16 bit non compressa, recante tutti le informazioni sulle luminescenze, suddivise nei tre canali primari, catturate dal sensore sotto la griglia RGB della matrice Bayer, quindi in forma non demosaicizzata.

Attraverso l’analisi superficiale di tale immagine è risultato evidente come le informazioni luminose proprie dell’anomalia abbiano effettivamente raggiunto il sensore; nella sua forma più grezza l’anomalia è risultata essere visibile, seppur molto debolmente, anche senza effettuare nessun tipo di elaborazione, ma semplicemente osservando attentamente a monitor l’ingrandimento 400% della zona interessata. Successivamente, non avendo conoscenze specifiche nell’ambito dell’astrofotografia, ho deciso di avvalermi della consulenza del Dott. Paolo C. Fienga, del Dott. Gialuigi Barca e del Dott. Marco Faccin, appartenenti alla Privata Associazione di Ricerca e Divulgazione nel Campo delle Scienze Planetarie e Borderline, che hanno dato il via a un’analisi approfondita di quello che si è rivelato essere un Evento Lunare apparentemente mai ripreso prima d’ora.

Per Completezza di informazione, va ribadito che tale anomalia è stata catturata esclusivamente da quell’unica ripresa; non sono state, infatti, scattate immagini successive in quanto, come ribadito poco fa, non avevo la minima idea di aver catturato qualche cosa che richiedesse necessariamente altri frame di analisi e confronto, per poter essere interpretata al meglio.

Con la dsc_4824.nef è stato possibile porre a confronto l’immagine dsc_4823.nef, scattata esattamente 38 secondi prima. L’unica certezza che ha potuto fornire l’analisi di questo scatto precedente, è stata la totale mancanza di riscontri, relativi a qualsivoglia TLP, sulla superficie della luna, cosa che ha condotto alla ben povera considerazione che qualsiasi cosa sia avvenuta, deve necessariamente essere avvenuta in un arco di tempo ristrettissimo, proprio i fatidici 38 secondi che separano i due scatti.

Breve Biografia: Alessandro Della Torre è nato a Milano, il 5 Maggio 1978 e risiede sempre a Milano (Cell. 335 67 04 789; E-Mail: alessandro-dellatorre@email.it). Ha una grande passione per la fotografia, (settore ottico e digitale) e nutre grande interesse nei confronti dell’informatica e del mondo dei computer, in particolar modo per quanto concerne Internet e il mondo dell’accessoristica modding per PC. E’ appassionato del mondo dei motori e si tiene costantemente aggiornato sulle principali novità del settore, soprattutto per quel che riguarda l’ambiente agonistico auto­motociclistico. Dispone di uno studio Fotografico attrezzato con doppio fondale bianco/nero, adatto per riprese still life e ritratto/figura intera, con impianto di illuminazione neon daylight con potenza radiante equivalente a c.ca 2000 Watt. Dispone inoltre di set illuminazione flash Elinchrom composto da 3 punti luce monotorcia.

Alessandro Della Torre scatta abitualmente in digitale, con attrezzatura DSLR formato equiv. Leica 135 (NikonD700) e formato DX come secondo corpo macchina (Nikon D200). Nel suo corredo-obiettivi è disponibile il trittico Nikon – Nikkor f/2.8 (14-24, 24-70, 70-200) oltre a un moltiplicatore di focale 1.7x e il nikkor fisso 50 mm f1.4, ed ha anche avuto modo, in passato, di svolgere brevi esperienze su medio formato e banco ottico (accoppiati  a dorso digitale), anche se non ha ancora svolto delle lavorazioni a livello professionale con tali attrezzature. Dal Gennaio 2009 Alessandro Della Torre ha avviato l’attività di Fotografo Professionista, con studio proprio in Milano.

ALLEGATO B – Estratti dal NASA TRR-277

1789 – 1899 (Dubious Reports)

1) 30 Luglio 1789 – località Plato Crater:”…soon after sunrise I saw a kind of ferment on the floor of Plato, which clearly resembled a kind of twilight (J.H. Schroter, in ”Selenotopo graphische Fragmente 1791″);
2) 08 Aprile 1856 – località Boussingault Crater:”…noted weak glows in the Crater Boussingault, but he doubted that these were more than sunlight on the walls re-reflected from the floor (J. Schmidt, in “Vierteljahrschrift fur Astron.”, 14, 265);
3) 12 Novembre 1878 – località imprecisata:”…John Hammes and friends in Iowa reported seeing a lunar “volcano”. Correspondence in Scientific American includes drawings, an identification by Admiral Rogers of the supposed location, and a certification of John Hammes’ respectability and good standing by the Mayor and three other citizens of Koekuk, Iowa. On investigation, it became clear that some of Hammes’ details were incorrect, and since his drawings showed such poor detail, the site identification is questionable (John Hammes and friends in “Sci. Amer.” Dec 21, 1878);
4) 09 Agosto 1899 – Località Copernicus Crater:”…the inner parts of Copernicus glowed in weak phosphorescent light though not directly lighted by the Sun. The observer noted, however, that the effect was probably due to multiple reflection, as the Sun was then shining on the walls of the Crater…” (P. Fauth 1899, in “Astr. Nach.”, 151, 219);
5) 24 e 25 Gennaio 1908 – Località imprecisata del dark side:”…Krebs and Nicolis noted that the non-illuminated part of the Moon glowed red. These observations may have been due to special effects in the Earth’s atmosphere. Some eclipse reports originally included have been omitted from the list for similar reasons. Only where the observers described clearly bounded bright areas or rapid changes in brightness have eclipse observations been listed…” (Krebs, Nicolis 1909, in “Astr. Nach.”, 181, 45);

1890 – 1899 (Confirmed Reports)

1) 3 Ottobre 1890 – località Posidonius Crater ~ h. 22:00 (approx) – Posidonius Unusual shadow – Meller Sirius 1890;
2) 23 Maggio 1891 – località Aristarchus Region ~ h. 18:20 (approx) – “…Lunar eclipse: half hour before end of totality, Aristarchus and Region immediately North of it became conspicuous and increased in brightness from that time…” (W.E. Jackson 1890-91; Fisher 1924);
3) 16 Settembre 1891 – località Schroter’s Valley (ora imprecisata) – “Dense clouds of white vapour were apparently arising from its bottom and pouring over its South-Eastern wall, in the direction of Herodotus” (W.H. Pickering – 1903);
4) 17 Settembre 1891 – località Schroter’s Valley (ora imprecisata, ma probabilmente il fenomeno imperversò durante l’intero arco di osservabilità della Luna) – “Apparent volcanic activity” (W.H. Pickering – 1903);
5) 14 Ottobre 1891 – località Schroter’s Valley (idem c.s.) – “Apparent volcanic activity” (W.H. Pickering – 1903);
6) 23 Febbraio 1894 – località Crater Henke (now Daniell) and Northern wall of Posidonius – “…Strong brownish-red coppery hue in Henke and also on Northern wall of Posidonius…”  (Krieger – Sirius 1895);
7) 11 Marzo 1895 – località imprecisata ~ h. 03:42 (approx) – “…During lunar eclipse, very striking color in South-Eastern quadrant…” (Foulkes in “B.A.A. Mem.” – 1895);
8) 14 Giugno 1897 – località Schroter’s Valley (ora imprecisata):”…Apparent volcanic activity…” (W.H. Pickering – 1903);
9) 21 Settembre 1897 – località Aristarchus Crater ~ h. 23:00 (approx) – “…Aristarchus glimmering streaks…” (Molesworth – Goodacre 1931);
10) 8 Gennaio 1898 – località Tycho ~ h. 03:00 (approx) – “…Tycho Region, about mid-eclipse, shadow so dense that details of surface disappeared entirely, except that bright ray extending SSW from Tycho was clearly visible throughout its whole extent and continued so throughout eclipse…”  (Chevremont – 1898; Fisher – 1924);
11) 3 Luglio 1898 – località Proclus Crater ~ h. 21:47 (approx) – “…Half hour after mid-eclipse, the crater shone with reddish light in shadow…” (Moye – 1898; Fisher – 1924);

1965 – 1969 (Confirmed Reports)

1. 1 Luglio 1965 – località Aristarchus Crater (ora imprecisata):”…Starlike image on the dark side, near Aristarchus…” (Emanuel Cameron – 1965);
2. 2 Luglio 1965 – località Aristarchus Crater ~ h. 01:21 (approx) – “… bright spot, like star, on dark side; estimated magnitude: 4…” (Emanuel, et al. – Greenacre, 1965);
3. 3 Luglio 1965 – località Aristarchus Crater ~ h. 01:10 (approx) – “…pulsating bright spot on dark side…” (Emanuel, et al. – Greenacre, 1965);
4. 7 Luglio 1965 – località Grimaldi Crater (ora imprecisata):”…White streak extended toward limb…” (Azevado, et al. in ”Revista Astr.”, 1965);
5. 12 Aprile 1966 – località Gassendi Crater ~ h. 01:05 (approx) – “…abrupt flash of red settling immediately to point of red haze near North-Western wall. Continuous for about 18 minutes, such as until h. 01:23…” (Whippey B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1967, 2, No.5);
6. 1mo Maggio 1966 – località Aristarchus Crater ~ h. 21:55 (approx) – “…50 minutes of continuous red glowing patch…” (Patterson B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1966, 1, No.6);
7. 1mo Maggio 1966 – località Aristarchus Crater ~ h. 22:10 (approx) – “…15 minutes of continuous small, yet intense, white spot North-West of Aristarchus’ wall…” (M. Brown, Sartory B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1966, 1, Nos.6, 7);
8. 27 Maggio 1966 – località Alphonsus Crater ~ h. 21:10 (approx) – “…50 minutes of faint red patches…” (Sartory, Moore, Moseley B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1966, 1, No.6);
9. 1mo Giugno 1966 – località Aristarchus ~ h. 03:20 (approx) – “…the entire sunlit area of Aristarchus Crater’s floor became bluish…” (Bartlett – 1967).
10. 10 Luglio 1966 – località Triesnecker Crater ~ h. 02:00 (approx) – “…bright streak in crater lasted for one hour…” (Allen B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1966, 1, No.10).
11. 2 Settembre 1966 – località Alphonsus Crater ~ h. 01:01 (approx) – “…intermittent series of weak glows; final flash observed at h. 04:18…” (Whippey B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1966, 2, No.12);
12. 25 Settembre 1966 – località Plato Crater ~ h. 23:12 (approx) – “…several blinks in Plato Crater that lasted for about 3 minutes…” (Moseley B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1966, 1, No.11);
13. 23 Dicembre 1966 – località Plato Crater ~ h. 05:15 (approx) – “…55 minutes during which numerous light streaks (on its floor) and three bright spots (still on its floor), all showing “blinks”, were recorded…” (Kelsey B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1967, 2, No.4);
14. 27 Dicembre 1966 – località Gassendi Crater ~ h. 06:30 (approx) – “…35 minutes of very faint blink on South-Western floor of the Crater and another North of it, on North-Western floor (observer considers observation very suspect)…” (Kelsey B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1967, 2, No.4);
15. 20 Maggio 1967 – località Gassendi Crater (ora imprecisata):”…elongated blink in Crater, South-Western part of its floor…” (Kelsey B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1967, 2, No.8);
16. 11 Settembre 1967 – località Mare Tranquillitatis ~ h. 00:32 (approx) – “…lasted 8-9 seconds; black cloud surrounded by violet color…” (Montreal group B.A.A. Lunar Sec. Circ. 1967, 2, No.12);
17. 19 Ottobre 1967 – località Kepler & Aristarchus Crater ~ h. 05:00 (approx) – “…High moon, 19 after full, apogee. Kepler appeared at least one magnitude brighter than Aristarchus. On Oct 20 and 22, at 05 h. UT, relative brightness returned back to normal…” (Classen – 1967).

ALLEGATO C – Classificazione dei TLP in accordo al “Lunar Transient Phenomena Research Program”, del Dr David O. Darling, e revisionato dal Dr Paolo C. Fienga - Lunar Explorer Italia

The study of Lunar Transient Phenomena – or L.T.P. – Is the study of “…short lived changes that take place on the Moon surface…”.
The term Lunar Transient Phenomena, as defined in the Anchor Dictionary of Astronomy, means “short lived changes in the appearance of the Lunar Features. These include reddish glows and obstructions of the surface detail that are triggered by Lunar Tides and occurs within Lunar Craters and around the perimeters of Lunar Basins. A carbon spectrum was obtained from an L.T.P. in the Crater Alphonsus”. What physical appearance that L.T.P. takes on and the possible causes are much more involved beyond the brief explanation given by that dictionary. When looking at the different classifications of L.T.P. we get the following:

1) Gaseous: this is when the surface may appear diffused or nebulous. This effect can be tied in with Obscuration of the surface. It is believed that the obscuration may be caused by an out-gassing from the interior of the Moon. This effect has been seen by many observers over the years in such areas as Mare Crisium basin and the interior of Plato. I have seen this effect inside the Craters Aristarchus, Tycho and Plato;
2) Brightening: this effect can be associated with abnormal Albedo variances of lunar crater rims, or the extreme brightening of high Albedo features that for no apparent reason become even brighter. Features that been reported with this kind of phenomena are the rims of the Craters Proclus, Censorinus and Aristarchus;
3) Darkening: this effect has been reported by observers on features such as Picard, and was witnessed by myself inside the crater Proclus. This can have the appearance of black ink. Some observers have reported that this blackness had the appearance of “flowing” across the Lunar Surface. This effect was also observed by myself over the Crater Reiner, Picard and inside the Crater Proclus;
4) Bluish: the “bluish” effects are mostly reported on the darkened portion of the Moon when it is in a crescent phase. Observers have reported features glowing with a bluish tint or in electric arc blue. This takes place on the Earthshine portion of the Moon. The most reported crater on the Moon for this kind of phenomena is Aristarchus. It has been reported many times over the years to be glowing bright in the Earthshine Region of the Moon while the entire Earthshine portion of the disk is dusky and obscured with very few features being visible. This effect has also been observed during Lunar Eclipses;
5) Reddish: this effect has been reported on the rim of the Crater Aristarchus and inside the Crater Gassendi. This effect can be detected using the Moon blink when viewing the Moon with Wratten #25 red and the Wratten #38a blue filters. When moving these two filters between the eyepiece and your eye you can get a blink effect;
6) Obscuration: this effect can be associated with out-gassing and effect of the disappearing surface features. This has been reported in the Crater Plato with the famous disappearance of the small craters on the floor. Others have reported large portions of the Mare Crisium basin to appear obscured with fine detail and small craters missing on the floor of Plato, while nearby features of similar size can be easily seen;
7) Shadow Effect: this is reported when the stark darkness or inky blackness of the Lunar shadow is not there, but has taken on the appearance of dawn or dusk. The shadow is no longer black but gray in appearance. The shadow effect can also be associated with shadows being cast upon the surface when it is not expected to be any shadow visible. An example would be dark filled interior of a crater being observed but the sun angle being to high for any shadows to be cast inside it;
8) Contrast Effects: the effect can appear along the zone between the Sunset and Sunrise Terminator – or boundaries between light and dark. It can appear to be a graying effect or unusual appearance of the crater floor with in the light portion. This effect can be closely associated with the shadow effect, and obscuration;
9) Star-like Flashes: this is when the observers are surprised with brilliant flash that exploded in front of their eyes. These are most likely flashes produced by impacting meteor storm onto the Lunar Surface. When an observer sees this kind of event striking the dark side of the Moon, it will be burned into their memory for all time;
10) Star-like Lights: this is when a stellar point of light is observed on the Moon and can last for several minutes to up to an hour. These star like points are mostly reported by observers on the dark side of the Moon when the Moon is 3 to 4 days old. Star-like lights have also been reported during total Lunar Eclipses;
11) Recurrent Lunar Phenomena (RLP): “There is a final aspect to consider, visual oddities that owe their origin to angle of illumination or phase of the Moon. For instance, the southernmost point of the northern peak of the central mountains of Gassendi, exhibits deep red colouration during the period of approximately 18 to 24 hours after the terminator has receded. Cape LaPlace will display a dark shadow at the western (IAU) tip of its peninsula long after shadows in the region have been obliterated by high angle of illumination.  The crater Bullialdus has a feature on the West wall which casts a spectacular round shadow while the crater is still under relatively high angle of illumination. Atlas, that has a depression in the inner southwest corner, throws an immensely black shadow just after local noon. There are uncounted traps for the unwary such as these, and for this reason the Section is listing these appearances as they are identified. For, perhaps, want of a better name the author decided to refer to them as Recurrent Lunar Phenomena (RLP), though of course they are not true phenomena.”

ALLEGATO D – Le possibili cause dei TLP: cenni

Dopo aver esaminato, sia pure in maniera sommaria (così come d’altronde impone questo tipo di trattazione), le maggiori “Tipologie” di Fenomeni Lunari Transitori (o TLP) e dopo aver quindi dato un occhiata all’interessantissimo (ed ampiamente sottovalutato, almeno a nostro parere) NASA Technical Report R-277, prendendo spunto dalle interessanti, sebbene poco discusse, riflessioni svolte dal Dr David O. Darling, proveremo ad occuparci di alcune delle possibili Cause dei Fenomeni Lunari Transitori, esaminando sia la Casistica Ufficiale (J. Hedley Robinson, in British Astronomical Association Magazine, Dicembre 1986 e W.S. Cameron, in Sky & Telescope, Marzo 1991), sia, molto brevemente, quella “Ufficiosa”…
Perché distinguere le due casistiche? 
Semplice: perché esse sono figlie di diversi approcci e di diversissime Sensibilità e Culture. La Casistica Ufficiale, infatti, è, peraltro giustamente, il prodotto di quella Scienza Consolidata che, sebbene abbia dato a tutti noi le basi tecniche, logiche e metodologiche per arrivare a sviluppare un Pensiero Razionale il quale non sia solo frutto della mera capacità di osservazione, dell’intuizione e della speculazione, si è ora trasformata, a detta di molti (noi inclusi), in una sorta di isolata e, per certi versi, impenetrabile “Roccaforte”.
 Una Roccaforte fatta di linguaggi settari ed esclusivi (il “Jargon”, tanto per essere chiari).
Una Roccaforte retta e governata da pochissimi “eletti” (qualche “Professore” e qualche “Divulgatore”), le cui porte si aprono soltanto per coloro che facciano “professione di Fede” e rinuncino, almeno a quanto sembra, alla propria individualità.
Una Roccaforte, infine, la cui intrinseca e tetragona struttura, sebbene i secoli trascorrano e lo Spirito Umano cresca (al pari delle esperienze attraverso cui esso viene a passare) e si evolva, non può né deve mai essere messa in discussione, neppure in parte, senza provocare (in particolar modo negli ambienti universitari, ossìa le teoriche “fucine della Scienza e degli Scienziati”…) reazioni ed indignazioni fatte di facili ironie e di giudizi trancianti così come di silenzi e di sguardi vuoti, ma pesanti più delle montagne. Risposte ed atteggiamenti, questi, che ci rammentano i rapporti fra i Maestri e gli Allievi nei più remoti e severi monasteri Cattolici del Medio Evo: “…luoghi di preghiera e di sublime ricapitolazione, ma non luoghi di progresso…” (citiamo “Il Nome della Rosa”) laddove anche la più minuta scintilla derivante dal più piccolo dubbio (per quanto legittimo, in quanto elemento fondamentale della Natura Umana, esso fosse) rapidamente diventava una fiamma – anzi: una “Fiaccola” -: l’inequivocabile segno indicatore dell’eresia.
Una fiamma, come saprete e ricorderete, che non illuminava le tenebre, ma che era capace di accendere grandi fuochi purificatori i quali, assieme al dubbio, consumavano e riducevano in cenere anche colui o coloro che tale dubbio lo avevano manifestato. Forse, anche se sono trascorsi svariati secoli, è ancora questo l’approccio che disegna i rapporti fra i Detentori della Scienza ed i Discepoli che tale Scienza vorrebbero e dovrebbero apprendere: un rapporto fortemente gerarchico e che non vede Maestri ed Allievi, bensì Superiori ed Inferiori; un rapporto improntato, nel suo stesso divenire, a concetti più prossimi all’idea di obbedienza fideistica (…è così perché lo dico io!…) piuttosto che al “confronto di e fra idee”. Un confronto il quale, se non altro in teoria, dovrebbe invece essere la base comune di riferimento ed il comune retaggio intellettuale di coloro che si ritengono, a torto o a ragione, come i Padri del Pensiero Scientifico.

Nota: nell’esposizione delle possibili cause delle Luces Lunae, impiegheremo la casistica suggerita dal Dr J. Hedley Robinson (come rubricata – ed integrata – dal Dr David O. Darling), debitamente completata dalla nostra interpretazione in ordine a ciascuna di esse. Al termine delle nostre considerazioni riporteremo, possibile causa per possibile causa, in originale e senza traduzione (così da non correre il rischio di fraintendere nessuno a causa di errori e susseguente “unfaithful translation”…), il testo scritto dai due sopramenzionati Ricercatori. Certamente non Vi sfuggirà (e lo diciamo senza ironia) la profonda diversità linguistica e metodologica adottata ed esistente fra quello che è l’approccio “scientifico puro” del Dr Robinson e del Dr Darling rispetto al nostro, che è meramente “divulgativo”. in realtà, infatti, le riflessioni personali che Vi proponiamo sono delle semplici note esplicative le quali dovrebbero servire, almeno nelle nostre intenzioni, a rendere agevolmente leggibili e comprensibili le interessanti – ma oltremodo complesse, anche in linea espositiva – teorizzazioni operate dei due summenzionati Ricercatori.

1) Eventi Mareali (Tidal Events): usando un linguaggio “semplice” (che farà senza dubbio rabbrividire i nostri Amici Robinson e Darling…), possiamo dire che per “Eventi Mareali” si intendono tutte le “Interazioni Gravitazionali” esistenti fra i Corpi Celesti. Premesso che un’interazione gravitazionale (ovviamente infinitesimale) esiste fra (e collega) tutti i Corpi esistenti in questo Universo, per quanto attiene il rapporto Terra-Luna possiamo dire che la Luna, come sapete, è responsabile delle “maree terrestri” ed il concetto di “marea”, usando un’immagine poetica, ma efficace, esprime il “Respiro del Mare” (ossìa il crescere, di livello, ed il ritrarsi delle sue acque). La Terra, da parte propria, esercita un effetto similare (anzi: molto più marcato) sulla Luna, facendo “respirare” la sua superficie, ergo le sue distese rocciose, le sue pianure e le sue montagne (dato che la Luna, di Oceani e di Mari ricoperti d’acqua, non ne ha). Il “Respiro” della Superficie Lunare si esprime attraverso meccaniche di “stress” (e cioè mediante “tensioni” della sua superficie la quale, per così dire, viene “attratta” verso la Terra); tensioni che possono dare luogo all’apertura di crepacci (o cracks) i quali, laddove sufficientemente profondi, possono dar luogo alla fuoriuscita di sacche di gas intrappolate da ere nel sottosuolo lunare. Gas che, come avete intuito, allorché si liberano ed emergono, possono dare vita a quelle splendide “Fiaccole” (o flares) che illuminano la Luna e che in tanti hanno visto nel corso del secoli. Il Dr J. Hedley Robinson, come ripreso dal Dr David O. Darling, a proposito dei “Tidal Events” ha scritto che lo Stress Mareale “…is greatest when the Moon is at perigee. The tidal pull may release strains in the Lunar crust and permit the release of trapped gases. The Earth’s tidal effects on the Moon is 32,5 times greater that the Moon’s effect on the Earth”.

2) Fluttuazioni nella Luminosità (Albedo Changes) provocati da movimenti di polveri: premesso che l’Albedo è “la frazione di luce ricevuta da una superficie e che viene diffusa da essa”, dobbiamo innanzitutto precisare che l’albedo dipende, fondamentalmente, dalla costituzione della superficie del Corpo Celeste di riferimento. L’albedo maggiore, che si esprime attraverso una maggiore luminosità (quella del Pianeta Venere, ad esempio, oppure della piccola Luna Saturniana Encelado), è data dalla presenza di acqua, di ghiaccio o di neve sulla superficie del Corpo Celeste in oggetto oppure dalla presenza di nuvole nella sua atmosfera. L’albedo minore, invece, che si esprime attraverso una minore luminosità (e che possiamo riscontrare su Giapeto, un‘altra Luna Saturniana, o su Phobos), è invece provocata dalla presenza, sempre ed ovviamente sul Corpo Celeste in questione, di polveri. Insomma: quanto minore è il quantitativo di ghiaccio o di nuvole presente, rispettivamente, sulla superficie o nell’atmosfera di un dato Corpo Celeste, tanto maggiore sarà la quantità di luce che verrà assorbita dalla sua superficie e, di conseguenza, tanto più bassa sarà la sua albedo. Ma attenzione: onde evitare spiacevoli malintesi dobbiamo precisare che, nonostante l’apparenza, l’albedo della Luna è molto bassa, poiché la sua superficie assorbe oltre il 90% della luce in arrivo dal Sole. La Luna, come ben sapete, ci appare, molto spesso, luminosissima soltanto perché…è (relativamente) vicina! Ad ogni modo, premessi questi semplici, ma fondamentali, elementi, veniamo al punto: talvolta la superficie della Luna (non tutta ovviamente: solo alcune zone, peraltro ricorrenti), sembra “perdere luminosità” ed offuscarsi. Anche questa situazione concreta un TLP e la sua causa, secondo alcuni Scienziati, potrebbe rinvenirsi nel fatto che, per motivi che andremo ad esaminare, di tanto in tanto, in alcune zone, si sollevano degli enormi quantitativi di polvere i quali non solo arrivano ad offuscare (o addirittura a cancellare del tutto, per alcuni momenti) la visione dei rilievi coinvolti agli osservatori che si trovano sulla Terra, ma riescono anche, in accordo a quanto dicevamo a proposito del rapporto fra albedo e costituzione della superficie lunare, ad “abbattere sensibilmente la luminosità” dell’area o dell’intera regione del nostro Satellite che è coinvolta da questo evento. La teoria è interessante, ma la domanda fondamentale, a nostro avviso, è questa: per quale motivo, di tanto in tanto, si dovrebbero muovere (rectius: sollevare) delle enormi masse di polvere su alcune regioni della Luna? In realtà, il movimento di dette masse di polvere potrebbe essere determinato da frane (provocate da sismi o da gravity wasting, così come dal depositarsi di rocce e detriti vari, polveri incluse, a seguito di un’esplosione, di un’emissione vulcanica o di un impatto), ma la nostra idea è che, se così realmente fosse, altri eventi dovrebbero essere abbinati (ora anticipando ed ora accompagnando) il movimento delle polveri predette. Se le nuvole di polvere in questione, infatti, si fossero sollevate a seguito di un’esplosione o di un impatto allora, prima dell’offuscamento, avremmo dovuto anche vedere un “flash”: il riflesso luminoso dell’impatto meteorico (meteor strike) o del fenomeno eruttivo. Eppure, a quanto ne sappiamo, non pare esserci correlazione (o almeno non possediamo testimonianze al riguardo) fra l’apparizione di “luci” sulla Luna ed annebbiamenti. Si tratterebbe, in altre parole, di eventi assolutamente distinti ed indipendenti. Noi non crediamo, inoltre, che il semplice Gravity Wasting sia in condizione di produrre un sommovimento di sabbie e polveri tale da essere percepito da Terra e non crediamo neppure che una (eventuale e gigantesca) frana possa occorrere senza il verificarsi di un notevole evento sismico o di un impatto. È pur vero, tuttavia, che un “annebbiamento” (o “albedo change”) potrebbe anche verificarsi al seguito di semplici emissioni di fumi (senza esplosioni e senza comparsa di magma) ed è altresì indubitabile che simili eventi possono comunque essere indici dell’occorrere di un evento vulcanico, associato ad un evento sismico. Ciò che ci rende perplessi e dubbiosi, tuttavia, è la “portata” che un simile evento (fatto solo di “fumi e polveri” e senza emissioni luminose) dovrebbe avere per essere notato, e bene, da Terra. Ciò che intendiamo dire è questo: gli esperimenti svolti dagli Astronauti durante le Missioni Apollo sembrano aver dimostrato l’esistenza di una qualche attività sismica nelle viscere del nostro Satellite, in aree ben determinate. Gli scienziati che hanno analizzato i dati raccolti dagli Astronauti e dai sismografi abbandonati (ma in regime operativo) sulla Luna, però, sono tutti concordi (beati loro…) nel dire che un‘attività sismica lunare, se mai ci fosse, dovrebbe essere realmente trascurabile e praticamente impercettibile. Ora noi ci domandiamo: se sulla Luna non ci sono sismi e, di conseguenza, non ci sono neppure (e, se ci sono, la loro portata è minima) eventi vulcanici, che cosa riesce a smuovere volumi enormi di polveri in maniera tale che queste “nuvole” riescono a nascondere, talvolta per pochi istanti e talvolta per alcuni minuti (e sino a qualche ora), dei rilievi di sensibili dimensioni agli occhi di chi sta osservando da circa 384.000 Km di distanza? Quello che intendiamo esprimere, sebbene ci rendiamo conto di essere forse stati un po’ troppo articolati, è questo: per riuscire a vedere da Terra l’occorrere di un “annebbiamento”, vuol dire che la sua dimensione deve essere stata eclatante. Ed una dimensione eclatante dell’evento in oggetto, a nostro avviso, potrebbe e (logicamente) dovrebbe avere dietro di sé una “causa eclatante”: un impatto, un’esplosione, un’eruzione, un sisma di dimensioni medio-grandi e così via. Ma tutte queste possibili cause degli “Annebbiamenti”, proprio usando le testimonianze di coloro che vi hanno assistito e quindi combinandole agli elementi esplicativi forniti dalla Scienza Convenzionale, devono essere escluse! Ed infatti: gli impatti devono essere esclusi perché non ci sono (o non si vedono) flash prima degli annebbiamenti; le esplosioni e le eruzioni  vulcaniche devono essere scartate perché agli annebbiamenti non si accompagnano a fenomeni luminosi quali flares, star-like o eruption-like lights; i sismi di magnitudo media e medio-grande devono essere esclusi perché, come la stessa Scienza Ufficiale ha statuito, la Luna è geologicamente morta e la sua attività sismica, ammesso che ancora ce ne sia, è meramente residuale. E allora? I dubbi rimangono e le spiegazioni fornite dai nostri Amici Ricercatori (e che ora riportiamo) restano, tutto sommato, nel limbo:”Albedo changes may be due to dust movement. There is essentially no atmosphere on the Moon to raise dust, so this does not seem likely as an explanation”.

3) Shock Termici (Thermal Shocks): la superficie  della Luna è soggetta a variazioni di temperatura estreme (basta pensare ad un’area in luce (la cui temperatura è intorno ai + 110/115° Celsius) ed un’area in ombra (la cui temperatura può invece oscillare fra i – 40 ed i – 60° Celsius). Questi “scarti” estremi, come appare davvero agevolmente intuibile, possono comportare (come, di fatto, comportano) degli ulteriori stress, questa volta “termici”, alle superfici esposte (rispetto a quelle non esposte) al Sole le quali, anche in ragione delle loro componenti chimiche e della loro struttura chimico-fisica, si comporteranno in diverse maniere, ora contraendosi ed ora, più o meno repentinamente, espandendosi (lo stesso fenomeno, sebbene in una scala enormemente più lenta, accade sulla Terra e lo si può verificare osservando le rotaie su cui scivolano i treni: rotaie che in Inverno, o comunque in presenza di temperature rigide – si contraggono, mentre in Estate, o comunque in presenza di temperature elevate, si dilatano). Questa affascinante – ed alquanto realistica – costruzione dovrebbe rassicurarci in ordine alla ragione per cui il suolo della Luna, di quando in quando, si spacca, favorendo la fuoriuscita di sacche di gas o quant’altro, ma una riflessione si impone: se quanto sopra detto fosse vero, allora i TLP dovrebbero verificarsi, più o meno “a cascata”, lungo le aree a ridosso del Terminatore (la linea che separa il giorno dalla notte lunare). Perchè? Perchè si tratta di aree le quali, per definizione, subirebbero lo shock termico di cui stiamo parlando adesso, passando dalla gelida ombra della notte lunare (lunga quasi un mese terrestre e con una temperatura che può arrivare intorno ai – 60° Celsius, ma alcuni pensano che le punte minime possano giungere a toccare anche i – 80°) al suo “rovente” giorno (+ 115° Celsius ed anche più) in pochi secondi. Ma, ancora una volta…attenzione! Non solo quanto qui di sopra ipotizzato non avviene, ma bisogna altresì considerare che già (e solo) a pochi centimetri di profondità (circa 12, secondo gli esperimenti fatti dagli Astronauti nel corso delle Missioni Apollo), la temperatura del suolo lunare ritorna uniforme e cioè non mostra più distinzione termica fra aree in luce ed aree in ombra. Ciò detto, ahinoi, anche l’ipotesi numero tre sulle possibile cause dei fenomeni Lunari Transitori deve essere riposta nel cassetto, così come suggeriscono – e noi condividiamo pienamente, il Dr Robinson ed il Dr Darling:”The Lunar surface temperature varies from 125° to -80° Celsius during a two hour period at both sunrise and sunset, and most L.T.P.’s occur within 3 days of the local sunrise. L.T.P.’s could be related to the fact that dissimilar materials expand and contract at different rates. Although the Maria heat more rapidly than other parts of the Moon’s surface, at a depth of just 10 cm the rock temperature is constant. Thermal conditions may be regarded as incidental to L.T.P.’s rather than the main cause”.

Esempio di TLP – Classe (o Tipologia) ”Star-like Shining” – ripreso dal Dr Paolo C. Fienga nella notte del 14 Aprile 1997.

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