True Planets

22 agosto 2008

Le Anomalìe di 433-Eros – del Dr Arch. Vincenzo Di Gregorio

Archiviato in: Articoli — info @ 12:50

Sull’asteroide 433-Eros vi sono diversi “oggetti” che presentano strane caratteristiche.
C’è chi ha sostenuto in passato che possa esserci su questo asteroide una specie di “base aliena, c’è chi sostiene che sia solo un asteroide con tanti sassi e polvere…come tanti altri.
Il sottoscritto arch. Vincenzo Di Gregorio si è imbattuto in questa vicenda grazie all’insistenza dell’amico Alberto Pilolli, che per primo aveva segnalato qualcosa di “anomalo” studiando attentamente le foto inserite dalla Nasa alla fine della missione della sonda Near.
Avendo una certa dimestichezza con le foto e con i programmi di post-produzione (sia per passione sia per lavoro) ho cominciato a schiarire,contrastare, aumentare la nitidezza, a diverse foto che mi venivano segnalate dal Pilolli.
Nessuno di noi ha studi o conoscenze da “addetti ai lavori” in campo astronomico, e queste analisi non son quindi fatte da questa angolazione.
Si vuol solo, molto umilmente, cercare di utilizzare un metodo di analisi che è alla portata di chiunque di noi, ed è il cosiddetto… BUON SENSO.
I ragionamenti che seguiranno alle analisi delle foto Nasa (scaricabili dal loro sito), le elaborazioni digitali ed il loro confronto son cose alla portata di tutti e che si invita a ripetere per verificarne la loro veridicità.

Tra le molte “anomalie” riscontrate su 433-EROS, in quest’analisi si è scelto di occuparsi SOLO di un 4 tipologie di “oggetti”:

1 – Un SASSO dalla curiosa forma di una Parabola per telecomunicazioni, che in due foto scattate ad un mese di distanza “sembrerebbe” che ruoti di 180 gradi.
2 – Un altro “SASSO” dalla forma atipica che giace all’interno di un cratere.
3 – Una serie di “SASSI” a forma di Sfera diffusi con una certa abbondanza sulla superficie di questo asteroide.
4 – Un “LAMPO” che si scorge su un fotogramma di un filmato.

Tra tutti sicuramente quello più eclatante e che più ha fatto discutere è l’ipotesi che vi sia una PARABOLA per la ricezione e/o trasmissione di onde radio, collocata sulla parete inclinata di un cratere di 433-EROS.
La sua collocazione è vicina a 3 sassi che ci serviranno per posizionare la stessa e che interverranno anche loro nel capire se la “parabola” sia un comune sasso o qualcos’altro.

Questa è la localizzazione della “parabola” con i tre sassi chiaramente distinguibili anche da decine di chilometri di distanza, in una foto scattata il 14 marzo del 2000.

FOTO1.jpg
Il 22 Maggio del 2000 la sonda Near si avvicina a 50 chilometri di distanza e scatta questa foto.

FOTO2.jpg
Le foto inserite sul sito della NASA non hanno una grande definizione.
Per riuscire a scorgere i dettagli più minuti su cui poter “ragionarci sopra”, si è dovuto lavorarci per molto tempo.
Infatti tutte le foto NASA son o molto contrastate o molto scure, e con pochi pixel.
Per renderle “leggibili” occorre utilizzare diversi programmi di elaborazione digitale quali:
- S-Spline 2 per l’aumento della dimensione dei file.
- Photoshop per tutto il lavoro di schiarimento, aumento della nitidezza,esaltazione dei particolari delle zone in ombra,eliminazione delle righe verticali (errori di trasmissione del file da parte della sonda Near) ecc.
-  Neat-Image per l’eliminazione del “disturbo” digitale che ne era scaturito.

FOTO3.jpg
 
L’osservazione di questa foto ci porterebbe quasi immediatamente a confermare l’ipotesi dell’artificialità dell’oggetto posto a sinistra nella foto, soprattutto se si confronta con la “casualità” della forma dei tre sassi sulla destra.
Ma senza voler prendere delle decisioni avventate da una prima impressione cerchiamo di analizzare bene i diversi dettagli che si vedono in questa e nelle foto successive al fine di capire come è composto questo strano “oggetto”.
Vi sono certi particolari che farebbero propendere per l’ipotesi di una parabola.
Se si osserva bene infatti si puo’ notare come “sembrerebbe” ci fosse una parte CONICA appoggiata su una BASE che finisce al suolo con un’angolo di 90°.
Questa forma è COERENTE con l’ipotesi di partenza, ma una sola foto non può portarci ad alcuna certezza.
Occorre andare avanti di circa un mese, al 21 Maggio del 2000, quando la Near ripassa sullo stesso posto e scatta una seconda foto

FOTO4.jpg

agli oggetti che stiamo analizzando.
Il punto di vista è però diverso (quasi verticale ) ed anche l’inclinazione del sole è cambiata.
Questi fatti li ritengo molto positivi per la nostra analisi, in quanto aggiungono particolari che ci consentono di effettuare confronti interessanti tra le due foto,una volta schiarite le ombre.

FOTO5.jpg

La prima cosa che si nota osservando attentamente questa foto è che l’oggetto dalla forma CONICA rivolge la parte stretta verso sinistra, praticamente all’opposto di quanto indica la foto n°2.
Si è pertanto ipotizzato che l’oggetto conico a forma di parabola, possa essersi ruotato di 180 gradi utilizzando la base di appoggio ( quella che era infissa al suolo a 90° ).
Seguendo quindi questa ipotesi della ROTAZIONE di 180°,vediamo se si riescono a trovarne delle PROVE.
Poichè il SASSO/PARABOLA è ubicato sulla parete inclinata di un cratere, se si fosse ruotato verso la parte interna del cratere, la parte CONICA della parabola si sarebbe anche SOLLEVATA dal suolo ed AVVICINATA ai tre sassi.
Per dare corpo o smentire questa ipotesi si è dovuto realizzare alcune immagini a nostro avviso molto indicative.
Da questa foto 

FOTO6.jpg

si nota un fenomeno “curioso” .
Se la cosiddetta Parabola fosse un comune sasso IMMOBILE e ben FISSO al suolo l’ombra “portata” da uno dei tre sassi nella direzione della “parabola” DOVREBBE passare SOPRA il sasso e NON SOTTO !
Se osserviamo attentamente possiamo vedere come l’ombra non OSCURA la parte illuminata del tronco di cono, bensì PASSA SOTTO seguendo l’inclinazione del terreno.
Questo fenomeno può essere spiegato solo se la “parabola” effettivamente si fosse sollevata dal suolo.
L’ipotesi che sia un “errore ottico” dato dal forte “albedo” della parte illuminata dal sole sulla destra della “parabola”, non può essere accettata, in quanto anche nei tre sassi vi sono zone di forte illuminazione ma le ombre seguono fedelmente le normali leggi della fisica e son lì dove ci si aspetterebbe che siano.
Ma non contenti abbiamo riscontrato altri due punti a sostegno di questa tesi.
Se la parabola fosse un tronco di cono che è incernierato su una base infissa al suolo, anche la LARGHEZZA della sua ombra portata ci fornirà un altro prezioso indizio.

Da quest’altra foto 

FOTO7.jpg

si può infatti osservare come la larghezza della parabola nella parte a destra sia nettamente più LARGA dell’ombra che viene proiettata al suolo nella parte a sinistra.
Questo fenomeno chiaramente visibile e non imputabile né ad albedi elevati o a scarsa sensibilità della camera fotografica della sonda Near, ci indica inequivocabilmente che la “parabola” non possa essere un normale sasso INFISSO al suolo in quanto la parte infissa al suolo è circa la META’ della larghezza dello stesso oggetto.

Lo studio quindi delle ombre, non ci da molte informazioni sull’effettiva rotazione del SASSO/PARABOLA, ma ci fornisce importanti indizi che lo stesso oggetto si sia rialzato dal suolo, almeno parzialmente.
Ma la rotazione, come si era già detto DEVE avere anche comportato un’avvicinamento verso i tre sassi che continueremo ad utilizzare come importante riferimento.

Abbiamo quindi effettuato un paio di ingrandimenti alle due foto iniziali.
Poiché le foto inserite dalla Nasa son state scattate ( come si è già detto ) ad un mese di distanza l’una dall’altra, con angolazioni diverse e con un rapporto di ingrandimento diverso…le due foto non sono SOVRAPPONIBILI se non dopo qualche operazione digitale.
Abbiamo quindi estrapolato la zona che ci interessa e si è cercato, per quanto possibile, di utilizzare i tre sassi posti sulla destra della foto come riferimento sia delle proporzioni sia dell’allineamento.
Da questa semplice operazione, e tirando delle linee di riferimento, risulta molto chiaramente lo spostamento del SASSO / PARABOLA

FOTO8.jpg
Ma si è voluto fare un’ulteriore prova, utilizzando un metodo comunemente usato in astrofisica per determinare lo spostamento di un oggetto rispetto al piano delle stelle fisse ( è il metodo che è stato usato per scoprire Plutone ).Si sono ricavati due ingrandimenti delle due foto e si sono SOVRAPPOSTE.
Giocando con la trasparenza dei livelli si è creato un filmato scaricabile da internet a questo indirizzo:
http://www.screencast.com/users/kingleo/folders/Jing/media/46866504-d532-418e-8187-fc067c58da6f
Dopo che il vostro computer ha scaricato il filmato, è possibile “giocare” col cursore per far apparire la prima foto e sovrapporla con la seconda.
Lo spostamento e la rotazione della parabola ci sembra decisamente NETTA ed incontrovertibile.
Poiché le due immagini sono riprese, come si è detto, da angolazioni diverse, può sempre sorgere il dubbio di non essere riusciti a posizionare esattamente i tre sassi .
Molto indicativo è il sasso più vicino alla “parabola” (che è anche quello più grosso, con meno asperità e che nelle due foto ha subito meno alterazioni dalle ombre).
Gli altri due sassi ci servono per capire se le due foto sono state sovrapposte alla stessa grandezza.
L’osservazione della distanza della “parabola” proprio dal primo sasso ci da l’immediata percezione del suo avvicinamento, e se si confronta con la prima foto, ANCHE della sua rotazione.

Per noi queste foto sono molto chiare e possono essere considerate delle PROVE in quanto RIPETIBILI da chiunque.
L’unico suggerimento che ci sentiamo di dare a chi voglia cimentarsi in queste verifiche è di non lavorare con i file originali della Nasa in quanto molto piccoli, bensì partire da quelli per arrivare ad ingrandimenti in cui anche le più piccole variazioni possano essere notate e VERIFICATE.
Seconda “anomalia”

Il 3 Maggio del 2000 la sonda Near ha scattato una foto ad una zona di 433-EROS caratterizzata da diversi crateri da impatto.

FOTO9.jpg

Sul fondo di uno di questi giace un’anomalia che chiameremo per ora “SASSO” che ha diversi aspetti degni di essere approfonditi.
Innanzitutto è l’oggetto più luminoso dell’area inquadrata.
Pur essendoci diversi altri sassi e crateri illuminati dal sole questo “SASSO” è sicuramente quello che ha l’albedo maggiore.
Ciò può avere due cause: la prima è che sia fatto di un materiale “diverso” dagli altri sassi più luminoso, o che abbia un’inclinazione tale che rifletta maggiormente la luce solare verso la sonda.
L’ombra portata del “sasso” ci indica però che è saldamente infisso al suolo ORTOGONALMENTE alla sua superficie e che rivolge verso la sonda una parte piccola del sua reale dimensione.
Di quest’OGGETTO non abbiamo purtroppo una seconda foto come la “parabola” da cui si potevano trarre molte interessanti considerazioni dal confronto reciproco. Ci siamo quindi dovuti accontentare di un suo ingrandimento

FOTO10.jpg 

Ma quel poco che abbiamo riteniamo sia sufficientemente interessante.
In quest’analisi si dovrà parlare di LUCE e OMBRE, positivo e negativo.
Infatti quando non si riesce ad avere di un corpo un’immagine chiara, a volte è possibile ricostruirne la sua forma dallo studio della sua OMBRA.
Ci siamo quindi rivolti alla cosiddetta “teoria delle Ombre”, branca non di poco conto della cosiddetta “geometria descrittiva” che codifica con leggi matematiche il tipo di ombra che viene proiettata da un corpo su un altro

FOTO11.jpg

Innanzitutto abbiamo verificato la COERENZA delle ombre della nostra “anomalia” con quelle presenti sulla stessa foto.
Si è quindi misurata l’ombra trasmessa da un sasso posto sulla sommità di un cratere vicino, e si è determinato l’angolo di incidenza (circa 43 gradi).
Stessi gradi li riscontriamo anche sulle ombre della nostra anomalia.
Ciò ci corrobora nel fatto che l’oggetto raffigurato sia REALMENTE presente all’atto dello scatto sulla superficie di 433-EROS (non aggiunto DOPO), evento forse “improbabile” ma sempre possibile.
Stiamo quindi analizzando un oggetto posizionato sul suolo di un asteroide al centro di un cratere/avvallamento.
La superficie curva del terreno circostante può alterare la linearità delle ombre ma essendo lieve non lo ha fatto in maniera tale da alterare alcune “informazioni” sull’oggetto della nostra indagine.
Osservando l’immagine POSITIVA ad un’ingrandimento spinto si constata un’anomala suddivisione in zone che trasmettono al suolo ombre PARALLELE di altezza diverse.
L’ ortogonalità che “sembrerebbe” esistere dall’osservazione dell’oggetto in “positivo” trova una CONFERMA nello studio delle ombre portate al suolo.
Abbiamo tentato una sua ricostruzione con tutte le attenuanti del caso, al fine di far meglio capire come si possano formare quel tipo di ombre

FOTO12.jpg

Dalla nostra ricostruzione si tratta di TRE corpi che s’innestano tra loro ad altezze diverse.
Il primo è più basso ( stretto e lungo ) e s’incastra su una base leggermente più alta, ma sicuramente più larga. Per comodità di descrizione chiameremo A il primo elemento e B il secondo.
Sopra il corpo B si può notare un altro elemento più alto di una volta e mezzo il corpo B.
Le altezze sono facilmente ricavabili dalle loro ombre e dal rapporto reciproco.
Denominato in X l’altezza del corpo B, il C è alto 1,5 di X, mentre A è circa 0,8 di X.
Da un riferimento alle dimensioni di altre foto scattate dalla sonda Near alla stessa altezza si è determinato ( con una certa approssimazione ) le dimensioni di questo “oggetto”.
L’altezza complessiva dell’ombra ( C + B ) è di circa 80 metri.
Essendo l’inclinazione dell’ombra molto prossima al 45° , avendo l’ombra che detrmina l’altezza dell’oggetto all’incirca la stessa misura della lunghezza dell’immagine “positiva”,ne consegue che quest’”anomalia” sia lunga circa 80 metri ed alta altrettanto.
Se si guarda il disegno : A+B è uguale a B+C.

La complessità delle ombre , la loro “proporzione” ci induce ad escludere che quest’oggetto possa essere un “comune” sasso.
In ogni caso è l’UNICO di questo tipo, e con queste caratteristiche che si può osservare nelle oltre 100 foto da noi messe a disposizione dalla Nasa.
Di per se si potrebbe anche tentarne una spiegazione “naturale”, ma terrei a considerare non tanto il “caso particolare” quanto la SERIE di “casi particolari” che fanno di 433-EROS un asteroide “sui generis “.

LE SFERE

Ci occuperemo adesso di un altro tipo di anomalia/e riscontrate , quella della presenza di GROSSI “sassi” a forma Sferica delle dimensioni ragguardevoli dai 30 ai 50 metri di diametro.
Questa misura ci viene fornita direttamente dalla Nasa che ce ne indica le dimensioni di una di queste sfere nella didascalia riportata sotto la foto dell’8 Maggio del 2000.
Citiamo letteralmente :

Questa immagine, presa l’8 maggio 2000, da una quota orbitale di 50 km , mostra una varietà di caratteristiche di piccola superficie. L’intera scena è di circa 1,8 km in tutto. Per migliorare la visualizzazione della dimensione degli elementi, è stato inserito come scala le dimensioni dell’Empire State Building nella parte inferiore dell’immagine… Il macigno sul pavimento della grande cratere a destra è di 30 metri in tutto, mentre il cratere stesso misura circa 800 metri  in tutto.

La Nasa definisce la sfera all’interno del cratere come “IL MACIGNO”.

FOTO13.jpg 

Un “macigno” abbastanza curioso, in quanto oltre la forma curiosamente sferica ha anche due proturberanze sull’asse orizzontale .
Un suo ingrandimento

FOTO14.jpg 

Ma se fosse il solo sarebbe forse una curiosa anomalia, ma di questi “macigni” ce ne sono TANTI..forse TROPPI !!!
E’ interessante comunque il confronto con altri MACIGNI che solitamente si possono trovare al centro di crateri formatisi a causa di collisione con meteoriti o corpi celesti che impattano a velocità di migliaia di chilometri orari.
Uno di questi li possiamo “ammirare” in una foto scattata il 19/06/2000

FOTO15.jpg 

Se la confrontiamo col “macigno” di prima notiamo come questo appaia APPOGGIATO sul fondo del cratere e non profondamente infisso al suolo come ci si aspetterebbe vista la velocità d’impatto.
Anche in questo caso l’ombra portata del “macigno” ci conforta in questa convinzione.
Ma non solo l’ombra.
Da una foto scattata il 27/6/2000 e da un suo successivo ingrandimento si può notare come questi “MACIGNI con Peduncoli”, siano proprio APPOGGIATI per un punto al suolo.
Considerando che le dimensioni siano quelle che ci ha indicato la Nasa 30/50 metri , è quantomeno curioso che un “macigno” assuma una forma sferica a mezzo di “rotolamenti” ( ? ) in quasi totale assenza di gravità, di aria acqua o quant’altro che possano nei secoli o millenni levigarlo sino a portarlo a quella forma.
Le stesse “forze” misteriosi levigatrici, poi lo ADAGIANO sul fondo di profondi crateri facendogli superare qualsiasi tipo di ostacolo.
Ma ammettiamolo solo nel puro campo delle ipotesi…ed osserviamone anche questi:

FOTO16.jpg

FOTO17.jpg 

FOTO18.jpg 

FOTO19.jpg 

Tutti “MACIGNI” dalle stesse identiche caratteristiche : Rotondi,con un paio di protuberanze ai lati,adagiati sul fondo di crateri da impatti, ma appoggiati al suolo virtualmente per un punto.
Ma le sfere non son finite.
Su Eros433 sembra essere la forma preferita dei “macigni”.
Analizziamo alcune curiose caratteristiche di alcune.
La capacità di RIFLETTERE nelle zone d’ombra.
Foto scattata il 20/06/2000

FOTO20.jpg 

Da un suo ingrandimento si può notare un curioso effetto di RIFLESSIONE proprio nella zona non esposta ai raggi solari.
Come tutti sanno in assenza di atmosfera il fenomeno della “penombra” non può esistere.
Sulla nostra terra ricca di atmosfera e di POLVERE avviene il curioso fenomeno che le particelle di polvere presenti dappertutto nell’aria riflettano i raggi solari colpendo anche le zone in ombra degli oggetti .

FOTO21.jpg 

Questo fenomeno a cui non facciamo più caso e che diamo per scontato, non avviene nello spazio dove pur essendoci la polvere non c’è un’atmosfera che la tenga in sospensione.
Pertanto gli oggetti illuminati dal sole avranno solo zone fortemente illuminate dal sole e zone TOTALMENTE in ombra

FOTO22.jpg 

La possibilità che le zone in ombra siano CHIARE come in questo nostro MACIGNO/sfera può avere una SOLA spiegazione: che sia fatto di un materiale che RIFLETTE la luce solare che colpisce il terreno illuminato dal sole.
Pertanto ci fornisce un’interessante dato sulla costituzione di questi MACIGNI, che oltre ad essere SFERICI sono anche LEVIGATI con superfici riflettenti ( almeno in questo caso ).
Altra anomalia è la capacità di SOLLEVARSI DAL SUOLO.
Capacità solo apparentemente “insolita”.
E’ pur sempre ipotizzabile che un urto di una certa violenza possa far sollevare “macigni” non INFISSI AL SUOLO portandoli a far si che la sonda Near ne immortali il loro distacco dal suolo..come si può constatare da questa foto scattata il 19/10/2000 

FOTO23.jpg 

 e ritenuta particolarmente “interessante” da farla inserire in un “mosaico” di altre tre foto e rintracciabili sul sito della Nasa al giorno 01/02/2000

FOTO24.jpg 

La nostra si trova nel mosaico in basso a destra con l’immagine curiosamente ribaltata rispetto all’originale.
Da un suo ingrandimento si può notare che UNA delle due sfere della foto si stia staccando dal suolo in quanto l’ombra proiettata al suolo sia PERFETTAMENTE CHIUSA in un ellisse.
Confrontandola con l’ombra dell’altra sfera l’effetto è molto evidente.
Ci è stato detto che può essere un’effetto ottico, che scompare se si ruota la foto di 180°.
Purtroppo l’ombra proiettata al suolo di un corpo non dipende dal punto di vista dell’osservatore ma dalla direzione dei raggi solari che la determinano.
In questo caso siam stati molto fortunati in quanto in una stessa foto scattata nello stesso momento possiamo osservare due MACIGNI/SFERE che mentre una sta adagiata al suolo, l’altra se ne sta distaccando.

FOTO25.jpg 

Questo fatto che oserei chiamare quantomeno “anomalo” non può essere spiegato con le teorie di impatti violenti in altre zone di Eros e del sollevamento in presenza di gravità molto ridotta…in quanto se sollevamento a causa di impatto ci deve essere è ipotizzabile che avvenga su ENTRAMBI i Macigni/sassi presenti sulla foto e non su uno solo di essi.

FLASH

La presenza di “macigni” che sembrano sollevarsi dal suolo di Eros433 ci consente di passare al 4° ed ultimo argomento sulle anomalie di questo asteroide.
Ve ne sarebbero altre, ma sicuramente disponiamo di meno materiale da analizzare e quindi la nostra indagine non può considerarsi “affidabile”.
Insieme al centinaio di foto che la Nasa ha inserito in internet, vi sono anche alcuni filmati.
La tecnica di realizzazione è molto semplice.
La Near scattava una foto ogni minuto ( approssimativamente ) in modo che venisse evidenziato il moto di rotazione dell’asteroide.
Per evitare che in questa operazione potesse accidentalmente “impattare” sulla sua superficie, la Near si era posta prudenzialmente ad una distanza di circa 50 km.
Questi filmati son scaricabili attualmente dal sito della Nasa a questo link:
http://near.jhuapl.edu/iod/20010205/index.html
Durante la visione di questo “sassone” rotolante e col bel gioco di luci e ombre che ne evidenziava la sua forma, si può osservare ad un certo punto una specie di FLASH.
Un piccolo puntino luminoso su fondo nero di una depressione di Eros non illuminata in quel momento.
Un punto…un solo fotogramma

FOTO26.jpg 

Scaricato il filmato , si riesce a fermare il fotogramma incriminato, salvarlo in Tiff ed ingrandirlo con i soliti metodi delle altre foto.
Dall’ingrandimento si può notare la forte luminosità di questo elemento, e la sua “elongazione” parallela al senso di rotazione di Eros

FOTO27.jpg 

Si son volute formulare diverse ipotesi che in ultima istanza si riducono a QUATTRO :
1 – Il Flash che si nota in un solo fotogramma poteva essere creato dall’illuminazione di una specie di “CIMA” o montagna che emergeva dal fondo della depressione e che per un istante era stata illuminata da un raggio di sole.
2 – Il Flash era l’impronta visiva di un’impatto di un oggetto che si schiantava sulla superficie di Eros433.
3 – Il Flash era l’immagine di un meteorite o un altro corpo vagante nello spazio che pur non schiantandosi sulla sua superficie gli passava molto vicino ( tra l’asteroide e la Near ) lasciando traccia sul CCD della sonda.
4 – Il Flash era l’immagine “sfocata” di un oggetto che si muoveva sempre tra la Near e l’asteroide ma con una velocità molto inferiore a quella di un “corpo celeste”.

Vediamo di analizzarne velocemente le 4 ipotesi.

1 – Questa ipotesi apparentemente forse banale ma più “credibile”, è stata definitivamente scartata ad un’attenta analisi della struttura di Eros dopo l’individuazione del punto esatto in cui appariva il “flash”.
Trattasi di una depressione molto profonda dell’asteroide PRIVA completamente di qualsiasi rilievo che potesse dare un’immagine di quel tipo quando il sole non lo illuminava.
2 – Anche l’ipotesi dell’impatto fortuito è stata definitivamente scartata, in quanto un’impatto di QUALSIASI tipo, non poteva lasciare traccia anche nei fotogrammi successivi.
Polvere, detriti sarebbero stati proiettati violentemente nello spazio ed immediatamente ripresi dalla fotocamera della Near.
Nulla di tutto ciò è avvenuto.
3 – Il passaggio di un qualsiasi oggetto “naturale” che dovesse “vagare” nello spazio e passare tra la superficie di Eros433 e la sonda non poteva essere ripresa dalla stessa per l’altissima velocità di questi corpi celesti.
Le velocità con cui si muovono sono dell’ordine dei migliaia di chilometri all’ora.
Sarebbe come voler immortalare con una fotocamera digitale un proiettile che esce dalla canna di un fucile.
Per farlo occorreva dotare la Near di una fotocamera “stroboscopia” in grado di scattare migliaia di foto in pochi secondi.
La Near non era dotata di questo tipo di attrezzature, ed il suo ciclo di scatti era quello già detto di UNA foto al Minuto.
4 – Rimane l’ultima ipotesi. Quella di un oggetto ARTIFICIALE !
Un oggetto “artificiale” che si muoveva INTORNO all’asteroide con un moto sufficientemente LENTO da essere ripreso dalla fotocamera della Near, ma anche più veloce della rotazione dell’asteroide da lasciare un’immagine “MOSSA” ( elongata ) dai bordi sfocati.
Coerente con questa immagine potrebbe essere l’ipotesi di uno dei “macigni” sferici che si stava sollevando ( come visto prima ) che si era posto in un’orbita intermedia tra la superficie di eros e la Sonda.
Se si ipotizzasse ( dimostrandolo ) che un qualsiasi “macigno” in un’asteroide a gravità pari quasi a zero, possa per “cause naturali” sollevarsi e staccarsi dalla sua superficie per perdersi nello spazio, allora abbiamo trovato la giustificazione “naturale” a quel Flash.
Qualora ciò si ritenesse “poco probabile”, l’unica altra ipotesi che restaa in piedi è quella di un oggetto “NON NATURALE” che VOLUTAMENTE si solleva e si sposta seguendo il moto di rotazione di Eros433.

CONCLUSIONI

Al termine di questa lunga ( e credetemi molto sintetica ) analisi, è giunto il tempo di trarne delle conclusioni.
Nessuno di noi può avere il privilegio di poter SAPERE qual è la Verità ( con la A maiuscola ).
Forse solo la Nasa SA, ma finora non ha mai fatto dei commenti a questo tipo di foto che circolano da anni in rete.
Ognuno di noi è libero di usare il proprio metodo di giudizio e farsi un’opinione al riguardo.
Visto che siamo in argomento non ho alcuna fatica a dirvi qual è la mia.

Pur cercando di mantenere nella mia mente un rigore scientifico, non nego che di fronte a certi fatti ritengo che l’ipotesi NON-Terrestre, sia quella che maggiormente spiega tutte queste anomalie.
Anomalie che se analizzate singolarmente possono anche avere una qualche spiegazione, magari tirata per i capelli, magari analizzando solo alcune cose e tralasciandone altre.
Ma volevo portare alla vostra attenzione la SERIE di anomalie.
Serie di anomalie che se vogliamo solo analizzarle dal lato statistico ci portano a valori molto elevati di IMPOSSIBILITA’ che sia solo la casualità a creare certe forme e certe ombre.

L’esistenza di abitanti nell’universo oltre la nostra razza, è ormai universalmente accettata da tutti.
Qualsiasi astronomo intervistato di fronte alla vastità dell’universo e all’immensità di soli con pianeti extra-solari orbitanti, dichiara che nell’universo la vita ESISTE, ed anche vita “intelligente”.
Se però si afferma che questa “vita intelligente” sia arrivata nel nostro sistema solare e ci sta studiando, sia con veicoli all’interno della nostra atmosfera sia con basi su alcuni corpi del nostro sistema solare ( Eros433 o la nostra Luna )…bè , non tutti si dichiarano subito d’accordo.
Io non scarterei quindi in maniera aprioristica l’ipotesi extraterrestre.
Sicuramente se si ammette che anche UNA SOLA delle anomalie analizzate sinora, fosse artificiale…non può essere frutto di tecnologia terrestre.
Non avremmo i mezzi economici, di tempo e di conoscenze per andare ad impiantare una base “funzionante” su un asteroide.
Se ne sta discutendo da decenni, ma queste sono solo attualmente delle ipotesi fatte di carte, disegni e di relazioni sui tavoli di qualche dirigente della Nasa.

Si possono ricondurre a due le domande che in questi anni mi han fatto, dopo aver mostrato queste foto e la loro elaborazione.
SE SON VERE, e quindi mostrano REALMENTE una base aliena su un asteroide…PERCHE’ la Nasa le ha date in pasto al mondo, lasciandole per anni liberamente scaricabili da internet ?
A questa domanda si puo’ solo rispondere in questo modo.
La NASA non puo’ NON sapere !
Quindi se l’ha fatto lo ha fatto DELIBERATAMENTE !
Queste foto si possono quindi inserirsi in una “diversa politica” che stiamo assistendo in questi anni da più parti nei vari stati.
Negli anni ‘50/60 chiunque parlasse di avvistamenti di Ufo o di incontri con veicoli NON-Terrestri ed i loro passeggeri, veniva preso per pazzo o trattato come una persona poco affidabile.
Adesso, in questi ultimi anni, si assiste ad una politica direi OPPOSTA.
Vi sono Astronauti, che rilasciano interviste dove affermano di aver assistito ad incontri con veicoli NON-Terrestri, che affermano che la Nasa sa da molti anni della presenza di queste “persone” e che addirittura una parte della loro tecnologia è stata già da anni utilizzata per far progredire la nostra.
Cose del genere sarebbero state “impensabili” solo sino ad una decina di anni orsono.
E’ ipotizzabile che questo cambio di atteggiamento sia della Nasa sia di molti governi, che stanno aprendo i loro archivi su molti ( anche se non tutti ) i vari dossier inerenti a questi argomenti….sia “foriero” di altre e più importanti rivelazioni e che in qualche maniera si vuol preparare l’opinione pubblica a questo.

La seconda domanda, forse più “sottile”, riguarda la famosa “parabola”.

Se esiste realmente, ed è stata costruita da una razza Non-terrestre, che senso avrebbe ?
Quel tipo di parabola fa parte della NOSTRA tecnologia delle telecomunicazioni.
E’ impossibile che una razza aliena utilizzi ancora le onde radio per comunicare.
Ammetto che in un primo momento queste argomentazioni mi avevano “spiazzato”.
Poi ho fatto questo ragionamento.
Se siamo NOI che utilizziamo le onde radio per comunicare e fossi una razza aliena che volesse “studiare” la nostra…OBBLIGATORIAMENTE dovrebbe dotarsi di un mezzo in grado di CAPTARE le nostre trasmissioni.
Quindi la parabola serve per NOI, ed il fatto che si sia mossa nell’arco di un mese ruotando di 180 gradi è un altro indizio.
Infatti se la parabola serve per captare le onde radio terrestri, DEVE essere sempre puntata sulla terra e quindi MUOVERSI seguendo sia la rotazione di Eros, sia il suo spostamento nello spazio.
Sarebbe in questo caso molto interessante, se qualcuno dei lettori fosse in grado di calcolare la direzione verso cui era orientata la parabola nelle due foto in oggetto.
Dalla Nasa sappiamo la data e l’ora, e conoscendo l’orbita di eros ed il suo periodo di rotazione…per chi è in grado di fare due calcoli….!
Sinora non ho trovato nessuno che sia stato in grado di darmi questo tipo di risposte…ma non dispero.

Nel ringraziare per la pazienza dimostrata per leggere queste note, ribadisco il concetto che la “mia” versione dei fatti è la MIA e quindi soggettiva e “opinabile” ( come TUTTE le altre ).
E’ quindi probabile che un domani ( tra un anno o tra 100 anni ) qualcuno si recherà nuovamente su Eros433 e si potrà finalmente raggiungere ad una conclusione definitiva dell’intera faccenda.
Sino a quel momento…chiunque è libero di “interpretare” queste foto secondo il suo BUON SENSO !

2 agosto 2008

Il Caso dell’Asteroide 433-Eros, fra Analisi Scientifica ed Analisi Speculativa (con un pizzico di Complottismo…) – di Paolo C. Fienga, Gianluigi Barca & Lunexit

Archiviato in: Articoli — info @ 16:46

§§§

433EROS-Gif.gif

Come già avemmo occasione di scrivere in passato, la Professione di “Anomaly Hunter” (vedi nota 1)
 
Nota 1: si intende per “Anomaly Hunter” l’Appassionato-Amateur Researcher o il Professionista che, attraverso l’osservazione di immagini riferite ad ambienti extraterrestri, cerca di individuare gli “elementi anomali” eventualmente presenti in esse e quindi a spiegarli agendo o

1) in accordo ai dettami ed alle Leggi di una di quelle Scienze che appartengono alla Famiglia delle “Scienze Convenzionali” (o “Positive” – tipo: la Fisica, l’Astronomia, la Chimica, la Biologia etc.), oppure
2) in accordo ai dettami ed alle Leggi di quella che è conosciuta e definita – usandosi un’espressione piuttosto ambigua e certo polivalente – come “Scienza di Frontiera” –,

non solo non è una Professione semplice (anzi…), ma è – anche ed addirittura – una Professione rischiosa.

Già, molto rischiosa, da almeno due punti di vista: uno, soggettivo, che è dato dal tipo di approccio/analisi impiegato/a dall’Anomaly Hunter per valutare le immagini ed interpretarle; un altro, oggettivo, che è dato dal risultato finale dell’analisi.
Un risultato il quale – come sapete –, oltre ad essere (diremmo inevitabilmente) “destinato a suscitare controversie”, è funzione non solo della competenza e dell’esperienza dell’Analista, ma anche della sua sensibilità e, in particolare, di quelle che sono le basi (rectius: le fondamenta), scientifiche ed umanistiche, che lui impiega per concepire e modellare il Lavoro svolto.

Ci spieghiamo meglio: se l’Anomaly Hunter fosse, tendenzialmente, uno “Scettico”, le sue basi scientifiche ed umanistiche molto probabilmente lo orienteranno, durante lo svolgimento del lavoro, in maniera netta verso il pragmatismo e l’analisi lineare dei dati disponibili.
Questo significa, in pratica, che l’individuazione di una Anomalìa (o, quanto meno, di una Singolarità – vedi nota 2), da parte di un Anomaly Hunter orientato allo scetticismo, sarà sempre un evento molto difficile a verificarsi e la sua analisi delle informazioni, per completa o incompleta che sia, tenderà sempre verso l’interpretazione dei dati in quanto tali (ossìa “dati riferiti a se stessi” – ed, eventualmente, alla Scienza Convenzionale “più prossima/pertinente al/per il caso di specie”) e non in quanto porzioni visibili di uno scenario – almeno – più vasto di quello prefigurato dalla branca di Scienza Positiva usata come riferimento nel caso concreto.

Nota 2: devono intendersi per Anomalìetutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi Corpo Celeste – Terra inclusa – le cui caratteristiche esteriori ed apparenti inducono l’Osservatore ad escludere la loro origine naturale (rectius: origine riconducibile a processi geologici in senso ampio e/o climatici) e/o il loro essere “indigeni” del luogo in cui essi appaiono e/o si trovano nel momento in cui sono stati scoperti/individuati”; devono intendersi per “Singolarità”, invece “tutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi Corpo Celeste – Terra inclusa – aventi un’origine naturale, ma le cui caratteristiche esteriori ed apparenti inducono l’Osservatore a ritenere che, su di essi, possano essere intervenuti processi modificativi diversi ed ulteriori rispetto a quelli geologici in senso ampio e/o climatici”.

E’ altrettanto ovvio che, laddove l’ipotetico Anomaly Hunter fosse un “Believer” (e cioè un “Credente”, un tipo alla Fox Mulder – l’investigatore dei famosi telefilm “X-Files” – tanto per intenderci…), le sue basi scientifiche ed umanistiche lo orienteranno, sempre durante lo svolgimento del lavoro, ad operare un’analisi dei dati disponibili la quale sarà (ovviamente) piùimmaginifica” e meno lineare.
Sia in un caso che nell’altro, come ovvio, noi postuliamo che il nostro ipotetico Anomaly Hunter, sia egli uno Scettico o un Believer, agisca (e cioè analizzi ed interpreti i dati disponibili) in Buona Fede.

Questo significa che i risultati delle sue analisi, quali che sìano (fatta salva l’esistenza ed il rispetto dei requisiti di Razionalità e Logicità delle stesse), saranno sempre e comunque dei risultati “ACCETTABILI” (vedi nota 3).

Nota 3: il compito ed il ruolo del Ricercatore/Divulgatore, nel campo specifico dell’Anomaly Hunting ed in quello più generale della Scienza di Confine, NON ricalcano quelli dello Scienziato Convenzionale: le “Leggi” che si applicano alle due Figure Professionali, al pari dei contesti in cui essi operano, sono molto diverse. Questo significa che l’elemento qualificante di un’Analisi svolta da un Anomaly Hunter (ossìa un Operatore della Scienza di Confine) non dovrà essere cercato nella sua “Scientificità Assoluta” (una verifica impossibile, in quel contesto), bensì nella “Razionalità e Logicità Interna” dell’analisi stessa. Laddove l’Analisi in oggetto presenti le caratteristiche della Razionalità (degli scopi e dei contenuti) e della Logicità (dei mezzi e dei processi adottati nonché delle conclusioni raggiunte), potremo dire che l’Analisi è ACCETTABILE.

Quest’ultima digressione sul requisito della “Accettabilità” è necessaria per evitare le solite (e sovente solo pretestuose) risse dialettiche che occorrono allorché un Anomaly Hunter pubblica/divulga i risultati di alcuni suoi Lavori.
Di regola, infatti, questi risultati vengono completamente stravolti e malintesi (spesso anche capziosamente) da soggetti (magari anche qualificati) i quali, o perché operativi nel Campo di una Scienza Convenzionale – ergo antitetica, per loro stessa definizione, alla Scienza di Confine –, o perché “si ritengono” portatori del Verbo della Scienza Convenzionale (pur non avendo né titoli, né credenziali), attaccano e tentano di smantellare dalle fondamenta l’Analisi di Confine poiché essa NON FU EFFETTUATA in accordo al Metodo Scientifico Tradizionale.
Un Metodo Scientifico Tradizionale che, a nostro parere – e come dianzi si è cercato di esprimere con la maggior chiarezza possibile – nelle Analisi e negli Studi svolti dagli Anomaly Hunters/Ricercatori di Frontiera non può essere (rigidamente) applicato.

Lo scopo di questa lunga, ma riteniamo utile, premessa, è quello di tracciare i confini Logici e Metodologici del Lavoro che viene svolto da un Ricercatore di Frontiera/Anomaly Hunter.

Ed ora passiamo al nostro caso specifico, forse uno dei più eclatanti degli ultimi anni: la vicenda delle “(possibili) Strutture Aliene” individuate (da un Anomaly Hunter Italiano, il Sig. Alberto Pilolli), sull’Asteroide 433-EROS, durante la perlustrazione del medesimo effettuata dalla Sonda NASANEAR – SHOEMAKER”.

§§§

Il Sig. Pilolli, che non conosciamo di persona ma della cui Buona Fede non intendiamo dubitare, esaminò una serie di frames NASA i quali, a suo dire, costituivano e contenevano delle palesi evidenze (evidenze = prove, nell’ottica dello Scopritore) dell’esistenza di “strutture NON naturali” su un piccolo asteroide conosciuto con il nome di “433-Eros”.

Così almeno lui disse e scrisse, quando tentò di interfacciarsi con la NASA per discutere la sua (potenzialmente epocale) Scoperta.
Noi, come Gruppo di Ricerca Lunar Explorer Italia, agendo con i mezzi tecnici attualmente a nostra disposizione ed utilizzando nella maniera più ampia e proficua (così almeno speriamo ed auspichiamo) le nostre Risorse e Conoscenze, abbiamo ripreso in mano alcuni dei frames utilizzati dal Sig. Pilolli per sostanziare le proprie idee ed allegazioni ed abbiamo cercato di fare quello che, probabilmente, avrebbe potuto e dovuto fare lui stesso, prima di rendere pubblica la “Scoperta”.
Ora, tanto per evitare malintesi (che, sulla base della nostra esperienza, riteniamo che nasceranno comunque…), precisiamo subito – ed una volta per tutte – che questa nostra Analisi NON E’ UNA CRITICA GRATUITA del Lavoro svolto dal Sig. Pilolli, MA COSTITUISCE, piuttosto, una “LETTURA ALTERNATIVA E RAZIONALE” circa la possibile Natura di alcuni dei rilievi superficiali da lui individuati sull’Asteroide 433-Eros.
Nulla di più.

IMAGE N. 132 577 092

01-433EROS-20000503.JPG

Caption NASA Originale:

“This image of Eros, taken from the NEAR Shoemaker spacecraft on May 1, 2000, is among the first to be returned from “low orbit.” Between May and August, the spacecraft will orbit at altitudes near 50 Km (about 31 miles) or less. This will be the prime period of activity for some of the spacecraft’s science instruments. The X-ray / gamma-ray spectrometer will build up maps of chemical abundances, while the laser rangefinder measures the shape of Eros to within meters (a few feet). At the same time the magnetometer will watch for indications of Eros’ magnetic field and the near-infrared spectrometer will map rock types. The imager will take pictures of the entire surface of Eros that capture features as small as 4 meters (13 feet) across. This particular image, taken from an orbital altitude of 53 Km (about 33 miles), shows a scene about 1,8 Km (1,1 miles) across. Numerous craters and boulders as small as 8 meters (26 feet) across dot the landscape. The large, rectangular boulder at the upper right is 45 meters (148 feet) across”.

Il frame 132577092 contiene, a nostro avviso, il rilievo superficiale più intrigante tra quelli evidenziatisi durante l’intera Missione (e presi in esame anche dal Sig. Pilolli) e la sua spiegazione, in effetti, può risultare difficile (a e per chiunque: e cioè senza distinguere fra Scienziato “Convenzionale” ed “Anomaly Hunter”), ma una cosa va detta subito e si tratta di una premessa metodologica: attraverso la mera Analisi Fotografica – per quanto accurata essa possa essere – di un rilievo FORTEMENTE AMBIGUO, non si potrà (praticamente) MAI giungere ad alcuna Certezza.
O meglio: non si arriverà (tendenzialmente) MAI a poter dire, con Assoluta Certezza, “che cosa un certo oggetto E’”.

Al limite, e lavorando al massimo delle proprie capacità e potenzialità, si POTRA’ arrivare a dire “CHE COSA un certo oggetto – come nel caso di specie – NON E’”.
E’ proprio questa Premessa Metodologica che, a nostro parere, alla fine potrà caratterizzare l’Analisi svolta dal nostro Gruppo come “Accettabile”; ed a tal proposito è bene precisare subito che l’idea di partire nella Ricerca/Analisi circa la Natura di rilievi extraterrestri Anomali e/o Singolari dicendo che questo oggetto (o qualsiasi altro rilievo superficiale bizzarro) “NON E’ Naturale”, costituisce un errore: un colossale errore tecnico e tattico.

Si tratta di un “Errore Tecnico”, poiché nessun Anomaly Hunter potrà MAI giungere ad asserire con ASSOLUTA CERTEZZA un fatto simile sulla sola base delle immagini (ivi, peraltro, sulla base di UNA SOLA immagine!); ed è un “Errore Tattico” perché – e questo lo abbiamo sperimentato di persona – contattare la NASA (rectius: qualcuno dei “Cervelloni” della NASA) dicendo “Ho scoperto un rilievo non naturale – e cioè artificiale e quindi, in questo ed in altri casi similari, “alieno” per definizione – in una delle Vostre immagini”, significa:

1) parlare apertamente di qualcosa che – e questo lo sanno proprio tutti, sin dagli Apollo Days… – costituisce una “Materia Proibita” o, se preferite, la Materia del “No-Comment per definizione” per TUTTO il personale NASA;
2) dare dei “poco attenti” a coloro che hanno visto e valutato l’immagine prima di noi (e si tratta di Personale Super-Specializzato e di Grande Esperienza – se non altro in teoria –, dotato di una strumentazione che supera di gran lunga la migliore strumentazione che potrebbe venir mai disponibile al miglior Anomaly Hunter “non Governativo”);
3) creare (premesso quanto sub 1 e 2 qui di sopra e nell’ipotesi in cui la Scoperta sia una – rarissima e quindi preziosissima, oltre che potenzialmente Epocale – Scoperta VERA) la base oggettiva per l’avvìo di un’operazione di cover-up.

Questo significa che la “Tattica” migliore da adottarsi in tutti i casi in cui un Anomaly Hunter ritenesse di aver scoperto qualcosa di realmente interessante, è quella della VERIFICA INTERNA (e cioè con il proprio Gruppo di Lavoro e/o, comunque, con qualche Amico e Collega – possibilmente Esperto della Materia), seguita dalla eventuale DIVULGAZIONE della Scoperta verso il Pubblico (per valutarne le reazioni e perchè, molto spesso, l’Anomaly Hunter – TUTTI gli Anomaly Hunters, anche quelli più bravi, smaliziati e dotati di mezzi ed esperienza –, con il tempo, finisce/finiscono con il diventare un po’ “prigioniero/i” della sua/loro “visione delle cose del cosmo” e quindi necessita/necessitano di sguardi ulteriori e disincantati.

A volte, magari, anche “palesemente ostili”. L’unica cosa da NON FARE è quella di contattare la NASA (o l’ESA, o chi per esse), perché, delle due l’una:

1) o NON si riceverà MAI risposta alcuna (un fatto mortificante, alla lunga…)
2) o perché NON si riceverà MAI una risposta di Vostro auspicio e gradimento (come lo stesso Pilolli – oltre a noi stessi, finché non abbiamo “capito l’andazzo” – ha sperimentato).

Ciò detto, passiamo all’analisi del rilievo anomalo di cui al frame 132 577 092.
In primo luogo abbiamo cercato (riuscendovi) di contestualizzare il dettaglio in oggetto, inserendolo all’interno di un frame panoramico che ci mostra la regione centrale di 433-Eros.

106_Reg_Global-Mosaic.jpg
Entrambi i frames, purtroppo, evidenziano (come potete vedere Voi stessi) un livello bassissimo di risoluzione (specie, naturalmente, quello panoramico), ma la assoluta peculiarità del rilievo potenzialmente anomalo appare decisa e chiara in entrambi. Ora, tanto per usare un approccio quanto più possibile “scientifico”, diciamo subito che non è possibile parlare di “artificialità” del rilievo in questione usando solamente queste due immagini (se lo facessimo, oltre a dimostrare una scarsa dimestichezza con le tecnicalità proprie del Lavoro dell’Anomaly Hunter, utilizzeremmo anche uno schema logico che già avemmo occasione di stigmatizzare e  condannare in passato e cioè quello che vuole che si parta da una conclusione (ivi: “il dettaglio E’ artificiale”) e poi si vada a cercare gli elementi che la supportano e solo essi. Uno schema logico “inverso” e quindi assurdo, che scartiamo subito.

E allora? Che cosa possiamo fare o dire? Beh, tante cose! Vediamone alcune…
Innanzitutto si tratta – ragionando sulla base di quanto si scorge nel frame panoramico – di un rilievo superficiale che si caratterizza per la sua albedo (elevata). Una albedo che lo rende NON SOLO visibile da una notevole distanza, ma anche UNICO nel contesto al quale esso accede.

L’albedo di un oggetto è importante (in chiave di Anomaly Hunting), come ovvio, NON “in sé”, ma in relazione all’ambiente in cui l’oggetto si trova.
Sarà dunque “anomala” l’albedo elevata di un oggetto/rilievo situato in una zona/regione caratterizzata da profili ad albedo bassa e, viceversa, sarà anomala l’albedo bassa di un oggetto/rilievo situato in una zona/regione caratterizzata da profili ad albedo alta.

CONCLUSIONE PRELIMINARE: il rilievo che stiamo analizzando (dato che le immagini disponibili lo inquadrano da notevole distanza e quindi NON E’ POSSIBILE SCENDERE NEL DETTAGLIO DELLE SUE FATTEZZE SENZA “TIRARE AD INDOVINARE”) è “anomalo” SOLO in ragione della sua albedo.
Ma attenzione: neppure questo dettaglio deve essere assolutizzato poiché, come ben si può vedere nel frame panoramico, la regione di 433-EROS su cui esso sorge è, in questo momento (rectius: nel momento in cui venne ottenuta l’immagine) in condizioni di illuminazione radente (notare l’ombra dei bordi dei crateri che circondano il rilievo controverso e l’ombra che esso stesso viene a proiettare).
E le condizioni di illuminazione radente sono – di regola – ottimali per “esaltare” l’albedo (e la FORMA!) di tutti i rilievi ripresi (basta osservare le fotografie delle regioni della Luna che giacciono a ridosso del Terminatore per realizzare la validità di questo assunto).

Proseguiamo.

Il rilievo, nel frame NON panoramico (e cioè l’immagine con il seriale n. 132 577 092), SEMBRA mostrare una singolare e duplice linearità nella sua porzione maggiore (e superiore: come si vede nel detail mgnf in b/n). Esso, infatti e ad un’osservazione sommaria, SEMBRA essere costituito, nella sua parte “Nord”, da due rettangoli (o “dischi”?) affiancati mentre una sorta di “scivolo” di color bianco brillante si diparte dal suo lato Sx – Sud (Dx dell’Osservatore) e va a conficcarsi nel suolo.
Bastano queste annotazioni, dunque, per dire che siamo davanti ad un’Opera “ovviamente” Artificiale?

Ahinoi, no. Proprio no. Decisamente no.
Come facciamo a dirlo? Ma è semplice: abbiamo analizzato la posizione del rilievo controverso all’interno del piccolo cratere che gli funge da “nido”, abbiamo valutato l’altezza del bordo del cratere e l’ombra che esso proietta sul suo interno ed infine, dopo aver calcolato l’altezza del rilievo, abbiamo preso in considerazione l’ombra che si dipartiva da esso e che – ATTENZIONE! – era MOLTO più chiara e definita (e quindi SIGNIFICATIVA) del rilievo in sé.
Un lavoro molto semplice, che ci ha richiesto solo qualche decina di minuti di tempo e che anche il pur bravo Pilolli (o alcuno dei suoi Amici e Colleghi) avrebbe potuto fare…se fosse stato più tranquillo, se avesse esaminato i dati disponibili con maggiore calma ed attenzione oppure – chissà… – se non gli fosse venuta quella che, nell’ambiente della Scienza (Convenzionale o Di Confine), si chiama “Ansia da Scoperta Epocale”.
Un’ansia molto simile, concettualmente, all’Ansia da Performance, che può riscontrarsi in campo sportivo, scolastico e sessuale… 

Comunque sia, operando anche una modesta magnificazione del dettaglio e dei suoi dintorni (modesta onde evitare la “frammentazione” del frame), abbiamo appurato quanto segue:

EROS-20000503.jpg

1) il rilievo controverso è tutt’altro che lineare e simmetrico (come appariva ad un’esame superficiale): si tratta di un boulder (un “macigno”) di dimensioni medio-grandi la cui base, che giace in ombra, è caratterizzata da una forma alquanto irregolare (marcata in rosso nel dettaglio magnificato di cui sopra);

2) la porzione superiore del macigno – che ha un’altezza compresa (riteniamo) tra i 18 ed i 23 metri (abbiamo calcolato l’altezza del rilievo conoscendo la lunghezza dell’ombra che proietta ed operando un’assunzione sull’angolo di incidenza solare nel punto dove esso sorge) – è illuminata dal Sole radente e, grazie ad un effetto ottico tanto comune, quanto ingannevole – provocato dall’azione congiunta fra il contrasto estremo ombra/luce che coinvolge il particolare, al quale si va ad unire una povera (davvero MOLTO povera…) risoluzione –, essa finisce con l’apparire, nel frame, liscia e regolare quando, invece, non lo è affatto;

3) l’apparente divisione della porzione in luce del rilievo controverso in due rettangoli (o dischi) è soltanto la conseguenza di una frattura (“crack”) piuttosto regolare che caratterizza la sommità del boulder (esiste anche un secondo “crack”, circa ad ore 04:00 del boulder, anch’esso evidenziato in rosso nel dettaglio magnificato di cui sopra).

CONCLUSIONE DEFINITIVA: il rilievo di cui al frame 132 577 092 NON E’/NON COSTITUISCE un’Anomalìa, bensì (se stiracchiamo un po’ il concetto…) una semplice Singolarità Superficiale la quale è, al tempo stesso, il frutto di un acuto ed ingannevole contrasto fra la porzione del suolo in luce e quella che invece giace nell’ombra ed a cui – purtroppo – deve essere abbinata (quale elemento decisivo nella creazione della, a questo punto evidente svista) una estrema povertà di risoluzione del frame NASA originale.

§§§

IMAGE N. 013 292 6922

Caption NASA Originale:

“Though NEAR Shoemaker returns images that reveal a wealth of detail about the landforms on Eros’ surface, appreciating the scale of these features can be a little difficult without roads, buildings, trees or other familiar landmarks.
This image, taken May 4, 2000, from an orbital altitude of 50 Km (about 31 miles), shows a variety of small surface features. The whole scene is about 1.8 Km (1,1 miles) across. To better visualize the size of the features, a to-scale Empire State Building is inset at the bottom of the image. The shallow, linear troughs in the lower part of the photo (marked by arrows) are 60 meters (197 feet) across. The boulder on the floor of the large crater at right is 30 meters (98 feet) across, whereas the crater itself measures about 800 meters (2,625 feet) across”.

433-EROS-20000508.jpg

Difficile dire, almeno a prima vista, quale sia (e perché) il particolare di questo frame che ha “intrigato” così tanto il Sig. Pilolli e tanti altri Appassionati ma, come l’esperienza insegna (e come abbiamo cercato di dimostrare poco fa…) alle volte l’elemento interessante – e/o decisivo – nella definizione e per la comprensione del frame non è (e non deve essere ricercato necessariamente) in un oggetto/rilievo in sé, quanto nell’ombra che esso proietta.
Ed allora, fatta questa quanto mai opportuna precisazione, ecco che possiamo andare ad osservare il particolare che giace in basso, a Dx dell’Osservatore, quasi a ridosso della linea che segna la fine della porzione in luce e l’inizio della porzione in ombra del grande cratere senza nome che domina tutto il lato del frame che si trova a Dx dell’Osservatore. E che cosa vediamo?
Secondo il buon Sig. Pilolli vediamo (rectius: DOVREMMO VEDERE) una “sfera” che si libra all’interno del cratere senza nome.
Sarà così?
Ahinoi (ancora una volta…), NO.

 02-433eros-20000508-DM.jpg

Non è così: è bastato infatti effettuare una modestissima magnificazione del frame (vedi l’immagine qui di sopra) per scoprire che ciò che abbiamo davanti NON E’ AFFATTO una “sfera, bensì – ed ancora una volta – un boulder di medie dimensioni e dall’albedo molto elevata (ma, in questo caso, NON più elevata dell’albedo visuale media del panorama a cui esso accede) il quale, di forma simile a quella di un parallelogramma, giace semi-infossato e leggermente inclinato sul suo lato corto e quindi viene a configurarsi, per chi lo osserva dall’alto, come una sorta di struttura colonnare (diremmo molto simile, concettualmente, al famoso “Monolito di Phobos”).

Una struttura che, quindi, sviluppandosi tanto (o forse addirittura di più) in altezza quanto (o piuttosto che) in larghezza, nel caso di specie può dare l’impressione (ma SOLO l’impressione!) all’Osservatore di “levitare”, mentre è in realtà BEN PIANTATA sulla superficie di 433-Eros.

Potremmo scendere ulteriormente in dettaglio (magari analizzando l’altro rilievo ad albedo elevata che si trova quasi sulla perpendicolare di questo – comunque curioso – “capitello”), ma non crediamo che sia necessario.
Basti dire che: in frames di scarsa qualità e di modestissima risoluzione (così come accade osservando, magari al telescopio – e quindi da grandissime distanze – dei corpi luminosi di forma irregolare), accade SEMPRE che gli oggetti di modeste dimensioni, piuttosto brillanti e posti ad una distanza medio-grande dal punto di ripresa, FINISCONO SEMPRE – O QUASI – CON L’APPARIRE DI FORMA SFERICA PUR NON ESSENDO SFERICI.

Suggeriamo a tutti gli Anomaly Hunters in fieri di annotarsi questa piccola Legge, onde evitare di cadere in tranelli ottici i quali, alla fine, non depongono a favore dell’acutezza del Ricercatore quanto, piuttosto e purtroppo, a favore della sua scarsa/nulla esperienza nell’analisi di immagini in arrivo dallo Spazio.

§§§

IMAGE N. 013 403 0614

433eros-20000522.jpg

Caption NASA Originale:

“Pictures taken during the low-orbit phase of NEAR Shoemaker’s mission to Eros are revealing the true appearance of an asteroid’s surface. Eros is turning out to have diverse surface types ranging from flat to hilly, smooth to rocky, and monotonously cratered to unique in character.
This picture was taken for “optical navigation,” that is, plotting the spacecraft’s course by tracking the positions of the landmarks below. It caught a spectacular view of a horizon sculpted by worn, degraded craters and punctuated by jagged boulders. The angular boulder at the center of the frame is about 60 meters (197 feet) tall, or two-thirds the length of a football field. Angular rocks are very common in nature; the corners form as a rock is chipped out of a larger mass.
This image was taken May 18, 2000, from an orbital altitude of 50 kilometers (31 miles). The whole scene is about 1,4 Km (0,8 miles) across, and it shows features as small as 4 meters (13 feet)” .
Questo frame è quello che, per usare le parole del Sig. Pilolli (come di tantissimi altri Anomaly Hunters che si sono mossi sulle tracce da lui indicate) ci dovrebbe mostrare una “parabola” la quale, nel tempo, muta la propria posizione (come dimostrerebbe quanto ripreso nel frame n. 134 207 162).
La “parabola”, tanto per evitare malintesi, nell’ottica dello Scopritore della (presunta) Anomalìa, è il rilievo che identifichiamo con la lettera “P”, nel dettaglio magnificato che segue.

03-433EROS-20000522.JPG

Ora, senza voler essere né “cattivi”, nè troppo “pignoli”, noi dobbiamo dire subito che di “parabolico” e di presumibilmente artificiale, nel dettaglio in oggetto – agendo con la più piena Onestà Intellettuale e cercando altresì di essere il più possibile Open-Minded –, non riusciamo a vedere proprio nulla.
Ma transeat! Il fatto che un Anomaly Hunter (o un Gruppo di Anomaly Hunters) non riesca a vedere quello che un altro (o tanti altri) Anomaly Hunter/s dice/dicono di vedere, è irrilevante: la “soggettività”, nell’opera di associazione logica che crea una relazione (per lo più immediata ed intuitiva) tra un oggetto-rilievo ignoto ad un oggetto-rilievo noto (ivi: la roccia a forma vagamente – e, ATTENZIONE, SOLO APPARENTEMENTE! – conica che diventa una parabola) è essenziale.
E’, diremmo, nell’”in sé” del lavoro.
Ma non basta.

Specie se questa “soggettività” agisce in campo libero…

E si, perché esistono anche TANTI altri elementi che sono pure ESSENZIALI e che quindi costituiscono una porzione FONDAMENTALE dell’”in sé” del Lavoro di Anomaly Hunter.

Quali?
Beh, pensate all’Esperienza, alla Capacità di rimanere il più possibile Misurati ed Oggettivi, al possesso di un certo livello di Conoscenze Tecniche di Base; all’essere usi all’impiego della Logica, della Razionalità e del “Sacro” (e troppo spesso sottovalutato) “Buon Senso”.
Detto con maggiore semplicità e più “terra-terra”?

Ok: per essere un buon Anomaly Hunter, occorre possedere quel complesso di elementi che, nel loro insieme, consentono all’Osservatore/Ricercatore di vedere una pietra e di riconoscerla come tale (per bizzarra che sia la sua forma, la sua posizione, il suo colore etc.).

In quest’ultimo frame che andiamo a considerare, quindi (non diciamo “analizzare” poiché, onestamente ed in un simile caso, l’idea di spendere del tempo per giungere a dimostrare che il rilievo contraddistinto dalla lettera “P” e che sembra un macigno è, effettivamente, un macigno, ci è sembrata davvero non buona…), vogliamo solo portare la Vostra attenzione sul mosaico comparativo che abbiamo preparato e che potete vedere qui di seguito, alla fine di questa piccola prolusione.
Si tratta di un mosaico effettuato usando i due frames “incriminati” (e cioè quelli citati dal Sig. Pilolli e da coloro che hanno sostenuto la validità della sua – purtroppo – “NON-Scoperta”), il cui unico fine è quello di dimostrare che, VOLENDO, si può VEDERE DAVVERO DI TUTTO.

EROS-Comparison1.jpg

Si.
Ma, una volta recuperata la Calma e la Razionalità, usando gli strumenti adatti (e disponibili) e, soprattutto, adottando l’approccio giusto (che è equilibrato, non aprioristicamente “scettico” – se possibile – ma neppure rivolto alla più totale – ed irrazionale, ahinoi – Immaginificità…), si può ancora riuscire a vedere, nonostante i giochi di luce, i chiaro/scuri, i vizi prospettici e le deformazioni degli oggetti che sono alcune delle risultanti della scarsa qualità delle immagini esaminate, che

1) un “sasso” (come quello indicato dalla lettera “P” nel frame 013 403 0614) è, e rimane sempre, nel tempo, un “sasso”;

2) QUEL sasso “non ruota affatto su se stesso”, ma è l’angolo di ripresa adottato dalla Sonda che, agendo in combinazione con il diverso livello, grado ed angolo di illuminazione della scena, a poter dare/suggerire quella impressione – IMPRESSIONE: si badi! – ad un Osservatore inesperto e, sebbene agente in perfetta Buona Fede, decisamente poco accorto e razionale.

§§§

CONCLUSIONI

Gli ultimi chiarimenti, a questo punto, dopo aver svolto tutte le necessarie precisazioni, contestualizzazioni ed osservazioni sui rilievi controversi, non possono che essere rivolte alla metodologia di analisi adottata in primissima battuta (e cioè all’atto della presunta scoperta) ed alle caratterizzazioni proprie dell’approccio usato.

Dobbiamo dire che Il Sig. Pilolli ha sicuramente avuto un ottimo occhio, ha fornito chiaramente i seriali delle immagini con i loro dati contestuali, ed ha infine espresso, procedendo – di fatto – in maniera (quasi) scientifica, le sue teorie e conclusioni.

Tutto questo noi lo valutiamo positivamente poiché, in questo caso – come in qualsiasi altro ed a prescindere dal fatto che le osservazioni sulla possibile esistenza e magnitudine di Anomalie fossero più o meno corrette (o più o meno erronee) -, questo tipo di chiarezza e precisione iniziali, oltre ad essere indicative di una ESSENZIALE e SOSTANZIALE Buona Fede, risultano poi fondamentali ai Ricercatori che verranno e che, con i loro contributi, arricchiranno la querelle di ulteriori approfondimenti, punti di vista, ipotesi e speculazioni.

Il “pane”, insomma, per i successivi confronti.

In linea meramente generale, inoltre, e forse un po’ paradossalmente (o forse no…), vogliamo stigmatizzare la circostanza per cui, nonostante l’avvento del World Wide Web – il quale consente non solo una rapida ed esponenziale crescita della Cultura e dell’Informazione, ma anche (volendo…) un “Confronto su Scala Mondiale ed in Tempo Reale” tra i Ricercatori di Frontiera –, noi, ormai quotidianamente, osserviamo – con una grande amarezza… – un crescendo spaventoso di “rivelazioni inconsistenti” (ed ai limiti della presa in giro), di “pseudo-anomalie”, tanto pubblicizzate ed eclatanti, quanto, spesso, anonime – e cioè prive delle informazioni minime le quali consentano al Professionista dell’Anomaly Hunting l’effettuazione delle MINIME e NECESSARIE VERIFICHE – e di spessore tecnico e scientifico veramente nullo (l’ultima, che ricorderete tutti, era il “Marziano che cammina” ripreso dal Rover Spirit nella Regione di Gusev Crater).

E certo non dimentichiamo alcune “baggianate planetarie” le quali, oltre a rivelarsi sempre più spesso delle boutades completamente prive di fondamenta logiche e fattuali, non presentano neppure il minimo cenno al loro contesto di riferimento (e qui non parliamo della Missione o del Seriale fotografico, ma almeno della PROVENIENZA del frame – si noti che abbiamo recentemente letto, su un paio di Forum Italiani, delle “discussioni” relative a presunte Anomalìe Planetarie in cui gli Utenti analizzavano (!) un’immagine senza neppure conoscerene la proveninenza ed ignorando a quale Pianeta essa si riferisse…).

Dobbiamo dunque concludere che, a dispetto delle potenzialità esistenti, la Divulgazione della Cultura nel Campo della Ricerca di Frontiera in generale e dell’Anomaly Hunting in particolare, così come è stata ed è attuata attraverso il Web (o, come qualcuno lo definisce, la “Information Super-Highway del XXI Secolo”…) abbia fallito?

In parte, certamente si. Almeno per ora e per il momento.

La realtà, a nostro modo di vedere, è che, a dispetto del fatto  che oggi si possa reperire, con facilità ed un po’ ovunque (e cioè dai siti web degli Anomaly Hunters “amatoriali”, ai “raffinati” mega-spazi-web costruiti da blasonati Ricercatori – accreditati e non), una mole impressionante di dati e notizie, altrettanto si assiste ad uno sconcertante livellamento verso il basso della qualità degli Studi, delle Ricerche e delle Analisi che vengono svolte sull’Argomento.

Studi, Analisi e Ricerche le quali, malgrado l’impegno e la passione di milioni di persone, si rivelano sempre più spesso inconsistenti, inutilmente (e sfacciatamente) “commerciali” e, nel complesso, caratterizzate da una globale mediocrità.

Un esempio di recentissima “informazione e divulgazione-spazzatura” (oltre al “Marziano di Gusev Crater”)?
Pensate a quello che accadde subito dopo il landing della Sonda Phoenix: non appena apparvero sul Web i primi frames panoramici che mostravano un bagliore in lontananza, subito si imbastirono migliaia di discussioni che esponevano il presunto cover up della NASA sulla scoperta di una “evidente traccia di Intelligenza Aliena sul Pianeta Rosso”.

E non solo! Il peggio (ai limiti del cattivo gusto) è stato raggiunto con il tentativo  (velleitario, ma persistente) di alcuni pseudo-ricercatori (degli autentici cialtroni, se si vogliono chiamare con il loro nome) i quali hanno parlato di presunte manipolazioni dei frames Phoenix.
Manipolazioni “Made in NASA”, ma realizzate “alla buona” ed ottenute a colpi di “Photoshop”.

Ma ci pensate? L’Ente Spaziale più grande ed importante (e potente) del Mondo, il quale, deliberata (non si sa come né da chi) la necessità di “censurare” alcune immagini, affida l’esecuzione del cover-up a qualche poveraccio armato solo di Buona Volontà e di “sfumini” digitali…

Ma andiamo: cerchiamo di essere razionali, se non altro!

Che il cover-up, a qualche livello (o, forse, a più livelli) esista, possiamo essere (anzi: siamo) d’accordo.
Ma un cover-up NASA, laddove posto effettivamente in essere, credeteci, verrebbe/è posto in essere utilizzando tecniche talmente evolute (altro che che Photoshop…) da non essere neppure teorizzabili, al momento, dai “Complottasti della Domenica”.

E poi, pensateci, forse non proprio tutti quelli che lavorano per la NASA sono degli incompetenti al punto che qualsiasi adolescente, standosene a casa propria, bello seduto e tranquillo davanti al suo pc, può smascherare in “5-minuti-5” di lavoro…

Siamo anche intervenuti, in una di queste argute discussioni, per affermare (poco prima della conferma della stessa NASA) che il bagliore al quale accennavamo era solo la Backshell della Sonda Phoenix che splendeva nel debole Sole di Vastitas Borealis e che quindi, oltre a denigrare gli Americani, avremmo anche dovuto esporre – se c’erano – le nostre analisi e teorie, dato che “tutti si sentivano furbi ed esperti”.

Fu un intervento volutamente polemico dal quale ci aspettavamo le (solite) male risposte ed invece…Invece la (pur frequentatissima) discussione si fermò. Gelata.
Poi, dopo un po’ di tempo, qualche sbuffo ulteriore sui ritocchi fatti con Photoshop (evidentemente l’unico software di grafica e foto-ritocco conosciuto in Italia…), ed infine il – a questo punto tristissimo e sconsolante – silenzio.     

La morale: per giocare a fare gli Scienziati che criticano, sono buoni (quasi) tutti; ma ad interpretare il ruolo dei Ricercatori che lavorano, analizzano, costruiscono con fatica e sacrificio e quindi sostanziano (nel BENE e nel MALE) le proprie idee ed ipotesi…Sono buoni in pochi.
In Italia, a voler essere generosamente ottimisti, ci saranno una decina di Ricercatori seri e capaci. Il resto…solo chiacchiere, fuffa e spocchia (come dice il nostro Amico e Collega Matteo Fagone).

Concludendo (questa volta definitivamente), noi riconosciamo al Sig. Pilolli, nella vexata quaestio che è nata dall’analisi di alcuni frames relativi all’Asteroide 433-Eros, che (se non altro per cura e coraggio), le sue idee e teorizzazioni – sebbene da noi NON CONDIVISE, NE’ (OGGETTIVAMENTE E DATI ALLA MANO) CONDIVISIBILI – meritano comunque rispetto.
Rispetto per lo sforzo profuso, per la qualità e la chiarezza – evento raro – dell’esposizione e per l’impegno espositivo e teorico svolto il prima persona.

Quello che probabilmente, ed a nostro avviso, ha determinato il verificarsi di una serie di errori a cascata, è stata una letale combinazione di “cattivi elementi” (tra cui la fretta di concludere, l’ansia di scoprire e di divulgare per primi etc.) i quali, alla fine, anzichè “sostenere e supportare la Scoperta”…l’hanno affossata. Sul nascere.

Un cocktail di componenti psicologiche e tecniche negative che, unito all’impiego di una metodologia investigativa imperfetta (poiché, riteniamo, troppo “frettolosa”, “artigianale” ed “A-tecnica”), ha trasformato l’analisi di rilievi comunque intriganti, in una sorta di “Crociata Pro Veritate”, laddove la parte dei cattivi l’hanno – as usual… – interpretata gli Americani e la NASA, mentre la parte del “buono” – minacciato da forze oscure prima e sbeffeggiato poi -  se l’è presa sulle spalle il Sig. Pilolli.

Peccato.

Peccato perché sarebbe bastata una maggiore analisi dei dati disponibili, l’effettuazione di alcune ulteriori ed essenziali verifiche contestuali e, soprattutto, una maggiore raccolta e metabolizzazione di nozioni tecniche specifiche, per giungere a conclusioni comunque affascinanti (perché l’Universo E’ affascinante, SEMPRE!) e non così – purtroppo – forzate.

Tanto forzate che, alla fine – ed almeno alcune di esse – (si veda la parte finale dell’articolo sub http://www.hwh22.it/xit/S20_astronomia/Eros/01apbio.html), a nostro avviso sfociano direttamente nella controinformazione e – sorry – nella “paranoia spaziale”.

…Certo, se si vuole “essere visibili” occorre sparare forte e sparare in alto, così come oggi fanno – e perdonateci la franchezza – alcuni Ricercatori di Frontiera, Italiani e non.
Ricercatori (?) che sfoderano in continuazione e senza ritegno alcuno, su libelli e riviste “specializzate”, delle certezze tanto intense e monolitiche quanto, nel contempo (e previa l’effettuazione di un’analisi anche sommaria dei dati da loro stessi addotti), inconsistenti e sfuocate.
Inconsistenti e sfuocate come i pixel che formano le immagini che costoro usano per sostanziare le loro scoperte “epocali”…

Peccato. Anche perchè, a nostro parere, l’intento originale del Sig. Pilolli era buono.

Ma, si sa, “La Strada che conduce all’Inferno (in senso lato e metaforico, ovviamente…) è, da sempre, lastricata di Buone Intenzioni ed Ottimi Propositi“…

 

POSTFAZIONE: …e meno male che avevamo SUBITO detto e scritto che questo Studio non doveva essere letto come “contrapposto” bensì come “ALTERNATIVO” a quanto riportato – per anni – sulla questione dell’Asteroide 433-Eros, sia dal Sig. Pilolli, sia da altri “Anomaly Hunters”… Comunque, dato che al peggio non c’è mai fine, due precisazioni:

1) tutte le immagini usate in questo Studio, sono NASA-Original, ottenute dal National Space Science Data Center o scaricate da Siti NASA On-Line dedicati e NON SONO state scopiazzate da altri Siti per un semplice motivo: Lunar Explorer Italia possiede la fototeca più grande d’Europa (on-line ne è pubblicata solo una porzione) e non abbiamo bisogno di appropriarci di lavori altrui (per altro, spessissimo – come in questo caso – brutti, malfatti e taroccati);

2) abbiamo già letto, su due Forum Italiani, le “geniali” precisazioni (e cioè insulti e diffamazioni, come da routine) dei soliti anonimi fenomeni. Rispondiamo ora, a loro ed a coloro che verranno, come loro, senza argomenti e con tanta ignoranza ed arroganza alle spalle; gli rispondiamo una volta sola ed una volta per tutte: qui, su Lunar Explorer Italia/Lunexit, nessuno pretende di avere la Verità fra le mani e nessuno sbraita o insulta.

Chi lo fa (e, sulle nostre pagine, NON E’ MAI ACCADUTO!), qualifica solo se stesso, la sua pochezza intellettuale e la sua colossale ed irrecuperabile ignoranza.

Animazione 050_frame02_eros.gif

Powered by Neo-Web.it