True Planets

2 agosto 2008

Il Caso dell’Asteroide 433-Eros, fra Analisi Scientifica ed Analisi Speculativa (con un pizzico di Complottismo…) – di Paolo C. Fienga, Gianluigi Barca & Lunexit

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Come già avemmo occasione di scrivere in passato, la Professione di “Anomaly Hunter” (vedi nota 1)
 
Nota 1: si intende per “Anomaly Hunter” l’Appassionato-Amateur Researcher o il Professionista che, attraverso l’osservazione di immagini riferite ad ambienti extraterrestri, cerca di individuare gli “elementi anomali” eventualmente presenti in esse e quindi a spiegarli agendo o

1) in accordo ai dettami ed alle Leggi di una di quelle Scienze che appartengono alla Famiglia delle “Scienze Convenzionali” (o “Positive” – tipo: la Fisica, l’Astronomia, la Chimica, la Biologia etc.), oppure
2) in accordo ai dettami ed alle Leggi di quella che è conosciuta e definita – usandosi un’espressione piuttosto ambigua e certo polivalente – come “Scienza di Frontiera” –,

non solo non è una Professione semplice (anzi…), ma è – anche ed addirittura – una Professione rischiosa.

Già, molto rischiosa, da almeno due punti di vista: uno, soggettivo, che è dato dal tipo di approccio/analisi impiegato/a dall’Anomaly Hunter per valutare le immagini ed interpretarle; un altro, oggettivo, che è dato dal risultato finale dell’analisi.
Un risultato il quale – come sapete –, oltre ad essere (diremmo inevitabilmente) “destinato a suscitare controversie”, è funzione non solo della competenza e dell’esperienza dell’Analista, ma anche della sua sensibilità e, in particolare, di quelle che sono le basi (rectius: le fondamenta), scientifiche ed umanistiche, che lui impiega per concepire e modellare il Lavoro svolto.

Ci spieghiamo meglio: se l’Anomaly Hunter fosse, tendenzialmente, uno “Scettico”, le sue basi scientifiche ed umanistiche molto probabilmente lo orienteranno, durante lo svolgimento del lavoro, in maniera netta verso il pragmatismo e l’analisi lineare dei dati disponibili.
Questo significa, in pratica, che l’individuazione di una Anomalìa (o, quanto meno, di una Singolarità – vedi nota 2), da parte di un Anomaly Hunter orientato allo scetticismo, sarà sempre un evento molto difficile a verificarsi e la sua analisi delle informazioni, per completa o incompleta che sia, tenderà sempre verso l’interpretazione dei dati in quanto tali (ossìa “dati riferiti a se stessi” – ed, eventualmente, alla Scienza Convenzionale “più prossima/pertinente al/per il caso di specie”) e non in quanto porzioni visibili di uno scenario – almeno – più vasto di quello prefigurato dalla branca di Scienza Positiva usata come riferimento nel caso concreto.

Nota 2: devono intendersi per Anomalìetutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi Corpo Celeste – Terra inclusa – le cui caratteristiche esteriori ed apparenti inducono l’Osservatore ad escludere la loro origine naturale (rectius: origine riconducibile a processi geologici in senso ampio e/o climatici) e/o il loro essere “indigeni” del luogo in cui essi appaiono e/o si trovano nel momento in cui sono stati scoperti/individuati”; devono intendersi per “Singolarità”, invece “tutti quei rilievi e/od oggetti posti sulla superficie di un qualsiasi Corpo Celeste – Terra inclusa – aventi un’origine naturale, ma le cui caratteristiche esteriori ed apparenti inducono l’Osservatore a ritenere che, su di essi, possano essere intervenuti processi modificativi diversi ed ulteriori rispetto a quelli geologici in senso ampio e/o climatici”.

E’ altrettanto ovvio che, laddove l’ipotetico Anomaly Hunter fosse un “Believer” (e cioè un “Credente”, un tipo alla Fox Mulder – l’investigatore dei famosi telefilm “X-Files” – tanto per intenderci…), le sue basi scientifiche ed umanistiche lo orienteranno, sempre durante lo svolgimento del lavoro, ad operare un’analisi dei dati disponibili la quale sarà (ovviamente) piùimmaginifica” e meno lineare.
Sia in un caso che nell’altro, come ovvio, noi postuliamo che il nostro ipotetico Anomaly Hunter, sia egli uno Scettico o un Believer, agisca (e cioè analizzi ed interpreti i dati disponibili) in Buona Fede.

Questo significa che i risultati delle sue analisi, quali che sìano (fatta salva l’esistenza ed il rispetto dei requisiti di Razionalità e Logicità delle stesse), saranno sempre e comunque dei risultati “ACCETTABILI” (vedi nota 3).

Nota 3: il compito ed il ruolo del Ricercatore/Divulgatore, nel campo specifico dell’Anomaly Hunting ed in quello più generale della Scienza di Confine, NON ricalcano quelli dello Scienziato Convenzionale: le “Leggi” che si applicano alle due Figure Professionali, al pari dei contesti in cui essi operano, sono molto diverse. Questo significa che l’elemento qualificante di un’Analisi svolta da un Anomaly Hunter (ossìa un Operatore della Scienza di Confine) non dovrà essere cercato nella sua “Scientificità Assoluta” (una verifica impossibile, in quel contesto), bensì nella “Razionalità e Logicità Interna” dell’analisi stessa. Laddove l’Analisi in oggetto presenti le caratteristiche della Razionalità (degli scopi e dei contenuti) e della Logicità (dei mezzi e dei processi adottati nonché delle conclusioni raggiunte), potremo dire che l’Analisi è ACCETTABILE.

Quest’ultima digressione sul requisito della “Accettabilità” è necessaria per evitare le solite (e sovente solo pretestuose) risse dialettiche che occorrono allorché un Anomaly Hunter pubblica/divulga i risultati di alcuni suoi Lavori.
Di regola, infatti, questi risultati vengono completamente stravolti e malintesi (spesso anche capziosamente) da soggetti (magari anche qualificati) i quali, o perché operativi nel Campo di una Scienza Convenzionale – ergo antitetica, per loro stessa definizione, alla Scienza di Confine –, o perché “si ritengono” portatori del Verbo della Scienza Convenzionale (pur non avendo né titoli, né credenziali), attaccano e tentano di smantellare dalle fondamenta l’Analisi di Confine poiché essa NON FU EFFETTUATA in accordo al Metodo Scientifico Tradizionale.
Un Metodo Scientifico Tradizionale che, a nostro parere – e come dianzi si è cercato di esprimere con la maggior chiarezza possibile – nelle Analisi e negli Studi svolti dagli Anomaly Hunters/Ricercatori di Frontiera non può essere (rigidamente) applicato.

Lo scopo di questa lunga, ma riteniamo utile, premessa, è quello di tracciare i confini Logici e Metodologici del Lavoro che viene svolto da un Ricercatore di Frontiera/Anomaly Hunter.

Ed ora passiamo al nostro caso specifico, forse uno dei più eclatanti degli ultimi anni: la vicenda delle “(possibili) Strutture Aliene” individuate (da un Anomaly Hunter Italiano, il Sig. Alberto Pilolli), sull’Asteroide 433-EROS, durante la perlustrazione del medesimo effettuata dalla Sonda NASANEAR – SHOEMAKER”.

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Il Sig. Pilolli, che non conosciamo di persona ma della cui Buona Fede non intendiamo dubitare, esaminò una serie di frames NASA i quali, a suo dire, costituivano e contenevano delle palesi evidenze (evidenze = prove, nell’ottica dello Scopritore) dell’esistenza di “strutture NON naturali” su un piccolo asteroide conosciuto con il nome di “433-Eros”.

Così almeno lui disse e scrisse, quando tentò di interfacciarsi con la NASA per discutere la sua (potenzialmente epocale) Scoperta.
Noi, come Gruppo di Ricerca Lunar Explorer Italia, agendo con i mezzi tecnici attualmente a nostra disposizione ed utilizzando nella maniera più ampia e proficua (così almeno speriamo ed auspichiamo) le nostre Risorse e Conoscenze, abbiamo ripreso in mano alcuni dei frames utilizzati dal Sig. Pilolli per sostanziare le proprie idee ed allegazioni ed abbiamo cercato di fare quello che, probabilmente, avrebbe potuto e dovuto fare lui stesso, prima di rendere pubblica la “Scoperta”.
Ora, tanto per evitare malintesi (che, sulla base della nostra esperienza, riteniamo che nasceranno comunque…), precisiamo subito – ed una volta per tutte – che questa nostra Analisi NON E’ UNA CRITICA GRATUITA del Lavoro svolto dal Sig. Pilolli, MA COSTITUISCE, piuttosto, una “LETTURA ALTERNATIVA E RAZIONALE” circa la possibile Natura di alcuni dei rilievi superficiali da lui individuati sull’Asteroide 433-Eros.
Nulla di più.

IMAGE N. 132 577 092

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Caption NASA Originale:

“This image of Eros, taken from the NEAR Shoemaker spacecraft on May 1, 2000, is among the first to be returned from “low orbit.” Between May and August, the spacecraft will orbit at altitudes near 50 Km (about 31 miles) or less. This will be the prime period of activity for some of the spacecraft’s science instruments. The X-ray / gamma-ray spectrometer will build up maps of chemical abundances, while the laser rangefinder measures the shape of Eros to within meters (a few feet). At the same time the magnetometer will watch for indications of Eros’ magnetic field and the near-infrared spectrometer will map rock types. The imager will take pictures of the entire surface of Eros that capture features as small as 4 meters (13 feet) across. This particular image, taken from an orbital altitude of 53 Km (about 33 miles), shows a scene about 1,8 Km (1,1 miles) across. Numerous craters and boulders as small as 8 meters (26 feet) across dot the landscape. The large, rectangular boulder at the upper right is 45 meters (148 feet) across”.

Il frame 132577092 contiene, a nostro avviso, il rilievo superficiale più intrigante tra quelli evidenziatisi durante l’intera Missione (e presi in esame anche dal Sig. Pilolli) e la sua spiegazione, in effetti, può risultare difficile (a e per chiunque: e cioè senza distinguere fra Scienziato “Convenzionale” ed “Anomaly Hunter”), ma una cosa va detta subito e si tratta di una premessa metodologica: attraverso la mera Analisi Fotografica – per quanto accurata essa possa essere – di un rilievo FORTEMENTE AMBIGUO, non si potrà (praticamente) MAI giungere ad alcuna Certezza.
O meglio: non si arriverà (tendenzialmente) MAI a poter dire, con Assoluta Certezza, “che cosa un certo oggetto E’”.

Al limite, e lavorando al massimo delle proprie capacità e potenzialità, si POTRA’ arrivare a dire “CHE COSA un certo oggetto – come nel caso di specie – NON E’”.
E’ proprio questa Premessa Metodologica che, a nostro parere, alla fine potrà caratterizzare l’Analisi svolta dal nostro Gruppo come “Accettabile”; ed a tal proposito è bene precisare subito che l’idea di partire nella Ricerca/Analisi circa la Natura di rilievi extraterrestri Anomali e/o Singolari dicendo che questo oggetto (o qualsiasi altro rilievo superficiale bizzarro) “NON E’ Naturale”, costituisce un errore: un colossale errore tecnico e tattico.

Si tratta di un “Errore Tecnico”, poiché nessun Anomaly Hunter potrà MAI giungere ad asserire con ASSOLUTA CERTEZZA un fatto simile sulla sola base delle immagini (ivi, peraltro, sulla base di UNA SOLA immagine!); ed è un “Errore Tattico” perché – e questo lo abbiamo sperimentato di persona – contattare la NASA (rectius: qualcuno dei “Cervelloni” della NASA) dicendo “Ho scoperto un rilievo non naturale – e cioè artificiale e quindi, in questo ed in altri casi similari, “alieno” per definizione – in una delle Vostre immagini”, significa:

1) parlare apertamente di qualcosa che – e questo lo sanno proprio tutti, sin dagli Apollo Days… – costituisce una “Materia Proibita” o, se preferite, la Materia del “No-Comment per definizione” per TUTTO il personale NASA;
2) dare dei “poco attenti” a coloro che hanno visto e valutato l’immagine prima di noi (e si tratta di Personale Super-Specializzato e di Grande Esperienza – se non altro in teoria –, dotato di una strumentazione che supera di gran lunga la migliore strumentazione che potrebbe venir mai disponibile al miglior Anomaly Hunter “non Governativo”);
3) creare (premesso quanto sub 1 e 2 qui di sopra e nell’ipotesi in cui la Scoperta sia una – rarissima e quindi preziosissima, oltre che potenzialmente Epocale – Scoperta VERA) la base oggettiva per l’avvìo di un’operazione di cover-up.

Questo significa che la “Tattica” migliore da adottarsi in tutti i casi in cui un Anomaly Hunter ritenesse di aver scoperto qualcosa di realmente interessante, è quella della VERIFICA INTERNA (e cioè con il proprio Gruppo di Lavoro e/o, comunque, con qualche Amico e Collega – possibilmente Esperto della Materia), seguita dalla eventuale DIVULGAZIONE della Scoperta verso il Pubblico (per valutarne le reazioni e perchè, molto spesso, l’Anomaly Hunter – TUTTI gli Anomaly Hunters, anche quelli più bravi, smaliziati e dotati di mezzi ed esperienza –, con il tempo, finisce/finiscono con il diventare un po’ “prigioniero/i” della sua/loro “visione delle cose del cosmo” e quindi necessita/necessitano di sguardi ulteriori e disincantati.

A volte, magari, anche “palesemente ostili”. L’unica cosa da NON FARE è quella di contattare la NASA (o l’ESA, o chi per esse), perché, delle due l’una:

1) o NON si riceverà MAI risposta alcuna (un fatto mortificante, alla lunga…)
2) o perché NON si riceverà MAI una risposta di Vostro auspicio e gradimento (come lo stesso Pilolli – oltre a noi stessi, finché non abbiamo “capito l’andazzo” – ha sperimentato).

Ciò detto, passiamo all’analisi del rilievo anomalo di cui al frame 132 577 092.
In primo luogo abbiamo cercato (riuscendovi) di contestualizzare il dettaglio in oggetto, inserendolo all’interno di un frame panoramico che ci mostra la regione centrale di 433-Eros.

106_Reg_Global-Mosaic.jpg
Entrambi i frames, purtroppo, evidenziano (come potete vedere Voi stessi) un livello bassissimo di risoluzione (specie, naturalmente, quello panoramico), ma la assoluta peculiarità del rilievo potenzialmente anomalo appare decisa e chiara in entrambi. Ora, tanto per usare un approccio quanto più possibile “scientifico”, diciamo subito che non è possibile parlare di “artificialità” del rilievo in questione usando solamente queste due immagini (se lo facessimo, oltre a dimostrare una scarsa dimestichezza con le tecnicalità proprie del Lavoro dell’Anomaly Hunter, utilizzeremmo anche uno schema logico che già avemmo occasione di stigmatizzare e  condannare in passato e cioè quello che vuole che si parta da una conclusione (ivi: “il dettaglio E’ artificiale”) e poi si vada a cercare gli elementi che la supportano e solo essi. Uno schema logico “inverso” e quindi assurdo, che scartiamo subito.

E allora? Che cosa possiamo fare o dire? Beh, tante cose! Vediamone alcune…
Innanzitutto si tratta – ragionando sulla base di quanto si scorge nel frame panoramico – di un rilievo superficiale che si caratterizza per la sua albedo (elevata). Una albedo che lo rende NON SOLO visibile da una notevole distanza, ma anche UNICO nel contesto al quale esso accede.

L’albedo di un oggetto è importante (in chiave di Anomaly Hunting), come ovvio, NON “in sé”, ma in relazione all’ambiente in cui l’oggetto si trova.
Sarà dunque “anomala” l’albedo elevata di un oggetto/rilievo situato in una zona/regione caratterizzata da profili ad albedo bassa e, viceversa, sarà anomala l’albedo bassa di un oggetto/rilievo situato in una zona/regione caratterizzata da profili ad albedo alta.

CONCLUSIONE PRELIMINARE: il rilievo che stiamo analizzando (dato che le immagini disponibili lo inquadrano da notevole distanza e quindi NON E’ POSSIBILE SCENDERE NEL DETTAGLIO DELLE SUE FATTEZZE SENZA “TIRARE AD INDOVINARE”) è “anomalo” SOLO in ragione della sua albedo.
Ma attenzione: neppure questo dettaglio deve essere assolutizzato poiché, come ben si può vedere nel frame panoramico, la regione di 433-EROS su cui esso sorge è, in questo momento (rectius: nel momento in cui venne ottenuta l’immagine) in condizioni di illuminazione radente (notare l’ombra dei bordi dei crateri che circondano il rilievo controverso e l’ombra che esso stesso viene a proiettare).
E le condizioni di illuminazione radente sono – di regola – ottimali per “esaltare” l’albedo (e la FORMA!) di tutti i rilievi ripresi (basta osservare le fotografie delle regioni della Luna che giacciono a ridosso del Terminatore per realizzare la validità di questo assunto).

Proseguiamo.

Il rilievo, nel frame NON panoramico (e cioè l’immagine con il seriale n. 132 577 092), SEMBRA mostrare una singolare e duplice linearità nella sua porzione maggiore (e superiore: come si vede nel detail mgnf in b/n). Esso, infatti e ad un’osservazione sommaria, SEMBRA essere costituito, nella sua parte “Nord”, da due rettangoli (o “dischi”?) affiancati mentre una sorta di “scivolo” di color bianco brillante si diparte dal suo lato Sx – Sud (Dx dell’Osservatore) e va a conficcarsi nel suolo.
Bastano queste annotazioni, dunque, per dire che siamo davanti ad un’Opera “ovviamente” Artificiale?

Ahinoi, no. Proprio no. Decisamente no.
Come facciamo a dirlo? Ma è semplice: abbiamo analizzato la posizione del rilievo controverso all’interno del piccolo cratere che gli funge da “nido”, abbiamo valutato l’altezza del bordo del cratere e l’ombra che esso proietta sul suo interno ed infine, dopo aver calcolato l’altezza del rilievo, abbiamo preso in considerazione l’ombra che si dipartiva da esso e che – ATTENZIONE! – era MOLTO più chiara e definita (e quindi SIGNIFICATIVA) del rilievo in sé.
Un lavoro molto semplice, che ci ha richiesto solo qualche decina di minuti di tempo e che anche il pur bravo Pilolli (o alcuno dei suoi Amici e Colleghi) avrebbe potuto fare…se fosse stato più tranquillo, se avesse esaminato i dati disponibili con maggiore calma ed attenzione oppure – chissà… – se non gli fosse venuta quella che, nell’ambiente della Scienza (Convenzionale o Di Confine), si chiama “Ansia da Scoperta Epocale”.
Un’ansia molto simile, concettualmente, all’Ansia da Performance, che può riscontrarsi in campo sportivo, scolastico e sessuale… 

Comunque sia, operando anche una modesta magnificazione del dettaglio e dei suoi dintorni (modesta onde evitare la “frammentazione” del frame), abbiamo appurato quanto segue:

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1) il rilievo controverso è tutt’altro che lineare e simmetrico (come appariva ad un’esame superficiale): si tratta di un boulder (un “macigno”) di dimensioni medio-grandi la cui base, che giace in ombra, è caratterizzata da una forma alquanto irregolare (marcata in rosso nel dettaglio magnificato di cui sopra);

2) la porzione superiore del macigno – che ha un’altezza compresa (riteniamo) tra i 18 ed i 23 metri (abbiamo calcolato l’altezza del rilievo conoscendo la lunghezza dell’ombra che proietta ed operando un’assunzione sull’angolo di incidenza solare nel punto dove esso sorge) – è illuminata dal Sole radente e, grazie ad un effetto ottico tanto comune, quanto ingannevole – provocato dall’azione congiunta fra il contrasto estremo ombra/luce che coinvolge il particolare, al quale si va ad unire una povera (davvero MOLTO povera…) risoluzione –, essa finisce con l’apparire, nel frame, liscia e regolare quando, invece, non lo è affatto;

3) l’apparente divisione della porzione in luce del rilievo controverso in due rettangoli (o dischi) è soltanto la conseguenza di una frattura (“crack”) piuttosto regolare che caratterizza la sommità del boulder (esiste anche un secondo “crack”, circa ad ore 04:00 del boulder, anch’esso evidenziato in rosso nel dettaglio magnificato di cui sopra).

CONCLUSIONE DEFINITIVA: il rilievo di cui al frame 132 577 092 NON E’/NON COSTITUISCE un’Anomalìa, bensì (se stiracchiamo un po’ il concetto…) una semplice Singolarità Superficiale la quale è, al tempo stesso, il frutto di un acuto ed ingannevole contrasto fra la porzione del suolo in luce e quella che invece giace nell’ombra ed a cui – purtroppo – deve essere abbinata (quale elemento decisivo nella creazione della, a questo punto evidente svista) una estrema povertà di risoluzione del frame NASA originale.

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IMAGE N. 013 292 6922

Caption NASA Originale:

“Though NEAR Shoemaker returns images that reveal a wealth of detail about the landforms on Eros’ surface, appreciating the scale of these features can be a little difficult without roads, buildings, trees or other familiar landmarks.
This image, taken May 4, 2000, from an orbital altitude of 50 Km (about 31 miles), shows a variety of small surface features. The whole scene is about 1.8 Km (1,1 miles) across. To better visualize the size of the features, a to-scale Empire State Building is inset at the bottom of the image. The shallow, linear troughs in the lower part of the photo (marked by arrows) are 60 meters (197 feet) across. The boulder on the floor of the large crater at right is 30 meters (98 feet) across, whereas the crater itself measures about 800 meters (2,625 feet) across”.

433-EROS-20000508.jpg

Difficile dire, almeno a prima vista, quale sia (e perché) il particolare di questo frame che ha “intrigato” così tanto il Sig. Pilolli e tanti altri Appassionati ma, come l’esperienza insegna (e come abbiamo cercato di dimostrare poco fa…) alle volte l’elemento interessante – e/o decisivo – nella definizione e per la comprensione del frame non è (e non deve essere ricercato necessariamente) in un oggetto/rilievo in sé, quanto nell’ombra che esso proietta.
Ed allora, fatta questa quanto mai opportuna precisazione, ecco che possiamo andare ad osservare il particolare che giace in basso, a Dx dell’Osservatore, quasi a ridosso della linea che segna la fine della porzione in luce e l’inizio della porzione in ombra del grande cratere senza nome che domina tutto il lato del frame che si trova a Dx dell’Osservatore. E che cosa vediamo?
Secondo il buon Sig. Pilolli vediamo (rectius: DOVREMMO VEDERE) una “sfera” che si libra all’interno del cratere senza nome.
Sarà così?
Ahinoi (ancora una volta…), NO.

 02-433eros-20000508-DM.jpg

Non è così: è bastato infatti effettuare una modestissima magnificazione del frame (vedi l’immagine qui di sopra) per scoprire che ciò che abbiamo davanti NON E’ AFFATTO una “sfera, bensì – ed ancora una volta – un boulder di medie dimensioni e dall’albedo molto elevata (ma, in questo caso, NON più elevata dell’albedo visuale media del panorama a cui esso accede) il quale, di forma simile a quella di un parallelogramma, giace semi-infossato e leggermente inclinato sul suo lato corto e quindi viene a configurarsi, per chi lo osserva dall’alto, come una sorta di struttura colonnare (diremmo molto simile, concettualmente, al famoso “Monolito di Phobos”).

Una struttura che, quindi, sviluppandosi tanto (o forse addirittura di più) in altezza quanto (o piuttosto che) in larghezza, nel caso di specie può dare l’impressione (ma SOLO l’impressione!) all’Osservatore di “levitare”, mentre è in realtà BEN PIANTATA sulla superficie di 433-Eros.

Potremmo scendere ulteriormente in dettaglio (magari analizzando l’altro rilievo ad albedo elevata che si trova quasi sulla perpendicolare di questo – comunque curioso – “capitello”), ma non crediamo che sia necessario.
Basti dire che: in frames di scarsa qualità e di modestissima risoluzione (così come accade osservando, magari al telescopio – e quindi da grandissime distanze – dei corpi luminosi di forma irregolare), accade SEMPRE che gli oggetti di modeste dimensioni, piuttosto brillanti e posti ad una distanza medio-grande dal punto di ripresa, FINISCONO SEMPRE – O QUASI – CON L’APPARIRE DI FORMA SFERICA PUR NON ESSENDO SFERICI.

Suggeriamo a tutti gli Anomaly Hunters in fieri di annotarsi questa piccola Legge, onde evitare di cadere in tranelli ottici i quali, alla fine, non depongono a favore dell’acutezza del Ricercatore quanto, piuttosto e purtroppo, a favore della sua scarsa/nulla esperienza nell’analisi di immagini in arrivo dallo Spazio.

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IMAGE N. 013 403 0614

433eros-20000522.jpg

Caption NASA Originale:

“Pictures taken during the low-orbit phase of NEAR Shoemaker’s mission to Eros are revealing the true appearance of an asteroid’s surface. Eros is turning out to have diverse surface types ranging from flat to hilly, smooth to rocky, and monotonously cratered to unique in character.
This picture was taken for “optical navigation,” that is, plotting the spacecraft’s course by tracking the positions of the landmarks below. It caught a spectacular view of a horizon sculpted by worn, degraded craters and punctuated by jagged boulders. The angular boulder at the center of the frame is about 60 meters (197 feet) tall, or two-thirds the length of a football field. Angular rocks are very common in nature; the corners form as a rock is chipped out of a larger mass.
This image was taken May 18, 2000, from an orbital altitude of 50 kilometers (31 miles). The whole scene is about 1,4 Km (0,8 miles) across, and it shows features as small as 4 meters (13 feet)” .
Questo frame è quello che, per usare le parole del Sig. Pilolli (come di tantissimi altri Anomaly Hunters che si sono mossi sulle tracce da lui indicate) ci dovrebbe mostrare una “parabola” la quale, nel tempo, muta la propria posizione (come dimostrerebbe quanto ripreso nel frame n. 134 207 162).
La “parabola”, tanto per evitare malintesi, nell’ottica dello Scopritore della (presunta) Anomalìa, è il rilievo che identifichiamo con la lettera “P”, nel dettaglio magnificato che segue.

03-433EROS-20000522.JPG

Ora, senza voler essere né “cattivi”, nè troppo “pignoli”, noi dobbiamo dire subito che di “parabolico” e di presumibilmente artificiale, nel dettaglio in oggetto – agendo con la più piena Onestà Intellettuale e cercando altresì di essere il più possibile Open-Minded –, non riusciamo a vedere proprio nulla.
Ma transeat! Il fatto che un Anomaly Hunter (o un Gruppo di Anomaly Hunters) non riesca a vedere quello che un altro (o tanti altri) Anomaly Hunter/s dice/dicono di vedere, è irrilevante: la “soggettività”, nell’opera di associazione logica che crea una relazione (per lo più immediata ed intuitiva) tra un oggetto-rilievo ignoto ad un oggetto-rilievo noto (ivi: la roccia a forma vagamente – e, ATTENZIONE, SOLO APPARENTEMENTE! – conica che diventa una parabola) è essenziale.
E’, diremmo, nell’”in sé” del lavoro.
Ma non basta.

Specie se questa “soggettività” agisce in campo libero…

E si, perché esistono anche TANTI altri elementi che sono pure ESSENZIALI e che quindi costituiscono una porzione FONDAMENTALE dell’”in sé” del Lavoro di Anomaly Hunter.

Quali?
Beh, pensate all’Esperienza, alla Capacità di rimanere il più possibile Misurati ed Oggettivi, al possesso di un certo livello di Conoscenze Tecniche di Base; all’essere usi all’impiego della Logica, della Razionalità e del “Sacro” (e troppo spesso sottovalutato) “Buon Senso”.
Detto con maggiore semplicità e più “terra-terra”?

Ok: per essere un buon Anomaly Hunter, occorre possedere quel complesso di elementi che, nel loro insieme, consentono all’Osservatore/Ricercatore di vedere una pietra e di riconoscerla come tale (per bizzarra che sia la sua forma, la sua posizione, il suo colore etc.).

In quest’ultimo frame che andiamo a considerare, quindi (non diciamo “analizzare” poiché, onestamente ed in un simile caso, l’idea di spendere del tempo per giungere a dimostrare che il rilievo contraddistinto dalla lettera “P” e che sembra un macigno è, effettivamente, un macigno, ci è sembrata davvero non buona…), vogliamo solo portare la Vostra attenzione sul mosaico comparativo che abbiamo preparato e che potete vedere qui di seguito, alla fine di questa piccola prolusione.
Si tratta di un mosaico effettuato usando i due frames “incriminati” (e cioè quelli citati dal Sig. Pilolli e da coloro che hanno sostenuto la validità della sua – purtroppo – “NON-Scoperta”), il cui unico fine è quello di dimostrare che, VOLENDO, si può VEDERE DAVVERO DI TUTTO.

EROS-Comparison1.jpg

Si.
Ma, una volta recuperata la Calma e la Razionalità, usando gli strumenti adatti (e disponibili) e, soprattutto, adottando l’approccio giusto (che è equilibrato, non aprioristicamente “scettico” – se possibile – ma neppure rivolto alla più totale – ed irrazionale, ahinoi – Immaginificità…), si può ancora riuscire a vedere, nonostante i giochi di luce, i chiaro/scuri, i vizi prospettici e le deformazioni degli oggetti che sono alcune delle risultanti della scarsa qualità delle immagini esaminate, che

1) un “sasso” (come quello indicato dalla lettera “P” nel frame 013 403 0614) è, e rimane sempre, nel tempo, un “sasso”;

2) QUEL sasso “non ruota affatto su se stesso”, ma è l’angolo di ripresa adottato dalla Sonda che, agendo in combinazione con il diverso livello, grado ed angolo di illuminazione della scena, a poter dare/suggerire quella impressione – IMPRESSIONE: si badi! – ad un Osservatore inesperto e, sebbene agente in perfetta Buona Fede, decisamente poco accorto e razionale.

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CONCLUSIONI

Gli ultimi chiarimenti, a questo punto, dopo aver svolto tutte le necessarie precisazioni, contestualizzazioni ed osservazioni sui rilievi controversi, non possono che essere rivolte alla metodologia di analisi adottata in primissima battuta (e cioè all’atto della presunta scoperta) ed alle caratterizzazioni proprie dell’approccio usato.

Dobbiamo dire che Il Sig. Pilolli ha sicuramente avuto un ottimo occhio, ha fornito chiaramente i seriali delle immagini con i loro dati contestuali, ed ha infine espresso, procedendo – di fatto – in maniera (quasi) scientifica, le sue teorie e conclusioni.

Tutto questo noi lo valutiamo positivamente poiché, in questo caso – come in qualsiasi altro ed a prescindere dal fatto che le osservazioni sulla possibile esistenza e magnitudine di Anomalie fossero più o meno corrette (o più o meno erronee) -, questo tipo di chiarezza e precisione iniziali, oltre ad essere indicative di una ESSENZIALE e SOSTANZIALE Buona Fede, risultano poi fondamentali ai Ricercatori che verranno e che, con i loro contributi, arricchiranno la querelle di ulteriori approfondimenti, punti di vista, ipotesi e speculazioni.

Il “pane”, insomma, per i successivi confronti.

In linea meramente generale, inoltre, e forse un po’ paradossalmente (o forse no…), vogliamo stigmatizzare la circostanza per cui, nonostante l’avvento del World Wide Web – il quale consente non solo una rapida ed esponenziale crescita della Cultura e dell’Informazione, ma anche (volendo…) un “Confronto su Scala Mondiale ed in Tempo Reale” tra i Ricercatori di Frontiera –, noi, ormai quotidianamente, osserviamo – con una grande amarezza… – un crescendo spaventoso di “rivelazioni inconsistenti” (ed ai limiti della presa in giro), di “pseudo-anomalie”, tanto pubblicizzate ed eclatanti, quanto, spesso, anonime – e cioè prive delle informazioni minime le quali consentano al Professionista dell’Anomaly Hunting l’effettuazione delle MINIME e NECESSARIE VERIFICHE – e di spessore tecnico e scientifico veramente nullo (l’ultima, che ricorderete tutti, era il “Marziano che cammina” ripreso dal Rover Spirit nella Regione di Gusev Crater).

E certo non dimentichiamo alcune “baggianate planetarie” le quali, oltre a rivelarsi sempre più spesso delle boutades completamente prive di fondamenta logiche e fattuali, non presentano neppure il minimo cenno al loro contesto di riferimento (e qui non parliamo della Missione o del Seriale fotografico, ma almeno della PROVENIENZA del frame – si noti che abbiamo recentemente letto, su un paio di Forum Italiani, delle “discussioni” relative a presunte Anomalìe Planetarie in cui gli Utenti analizzavano (!) un’immagine senza neppure conoscerene la proveninenza ed ignorando a quale Pianeta essa si riferisse…).

Dobbiamo dunque concludere che, a dispetto delle potenzialità esistenti, la Divulgazione della Cultura nel Campo della Ricerca di Frontiera in generale e dell’Anomaly Hunting in particolare, così come è stata ed è attuata attraverso il Web (o, come qualcuno lo definisce, la “Information Super-Highway del XXI Secolo”…) abbia fallito?

In parte, certamente si. Almeno per ora e per il momento.

La realtà, a nostro modo di vedere, è che, a dispetto del fatto  che oggi si possa reperire, con facilità ed un po’ ovunque (e cioè dai siti web degli Anomaly Hunters “amatoriali”, ai “raffinati” mega-spazi-web costruiti da blasonati Ricercatori – accreditati e non), una mole impressionante di dati e notizie, altrettanto si assiste ad uno sconcertante livellamento verso il basso della qualità degli Studi, delle Ricerche e delle Analisi che vengono svolte sull’Argomento.

Studi, Analisi e Ricerche le quali, malgrado l’impegno e la passione di milioni di persone, si rivelano sempre più spesso inconsistenti, inutilmente (e sfacciatamente) “commerciali” e, nel complesso, caratterizzate da una globale mediocrità.

Un esempio di recentissima “informazione e divulgazione-spazzatura” (oltre al “Marziano di Gusev Crater”)?
Pensate a quello che accadde subito dopo il landing della Sonda Phoenix: non appena apparvero sul Web i primi frames panoramici che mostravano un bagliore in lontananza, subito si imbastirono migliaia di discussioni che esponevano il presunto cover up della NASA sulla scoperta di una “evidente traccia di Intelligenza Aliena sul Pianeta Rosso”.

E non solo! Il peggio (ai limiti del cattivo gusto) è stato raggiunto con il tentativo  (velleitario, ma persistente) di alcuni pseudo-ricercatori (degli autentici cialtroni, se si vogliono chiamare con il loro nome) i quali hanno parlato di presunte manipolazioni dei frames Phoenix.
Manipolazioni “Made in NASA”, ma realizzate “alla buona” ed ottenute a colpi di “Photoshop”.

Ma ci pensate? L’Ente Spaziale più grande ed importante (e potente) del Mondo, il quale, deliberata (non si sa come né da chi) la necessità di “censurare” alcune immagini, affida l’esecuzione del cover-up a qualche poveraccio armato solo di Buona Volontà e di “sfumini” digitali…

Ma andiamo: cerchiamo di essere razionali, se non altro!

Che il cover-up, a qualche livello (o, forse, a più livelli) esista, possiamo essere (anzi: siamo) d’accordo.
Ma un cover-up NASA, laddove posto effettivamente in essere, credeteci, verrebbe/è posto in essere utilizzando tecniche talmente evolute (altro che che Photoshop…) da non essere neppure teorizzabili, al momento, dai “Complottasti della Domenica”.

E poi, pensateci, forse non proprio tutti quelli che lavorano per la NASA sono degli incompetenti al punto che qualsiasi adolescente, standosene a casa propria, bello seduto e tranquillo davanti al suo pc, può smascherare in “5-minuti-5” di lavoro…

Siamo anche intervenuti, in una di queste argute discussioni, per affermare (poco prima della conferma della stessa NASA) che il bagliore al quale accennavamo era solo la Backshell della Sonda Phoenix che splendeva nel debole Sole di Vastitas Borealis e che quindi, oltre a denigrare gli Americani, avremmo anche dovuto esporre – se c’erano – le nostre analisi e teorie, dato che “tutti si sentivano furbi ed esperti”.

Fu un intervento volutamente polemico dal quale ci aspettavamo le (solite) male risposte ed invece…Invece la (pur frequentatissima) discussione si fermò. Gelata.
Poi, dopo un po’ di tempo, qualche sbuffo ulteriore sui ritocchi fatti con Photoshop (evidentemente l’unico software di grafica e foto-ritocco conosciuto in Italia…), ed infine il – a questo punto tristissimo e sconsolante – silenzio.     

La morale: per giocare a fare gli Scienziati che criticano, sono buoni (quasi) tutti; ma ad interpretare il ruolo dei Ricercatori che lavorano, analizzano, costruiscono con fatica e sacrificio e quindi sostanziano (nel BENE e nel MALE) le proprie idee ed ipotesi…Sono buoni in pochi.
In Italia, a voler essere generosamente ottimisti, ci saranno una decina di Ricercatori seri e capaci. Il resto…solo chiacchiere, fuffa e spocchia (come dice il nostro Amico e Collega Matteo Fagone).

Concludendo (questa volta definitivamente), noi riconosciamo al Sig. Pilolli, nella vexata quaestio che è nata dall’analisi di alcuni frames relativi all’Asteroide 433-Eros, che (se non altro per cura e coraggio), le sue idee e teorizzazioni – sebbene da noi NON CONDIVISE, NE’ (OGGETTIVAMENTE E DATI ALLA MANO) CONDIVISIBILI – meritano comunque rispetto.
Rispetto per lo sforzo profuso, per la qualità e la chiarezza – evento raro – dell’esposizione e per l’impegno espositivo e teorico svolto il prima persona.

Quello che probabilmente, ed a nostro avviso, ha determinato il verificarsi di una serie di errori a cascata, è stata una letale combinazione di “cattivi elementi” (tra cui la fretta di concludere, l’ansia di scoprire e di divulgare per primi etc.) i quali, alla fine, anzichè “sostenere e supportare la Scoperta”…l’hanno affossata. Sul nascere.

Un cocktail di componenti psicologiche e tecniche negative che, unito all’impiego di una metodologia investigativa imperfetta (poiché, riteniamo, troppo “frettolosa”, “artigianale” ed “A-tecnica”), ha trasformato l’analisi di rilievi comunque intriganti, in una sorta di “Crociata Pro Veritate”, laddove la parte dei cattivi l’hanno – as usual… – interpretata gli Americani e la NASA, mentre la parte del “buono” – minacciato da forze oscure prima e sbeffeggiato poi -  se l’è presa sulle spalle il Sig. Pilolli.

Peccato.

Peccato perché sarebbe bastata una maggiore analisi dei dati disponibili, l’effettuazione di alcune ulteriori ed essenziali verifiche contestuali e, soprattutto, una maggiore raccolta e metabolizzazione di nozioni tecniche specifiche, per giungere a conclusioni comunque affascinanti (perché l’Universo E’ affascinante, SEMPRE!) e non così – purtroppo – forzate.

Tanto forzate che, alla fine – ed almeno alcune di esse – (si veda la parte finale dell’articolo sub http://www.hwh22.it/xit/S20_astronomia/Eros/01apbio.html), a nostro avviso sfociano direttamente nella controinformazione e – sorry – nella “paranoia spaziale”.

…Certo, se si vuole “essere visibili” occorre sparare forte e sparare in alto, così come oggi fanno – e perdonateci la franchezza – alcuni Ricercatori di Frontiera, Italiani e non.
Ricercatori (?) che sfoderano in continuazione e senza ritegno alcuno, su libelli e riviste “specializzate”, delle certezze tanto intense e monolitiche quanto, nel contempo (e previa l’effettuazione di un’analisi anche sommaria dei dati da loro stessi addotti), inconsistenti e sfuocate.
Inconsistenti e sfuocate come i pixel che formano le immagini che costoro usano per sostanziare le loro scoperte “epocali”…

Peccato. Anche perchè, a nostro parere, l’intento originale del Sig. Pilolli era buono.

Ma, si sa, “La Strada che conduce all’Inferno (in senso lato e metaforico, ovviamente…) è, da sempre, lastricata di Buone Intenzioni ed Ottimi Propositi“…

 

POSTFAZIONE: …e meno male che avevamo SUBITO detto e scritto che questo Studio non doveva essere letto come “contrapposto” bensì come “ALTERNATIVO” a quanto riportato – per anni – sulla questione dell’Asteroide 433-Eros, sia dal Sig. Pilolli, sia da altri “Anomaly Hunters”… Comunque, dato che al peggio non c’è mai fine, due precisazioni:

1) tutte le immagini usate in questo Studio, sono NASA-Original, ottenute dal National Space Science Data Center o scaricate da Siti NASA On-Line dedicati e NON SONO state scopiazzate da altri Siti per un semplice motivo: Lunar Explorer Italia possiede la fototeca più grande d’Europa (on-line ne è pubblicata solo una porzione) e non abbiamo bisogno di appropriarci di lavori altrui (per altro, spessissimo – come in questo caso – brutti, malfatti e taroccati);

2) abbiamo già letto, su due Forum Italiani, le “geniali” precisazioni (e cioè insulti e diffamazioni, come da routine) dei soliti anonimi fenomeni. Rispondiamo ora, a loro ed a coloro che verranno, come loro, senza argomenti e con tanta ignoranza ed arroganza alle spalle; gli rispondiamo una volta sola ed una volta per tutte: qui, su Lunar Explorer Italia/Lunexit, nessuno pretende di avere la Verità fra le mani e nessuno sbraita o insulta.

Chi lo fa (e, sulle nostre pagine, NON E’ MAI ACCADUTO!), qualifica solo se stesso, la sua pochezza intellettuale e la sua colossale ed irrecuperabile ignoranza.

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