True Planets

20 ottobre 2007

Spazio: Ultima Frontiera – del Dr Gianluigi BARCA

Filed under: Articoli — info @ 11:08

“…La Terra è la Culla dell’Umanità, ma non si può rimanere nella culla per sempre…”

( K.E. Tsiolkovskij, 1911)

IMAGE-000.jpg

La motivazione essenziale che, ormai (forse) anche troppo spesso, viene citata dagli “esperti” quando si sente parlare di Conquista dello Spazio, è la storicamente celebre situazione Socio-Politica che dominava incontrastata negli anni ‘50/’60, ovvero la grande (e pericolosa, da tanti punti di vista…) “Concorrenza” che le allora uniche Superpotenze (e cioè USA ed URSS) misero sul “terreno di gioco” o, se preferite, su quello che oggi viene chiamato “Scacchiere Internazionale”.

Di che cosa stiamo parlando? Ma di “concorrenza a 360°”, ovviamente, il che vuol dire “concorrenza (TOTALE!)” in ogni Campo dell’Umana Scienza (e non solo): Campo Scientifico, quindi, ma anche Tecnologico, Sportivo, Artistico etc.
Il “fine ultimo”?
Ovvio: c’è chi lo ha chiamato “propaganda” e chi “dominio militare”, ma la sostanza era ed è sempre e solo una: la (cosiddetta) “Predominanza Politica” (e Sociale, aggiungiamo noi).

Il Potere, se Vi piace di più questa parola.

Fu in quegli anni bui (eppure luminosi, tuttavia), che vennero intrapresi gli storici progetti Mercury, Gemini ed Apollo per gli USA, e gli altrettanto importanti Progetti Vostok, Voshkod e Soyuz per l’URSS.

Non male, non credete?!?…

Oggi, invece, quando sentiamo parlare di “Missioni Spaziali” (in senso ampio) ciò che possiamo dire (e fare) è di suddividerle in quattro macroclassi:

1ma Classe: “Missioni a scopo di Ricerca e Sperimentazione” (si pensi, p.e., alle spedizioni finalizzate al compimento, a bordo della International Space StationISS –, di esperimenti su piante e materiali vari per vedere, rispettivamente, il loro sviluppo e la loro utilizzabilità e manipolabilità in ambienti a Gravità Ridotta.
E non dimenticate poi le analisi degli strati medio bassi dell’atmosfera e la spettro-termografia del suolo: analisi, rispettivamente, molto importanti per l’effettuazione di studi meteorologici accurati e per la localizzazione di aree geologicamente – e quindi…economicamente – interessanti);

2da Classe: “Missioni a scopo (diremmo prevalentemente) Militare” (esse si risolvono in studi del territorio dallo spazio, allo scopo di definire e/o raffinare alcune strategie di difesa, o di attacco – e senza dimenticare lo spionaggio vero e proprio);

3za Classe: “Missioni di Esplorazione” (queste si rivolgono, effettivamente, allo Spazio Profondo e sono realizzate mediante Orbiter e Landers capaci, rispettivamente, di studiare l’ambiente planetario da distanze variabili, e di scendere sul pianeta target per raccogliere dati essenziali – dalla temperatura, alla composizione dell’atmosfera, per giungere alla meteorologia – alla conoscenza del suo ambiente);

4ta Classe: “Missioni a scopo Economico/Commerciale” (non si tratta di “missioni” vere e proprie, ma di semplici “test su prodotti destinati al mercato mondiale – pensate alle, oggi importantissime, missioni rivolte allo studio ed allo sviluppo delle trasmissioni audio/video).

La Volontà di Predomino (Tecnologico e/o Socio-Politico), insomma, ieri come oggi, seppur con giustificazioni e progetti diversi, sembra essere la scintilla principale (se non l’unica – certo si tratta di un “denominatore comune”…) che scatena la corsa dell’Umanità verso le Nuove Frontiere.

Ma fu realmente e solo così che andarono (e vanno) gli avvenimenti?
La più grande sfida a memoria dell’Uomo moderno, la Conquista della Luna, fu un “Evento” (nel senso più Universale del termine) il quale risultò dovuto – essenzialmente – alla sua sola brama di potere?
E gli scienziati, i milioni di uomini – impiegati nelle migliaia di industrie coinvolte in vario modo ed in varia misura in questi progetti – erano solo persone che stavano gareggiando con altri uomini per questioni di “supremazia”?

Di certo basta fare dei semplici ragionamenti per capire che, con ogni probabilità (e “conoscendo” l’Uomo…), mai e poi mai si sarebbero spese delle cifre vertiginose (pensate: negli anni ’60 il costo dell’Operazione Luna superò largamente il doppio del PIL dell’Italia) e si sarebbero mobilitate più di ventimila imprese (solo negli Usa) ESCLUSIVAMENTE “per la Gloria” ed il “Futuro” dell’Umanità.
Andiamo, non siamo ingenui: certo che la Gloria ed il Futuro non erano i primi obbiettivi (e, forse, neppure i secondi o i terzi…) perseguiti, però…
Però dobbiamo comunque tenere in mente almeno un paio di Elementi di Valutazione e, nel contempo, Fattori di Influenza, decisamente fondamentali alla riuscita della missione.

Il primo Elemento e Fattore è dato dal fatto che, quali che sìano state le motivazioni decisive che si vogliono fornire e/od estrapolare alla/dalla “Moon Quest”, ci rimane comunque un qualcosa di indiscutibile negli occhi, nella mente e fra le mani (oltre che nei libri di Storia); un qualcosa di tanto ovvio, quanto di – ingiustamente e capziosamente – ignorato: l’Esplorazione Spaziale cambiò il corso degli eventi.
E cambiò, in parte, anche l’Uomo: poiché la Luna, l’Astro d’Argento che per millenni fu al centro di culti e rituali e che, sempre per millenni, segnò i calendari ed il fluire del Tempo, era stata raggiunta.

E c’è dell’altro: oltre, infatti, ai mutamenti “interiori” che subirono – in qualche modo ed in qualche misura – la “Ragione” e l’”Inconscio” dell’Umanità, anche tutte le Scienze – e, con esse, quelle industrie che sulla “Scienza”, reale o presunta, fondavano e fondano, almeno in parte, il loro lavoro ed il loro profitto – compirono un enorme balzo in avanti qualitativo: e fu così che quello che molti videro come uno spropositato spreco di denaro pubblico, nel tempo, quando molte delle tecnologie studiate per l’esplorazione spaziale vennero introdotte in settori civili quali la medicina, l’elettronica, l’ingegneria e l’informatica, quell’enorme profusione di energia e denaro, si rivelò come un eccezionale investimento.
Un investimento capace di offrire lavoro, opportunità e sviluppo; un investimento il quale, in non molto tempo, concorse a migliorare la qualità di innumerevoli beni e servizi riconducibili ai Settori Sociali dell’Economia (ossìa quei settori in cui il “beneficio” ricavabile dall’impiego del bene e/o dall’utilizzo del servizio, si rivolge e si risolve, prevalentemente e rispettivamente, all’uso e nell’uso da parte della Collettività).

Il secondo Elemento e Fattore da considerare va rinvenuto invece del dato per cui, dietro tutti quei Progetti, ci furono dei grandi uomini, con altrettanto grandi idee e capacità: Uomini capaci di guardare Oltre… oltre le politiche, oltre la logica di breve periodo ed oltre le opportunità emotive; uomini capaci di vedere oltre il domani, oltre i nostri limitati orizzonti e, quindi ed infine, oltre la nostra Grande Madre Terra che, vista dalle profondità della Spazio, divenne come una piccola e fragile Blue Marble: una delicata Biglia Blu.

IMAGE-001.jpg

§§§

La Filosofia Contemporanea ha affrontato questa evoluzione scientifica ponendosi problematiche etiche e sociali, ma le dispute principali che possiamo ritenere più rilevanti riguardo il nostro campo di ricerca sono state senz’altro quelle metodologiche ed ontologiche.

Sul Metodo Scientifico, infatti, rimangono famose le polemiche tra il filosofo Popper, secondo cui  “tutta la vita è risolvere problemi”, percorrendo strade per loro natura “fallibili” ed essendo capaci di migliorare imparando dai propri errori, ed il filosofo austriaco Feyerabend, di cui si ricorda, assieme alla bellissima opera “Contro il Metodo”, anche il suo celebre ed irriverente motto (oggi usato forse spesso ed a sproposito…) “tutto fa brodo”.
Già, “tutto fa brodo”, poichè la Scienza Moderna non è altro che un Linguaggio fra i tanti; gli esperimenti, le ricerche e le tecnologie sono valide ed utili, certo, ma altrettanto vale per la medicina sciamanica o le danze della pioggia… è solo questione di Linguaggio: Vita che scopriamo e viviamo dal suo interno.

Tantissimi furono e sono, comunque, gli Autori che hanno affrontato questo dibattito (si pensi solo alla famosa Scuola di Filosofia della Scienza Austriaca), e siamo consapevoli che non basterebbero certo queste poche pagine (e forse neppure libri e libri a tal proposito!) per offrire una panoramica completa a riguardo; qui, ciò che si vuole semplicemente far notare, è come la Filosofia, spesso, abbia posto il problema di una Scienza che, se affrontata con spirito aperto e profonda analisi, conduce ad una Verità Imperfetta; una Verità Imperfetta che esprime qualcosa che è davvero ben lontano dall’oggettività a cui spesso il Metodo Scientifico fa riferimento per eleggersi al di sopra degli altri “metodi”, e quindi acquisire una propria e superiore dignità.

Comunque sia, a parte la questione della Metodologia, furono proprio l’essenza della tecnica e quella dell’Uomo stesso che portarono il filosofo M. Heidegger a proporre degli studi elevatissimi nei nuovi panorami storici e sociali che si stavano aprendo: dopo i baratri della (miserabile) condizione umana indicati da Nietzsche, infatti, la Filosofia si trovò davanti al nichilismo svelato; si trovò al cospetto di un Grande Vuoto, sia Metafisico, sia Materialistico.

Caduti gli ideali, uccisi gli idoli e gli eroi e perse le strade, sarà proprio Heidegger ad indicare la Tecnica come una possibile risposta alla miseria umana; una risposta capace di far riscoprire all’Uomo la visione, l’essenza del suo Essere e del suo Destino.
Il filosofo tedesco, però, mostra la Tecnica sotto un aspetto completamente nuovo, profondo e senza tempo.
In epoca moderna, la Tecnica si propone come un mezzo; un metodo per raggiungere determinati scopi. Essa viene percepita come un’Entità Neutra, capace di raggiungere gli scopi prefissi dall’Umanità.

Questi assunti fanno si che l’uomo si trovi incatenato dalla (ed alla) Tecnica stessa, e dall’alienante e volgare percezione che ha di essa, per alcuni aspetti “esatta”, ma certo “non vera”.
Non dobbiamo concepire quindi la Tecnica come strumento: così facendo la Natura e la Vita perdono di valore, divenendo Leggi ed Oggetti da scoprire ed investigare, rispettivamente, piuttosto che degli “Enti” da “rivelare” e “svelare”.

Certo, anche lo scientismo moderno è un rivelare, ma esso ha abbandonato il lato della technè, la Tecnica appunto, che per i Greci era la rivelazione, era poièsis, un sapere ed un produrre artistico e nobile, che sia gli artigiani e gli studiosi, sia i poeti ed i cantori, concepivano come essenza capace si svelare la physis, ossìa la Natura, intesa come creatura viva, nascosta e profonda, e non come oggetto da cui essere, paradossalmente, alienati e schiacciati.

Non a caso la Dea che ha cara l’opera degli artisti e degli artigiani è Atena, la quale è polumetis, colei che dona il sapere astuto, il consiglio e l’intuizione, e glaucopis, e cioè colei che svela, vede oltre, nell’oscurità, là dove il buio nasconde e vela (animale sacro ad Atena, del resto, era proprio la civetta, uno splendido Animale Notturno, ma dagli occhi “vigili” e “profondi” che, guarda caso, divenne anche il simbolo della grande Atene).

Al contrario, grazie alla tecnica moderna, l’uomo deve tendere al superamento, rispondere al suo appello interiore del sovraumano, dell’oltre.
Sino a quando si considererà la Tecnica come un qualcosa di strumentale “resteremo intrappolati nella volontà di controllarla”, dominarla, mentre il passaggio etico e interiore a cui la tecnica ci chiama è il nostro “darsi” ad essa, riconoscendo in noi stessi coloro a cui “questo appello si rivolge”.
Si deve allora superare l’antica visione di dominio metafisico, e la moderna concezione di dominio materialistico.
La Tecnica Meccanica, che cerca solo ciò che vuole trovare, la tecnica “comoda” e “mezzanotte del mondo”, insomma, deve invece cercare l’avventura, l’oltre, vivere il cammino del sentiero che “non conduce da nessuna parte” ma che ha in sé la volontà di essere nel divenire.
Solo allora la Tecnica potrà farci separare la percezione scientifica dal mondo reale, e cioè i segreti della Natura, da quelle che altro non sono che nostre rappresentazioni, determinazioni pianificate a priori, nei progetti, per arrivare ad un preciso obiettivo.

Il “mondo concepito”, o la “concezione del mondo”, deve crollare, poiché non è un’immagine esterna all’Uomo, o un qualcosa che possediamo.
La Natura è nell’Essere e nel Divenire, nel venire a sé: Essa è in noi e noi siamo in Essa.

IMAGE-002.jpg

§§§

Dopo questa breve parentesi sulle possibili implicazioni etiche e filosofiche individuabili nel rapporto Uomo-Tecnica e Scienza, proviamo ora a concentrarci, in particolare, su qualche protagonista indiscusso delle Esplorazioni Spaziali: i “pionieri” dell’Era Spaziale e “fondatori”, in un certo senso, dell’Era Apollo, i quali, attraverso i loro studi e progetti, resero possibile il sogno del primo viaggio Terra-Luna-Terra.

In realtà, fra scienziati e tecnici delle più svariate specializzazioni, furono decine di migliaia le persone alle quali si deve il successo e la perfezione delle missioni lunari ed a cui spetterebbe il giusto grado e valore di interpreti e realizzatori del vero Spirito di questa impresa.
Ma tra essi, in verità, vi furono dei veri e propri precursori storici, ovvero dei personaggi che, come vedremo, avevano idee e mentalità capaci di rendere realtà ciò che, allora, era considerato come “semplicemente impossibile”.
L’Alba di una Nuova Scienza era giunta.
Quale?
Ma stiamo parlando dell’Ingegneria Missilistica, ovviamente: la “Base”, ancora oggi, di tutta l’Ingegneria Spaziale (propulsione inclusa).

Tra i vari scienziati tedeschi – o “Nazisti”, come qualcuno ama dire e ricordare – che gli USA e l’URSS, alla fine della guerra, si “spartirono” e riuscirono a portare nei due Paesi, spiccano sicuramente due personaggi incredibilmente geniali che raggiunsero l’America ed ai quali si deve, in larga misura, la creazione del Saturn V, il più grande razzo mai costruito.
Il vettore che permise agli Apollo Boys (noti anche, in quanto “Gruppo”, come “The Right Stuff”) di conquistare la Luna.
I loro nomi sono, oggi, impressi nei Libri di Storia dell’Astronautica: si tratta di Werner Von Braun, allievo di Oberth e Tsiolkovskij, e del suo braccio destro Ernst Stuhlinger.

IMAGE-003.jpg

Von Braun sognava sin da ragazzo la possibilità di andare sulla Luna, e rimase affascinato dagli studi missilistici del tedesco Hermann Oberth e del russo K.E. Tsiolkovskij i quali, insieme all’americano R.H. Goddard, progettarono i primi missili moderni.
I progetti elaborati presso Peenemunde da Von Braun portarono, dopo che l’esercito prese il controllo dei fertili studi missilistici che si stavano svolgendo in Germania (e che già allora ipotizzavano viaggi pacifici di esplorazione spaziale così come la costruzione delle letali V2); quando, ancora ventottenne, Von Braun espose i suoi progetti ai quadri militari, non vennero comprese le reali potenzialità belliche che quei missili  avrebbero potuto offrire, e lo scienziato, seppur seguito con attenzione, venne considerato quasi alla stregua di un visionario.
In seguito, allorchè le V2 cominciarono ad essere prodotte in serie, era ormai troppo tardi per cambiare le sorti della Seconda Guerra Mondiale.

Una volta in America, Von Braun fu messo a capo dei maggiori programmi e progetti di ingegneria spaziale e fu grazie a lui (probabilmente ispirato dalle teorie del grande Tsiolkovskij) che venne realizzato il Vettore “Saturn V” il quale, con i suoi diversi “stadi”, avrebbe permesso di raggiungere la giusta potenza e la necessaria accelerazione per prima sfuggire all’attrazione gravitazionale della Terra e quindi raggiungere la Luna.

IMAGE-004.jpg

Assieme a Von Braun giunse in America, ma solamente in un momento successivo, uno dei più grandi studiosi e progettisti di missili e, in futuro, veicoli spaziali: Ernst Stuhlinger.
Quest’ultimo, si racconta, non volle mai dirigere nè organizzare gli uomini e le risorse messi/e a disposizione dal Marshall Space Flight Center, ma desiderò sempre rimanere “in disparte”: egli era uno scienziato ed un tecnico, si, ma anche – e soprattutto – un “teorico”.
Senza avere idee utopiche, o troppo astratte o – addirittura – assurde ed improponibili in quel momento storico, Stuhlinger, con i suoi progetti e studi, riuscì a trasformare in realtà quella che poteva (e può, per certi versi) essere ancora considerata una “sfrenata fantascienza”: infatti, mentre si stava ancora studiando il modo di aumentare la potenza (in termini di gittata e precisione) delle V2Stuhlinger  parlava già di basi lunari, di assemblaggi in orbita, di viaggi verso Marte e di missili a ioni e a propulsione elettrica (per la cronaca: queste ultime due teorie le intravediamo oggi, e piuttosto bene, nelle – “pionieristiche”, secondo alcuni… – sperimentazioni della NASA).

Quando Von Braun si rese conto delle incredibili potenzialità offerte dai centri spaziali americani, egli fece una richiesta esplicita: ritrovare questo scienziato.
E non c’è nulla di cui meravigliarsi, poichè anche Von Braun rilasciò – in più di una occasione – delle dichiarazioni che, oggi, a distanza di mezzo secolo dal momento in cui vennero rese, lasciano del tutto sbalorditi gli amanti delle missioni spaziali…

Ma ricordiamone alcune:

Se iniziassimo domani stesso un programma spaziale organizzato e ben finanziato, credo che un razzo passeggeri potrebbe essere costruito e collaudato entro dieci anni“. (1955)

Nel 1989 gli sbarchi sulla Luna non saranno più una prodezza. Ci saranno viaggi regolari, d’andata e ritorno. Avremo anche messo i piedi su Marte, e un missile destinato a Giove sarà in costruzione. Per il 2000 penso che ci saranno molte città lunari scavate nel sottosuolo, alberghi, stazioni orbitali, e un’immensa astronave che porterà i turisti da un pianeta all’altro. Il prezzo di un viaggio di andata e ritorno Terra-Luna sarà di circa 12.000 lire al chilogrammo. Aggiungiamo pure un 50.000 lire al giorno per vitto e alloggio: c’è gente, oggi, che spende di più per un safari o una crociera di lusso. Già oggi una catena di grandi alberghi sta progettando un edificio lunare di cento letti con osservatorio e sala concerti: per il 2000 l’albergo sarà costruito. Non ci vuole molto, a mio parere, per arrivare alla colonizzazione permanente dello spazio”. (1969)

“Bisogna cercare orizzonti lontani non solo per scopi pragmatici, ma perché l’immaginazione e l’anima vengano nutrite dalla meraviglia e dalla bellezza. Nondimeno, l’apertura di nuove frontiere ha sempre dimostrato di servire gli interessi più vitali dell’uomo, sia per la sopravvivenza che per una vita migliore“. (1972)

E per concludere, tornando allora a parlare di persone a cui si deve la riuscita dell’Esplorazione Spaziale, di quegli uomini che ebbero il genio necessario per elaborare tali Progetti e la mente idonea per “vedere oltre” – e cioè, come già avevamo accennato in precedenza, oltre i governi, i poteri, ed (infine), oltre il nostro stesso Pianeta – vorremmo terminare questa breve panoramica sull’Esplorazione Spaziale con il testo di una rara intervista rilasciata da Ernest Stuhlinger negli anni ’60 a due ricercatori italiani, che curarono e pubblicarono (con le Edizioni Mondadori) il libro “Terra Luna Anno 1” – 1969.
Le parole che leggerete, a nostro avviso, sono capaci di offrire (ben più e ben oltre i tanti – e sovente sterilmente pessimistici – discorsi e ragionamenti che sentiamo oggi, ogni qual volta un “guru” della Scienza Positiva apre bocca), degli interessantissimi spunti di riflessione.
E non solo: esse, soprattutto, possono far sognare gli Appassionati, regalando per un momento la consapevolezza che anche i sogni più incredibili, a volte, sono stati (e di conseguenza potranno) essere realizzati.

Ma diamo la parola ad Ernest Stuhlinger…e Buon ascolto!

Q. La seconda tappa dell’esplorazione umana dello spazio dopo la Luna sarà lo sbarco su Marte. Quando? Nel Duemila?

Stuhlinger: “No, prima; entro i prossimi vent’anni: dal 1985 in poi. Gli ottimisti tolgono un lustro, i pessimisti ve lo aggiungono, ma non di più.”

Q. Dunque nel 1990 al massimo, l’uomo dovrebbe posare i suoi piedi sopra il “pianeta rosso”?

Stuhlinger: “Senza dubbio, stiamo lavorando per questo.
Già oggi abbiamo i mezzi per raggiungere con estrema precisione il pianeta di Schiaparelli. L’impresa del Mariner IV (…) è una dimostrazione sufficiente.
Ma un viaggio Terra – Marte e ritorno per un equipaggio umano comporta problemi ben più gravi di quelli posti da un ordigno contenente solo strumenti e che, per altro, non tornerà più sulla Terra.
L’uomo è un carico estremamente prezioso ed esigente. Occorre che la sua cabina sia sufficientemente ampia; sicura contro i pericoli delle radiazioni; confortevolmente riscaldata; dotata di aria a pressione e umidità convenienti; abbia scorte sufficienti di cibo e di acqua; possegga apparati di telecomunicazioni e di orientamento perfetti; motori e riserve di energia adeguati alla imprescindibile necessità di un ritorno sicuro sulla Terra.
È proprio intorno a questi problemi che stiamo lavorando.
Le soluzioni le abbiamo trovate tutte, e le stiamo sperimentando una ad una.
Si tratta solo di perfezionarle e quindi passare alla realizzazione
.”

Q. Anche per quanto riguarda i razzi vettoriali?

Stuhlinger: “Certamente. Guardi, ecco un razzo a propulsione elettrica.
Fino a questo momento le imprese spaziali sono state compiute utilizzando unicamente vettori sospinti da propellenti chimici.
Il nostro più grosso ordigno è il Saturn V.
Con esso tre uomini, e quanto loro necessario, vanno già sulla Luna, ma per suo mezzo si possono anche spedire in orbita carichi di 140 tonnellate, qualcosa cioè come una decina di capsule Apollo insieme; tuttavia per raggiungere Marte sarebbe ancora troppo poco.
Mentre dopo la prima esplorazione lunare si procederà all’installazione di basi fisse sul satellite e saranno istituite, intorno al 1985, linee regolari Terra – Luna, con un costo per ciascun passeggero che non dovrebbe superare quello attuale di un viaggio aereo intorno al mondo, entreranno in servizio i razzi a propellente nucleare.
I prototipi sono già stati sperimentati al banco, con successo. Per loro mezzo la portata dei vettori sarà notevolmente aumentata.
Vedete? Questa astronave ospiterà da sei a otto uomini, i quali non dovranno essere necessariamente astronauti, ma anche dei semplici scienziati, perché le condizioni a bordo saranno pressoché normali.
Non occorreranno uomini dal fisico eccezionale e preparazioni estenuanti come è stato necessario per i pionieri dei progetti Mercury, Gemini e Apollo.
Qui dentro sarà perfino ricreata una gravitazione artificiale, in modo da dare ai passeggeri anche la sensazione terrestre del peso e quella di alto e di basso
.”

Q. Ma per i cibi, l’acqua e le altre necessità dell’organismo umano come farete?

Stuhlinger: “Dipenderà dalla durata delle missioni, perché, naturalmente, alla prima esplorazione di Marte ne seguiranno altre; poi sarà la volta di Venere e di qualche altro pianeta del sistema solare. Per questo secolo Marte e Venere saranno abbastanza.
Comunque prendiamo ad esempio il primo viaggio Terra – Marte, la cui durata dovrebbe essere compresa in un periodo di tempo da tre a quattro mesi. Si può pensare di caricare a bordo le scorte necessarie, una volta montata l’astronave in orbita terrestre pezzo a pezzo, con il sistema del rendez-vous e dell’attracco; ma per i viaggi di maggior durata, l’ingombro delle scorte diventerebbe un problema molto grave.
Tanto vale allora riprodurre artificialmente il ciclo nella nutrizione che Madre Terra ha creato sulla Terra.
La prima astronave per Marte funzionerà pressappoco come la capsula Apollo del programma lunare.
L’ordigno, raggiunto lo spazio circummarziano, si porrà in orbita intorno al pianeta; poi il MEM (Martian Excursion Module), cioè il veicolo per l’esplorazione marziana, si staccherà dalla astronave madre e scenderà sul pianeta rosso, poi ripartirà dal suolo e con la tecnica del rendez-vous e dell’attracco riporterà gli esploratori sul veicolo rimasto in orbita di attesa. Quindi il ritorno
.”

Q. Ma lei salirebbe su una delle sue astronavi?

Stuhlinger: “Sicuramente, anzi, lo spero proprio e penso di costruire le cose in modo che la mia età non sia un impedimento, ma non ditelo a mia moglie. Lei non crede troppo allo spazio. Io invece ci credo e sono convinto che l’avvenire dell’uomo è nello spazio e che occorre operare, perché si possa vivere in esso, come si cerca di vivere in fondo agli oceani, al Polo Nord e nei deserti.
Mi si chiede spesso perchè mai si vada sulla Luna e si voglia andare sugli altri pianeti.
Una risposta precisa non c’è a tali domande, come non esiste risposta quando si chiede perché l’umanità abbia cercato di conoscere le cose che non sapeva, di penetrare i misteri della Natura, di esplorare gli oceani e i deserti di ghiaccio.
La nuova frontiera della ricerca è oggi fuori della Terra.
Lo spazio ci tenta e noi accettiamo in pieno questa irresistibile attrazione verso l’ignoto
”.

IMAGE-005.jpg

IMAGE-006.jpg

Una brevissima Postfazione – di Paolo C. Fienga

Quando dico di essere, da sempre, un accesissimo (e, forse, un pò incosciente e – di certo – non preparato tecnicamente) sostenitore delle Imprese Spaziali, dico quella che, per me, è una Essenziale Verità…

Ma mentirei spudoratamente se dicessi che io credo, oggi come oggi (mese di Ottobre dell’A.D. 2007), alle possibilità di vedere ripresa la Corsa allo Spazio entro un periodo di tempo ragionevole (e per “ragionevole” intendo “ragguagliabile” alla durata media di una Vita Umana – la Vita di un uomo che, come me, ha già abbondantemente passato i 40 anni…).

Gli Ottimisti - che fanno bene al Mondo, ma che (purtroppo) non indovinano mai o quasi mai le loro previsioni – vedono l’Uomo su Marte entro (o poco oltre) il 2020.

I Pessimisti (come me), invece, pensano che dovrà passare almeno un altro mezzo secolo prima di arrivare a lasciare un’Impronta Umana sul Pianeta Rosso.

Perchè?

Beh, le motivazioni di questa mia (e non solo) convinzione sono davvero tante ed anche – ritengo – piuttosto evidenti: basta guardare ai “Fatti del Mondo” per rendersi conto di quanto siamo IMPREPARATI, non solo e non tanto tecnicamente (volendo, infatti potremmo mettere un Uomo sulla Luna in 3 giorni; potremmo realizzare una Base Lunare in circa 3 mesi e quindi creare un “ponte costante Terra-Marte-Terra” in poco più di 3 anni), ma anche e soprattutto da un punto di vista umano (e qui le esemplificazioni non servono).

E si, perchè per “Raggiungere il Cielo” non basta un razzo ed una tecnologia di supporto, così come non basta conoscere la Fisica o la Matematica per essere degli Astronomi (e, scusatemi la sincerità, certo non bastano due braccia e due gambe per essere “Uomini”…).

Quello che voglio dire è che SENZA UMANESIMO (un “brodo”, come ci ricordava il bravo Dr Barca, che contiene Consapevolezza, Curiosità, Chiarezza d’Animo, Spiritualità etc.), non si arriva da nessuna parte.

Magari, un’altra volta, parleremo di Propulsione Iper-Spaziale, di “Curvatura” e di Propulsione Convenzionale ed Atomica.

Magari, in futuro.

Per oggi, concludo dicendo che l’Uomo, dopo aver guardato il Cielo per millenni e dopo aver scoperto che Esso, in fondo, non è poi così irraggiungibile come si pensava, sembra aver comunque optato – riuscendoci BENISSIMO – per il restare “a terra”.

Si: “a terra”, laddove “terra” è scritto con la “t” minuscola.

L’atroce ed amara ironia di questo Scenario e di questa (misera) battuta mi sembra palese; le conclusioni del tutto, come sempre, dovete trarle Voi…

IMAGE-007.jpg

 

2 ottobre 2007

La Costellazione della Lira (Lyra) – della Dott.ssa Paola Borghi

Filed under: Articoli — info @ 12:46

Tra i mesi di maggio e ottobre, nelle immediate prossimità dello Zenith, sul bordo occidentale della Via Lattea, è facilmente individuabile la piccola costellazione della Lyra.
La Lyra è costituita da alcune piccole stelle che disegnano una sorta di rombo ed è agevolmente riconoscibile anche ad occhi inesperti poiché, oltre a queste, si può vedere la grande Vega: il quinto astro più brillante del cielo (ed il secondo dell’Emisfero Settentrionale) che, insieme a Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila, concorre a formare il “Triangolo Estivo”.

Image-01.jpg

Circa 14000 anni fa Vega era la Stella Polare e, sempre a causa del fenomeno conosciuto come “Precessione degli Equinozi”, essa tornerà ad esserlo fra altri 12000.

Image-02 Vega.jpg

Vega dista circa 26 Anni Luce dal nostro Sistema Solare e la sua luminosità intrinseca è di circa 58 volte maggiore rispetto a quella del Sole. 

Nella Costellazione della Lyra troviamo una piccola nebulosa planetaria, nota come Messier 57 (o “Ring Nebula”), nonchè l’ammasso globulare Messier 56.

Image03-Ring Nebul.jpg
Image-04-GlobCluster.jpg 

Dalla direzione della Lyra, arrivano anche due sciami di meteore: uno in aprile ed il secondo, più vistoso, intorno alla metà di giugno.
Numerosi sono i Miti legati a questa antica Costellazione, introdotta nel Cielo Boreale da Tolomeo, sulla Via Lattea, tra il Cigno ed Ercole.

La Lyra, infatti, ero lo strumento che Apollo donò ad Orfeo e che, alla morte del cantore, il Dio volle collocare in cielo.
Questa Lyra, la prima ad essere costruita, fu opera di Hermes che la creò dal guscio di una testuggine al quale poi aggiunse sette corde, tante quante erano le Pleiadi.
Hermes, figlio di Zeus e di Maia, riuscì a tirarsi fuori da un grosso guaio proprio grazie a quello strumento.
In una sciagurata impresa giovanile, infatti, egli rubò del bestiame ad Apollo che, infuriato, si presentò da lui a reclamare i capi sottratti.
Il Dio, nel giungere, sentì la musica che proveniva dallo strumento e ne rimase così incantato che lasciò il bestiame ad Hermes in cambio della Lyra stessa.

Più tardi, narra Eratostene, Apollo donò lo strumento ad Orfeo affinchè con esso egli potesse accompagnasse le sue canzoni (e non è certo inopportuno ricordare che Orfeo era il più grande musicista dell’epoca: un musicista, si narra, capace di smuovere ed incantare, grazie ai suoi canti, pietre, alberi e corsi d’acqua).
Orfeo si unì a Giasone ed agli Argonauti nella spedizione alla ricerca del Vello d’Oro e, quando si udì il richiamo incantatore delle sirene che da generazioni attiravano sventurati marinai che passavano in quei pressi, Orfeo intonò un canto capace di coprire quel mortifero richiamo, e quindi salvò gli uomini della spedizione.

In seguito Orfeo sposò la ninfa Euridice e, quando questa morì morsa da un serpente, il cantore scese negli Inferi e, con la sua musica, riuscì a convincere Ade, il Dio del Mondo Sotterraneo, a rendergli l’amata.

Il suo desiderio fu, in effetti, esaudito, ma Orfeo – purtroppo per lui – non riuscì a rispettare la condizione impostagli dal Dio: ovvero di salire in superficie senza MAI voltarsi a guardare l’amata.
E così, quando egli si girò per assicurarsi che la sposa lo stesse effettivamente seguendo, egli la perse per sempre.

La disperazione sovrastò il cantore che iniziò a vagare per le campagne suonando musiche malinconiche e, sebbene in molte chiesero di sposarlo, lui preferì restare in compagnia di giovinetti.

Ovidio narra che allora, tutte le donne respinte da Orfeo si coalizzarono e un giorno lo assalirono nei pressi di un fiume con sassi e lance.
In principio la sua musica incantò quelle armi che così non lo raggiunsero ma, in seguito, il chiasso provocato dalla donne coprì la musica ed egli venne ucciso.

A detta di Eratostene, invece, Orfeo fece adirare Dioniso non compiendo dei sacrifici in suo onore.
Secondo il cantore, infatti, la più alta Divinità da onorare era Apollo, il Dio del Sole; è per questo motivo, quindi, che Orfeo se ne stava sul monte Pangeo, ogni mattina, in attesa dell’alba, per poter essere il primo a salutare l’Astro Nascente con il suo canto.

Dioniso, geloso, non accettò un simile affronto e mandò i suoi seguaci ad ucciderlo e farlo a pezzi.

Perpetrato il delitto, la Lyra venne posta in cielo, con l’approvazione di Zeus, per ricordare Orfeo e la sua musica incantata.

Un altro mito lega la Lira ad Arione, musico servo del tiranno di Corinto, il quale gli permise di viaggiare per la Magna Grecia nel tentativo di arricchirsi col suo canto.
Sulla via del ritorno i marinai della nave su cui viaggiava ordirono un complotto per derubarlo e ucciderlo.
Ma Apollo comparì in sogno ad Arione per avvertirlo del pericolo e gli promise il suo aiuto.
Quando i marinai aggredirono Arione questi, astutamente, chiese e ottenne di poter cantare un’ultima volta prima di morire.
I marinai acconsentirono e così, al suono della sua Lyra, un branco di delfini subito accorse presso la nave ed il musico, fiducioso nell’aiuto del Dio, si tuffò in mare, laddove venne soccorso e portato a riva da uno dei cetacei.

I delfini erano, infatti, animali legati ad Apollo ed il loro nome deriva da Delfi, il luogo laddove si trovava il principale santuario dedicato della Divinità.
Giunto a terra, Arione dedicò ad Apollo un ex-voto e se ne tornò a Corinto, dove raccontò tutto al suo padrone.

Quando i marinai giunsero a Corinto furono – ovviamente – presi e condannati a morte; in ricordo dell’intera vicenda, poi, la Lyra ed il Delfino vennero mutati in costellazioni.

Image-05.jpg

Powered by Neo-Web.it