True Planets

8 luglio 2007

La Costellazione del Cigno (Cygnus) – della Dott.ssa Paola Borghi

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Durante i mesi estivi, intorno alle 22, se osserviamo il cielo partendo da Sud/Est ed alziamo lo sguardo fin quasi allo Zenit, incontreremo 3 stelle eccezionalmente luminose poste a formare un celebre asterismo: il cosiddetto “Triangolo Estivo” (Summer Triangle).
I tre astri sono Vega, della costellazione della Lyra; Altair dell’Aquila e Deneb, una supergigante blu 60.000 volte più luminosa del Sole, della costellazione del Cigno.

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Essendo quest’ultima costellazione attraversata dalla Via Lattea è facilmente individuabile anche per un osservatore inesperto e, ad occhio nudo, si può notare, posta in mezzo al corpo dell’animale, una banda nera chiamata “Rift del Cigno” (o “Sacco di Carbone Boreale“): si tratta, in effetti (ed alla pari del Sacco di Carbone Australe), di una zona in cui la Via Lattea è oscurata da polveri ed altro materiale oscuro.

Al Cigno appartengono numerose stelle doppie, molti ammassi aperti e nebulose e, nei pressi della stella Eta Cygni, si ipotizza anche la presenza di un Buco Nero denominato Cygnus X1: in questa zona, infatti, qualcosa sta risucchiando la materia di cui è formata una piccola stella (di nona magnitudine) e, nel contempo, viene riscontrata la presenza di una forte emissione di Raggi-X.

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Questo fenomeno, come ovvio, è ancora oggetto di studi.

Parlando di Deneb, invece, diciamo che essa rappresenta la coda dell’uccello ed è la stella più lontana visibile ad occhio nudo: un corpo celeste distante oltre 1600 Anni Luce (LY) da noi…
In epoca cristiana, per via della sua forma, la costellazione del Cigno prese anche il nome, oggi ancora in uso, di Croce del Nord (in opposizione alla Croce del Sud, la quale è visibile nell’Emisfero Australe).

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Questa costellazione, già presente tra le 48 elencate da Tolomeo, oltre che nelle moderne 88, è legata a numerosissimi miti dell’antica Grecia: tra i più celebri ne troviamo almeno 5 diversi.

Eratostene narra che Zeus si invaghì della ninfa Nemesi, figlia della Notte e dell’Oceano, ma che ella lo rifiutò. Il Dio tentò allora di avere la fanciulla con l’inganno e, mutatosi in un cigno, ordinò ad Afrodite di assumere le sembianze di un’aquila ed inseguirlo.

Nemesi, vista questa scena, ebbe pietà del bellissimo animale e lo accolse tra le sue braccia per proteggerlo dal rapace. Poi, quando la ninfa si assopì, Zeus abusò di lei e volò via.

Per nascondere l’inganno, poi, Zeus pose il Cigno in cielo, vicino all’Aquila. Nemesi, quindi, ebbe un uovo che fu donato a Leda, moglie del re di Sparta, e da quest’uovo nacque la bellissima e (tristemente) celeberrima Elena.

Un’altra leggenda, raccontata da Igino, ci dice che Nemesi, per fuggire alle molestie di Zeus, si trasformò in diversi animali e, quando assunse le sembianze di un’oca, Zeus, mutatosi in cigno, la raggiunse e la violentò.
Simile a quest’ultimo è il mito secondo cui Zeus prese le sembianze di un cigno per violentare Leda la quale, in seguito alla violenza, diede alla luce due Gemelli: Elena, il cui mito venne reso immortale dai poemi omerici narranti la guerra di Troia, e Polluce.
Una storia, sempre attribuita ad Igino, legherebbe la costellazione del Cigno ad Orfeo anziché a Zeus.

Quando il musico venne ucciso dalla Sacerdotessa di Bacco, questi venne trasformato nell’elegante uccello acquatico e quindi posto in cielo, accanto alla Lira, il suo strumento prediletto.

E poi – infine e finalmente! – in mezzo a tante leggende intrise di violenza, inganni ed omicidi, troviamo anche un mito che ci parla d’amore.

Cigno era infatti il nome dell’amante (o dell’amico carissimo in altre versioni) di Fetonte, figlio di Apollo.
Fetonte, deriso dai compagni che non  lo credevano figlio della Divinità, chiese al padre di poter guidare il Carro del Sole ma, purtroppo per lui, perse il controllo del mezzo nella volta celeste e quindi, salendo troppo in alto, bruciò un tratto di cielo - che diventò la Via Lattea – e poi, scendendo verso il basso, finì col bruciare la Libia, rendendola desertica.

Zeus, visto quanto accaduto, infuriato folgorò Fetonte per fermarlo, il quale precipitò nel fiume Eridano e morì annegato.
Cigno cercò in tutti i modi di salvare l’amico, ma invano e così gli Dei, commossi, lo mutarono nell’uccello dal lungo collo e quindi lo deposero in cielo, così da poter conferire un’eterna memoria al suo nobile (ed inutilmente disperato) gesto.

Una variazione del medesimo mito, invece, vuole che fosse lo stesso Fetonte ad essere mutato in cigno, dopo la morte.

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