True Planets

30 maggio 2007

The “Martian Black Hole”, ovvero: una ricostruzione alternativa circa la possibile natura di un rilievo marziano inquietante… – di Paolo C. Fienga e Lunar Explorer Italia

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(riesame critico del frame Mars Reconnaissance Orbiter PSP_003647_1745)

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IMMAGINE-000.jpg

In questo frammento, estrapolato dal “gigantesco” frame MRO-HiRise n. PSP_003647_1745  (formato JPEG2000; peso pari a 441 MB) ed intitolato “Candidate Cavern Entrance Northeast of Arsia Mons” abbiamo la visione globale del “Buco Nero” (che tanto ha attratto la nostra – e non solo… – attenzione) e della pianura vulcanica alla quale esso accede.
Per la NASA – ovviamente – non ci sono dubbi: si tratta di una voragine, larga un centinaio di metri e profonda, probabilmente, molto di più (a Pasadena non si sbilanciano, ma l’idea è che possa trattarsi di uno strapiombo la cui profondità potrebbe andare da alcune centinaia di metri sino a qualche chilometro), la quale si apre sopra una grande caverna.
Una caverna scavata, con ogni probabilità, da un fiume sotterraneo di lava fuoriuscito dal vulcano Arsia Mons (non troppo lontano dall’area ivi ripresa), svariate ere or sono.

Uno dei quattro Grandi Vulcani che sorgono nella Regione Marziana di Tharsis.

Ma torniamo a noi ed alla possibile origine della (presunta) caverna.
Per la NASA, la caverna potrebbe essere un “Underground Lava Tube”, ossia – in termini essenziali – una galleria che si forma allorché la porzione superiore di una colata lavica a bassa viscosità, raffreddandosi, forma un “tetto” resistente e continuo al di sotto del quale continua a scorrere, sino ad esaurimento del fenomeno eruttivo, un fiume di lava fusa.
Ad eruzione terminata e, quindi, una volta che il fiume di lava (rectius: quello che ne è rimasto) si è livellato e raffreddato (e dunque “abbassato”, cessando di invadere la totalità del condotto),  ciò che appare ai nostri occhi è una sorta di condotto a forma (più o meno) tubolare il quale se, in taluni punti, può anche essere molto stretto (in questo caso abbiamo dei cunicoli) è pur vero che in altri frangenti può anche “aprirsi” formando caverne di varie dimensioni.
Ora, se da un lato la fenomenologia che è alla base degli “Underground Lava Tubes” è sostanzialmente nota e quindi non perderemo tempo a trattarla in questa sede, da un altro lato è pur vero che le possibili ragioni per le quali si è formato questo gigantesco “buco” AL DI SOPRA dell’ipotetico “lava-tube” situato nel sottosuolo di in un’area a Nord Est di Arsia Mons, sono davvero svariate.

Noi, in linea generale, propendiamo verso l’ipotesi che suggerisce la verificazione di un fenomeno di subsidenza, ma non possiamo assolutamente escludere né l’evento sismico (il quale potrebbe aver causato un crack superficiale su un’area molto sottile ed instabile – l’area che sovrasta la presunta “caverna”, appunto), né l’effetto indiretto di un impatto alquanto consistente verificatosi nelle vicinanze della zona attualmente indagata.

In realtà, poi, la stessa ipotesi dell’impatto quale causa primaria nella formazione della voragine non può essere esclusa a priori (pensate, a titolo di esempio, ad un modestissimo impatto il quale, tuttavia, venne a verificarsi su di una superficie, ribadiamo, sottile).
Il risultato è evidente: il (piccolo) crack verificatosi post impatto, agendo sopra un’area sostanzialmente instabile, si è “allargato” sino a raggiungere le dimensioni di quiete (o di equilibrio) generando la voragine che vediamo oggi.

Tornando al merito della voragine e del “nero” che ne caratterizza l’interno, comunque, la NASA dice che il fondo della medesima non risulta visibile poiché immerso nella più totale oscurità mentre le pareti interne – appena visibili e solo per un modestissimo tratto – ben potrebbero essere delle “pareti a strapiombo e sospese” (caption NASA: “…The best interpretation is that this is a collapse pit into a cavern or at least a pit with overhanging walls. We cannot see the walls because they are either perfectly vertical and extremely dark or, more likely, overhanging…”).

Noi, dopo aver esaminato, elaborato e contrastato l’immagine in formato JPEG2000 originale NASA, riteniamo che la realtà potrebbe essere diversa.

Nel detail mgnf che Vi proponiamo

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abbiamo provveduto ad indicare con i numeri da 1 a 4 alcuni rilievi i quali accedono alle pareti interne della voragine e che sono SOSTANZIALMENTE INCONGRUI sia con il concetto di “perfectly vertical and overhanging walls” di matrice NASA (osservate i rilievi 1 e 2, ad esempio, i quali NON SONO AFFATTO PERFETTAMENTE VERTICALI, anzi: si “allargano alla base” per poi, improvvisamente ed inspiegabilmente, “sparire nel nulla”; osservate il rilievo n. 3 il quale sembra disegnare un “uncino” od un “becco” e quindi il rilievo n. 4 il quale, decisamente più scuro dei precedenti, ha pure una forma curiosamente appuntita e di difficile spiegazione), sia con il concetto di SUBSIDENZA (in senso stretto) e/o di COLLAPSE PIT, ovvero, detto in termini semplicissimi, una struttura superficiale che cede (e sprofonda) sotto il suo stesso peso e senza l’intervento di fattori di disturbo esterni.

§§§

Alle volte, mentre lavoriamo su queste pagine, ci ritroviamo a sognare di scrivere un (modesto, ma speriamo significativo ed alternativo, per certi versi) “Trattato su Marte”, ma poi siamo costretti a fermarci, poiché la nostra Missione non è questa.
Lunar Explorer Italia non è e non deve essere né dogmatica, né (eccessivamente) accademica.

Non abbiamo comunque la competenza sufficiente per esserlo.

La Missione Lunexit consiste solo e semplicemente nel portare a conoscenza del Grande Pubblico degli Appassionati e dei Ricercatori alcuni Dati, alcune Informazioni e, laddove e quando possibile, alcune Teorie Esplicative le quali vadano a corollario dei predetti Dati ed Informazioni e che, pur non essendo sempre (e del tutto) “ortodosse”, presentino sempre e comunque degli elementi oggettivi di logica intrinseca, nonché una semplicità e linearità tali da renderle agevolmente verificabili (per validarle o contrastarle) da parte di chiunque.

A nostro parere, quindi, dopo aver adeguatamente colorizzato (in colori naturali) la Regione in oggetto e dopo aver valutato con ESTREMA CAUTELA ed ATTENZIONE l’immagine controversa, ciò che vediamo potrebbe non essere affatto una voragine che si apre sul nulla, bensì un lago.

Un lago che non contiene “acqua” ma, al contrario, un liquido decisamente denso, scuro ed opaco, incapace di riflettere i raggi del Sole (a meno che essi non battano sulla sua perpendicolare – e questo non è assolutamente il caso di specie, poiché l’angolo di incidenza solare, in questo frame, per espressa precisazione NASA, è fatto pari a soli 52°).

Guardate bene: se prestate una particolare attenzione potrete agevolmente notare che le pareti interne della (presunta) “voragine”, a mano a mano che si abbassano, NON SI INTERROMPONO AFFATTO IMPROVVISAMENTE, come invece dovrebbe essere nel caso di “overhanging walls” – in accordo alla dizione e teorizzazione NASA – bensì SFUMANO, divenendo prima più scure (diremmo “maculate”, in qualche loro punto posizionato verso il basso), e quindi scomparendo.

Ebbene si tratta di un fenomeno, questo, il quale è tipico di un rilievo che NON E’ AFFATTO INTERROTTO, bensì OFFUSCATO poiché IMMERSO in un liquido il quale, a sua volta ed una volta raggiunta una determinata profondità, CANCELLA – specialmente allorché si osserva il tutto dall’alto e da una grande distanza (ivi: 252,5 Km) - la porzione visibile del rilievo (visibile poiché direttamente illuminata dalla luce del giorno).

Per Vostra maggior chiarezza, osservate ancora una volta, a questo punto ed in questa logica, l’intera circonferenza interna della voragine e, in particolare, i suoi rilievi numerati.
Come se tutto ciò non bastasse a far sorgere in noi qualche legittimo dubbio sulla intrinseca bontà della Ipotesi NASA, mentre il nostro Amico e Socio Lorenzo Leone ci ha segnalato che, a suo parere, il “nero” che caratterizza l’interno della voragine appare “spennellato” sul rilievo stesso (può essere: si tratta di un nero, effettivamente, molto denso e – quasi – “troppo nero”…), il Dr Gianluigi Barca ha addirittura evidenziato, contrastando l’immagine originale, la presenza di due linee chiare le quali “tagliano” l’interno della parte nera della voragine.

IMMAGINE-002.jpg

Cosa sono queste “linee”?
Forse dei photoartifacts? O magari dei segni di manipolazione?
O delle (tragiche!) sviste, ancora una volta?!?

O forse delle autentiche (ed artificiali, per definizione) “tubazioni” che solo l’eccezionale definizione del frame originale NASA e la pazienza del Dr Barca ci hanno permesso di rivelare?

Noi non lo sappiamo. Per ora.
Ciò che sappiamo è che, considerati i dati, le immagini e le informazioni contestuali di supporto (senza dimenticare la nostra specifica competenza e sensibilità in Materia), l’Ipotesi NASA ci appare sostanzialmente errata (per palese contraddittorietà fra quanto teoricamente e tecnicamente sostenuto dagli Amici di Pasadena rispetto a quanto si vede nel frame da loro stessi prodotto e messo a disposizione).
Questa voragine, insomma, potrebbe non essere affatto “vuota” – rectius: “affacciata” su una caverna sotterranea il cui fondo giace a chissà quale profondità (ribadiamo: si va dalle poche centinaia di metri ai possibili chilometri di caduta) – anzi.

Potrebbe trattarsi, a nostro parere – e lo diciamo anche se ci rendiamo conto di quanto la nostra teoria possa sembrare (al momento) “esotica” (per non dire assurda e sconsiderata –, di un grande Lago.
Un Lago di Idrocarburi affioranti e quindi, se volete, un Lago di Materia Organica e, in un certo senso, di Energia.
Un Lago da vedere e, in futuro, da studiare da vicino.

MOLTO da vicino, assolutamente…

5 maggio 2007

Universi, Multiversi e Paradossi – di Paolo C. Fienga

Filed under: Articoli — info @ 17:32

Ovvero: come interpretare l’Amletico “To be or not to be”

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Il percorso che conduce da Sir William Shakespeare alla Meccanica Quantistica è, anche se non sembra, davvero breve.

Essere o non essere…Già.

Chi non conosce, infatti, quel famosissimo passaggio il quale (anche se spesso viene erroneamente tradotto, nella sua parte finale, in “questo è il problema” anziché in “questo è il quesito”) esprime uno dei dubbi essenziali e più propri – riteniamo – della Condizione Umana?

Ovviamente lo conosciamo tutti.
E allora, proprio perché si tratta di una frase talmente famosa dall’essere divenuta di uso comune (se non addirittura proverbiale), proviamo a lavorarci un po’ sopra ed a porci, come faceva l’Immortale Bardo, almeno una domanda.

Essere o non essere…

Ma perché scegliere, poi?
Non si potrebbe, in fondo, “essere” e “non essere” contemporaneamente, ossìa “in un medesimo Tempo”?
La risposta, intuitiva ed istintiva, è “no”.
Essere e non essere, contemporaneamente, è un’eventualità assurda.
Impossibile.
O meglio: è un’eventualità paradossale.
Forse questo è vero, ma dato che tutta la Realtà, a mio parere, è “paradossale” (non solo da un punto di vista umano e sociale, ma anche scientifico), allora io mi permetto di intervenire su questa affascinante querelle in qualità di studioso e cultore – dilettante, ovviamente – di Scienza e Filosofia.
Ma andiamo per ordine.
Cos’è un “paradosso”?
Ebbene, con il termine “paradosso” (almeno nella sua nozione comune) si intende (non solo, ma anche), avuto riferimento ad un oggetto o ad una situazione, una “condivisione di nature le quali non sono neppure teoricamente condivisibili“.

Proviamo a spiegarci con un esempio facile-facile.

Un albero, o è…(1) un albero, o…(2) non lo è.
Non esiste un albero/non albero.
Una persona , o è… (1) viva, o…(2) non lo è. (e lasciamo stare, per favore, le facili ironie sugli “zombies” e su coloro che, in effetti, sebbene vivano…sono già morti da tempo)

Dicevamo: nel momento in cui (1) condividesse la natura di (2) – ergo (1) coesistesse con (2) – ci troveremmo davanti ad un paradosso.
Se voleste approfondire la materia partendo da un caso – teoricamente – concreto, potete provare a studiare il cosiddetto “Paradosso del Gatto” (o Paradosso di Schrödinger): un paradosso forse “crudele” – nella sua espressione –, ma azzeccato ed interessante…
Adesso però, dato che vogliamo parlare di Universo, di Spazio e di Tempo, precisiamo che l’ammissibilità dell’esistenza di Paradossi verrebbe a dipendere, a mio parere, dalla nozione di Universo, di Spazio e di Tempo che avremmo a priori deciso di adottare.
Ciò che intendo dire è che se il Tempo e lo Spazio costituiscono un qualcosa di unitario il quale si sviluppa omogeneamente attraverso la “Realtà” (formando l’Universo ed essendone nel contempo parte), allora bisognerebbe parlare di “Continuum“.
Il “Continuum” (Spazio/Temporale), almeno in linea teorica, non ammette paradossi, poiché ciò che “è stato”, “è” e “sarà” – in Natura, ergo nell’Universo, ovunque, per tutti e per sempre – esiste e rimane “cristallizzato” in una regione del Continuum stesso la quale, al pari di una sequenza di immagini e suoni che occupa una porzione di pellicola (poni “x” fotogrammi), una volta che la pellicola è stata impressionata, non è più modificabile.
Si potranno anche (trovato il modo…) vedere e rivedere i nostri “x” fotogrammi, ma NON modificarli.
Ergo quello che è stato “impresso” nel Continuum ha una sua “Natura” unica la quale, sia fisicamente, sia per definizione, “è”.
Una lacuna logica di questo approccio, tuttavia, la possiamo già trovare nella domanda: ma quando è “iniziato” il Continuum e quando “finirà”?

Ok, lasciamo stare questo aspetto della questione (non abbiamo…né il Tempo, né lo Spazio per affrontarlo compiutamente…) e cerchiamo di non complicare ulteriormente uno scenario già estremamente complesso….

Per cui: una conseguenza logica assolutamente primaria di questo approccio è nel postulato in virtù del quale il Continuum Spazio-Tempo “ esprime ed esaurisce” l’Universo che E’ e RIMANE uno ed uno solo.
Una sua (dell’Universo, intendo) versione multipla – o alternativa – NON solo non potrebbe esistere, ma non sarebbe neppure concepibile (almeno non da noi, né dalla nostra Scienza, né – soprattutto – dalla Logica che è ad essa sottesa).
Se, invece, il Tempo e lo Spazio esistessero come entità distinte e separate (e, quindi, coesistenti – in parte ed in teoria – ma NON SEMPRE E NON NECESSARIAMENTE UNITE ed INDIVISIBILI), allora l’ipotesi del Continuum cadrebbe istantaneamente e l’eventualità che i “Multiversi” (e quindi, con essi ed assieme ad essi, i Paradossi) esistano effettivamente diventerebbe accettabile.
Questa visione dell’Universo è anche conosciuta come “visione quantistica” (e/od “indeterminata“)” ed in virtù di essa si può tranquillamente asserire che tutte quelle ipotesi e situazioni che noi abbiamo inizialmente chiamato “paradossi”, in realtà, potrebbero benissimo esistere nella Realtà senza per questo costituire delle aberrazioni/distorsioni della medesima.

Pensate: gli UFO, secondo alcuni Ricercatori, sono un’espressione (talvolta) percepibile, attraverso l’uso dei (soli) nostri 5 sensi, del verificarsi di un Paradosso…
Affascinante, vero?!?…

Ma, tutto ciò detto e premesso, chi avrà ragione, alla fine?
Gli “UNI-versisti” o i “MULTI-versisti”?
La realtà, al pari dell’Universo, è e sarà sempre unica e determinata nel suo Continuum oppure è e sarà sempre Quantistica?
Forse non ci crederete, ma c’è chi si accapiglia per tentare di rispondere a questa domanda…

***

Ora, ricordando che tutto quello che Vi ho raccontato sino ad ora è solo una mia – per altro ultrastringata e personalissima – interpretazione dei miei studi e delle riflessioni che essi mi hanno ispirato – il che significa che quanto ho scritto è tanto questionabile, in termini filosofici, quanto lo è il risultato di una partita di calcio al bar… –, la mia conclusione (ovviamente interlocutoria) è che, in questo mondo (e perciò in questa – la NOSTRA – specifica realtà), sia in ordine al quesito iniziale, sia relativamente a qualsiasi altro quesito Scientifico e/o Filosofico ci si possa porre, ognuno di noi può legittimamente sostenere tutto ed il contrario di tutto restando (in ogni caso ed a condizione di essere capace di motivare le proprie asserzioni) comunque – e come minimo – “attendibile” – per poter anche giungere ad essere – addirittura – “credibile”.
Per cui il problema reale (anzi: la domanda corretta) non è e non sarà mai “essere o non essere”.
Noi siamo e non siamo sempre. Costantemente. Continuamente.
Siamo e non siamo a seconda del momento, del luogo, dell’umore, del tempo e così via.
Filosoficamente, l’Uomo è e NON è.
La domanda esatta, a mio parere, è “perché ci poniamo domande come questa e quale sarà mai lo scopo finale di tutto (Vita inclusa)”.

Ma i nostri Amici Scienziati (quelli che io chiamo, scherzosamente, “Positivi”), a fronte di un simile quesito – ed ammesso che abbiano voglia di darci retta –, penso proprio che non saprebbero neppure da che parte iniziare a rispondere…

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