La Costellazione di Ercole – della Dott.ssa Paola Borghi
A metà della notte, a Nord-Est, tra le costellazioni del Bifolco e della Lira, è possibile individuare la costellazione di Ercole: la quinta più grande del cielo, tra le 88 costellazioni moderne.

Ercole non contiene stelle di prima magnitudine, ma vanta due tra i più luminosi ammassi globulari: M-13, conosciuto anche come Ammasso Globulare di Ercole, ed M-92 (alias NGC 6341), un altro – forse meno imponente, ma certo non meno affascinante, ammasso globulare.

La stella più luminosa dell’intera Costellazione è Rasalgethi (alias Alpha Herculis), ovvero “Testa dell’Inginocchiato”.
Ercole faceva già parte delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo e le sue origini, antichissime, si perdono nella mitografia greca; sino alle testimonianze di Arato (300 a.C. circa), i greci non avevano idea circa l’identità del personaggio rappresentato ed infatti chiamavano l’agglomerato, semplicemente, Engonasin “colui che è inginocchiato”.
Fu Eratostene, un secolo dopo, a riconoscere in quella figura il mitico eroe greco Eracle, da noi conosciuto con il nome latino di Ercole.
Questi, frutto di una relazione extraconiugale di Zeus, fu costretto dal sovrano Euristeo a compiere dodici fatiche tra le quali uccidere il Leone – da cui deriva l’omonima costellazione – che atterriva la popolazione di Nemea divorando uomini e armenti, e rubare le mele d’oro dal giardino di Era. Custode dei preziosi frutti era il Drago la cui costellazione, in memoria dell’episodio, è posta sotto l’Eroe.
Quando Ercole, avvelenato dalla moglie Deinira, morì, Zeus lo trasmutò in costellazione, così da portarlo in cielo insieme agli altri Dei: l’Eroe Greco, armato di clava e con indosso la pelle del leone Nemeo, è ritratto nell’intento di sovrastare il Drago, costellazione che si trova, come detto, ai suoi piedi.

Svariate sono le interpretazioni che riguardano la mano sinistra della Divinità: alcuni la vogliono vuota, mentre a parere di altri Ercole vi stringerebbe Cerbero, il mostro a tre teste catturato nella dodicesima fatica, oppure, secondo altri ancora, egli potrebbe impugnare un semplice rametto di mele.
Qualche secolo più tardi, una differente versione del mito ci giunse dallo scrittore latino Igino il quale, citando il tragediografo greco Eschilo, vide, nell’antica costellazione, Ercole inginocchiato, esausto e ferito, durante la battaglia contro i Liguri.
Di ritorno dallo stretto di Gibilterra e giunto nei pressi di Genova, infatti, il mitico Eroe dovette scontrarsi con le belligeranti popolazioni locali.
Ma queste erano troppo numerose ed Ercole finì presto le proprie frecce; esausto, si inginocchiò a pregare il potente padre Zeus: questi, avendolo benevolmente ascoltato, inviò dal cielo una pioggia di pietre, con le quali i nemici vennero sconfitti.
Ed è in memoria di questo episodio che, a parere di Eschilo, Ercole – fra le stelle – giace inginocchiato.
