True Planets

29 aprile 2007

Le Misere Ricchezze dell’European Space Agency (dai Canyon della Valles Marineris, alla Sfinge di Cydonia Mensae) – del Dr Gianluigi BARCA & Lunar Explorer Italia

Filed under: Articoli — info @ 17:24

“…Governare è far credere…” (Niccolò Macchiavelli)

***

Nel Vecchio Continente, la nostra cara (e “vecchia”, appunto) Europa, possiamo trovare davvero un po’ dappertutto le tracce e le evidenze di un’antica e ricchissima creatività artistica, nata da spiriti sensibili e fantasiosi, capaci di eccellere nelle varie Arti.

Così, almeno, fu in passato.

Ma oggi? Oggi c’è ancora qualcuno che, a quanto pare, nutre nuovamente una passione irresistibile per l’Arte Grafica, esibendo dei super-tecnologici disegni e degli affascinanti (sebbene alquanto improbabili) ritratti che arrivano, addirittura, dallo Spazio!
Di chi stiamo parlando? Ma dell’ESA, ovviamente!

Della splendida e Dannunzianamente immaginifica Agenzia Spaziale Europea.

Quando, tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, la Sonda Europea Mars Express cominciò il suo lavoro di perlustrazione (orbitale) del Pianeta Rosso, tutti i Ricercatori ed Appassionati di Scienza e Planetologia si aspettavano (probabilmente a ragione) delle grandi novità, ma la prima doccia fredda arrivò con la perdita (?) del piccolo-grande Beagle 2, il Rover che avrebbe dovuto portare sul suolo di Marte alcune delle tecnologie più avanzate per lo studio e l’analisi del medesimo.

Considerazioni “postume”?

Succede.

Del resto, purtroppo, può sempre capitare un errore od una disgrazia, su qualsiasi mondo ed in qualsiasi campo…

Ma per fortuna restava l’Orbiter, con tutte le sue spettacolari dotazioni e le sue incredibili telecamere rivolte verso il Pianeta Rosso: telecamere in grado di fornirci – ESA dixit – immagini e dettagli mai visti prima.
Ed infatti, sulle prime, qualche vera fotografia ci arrivò: bellissima ed affascinante.
Ma ben presto, e quindi così continuando sino ad oggi, l’ESA prese la mala abitudine di rilasciare al Pubblico delle pseudo immagini incredibilmente elaborate, digitalizzate e virtualizzate le quali, di conseguenza, tanto apparivano (ed appaiono) intriganti e sorprendenti quanto erano (e sono) false ed ingannevoli.

Ad esempio, già il 19 Gennaio 2004 il Sito Ufficiale dell’Ente Spaziale Europeo ci presentò una “spectacular stereoscopic colour picture” che avrebbe dovuto mostrare alcuni Canyons della Valles Marineris (con un dettaglio di 12 metri per pixel) e fu proprio da questa prima (e sventurata) esperienza che sarebbe dovuto risultare subito molto chiaro a tutti – Professionisti e Dilettanti – che l’idea di usare queste immagini per fare della Ricerca “a tavolino” fosse, se non del tutto inutile (anzi: errata in nuce), per lo meno assai rischiosa.
Pensate che stiamo esagerando?

E allora guardate il frame super-elaborato ESA che segue: in esso, una serie di gradoni del tutto inesistenti (trattasi di meri vizi di elaborazione), ma simili a scale di antiche piramidi si mostrarono sulle montagne, aggiungendo un ulteriore (ma del tutto falso e gratuito) mistero ad un contesto comunque alieno e, quindi, già (ed in sé) anomalo per definizione.

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Vedete? Ora, il fatto di chiamare questa immagine “fotografia”, magari aggiungendoci anche un “originale”, equivale, a nostro parere, al visionare un famosissimo quadro di Andy Warhol che ritrae Marylin Monroe (vedi sotto) e quindi uscirsene fuori asserendo che quell’Opera è una foto della grande attrice…
Una foto?…beh, diciamo una “pseudo-foto” o una “quasi-foto” o…una “mezza foto”.
Ed una “pseudo/quasi/mezza foto”, in fondo, concreta una “pseudo/quasi/mezza verità”.
Ma, per farla breve, se le “mezze verità”, nell’Arte, come spesso nella Vita, sono solo delle Verità Imperfette, le “mezze verità”, nel campo della Scienza (anche quella di confine), finiscono solo per essere delle “intere stupidaggini”.

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In effetti il commentare queste digitally-created pictures come se fossero delle autentiche fotografie orbitali non è mai stato un problema per l’Ente Spaziale Europeo per il semplice motivo che i loro Responsabili, nelle captions alle immagini da loro stessi predisposte, non hanno mai nascosto questo (chiamiamolo) “vizio” di partenza.
Le annotazioni ESA ai frames, infatti, comunque spiegavano (sempre o quasi…) come essi rappresentassero delle mere elaborazioni – tridimensionalizzate ed in falsi colori – di alcune Regioni Marziane fotografate da Mars Express (dove si possano trovare gli originali “RAW”, e cioè le foto nude e crude, all’ESA non sembrano volerlo dire…ma questo è tutto un altro discorso che, magari, affronteremo in futuro).

Comunque sia: tutto qui?
Certamente no!

Dal bizzarro (e comunque un poco scorretto, a nostro avviso) comportamento dell’ESA, sono nati svariati malintesi.
E, assieme ad essi, tantissimi problemi “interpretativi”.

Alcuni di questi problemi si sono posti soprattutto in Italia (un Paese di “Creativi”, oltre che di Poeti, Santi e Navigatori…guarda caso), allorché un elevatissimo numero di Anomaly Hunters, muovendosi sulle orme di qualche Autore che ha usato questi scatti digitalizzati per i suoi lavori, si sono sbizzarriti a vedere delle (strane) costruzioni sul Suolo Marziano.
Insomma: questi veri e propri “Disegni Made in ESA”, belli da guardare, ma inutili ai fini di una qualsiasi analisi scientifica o para-scientifica, vennero invece studiati sin nei loro minimi dettagli, usandosi fiumi di parole che descrivevano torri, strade e città situate in varie zone del Pianeta Rosso.

Favole, ovviamente.
Ma, tutto ciò…Cui prodest?

Dipende. In fondo, il fatto di aver dato nuova linfa allo studio delle Anomalie Spaziali può sicuramente essere considerato, in Valore Assoluto, un elemento positivo. Ma fra le tante (diciamo pure troppe…) discussioni derivate dalle prime (ed un bel po’ capziose…) interpretazioni su quanto ripreso negli pseudo-frames ESA Mars Express, l’equivoco di partenza non fu MAI minimamente menzionato.

Ora, se lo studio delle immagini orbitali, come sapete, è già di per se stesso alquanto rischioso e, a detta di molti Scienziati – vista la naturale ambiguità di queste istantanee, dovuta a motivi tipo l’altitudine, l’angolo di ripresa, l’ora dello scatto ed il conseguente posizionamento del Sole rispetto all’orizzonte locale etc. –, addirittura “fuorviante” (!), come sarà mai logicamente e razionalmente possibile riconoscere allora una (anche) minima valenza, in termini di affidabilità ed oggettività, a degli studi che non sono neppure stati svolti su immagini “reali”, bensì su “ricostruzioni digitalizzate di (supposti) frames orbitali” (come l’ESA stessa ha tranquillamente ammesso)?

Ai Posteri l’ardua sentenza. Et procedemus

Prendiamo un’elaborazione digitale divenuta “famosa” in seguito alla momentanea rimozione della medesima dal Sito ESA,  avvenuta poco dopo la sua pubblicazione.
In questo – comunque stupido – gesto (probabilmente determinato non solo da ragioni meramente organizzative, ma anche – e soprattutto – da motivazioni direttamente legate alla scoperta, da parte di alcuni Alti Funzionari ESA, che alcune immagini proposte dal Sito Ufficiale Mars Express (immagini quindi e per definizione protette da un Diritto di Copyright Originale in favore dell’Agenzia Spaziale Europea) erano state usate per fini, diciamo così, in  parte “divulgativi”, ed in parte “commerciali”) alcuni hanno cercato di riconoscere il verificarsi di un vero e proprio “cover up”.

Ora, a parte il fatto che un “cover-up” fatto in questo modo sarebbe semplicemente ridicolo (ed i Signori che si occupano di queste cose non scherzano mai…), qui si sta comunque dimenticando il fatto – incontrovertibile – che le immagini originali RAW Mars Express (a prescindere dalle “sparizioni” occorse nel Sito Ufficiale ESA) erano e sono sempre state disponibili negli archivi del NASA Imaging Center e che i “rilievi” mostrati da quella immagine super-manipolata, in fondo, di realmente misterioso non avevano (ahinoi) proprio nulla..
Il frame in oggetto, come vedete, rappresenta una (piccola) parte del Valles Marineris Canyon System (una cinquantina di Km con una definizione di 12 mt per pixel) in 3d.
La foto originale venne ottenuta il 14 gennaio 2004 (durante l’orbita n. 18) e le coordinate della Regione ripresa ci dicono che siamo a 5° di Lat. Nord ed a 323° di Long. Est. L’altezza dell’Orbiter rispetto al suolo era, all’atto della ripresa, di circa 250 Km.

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Della stessa elaborazione se ne possiede anche una con visuale dall’alto

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In questo “disegno” (dopo quanto detto sino ad ora non possiamo proprio chiamarlo diversamente) qualche Ricercatore ha fatto notare come potessero essere ben visibili, in alcune zone, dei rilievi anomali i quali avrebbero dovuto costituire dei “segni evidenti di strutture architettoniche” (per definizione artificiali), ed “emblemi di antiche costruzioni”.
Precisiamo che queste immagini sono state tratte dal sito dell’Ente Spaziale Europeo, del quale Vi proponiamo anche i link di riferimento

http://www.esa.int/esa-mmg/mmg.pl?b=b&keyword=marineris&single=y&start=20
http://www.esa.int/esa-mmg/mmg.pl?b=b&keyword=marineris&single=y&start=23

Noi Vi proponiamo un dettaglio delle varie zone, affinché ogni Lettore possa osservare CON I PROPRI OCCHI e con la MASSIMA CHIAREZZA le possibili Anomalie segnalate.
In questa porzione dell’elaborato digitale è stato intravista una “piramide a gradoni”, con il tipico stile che caratterizzava l’architettura dei templi mesopotamici, ed abbastanza simile alle piramidi mesoamericane.

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Qui, a nostro parere, il problema reale (al di là delle logiche investigative e speculative che caratterizzano e distinguono i vari Ricercatori e che, giustamente, in quanto costituenti una diretta espressione della loro Natura ed Indole individuale, restano inquestionabili nel merito) deriva dall’aver attribuito (o meglio: ricondotto) alla nozione/definizione di fotografia, un qualcosa che, molto semplicemente (ed al di là di ogni e qualsiasi dubbio, logica e speculazione), fotografia NON E’.

In questo dettaglio, ad esempio, si è voluta evidenziare la presenza di una città, la cui realtà sarebbe dimostrata dall’esistenza di innumerevoli rilievi ad angolo retto (ben visibili nell’elaborato digitale) i quali, proprio in quanto tali, non consentirebbero assolutamente di pensare ad una matrice naturale di quanto ripreso: si dice infatti che la probabilità che tre linee si dispongano naturalmente formando un angolo di 90°, sarebbe di una su centomila (ed in questo dettaglio, di linee che formano angoli retti, se ne possono osservare a decine).

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Scoperta Epocale, quindi?
No. Purtroppo no.

La realtà è un’altra, ed è ben diversa dai presunti “reticolati” che caratterizzerebbero questa (immaginaria) “Città Dimenticata”.
La realtà, forse deludente, ma certo difficilmente questionabile (e comunque NECESSARIA per fare VERO Progresso, VERA Divulgazione e VERA Cultura), è che queste linee, strutture ed angoli presenti in grande abbondanza nei “Disegni ESA”, non sono altro che il risultato (per altro discutibile, sia come “filosofia” ispiratrice del lavoro svolto, sia come indice della qualità finale del prodotto ottenuto) di una pesante elaborazione digitale.

In altre parole?

In altre parole queste linee non esistono nei frames raw originali.
In altre parole queste linee NON ESISTONO SULLA SUPERFICIE DI MARTE!
Si sta discutendo, insomma, sulla struttura di un mero image artifact il quale accede ad una immagine virtuale di Marte (ossìa una ricostruzione computerizzata al 100%).

E che dire poi dei Colori? I tanto “vessati” Colori di Marte?

Ebbene anche i colori di questi virtual frames sono una interpretazione (per altro anche piuttosto improbabile…) dell’Ente Spaziale Europeo, e la completa trasformazione del frame originale in frame virtuale ha fatto il resto, creando artefatti grafici i quali NON ESISTONO nei frames orbitali RAW.
Siete ancora “scettici”?
Ed allora andiamo a guardare questa immagine 2001 – Mars Odyssey della stessa Regione inquadrata da Mars Express e poi, senza spendere troppe parole di commento, lasciamo al Lettore il compito di notare le tantissime differenze che intercorrono tra questa sorta di “gioco digitale” creato dall’ESA,  ed una autentica foto orbitale.

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Certamente è strano che fra i tanti difensori di queste strutture nessuno, ma proprio nessuno, abbia cercato e mostrato, magari prima di vedere, studiare (e vendere al Pubblico…) queste, diremmo del tutto inesistenti, anomalie, il vero (anzi: I VERI, visto che sono più di uno) frames Mars Express: i frames RAW che, proprio perché tali, li possiamo legittimamente (e finalmente) chiamare per quello che sono e cioè: “fotografie del Pianeta Rosso”.
 
In realtà, come dicevamo, i frames Mars Express RAW originali, belli e puri nella loro versione nuda ed integrale, sono sempre stati disponibili negli archivi della NASA.

Il punto è che le vere fotografie sono un po’ più difficili da trovare e, motivo forse più importante, sebbene esse sìano ricche di autentiche ed inspiegabili anomalie, e fonti di interessantissimi luoghi su cui concentrare lo studio, non offrono sicuramente tutti gli abbondanti falsi indizi digitali per chi cerca (o vuole per forza mostrare) città o miniere sul Pianeta Rosso…un ottimo motivo, insomma,  per non volerle non solo vedere, ma neppure cercare…

Ed ecco allora, finalmente, due dettagli dei famosi frames originali Mars Express dai quali si è ottenuta la completa e illusoria rielaborazione digitale che, in fondo, costituisce la base della nostra prolusione: nella porzione di superficie Marziana rappresentata dalla prima immagine abbiamo la blue-print del “fumetto” ESA, con la Valles Marineris vista dall’alto.

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Nella seconda, invece, a coordinate di riferimento praticamente identiche, abbiamo i medesimi rilievi visti a rovescio. La definizione di ambedue i frames, anche se i loro contenuti sono certamente interessanti, resta comunque bassa.

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Che altro aggiungere?

Perché le fotografie reali (RAW Frames) ci mostrano delle cose mentre le interpretazioni tridimensionalizzate, colonizzate e ritoccate digitalmente delle medesime ce ne mostrano delle altre?

Noi ci chiediamo (guardando i frames RAW): dove sono andate a finire le decine di angoli a 90°?

Qualcuno riesce ancora ad intravedere (almeno!) le Città Sepolte?

E le costruzioni situate alle spalle del cratere maggiore posto ai lati dell’immagine?

Magia della Tecnologia! (e scusateci la piccola rima…)

Per il resto (ed un po’ ci spiace anche a dirlo), le presunte strutture artificiali, una volta tolta la “maschera virtuale” al “paesaggio reale”, si rivelano per quello che sono: collinette, dune, qualche canalone, alcuni crateri.

Nulla d’altro.
Nulla di più.

Ricapitolando, i Signori dell’ESA non hanno fatto altro che “taroccare” i loro stessi Original RAW Frames ingrandendoli oltre ogni logica ed oltre ogni misura, colorandoli color “zucca” e quindi tridimensionalizzandoli.

Conseguenze?

Una su tutte: l’iper-processing dei frames ha portato alla creazione di innumerevoli image-artifacts, ovvero di vizi e difetti di elaborazione che si sono manifestati ai nostri occhi come angoli “retti&fasulli” e come “rilievi fantasiosi”. Tutti quanti frutti del digitale più estremo.

Allora è stata tutta una conseguenza della Neo-Tecnologia conosciuta come Virtualizzazione?
Niente affatto!
La presenza nei “frames spaziali” degli image-artifacts è una circostanza abituale (e spesso facilmente riconoscibile) da Esperti ed Appassionati di Ricerca Spaziale, perché questi “vizi” dell’immagine sono presenti non solo nelle elaborazioni digitali di frames orbitali moderni (diciamo post Anni ’80), ma anche nelle stesse scansioni dei rullini Apollo e pre-Apollo!

Certo, gli image-artifacts sono diversi, ma il principio sottostante all’analisi dei frames (e che vuole la considerazione degli image-artifacts come elementi ESTRANEI ai rilievi ripresi) è stato ed è sempre lo stesso.

Ciò detto, possiamo quindi dire che il cerchio si sta chiudendo su questo presunto ed emblematico caso di (pseudo) Anomalie Marziane.

Resta solo un quesito, forse semplice, forse inquietante, a cui bisognerebbe dare una risposta.
La Sonda Mars Express, il 22 Luglio 2006, scattò una serie di immagini alla “Face on Mars”, la celebre e presunta Sfinge di Cydonia, con un dettaglio di 13,7 mt per pixel: ebbene, giusto il tempo di fare i loro giochetti digitali e di rifletterci sopra per un po’ e quindi l’ESA pubblicò, a Settembre, le elaborazioni digitali del Volto.

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Ecco cosa leggiamo nel sito ESA:

Queste immagini di Cydonia sono davvero spettacolari” ha commentato Agustin Chicarro, Project Scientist della Mars Express:“Non solo ci offrono una vista completamente nuova e dettagliata di un’area cara agli amanti dei miti spaziali, ma ci forniscono anche un impressionante zoom di un’area di grande interesse geologico, mostrando – una volta di più – le grandi capacità della camera ad alta risoluzione di Mars Express”.

Di certo anche al caro Dr Chicarro bisognerebbe far presente che queste grandi capacità di Alta Risoluzione le vorremmo vedere davvero tutti e, per rendere ciò possibile, basterebbe rilasciare al Pubblico la foto RAW e NON i suoi elaborati, ma non è questo il punto.

Il punto vero è: come mai nel caso della Face, la quale è un rilievo realmente famoso (nel bene e nel male), già a fine Settembre si sentirono cori di protesta contro queste elaborazioni mentre nei casi dei rilievi “meno noti” (tra cui i Canyons della Valles Marineris) nessuno disse nulla?

Perché, nel caso del Face on Mars, i “Tarocchi ESA” sono state visti e riconosciuti come tali (e lo sono tuttora), mentre nel caso che abbiamo dianzi analizzato – le immagini della Valles Marineris, appunto – tutto è andato bene e, anzi, si è sentito anche parlare di immagini spettacolari e bellissime?

Di sicuro questo non è dovuto alla mancanza di argomenti, come crediamo di aver mostrato e dimostrato.
Una possibile Verità è che la Face on Mars, forse, essendo un rilievo celebre per la Regione Marziana di Cydonia Mensae quanto lo è la Sfinge per l’Egitto, meritava una netta e decisa presa di posizione in sua difesa contro questi trucchi computerizzati.

Ma che dire, invece, del caso della Valles Marineris? No, la Valles Marineris non è così “pubblicisticamente” importante e allora…allora lasciamo alla Fantasia lo spazio che merita e, anziché condannare i trucchi digitali dell’ESA, lodiamoli!

Ed interpretiamoli.

O forse, molto più semplicemente, all’ESA (come alla NASA), sono davvero convinti che la Comunità dei Liberi (e Privati) Ricercatori ed Appassionati sia davvero costituita, nella sua interezza, da babbei che non solo non hanno la minima idea di quello che vedono, ma che non si rendono neppure lontanamente conto di ciò di cui parlano (anzi: blaterano).

E quindi, per concludere: complimenti. Complimenti davvero a tutti.

I misteri, reali o presunti che sìano, si moltiplicano esponenzialmente, giorno dopo giorno, e le risposte latitano.

Ma non fa niente.

Quello che conta, in fondo, non è ricercare, evidenziare e diffondere usando la noiosa prudenza e lo stancante pragmatismo. No.
Quello che conta, quello che bisogna essere capaci di fare e di dare al Pubblico – in questo mondo che va troppo veloce e nel quale non serve più “essere” ma occorre, sempre ed a qualsiasi costo, “sembrare” – è solo sorprendere, meravigliare, stupire e far sognare (magari arraffando qualche euro, così, tanto per rifarsi del tempo impiegato per pensare e scrivere).

Giusto. Va bene così.

E poi…Poi non importa se i sogni andranno (inevitabilmente) infranti e le meravigliose e stupefacenti sorprese si riveleranno come delle “bufale di dimensioni planetarie”.

Quando la Verità l’avremo realmente davanti, tanto Tempo sarà ormai passato e, a quel punto, tutti i giochi saranno (e già da MOLTO tempo!) chiusi: rien ne va plus e quindi…

Chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato, ha dato… Grazie & Addio!

Postfazione – del Dr Paolo C. Fienga

Cari Amici,

dopo aver letto questo (secondo me acuto e preciso) articolo del mio Amico e Collega, Dr Gianluigi Barca, molti di Voi penseranno che qui, all’interno della Fondazione Lunar Explorer Italia, non amiamo e non apprezziamo il lavoro di personaggi quali l’Americano (Storico e comunque grande) Prof. Richard Hoagland ed il nostrano (e recentissimo) Ing. Ennio Piccaluga.

Ebbene no, non è così. O almeno: non è esattamente così.

Richard Hoagland ha avuto tanto occhio (nello scoprire la “Face“), una felice intuizione (scientifica e commerciale), ha coltivato un’idea e, alla fine (ed una volta raggiunta, in parte con merito, la notorietà), ha “usato” la sua fama e la sua “visione” – a nostro parere – per fare quattrini vendendo – anche – fumo, frottole e teorie complottistiche bacate.

Questo è criticabile?

Da un punto di vista strettamente “etico” questo atteggiamento non è solo criticabile: noi diciamo che questo atteggiamento è profondamente (ed intellettualmente) DISONESTO. Approfittare del proprio nome e della propria credibilità per vendere scempiaggini ad un Pubblico che, purtroppo, in larghissima maggioranza è fatto da persone che hanno degli entusiasmi enormi ma delle competenze limitatissime (e che quindi, in ultima analisi, ”crede al nome” e “crede a prescindere“) è opera da furfantelli.

Ma nessuna Legge impedisce di vendere stupidate ad un Pubblico recettivo e quindi…

Diverso è il discorso che riguarda l’Ing. Piccaluga. Lui pure ha avuto una intuizione ed un eccellente occhio. Il suo Lavoro è discorsivo ed accattivante, senza dubbio.

E forse, al di là di tutto, magari ci potrebbe anche essere qualche elemento di supporto oggettivo alle sue speculazioni.

Però rimane un fatto.

L’Ing. Piccaluga potrà anche aver ragione (e noi, in fondo, un pò glielo auguriamo), ma la teoria che lui ha costruito poggia su basi che, come è stato assai bene espresso dal Dr Barca (e come chiunque può verificare), non sono soltanto discutibili: esse, infatti, sono errate in nuce.

Spieghiamoci: analizzare immagini orbitali è un’attività già, in sè e per sè, complessa e perigliosa. E’ azzardato (e comunque difficile) trarre delle conclusioni razionali e credibili dalla analisi di frames orbitali.

Però si può fare. Tutto si può fare.

Ma analizzare dei “diorama” virtuali (e cioè delle FALSE fotografie che ritraggono FALSI paesaggi), trarne delle “certezze” (perchè è questo che traspare dalle dichiarazioni rese dall’Ingegnere) e quindi venderle ad un Pubblico che, sempre in grandissima parte (poichè super-entusiasta e, altrettanto, super-impreparato), le ”digerisce” come tali in maniera acritica…a noi non sembra un capolavoro di correttezza e di onestà intellettuale.

Il supporto mediatico, poi (più che buono per entrambi gli Autori citati), ha fatto il resto.

Morale: noi stiamo cercando di spiegare agli Appassionati di Spazio e di Scienza di Confine l’importanza che hanno le premesse che vengono poste alla base di qualsiasi Lavoro. Insomma: a tutti piace sognare ed ognuno di noi (Scienziato, Ricercatore Professionista od Appassionato che sia), in fondo, sogna di essere ricordato, nelle ere a venire, come “Scopritore” di qualcosa.

E’ un fatto umano: come negarlo?

Ma per scoprire ed essere ricordati, a nostro parere, occorre abbinare e combinare alcuni Elementi.

Quali? Beh, pensate a questo: se è vero (come lo è) che l’Intuizione e la Fantasia – abbinate al Coraggio – sono elementi fondamentali per il Progresso Scientifico e Tecnologico, è pur vero che la Razionalità ed il Pragmatismo – abbinate alla Prudenza – sono elementi essenziali per distinguere una “possibile” realtà, da una semplice “fantasia a briglia sciolta”.
Razionalità e Pragmatismo (per noiosi che possano essere) sono e saranno sempre e comunque elementi essenziali per separare le “premesse logiche e dimostrabili” dalle “assunzioni gratuite”.

Sono e saranno sempre elementi basilari, in fondo, per separare le Teorie Accettabili e Sostanziabili (sebbene, magari ed in ultima analisi, errate) dalle semplici “fesserie”.

Sono e saranno sempre elementi imprescindibili, alla fine, per operare una separazione fra “Ipotesi di Frontiera (razionali & sostanziabili)” ed autentiche “Bufale Commerciali”.

E la Verità? La Verità verrà, statene certi.
Forse noi, Cittadini ed Uomini del XXI Secolo non avremo il tempo di conoscerla – forse – ma Essa verrà.

E’ solo questione di Tempo.

Ed è il Tempo, come la Storia stessa ci insegna, che alla fine avrà l’ultima parola – con buona pace della Pubblicità e dei Supporti Mediatici – e distinguerà gli Scienziati ed i Visionari dai poveri illusi (nonché dagli incompetenti e dai bugiardi)…

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14 aprile 2007

La Costellazione di Ercole – della Dott.ssa Paola Borghi

Filed under: Articoli — info @ 13:55

A metà della notte, a Nord-Est, tra le costellazioni del Bifolco e della Lira, è possibile individuare la costellazione di Ercole: la quinta più grande del cielo, tra le 88 costellazioni moderne.

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Ercole non contiene stelle di prima magnitudine, ma vanta due tra i più luminosi ammassi globulari: M-13, conosciuto anche come Ammasso Globulare di Ercole, ed M-92 (alias NGC 6341), un altro – forse meno imponente, ma certo non meno affascinante, ammasso globulare.

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La stella più luminosa dell’intera Costellazione è Rasalgethi (alias Alpha Herculis), ovvero “Testa dell’Inginocchiato”.

Ercole faceva già parte delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo e le sue origini, antichissime, si perdono nella mitografia greca; sino alle testimonianze di Arato (300 a.C. circa), i greci non avevano idea circa l’identità del personaggio rappresentato ed infatti chiamavano l’agglomerato, semplicemente, Engonasin “colui che è inginocchiato”.

Fu Eratostene, un secolo dopo, a riconoscere in quella figura il mitico eroe greco Eracle, da noi conosciuto con il nome latino di Ercole.

Questi, frutto di una relazione extraconiugale di Zeus, fu costretto dal sovrano Euristeo a compiere dodici fatiche tra le quali uccidere il Leone – da cui deriva l’omonima costellazione – che atterriva la popolazione di Nemea divorando uomini e armenti, e rubare le mele d’oro dal giardino di Era. Custode dei preziosi frutti era il Drago la cui costellazione, in memoria dell’episodio, è posta sotto l’Eroe.

Quando Ercole, avvelenato dalla moglie Deinira, morì, Zeus lo trasmutò in costellazione, così da portarlo in cielo insieme agli altri Dei: l’Eroe Greco, armato di clava e con indosso la pelle del leone Nemeo, è ritratto nell’intento di sovrastare il Drago, costellazione che si trova, come detto, ai suoi piedi.

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Svariate sono le interpretazioni che riguardano la mano sinistra della Divinità: alcuni la vogliono vuota, mentre a parere di altri Ercole vi stringerebbe Cerbero, il mostro a tre teste catturato nella dodicesima fatica, oppure, secondo altri ancora, egli potrebbe impugnare un semplice rametto di mele.

Qualche secolo più tardi, una differente versione del mito ci giunse dallo scrittore latino Igino il quale, citando il tragediografo greco Eschilo, vide, nell’antica costellazione, Ercole inginocchiato, esausto e ferito, durante la battaglia contro i Liguri.
Di ritorno dallo stretto di Gibilterra e giunto nei pressi di Genova, infatti, il mitico Eroe dovette scontrarsi con le belligeranti popolazioni locali.

Ma queste erano troppo numerose ed Ercole finì presto le proprie frecce; esausto, si inginocchiò a pregare il potente padre Zeus: questi, avendolo benevolmente ascoltato, inviò dal cielo una pioggia di pietre, con le quali i nemici vennero sconfitti.

Ed è in memoria di questo episodio che, a parere di Eschilo, Ercole – fra le stelle – giace inginocchiato.

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