True Planets

20 febbraio 2007

Serendipity – di Matteo Fagone (Pianetamarte.net) & Lunar Explorer Italia (note e commenti finali di Paolo C. Fienga)

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“…Se la realtà è contraddittoria, il quantitativo di sorprese che possono essere attese è tendenzialmente infinito…”

§§§

La “Serendipità” è, come molti di Voi già sapranno, un neologismo.

A New Word“, come dicono in America: una “Nuova Parola”.

Tuttavia, molto probabilmente, questa ”Nuova Parola” non è molto usata – nè è del tutto conosciuta – nel linguaggio quotidiano.

Già: nel linguaggio quotidiano…forse no.

Ma nel (sempre più “contraddittorio”, appunto…) “Mondo Accademico” (e, più precisamente, in quella sua vastissima Regione che studia le “Scienze”, in generale), le cose stanno alquanto diversamente.

La Serendipità, infatti, descrive una situazione ben precisa: con “Serendipità” si intende la circostanza per cui viene scoperto qualcosa (magari anche molto importante!) in maniera inattesa ed inaspettata, nel mentre si stava indagando, studiando e/o cercando…un qualcosa di totalmente diverso e/o scorrelato rispetto a quanto scoperto!

E veniamo a noi. Dato che anch’io posso dire di essere stato “colpito da Serendipità“, vorrei raccontarVi una storia e svolgere, insieme a Voi, qualche opportuna riflessione. 

Era già da qualche tempo che mi cimentavo nella ricerca di documentazione inerente la presenza di Nitrati ed altri composti a base di Azoto sulla superficie di Marte.

Ora devo ammettere che, di materiale davvero completo ed interessante su questo argomento, non ce n’è poi così tanto in giro come speravo…Inoltre, nel disperato tentativo di mostrare al mondo intero che su Marte c’era/c’è acqua, gli Enti Spaziali (come la NASA) mi pare abbiano dato molto più risalto ai Solfati, ai Carbonati ed all’Evaporite, piuttosto che ai composti a base di Azoto (N).

Ma andiamo per ordine: perché è così importante questo “Azoto” (o “Nitrogeno”, per gli amanti della Chimica)?!?

Ebbene, la presenza di Azoto, su Marte (ma non solo…), è importante per diverse ragioni.

Vediamone alcune:

1) Perché la Biologia che si fonda sulla chimica del Carbonio necessita dell’Azoto per “funzionare” (ed essa ne ha bisogno poichè l’Azoto è un elemento il quale è sempre presente in tutte le forme di vita da noi conosciute);
2) Perché un’atmosfera respirabile (come la nostra) DEVE possedere, tra le sue componenti, una certa percentuale di Azoto – nell’atmosfera terrestre, ad esempio, questa percentuale è pari (circa) al 78% del totale delle sue componenti ed è alquanto evidente che noi, questo gas, lo respiriamo costantemente e senza per questo subire danni;
3) L’Azoto, infine, è un gas inerte – per definizione – ma idoneo (anzi: fondamentale) per la nostra esistenza (un’atmosfera eccessivamente ricca di Ossigeno per noi, abituati ad una presenza media di O2 nella nostra atmosfera non superiore al 22/23%, diventerebbe letale; l’Azoto, assieme a qualche altro elemento minore, però, ci consente di “respirare” e, quindi…di vivere).

Ma non è tutto.

Logicamente connessa a questo argomento c’è pure una questione che non esito a definire di “speciale interesse”, per me: nella mia “folle” Teoria secondo la quale Terra e Marte nacquero insieme e, all’incirca, nella stessa regione della nebulosa proto-planetaria da cui si generò quel “complesso” che noi, oggi, chiamiamo “Sistema Solare”, entrambi i pianeti (logicamente) si “dotarono”, in proporzione delle rispettive dimensioni, dei medesimi elementi, distribuiti in quantità (sempre in proporzione delle loro dimensioni) simili.

Dopotutto, se sia la Terra che Marte si formarono (più o meno) nella medesima regione della Nebulosa Protoplanetaria da cui nacque il Sistema Solare e se entrambi questi mondi dovevano essere idonei ad ospitare la “Vita”, mi pare logico attendersi (restando in ambiti evoluzionistici – anche allorchè l’Evoluzione che si tratta è quella dei Corpi Celesti e NON – solo – quella degli Umani…) che la raccolta degli elementi necessari ed indispensabili a quel fine (la “Creazione della Vita”, insomma) sarebbe dovuta avvenire nella (medesima) regione (spaziale) da essi occupata.

E si: l’Ottimizzazione delle Risorse Disponibili non è un concetto necessariamente connesso – in via esclusiva – alle azioni umane, anzi…Anche le Stelle ed i Pianeti (e le logiche evolutive di entrambi) sono degli ECCEZIONALI esempi di “Ottimizzatori”!

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Ma ora abbandoniamo le disquisizioni tecniche sul “che cosa” e sul “come” l’Evoluzione voleva esprimere la propria (…come dire?!?…) “Creatività”.

Lasciamo perdere questo punto poiché esso, sebbene estremamente interessante, non è lo scopo dell’articolo che state leggendo.
Così come non lo è il dimostrare che la mia Ipotesi sia migliore di altre: è un’Ipotesi.

E basta.

Ma per non effettuare dei salti logici troppo lunghi, ricordiamoci di questo: la Vita, qui sulla Terra, si basa su un delicato equilibrio di Cicli, Elementi e Forze TUTTI ben collegati fra di loro.
Per esempio:

1) immaginate cosa significherebbe per la “Vita Terrestre” se l’Azoto diminuisse;
2) immaginate cosa accadrebbe se l’Ossigeno diminuisse repentinamente (o aumentasse troppo);
3) Provate ad immaginare se non ci fosse Ozono;
4) …oppure se ce ne fosse troppo…
5) immaginate che cosa accadrebbe se il Campo Magnetico terrestre fosse troppo debole;
6) …oppure se fosse troppo intenso…
7) immaginate le conseguenze di un eccesso di Anidride Carbonica nell’atmosfera;
8) immaginate cosa accadrebbe se il Ciclo dell’Acqua, sulla Terra, fosse un Ciclo “Aperto”, e cioè con evaporazione senza pioggia oppure
9) se, per mancanza di calore sufficiente, l’acqua congelasse, o risultasse comunque troppo fredda per evaporare (e così…addio a nuvole e pioggia!).

Già, la Vita – su un Pianeta – è come una sorta di “Castello di Carte”: splendida, ma fragile.

Basta far cadere una carta (meglio se posizionata strategicamente rispetto al tutto al quale accede) ed ecco che…Via: tutte le altre carte seguiranno la prima, distruggendo tutto il “Castello”.
La Vita, almeno nell’accezione terrestre del termine (ma credo che questo sia un concetto di valore realmente “universale”), necessita di “ordine”, il che vuol dire che Essa ha bisogno di tutti gli elementi che la “generano & supportano” in equilibrio ed al loro posto.

Ora, sempre nella mia “folle” Teoria, ho a disposizione un Mondo radicalmente ossidato (Marte) in cui non so che fine abbia fatto l’Azoto Atmosferico.

Già, ma se non so questo…saranno guai…E non solo per me e le mie Teorie!

Saranno “rogne”, infatti, anche per tutti quegli altri Scienziati che, non avendo ben chiaro il meccanismo che avrebbe trasformato l’atmosfera di quel Pianeta, troveranno delle serie difficoltà nel definire il tipo di vita indigena concepibile in un ambiente laddove l’Azoto, in combinazione con Ossigeno ed altri elementi, non si sa in che percentuale sia presente (sempre ammesso che sia presente)…

Ma non è tutto.

L’Azoto forma, in combinazione con altri elementi, vari tipi di composti tra cui Nitrati, Nitriti, Acidi e Radicali vari…
Ma esso, allo stato gassoso, è inerte e cioè non lega facilmente, se non per mezzo di altri gas coi i quali esso “si combina bene” (cerco di usare una terminologia “semplice” ed immediata).
Ad esempio: quando si verifica un temporale, l’Azoto si ionizza e, per questa ragione, esso si riesce a legare bene agli elementi chimici del suolo su cui “precipita”, soddisfacendo alle necessità di mineralizzazione ed arricchimento organico del medesimo.

Ed è qui che ha avuto inizio la mia…Serendipità!

Ho trovato un documento di quelli che in genere non vengono cercati/trovati quotidianamente, a meno che non ci siano particolari motivazioni per spingere un Ricercatore a scandagliare gli Archivi NASA (alla faccia delle cospirazioni e dei cover-up!).

Si tratta del resoconto di una spedizione avvenuta nell’ottobre 2006 nel Deserto di Atacama – Cile – il cui scopo era quello di studiare le curiose similitudini che esisterebbero fra essa e l’Ambiente Marziano, soprattutto riferito alle caratteristiche chimiche del suolo (Nitrati compresi, ovviamente).

E dall’Azoto Atmosferico della Terra e di Marte…andiamo a vedere (e ridiscutere ancora!) una “vecchia”, ma sempre attuale ed affascinante tematica: quella dei “colori” di Marte.

Probabilmente molti Lettori di Lunexit e di Pianeta Marte.net avranno notato la (forse solo apparente…) divergenza che intercorre tra il metodo da me adottato nel trattare molte immagini a “colori” della superficie di Marte e la metodologia adottata in Lunexit, ma di questo ne parleremo poi perché il bandolo della matassa alberga proprio qui…

Ed intanto, spendiamo due parole sul prossimo frame NASA

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Questo frame – relativo alle peregrinazioni del MER Spirit all’interno del Cratere Gusev ed avente in primo piano un outcrop denominato “Longhorn” – venne presentata intorno alla metà di Agosto 2004.

Benissimo, nulla da dire: si tratta di un normalissimo frame (per di più “datato”) in colori naturali, riguardante l’aspetto del paesaggio marziano – terreno e cielo – che ci mostra, in tutto e per tutto, l’ormai indiscutibile “Natura Rossa” (beh, diciamo “arancione”, più che rossa…) del “Pianeta Rosso” – o presunto tale.

Adesso guardate questa sequenza di immagini tratte dal documento di Atacama al sottocapitolo “Atacama Background”:

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Nelle mie elaborazioni (ossia con rimozione di quello che io chiamo “filtro rosso”) ottengo sovente risultati analoghi: il paesaggio, spesso, mantiene il tipico colore rossiccio/aranciato del terreno perché, giustamente, la presenza di polvere ossidata è fuori discussione.

Ma il cielo…Il cielo appare di un colore azzurrino, talvolta tendente verso il rosa pallido.

Adesso vi propongo due versioni, con rimozione del “filtro rosso”, dell’immagine del “Longhorn Outcrop” presentatoVi poco fa. Osservate e giudicate Voi stessi:

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Non c’è dubbio che la polvere rossastra permea e ricopre un’abbondante porzione del Pianeta, conferendogli quell’aspetto tipicamente “ossidato” (ergo “arancione”) che osserviamo sia da Terra (con i nostri telescopi – anche modestissimi ed amatoriali -, sia dallo spazio, usando l’HST.

E allora?

E allora, in fondo, il metodo adottato dai miei Colleghi di Lunexit è corretto perché, in effetti, Marte è un mondo superficialmente “arancione”, a motivo della massiccia presenza, sulla sua superficie, di materiale ossidato.

Ma vediamo ancora questi due frames e poi svolgeremo qualche riflessione:

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Inutile dire che le mie elaborazioni potrebbero essere errate perché, chissà, magari il prodotto originale di partenza (ovviamente “Made in NASA”) potrebbe anche essere esso stesso un falso, eppure…Eppure quello che è emerso dall’esperienza di Atacama mi ha ulteriormente insospettito sul fatto che i nostri Amici d’Oltreoceano sanno benissimo com’è realmente il paesaggio marziano e come lo vedrebbe un Essere Umano, qualora fosse in loco.

Estremizzando: noi potremmo addirittura chiederci se le istantanee delle porzioni più remote di alcuni deserti terrestri non vengano (lasciatemi dire…) “marzianizzate” e date poi in pasto al Pubblico come autentiche “istantanee da Marte”…

Sto esagerando? Forse, ma c’è, comunque, chi lo pensa.

Provate a riguardare bene i paesaggi di Atacama e di Marte, così come sopra presentati e rifletteteci sopra: sono talmente simili che certe domande (LEGITTIME!) non possono non nascere…

Conclusioni.

Che dire, dunque, alla fine di questa chiacchierata?
Dobbiamo parlare di “manomissioni” e di “mala fede”?

O forse di “ignoranza” nuda e cruda?

O magari di una mera “Defezione Psicologica” della NASA causata da semplice paura di mostrare le cose per quelle che sono (ma se si tratta di “paura”, allora dobbiamo iniziare a domandarci paura di “chi” e/o di “che cosa”…)?

Beh, io mi astengo dal pronunciare delle sentenze che sarebbero comunque prive di fondamento, e mi astengo anche perché ciò che conta, ora, è il problema finale e non tanto la sua causa.

E comunque sia, per quanto attiene le immagini Marziane eventualmente “taroccate”, non si tratta di alterazioni irreversibili, bensì di semplici sovrapposizioni di colori-su-colori, assai facilmente rimuovibili e/o correggibili.
Ammesso che sia davvero così…

Tutto ciò premesso, dovrei allora considerare tutte queste osservazioni (comprensive di intuizioni e possibili scoperte) come una mia personale “conquista”?

Conquista.

E di che cosa?

La Verità è che in diatribe come questa non ci sono conquiste, nè perdite; né vincitori, né vinti.
In casa Lunexit si lavora per tentare di far emergere qualcosa che, probabilmente, prima o poi, verrà comunque alla luce in via definitiva e ufficiale.
Ciascuno di noi propone le proprie ipotesi e, pur con i nostri (legittimi) dubbi, andiamo tutti avanti.

L’unica divergenza fra me e Lunexit sta nella descrizione e nell’interpretazione del Raileigh Scattering che, nel metodo applicato dai miei Colleghi, renderebbe il cielo diurno su Marte tipicamente giallo-arancione, mentre con il mio metodo il cielo di Marte risulterebbe blu scuro (quando il clima è calmo e terso), per tendere poi al celeste e/o al rosa pallido, quando aumenta l’opacità atmosferica (A.O.) a causa delle polveri in sospensione.

In ogni caso, sia che si vada a “colorizzare”, sia che si vada a “decolorizzare” i frames, quello che conta è l’insieme dei nostri lavori, e non i nostri meriti (e/o demeriti) personali.
Probabilmente, un giorno, ci dovremmo mettere tutti con il capo a terra a piangere perché avremo sbagliato tutto.

Oppure – chissà?!? – ci ritroveremo a gioire perché, insieme, avremo ottenuto dei validi risultati…  INSIEME.

Poi, quando noi non ci saremo più, ci penserà la Storia a dare la sua implacabile (e DEFINITIVA) sentenza.

Ed alla fine di questa “storia” mi accorgo che, mentre stavo cercando Nitrati e compagnia bella, ho finito per trovare dei potenziali falsi colori e tanti altri dubbi sulla genuinità del materiale “Marziano” offerto dai nostri Amici di Pasadena ….

Già: confusione.

Una confusione incontrata grazie alla “Serendipità”…Ovviamente!

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Nota di Paolo C. Fienga: nell’apprezzare l’articolo dell’Amico e Collega Matteo Fagone, mi accorgo che le nostre interpretazioni “cromatiche” di Marte (sia dall’orbita e sia dal suolo), stanno forse ingannando, più che aiutando gli altri Ricercatori.

Vorrei, allo scopo di fare un pizzico di chiarezza su questo argomento, rammentare alcuni concetti e fare delle precisazioni.

1) le tecniche di colorizzazione dei frames adottate dal Gruppo Lunexit costituiscono, in fondo, un “gioco”. Un esperimento, magari;

2) se invece non giochiamo nè sperimentiamo, ma parliamo seriamente, allora Vi diciamo che le nostre colorizzazioni della superficie ripresa dall’orbita si basano, fondamentalmente, sulla “Mappatura dei Colori di Marte” ottenuta dalla Sonda NASAViking Orbiter One“, debitamente integrata da informazioni estrapolate dall’osservazione telescopica terrestre e “via-HST”;

3) la NASA e l’ESA, al pari di tanti altri Ricercatori, “giocano” con i colori di Marte (come noi, ma in maniera più subdola…) e, nel farlo, ingannano. Ma chiunque (anche il più sprovveduto degli Astroamatori) può prendersi un binocolo o un modestissimo telescopio (rifrattore sarebbe meglio), guardarsi Marte “live” e quindi decidere usando ”i propri occhi” di che colore Marte è realmente…

Comunque sia, attraverso l’osservazione telescopica terrestre (ed usando un telescopio astronomico professionale), Marte appare (inequivocabilmente) color “arancio ruggine e giallo pallido a chiazze” dall’Equatore e sino ai circa 65° di Latitudine – Nord e Sud), per poi sbiadire verso un color “giallo/verdastro/grigio” (dai 65 agli 80° di Latitudine – sempre Nord e Sud) e quindi diventare bianco/azzurro pallido dalle altissime Latitudini e sino ai Poli;

4) una cosa è il colore della “superficie di Marte” (e su questo tema credo che di dubbi non possano essercene troppi), ed un altro è il colore del “Cielo di Marte”, visto dalla superficie del Pianeta. Su questo tema, pur sposando – con prudenza – l’opinione dell’Amico Matteo Fagone, desideriamo ricordare che, sulla Terra, durante il verificarsi di tempeste di sabbia il cielo diviene, per lunghissimi periodi, color giallo ocra o addirittura arancione (sul Sahara e sul deserto Saudita, ad esempio, ho avuto occasione di verificare questo fenomeno di persona). Ora, se il Cielo Terrestre può, in particolari condizioni, “trasformarsi e modificarsi” nella sua colorazione dominante, è fortemente probabile che il Cielo di Marte possa fare la stessa cosa ma…con maggiore intensità (cromatica), più frequentemente (il clima Marziano è alquanto turbolento, specie per quanto riguarda i venti) e per periodi di tempo molto più lunghi (talvolta anche per mesi).

Ciò premesso, usando la logica ed i dati che possediamo (ed assumendo che non si tratti di “dati taroccati alla fonte”…), dovremmo ritenere che il Cielo di Marte, di regola, sia effettivamente bianco/giallastro (all’orizzonte) e via-via sempre più scuro (ma sempre su una coloritura gialla), sino a diventare quasi nero verso lo Zenith. E’ naturale che, laddove TUTTE le polveri in sospensione si depositassero – in larghissima percentuale ed una volta per tutte – e laddove l’atmosfera fosse anche solo un pò più spessa di quanto i dati ufficiali ci lasciano supporre, allora la teorizzazione di Matteo potrebbe trovare una robustissima conferma: cielo color rosa od azzurro pallido nelle prossimità dell’orizzonte o poco più; azzurro intenso sino ai 50/60°, azzurro tenebra dai 60 e sino ai 70/75° e quindi – comunque ed inevitabilmente – nero o quasi (con le stelle più luminose visibili anche in pieno giorno) dai 75 ai 90°.

Il problema, comunque ed alla fine, secondo noi NON E’ il colore di Marte (terra e cielo).

Il problema VERO è “perchè i colori della superficie e del cielo di Marte sono diventati un problema”?

Pensateci sopra…

Blue Skies of Mars.jpg

15 febbraio 2007

Giochi di Luce… – di Lunar Explorer Italia

Filed under: Articoli — info @ 15:38

E’ difficile dire con certezza se quello che si vede in questo frame costituisce la – triste – evidenza di una qualche manipolazione NASA oppure se abbiamo davvero individuato alcuni rilievi che SEMBRANO essere crateri ma che, in realtà, ne sono l’esatto opposto (e che quindi, proprio per questo motivo, ci ricordano le “Cupole Lunari” di Hoaglandiana memoria).

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L’unico dato sicuro è che siamo davanti ad un’immagine di grande interesse e quindi, prima di partorire spiegazioni razionali od esotiche, occorre esaminarla con attenzione.

Innanzitutto un piccolo pro-memoria per orientarci meglio sulla interpretazione di alcuni rilievi controversi: il Prof. Richard Hoagland, qualche anno fa (forse eravamo alla metà degli Anni ’90), osservando alcune immagini orbitali della superficie lunare – frames per lo più NASA-Apollo – ritenne (e ritiene ancora) di aver individuato, confusi fra migliaia e migliaia di (autentici) crateri, anche i resti di immense Cupole di Cristallo le quali, evidentemente, erano destinate ad ospitare e proteggere qualcosa.
Oltre alla Scuola di Hoagland, tantissimi altri Ricercatori si sono schierati, nel tempo, in favore di questa ipotesi (esotica ma, a nostro parere, non totalmente assurda).

Altri Studiosi invece, come quelli del Gruppo Lunexit, ritengono che queste “Cupole” non esistano e che quanto visto nei frames lunari controversi fosse solo il risultato, splendido ma ingannevole, di un particolare effetto ottico che si manifesta SOLO su alcuni crateri ed a DETERMINATE condizioni (il cosiddetto “Effetto Bolla”).

Questo Effetto Bolla, secondo noi, si manifesta quando i crateri:

1) sono di forma sostanzialmente rotonda e regolare;
2) vengono ripresi da notevoli distanze (diciamo oltre i 250 Km di altitudine);
3) si trovano a ridosso o direttamente sulla perpendicolare della Sonda che li riprende;
4) sono abbondantemente inondati dalla luce del Sole il quale, rispetto all’orizzonte locale, si trova in prossimità dello Zenith o, comunque, ad un’elevazione pari o superiore ai 70°

OPPURE, alternativamente

5) si trovano (relativamente) lontani dalla perpendicolare della Sonda che li riprende e
6) sono illuminati da luce radente la quale ne esalta i bordi.

Al sussistere di TUTTE le prime 4 condizioni – oppure al sussistere delle condizioni 1), 2), 5) e 6) – l’immagine orbitale di un cratere genera un’illusione ottica in virtù della quale il rilievo concavo (ergo il cratere stesso), viene ad appare convesso (e cioè assume le sembianze di una cupola).

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La luminescenza dei bordi del cratere e della sua porzione centrale (il fondo) – la quale concorre nel determinare questa illusione, potrebbe aver trovato la sua origine nei fenomeni di vetrificazione che interessano la quasi intera popolazione dei crateri da impatto di medio-grandi dimensioni.
Inoltre, anche attraverso studi effettuati “a tavolino” (studi riusciti grazie al progredire delle tecniche di analisi digitale dei frames from space) siamo riusciti, diremmo per la quasi totalità dei casi controversi, a dimostrare in maniera alquanto convincente che, sulla Luna, esistono crateri tondi e, in molti casi, anche alquanto luminosi (per i motivi anzidetti), ma che NON esistono “Cupole di Cristallo” (in rovina o quasi).

O, se esistono, ancora non sono state inequivocabilmente identificate e riprese.

Tutto chiarito e tutto finito quindi?
Naturalmente no: svariati Ricercatori e Scrittori di recente generazione, infatti, guardando le immagini orbitali di Marte (e, in particolare, di alcuni suoi pseudo-crateri nonché di altre aree fortemente accidentate e caratterizzate dalla presenza di particolarissimi rilievi ufficialmente conosciuti come “ripples” – o “dune rigide”), hanno riproposto, in buona sostanza, lo stesso Modello interpretativo che Hoagland aveva creato per le sue “Cupole Lunari” individuando nei crateri e nelle dune ad albedo elevata, rispettivamente, ora delle “Strutture Cupolari” (o “Cupole Marziane”) ed ora delle “Tubazioni”.

Il frame che stiamo esaminando adesso ci parla delle “Strutture Cupolari” (mentre per le “tubazioni” se ne parlerà allorché presenteremo una piccola analisi dei frames che riprendono le cosiddette “dune scintillanti” di Thaumasia).

***

Gli occhi e le aspettative ingannano, ma la direzione di provenienza della luce – anche in un frame orbitale – no.
Gli Indicatori di Provenienza della Luce (I.P.L.) sono, come sapete – in tema di interpretazione della fotografia spaziale (e non solo) – almeno 2:

1) le aree “bianche” o “tendenzialmente bianche” (ossìa “saturate”, poichè esposte direttamente al Sole, ergo più brillanti e quindi sovente sovra-esposte) e
2) le aree “nere” o “tendenzialmente nere” (ossìa scure e sotto-esposte, poichè in ombra parziale o totale e quindi non colpite – se non in porzione minimale, dalla luce del Sole).

Nell’immagine iniziale abbiamo isolato ed inserito, in basso a Sx del context frame, due dettagli i quali, mostrandoci senza ombra di equivoco che la porzione di frame “satura” (ergo esposta al Sole) una volta appare al “Nord Convenzionale” del frame, ed un’altra al “Sud Convenzionale” del medesimo, dimostrano con enorme chiarezza che, sulla Regione ripresa:

1) o brillano due Soli (o un Sole ed un “qualcosa d’altro”, che però emana una luce paragonabile a quella del Sole) o
2) alcuni rilievi, che pure ci appaiono (APPAIONO!) convessi, sono in realtà concavi (e/o vice-versa).

I rilievi concavi, come ovvio, sono i crateri;

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quelli convessi, invece, potrebbero essere delle colline le cui forme, effettivamente, richiamano alla mente qualcosa di simile a delle cupole viste dall’alto.

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Cosa dedurre da tutto questo?
Ebbene, deve essere il Lettore a giudicare (una volta studiato il materiale disponibile), ma attenzione: noi non stiamo nè dicendo nè implicando, attraverso questa (comunque approssimativa e semplicistica) analisi, che sulla Luna non ci sono “Cupole di Cristallo” mentre su Marte…forse si!
Noi stiamo solo dicendo che, in questo frame, l’analisi dei rilievi e, in particolare, degli I.P.L., ci ha mostrato delle possibili incongruenze e, di conseguenza, ci suggerisce la rivalutazione di scenari alternativi a quelli tradizionali.

Rilievi anomali, quindi, ma comunque (e non necessariamente) delle “Cupole di Cristallo”.

Immagine alla mano, quello che possiamo ragionevolmente dedurre è che, ancora una volta, NON TUTTO CIO’ CHE (in un frame orbitale) APPARE AGEVOLE DA IDENTIFICARE, POI SI DIMOSTRA EFFETTIVAMENTE TALE.
Insomma: non tutto ciò che SEMBRA ESSERE QUALCOSA, POI E’ REALMENTE QUEL QUALCOSA.

Ed è questo (in parte) il “trucco” (tanto caro agli Eso-Archeologi di Nuova Generazione, Italiani e non): in assenza di una prova provata, quello che la Vista e la nostra attitudine ci suggeriscono (per quanto ragionevole o strambo possa essere e/od apparire), di regola, viene interpretato come una Possibile Verità.

Stressando il concetto, quindi, non dobbiamo meravigliarci troppo se, analizzando i frames Marziani, qualcuno vede una “Faccia” e delle “Piramidi”, qualcun altro vede “Ziqqurat” e “Mega-Banners”, ed altri ancora vedono delle semplici Meraviglie (leggi: rilievi bizzarri ed) Inesplicabili!
Ognuno, in fondo, guardando le forme scolpite dalle nuvole mentre si inseguono…Vede quello che vuole.

Adesso osservate Voi stessi i dettagli che Vi proponiamo (ma ce ne sono anche altri, molto suggestivi, che potete estrapolare direttamente dal context frame, se lo elaborerete con calma) e quindi provate a decidere QUALI RILIEVI sono crateri, e quali sono collinette rotondeggianti e levigate (e dunque di apparenza “cupolare”).
E se alla fine arriverete a pensare che alcuni rilievi sono effettivamente delle “Cupole”…Non c’è problema: potreste anche avere ragione!

In fondo, nessun essere umano “possiede” la Verità…

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