True Planets

7 settembre 2006

Miraggi Marziani & Sviste Terrestri, ovvero: quando anche la Tri-dimensionalità inganna… – di Paolo C. Fienga

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Questa volta l’occasione per parlare non solo di Anomalìe Spaziali, ma anche – e soprattutto – delle metodologie adottate per effettuare le analisi delle immagini (sempre più controverse) che arrivano, in prevalenza, dalla superficie di Marte e dallo spazio di Saturno, ci viene data da un fotogramma individuato (diremmo grazie ad un colpo d’occhio davvero notevolissimo, poiché il dettaglio in questione è quasi del tutto impercettibile) da un nostro caro Amico, il Dr Gianluigi Barca (Socio e Ricercatore Esterno di Lunar Explorer Italia).

Osservate l’immagine NavCam relativa al Sol 391 del Mars Exploration Rover (MER) Spirit e, in particolare, guardate al particolare contenuto all’interno della doppia cerchiatura color fucsia e gialla.

IMAGE-01.jpg

Con o senza gli “occhialini bicolori” (necessari per una accurata visione dei frames tridimensionali), il dettaglio che emerge è molto netto ed eloquente (oltre che sconcertante): c’è una roccia di modeste dimensioni che “galleggia nell’aria” e che proietta sotto di sé una tanto bella quanto inequivocabile ombra scura.
Un’ombra che, teoricamente, costituisce la prova tangibile del fatto che la roccia sta sfidando la Gravità ed il Senso Comune.

Partendo da questo frame 3D, sicuramente affascinante ed intrigante, siamo oggi in grado – finalmente! – di esprimere qualche idea (personalissima e quindi discutibilissima) sui tanto famosi e – forse troppo benevolmente considerati e reclamizzati – frames tridimensionali (noti anche come Anaglifi o 3D-Frames).

Che dire di questo tipo di immagini?

Come (quasi) sempre accade, diciamo che esistono due Scuole di Pensiero fondamentali al riguardo: la Scuola di chi ama apertamente e svisceratamente i 3D-Frames e quella di chi, invece – diciamo così… -, non li apprezza in maniera particolare.
Ci sono Ricercatori e Studiosi che ritengono i 3D-Frames fondamentali per l’effettuazione di qualsiasi tipo di ricerca che sia seria ed accurata (come l’ottimo Ricercatore ed Amico, Dr Alessio Feltri) e chi invece (come chi sta scrivendo, al pari di buona parte dello STAFF di Lunar Explorer Italia) li reputa – semplicemente – “interessanti, belli e decorativi”, ma comunque BEN LUNGI dall’essere decisivi.
Non solo: essi, sovente – ed almeno a nostro parere – si distinguono per l’essere spesso (e “tragicamente”) – fuorvianti.

Chi ha ragione?

Come sapete, la “vista” – e su questo diamo ampiamente ragione alla Scuola filo-tridimensionalista di Alessio Feltri & Co. – è un senso “ingannevole”, ma è pur vero che una vista “allenata e pragmatica” è sicuramente di grande aiuto nel cammino di qualsiasi Studioso e/od Appassionato di Scienze Planetarie e di Anomaly Hunting.

Sappiamo bene, poi, che le immagini in 2D sono limitate e, spesso (grazie anche alle manipolazioni digitali – comunemente conosciute come “taroccamenti” Made in NASA), ingannevoli, certo…
Ma che dire dell’ingannevolezza del 3D?
Esiste il 3D-Frame a prova non solo di “taroccamento”, ma anche di “illusione ottica”?

Secondo noi, no: decisamente no.

Ed infatti, proprio per segnare un punto a favore dei sostenitori della maggiore affidabilità della bidimensionalità, interviene questo dettaglio del frame NavCam che abbiamo presentato nel quadro globale precedente: la roccia (che qui vedete in dettaglio ingrandito) sta realmente volando?

IMAGE-02.jpg 

Così pareva e pare – e, credeteci, sino a quando guarderete l’immagine tridimensionale, il sassetto piatto che giace accanto al più intrigante outcrop che invece si vede sulla Sx del frame, continuerà a darVi l’impressione di essere sollevato dal suolo.

Che succede, quindi?
Siamo davanti ad un fenomeno che si pone a notevole ed intrigante elemento di sostegno per quelle Teorie (diremmo “esotiche”) le quali suppongono che, in determinate condizioni, la Gravità cessa di essere quella Legge Universale su cui la nostra Scienza ha costruito una buona parte di se stessa?

Ebbene, sia pure solo per qualche ora, a questo possibile scenario ci abbiamo creduto disperatamente ma poi, recuperando solo 12 frames bidimensionali della stessa zona (e relativi ai Soles 390, 391 e 392), abbiamo individuato con certezza il rilievo controverso (cerchiato in verde in questo quadro) ed abbiamo potuto accertare che, purtroppo, la Scoperta del Secolo è rinviata: la roccia in questione non fluttua affatto nel vuoto, anzi…E’ infossata proprio bene!

IMAGE-03.jpg

E allora? Come spiegare l’illusione ottica dei due frames precedenti?

Semplice: si tratta solo un effetto di distorsione provocato dal 3D il quale, per sua stessa natura, mantiene ed esalta il dettaglio più scuro del frame bidimensionale (e cioè l’ombra) e, nel contempo, sbiadisce (ed in questo caso sin quasi a cancellare) il dettaglio più chiaro del frame bidimensionale stesso (e cioè il profilo della pietra che proietta l’ombra).

Risultato: una pietra comunissima (allorchè vista in 2D), diventa una inquietante e spettacolare (ma falsa) Anomalìa in 3D.

IMAGE-04.jpg

E’ anche evidente, in questo caso specifico (e per verificarlo basta esaminare il 3D originale e ad HR), l’esistenza di cuciture (seam) approssimative tra i vari pezzi che poi formano l’immagine di partenza così come si vede pure – e diremmo come sempre – qualche “taglio e sfumatura digitale tattica” sul frame (tampering), ma la sostanza non muta: una roccia infossata in 2D è diventata una roccia “volante” in 3D.

§§§

Conclusioni: non sono le immagini (a 2, o a 3, o ad “n” dimensioni) a fare la differenza (!), ma gli occhi (più o meno allenati, attenti e pragmatici) di colui o coloro che queste immagini le guardano, le studiano, le analizzano, le scompongono e ricompongono e così via.

La “vista” è un senso ingannevole: l’Amico Feltri ha (parzialmente ed ironicamente) ragione; ma se gli occhi possono ingannare (come, di fatto, ingannano), noi riteniamo che l’esperienza e l’attenzione dei Ricercatori sono ampiamente in grado di supplire alle deficienze di questo comunque nobile, preziosissimo e meraviglioso “senso”.
Nella ricerca di Anomalìe, poi, per qualcuno sarà più facile lavorare usando immagini in 3D mentre per qualche altro sarà invece meglio impiegare frames bidimensionali: non importa, perchè – lo ribadiamo e lo ribadiremo SEMPRE – NON ESISTE un “Best Method”.

Ci piacerebbe che esistesse, ma non esiste.

A nostro avviso, in questo campo (e, probabilmente, anche in molti altri, magari completamente diversi), c’è solo la capacità, la competenza, l’esperienza e, su tutto, la prudenza di chi studia e poi propone i risultati del proprio lavoro agli altri.

E quindi, Carissimi Amici Lettori, fatevene una ragione: non sarà una Tecnologia Perfetta – ammesso e non concesso che, un giorno, si riesca davvero a possederne una (e ad usarla degnamente) – a dirci dove e come guardare per riuscire a vedere la Verità.

E su questo fondamentale punto, a nostro avviso, gli eventi del Mondo, dal Moon Landing del ’69 ad oggi – senza mai dimenticare il tragico “9/11” – lo dimostrano davvero ampiamente, con buona pace di tutti coloro che, guardando la Terra (e l’Universo) “senza filtri e senza 3D”, non riescono – quasi – mai a credere ai loro occhi…

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