True Planets

25 settembre 2006

Il Mito di Cydonia colpisce ancora, ovvero: “Voglia di Quattrini” batte “Senso Comune” 4 a 0! – di Paolo C. Fienga e Lunar Explorer Italia

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E’ di questi giorni (tardo Settembre 2006) la notizia che parrebbe smontare, in maniera definitiva, il Mito di Cydonia Mensae (una splendida ed enigmatica – ma non più di tante altre… – Regione Marziana) con la sua “Sfinge” (conosciuta anche come la “Faccia di Marte”) e le sue “Piramidi”.
Niente di nuovo, in fondo: sono anni che si parla di questo (appunto) “Mito” e, anche se una serie di pseudo-Ricercatori ed Investigatori Spaziali – ma si tratta per lo più di semplici Autori di libri, saggi ed articoli vari, a cominciare dallo scopritore della Sfinge, il Prof. R. Hoagland – ha costruito (e sta ancora costruendosi, a quanto vediamo, con grande semplicità e non-chalance) la propria fama e fortuna su questa bizzarra collinetta Marziana, in realtà non occorrevano dei Geni o degli Scienziati (veri) per capire che, purtroppo, abbiamo passato quasi trent’anni a parlare di “aria fritta”.

Voi penserete che stiamo dicendo questo alla luce delle “immagini” (!) ESA di recente rilascio al Pubblico…Ma non è così!

Non è così perchè, innanzitutto, la Leggenda della Sfinge di Cydonia aveva già ricevuto una pesantissima spallata da una serie di frames orbitali Mars Global Surveyor-Mars Orbital Camera (MGS-MOC) qualche anno fa e poi perchè – ed ormai dovreste saperlo bene - l’ESA NON rilascia al Pubblico delle immagini vere e proprie, come abbiamo già detto e scritto 1000 volte, ma delle semplici – nonché falsissime ed orribili – ricostruzioni digitalizzate (ora in 3D ed ora no) di (presunte) immagini orbitali ottenute dalla Sonda Mars Express.
Quindi NON fotografie, ma interpretazioni computerizzate di (presunte) fotografie.
Ora, se è vero (come lo è) che la NASA – sovente – “tarocca” i frames, a noi pare pur sempre meglio e più costruttivo esaminare un’immagine reale “taroccata” cercando di capire come e dove è stata operata la manipolazione, piuttosto che studiare un frame il quale è di per se stesso – e cioè “in sè” – una manipolazione (espressa, per di più: digitale, sofisticata, all’avanguardia etc., ma pur sempre una manipolazione, ossìa la rappresentazione di qualcosa che NON è reale. La rappresentazione di qualcosa che NON esiste!).

Dunque non è stata decisamente l’ESA a dare la (definitiva) “spallata” a Cydonia nè, tanto meno, ad aver convinto noialtri della inconsistenza della “Faccia di Marte“.
L’ESA ha fatto soltanto quello che, almeno a nostro parere, aveva già sino ad ora fatto e (ampiamente) dimostrato di saper fare benissimo: stare dietro alla NASA (in termini di “filosofia generale”, ma con maggior “spocchia”…) e tuttavia producendo del materiale di gran lunga più scadente (sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi).
Tutto qua.

Giudizio troppo severo? Giudicate Voi stessi: andate sui Siti ESA dedicati alle Missioni Marte, Venere e Luna (SMART-1) e poi pensateci sopra.

Ma torniamo alla “Sfinge“.

A noi sembra piuttosto evidente che alla maggior parte degli Studiosi e dei Ricercatori i quali si sono occupati di Marte in generale e degli Enigmi di Cydonia Mensae in particolare abbia fatto soprattutto difetto – e scusateci per l’ardire – il Buon Senso.
Proviamo quindi a ragionare insieme: ammesso che la “Sfinge di Cydonia” sia realmente una “Sfinge” (ossìa un’opera artificiale prodotta da un’antichissima Civiltà Marziana), essa dovrebbe anche rappresentare un qualcosa che è tecnicamente “sopravvissuto”, come minimo, a qualche milione di anni di inclementi azioni geologiche e meteorologiche.
Un qualcosa che è “sopravvissuto”, quindi, ad eventi quali un imprecisato numero di impatti meteorici, di sismi, di possibili inondazioni e piogge torrenziali prima, e poi una totale ed assoluta aridità dell’ambiente.
Non dimentichiamo di certo le escursioni termiche impressionanti che hanno caratterizzato e caratterizzano Marte e quindi, last but not least, i venti impetuosi che, come il panorama Marziano ci dimostra perfettamente (sia in ripresa orbitale, sia dal suolo), agiscono, assieme alla sabbia ed alle polveri sottili che trasportano, come una sorta di (gigantesca e naturale) “mola” la quale una volta affila ed una volta pialla; una volta “traccia e disegna” ed un’altra “spiana e cancella”.
E così via.

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Proseguiamo: la datazione della Sfinge di Cydonia e delle Piramidi è, ovviamente, incerta, ma un’ampia serie di esami effettuati tramite la strumentazione di bordo delle navicelle che hanno orbitato ed orbitano intorno al Pianeta Rosso (dai Viking Orbiters a Mars Express, appunto – e senza dimenticare il Mars Global Surveyor) ci dice che i rilievi superficiali in questione potrebbero avere un’età compresa fra gli 800 milioni ed il miliardo di anni.
Ora, cercate di focalizzare la Vostra attenzioni su questo periodo di tempo e poi pensate per un istante alle piramidi Egizie – un elemento che Hoagland ed altri considerano fondamentale nella comprensione della cosiddetta “Earth-Mars Connection“…

Quanto tempo è bastato per sfigurare abbondantemente la Sfinge di El-Giza e le splendide Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino?

Poco.
Poche migliaia di anni e, certamente, una serie di eventi geologici ed atmosferici di gran lunga meno devastanti di quelli che hanno “disegnato” Marte sino a renderlo così come lo vediamo oggi.
Deduzione: della Sfinge e delle Piramidi Egizie, fra poche migliaia di anni, non resterà più nulla (salvo l’intervento pesante e risolutivo dell’uomo).

Ora, che cosa distinguerebbe i “Monumenti” di Cydonia da quelli di El-Giza (a parte la localizzazione)?
Ebbene, nulla: essi sarebbero – in accordo a quanto dicono Hoagland e Soci – l’espressione fisica di Menti affini e di Civiltà affini.
Ma soprattutto, pietra è l’elemento che è stato usato per fabbricare i Monumenti di El-Giza e pietra è l’elemento che sarebbe stato usato per fabbricare i Monumenti di Cydonia.

Ora, basta questa semplicissima considerazione per rendersi conto di quanto sia intrinsecamente assurda ed improponibile tutta la storia di Cydonia: ma quale pietra (!) lavorata, infatti, potrebbe mai resistere – con tutto il rispetto per l’eventuale Civiltà che l’avrebbe prodotta ed usata – a quasi un miliardo di anni di azioni distruttive conservando una chiara e determinata (ergo riconoscibile) apparenza (umanoide) esteriore – come ripresa dalla Sonda Viking Orbiter 1 – per poi “sfasciarsi” e diventare di fatto irriconoscibile (vedi i frames NASA-MGS, su tutti) in poco più di 20 anni?

Non siamo stati chiari?
Ed allora usiamo il Rasoio di Okkam per cercare di venire a capo di qualcosa: è più probabile che negli ultimi 20 anni sia accaduto qualcosa su Marte che ha, di fatto, “portato alla rovina” un capolavoro architettonico durato quasi un miliardo di anni, oppure è più logico pensare che gli eventi geologici e meteorologici che hanno coinvolto, negli ultimi 20 anni, la Regione di Cydonia Mensae sono, di fatto, irrilevanti e quello che abbiamo visto (rectius: creduto di vedere) tramite le immagini Viking era solo un affascinante e spettacolare “illusione visiva” determinata, inter alia, dalle ottiche impiegate dalla Sonda per ottenere l’immagine, nonché dall’altezza e dall’angolazione del Viking Orbiter rispetto al suolo ed al rilievo ripreso, nonché dall’altezza del Sole sull’orizzonte locale al momento della ripresa etc.?

Ci siamo ora?
Ecco il concetto di “Buon Senso” che, a nostro avviso, è mancato e, purtroppo, manca tutt’ora quando si parla di Cydonia (e non solo): basta usare la logica, qualche ragionamento, le (poche, ma significative) informazioni di cui disponiamo e subito si può non diciamo “dissipare ogni dubbio” (per carità: anche a noi piace il “Mistero”!), ma quantomeno iniziare a vedere le cosa in maniera un pizzico più chiara, più semplice e più razionale.

Che poi una serie di (ribadiamo) pseudo-Ricercatori e Scienziati – motivati da ragioni di “cassa” e certo non di “Scienza&Cultura” – si agiteranno come degli ossessi gridandoci di “Non toccare la Sfinge!” lo diamo per scontato ed assodato.
Oltre al Prof. Hoagland, infatti, quanti altri “Ricercatori” hanno visto e vedono, un po’ ovunque su Marte, “Sfingi”, “Templi”, “Piramidi”, “Ville”, “Quartieri Residenziali” ed altre – scusateci – stupidaggini del genere?

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Certo, se si vogliono scrivere libri (facili) per affascinare il Pubblico e poi far quattrini (facili anch’essi), non si può parlare, osservando Marte (o la Luna stessa, o qualcuna delle lune di Giove o di Saturno) di “azioni geologiche erosive”, o di “impatti sequenziali”, o di “venti impetuosi” o, magari, di “affascinanti ed ingannevoli chiaro-scuri”: no, certo che non si può.

La realtà, come la NASA stessa oggi (25 Settembre 2006) – ironicamente – dice nella sua Rubrica “Picture of the Day”, “è noiosa”!

E allora, per non “annoiare ed annoiarsi” (!), bisogna parlare di “Connessione Terra-Marte”, di “Civiltà Perdute”, di “Opera immortale” lasciata sulla superficie del Pianeta Rosso dagli ultimi superstiti del Grande Cataclisma che lo sconvolse quale mònito ai Visitatori che sarebbero arrivati e che, molto probabilmente, si sarebbero posti domande troppo complesse per trovare risposte comprensibili ed accettabili.

Certo: bisogna fare sensazionalismo, soprattutto.

Se poi, attraverso questo sensazionalismo, si concorre anche a banalizzare la Materia, o a farci ridere dietro dall’Intelligence che controlla la NASA (e non solo…), o a far passare coloro che studiano (seriamente e con passione) Marte e tutti i suoi enigmi come dei “mitomani” o degli “spostati” non fa nulla.
Quello che conta, alla fine, per Autori ed Editori, è solo l’obiettivo di breve termine: pubblicare un articolo, pubblicare un libello, fare e farsi pubblicità, andare in giro a fare conferenze ed a raccontar favole.
Fare quattro soldi, insomma…

Che ne dite, allora, Cari Amici: Vi sembra che questo scenario che abbiamo cercato di tracciare sia troppo drastico?
Oppure siete d’accordo con noi?
O magari avete altre idee, delle quali volete renderci partecipi?

Scriveteci e noi, con il tempo, Vi risponderemo.
Scriveteci e, soprattutto, quando avrete voglia non solo di vedere immagini realmente enigmatiche, ma anche di porVi delle domande davvero significative, provate a scorrere la Galleria Lunar Explorer ItaliaMars and His Moons”, dove scoprirete che su Marte non ci sono solo “colline a forma di faccia”, ma anche “crateri improbabili”, “cascate ghiacciate”, “torrenti di polvere”, “dune luccicanti” e così via.

Le Meraviglie di Marte (e della Luna, di Saturno e così via), credeteci, non si esauriscono mai e, soprattutto, non si esauriscono in tre o quattro (presunte e sempre questionabili) Singolarità (o Anomalìe) di Superficie.

E poi, lasciatecelo dire per favore, non serve scomodare – sempre e/o necessariamente – gli Egizi, gli Aztechi, gli Annunaki o chi per essi per guardare con Spirito Informato dentro la Storia (della Terra, di Marte e del Sistema Solare) e dentro la Scienza: in effetti, occorre solo aprire gli occhi e poi, agendo con passione, onestà intellettuale (ahi,ahi,ahi: ma dov’è andata a finire?!?…) e per Amor di Ricerca, basta guardare, leggere e riflettere.

E per compiere queste tre azioni, a nostro parere, non Vi serve comunque nè il nostro “imprimatur”, né quello di tanti altri pseudo-Scienziati e pseudo-Ricercatori prezzolati i quali, fra una duna e l’altra e dietro alla forma più o meno bizzarra di qualche collinetta o di alcuni crateri, grazie ad una ottima dose di fantasia, di sfacciataggine e di (lo riconosciamo) “spirito imprenditoriale”, non hanno probabilmente trovato una risposta agli “Enigmi di Marte” (e dell’Universo…), ma di certo hanno dato una bella e consistente sistemata ai loro portafogli.

E allora?

C’è chi “lavora” per la Gloria (!) e chi per il “quattrino” (!!): dov’è il problema? – direte Voi – Dov’è il “gap” del Sistema?
Il problema ed il gap – grandi e gravi entrambi – stanno nella circostanza per cui, purtroppo, nel fare questa opera di “illuminazione” dell’Umanità, costoro hanno anche prodotto – incidentalmente… – un oceano di banalizzazione e di disinformazione che va a colpire, di riflesso ma non per questo meno leggermente, TUTTO il Movimento di Ricerca Scientifica su Marte e TUTTI i Ricercatori che se ne occupano: un’onda lunga di scempiaggini e banalità che, dove colpisce, travolge.

Ciò premesso, a questo punto resta solo una cosa da fare: purtroppo, quando chi sa (davvero) tace, occorre, a nostro avviso, restare tranquilli ad osservare, studiare e lavorare, cercando di essere prudenti e rimanendo pragmatici: poi sarà la Storia – quella VERA, e non quella scritta dal “Dio Denaro”… – a giudicare il lavoro fatto.

E la Storia, anche se (spesso) lo fa tardi, conferisce (o restituisce) sempre ad ognuno di noi la propria (e la più giusta) dimensione e dignità…

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7 settembre 2006

Miraggi Marziani & Sviste Terrestri, ovvero: quando anche la Tri-dimensionalità inganna… – di Paolo C. Fienga

Filed under: Articoli — info @ 16:42

Questa volta l’occasione per parlare non solo di Anomalìe Spaziali, ma anche – e soprattutto – delle metodologie adottate per effettuare le analisi delle immagini (sempre più controverse) che arrivano, in prevalenza, dalla superficie di Marte e dallo spazio di Saturno, ci viene data da un fotogramma individuato (diremmo grazie ad un colpo d’occhio davvero notevolissimo, poiché il dettaglio in questione è quasi del tutto impercettibile) da un nostro caro Amico, il Dr Gianluigi Barca (Socio e Ricercatore Esterno di Lunar Explorer Italia).

Osservate l’immagine NavCam relativa al Sol 391 del Mars Exploration Rover (MER) Spirit e, in particolare, guardate al particolare contenuto all’interno della doppia cerchiatura color fucsia e gialla.

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Con o senza gli “occhialini bicolori” (necessari per una accurata visione dei frames tridimensionali), il dettaglio che emerge è molto netto ed eloquente (oltre che sconcertante): c’è una roccia di modeste dimensioni che “galleggia nell’aria” e che proietta sotto di sé una tanto bella quanto inequivocabile ombra scura.
Un’ombra che, teoricamente, costituisce la prova tangibile del fatto che la roccia sta sfidando la Gravità ed il Senso Comune.

Partendo da questo frame 3D, sicuramente affascinante ed intrigante, siamo oggi in grado – finalmente! – di esprimere qualche idea (personalissima e quindi discutibilissima) sui tanto famosi e – forse troppo benevolmente considerati e reclamizzati – frames tridimensionali (noti anche come Anaglifi o 3D-Frames).

Che dire di questo tipo di immagini?

Come (quasi) sempre accade, diciamo che esistono due Scuole di Pensiero fondamentali al riguardo: la Scuola di chi ama apertamente e svisceratamente i 3D-Frames e quella di chi, invece – diciamo così… -, non li apprezza in maniera particolare.
Ci sono Ricercatori e Studiosi che ritengono i 3D-Frames fondamentali per l’effettuazione di qualsiasi tipo di ricerca che sia seria ed accurata (come l’ottimo Ricercatore ed Amico, Dr Alessio Feltri) e chi invece (come chi sta scrivendo, al pari di buona parte dello STAFF di Lunar Explorer Italia) li reputa – semplicemente – “interessanti, belli e decorativi”, ma comunque BEN LUNGI dall’essere decisivi.
Non solo: essi, sovente – ed almeno a nostro parere – si distinguono per l’essere spesso (e “tragicamente”) – fuorvianti.

Chi ha ragione?

Come sapete, la “vista” – e su questo diamo ampiamente ragione alla Scuola filo-tridimensionalista di Alessio Feltri & Co. – è un senso “ingannevole”, ma è pur vero che una vista “allenata e pragmatica” è sicuramente di grande aiuto nel cammino di qualsiasi Studioso e/od Appassionato di Scienze Planetarie e di Anomaly Hunting.

Sappiamo bene, poi, che le immagini in 2D sono limitate e, spesso (grazie anche alle manipolazioni digitali – comunemente conosciute come “taroccamenti” Made in NASA), ingannevoli, certo…
Ma che dire dell’ingannevolezza del 3D?
Esiste il 3D-Frame a prova non solo di “taroccamento”, ma anche di “illusione ottica”?

Secondo noi, no: decisamente no.

Ed infatti, proprio per segnare un punto a favore dei sostenitori della maggiore affidabilità della bidimensionalità, interviene questo dettaglio del frame NavCam che abbiamo presentato nel quadro globale precedente: la roccia (che qui vedete in dettaglio ingrandito) sta realmente volando?

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Così pareva e pare – e, credeteci, sino a quando guarderete l’immagine tridimensionale, il sassetto piatto che giace accanto al più intrigante outcrop che invece si vede sulla Sx del frame, continuerà a darVi l’impressione di essere sollevato dal suolo.

Che succede, quindi?
Siamo davanti ad un fenomeno che si pone a notevole ed intrigante elemento di sostegno per quelle Teorie (diremmo “esotiche”) le quali suppongono che, in determinate condizioni, la Gravità cessa di essere quella Legge Universale su cui la nostra Scienza ha costruito una buona parte di se stessa?

Ebbene, sia pure solo per qualche ora, a questo possibile scenario ci abbiamo creduto disperatamente ma poi, recuperando solo 12 frames bidimensionali della stessa zona (e relativi ai Soles 390, 391 e 392), abbiamo individuato con certezza il rilievo controverso (cerchiato in verde in questo quadro) ed abbiamo potuto accertare che, purtroppo, la Scoperta del Secolo è rinviata: la roccia in questione non fluttua affatto nel vuoto, anzi…E’ infossata proprio bene!

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E allora? Come spiegare l’illusione ottica dei due frames precedenti?

Semplice: si tratta solo un effetto di distorsione provocato dal 3D il quale, per sua stessa natura, mantiene ed esalta il dettaglio più scuro del frame bidimensionale (e cioè l’ombra) e, nel contempo, sbiadisce (ed in questo caso sin quasi a cancellare) il dettaglio più chiaro del frame bidimensionale stesso (e cioè il profilo della pietra che proietta l’ombra).

Risultato: una pietra comunissima (allorchè vista in 2D), diventa una inquietante e spettacolare (ma falsa) Anomalìa in 3D.

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E’ anche evidente, in questo caso specifico (e per verificarlo basta esaminare il 3D originale e ad HR), l’esistenza di cuciture (seam) approssimative tra i vari pezzi che poi formano l’immagine di partenza così come si vede pure – e diremmo come sempre – qualche “taglio e sfumatura digitale tattica” sul frame (tampering), ma la sostanza non muta: una roccia infossata in 2D è diventata una roccia “volante” in 3D.

§§§

Conclusioni: non sono le immagini (a 2, o a 3, o ad “n” dimensioni) a fare la differenza (!), ma gli occhi (più o meno allenati, attenti e pragmatici) di colui o coloro che queste immagini le guardano, le studiano, le analizzano, le scompongono e ricompongono e così via.

La “vista” è un senso ingannevole: l’Amico Feltri ha (parzialmente ed ironicamente) ragione; ma se gli occhi possono ingannare (come, di fatto, ingannano), noi riteniamo che l’esperienza e l’attenzione dei Ricercatori sono ampiamente in grado di supplire alle deficienze di questo comunque nobile, preziosissimo e meraviglioso “senso”.
Nella ricerca di Anomalìe, poi, per qualcuno sarà più facile lavorare usando immagini in 3D mentre per qualche altro sarà invece meglio impiegare frames bidimensionali: non importa, perchè – lo ribadiamo e lo ribadiremo SEMPRE – NON ESISTE un “Best Method”.

Ci piacerebbe che esistesse, ma non esiste.

A nostro avviso, in questo campo (e, probabilmente, anche in molti altri, magari completamente diversi), c’è solo la capacità, la competenza, l’esperienza e, su tutto, la prudenza di chi studia e poi propone i risultati del proprio lavoro agli altri.

E quindi, Carissimi Amici Lettori, fatevene una ragione: non sarà una Tecnologia Perfetta – ammesso e non concesso che, un giorno, si riesca davvero a possederne una (e ad usarla degnamente) – a dirci dove e come guardare per riuscire a vedere la Verità.

E su questo fondamentale punto, a nostro avviso, gli eventi del Mondo, dal Moon Landing del ’69 ad oggi – senza mai dimenticare il tragico “9/11” – lo dimostrano davvero ampiamente, con buona pace di tutti coloro che, guardando la Terra (e l’Universo) “senza filtri e senza 3D”, non riescono – quasi – mai a credere ai loro occhi…

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