True Planets

29 giugno 2006

“The Silver Sphere”: Analisi di un’Anomalìa Dimenticata (di Paolo C. Fienga)

Filed under: Articoli — info @ 23:02

“…Se l’Universo è realmente pieno di sorprese, allora occorre dire che Marte, nel suo “piccolo”, riesce benissimo a stare al passo dell’Universo…”

§§§

Forse siamo stati troppo “leggeri”, in passato, nel valutare alcune possibili Anomalìe di Superficie riprese – talora molto bene – dai MER Spirit ed Opportunity e quindi, spinti dall’acume e dalla curiosità di alcuni Lettori (ed in questo caso specifico ci riferiamo, in maniera particolare, al nostro caro Amico e Socio, Sig. Lorenzo Leone), abbiamo deciso di riprendere in mano un caso interessante e senza dubbio assai controverso.

Stiamo parlando del “Caso della Silver Sphere”.

Premesso (ma questo si sa) che tutte – o quasi – le logiche interpretative che noi adottiamo sono, per necessità e non certo per scelta filosofica, delle logiche speculative, abbiamo deciso di dare ai nostri Amici Lettori una serie di informazioni che potranno aiutarli a capire meglio perchè Lunar Explorer Italia ritiene che l’oggetto da noi stessi battezzato “Silver Anomaly” sia un corpo apparso di recente, di natura diversa rispetto al luogo al quale accede e, probabilmente, non indigeno della superficie di Gusev.
 
Ma andiamo piano e per ordine: la Silver Sphere appare, ufficialmente e per la prima volta, in una tripletta di frames PanCam (sub-frames EDR in b/n) relativi al Sol 67 di Spirit e queste tre immagini, che potete vedere qui di seguito, sono le migliori in assoluto, oltre che le più ravvicinate.

SOL067-ANOMALY-2P132305418ESF1700P2537L4M1.jpg
SOL067-ANOMALY-2P132305460ESF1700P2537L5M11.jpg SOL067-ANOMALY-2P132305493ESF1700P2537L6M1.jpg

In realtà, però, l’oggetto era già stato visto e fotografato – e questa volta a colori – qualche giorno prima, durante la ripresa di un mega-panorama (conosciuto come “Legacy Panorama”) il quale venne ottenuto durante i Soles 59, 60 e 61 (e cioè nei giorni 3, 4 e 5 Marzo 2004), ma pubblicato dalla NASA solo nel Febbraio 2005.
Undici mesi dopo.

Silver Sphere (Colors).jpg

Abbiamo anche altre immagini della Silver Sphere, con Spirit in allontanamento (immagini NavCam ottenute nel Sol 69), ma l’oggetto è ormai troppo lontano dal Rover per tentare delle elaborazioni (credibili) in ingrandimento.

Eccone comunque una, per Vostra valutazione…

SOL069-2P132487967EFF1800P2290L6M1.jpg
 
Questi sono i dati che abbiamo; adesso facciamo qualche riflessione:
 
a) Origini e Climatologia di Gusev Crater; condizioni dell’Atmosfera Marziana

Gusev Crater è un antico bacino di impatto, almeno a quanto ci dice la NASA. Un cratere derivato da una collisione, insomma, il quale si esprime in una distesa pianeggiante – salva la presenza di qualche modesto rilievo (come le Columbia Hills) – circondata da una catena montuosa la quale altro non è che il bordo (o “rim”) del cratere stesso.
Le condizioni meteo all’interno dei crateri molto grandi sono state studiate con attenzione dalla Sonda Mars Global Surveyor e, se c’è una considerazione che possiamo fare, è che le formazioni nuvolose sovrastanti detti crateri sono rare ma, in compenso, all’interno dei medesimi, l’attività eolica è molto elevata (si pensi, quale esempio, alle decine di Dust Devils che sono stati fotografati da Spirit mentre era in ascesa sulla Collina Husband).

Ora, se questo “fattore vento” è un fatto (diremmo) incontestabile, qual’è un altro fatto (altrettanto incontestabile) da tenere bene in mente?

Eccolo: Marte è un Pianeta “polveroso” e la sua atmosfera è intrinsecamente “polverosa” (rectius: ricca di polveri sottili).
Le polveri, in periodi di quiete (ossìa periodi di assenza di vento e/o con venti molto moderati), si depositano e conferiscono al paesaggio quella coloritura arancio-gialla o arancio-rossiccia che ha reso Marte noto come “Il Pianeta Rosso”.
Nel Marzo 2004, periodo in cui vennero ottenute le fotografie della Silver Sphere, l’attività eolica su Gusev era moderata o nulla ergo…le polveri atmosferiche (causa primaria di quel fenomeno che viene conosciuto come Opacità Atmosferica e causa altrettanto primaria, come si diceva, della “tinta arancio-rossa” della superficie di Marte – in area Gusev, ma non solo) erano in caduta.
Spirit, per coprirsi di uno strato (leggero, ma evidente) di polveri rosse, ha impiegato poco più di un mese.
Diciamo fra i 35 ed i 45 Soles (o forse qualcosa in più, ma poco di più).
La Silver Sphere, tuttavia, come tanto bene dimostrano le immagini in b/n e, soprattutto, quella a colori, NON presenta nessuna traccia di depositi di polveri arancio/rosse sulla propria superficie.

Guardate, per capire bene, questo detail mgnf…

SOL067-ANOMALY-2P132305460ESF1700P2537L5M1-EXTRA DETAIL.jpg

Ciò detto, possiamo (alternativamente o cumulativamente) dedurre che:

1) il materiale di cui l’oggetto è fatto “respinge” le polveri;

2) l’oggetto è stato assai recentemente ripulito della polvere che lo ricopriva oppure

3) l’oggetto non aveva ancora avuto il tempo di ricoprirsi di polveri perchè era arrivato “in situ” da pochissimo tempo o che, infine,

4) le immagini sono mendaci.

Sicuramente, se quello che è accaduto a Spirit valesse anche per tutti gli altri oggetti presenti nella pianura di Gusev (e noi non abbiamo motivi per pensare il contrario), la Silver Sphere si sarebbe ricoperta di uno strato – ripetiamo: leggero ma evidente – di polveri in poco più di un mese. Il fatto che questa Sfera, invece, sia “pulitissima” ci induce a ritenere – una volte escluse per motivi di razionalità e pragmatismo le ipotesi 1 e 2 e, per motivi di logica, l’ipotesi numero 4 – che essa sia stata esposta al weathering di Gusev per un periodo fortemente limitato e, comunque, inferiore ai 45 Soles.

b) Atteggiamento NASA ed altre Sonde Terrestri

La NASA ha ignorato questo rilievo anomalo e tutte le domande che abbiamo posto in ordine alla sua possibile natura.
Ora, il fatto che la NASA non risponda alle domande (sebbene – crediamo – intelligenti) del Pubblico non è una novità; ma che essa, dopo aver pubblicato una serie di frames “intriganti” (e forse sfuggiti alla censura) rifiuti di prendere in considerazione l’esistenza di un oggetto quale la Silver Sphere e quindi impieghi ben 11 mesi (da Marzo 2004 a Febbraio 2005) per ricostruire un panorama in colori naturali della zona che contiene l’Anomalìa, a noi sembra un ulteriore elemento meritevole di considerazione.

Un elemento che, conoscendo l’atteggiamento NASA (e non solo) istituzionale sui fenomeni anomali e, in questo caso, sulla plausibile natura “scientificamente (e naturalisticamente) discutibile” del possibile manufatto, diventa estremamente importante ed intrigante.
Qualche Lettore ci ha detto, però – e si tratta di un’obiezione corretta, almeno da un punto di vista logico –, che prima di pensare agli Alieni o a chissà cosa, bisogna tenere bene a mente che Marte è ormai “pieno” (sulla propria superficie e nel cielo sopra di essa – ergo “in orbita”) di oggetti fabbricati sulla Terra e che quindi la Silver Sphere potrebbe anche (ed effettivamente) essere un qualcosa di terrestre.

Giusto, ma solo in teoria: il punto è che su Marte, almeno UFFICIALMENTE, si sono posate soltanto 6 Sonde: parliamo dei Viking Landers 1 e 2; del Lander Pathfinder; dei MER Spirit ed Opportunity e – ma questo è stato un crash (forse) e non un soft-landing – della Sonda Beagle 2.
Tutte queste Sonde, però, a prescindersi dalle loro fortune (e dati alla mano), si sono posizionate in aree distanti migliaia di Km le une dalle altre!
E allora, forse – si dice ancora -, la Silver Sphere potrebbe essere il frammento di una Sonda USA (o URSS) “vecchia” ed ormai “pensionata” (pensiamo ai Viking Orbiter, o alla Sonda Phobos 2, o magari al misterioso Mars Polar Lander, che davvero non si sa se sia in orbita attorno a Marte, o se si è perso nello spazio o se, infine, è andato distrutto nell’atmosfera marziana dopo averla “aggredita” con velocità ed angolo di ingresso errati).
La Silver Sphere potrebbe dunque essere un frammento di una vecchia Sonda la quale, una volta entrata in crisi orbitale, è poi precipitata sul Pianeta Rosso, ma senza distruggersi completamente durante la fase di rientro e lasciando quindi delle evidenti tracce (metalliche) del suo impatto con la superficie di Marte.

Si, certo, tutto può essere, ma…Sapete quante possibilità ci sono che una Sonda in orbita attorno a Marte:

1) entri in crisi orbitale e precipiti (oppure, allorché in fase di arrivo dalla Terra, affondi nell’atmosfera Marziana anziché perdersi nello spazio)
2) senza distruggersi completamente (anzi: questa ipotetica Sonda diciamo che, sebbene senza guida ed in caduta libera, attraversa l’atmosfera marziana con una certa non-chalance e senza danni) e quindi
3) va ad impattarsi (per altro lasciando ampie e riconoscibili tracce della sua forma originaria) a nemmeno un Km di distanza dal Landing Site di un’altra Sonda – Spirit, nel caso di specie – la quale
4) mentre il viaggia verso le Colline Columbia in cerca di indizi geologici capaci di raccontarci qualcosa del passato di Marte, si imbatte in un frammento della predetta Sonda terrestre precipitata e lo fotografa?

Cari Amici, qui siamo nell’ordine (e non è una cifra “sparata a caso”, ma frutto di – relativamente – semplici calcoli statistici) di una possibilità su svariati miliardi.

Una possibilità che ci sentiamo di scartare.

c) Che cosa la Silver Sphere NON è; morfologia della Silver Sphere

La Silver Sphere, come dimostrano le stesse mappe orbitali NASA dell’area di Gusev coinvolta dalle operazioni di Spirit, NON può essere nè la Back-Shell, nè l’Heat-Shield della Sonda che ha portato Spirit al suolo.
Non può essere la Back-Shell, perchè la essa è stata identificata (!) dalla NASA stessa e pare trovarsi da tutt’altra parte rispetto a dove stazionava il Rover nei Soles in cui venne individuata l’Anomalìa.
La Silver Sphere non può essere neppure l’Heat-Shield, perchè – NASA, ancora una volta, sic dixit – l’Heat-Shield è sul bordo del cratere Bonneville, non lontanissimo dalla zona in cui è apparsa la Silver Sphere, ma neppure così vicino ad essa da poterci indurre a pensare che la Silver Sphere potrebbe essere un frammento dell’Heat-Shield schizzato via post impatto (un ejecta “artificiale”, insomma).

Artifacts Location.jpg

La Silver Sphere, come dimostrano i nostri detail mgnf fatti su frames originali NASA, è una sorta di cupoletta, con ramificazioni laterali (una specie di tubi?).

SOL067-ANOMALY-2P132305418ESF1700P2537L4M1-EXTREME DETAIL.jpg

E se avete ancora dei dubbi, provate a confrontare questo oggetto con l’Heat Shield fotografato da Opportunity nei pressi di Endurance per verificare, in maniera decisiva, che l’Anomalìa di Gusev NON è neppure un lontano parente di un qualcosa che sia, come dovrebbe essere l’Heat-Shield di Opportunity, “Made in USA”.

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La Silver Sphere non è neppure una roccia Marziana classica (un pezzo di granito o un basalto ad esempio), proprio in ragione della sua albedo: le rocce che hanno un’albedo così alta (esclusa quindi – e per ora – l’ipotesi che si tratti di un “pezzo di lamiera” di un qualche tipo) possono essere solo i cristalli e, a quanto abbiamo visto, non ci sono cristalli di medio-grandi dimensioni in area Gusev (solo sabbie e ciottoli cristallini – chiamati “cobbles”).

Cobbles.jpg
E comunque, quand’anche di questi “giganti cristallini” (quarzi grandi come macigni, ad esempio) ce ne fossero, essi dovrebbero essere stati, ormai, totalmente opacizzati delle polveri che, nel tempo necessario (poco) si depositarono su di essi.
 
E allora? Che dire di questa Sfera Argentea?
Perché la NASA – ufficialmente – l’ha ignorata e la ignora?
Da dove viene?

E soprattutto: che cos’è?…

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(continua)

 

13 giugno 2006

The “Colors of Mars” strike back! – dell’Ing. Ennio Piccaluga

Filed under: Articoli — info @ 12:50

“…Gli unici colori veri, sono quelli che vediamo attraverso i nostri occhi…” 

 §§§

C’è una lunga controversia sul vero colore delle immagini provenienti dalle sonde marziane, dovuta ad un approccio approssimativo fatto dagli esperti della NASA negli anni settanta, quando arrivarono le prime immagini a colori dal Pianeta Rosso. Guardando infatti le foto trasmesse  dalle sonde Viking 

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si può notare che la tinta  predominante è un rosso acceso che nulla ha a che fare con i veri colori del Pianeta.
E’ chiaro che c’è stata una esagerazione cromatica che veniva incontro allo stereotipo ben radicato delle osservazioni telescopiche ma anche  all’esigenza di confermare la sterilità di Marte, come ormai deciso dagli scienziati che si erano esposti nei prematuri giudizi seguiti alle deludenti foto della sonda Mariner 4 nel 1965.
Queste foto erano importantissime in quanto furono le prime immagini a giungere da una meta tanto ambita e lontana: rappresentavano certo un primato tecnologico ma, in effetti, la loro reale consistenza era praticamente nulla in quanto, a parte qualche vaga ombra di sporadici crateri, non contenevano alcuna informazione utile e la loro risoluzione era del tutto inconsistente.

FIgura-2.jpg
 Figura-3.jpg

Ciò nonostante il giudizio inappellabile degli scienziati dell’epoca decretò che il Pianeta era sterile, senza acqua e più simile alla Luna che alla Terra. Questa idea si cristallizzò permanentemente nell’opinione pubblica insieme al colore rosso, acquisito in realtà più per pregiudizio che per reale constatazione.
Le ultime sonde usano dei calibratori (Calibration – Target and Sundial)

 Figura-4.jpg

per poter tarare le fotocamere nelle varie condizioni di luce al fine di restituire colori il più possibile simili a quelli che noi stessi, con i nostri occhi, osserveremmo sulla superficie del pianeta.
 Eppure le immagini che vengono rilasciate non sono comunque cromaticamente omogenee. Ci sono enormi diversità tra le foto di sonde diverse, per non parlare della differenza dei colori tra le sonde NASA e la Mars Express dell’ESA.
A queste incertezza si unisce, a volte, il rilascio di foto in falsi colori

 Figura-5.jpg

che, rilanciate da qualcuno senza commento su Internet, aumentano  ulteriormente i dubbi e le perplessità .
Ma allora quali sono i colori veri di Marte? Qual’è il colore del cielo? Sappiamo che sulla Terra la colorazione azzurra dell’atmosfera deriva dalla diffrazione  della luce solare che incide sulle particelle sospese nell’aria.  La diffrazione (deviazione e dispersione in tutte le direzioni) di un raggio di luce è un fenomeno fisico che è tanto più accentuato quanto più elevata è la frequenza della luce incidente (indaco, azzurro), quanto più è densa l’atmosfera e proporzionalmente alla quantità di particelle in sospensione. Le frequenze basse dello spettro luminoso (rosso, arancio e giallo)  vengono diffratte in modo insignificante e continuano indisturbate nel loro percorso. Per questo motivo, di sera, il cielo è indaco ma il sole è rosso (adesso è anche chiaro perchè i semafori adoperano il colore rosso per lo stop e perché i fari antinebbia hanno un colore giallo-arancio). Su Marte l’atmosfera è molto meno densa, meno di un centesimo di quella terrestre, ed è costituita in maggior parte da anidride carbonica con delle parti di vapore acqueo.
Con logica conseguenza  il cielo avrà un colore dovuto alla diffrazione delle sole componenti a maggior frequenza dello spettro luminoso incidente (indaco e viola) ma, per l’inconsistenza dell’ aria, questi colori saranno opacizzati dal nero che esiste al di là dell’ esile atmosfera. Il colore quindi del cielo di Marte consisterà in varie gradazioni di viola opacizzate da una variabile quantità di nero.

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Figura-7.jpg

Raramente però, quando fortissimi venti alzano una norevole quantità di polvere e sabbia, il colore si arricchirà della componente arancio-marrone dovuta ad una più consistente diffrazione dello spettro luminoso ed al colore stesso delle polveri sollevate.
Quale potrebbe essere il colore di queste polveri? Risponderò a questa domanda con un’altra domanda: come potrebbe essere il colore prevalente su un pianeta prima ricoperto in gran parte dal mare? La risposta è una sola: il colore sarà quello della sabbia, arancio-marrone in varie e diverse gradazioni e sfumature.

 Figura-8.jpg

Figura-9.jpg
Ciò non esclude, ovviamente, che sul Pianeta Rosso possano esistere un’infinità di località in cui potremo osservare, dipendentemente dalla composizione chimica del terreno, tutti i colori: dal blu, al verde, al bianco.

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L’ipotesi che Marte sia rosso perché è un pianeta arrugginito è, ancora una volta, una delle tante idiozie spacciate per verità assolute da alcuni rappresentanti della scienza ufficiale che mai nessuno si è preso la briga di smentire.
Non è chiaro il reale motivo, ma è questo un pianeta su cui è stata costruita una montagna di bugie che, in Ossimoro Marte e negli articoli pubblicati sulla rivista Area51 , sto cercando di smontare e smascherare sistematicamente.
Sul numero di Giugno di Area51, inoltre, dimostro l’attendibilità delle ipotesi di Zecharia Sitchin che, inascoltato vate, ha sempre sostenuto la presenza su Marte di antiche città costruite dagli Anunnaki, il misterioso popolo disceso sulla Terra in Mesopotamia molte migliaia di anni fa, la cui storia è incisa con scrittura cuneiforme su centinaia di migliaia di tavolette di argilla conservata nei musei di Bagdad, dell’Ankara e di Londra.

Su Ossimoro Marte non solo mostro le immagini fotografiche di questa città  ma mostro anche le prove, tanto incredibili quanto incontestabili,  che si tratta proprio di quella cui allude Sitchin.

OSSIMORO.jpg

Ennio Piccaluga

www.elleepi.net/mars
www.ossimoromarte.blogspot.com
piccalugaennio@elleepisrl.it
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