True Planets

21 maggio 2006

Moon-Lights – del Dr Gianluigi Barca e Lunar Explorer Italia

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” Conosci tu le Leggi del Cielo?”
   Giobbe 38:33

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§§§

A volte, quando ci si appresta a parlare di un evento importante quale può essere un’Anomalia Spaziale, si deve avere la fortuna di non appartenere alla cerchia dei Ricercatori Professionisti; quest’ultimi, infatti (ed ormai sempre più rari), non possono permettersi il lusso, come è invece nel mio caso, di “sparare ad alzo zero” (anche se, personalmente, preferisco l’espressione “affermare delle ovvietà”).

Perché questa piccola premessa?

Per poter analizzare con maggiore serenità due frames – selezionati tra diverse migliaia – i quali ci mostrano (e ci “dicono”) molto di più di quello che possiamo anche solo immaginare; essi si riferiscono a quello che fu il “Momento Esplorativo” più atteso ed emozionante che, a memoria d’uomo, si possa ricordare: l’allunaggio dell’Apollo 11.

Il frame AS 11-37-5455, infatti, mostra con una certa evidenza quello che Armstrong (per giunta in diretta dalla Luna – o, come recitavano le sovraimpressioni dei Networks Americani, Live from the Moon…!) definì come una “flare-like light”: una “fiammella” che si accese nei pressi di un cratere neppure troppo distante dal Lunar Module Eagle, il centro della “Tranquillity Base”.

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Poche parole che, purtroppo, vennero presto cancellate dalla Memoria Collettiva, anche se vennero udite in Mondovisione – pensate che in Italia la trasmissione si interruppe immediatamente -, e che quindi non rimasero nella Storia come invece fu per la celebre considerazione che, sempre Armstrong, proferì mentre per primo metteva piede sul nostro cinereo ed unico Satellite Naturale (…a small step for a man, but a giant leap for Mankind…).

E forse è questo il problema, o meglio, il male che si nasconde dietro tutta questa storia: la frase di Armstrong sulla flare-like light è incredibile, impensabile…qualcuno pochi anni (certo non secoli!) prima del 1969, avrebbe certo potuto dire “impossibile! Impossibile come andare sulla Luna!”.
E invece…

Invece la Ricerca mostrò (e continua a mostrarci) ciò di cui spesso tutti noi ci dimentichiamo: Essa progredisce ed avanza; Essa ci mostra dei mondi (sìano essi pianeti o atomi) che sono reali tanto quanto il nostro, ma che per l’uomo non esistono…Almeno finché sono ignorati.
E ricordiamoci pure che la Scienza (almeno quella di questo mondo…) non è e non può essere perfetta, anche se migliora, cresce e si evolve, portandoci – se non la incateniamo – dalla “Ruota” al “Treno” e quindi allo “Space-Shuttle”…

Essa ha delle Leggi, sicuramente, ma esse per definizione e natura, devono essere Leggi modificabili, perché la Legge Perfetta ed immutabile, secondo me, esiste solo nella Dittatura (mentale o giuridica che sia).
Scusandomi per la parentesi, ecco dunque mostrarsi nell’immagine qualcosa di assolutamente eccezionale.
Non nuovo, probabilmente.

In effetti, i Ricercatori che studiano lo Spazio conoscono bene, e spesso incontrano, Anomalie come “Light Streaks”, “Star-like Objects”, “TLP’s”, “Flare-like Lights”, “Blue Flares” e quant’altro, per non parlare, sulla nostra Terra, delle celebri “BOL” – o “Balls Of Light” – tanto famose per i molti avvistamenti sui tanto controversi “crop circles”; o i “Foo-Fighters”, sfere di luce dal diametro di 50-100 cm che tanto spaventarono le aviazioni di mezzo mondo durante le Guerre Mondiali (ma non dimentichiamo i Foo-Fighters che sorvolarono la Corea, il Viet-Nam e, molto recentemente, l’Iraq…).

Armstrong, con ogni probabilità, ne vide (almeno) una, e leggenda – ma neanche troppo – vuole che la NASA gli ordinasse di continuare come se nulla fosse: a Terra sapevano già molto a riguardo?

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(Per chi ama complotti e cover-up resta storica la discussione – sulla cui genuinità si sta comunque ancora discutendo – la quale sarebbe stata carpita da diversi radioamatori situati in diverse zone del globo. Ricordate?…

Apollo 11:“Ma che diavolo è quello? È incredibile …… Dio … ma cos’è? Allora, me lo dite?”
Houston: “Cambiate frequenza, usate Tango, Tango!”
Apollo 11:“Allora è una forma di vita, quella!”
Houston: Usa Bravo Tango, Bravo Tango, scegli Jezebel, Jezebel!” )

A mio modesto parere non ci sono dubbi: troppi gli avvistamenti nel mondo (e nello spazio…) per poter pensare che si sia trattato sempre di “sviste”, di “riflessi” e/o di “paranoie”.
Troppi gli investimenti per lo Spazio.

La “Corsa alla Luna” fu solo una sfida politica?

Certo, tutto può essere, ma mai si arrivò ad ipotizzare più di come accadde in quel ventennio (ufficialmente o meno) che qualcosa di strano stava accadendo e che non poteva essere solo il prodotto di un qualche segreto (militare, ovviamente) del “nemico” politico.

Questa “Sfera di Luce” che si accende davanti all’Apollo 11 si mostra come un fuoco particolarmente splendente: è bianca, accecante nei contorni, più scura nel nucleo, e con una sorta di nebbiolina azzurra e viola che si protrae verticalmente, come una striscia sottile, su di essa: roba da togliere il fiato!

Eppure poco tempo basta per aggiungere meraviglia allo stupore: nel frame successivo (AS 11-37-5456), infatti, questa presenza si sposta (!) e la ritroviamo ad una notevole altezza, più a sinistra dell’orizzonte di quanto non fosse nel primo frame e, giusto per non far mancare nulla alla nostra Immaginazione, ora ha nella sua vicinanza una collega: mentre la prima ad essere avvistata mantiene le caratteristiche sfumature bianche, la seconda sfera appare più blu argentato; se una sembra una “Presenza trasparente”, un’energia onirica e impalpabile, la seconda ricorda un qualcosa di metallico.
In entrambi gli avvistamenti (ma ricordiamo che solo in questa missione sono almeno una ventina i frames più celebri con Light-Streaks e Star-like Objects) non siamo di fronte a difetti di pellicola: tutte le analisi dei Ricercatori lo mettono in chiaro.

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Non si può neppure parlare di eventi naturali quali “outgassing”: anche nelle celebri Blue Flares dell’Apollo 14 le ricerche effettuate da svariati Enti e Ricercatori dimostrano l’impossibilità di questa teoria, figuriamoci in un caso del genere (e non dimenticate che, tra l’altro, una bellissima fiaccola blu compare anche durante la Missione Apollo 11, nel frame AS 11-40-5852).

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Ombre improbabili e un po’ troppo frequenti, bizzarramente casuali e preziose come un classico Deus-ex-Machina?
Ma naturalmente!
Alla NASA (e non solo) parlano dei soliti riflessi dei raggi solari contro qualcosa (che cosa non è dato saperlo, evidentemente, anche se ci è stato ufficialmente detto che:”…We showed this jpeg to a former (retired) photogrammetrist at the Manned Spacecraft Center. He went to a clean version of the 70mm master film and these are his comments upon looking at the film:”…(I saw) a small reflective highlight at the area in question, nothing more. It is nothing more than a down-sun reflective surface in the distance…”); pazientando, usiamo allora un po’ d’occhio e qualche riferimento fisso, come i Ricercatori più anziani insegnano…
Prendendo come esempio quelle rocce, o accumuli, che sono chiaramente ben evidenti, abbiamo subito una decina (almeno) di riferimenti ben precisi tra i due frames che stiamo trattando e, se andassimo a fare un lavoro davvero certosino, essi sarebbero molti di più.

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E allora: il luogo dunque è lo stesso, ma la Flare-like Light non è più sul suolo.
Forse è passato molto tempo ed il Sole si è dunque spostato di quel tanto che basta per non riflettere l’oggetto (peraltro sempre misterioso)?
Sicuramente no: esso è rimasto, in sostanza, praticamente immobile perché tra i due frames sono trascorsi appena 28 secondi!
Pochi, pochissimi per poter solo che supporre una eventualità simile.

Si tratterebbe allora di “Eventi Naturali” che non conosciamo?

Quest’ultima in genere è la più disarmante e pigra interpretazione degli addetti a non si sa cosa.
In effetti è quasi buffo vedere come molti, ai piani alti della Ricerca, compiano salti mortali per pretendere di volere – e di poter – spiegare queste immagini, per poi ricordarsi solo in extremis (quando si sono ormai accorti che non sempre si trovano a parlare con degli idioti), della remota possibilità – probabilità – dell’esistenza di qualcosa di sconosciuto.
Qualcosa che, anche se provano un’allergia enorme nel dirlo, non sanno che cosa possa essere.

Certo: è qualcosa – ovviamente – di “origine naturale”!
Qualcosa di “scientificamente spiegabile”!

“Origine Naturale”…”Scientificamente spiegabile”…Paroloni. Solo paroloni che, se non definiti in dettaglio, sono vuoti, assurdi, e utili solo a perdere tempo e dimostrare come spesso, purtroppo, sia più importante saper giocare con le parole piuttosto che afferrare (ed esprimere) la verità.

Siamo lontani anni luce dal basilare “che cos’è?”, intesa come la più semplice, eppure stupefacente, domanda che l’Uomo (il quale sia degno di un tale nome) si pone nei confronti della Vita.
Una domanda che molti Filosofi hanno individuato, giustamente, come quella rivoluzione del Pensiero Occidentale che fu la nascita del Pensiero Moderno, in Grecia, più di due millenni orsono.
Essere capaci di stupirsi e di vedere, partendo dal semplice porsi una domanda ancora senza risposta, quanto fosse profondo l’abisso che veniva evocato.

Comunque, se parlassimo di UFO e di alieni, logica vuole che anch’essi sìano naturali, e cioè “di questo Universo” (altrimenti cosa vuol dire naturale?) e “scientificamente” (e cioè razionalmente)  probabili (e sarebbe dura credere il contrario, si pensi o meno all’esistenza di un contatto con essi).
 
Ed ecco il punto; assumendomi le responsabilità del caso (e, pensandoci, credo che siano davvero poche, alla faccia dei salotti scientifici!…) è mia personale opinione che questo frame mostri una bellissima “Entità Aliena”…
Una forma di Vita Intelligente e che sembra apparire come una minuscola sfera di energia, a tratti con colori diversi, dal bianco al blu (ma si ricordi anche l’incredibile oggetto, perché tutto sembra mostrare che sia tale, rosso rubino del frame AS 11-37-5522), la quale mostra un atteggiamento che sembra circospetto: un atteggiamento di prudente – ma vigile – controllo sulle attività dei nostri Amici Astronauti.

Capire o pretendere di sapere cosa questa Intelligenza stesse facendo è – per ora almeno – escluso e se parlassimo delle eventualità percorribili finiremmo con lo scivolare (inevitabilmente) nel vecchio, ma molto frequente, errore di voler usare i nostri “metri terrestri ed umani” per qualcosa che, molto probabilmente, non era né “terrestre”, né “umana”.
Ci illuderemmo di poter giudicare (ergo di conoscere) qualcosa, o meglio qualcuno, che di noi e dei nostri parametri, può fare sicuramente a meno.
Solo – e quasi per scherzo – possiamo dire, o bisbigliare, che la apparente reazione di questa Energia Aliena all’allunaggio dell’Eagle ha molto dell’umano.
Essa, di sicuro, se decise di tenersi a distanza, di apparire e sparire, ed infine di studiare quegli esseri un po’ goffi e dalle caratteristiche primitive (sebbene fossero muniti di una “casa volante – il LM), si comportò mostrando una indubitabile “Umanità Razionale”.

Bisognerebbe riflettere sul fatto che la nostra Storia, almeno per quella breve parentesi di essa che noi conosciamo (un “battito di ciglia” in ciò che chiamiamo Evoluzione), insegna che, purtroppo, da un incontro tra due Civiltà, una delle due (di regola) sparisce e viene annientata (o assimilata?) da quella che si crede (o “è”?) più evoluta.

La reazione di molte Civiltà Aborigene della nostra Terra, all’arrivo dei “Marziani Occidentali”, fu spesso di fiducia nei confronti dei loro simili ma, lo sappiamo tutti, la loro (quella delle Civiltà Aborigene…) non fu una bella fine…

E allora io deduco che, se queste Entità Aliene non si presentano (ancora) “in parata” al Mondo intero, potrebbe forse voler dire che Esse sono realmente assai più avanzate ed evolute di noi, sotto molti aspetti.
Potrebbe voler dire che Esse non vogliono “assimilarci” e “distruggerci”, nel nome di una presunta Civiltà Superiore (…e che lezione per gli “umani”!!!).

Ma questi sono lunghi discorsi e, oggi, ci basta molto meno per perderci in riflessioni filosofiche sul “senso” di quel piccolo e fondamentale – ma, purtroppo, fuggevole – incontro.

Chi erano?
Come erano?
Che atteggiamento avevano?

Un atteggiamento…Amichevole?
Sapiente, forse?
O magari timoroso?!?

Certo, ad oggi è impossibile saperlo.
Leggendo quello che ci narrano i Resoconti Storici si intuisce (non possiamo dire “si sa” perché di davvero “sicuro”, nell’Era Apollo, c’è davvero poco…) che nessun Astronauta, durante la missione, abbia subìto traumi di natura aggressiva e/o violenta di alcun tipo e questo mi induce a reputare che quelle “Presenze Luminose” fossero abbastanza benevole.
Almeno per quel tanto che bastava “per osservare senza sconvolgere”.

Presenze Luminose, incantevoli ed impalpabili, ma non effimere.

Presenze Luminose, figlie di una qualche Intelligenza lontana (nello Spazio e nel Tempo) e, molto probabilmente, molto più equilibrata e lungimirante di quella di molti dei nostri “Fratelli Umani”…

Una Presenza di Luce.
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3 maggio 2006

Il Totem – di Lunar Explorer Italia, Paolo C. Fienga & Gianluigi Barca

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“…Non c’è Scienza laddove non c’è Stupore, ma non può esserci Scienza laddove non c’è Verità…”

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Questo articolo, frutto di un notevole lavoro di squadra e di pazienti ricerche individuali, è la cronaca di un nuovo mistero, forse piccolo, certo inquietante, che coinvolge il MER Spirit ed una stranissima pseudo-roccia (che abbiamo battezzato “Totem”) la quale appare, per la prima volta, in un frame del Sol 777 e che, trascorso un bel po’ di tempo (per l’esattezza 48 Soles) e percorsa – da parte di Spirit – una sensibile distanza (oltre 120 metri), riappare, ancora una volta molto vicina al Rover ed in una configurazione esteriore leggermente (ma sostanzialmente) differente rispetto al passato.
Il “Caso del Totem” (o della “Roccia semovente”) ci è stato sottoposto dal nostro grande Amico e Socio, Dr Gianluigi Barca il quale, avendo un’estrema pazienza, un’ottima memoria ed una notevole acutezza visiva (tre virtù fondamentali per chiunque volesse diventare un “Anomaly Hunter”), ha messo in correlazione due frames.

Il primo – che vedete qui di sotto – è relativo al Sol 777 di Spirit…

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…ed il secondo è invece relativo al Sol 825 del Rover. Guardate bene…

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La stranissima (a dir poco) pseudo-roccia che viene cerchiata in giallo nel primo frame ed in fucsia nel secondo - e cioè il “Totem” – è, a nostro parere, SEMPRE LA STESSA. Ora, questa situazione, che costituisce la nostra ipotesi di partenza, potrebbe dimostrare (alternativamente) che:

1) Il MER Spirit, nonostante quello che la NASA dice (anzi: si affanna a raccontare), non si muove affatto seguendo un percorso di avanzamento lineare verso una destinazione precisa (e cioè “da”…”a”…), ma si limita a “girellare” (come dice il Dr Feltri) su se stesso, scattando foto su foto dei medesimi scorci. Sempre gli stessi. Fotografie che ci appaiono diverse solo perché sono state ottenute da angolazioni (per altro solo leggermente) diverse;
2) Il MER Spirit si muove ed avanza, effettivamente, assecondando una direzione semi-lineare, ma alcune pseudo-rocce avanzano con esso (e cioè lo seguono…). Le implicazioni che potrebbero derivare da una simile ipotesi non necessitano di commenti…;
3) La pseudo-roccia del Sol 777 – che costituisce il tassello base di questa ricostruzione – NON è la stessa del Sol 825, ma si tratta semplicemente di due pseudo-rocce che si assomigliano molto;
4) La pseudo-roccia del Sol 825 è la medesima del Sol 777 e le discrepanze nella sua forma e dei suoi dintorni (a meno che la pseudo-roccia in questione non si muova davvero) dimostrano che le immagini NASA sono intrinsecamente mendaci (o false, se Vi piace di più) e consistono in una costante ripetizione dei medesimi paesaggi (ergo dei medesimi frames), ormai totalmente “virtualizzati” (e cioè ricostruiti al computer partendo da alcune – supponiamo poche – immagini vere le quali, usando un qualche software all’avanguardia, vengono impiegate per ricreare un paesaggio Marziano tridimensionale e “virtuale” il quale poi, a sua volta, viene fotografato). Si tratterebbe, insomma, di un trucco assai tecnologico, ma decisamente bieco (i frames Spirit – ed Opportunity – sarebbero, in accordo a questa ipotesi, delle semplici fotografie di semplici “dio-rama virtuali Marziani” ottenuti da immagini manipolate.

Fotografie ripetitive e che presentano variazioni minime, ma sufficienti a far pensare che si tratti di immagini reali ed intrinsecamente differenti).

§§§

Prima di esprimerci in termini più precisi, esaminiamo ora la ricostruzione del cammino di Spirit – secondo quello che la NASA stessa ci racconta – dal Sol 777 al Sol 825:

“Sol by Sol summaries from Sol 777 up to Sol 825″

Sol 777 (March 11, 2006): Plans for this sol include morning atmospheric studies, finishing the long-baseline stereo mosaic and taking pictures of a target called “Bitty Cloud”
As of sol 775 (March 9, 2006), Spirit’s total odometry was 6.756 meters (4,2 miles).
Sol 778 (March 12, 2006): Spirit spent the day conducting remote atmospheric sensing.
Sol 779: Spirit drove about 29 meters (95 feet) and acquired post-drive images. A fault in the right front wheel drive actuator terminated the drive.
Sol 780: Spirit spent the day recharging batteries and re-transmitting information about the previous day’s drive to Earth. Spirit collected additional imagery of the right front wheel.
Sol 781: Spirit completed diagnostic tests and drove 3,9 meters (13 feet) using only five wheels. Diagnostic tests showed that the right-front-wheel problem involved the drive actuator, not the steering.
Sol 782: Rover drivers planned a drive of approximately 12 meters (40 feet) using only five wheels.
Sol 783 (March 17, 2006): The operations team planned to have Spirit spend the day sleeping to charge up the batteries.
As of sol 781 (March 15, 2006), Spirit’s total odometry was 6.797 meters (4.22 miles).
Sol 782 (March 16, 2006): Spirit drove more than 9 meters (30 feet).
Sol 784: Challenged by a mound with a modest slope, Spirit stopped the drive after only 0,85 meters (2,8 feet) because of excessive slip.
Sol 787: Spirit moved away from the sticky mound with a 4,5-meter (15-foot) drive.
Sol 788 (March 22, 2006): The flight team planned to have Spirit drive approximately 11 meters (36 feet) to a new waypoint.
As of sol 787 (March 21, 2006), Spirit’s total odometry was 6.812,16 meters (4,23 miles).
Sol 790 (March 24): Spirit completed its usual morning science observations of assessing the clarity of the sky (a variable called “tau”) with the PanCam, and checking the sky and ground with the Miniature Thermal Emission Spectrometer. Before shutting down for this light-activity sol, the Rover used 13 different filters of the PanCam to examine soil that had been churned up in wheel tracks.
Sol 791: The Mars Odyssey Orbiter, which had been unavailable for communication-relay support for 3 days because it went into a precautionary “safe” mode temporarily, resumed relay work. Spirit used the PanCam for assessing sky clarity and for surveying some rocks. It used the Miniature Thermal Emission Spectrometer for sky and ground observations and to examine the disturbed soil in the wheel tracks.
Sols 792 and 793: With a new downlink from Odyssey, the team came in on Saturday to plan a two-hour drive for Sol 792. Spirit turned about 125° to face a new drive target and began to drive toward it. The drive ended a few meters later when Spirit detected 71% slippage. On sol 793, Spirit completed a light schedule of remote-sensing observations.
Sols 794 and 795: Spirit drove 5,7 meters (19 feet) on sol 794, but most of the odometry change was a part of the heading change, rather than progress toward a destination. Again, high slip terminated the drive. As in the previous 2-sol plans, there was light remote sensing on the second sol.
Sols 796 and 797: Spirit’s Sol 796 uplink time was during a Mars Reconnaissance Orbiter aerobraking maneuver and the two spacecraft cannot use the same radio band at the same time, so the rover team used forward commanding relayed via Odyssey to uplink Spirit’s sequences of commands for sols 796 and 797. The plan for sol 796 was to turn 60° clockwise toward a new waypoint and drive toward it using visual odometry to help check for slip. The Rover drove 4 meters (13 feet) before the drive stopped due to excessive (61 percent) slippage. As on the previous drive attempt, most of the added odometry was in the turning, not forward progress. After the drive, Spirit acquired images to help the uplink team analyze possible alternative routes to North-tilted slopes.
As of sol 796 (March 30, 2006), Spirit’s total odometry was 6.836,48 meters (4.25 miles).
Sol 796 (March 30, 2006): In an attempt to get the Rover out of some slippery sand, engineers planned a 5-meter (16-foot) drive. Spirit terminated the drive after less than 1 meter (3 feet) due to excessive slip.
Sol 797: Spirit recharged the batteries and conducted atmospheric remote sensing.
Sol 798: Spirit conducted targeted remote sensing, which included observations of the rover’s own tracks using the miniature thermal emission spectrometer and 13 filters of the PanCam.
Sol 799: Rover planners designed a drive that finally got Spirit out of the sandy stuff. Spirit drove 5,8 meters (19 feet) to firmer ground.
Sol 800: Spirit recharged the batteries and conducted atmospheric remote sensing.
Sol 801: Rover handlers transmitted drive commands to Spirit via the Odyssey spacecraft. Uplink time, however, was shorter than expected, and only 10 of 16 drive sequences made it on board. The Rover remained healthy but did not execute the plan.
Sol 802: Spirit successfully drove 8,2 meters (27 feet), experiencing maximum slip of only 11%.
Sol 803: Drive plans call for moving the rover closer to “Low Ridge Haven” using post-drive images to design a safe approach.
Sol 804 (April 7, 2006): Planned activities include recharging the batteries, monitoring dust and observing clouds.
As of sol 802 (April 5, 2006), Spirit’s total odometry was 6.853,98 meters (4.26 miles).
Sol 803 (April 6, 2006): Spirit drove about 9 meters (30 feet) closer to “Low Ridge Haven” approaching a break in the North-facing slopes of the small outcrop.
Sol 804: Spirit recharged the batteries and conducted atmospheric remote sensing.
Sol 805: Spirit spent as much of the weekend as possible driving toward a north-facing slope to allow the Rover’s Solar Panels to soak up more energy from the Sun. After advancing slightly more than 10 meters (33 feet), Spirit ended up in a nice, sunny spot, with a northerly tilt of 10,8°.
Sol 806: Spirit recharged the batteries and used the PanCam to view the surrounding terrain from the new location reached by the Sol 805 drive.
Sol 807: Spirit’s weekend drive placed the Rover at a potentially safe place to spend the Winter on Mars. Activities included a “get fine attitude” a procedure completed every couple of weeks to correct any error in the Rover’s knowledge of its attitude relative to the Sun. (Between updates, the Rover uses the onboard computer to keep track of attitude changes, but error builds up in this measurement over time.) The Rover also used the NavCam and PanCam for additional and HR images of the terrain surrounding the current location.
Sol 808: Spirit observed rock targets called “Marambio” and “Orcadas” using the Miniature Thermal Emission Spectrometer and collected images of a target called “Maitri” using the PanCam.
Sol 809: Spirit deployed the Robotic Arm (RA) for the first time since the week of Soles 769 to 772 (March 2 to March 5, 2006), when the Rover conducted scientific observations near “Home Plate”. Spirit acquired Microscopic Images of a target called “Halley” and completed an overnight analysis with the Alpha Particle X-ray Spectrometer. The Rover also acquired PanCam images of “Troll” and “Mirny”.
Sols 810-811 (April 13-14, 2006): Plans for the weekend called for continued work on “Halley,” including measurements with the Mössbauer Spectrometer, and targeted remote sensing, including PanCam images of “Orcadas” and “Marambio”.
As of sol 811 (April 14, 2006), Spirit’s total odometry was 6.876,18 meters (4,27 miles).
Sol 812 (April 16, 2006): Spirit performed targeted remote sensing with the Miniature Thermal Emission Spectrometer and acquired Microscopic Images of undisturbed soil.
Sol 813: Spirit conducted targeted remote sensing with the PanCam.
Sol 814: Spirit began acquisition of the “McMurdo Pan”. The Rover studied a soil target called “Mawson” with the Alpha Particle X-ray Spectrometer.
Sol 815: Spirit conducted targeted remote sensing with the PanCam and the Miniature Thermal Emission Spectrometer.
Sol 816: Rather than pause for new instructions, Spirit continued to acquire PanCam data following master sequences already transmitted to the Rover.
Sols 817 to 819 (April 21-23, 2006): Plans called for Spirit to continue work on the “McMurdo panorama” complete overnight studies of the soil target called “Mawson” with the Mössbauer Spectrometer, and conduct targeted remote sensing.
As of sol 816 (April 20, 2006), Spirit’s total odometry remained at 6.876,18 meters (4,27 miles).
Sol 820 (April 24, 2006): Spirit worked on acquiring column 4 of the McMurdo pan and made ground observations using the Miniature Thermal Emission Spectrometer.
Sol 821: Spirit continued work on acquiring column 4 of the McMurdo pan and making ground observations using the Miniature Thermal Emission Spectrometer.
Sol 822: Spirit began characterization of the undisturbed soil surface of Progress using the Microscopic Imager (MI) and the Alpha Particle X-ray Spectrometer. The Rover also began acquiring column 5 of the McMurdo pan and made observations with the Miniature Thermal X-ray Spectrometer.
Sol 823: Spirit continued work on characterizing the undisturbed soil surface of Progress using the MI and the Alpha Particle X-ray Spectrometer. The Rover also continued acquiring column 5 of the McMurdo pan and making observations with the Miniature Thermal X-ray Spectrometer.
Sol 824: Spirit continued work on characterizing the undisturbed soil surface of Progress using the MI and the Alpha Particle X-ray Spectrometer. The Rover also continued acquiring column 5 of the McMurdo pan and making observations with the Miniature Thermal X-ray Spectrometer.
Sols 825-827 (April 29 to May 1, 2006): Plans called for analyzing Progress with the Mössbauer Spectrometer and acquiring columns 6 and 7 of the McMurdo pan.
As of sol 824 (April 28, 2006), Spirit’s total odometry remained at 6.876,18 meters (4,27 miles).

§§§

La ricostruzione Sol-per-Sol delle attività di Spirit ci permette di dire, dunque, che, tra il Sol 775 ed il Sol 824, il Rover ha percorso poco più di 120 metri dei quali, almeno in accordo a quanto riportato dalla NASA, circa 114 di avanzamento (più o meno) lineare verso una destinazione (e cioè il suo “Winter Haven”, o “rifugio invernale”) e poco meno di 6 (tra i Soles 794 e 796) di “riposizionamento” senza avanzamento (e cioè “girellando” su se stesso alla ricerca di una posizione conveniente ed idonea ad evitare lo “slipping” – o scivolamento).

Ora guardate bene l’immagine che mette a diretto confronto i due Soles e la pseudo-roccia che, più la si guarda, e più sembra ricordare un vero e proprio “manufatto”, basato (o “costruito”?) su una sagoma di forma trapezoidale e caratterizzata da (almeno) cinque fori: due oblunghi, posti in posizione superiore e frontale; due circolari, posti alla base, ed uno di forma ellissoidale, allocato in posizione mediana tra i fori frontali superiori e quelli inferiori. Insomma una distribuzione dei particolari che lascerebbe supporre (diremmo che “mostra”) una sostanziale ed evidente linearità ed armonicità delle fattezze in questione.

SOL777-825.jpg

CONCLUSIONI

Il Totem del Sol 777 è, a nostro parere, lo stesso oggetto ripreso durante il Sol 825.

La distanza del MER Spirit dall’oggetto sembra essere rimasta (approssimativamente) invariata (diremmo tra i 15 ed i 25 metri) ma l’angolo visuale è nettamente differente (lo shift, a nostro parere, si aggira intorno ai 45°: il Totem, infatti, nel Sol 777 veniva inquadrato diagonalmente – e cioè leggermente di sbieco – e dall’alto, mentre nel Sol 825 la ripresa è praticamente frontale – o leggermente dal basso).

Anche i dintorni del Totem sembrano essere leggermente cambiati, ma la qualità dei frames non è sufficientemente buona per consentirci valutazioni definitive; sicuramente il foro ellissoidale che separa gli “occhi” del Totem (ossìa i fori centrali superiori) dalle sue “bocche” (e cioè i fori inferiori) è radicalmente mutato (si è ammorbidito nei tratti e sembra anche essersi rimpicciolito). Non riteniamo che lo shift di angolo visuale ed il cambio di filtro/colore sìano elementi da soli sufficienti a spiegare un simile mutamento di fattezze.

Spirit, inoltre, dovrebbe essersi allontanato dal Totem di almeno un centinaio di metri e, anche se anche un’abbondante porzione di questa distanza potrebbe esser stata percorsa assecondando un cammino ad arco, alla fine le dimensioni apparenti del Totem dovrebbero comunque apparire differenti (e cioè più piccole), il che non accade. La nostra deduzione è che Spirit o

1) ha percorso una distanza largamente inferiore rispetto a quanto dedotto nei rilievi odometrici della NASA oppure

2) il suo percorso - rispetto al Totem – è stato “di aggiramento” del medesimo, ma non di allontanamento effettivo da esso.

Ora, se le immagini non ci ingannano, dobbiamo anche annotare che Spirit, nei 48 Soles che dividono il frame del Sol 777 dal frame del Sol 825, si è spostato verso una zona più bassa rispetto a quella occupata in origine, seguendo un leggero declivio. Una regione semi-pianeggiante (posta a circa metà strada fra Husband e McCool Hill, ma più prossima a McCool) diversa – almeno a quanto abbiamo capito noi – da quella ipotizzata e voluta dal Controllo Missione.

In altre parole – ed immagini alla mano (iniziali e finali/Sol 777 e Sol 825) Spirit non sembra stare nè dove dovrebbe essere per prendere più Sole (e cioè un’area sensibilmente inclinata ed esposta a Nord), nè dove la NASA dice che sia.

Che altro aggiungere? Certo, è pura fantascienza supporre che il Totem si sia effettivamente spostato, ma è pure fantascienza (che è però già divenuta realtà) il fatto di vedere che una parte delle sue caratteristiche esteriori sono così nettamente mutate nel tempo. Un tempo, se ci pensate, neppure troppo lungo (un mese e mezzo, o poco più).

L’idea di ricondurre queste evidenti variazioni esteriori all’azione modificatrice del vento ci sembra davvero poco plausibile.

Già il Dr Feltri, in passato, aveva paventato l’esistenza di alcune incredibili peculiarità delle rocce di Marte ed altri Ricercatori ed Amici di Lunar Explorer Italia avevano ulteriormente supportato questa ipotesi producendo svariate immagini “sconcertanti”. Siamo forse sulla soglia di una nuova (ed incredibile) rivelazione (le “rocce” di Marte NON sono rocce, ad esempio), oppure stiamo commentando e speculando seriamente su una serie di frames che raffigurano un Marte “che non esiste”?

Insomma: intravediamo, nella nebbia dei silenzi e delle menzogne, un angolo di Verità, oppure stiamo solo facendo delle audacissime – ancorchè logiche – supposizioni basandoci però su dati intrinsecamente mendaci e, quindi, scientificamente insignificanti (o, peggio, fuorvianti)?

Il nostro compito di Ricercatori, come ovvio, non si dovrebbe esaurire qui, ma i dati che possediamo (oltre alle conoscenze e capacità che abbiamo), ad oggi, non ci permettono di andare oltre.

Un fatto, però, è certo: qualcosa, su quel Marte che ci viene mostrato quotidianamente (per vero o falso che sia), sta succedendo.

Qualcosa cambia.

Qualocosa si trasforma.

Qualcosa si muove…

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