True Planets

6 febbraio 2006

Martian Sandglasses – del Dr Alessandro Pullini, per Lunar Explorer Italia

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Original caption:”Right Nav-Cam Non-linearized Full frame EDR acquired on Sol 697 of Spirit’s mission to Gusev Crater at approximately 12:51:03 MLT”.

Note Lunar Explorer Italia: il rilievo posto sul margine inferiore Dx del frame, sebbene la qualità dell’immagine sia scarsa (così come sovente accade quando vengono inquadrati rilievi curiosi), pare denunciare, anche ad occhi disattenti, la propria recentissima origine. Attenzione: ci siamo accorti che il Rover è passato sopra questo blocco di pietra (le tracce delle sue ruote si vedono distintamente), ma questo non inficia la nostra impressione iniziale, e cioè che siamo in presenza di una configurazione del suolo la cui origine non può risalire – per quello che si vede (e ci riferiamo – inter alia – all’evidentissimo crack che caratterizza il margine della roccia più prossimo all’Osservatore e posto sulla estrema Dx del medesimo) – alla cosiddetta “Alba dei Tempi”.

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Note Lunar Explorer Italia: in questo secondo frame della nostra panoramica relativa al Sol 578 di Opportunity ci sembra interessante portare alla Vostra attenzione un dettaglio che potete facilmente vedere circa ad ore 9 dell’immagine in oggetto e che consiste in una roccia isolata ed – almeno in apparenza – completamente “infossata” (n.b.: non è la prima volta che incontriamo rocce di questo tipo – vedere, ad esempio, quanto emerge dai dintorni di Endurance Crater).
Vi basterà portare l’immagine in oggetto sino al full-size per notare che, all’interno della crepa che circonda l’intera roccia, non vi è traccia alcuna dell’accumulo di sabbie e/o di polveri il che, unito alle caratteristiche apparenti della Singolarità, Vi permetterà di dedurre – riteniamo in modo corretto – un’origine geologicamente MOLTO recente del rilievo. Che poi si tratti del prodotto di attività sismiche o di attività meccaniche di origine non geologica non ci è dato saperlo. L’unico dato certo, a nostro parere, è che NON è stato il braccio meccanico (RA) del Rover a scavare intorno a questo masso…

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Questi curiosi fenomeni, visibili con grande chiarezza nei due frames di cui sopra (ma anche in tanti altri similari) potrebbero non essere un mistero, anzi: essi potrebbero essere ragionevolmente spiegati.
Vediamo come…
Quando il peso espresso dalle ruote del Rover, (e cioè quando il Rover, nel suo passare), si trova ad insistere su rocce non particolarmente grandi né pesanti, esso è idoneo e sufficiente a smuoverle dalla loro sede originale, inclinandole prima da una parte e poi dall’altra.
In altre parole: a mano a mano che il Rover si muove e nel caso in cui il suolo che circonda le pietre su cui esso transita risulti simile, per consistenza, alla sabbia terrestre asciutta (tecnicamente si parla di materiale “incoerente”), può accadere che il terreno “disturbato” dal peso e dal movimento del veicolo (e cioè la sabbia e le polveri) tenda ad andare a coprire e riempire i vuoti provocati dal movimento delle pietre.
Si tratta, a ben vedere, di un “riempire-scivolando” del tutto simile a quello che avviene nelle clessidre (e per comodità io chiamerei questo fenomeno proprio come  “Effetto Clessidra”).

Ad ogni movimento del terreno susseguente ad una sollecitazione meccanica, inoltre, le rocce disturbate finiranno con il poggiare su uno strato di sabbia e polveri più spesso, trovandosi quindi “più in alto” rispetto alla posizione che occupavano originariamente.
Inoltre, lo strato di terreno superficiale – più fine e sottile – naturalmente scivolerà prima – ed in maggior quantità – negli spazi vuoti creatisi al di sotto della/e pietra/e disturbata/e, così evidenziando, a riempimento completato, una sostanziale diversità fra quelle che sono le sue proprie caratteristiche e quelle del materiale ad esso sottostante (nelle fotografie si vede davvero molto bene il risultato finale di questo “smuovere, scivolare e riempire”).

Il meccanismo in oggetto potete esaminarlo per passaggi successivi nei 5 disegni che seguono.

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Questo “Effetto Clessidra” avviene dunque allorché i granuli non sono legati tra di loro – come può invece accadere in ipotesi di terreno umido – ed hanno perciò un comportamento assolutamente e perfettamente “incoerente”: essi cioè, si assestano, quando trovano degli spazi vuoti, verso il basso, adottando un angolo di riposo coerente rispetto alla loro forma media (Attenzione: un sistema basato sui questo medesimo meccanismo, veniva utilizzato nell’antichità per sollevare oggetti pesantissimi.
Si pensi, ad esempio, ai blocchi rocciosi impiegati per la costruzione delle piramidi: ciascun blocco veniva fatto oscillare, usando appropriate leve, e poi, al di sotto del blocco, durante la sua oscillazione, veniva spinta della sabbia, una volta su un lato ed una volta sull’altro.
Ed in questo modo il blocco di roccia, sebbene lentamente, si sollevava!).

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Ora, legandomi a quanto detto, vorrei però provare ad usare un po’ di fantasia per spiegare altri fenomeni che si osservano in svariate immagini.
Gli elementi che ho a disposizione sono pochissimi e quindi…utilizzerò molta immaginazione.

Come premessa, bisogna dire che io credo che Marte sia molto più freddo della Terra – e mi riferisco, ovviamente, non solo e non tanto alla sua superficie, ma anche (e soprattutto) agli strati del sottosuolo che, partendo dal mantello, giungono sino al nucleo centrale.
Vi sarà stato un tempo nel quale la porzione superficiale del mantello (spessa, probabilmente, alcune decine di chilometri) si è raffreddata, irrigidendosi come hanno fatto le rocce che vediamo in superficie.
Successivamente, anche gli strati più profondi di Marte hanno iniziato a raffreddarsi, dapprima perdendo viscosità e quindi irrigidendosi anch’essi – probabilmente fino al nucleo –, configurando un fenomeno conosciuto come “contrazione termica da raffreddamento”, ma senza perdita dimensionale (e cioè, in altre parole, “irrigidimento senza restringimento”).
Come mai? Poiché gli strati superiori si erano già irrigiditi a loro volta!

Una conseguenza di un simile fenomeno potrebbe essere stata la formazione, in profondità, di una serie infinita di fessure, faglie aperte e cavernosità.

Questo fenomeno, laddove realmente occorso, potrebbe anche essere stato la causa primaria di una serie progressiva di eventi di penetrazione e filtrazione – più o meno violenti e repentini – delle acque affioranti di Marte le quali, in un lasso di tempo X, sono completamente scomparse dalla superficie del Pianeta Rosso, provocando delle modificazioni radicale del clima, con sparizione (quasi totale e completa) dei fenomeni nuvolosi e delle precipitazioni a tali fenomeni – di regola – associate.

E’ ragionevole supporre che il fenomeno or ora descritto, molto probabilmente, si sviluppò lentamente e produsse, durante il suo occorrere, dei fenomeni “temporanei” quali l’affioramento di acque e fanghi “termali”, il sommovimenti di acque profonde e superficiali…E chissà cosa d’altro.

Ora, se questa ipotesi fosse fondata (anche solo in minima parte), la prima implicazione andremmo a rinvenirla nel fatto che, su Marte, attualmente, l’acqua dovrebbe trovarsi in enormi quantità nel sottosuolo ed a profondità varie.
Essa inoltre, molto probabilmente, dovrebbe essere in sostanziale e completa comunicazione attraverso la fitta rete di fessure alle quali accennavamo in precedenza e perciò sarebbe soggetta a moti e correnti interne – determinate dalla rotazione di Marte – le quali, nel loro insieme, concorrerebbero ad ampliare e modificare, al tempo stesso, le fessure e le caverne sotterranee.
Non escluderemmo neppure la verificazione di lievi eventi mareali in questo che potremmo definire come “l’Oceano Sotterraneo di Marte”.

Alcuni fenomeni curiosi ed osservabili in numerose fotografie di Marte – come quelle che seguono – potrebbero derivare proprio dagli eventi or ora descritti.

Noi sappiamo con certezza, infatti, che su Marte ci sono venti, talora molto violenti, accompagnati da turbini e tempeste: tutti eventi che comportano una consistentissima movimentazione e trasporto di sabbie e polveri.
Da ciò ne consegue che i terreni Marziani, soprattutto quelli più “fini”, si spostano.
Se questo assunto (ampiamente condiviso anche dalla NASA e dall’ESA) fosse vero, allora come spiegare il fatto che tantissimi crateri – quasi tutti… –,valli e canaloni sono ancora vuoti (ossìa non sono mai stati riempiti dai sedimenti superficiali che circolano liberamente)?

Forse la ragione è proprio nel fatto che, in molte parti della superficie di Marte, esistono ancora fessure e crepacci aperti verso le viscere del Pianeta: dei veri e propri “inghiottitoi” che attualizzano il fenomeno che abbiamo definito come “Effetto Clessidra”, con ingenti volumi di sabbie, polveri, palline, sedimenti ed altri materiali superficiali fini che penetrano (e si accumulano) nel sottosuolo da tempo immemorabile.
Detti “residui di superficie”, in accordo a questa costruzione, andrebbero a depositarsi all’interno di crepacci superficiali e quindi, probabilmente in accordo ai tempi stabiliti dai fenomeni mareali propri dell’Oceano Sotterraneo di Marte, verrebbero smossi e poi, nel tempo e con il tempo, ridotti in fanghiglie altamente viscose e quindi inglobati, travolti e trascinati nelle fessure e nelle caverne più profonde del Pianeta.

Un simile “Effetto Clessidra” si può vedere, a mio parere, osservando le depressioni lineari tra alcune pietre e nei famosi coni nella sabbia i quali, se non sono opera di esseri viventi predatori (come ipotizzato nel mio precedente Articolo “Marslife: un’Ipotesi Esplicativa”), dovrebbero allora essersi formati per perdita di materiale del substrato superficiale. Materiale che “scivola”, attraverso crepacci nascosti, nelle viscere di Marte, esattamente come la sabbia di una Clessidra passa dalla sua bolla superiore a quella inferiore!

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Se quanto si è detto sino ad ora fosse vero (o almeno sufficientemente realistico) allora, a questo punto, grazie agli “occhi” dei Rovers staremmo registrando il verificarsi di una fase nuova di Marte: i tempi geologici necessari affinchè essa si completi non sono ipotizzabili (Cento anni? Mille? O forse un milione?), ma una cosa è certa: l’acqua che è imprigionata nel sottosuolo di Marte, prima o poi, ritornerà – inesorabilmente e progressivamente – in superficie, mentre nei crepacci e nelle grandi caverne sotterranee di Marte resteranno le polveri e le sabbie che vennero inghiottite nelle ere.

Forse, alla fine di questo “carosello”, Marte riceverà un nuovo “impulso vitale”.

Nel suo cielo, probabilmente, riappariranno, come già fu in un tempo remoto, grandi nuvole cariche di pioggia.

E sulla sua superficie, nel tempo, si vedranno nuovi laghi, nuovi fiumi e nuovi mari (questi ultimi, probabilmente, non molto grandi nè profondi, ma sicuramente di discrete dimensioni).

Ma ripeto: questa teoria è solo una mia (personalissima) interpretazione di alcuni fenomeni superficiali visibili (e ricorrenti) che si possono individuare in un discreto quantitativo di frames Spirit ed Opportunity.
Credo sia giusto che Voi la prendiate ”con le pinze” in quanto, come ho detto, non posseggo molti elementi e dati che la confortano.

A me, sinceramente…piace! E così spero possa piacere anche a Voi…

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3 febbraio 2006

In the Name of God – di Paolo C. Fienga

Archiviato in: Articoli — info @ 21:55

Dopo aver riesaminato e risezionato – a distanza di qualche tempo – l’intervista con il Prof. Richard Hoagland (pubblicata nel numero 53 – Dicembre 2004/Gennaio 2005 - di Nexus Magazine) occorre ammettere che, oltre al sottoscritto, in molti sono rimasti profondamente colpiti ed impressionati dalle dichiarazioni del brillante Scienziato Americano.

Come avrete probabilmente notato, però, negli anni ci siamo accorti, operando sia nel campo della Ricerca Scientifica, sia in quello della Ricerca – cosiddetta – “Speculativa”, di essere non solo molto lontani dalle posizioni assunte da colui che è anche conosciuto come “l’Uomo della Sfinge di Marte”, ma anche piuttosto critici e scettici non solo in rapporto a taluni dei suoi approcci, ma anche nei confronti di moltissime delle sue (attuali) convinzioni e conclusioni. In ogni caso, anche se in molti (incluso colui che scrive) non condividono l’opera del “Ricercatore Hoagland”, tutti noi abbiamo grande stima per l’Uomo e quindi, oggi, i nostri sentimenti sono contrastanti.

Richard Hoagland (come tutti sanno e sottolineano) è una degnissima persona ed un uomo di grande cultura, esperienza ed intelligenza. Non ce la sentiamo, in tutta onestà, di andare a cavillare “punto – per – punto” le sue asserzioni (cioè quello che ha detto e che dice); nessuno di noi possiede l’esperienza che ha lui e, fra l’altro, nessuno ha il suo carisma e, quindi, non ci sentiamo proprio di cimentarci in un “botta e risposta” che finiremmo con il perdere largamente. Però… Però abbiamo pensato che la “Ricerca della Verità” non è una partita a carte e non è una scommessa: è una sfida. E’ un confronto costante e leale che, talvolta, impone delle prese di posizione su argomenti delicati e complessi, anche se i livelli di esperienza, cultura e credibilità sono pesantemente sbilanciati. Lunar Explorer, in questo caso, è la “parte” con poca esperienza, insufficiente cultura e – riteniamo – ancora pochissima credibilità. Però abbiamo qualcosa da dire anche noi e dunque, non solo per onestà intellettuale, ma anche per amore verso la Ricerca – a prescindersi da quelle che siano le forme, le modalità ed i mezzi impiegati per realizzarla – abbiamo deciso di provare a svolgere alcune riflessioni su quanto raccontatoci da Richard Hoagland; riflessioni che non devono essere lette come semplici “critiche” (perché a criticare solamente sono buoni davvero tutti:ma proprio tutti, specialmente gli incapaci…), bensì come spunti per maturare, magari, nuovi approcci e nuove ricerche. Insomma, Lunar Explorer ha la propria “visione” del Cosmo, così come il Prof. Hoagland ha la sua: tutto qui. In ogni caso noi speriamo che, comunque, Voi possiate trovare il tempo di leggere anche il nostro punto di vista e di valutarlo con tutta tranquillità.

In primo luogo dobbiamo sottolineare – a gran voce – che l’eventuale “riconquista della Luna” non è uno scherzo e non è una manovra promozionale, anche se molti cercheranno di farla passare come tale. Essa è un obbiettivo estremamente importante il quale non andrebbe affidato incondizionatamente né – nella migliore delle ipotesi – ad una (sempre e comunque) piccola élite di Enti Spaziali (i quali, come si sa, sono – di fatto e, talvolta, anche di diritto – controllati dai Ministeri della Difesa – quando va bene – delle Nazioni Madre e finanziati, più che con denaro pubblico, da lobbies dell’energia), né – nella peggiore delle ipotesi – ad UN SOLO Ente Spaziale (e cioè la NASA: un Ente che è ormai divenuto, secondo noi, completamente inattendibile ed inaffidabile, poiché totalmente asservito alle “filosofie” ed alle ragioni delle più alte sfere militari e di intelligence degli Stati Uniti d’America).

Siamo totalmente d’accordo con Hoagland allorché ipotizza che l’AT&T (o chi per essa e/o con essa) abbia tratto immediato e diretto vantaggio da alcune “scoperte” fatte sulla Luna (citiamo:“…Io ritengo che il vetro utilizzato come base di tale rete proveniva dalla Luna, dalla straordinaria tecnologia di cui un tempo noi stessi disponevamo, e che fu abbandonata milioni di anni fa in occasione della catastrofe. Comunque è soltanto una delle applicazioni tecnologiche inserite nell’infrastruttura industriale di questo mondo in fase di esplosiva crescita…”).

Non siamo d’accordo, invece, quando Lui dice che le Missioni Luna erano, in realtà, finalizzate a “recuperare dei manufatti” (citiamo:“…in realtà la ragione principale delle missioni aveva a che fare con tecnologie energetiche, fisica, antigravità e altre cose importanti. Kennedy venne persuaso che era il momento e i russi stettero al gioco, ma si trattò di una messinscena ben congegnata…”) che già si supponevano (?) esistenti. A ben guardare, quindi, Hoagland sembra ammiccare verso una sorta di retro-ingegneria “made in the Sixties” (e benedetta da USA ed URSS) la quale, proprio perché riferita a quel periodo, diventa (secondo noi) assolutamente improponibile. Ci basti considerare che, almeno per quanto ne sappiamo, di retro-ingegneria, nel senso proprio e moderno del termine, si iniziò a parlare su ampia scala (e dunque non limitatamente a qualche laboratorio sperduto ed ultrasegreto o, semplicemente, “alternativo” tipo lo “Star-Lab”…) soltanto verso la fine degli anni ‘70, se non addirittura nei primi anni ‘80, con le rivelazioni del sedicente fisico Americano Robert, “Bob”, Lazar.

Insomma: che sulla Luna si sia scoperto “qualcosa” che è suscettibile di creare, in primis, uno “shock culturale” e quindi – a patto che venga messa nelle “mani giuste” – uno “sviluppo tecnologico” (e, non dimentichiamolo, commerciale!!!) è più che plausibile (diremmo che è un fatto certo ed acquisito; un dato che “solo chi, per un motivo o per un altro, non vuol vedere, riesce a non vedere”…).

Da qui a dire, però, che le Moon Missions sìano state concepite (come si sa verso la fine degli anni ‘50) e realizzate (un decennio dopo) per “andare a prendere qualcosa che sapevamo essere sulla Luna, già pronto per noi da usare”, ci sembra un approccio fortemente (anzi: eccessivamente) speculativo. Insomma: se il Prof. Hoagland avesse espresso solo un’opinione, allora avremmo detto “Ok, va bene. Lui la pensa così ed avrà i suoi buoni motivi”. Ma se, invece, Hoagland ha manifestato una semplicissima (ancorché incredibile!) certezza, allora noi saremo costretti a dire “Alt: questa asserzione è talmente “grave” che necessita – almeno – di un qualche frammento di prova, se no è pura speculazione” e, in quanto tale, anche se proviene da uno Scienziato, è comunque improponibile e vale quanto vale l’opinione (sempre che sia sostanziata da un minimo di logica e di buon senso) di un qualsiasi Ricercatore.

Ciò che intendiamo dire è che Richard Hoagland non può fermarsi ad ammiccamenti, allusioni e mezze frasi: o sa – e allora deve parlare e dire tutto, mostrando le prove – oppure anche lui si limita (come facciamo anche noi, spessissimo) a “supporre” – ed allora la sua opinione, per quanto forte, dato che non risulta sostanziata né sostanziabile, resta un’opinione il cui valore non è né maggiore, né minore di quello delle opinioni di chiunque altro.

Proseguiamo. Relativamente ai Lunar Domes ed alla loro origine e funzione, nonché per tutto quanto attiene la possibile catastrofe relativa alla distruzione del fantomatico “Quinto Pianeta” ed alla susseguente distruzione semi-totale di Marte e della Luna (ivi inclusa la scomparsa dei dinosauri sulla Terra in correlazione temporalmente accettabile rispetto al primo e catastrofico evento), non possiamo dire nulla, perché non ne sappiamo, purtroppo, nulla. Per quanto attiene i TLP (acronimo per Transient Lunar Phoenomena), invece, ricordiamo che Lunar Explorer Italia è nata proprio con l’obbiettivo di classificarli, studiarli e cercare di capirli. Si parla di “bagliori lunari” sin dai tempi dell’Antica Grecia e della Roma Imperiale; se ne sono visti in tutte le epoche e da tutte le latitudini (dalla Cina al Nord Europa e dall’India all’Africa del Sud per arrivare sino agli Stati Uniti); la NASA stessa sembrò coltivare interesse in questo fenomeno e ne iniziò una sorta di catalogazione (il famoso “Technical Report R-277″) la quale – secondo noi – è stata comunque fatta in maniera incompleta e discutibile.

Esistono anche delle notevoli correnti di pensiero (scientifico e mèta-scientifico) al riguardo, ma finiremmo con il dilungarci oltre misura, annoiandoVi. Lasciamo quindi a Voi il compito di indagare sulle “lucciole della luna”, se l’argomento Vi interessa davvero.

Noi diciamo solo che l’opinione di Hoagland circa l’origine di questi “bagliori” è suggestiva, ma – purtroppo… – piuttosto improbabile e davvero scarsamente plausibile. Ad oggi. In primo luogo non esiste uno straccio di prova fotografica o filmata indiscutibile, per nitidezza e definizione, che questi Lunar Domes (anzi: i loro resti, martoriati da ere di bombardamento meteorico) si trovino effettivamente, da qualche parte o in più parti, sulla Luna. Tutto ciò che abbiamo sono immagini sfuocate e crateri in apparenza “luccicanti”, ma noi sappiamo che quest’ultimo effetto può ben essere causato da elementi diversi dai Lunar Domes. In secondo luogo dovremmo cercare di essere un pizzico pragmatici in questo difficile campo (una volta tanto…): i TLP, infatti – a nostro parere –, se davvero provano qualcosa, provano solo che la Luna potrebbe essere ancora (sia pure in minima parte) geologicamente attiva.

Il “Mistero” non è – sempre secondo noi – soltanto sulla “natura” dei TLP (la quale è anche relativamente ipotizzabile e spiegabile, come abbiamo già accennato in passato e come tratteremo più diffusamente in futuro).

Il “Mistero” (quello vero e sconcertante, da tanti punti di vista) è sul “perché” la Scienza convenzionale – e qui mettiamo nel calderone Astronomi Americani, Italiani, Russi, Inglesi ecc. – insiste a dire che questi Fenomeni Transitori (e cioè subitanei, estemporanei, imprevisti ed imprevedibili), semplicemente, NON ESISTONO o NON SONO CIO’ CHE SEMBRANO. Si è parlato di ERRORI INTERPRETATIVI nella lettura dell’evento da parte dei Testimoni o, nel caso di avvistamenti confermati da più fonti, di curiosi EFFETTI ATMOSFERICI (fulmini inclusi!) o, nei casi migliori, di METEOR STRIKES.

Dubbi, mezze conferme e mezze smentite, “annebbiamenti” di crateri e via-via, in un continuo calando, si sono spesso dette e pubblicate tante assurdità che offendono non solo l’onorabilità professionale di chi proferisce queste idiozie, ma anche e soprattutto l’intelligenza di chi ha la sventura di sentirle o di leggerle. Già, è questo è il Mistero: l’incapacità della Scienza Positiva, che noi chiamiamo “Convenzionale”, di vedere oltre lo scritto ed il codificato. Ma, purtroppo (anzi: per fortuna!), la Scienza è anche sorpresa, imprevedibilità, inspiegabilità e mistero insondabile. Studiabile, certo, ma comunque insondabile.

L’Astronomia non è tutta scritta nei libri e forse, di tanto in tanto, bisognerebbe che qualche “Scienziato” ci provasse, almeno, ad alzare lo sguardo dai suoi tomi e trattati, dal suo personal computer e dai programmi di simulazione e da tutto quanto compone il “kit dello scienziato” e tentare di “guardare su”.

“Astronomy is looking UP!” disse – quanto mai a proposito – un altro grande e lungimirante Scienziato: Carl Sagan…

Last but not least, un’asserzione raggelante del Prof. Hoagland è quella relativa alla possibile dichiarazione del Presidente Americano George W. Bush su un rapido (4/5 anni o 4/5 mesi?) “ritorno alla Luna”. Ecco: Voi sapete che Lunar Explorer Italia non fa Politica (anche se non la ignora) e che cerchiamo di non mettere comunque mai la Politica e le opinioni politiche (simpatie ed antipatie incluse…) accanto alla Ricerca perché, così facendo, si rischia sia di rendere un pessimo servizio all’onestà intellettuale, sia di fare delle atroci commistioni di generi. Però un commento sul possibile “Back to the Moon” si impone.

Si sa – lo sanno tutti – che Mr Bush è si il Presidente degli Stati Uniti d’America, ma è anche un ometto (per sua stessa ammissione) di consistente ignoranza e di scarsissima sensibilità ed umanità. Lui stesso, tuttavia, “orgogliosamente” ci racconta che, sia ai tempi del suo Governatorato in Texas (quando “doveva rifiutare” la grazia ad un condannato a morte), sia nel 2003 (quando ha “dovuto invadere” l’Iraq), le sue decisioni, per quanto possano essere sembrate sciagurate e sanguinarie agli occhi del Mondo, erano e sono sempre state prese con l’avallo dell’Altissimo.

Cosa stiamo dicendo? Che il Sig. George W. Bush – badate che queste cose le dice lui! – si raccoglie in preghiera per una notte e poi, quando il misticismo lo invade, Gesù gli appare e gli dà consiglio. Insomma: George parla della “questione” da trattare e da risolvere (la quale può andare dalla vita o la morte di un presunto assassino, alla guerra preventiva contro un Paese mediorientale la cui ricchezza – del sottosuolo – è inversamente proporzionale al benessere della sua popolazione…) con il Figlio dell’Altissimo il quale, dopo averci pensato un po’, lo consiglia e così facendo ne informa, con Parola Divina, le sue “terrene decisioni”.

Ora: a parte la assurdità che si nasconde dietro simili e farneticanti dichiarazioni, a noi è venuta una certa paura. Un altro, nuovo eppure antico, terrore.

Quale?

Il terrore che le Nuove Conquiste che potremo o potremmo fare (la Luna, Marte o quello che si vuole), vengano avviate, oggi, domani o fra dieci anni, da un qualche pessimo rappresentante della Specie Umana: magari sarà uno pseudo fondatore di una nuova Teocrazia Tecnologica, malato di protagonismo e traboccante di aggressività repressa; o forse sarà un ipocrita abbindolatore di Masse il quale, quando fa o fa fare qualcosa, non soltanto lo fa o lo fa fare esclusivamente per gli interessi propri e delle lobbies che incarna e rappresenta, ma lo fa o lo fa fare anche “Nel Nome di Dio”: o “In The Name of God”, come dice lo stesso George W.

Un approccio simile alla “Conquista di Nuovi Mondi” (ossìa “Veniamo In Nome di Dio”) ci pare che venne adottato anche dai Conquistadores Spagnoli nel Sud- America di qualche secolo fa. Tutti sanno, crediamo, i disastri e le catastrofi che costoro hanno combinato e che sono derivate – provocando effetti a cascata di arretratezza, miseria ed ignoranza che arrivano sino ai nostri giorni! – dalla loro “Crociata di Civilizzazione e di Evangelizzazione”. Per cui, se Voi permettete, vorremmo anche noi, nel nostro ultra-piccolo, lanciare un messaggio agli Uomini (in generale) ed ai Ricercatori Scientifici (in particolare).

Noi diciamo: “Andiamo avanti, conquistiamo, riconquistiamo, allarghiamo le nostre frontiere e le nostre menti e cerchiamo, sulla Terra, sulla Luna, su Marte ed ovunque nel Sistema Solare e nel Cosmo, le radici della nostra Storia e, magari, le energie (intese come “risorse”) per affrontare il Domani dell’Umanità in un modo migliore e più sereno, ma, per favore, NON facciamolo “In Nome di Dio”!

E NON facciamolo fare a degli sciacalli i quali, per giunta, hanno l’arroganza e la cieca presunzione di dire che, quando agiscono, lo fanno “In Nome di Dio”. Non lasciamo agire degli individui che sono pronti a sacrificare qualsiasi bene (Vita – degli altri – inclusa) senza battere ciglio: sarebbe una tragedia, per gli Uomini di Oggi e per quelli di Domani. Lasciare agire anche “al di fuori dell’atmosfera terrestre” questi sconsiderati, ubriachi di Potere e di Vanagloria, sarebbe (secondo noi) la vera “catastrofe”: una catastrofe che, a distanza di oltre 70 milioni di anni (per riprendere e concludere i riferimenti alle affascinanti dichiarazioni di Richard Hoagland), potrebbe rivelarsi, nel tempo a venire, forse ancora più grande di quella che provocò la distruzione del Quinto Pianeta e, con esso, l’annientamento delle (ipotetiche) Culture dalle quali noi tutti discenderemmo.

“Acta Deos, numquam mortalia, fallunt”.

Purtroppo, tanto per tornare ad oggi, il Signor Bush non capisce il latino ed è un vero peccato, perché questa massima, come vedete Voi stessi, sembra proprio fatta per lui e per tutti quelli simili a lui – che vennero o che verranno – che, nei secoli, lo hanno preceduto nel periglioso cammino delle “Conquiste”.

Un cammino che l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, oggi più che mai, sembra pronto ad intraprendere.

In the Name of God, of course…

Dio.jpg

nota: questo articolo venne scritto nel Marzo 2005. Le clamorose dichiarazioni del Sig. George W. Bush, ipotizzate dal Prof. Hoagland e relative ad un rapido ”Ritorno alla Luna”, come sapete, non ci sono state e l’intelligente idea di accantonare da subito (inizi 2005) quella specie di V-1 evoluta che è lo Space-Shuttle è anch’essa finita nel dimenticatoio. Oggi si parla di far tornare un Uomo sulla Luna non prima del 2015 e, per quanto attiene una possibile Base Lunare, non appare plausibile ipotizzarne la realizzazione prima del 2020/2025. La Sonda New Horizons – destinazione Plutone – è appena partita (coprendo la rotta Terra-Luna in 9 ore: lo sapevate?!?); le Sonde Cassini, MGS, 2001 Mars Odyssey e Mars Express sono tutte in buona salute ed operative e così pure lo sono i MER Spirit ed Opportunity. La JAXA ha combinato qualcosa di buono con la Sonda Hayabusa (anche se le cose adesso non sembrano andare nella maniera migliore) e l’ESA, dopo Marte e Saturno, si sta avvicinando a Venere. Tutto, come vedete, sembra andare per il meglio, eppure…eppure la nostra (e non solo) sensazione è che le informazioni davvero importanti continuino a costituire un piatto riservato a pochi “Eletti”, più vicini a Dio – guarda caso… – che agli uomini.

Ma forse ci sbagliamo…

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