True Planets

15 febbraio 2006

Luces Lunae: Analisi Approssimativa di un Mistero Irrisolto (1° puntata) – di Lunar Explorer Italia

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 Rising Moon - EE Cummings.jpg

(Rising Moon – di E.E. Cummings) 

“…E così fu una sera davvero speciale, per tutti.
Io stavo rientrando dai campi, seguendo il sentiero tracciato dai “veci”: mio padre e mio nonno prima di lui.
L’eco delle campane della nostra piccola chiesa non si era ancora spenta del tutto, quando mi accorsi di un grande trambusto, proprio alle porte del paese, nei pressi della fontana e dell’abbeveratoio.
Ricordo le voci, acute ed entusiaste, di una decina di ragazzetti che saltavano, gridavano e si sbracciavano, indicando il cielo.
E ricordo i commenti, asciutti, meravigliati ed anche un po’ timorosi, si, di qualche adulto: gli occhi di tutti quanti erano rivolti al cielo, verso una luminosa falce di Luna.
Li vidi, rimasi sorpreso, e poi anch’io alzai lo sguardo e vidi, lassù, nella parte buia del suo volto, qualcosa come delle allegre scintille, sfuggite al fuoco.
Mi stropicciai gli occhi (ero stanco) e guardai meglio.
Le rividi. La visione non era il frutto della stanchezza di una giornata trascorsa nei campi: sul lato oscuro dell’astro, infatti, del tutto simili a lucciole che rischiarano la notte, parevano accendersi, di continuo ed in grande quantità, piccole, colorate e luminose, stelle…”

(Leone Guerra – “Racconti e Memorie degli Anni d’Oro”)

§§§

Un argomento estremamente complesso ed in larga misura inesplorato o quasi, per molti Ricercatori, spesso finisce con il diventare un argomento “tabù”.
Un argomento da evitare, insomma.
La ragione è comunque piuttosto ovvia: affrontare un tema che appartiene, di fatto, alle cosiddette “Fenomenologie di Frontiera” – le quali, spesso, non vanno d’accordo con i dogmi della Scienza Consolidata e con coloro che ne sono Vati –, può essere causa di imbarazzi (nella migliore delle ipotesi) e problemi veri e propri.
Problemi di immagine, di credibilità, di filosofia scientifica di appartenenza e via-via altre motivazioni, ora più ed ora meno valide e/o condivisibili.

Ma se la complessità di un fenomeno fosse una “giusta causa” per non affrontarlo e studiarlo, allora – probabilmente – saremmo ancora tutti nelle caverne, a sfregare bastoncini e ad esprimerci a gesti e grugniti.
La tematica di cui andremo a parlare – e che in molti hanno già provato, sia pure con esiti incerti, ad affrontare e definire almeno nei suoi contorni essenziali (ammesso che ne esistano) – è, dunque, una tematica controversa e di frontiera.
Un tema del quale è difficile parlare (senza correre il rischio di dire delle sciocchezze) e sul quale è, al momento, impossibile prendere posizione.

Le “Luci della Luna”, anche se in molti, ancora oggi, credono che sìano il risultato di burle, sviste o fenomeni atmosferici terrestri, erano e sono ancora, a nostro avviso, uno dei Grandi Enigmi della Natura.

Non è chiaramente nostra intenzione – anche perché non saremmo assolutamente all’altezza – quella di proporre un Modello Esplicativo di questa fenomenologia: vogliamo solo raccogliere dati, illustrarli e quindi invitarVi ad interpretarli, insieme a noi.

E, come avrete già capito, le “Luci della Luna” di cui stiamo parlando non sono il brillante parto della fantasia di qualche Scrittore (anche se esse, in fondo, ben si presterebbero per una “trasposizione artistica”): le Luces Lunae sono i Fenomeni Lunari Transitori (TLP, o Transient Lunar Phenomoena, in accordo alla terminologia internazionale di riferimento).

§§§

Oggi, AD 2006, a differenza di qualche tempo fa (diremmo sino a pochi anni orsono), sono in molti – Appassionati e Ricercatori soprattutto – a parlare di questi fenomeni, ed in molti, un po’ in tutto il Mondo, sono anche riusciti a “provare”, in qualche maniera, lo sporadico accadimento di qualcosa di strano e di anomalo sulla superficie del nostro unico Satellite Naturale.

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Ma anche se le testimonianze (davvero tantissime) e le evidenze (tal’ultime ancora piuttosto scarse) sono in continuo crescendo, le teorie esplicative di questi enigmatici eventi sono ancora poche e tendono a rimbalzare fra due schiere intellettuali che non esiteremmo a definire, perdonateci, “radicali ed estreme”.

Nella prima schiera collocheremmo gli Scienziati ed i Ricercatori Classici.
I Cultori della Scienza Tradizionale, insomma: coloro che hanno sposato, per tutto quanto riguarda le fenomenologie controverse, una sorta di “Agnosticismo Scientifico Cosmico”.
Questo lo diciamo senza ironia e con grande rispetto: stiamo sempre parlando, infatti, di Professionisti: razionali, pragmatici e positivi.
Talvolta questi Professionisti, sebbene molto preparati, tendono a sfociare nell’iper-pragmatismo e nell’oscurità di un linguaggio cattedratico ed “esclusivo” (che gli Americani chiamano “jargon”), ma, che dire?, c’est la Vie, è la Scienza di oggi…

Nella seconda schiera, invece, vorremmo inserire i “Visionari”: i Ricercatori Indipendenti, scollegati dal main-stream della Scienza Positiva Tradizionale ed anche, forse – alle volte almeno –, un pò “New Age”.

In realtà ed a ben guardare potremmo anche supporre l’esistenza di una Terza Schiera: quest’ultima costituita da Appassionati ed Amatori Fantasiosamente Immaginifici i quali, dopo aver respinto – diremmo più in toto che in parte (e forse più a ragione che a torto) – i “Sacri Dogmi” della Scienza Convenzionale, hanno creato delle ipotesi interpretative ed esplicative dei fenomeni controversi le quali, sebbene – spesso – risultino molto suggestive, finiscono sempre o quasi col risultare poco credibili.
Poco credibili poiché, purtroppo, pesantemente ancorate ad ardite speculazioni e ad ipotesi scientifiche insostanziale (e forse insostanziabili), come a fotografie sfuocate e ad interpretazioni fantasiose – e talora esoteriche – di svariati fenomeni della Natura.
Ipotesi interpretative ed esplicative che, alla fine, appaiono più figlie della Science Fiction che dello Studio e dell’Analisi dei dati.

E così è, se Vi pare…

§§§

Come avvicinarsi alle Luces Lunae, allora?

Forse la strada migliore è quella di parlarne con semplicità, dapprima raccontandoVi un pizzico di storia e poi entrando, sempre con leggerezza, nella tematica vera e propria.

Luces Lunae.

Abbiamo scelto il Latino per esprimerci e la scelta di questa antica e nobile lingua non è stata, ovviamente, una scelta casuale.

Fu infatti il grande Studioso Plinio il Giovane il primo Investigatore della Natura che, a quanto abbiamo scoperto, parlò delle “Luces Lunae”, in un’epistola che raccontava, inter alia, delle sue osservazioni del cielo, degli astri e dei fenomeni che, di tanto in tanto, sembrano portare movimento – un movimento “percettibile” intendiamo – a quello che, agli occhi umani, appare come un Regno di eterna ed immutabile quiete, stabilità e fissità.

Luces Lunae: un’espressione molto bella, quasi romantica diremmo, che stava probabilmente ad indicare l’accendersi di piccole scintille sulla sua porzione in ombra.

Ma Plinio non fu certo il solo e, altrettanto certamente, non fu neppure il primo a notare che qualcosa di strano, di tanto in tanto, alterava la quieta e lucente fissità della Luna.

Basta pensare ad alcuni (ai nostri fini) interessanti e poco conosciuti reperti archeologici rinvenuti, oltre un secolo fa (o forse di più), in Centro e Sud America (Guatemala e Bolivia), in Asia (Siria ed Iraq) ed in Africa (Egitto e Sudan meridionale).
Si tratta, prevalentemente, di disegni e sculture (di regola posizionate all’interno di edifici sacri) che raffigurano – o meglio: che si pensa che raffigurino – la nostra Luna.

Ma si tratta di rappresentazioni statiche e classiche? No.

La Luna di questi reperti è una Luna mutevole: a volte raffigurata mentre è al suo primo quarto, altre volte durante la sua fase di gibbosità ed altre volte ancora quando è già un grande e luminoso disco di luce.

Ed ecco l’elemento comune: su alcune di queste (comunque presunte) raffigurazioni della Luna, gli Artisti che le crearono decisero di inserire dei piccoli punti colorati. Punti colorati che qualche Archeologo – di “casa nostra” – interpretò come la rappresentazione e visione, rispettivamente, grafica ed artistica, di alcuni dei rilievi lunari più eclatanti e facilmente visibili da Terra.

Questi “piccoli punti colorati”, nei dipinti, sono delle semplici “macchie di colore”.
Altre volte, invece, si tratta di piccolissime gemme (rubini e topazi, per lo più), incastonati nel disco, ora completo ed ora incompleto, della (sempre presunta) Luna.

Che dire?
Si tratta forse di una forma di deferenza e di venerazione verso quella che era considerata, da tante Civiltà, come una Divinità?

O piuttosto era solo una maniera sfarzosa di abbellire un’opera d’arte?
O magari si trattava proprio della rappresentazione di un evento reale, “visto e vissuto” dagli uomini di quel tempo? Un evento talmente sconvolgente da essere interpretato come un “Segno degli Dei” e quindi, in quanto tale, da meritare eterna memoria all’interno di un tempio o di un edificio funebre?

Siamo nel campo della speculazione, come ovvio, ed ogni Archeologo che si rispetti Vi potrà fornire una spiegazione adeguata di queste raffigurazioni.
Una spiegazione “scientifica” che, molto probabilmente, suonerà largamente accettabile.
Ma in questa sede, pur senza abbandonare il metodo razionale che deve sempre contraddistinguere il ruolo dei Divulgatori, vogliamo provare a vedere “oltre”: oltre le allegorie ed i misticismi, oltre la religiosità più o meno pagana ed oltre le raffigurazioni sacre e quant’altro.

Vogliamo provare ad essere “semplici”.

Ed allora, noi – semplicemente – riteniamo che (almeno) alcune delle rappresentazioni di cui Vi abbiamo raccontato, non sìano altro che la maniera più appropriata ed immediata di testimoniare e raccontare l’accadimento di un evento particolare il quale, evidentemente, doveva aver suscitato clamore (e timore, forse) nelle diverse Comunità che ebbero la ventura di osservarlo.

Noi crediamo che le rappresentazioni di una Luna “cosparsa di stelle colorate” sìano solo il modo (lo ribadiamo e sottolineiamo: semplice ed immediato) di esprimere “graficamente” le Luces Lunae di cui parlò Plinio e gli Star-Like Objects, i Fast-Walkers, i Brillamenti oppure le Fiaccole di cui parlano gli Astronomi ed i Ricercatori Lunari del nostro secolo.

Oggi scattiamo fotografie, o realizziamo filmati: in un remoto passato – mille o cinquemila anni fa o anche di più – coloro che videro qualcosa “muoversi e/o brillare” sulla Superficie della Luna, eseguirono delle incisioni, delle sculture, o dei dipinti veri e propri i quali fossero capaci di rappresentare e tramandare l’accadere di questi “strani eventi del Cielo” in maniera adeguata.
Una maniera semplice, immediata, soprattutto, in linea con le possibilità artistiche e scientifiche, le attitudini ed i costumi del periodo di riferimento.

Fantasia? Diremmo proprio di no.

E la prova che di queste Luces Lunae se ne sono viste (e se ne vedono) da molti secoli ci viene anche data (in parte) da un famoso Rapporto della National Aeronautics and Space Administration (NASA): stiamo parlando del Technical Report R-277.

(continua)

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