True Planets

6 febbraio 2006

Martian Sandglasses – del Dr Alessandro Pullini, per Lunar Explorer Italia

Archiviato in: Articoli — info @ 20:51

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Original caption:”Right Nav-Cam Non-linearized Full frame EDR acquired on Sol 697 of Spirit’s mission to Gusev Crater at approximately 12:51:03 MLT”.

Note Lunar Explorer Italia: il rilievo posto sul margine inferiore Dx del frame, sebbene la qualità dell’immagine sia scarsa (così come sovente accade quando vengono inquadrati rilievi curiosi), pare denunciare, anche ad occhi disattenti, la propria recentissima origine. Attenzione: ci siamo accorti che il Rover è passato sopra questo blocco di pietra (le tracce delle sue ruote si vedono distintamente), ma questo non inficia la nostra impressione iniziale, e cioè che siamo in presenza di una configurazione del suolo la cui origine non può risalire – per quello che si vede (e ci riferiamo – inter alia – all’evidentissimo crack che caratterizza il margine della roccia più prossimo all’Osservatore e posto sulla estrema Dx del medesimo) – alla cosiddetta “Alba dei Tempi”.

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Note Lunar Explorer Italia: in questo secondo frame della nostra panoramica relativa al Sol 578 di Opportunity ci sembra interessante portare alla Vostra attenzione un dettaglio che potete facilmente vedere circa ad ore 9 dell’immagine in oggetto e che consiste in una roccia isolata ed – almeno in apparenza – completamente “infossata” (n.b.: non è la prima volta che incontriamo rocce di questo tipo – vedere, ad esempio, quanto emerge dai dintorni di Endurance Crater).
Vi basterà portare l’immagine in oggetto sino al full-size per notare che, all’interno della crepa che circonda l’intera roccia, non vi è traccia alcuna dell’accumulo di sabbie e/o di polveri il che, unito alle caratteristiche apparenti della Singolarità, Vi permetterà di dedurre – riteniamo in modo corretto – un’origine geologicamente MOLTO recente del rilievo. Che poi si tratti del prodotto di attività sismiche o di attività meccaniche di origine non geologica non ci è dato saperlo. L’unico dato certo, a nostro parere, è che NON è stato il braccio meccanico (RA) del Rover a scavare intorno a questo masso…

§§§

Questi curiosi fenomeni, visibili con grande chiarezza nei due frames di cui sopra (ma anche in tanti altri similari) potrebbero non essere un mistero, anzi: essi potrebbero essere ragionevolmente spiegati.
Vediamo come…
Quando il peso espresso dalle ruote del Rover, (e cioè quando il Rover, nel suo passare), si trova ad insistere su rocce non particolarmente grandi né pesanti, esso è idoneo e sufficiente a smuoverle dalla loro sede originale, inclinandole prima da una parte e poi dall’altra.
In altre parole: a mano a mano che il Rover si muove e nel caso in cui il suolo che circonda le pietre su cui esso transita risulti simile, per consistenza, alla sabbia terrestre asciutta (tecnicamente si parla di materiale “incoerente”), può accadere che il terreno “disturbato” dal peso e dal movimento del veicolo (e cioè la sabbia e le polveri) tenda ad andare a coprire e riempire i vuoti provocati dal movimento delle pietre.
Si tratta, a ben vedere, di un “riempire-scivolando” del tutto simile a quello che avviene nelle clessidre (e per comodità io chiamerei questo fenomeno proprio come  “Effetto Clessidra”).

Ad ogni movimento del terreno susseguente ad una sollecitazione meccanica, inoltre, le rocce disturbate finiranno con il poggiare su uno strato di sabbia e polveri più spesso, trovandosi quindi “più in alto” rispetto alla posizione che occupavano originariamente.
Inoltre, lo strato di terreno superficiale – più fine e sottile – naturalmente scivolerà prima – ed in maggior quantità – negli spazi vuoti creatisi al di sotto della/e pietra/e disturbata/e, così evidenziando, a riempimento completato, una sostanziale diversità fra quelle che sono le sue proprie caratteristiche e quelle del materiale ad esso sottostante (nelle fotografie si vede davvero molto bene il risultato finale di questo “smuovere, scivolare e riempire”).

Il meccanismo in oggetto potete esaminarlo per passaggi successivi nei 5 disegni che seguono.

IMAGE PULL-1.jpg

IMAGE PULL-2.jpg 

IMAGE PULL-3.jpg 

IMAGE PULL-4.jpg 

 IMAGE PULL-5.jpg

Questo “Effetto Clessidra” avviene dunque allorché i granuli non sono legati tra di loro – come può invece accadere in ipotesi di terreno umido – ed hanno perciò un comportamento assolutamente e perfettamente “incoerente”: essi cioè, si assestano, quando trovano degli spazi vuoti, verso il basso, adottando un angolo di riposo coerente rispetto alla loro forma media (Attenzione: un sistema basato sui questo medesimo meccanismo, veniva utilizzato nell’antichità per sollevare oggetti pesantissimi.
Si pensi, ad esempio, ai blocchi rocciosi impiegati per la costruzione delle piramidi: ciascun blocco veniva fatto oscillare, usando appropriate leve, e poi, al di sotto del blocco, durante la sua oscillazione, veniva spinta della sabbia, una volta su un lato ed una volta sull’altro.
Ed in questo modo il blocco di roccia, sebbene lentamente, si sollevava!).

§§§

Ora, legandomi a quanto detto, vorrei però provare ad usare un po’ di fantasia per spiegare altri fenomeni che si osservano in svariate immagini.
Gli elementi che ho a disposizione sono pochissimi e quindi…utilizzerò molta immaginazione.

Come premessa, bisogna dire che io credo che Marte sia molto più freddo della Terra – e mi riferisco, ovviamente, non solo e non tanto alla sua superficie, ma anche (e soprattutto) agli strati del sottosuolo che, partendo dal mantello, giungono sino al nucleo centrale.
Vi sarà stato un tempo nel quale la porzione superficiale del mantello (spessa, probabilmente, alcune decine di chilometri) si è raffreddata, irrigidendosi come hanno fatto le rocce che vediamo in superficie.
Successivamente, anche gli strati più profondi di Marte hanno iniziato a raffreddarsi, dapprima perdendo viscosità e quindi irrigidendosi anch’essi – probabilmente fino al nucleo –, configurando un fenomeno conosciuto come “contrazione termica da raffreddamento”, ma senza perdita dimensionale (e cioè, in altre parole, “irrigidimento senza restringimento”).
Come mai? Poiché gli strati superiori si erano già irrigiditi a loro volta!

Una conseguenza di un simile fenomeno potrebbe essere stata la formazione, in profondità, di una serie infinita di fessure, faglie aperte e cavernosità.

Questo fenomeno, laddove realmente occorso, potrebbe anche essere stato la causa primaria di una serie progressiva di eventi di penetrazione e filtrazione – più o meno violenti e repentini – delle acque affioranti di Marte le quali, in un lasso di tempo X, sono completamente scomparse dalla superficie del Pianeta Rosso, provocando delle modificazioni radicale del clima, con sparizione (quasi totale e completa) dei fenomeni nuvolosi e delle precipitazioni a tali fenomeni – di regola – associate.

E’ ragionevole supporre che il fenomeno or ora descritto, molto probabilmente, si sviluppò lentamente e produsse, durante il suo occorrere, dei fenomeni “temporanei” quali l’affioramento di acque e fanghi “termali”, il sommovimenti di acque profonde e superficiali…E chissà cosa d’altro.

Ora, se questa ipotesi fosse fondata (anche solo in minima parte), la prima implicazione andremmo a rinvenirla nel fatto che, su Marte, attualmente, l’acqua dovrebbe trovarsi in enormi quantità nel sottosuolo ed a profondità varie.
Essa inoltre, molto probabilmente, dovrebbe essere in sostanziale e completa comunicazione attraverso la fitta rete di fessure alle quali accennavamo in precedenza e perciò sarebbe soggetta a moti e correnti interne – determinate dalla rotazione di Marte – le quali, nel loro insieme, concorrerebbero ad ampliare e modificare, al tempo stesso, le fessure e le caverne sotterranee.
Non escluderemmo neppure la verificazione di lievi eventi mareali in questo che potremmo definire come “l’Oceano Sotterraneo di Marte”.

Alcuni fenomeni curiosi ed osservabili in numerose fotografie di Marte – come quelle che seguono – potrebbero derivare proprio dagli eventi or ora descritti.

Noi sappiamo con certezza, infatti, che su Marte ci sono venti, talora molto violenti, accompagnati da turbini e tempeste: tutti eventi che comportano una consistentissima movimentazione e trasporto di sabbie e polveri.
Da ciò ne consegue che i terreni Marziani, soprattutto quelli più “fini”, si spostano.
Se questo assunto (ampiamente condiviso anche dalla NASA e dall’ESA) fosse vero, allora come spiegare il fatto che tantissimi crateri – quasi tutti… –,valli e canaloni sono ancora vuoti (ossìa non sono mai stati riempiti dai sedimenti superficiali che circolano liberamente)?

Forse la ragione è proprio nel fatto che, in molte parti della superficie di Marte, esistono ancora fessure e crepacci aperti verso le viscere del Pianeta: dei veri e propri “inghiottitoi” che attualizzano il fenomeno che abbiamo definito come “Effetto Clessidra”, con ingenti volumi di sabbie, polveri, palline, sedimenti ed altri materiali superficiali fini che penetrano (e si accumulano) nel sottosuolo da tempo immemorabile.
Detti “residui di superficie”, in accordo a questa costruzione, andrebbero a depositarsi all’interno di crepacci superficiali e quindi, probabilmente in accordo ai tempi stabiliti dai fenomeni mareali propri dell’Oceano Sotterraneo di Marte, verrebbero smossi e poi, nel tempo e con il tempo, ridotti in fanghiglie altamente viscose e quindi inglobati, travolti e trascinati nelle fessure e nelle caverne più profonde del Pianeta.

Un simile “Effetto Clessidra” si può vedere, a mio parere, osservando le depressioni lineari tra alcune pietre e nei famosi coni nella sabbia i quali, se non sono opera di esseri viventi predatori (come ipotizzato nel mio precedente Articolo “Marslife: un’Ipotesi Esplicativa”), dovrebbero allora essersi formati per perdita di materiale del substrato superficiale. Materiale che “scivola”, attraverso crepacci nascosti, nelle viscere di Marte, esattamente come la sabbia di una Clessidra passa dalla sua bolla superiore a quella inferiore!

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Se quanto si è detto sino ad ora fosse vero (o almeno sufficientemente realistico) allora, a questo punto, grazie agli “occhi” dei Rovers staremmo registrando il verificarsi di una fase nuova di Marte: i tempi geologici necessari affinchè essa si completi non sono ipotizzabili (Cento anni? Mille? O forse un milione?), ma una cosa è certa: l’acqua che è imprigionata nel sottosuolo di Marte, prima o poi, ritornerà – inesorabilmente e progressivamente – in superficie, mentre nei crepacci e nelle grandi caverne sotterranee di Marte resteranno le polveri e le sabbie che vennero inghiottite nelle ere.

Forse, alla fine di questo “carosello”, Marte riceverà un nuovo “impulso vitale”.

Nel suo cielo, probabilmente, riappariranno, come già fu in un tempo remoto, grandi nuvole cariche di pioggia.

E sulla sua superficie, nel tempo, si vedranno nuovi laghi, nuovi fiumi e nuovi mari (questi ultimi, probabilmente, non molto grandi nè profondi, ma sicuramente di discrete dimensioni).

Ma ripeto: questa teoria è solo una mia (personalissima) interpretazione di alcuni fenomeni superficiali visibili (e ricorrenti) che si possono individuare in un discreto quantitativo di frames Spirit ed Opportunity.
Credo sia giusto che Voi la prendiate ”con le pinze” in quanto, come ho detto, non posseggo molti elementi e dati che la confortano.

A me, sinceramente…piace! E così spero possa piacere anche a Voi…

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