True Planets

26 gennaio 2006

Let there be Light (Parte Prima) – di Matteo Fagone

Archiviato in: Articoli — info @ 18:58

Che nesso potrebbe esistere fra i cosiddetti TLP (ovvero i “Transient Lunar Phenomena”, in accordo alla terminologia Internazionale di riferimento) e l’origine stessa del nostro unico Satellite Naturale? 
Difficile dirlo – ora come ora – ma un nesso, forse (anzi: probabilmente), esiste davvero ed in queste pagine tenteremo di delineare un’ipotetica linea di collegamento.

Che si tratti di speculazione, di fantascienza o di ipotesi – ad oggi – non più nè meno accettabili di tante altre…lo deciderete Voi. Buona lettura!…

Luna 2.JPG
In primo luogo proviamo a riprendere qualche concetto caro al Dr Alessio Feltri.

Allora: se abbiamo ben afferrato quanto il Dr Feltri ipotizza, il nostro Universo, dalla sua componente più piccola (e microscopica) a quella più grande (ergo macroscopica), dovrebbe presentare una specie di “impronta” – o “matrice” – comune e costante, riconoscibile in certe figure (e strutture) che il Dr Feltri stesso definisce e racchiude nel termine di “Rete Sinaptica”.

Ma questa “Rete” che cosa potrebbe indicare?
Forse l’impronta di un Creatore (che sia un Creatore nel senso Biblico o a-Biblico del termine dipende esclusivamente dal Vostro…Credo!)?
L’impronta di “Qualcuno” (o di Qualcosa) che ha progettato e definito le proprietà organizzative della materia?
O magari è tutta casualità, pura, sfrontata ed assurda?

APOLLO 8 AS 08-13-2225 HR.jpg

Diciamo che, in questa sede ed in questo momento, “non lo sappiamo” (anche se molti di noi già hanno, in cuor loro, qualche idea): non si tratta di una dichiarazione di impotenza, attenzione!
E’ che, ammettendo di non sapere, evitiamo (anche) di portare il Lettore a conclusioni, in qualche modo, pre-confezionate (se non addirittura preconcette): il cammino è arduo ed ognuno di noi deve (tentare, almeno) di arrivare da solo alla maturazione di una propria convinzione.

Ciò premesso, se quanto crediamo di interpretare e dedurre dai Lavori del Dr Feltri fosse corretto, allora potremmo anche considerare la formazione dell’intero Universo (con tutto quello che esso contiene, dal micro, al macro – Vita inclusa, ovviamente…) come il prodotto di un Ordine e di un Progetto precisi, ben lungi da quei concetti di mera probabilità (citiamo:”…considerata l’estensione del Tempo e la dimensione dello Spazio, l’Universo e la Vita diventano inevitabili…”) ed astrattezza che sono tanto cari ad una larga percentuale di Scienziati e Ricercatori “pragmaticamente tradizionalisti”.

Da queste premesse, alle teorie Creazionistiche di Matrice Positiva che oggi vanno per la maggiore (e per le quali il nostro Sistema Solare sarebbe nato all’incirca 4,6 miliardi di anni fa, da una nube proto-planetaria che ruotava attorno ad un allora giovanissimo Sole) a quelle pure Creazionistiche, ma di Matrice Etica – o Religiosa, se preferite – che ci piace riassumere (e scusateci l’eccesso di compressione) nella frase “…e dal Buio, fu la Luce…”, condensando la nascita dell’intero Universo (più o meno come lo vediamo oggi) in un preciso (!) lasso di tempo il quale viene fatto pari a 144 delle nostre “umane” ore (insomma: sei giorni di travaglio, e poi il meritato riposo del Creatore) il passo è breve.

Interessante, non credete?!?
Ma, in tutto questo discorso, dove andiamo a collocare la nostra Luna?

Qual’è la logica creativa (se c’è una logica) che ha portato alla formazione del nostro unico Satellite Naturale?
Insomma: nei macro-disegni che tentano di spiegare, muovendosi tra Scienza e Fede e fra Razionalità ed Immaginazione, le “origini” dell’Universo ed i passaggi che hanno portato dal Nulla al Tutto e dall’Oscurità alla Luce, che posto c’è per la nostra piccola Luna?

La domanda potrà sembrare strana, se non addirittura irriverente (vista la magnitudine dei temi già sfiorati), ma vi assicuriamo che non lo è affatto!
Parlare dell’origine della Luna non è meno complesso né meno affascinante del parlare delle origini dell’Universo, ed ora Vi diremo perchè:

1. Perché esistono un groviglio di ipotesi sull’origine della Luna (e quando le ipotesi proliferano, di regola, il mistero è fitto e la chiarezza latita…);
1. perché le teorie proposte, ora più ed ora meno, sono tutte incomplete, carenti, “mancanti” di quel qualcosa che le potrebbe rendere almeno sommariamente accettabili;
2. perché le domande in sospeso sulle maggiori proprietà fisiche, chimiche e – perché no? – gravitazionali della Luna sono ancora tantissime e prive di risposte complete e credibili;
3. perché, svolgendo il nostro lavoro, abbiamo trovato alcune teorie alternative (ed anche, apparentemente, un po’ folli…) le quali, però – e paradossalmente – soddisfano la Logica (e l’Immaginazine) molto di più delle maggiori teorie tradizionali (pensate, ad esempio, alla tesi dell’originario sistema binario Terra-Marte il quale, per motivi ignoti, venne sostituito dall’attuale sistema Terra-Luna; oppure provate a leggere quanto ci racconta il Prof. Richard Hoagland a proposito del suo Sistema Ternario Terra-Luna-Marte…);
4. perché la Luna sembra dare, costantemente (anche se nell’indifferenza generale) dei “Segnali di Vita” i quali, in un modo o nell’altro, andrebbero studiati, compresi (sin dove possibile) e quindi classificati (pensate proprio ai TLP o agli Extra Lunar Objects o ai Fast-Walkers et così via).

Che ne dite? I “perché” abbondano e noi abbiamo così tanto materiale che potremmo lavorare per una Vita; il difficile, forse, è proprio “trovare un punto di partenza”…Vediamo un po’…Potremmo cominciare con il ripassare qualcuna delle più note Teorie sulle possibili origini della Luna.

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TEORIA DELLA FISSIONE: mentre la Terra era ancora un agglomerato di elementi allo stato – prevalentemente, se non esclusivamente – fluido, da essa (per motivi ignoti…) si staccò un Frammento il quale, nelle ere, si raffreddò, trovò un punto di equilibrio gravitazionale rispetto al suo “genitore” (e, di conseguenza, un’orbita stabile) e quindi, un poco alla volta, arrivò a raggiungere quell’aspetto che oggi ben conosciamo.
 
Si tratta di una Teoria credibile? Se accolta, essa porrebbe seri ostacoli all’accettazione delle maggiori teorie esplicative sulla formazione dei pianeti rocciosi in genere poiché essa implica che la “frammentazione planetaria” potrebbe (almeno in teoria)  verificarsi in qualsiasi modo, imprevedibilmente e su qualsiasi pianeta il quale si trovi ancora allo stato fluido o semi-fluido. Tale “frammentazione”, inoltre, potrebbe verificarsi (perché no?) anche più di una volta.
E poi: qual’era la velocità angolare iniziale della Terra per potersi produrre un simile “effetto-fionda”? Che cosa avrebbe permesso al “Frammento-Luna” di non ricadere sulla Terra, ricongiungendosi ad essa, o piuttosto di sfuggirle per sempre?
Questa, a nostro parere, è una Teoria contraddittoria che si pone in sostanziale antitesi rispetto all’idea della nascita ed accrescimento dei corpi planetari rocciosi a seguito della nube proto-planetaria di partenza e, in pratica, essa ci direbbe che un pianeta (qualsiasi pianeta) si forma da concrezioni di planetesimi i quali, poi, una volta raggiunto un dato (ma dubbio ed indeterminabile) valore di massa,  si frantumerebbero (per motivi indefinibili).
TEORIA DELLA CATTURA: questa Teoria (comunemente accettata per spiegare l’incredibile abbondanza ed eterogeneità di lune che orbitano attorno ai Giganti Gassosi), laddove rapportata alla nostra problematica non fa altro che spostare l’origine della Luna (come di tutte le altre lune dei Corpi Celesti Maggiori) in un altro punto (fisico) del Sistema Solare (o dell’Universo…) e tralascia completamente le domande relative alle effettive modalità della sua (loro) nascita in quanto corpo (i) planetario (i) indipendente (i).
Secondo questa interpretazione, comunque, la Luna venne catturata dalla Terra allo stesso modo in cui i quattro Giganti Gassosi (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) hanno catturato un ingente quantitativo delle loro Lune Minori: ossìa per attrazione gravitazionale.
La Luna, in accordo a tale costruzione, doveva quindi essere un “corpo planetario indipendente e già formato” il quale, per motivi ignoti (!), mentre si trovava in (lento) – ma ravvicinato – transito accanto alla Terra venne catturato dall’abbraccio gravitazionale di quest’ultima e posto (se ci passate questa espressione) su un’orbita stabile (di parcheggio perenne?) attorno ad essa.
Bella e credibile come idea, ma anche questa costruzione, a nostro parere, è accettabile solo a livello teorico e speculativo: i fatti ci dicono, infatti, che le velocità dei pianeti che orbitano ad una distanza simile a quella in cui la Terra orbita attorno al Sole sono piuttosto elevate (esse crescono, ovviamente, con l’avvicinarsi del Corpo Orbitante alla Stella Madre) e questo fatto renderebbe le possibilità di effettuare delle “catture” decisamente molto basse, specialmente allorché le dimensioni relative dei due Corpi – Catturante e Catturando – non sono poi così diverse (come invece è accaduto – probabilmente – nello Spazio Esterno trans-Marziano).
Ad ogni modo, anche accettando quanto postulato dalla Teoria della Cattura, ci dobbiamo comunque chiedere da quale punto del Sistema Solare la Luna sarebbe potuta arrivare e ad un tale quesito non crediamo che possa essere trovata risposta alcuna.
Il Prof. Emilio Spedicato, docente dell’Università di Bergamo, ha anche suggerito l’idea che la Luna fosse stata il satellite di un altro pianeta (che potremmo chiamare “X”) e, a sua volta, fu questo Pianeta a transitare molto vicino alla Terra.
Anche in questo caso, comunque, dovremmo chiederci “per quale motivo un Corpo Celeste (del Sistema Solare?) avrebbe dovuto compiere l’azzardo di uscire dalla sua orbita e quindi arrivare a sfiorare la Terra.
Che cosa accadde mai?
La risposta, ammesso che ne esista una, potrebbe trovare qualche radice solo ipotizzando una sostanziale diversità fra il Sistema Solare dell’ante “Sistema Terra-Luna” e del post “Sistema Terra-Luna”.
Vediamo un po’: supponiamo dunque che la Luna fosse davvero il satellite di un Pianeta “X” che, in un’epoca remota e per motivi ignoti, si avvicinò pericolosamente alla Terra.
Quali elementi dobbiamo valutare per testare la maggiore o minore attendibilità di questa costruzione? Beh, certamente prima di tutto la velocità di avvicinamento del Pianeta “X” – la quale poteva anche essere prossima a quella della Terra –; poi la velocità della Luna la quale, essendo un satellite di “X”, si sarebbe dovuta muovere ad una velocità alquanto più bassa rispetto ad “X” stesso.
Altri dati interessanti (ma non ricostruibili in questa logica ex-post) potrebbero essere il verso dell’orbita della Luna rispetto alla Terra (orario o antiorario?),  l’inclinazione della Luna rispetto ad “X” e la distanza media fra Luna ed “X”.
Supponendo di possedere tutti questi dati, allora potremmo anche tentare una “folle” ricostruzione della catena di eventi che ci “regalarono” la Luna.
Nell’ipotesi che prediligiamo (e che poggia sull’assunto per cui il Sistema Binario iniziale al quale accedeva la Terra era proprio costituito – soltanto – dalla Terra stessa e Marte – che chiameremo “Gemelli”) potrebbe essere accduto che i “terzi incomodi” – il Pianeta “X” e la Luna appunto – si trovarono a passare fra i Gemelli, producendo un’onda mareale la quale, in prima battuta, modificò l’asse di rotazione sia della Terra che di Marte.
Ma mentre Marte ricevette – a seguito di quest’onda la quale, presumibilmente, venne causata in larga misura da “X” – una spinta sufficiente a spingerlo al di là degli equilibri gravitazionali raggiunti con la Terra e quindi a farlo allontanare dal Pianeta Azzurro (“eliminandolo dalla partita”, se ci passate questa espressione), la Luna si venne a trovare proprio in quel punto laddove la forza attrattiva di “X” era minima rispetto a quella della Terra.
Insomma: la Luna si trovò a “sfiorare” la Terra proprio mentre essa si trovava nelle condizioni di minore sensibilità rispetto alla forza attrattiva di “X”.
D’altra parte, se la Terra era troppo piccola e lontana per catturare “X”, essa era certamente abbastanza grande e vicina per “afferrare l’afferrabile”: la Luna, appunto.

E così, mentre “X” proseguiva – in qualche modo – nella sua corsa, la Luna veniva “presa” e restava agganciata al Pianeta Azzurro.
Si tratta di fantascienza sfrenata? Forse si ma, tecnicamente, diciamo che potrebbe essersi verificata una “cattura a velocità lenta”.
Due Astronomi Americani, Donald W. Patten e Samuel R. Windsor, hanno in effetti teorizzato una “cattura lenta” della Luna nei loro saggi “The recent organization of the Solar System” e “The Mars-Earth wars” e, in accordo alla loro visione, questa “cattura” si verificò ad oltre 900 U.A. dal Sole e quando, a loro dire, i Pianeti coinvolti erano tutti posizionati su orbite alquanto distanti dalle attuali e, perciò, ancora “lente”. 
Le problematiche (logiche e fisiche) poste dall’accoglimento di una simile Teoria sono evidenti, ma l’insufficienza dei dati di supporto non deve portarci ad escluderne la validità in via aprioristica.

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TEORIA DELL’ACCRESCIMENTO: questa Teoria è molto interessante. Essa presuppone la formazione della Luna dalla stessa porzione di nebulosa proto-planetaria dalla quale ebbe origine la Terra e questo significa pure che la Terra e la Luna si formarono, di fatto, simultaneamente e che le loro interazioni (che permangono sino ad oggi) vennero di fatto stabilite sin da quel momento iniziale.
Credibile, certo: ma anche questa Teoria presenta dei lati oscuri.
Fondamentalmente, infatti, la Terra è molto diversa dalla Luna. Per certi versi essa è simile a Venere e, per altri, si avvicina di più a Marte. Se, dunque, la Luna fosse stata “una parte della Terra” sin dall’origine, come mai il suo schiacciamento polare è quasi inesistente? Gli effetti di marea lasciano dei segni ben visibili…
Ed inoltre, stando a questa Teoria, è pure agevole supporre che la Luna, analogamente alla Terra, dovette subire il medesimo bombardamento meteorico al quale venne sottoposta quest’ultima.
Ora, se questo è vero, come mai sulla Luna non sembrano esserci tracce (se non minime) degli elementi che di regola vengono trasportati da bolidi e comete?
Com’è mai possibile che non sìano state ancora individuate almeno delle tracce di composti organici nel suolo, o nell’immediato sottosuolo, o ai Poli e – naturalmente – nei crateri in ombra perenne o semi-perenne?
Si noti che – ed almeno in teoria – sulla Luna dovrebbero esserci degli enormi giacimenti di acqua ghiacciata (di crateri in ombra perenne non ce ne sono soltanto ai Poli), mentre invece sembra che non sia così.
Insomma, anche senza escludere a priori che la Luna si sia accresciuta nei pressi della Terra, e pur tuttavia possibile immaginare – dati alla mano – che essa si sia accresciuta in un’altra regione del Sistema Solare.
TEORIA DELLA COLLISIONE E DELLA FUSIONE:  Questo, ad oggi, pare essere il modello più valido ed accettato. In accordo a questa costruzione si dice che, agli albori della storia del Sistema Solare – ed appena formatisi i pianeti – accadde qualcosa di sconvolgente.
Secondo gli Scienziati che sposano questa Teoria, in origine dovevano esistere molti più Corpi Planetari Maggiori che si muovevano attorno al Sole assecondando delle orbite più o meno regolari. Uno di questi Corpi (delle dimensioni approssimative di Marte – ma questa è pura speculazione) entrò in collisione con la Terra.
E che cosa accadde dopo? Accadde che i due Corpi si “fusero” assieme ma, al momento dell’impatto, vennero espulse nello spazio delle enormi quantità di frammenti i quali entrarono in orbita attorno alla “Nuova” Terra e, col tempo, si unirono tra loro dando origine alla nostra Luna. In accordo a quanto postulato da questa idea, la somiglianza nella composizione chimica tra Terra e Luna sarebbe dovuta proprio al fatto che la Luna non è altro che il risultato dell’aggregazione di un quantitativo di  “n” frammenti della Terra (più l’Impactor) i quali vennero scagliati nello spazio.
Teoria accettabile? Vediamo: per accertarlo dovremmo confrontare “qualche pezzo di Luna con qualche pezzo di Terra”. Si può fare? Ma si: abbiamo 381 Kg di rocce lunari che sono stati riportati “a casa” grazie alle Missioni Apollo e quindi qualche raffronto è già stato fatto.
E che cosa abbiamo scoperto? Leggiamo“…le rocce Lunari furono analizzate da scienziati di tutto il mondo. Esse rivelarono contenere minerali ed isotopi che, fino ad allora, erano sconosciuti sulla Terra. (…) La composizione chimica delle rocce lunari risultò drammaticamente diversa da quella di qualsiasi roccia terrestre.
(…) le rocce lunari contengono isotopi radioattivi di breve vita, dovuti (con ogni probabilità) a fenomeni di irradiamento permanente. (…) Infine sulle rocce lunari manca del tutto il cosiddetto involucro acquoso…”
(Da Wikiperia.org http://it.wikipedia.org/wiki/Dubbi_sull’allunaggio_dell’Apollo)
Commenti? Forse la tendenza a costruire teorie e giustificazioni ”di comodo“ è scritta nel nostro DNA e poi, in fondo, per demolire una Teoria, basta andare a cercarne un’altra, mettere a confronto le rispettive spiegazioni e fondamenta…ed il gioco è fatto.

Ad ogni modo, per approfondire la Teoria della Fusione, che resta comunque interessante, si può leggere l’abstract della Dott.ssa Robin Canup.
Non dimentichiamo, poi, che l’ipotesi della collisione è, di per se stessa alquanto intrigante per almeno due eccellenti ragioni: la prima è che gli Scienziati non negano che possano essersi verificati eventi catastrofici nella storia del Sistema Solare (ed il fatto di “NON NEGARE”, talvolta, è già un segnale molto positivo…), mentre la seconda è che questo modello (che chiamiamo della “Collisione con Espulsione”), potrebbe fornire le basi per l’analisi dei possibili effetti di altre tipologie di catastrofi planetarie.
Ma questa costruzione, comunque, si presta - a nostro parere – a qualche paradosso.

Provate a pensare: riducendo la Teoria in questione sino ai minimi termini, si potrebbe giungere ad affermare che “da un Pianeta di taglia 1, colpito da un Pianeta di taglia 0,5, potrebbero derivare almeno due Pianeti: uno di taglia 1,25 ed un altro di taglia 0,25″.
Ora, se questo “calcolino” fosse credibile, potremmo anche dedurre che una bella fetta dell’Impactor avrebbe accresciuto la nostra Terra. E se questo fosse vero, allora, che cosa dovremmo dedurre?
Forse che le dimensioni attuali della Terra sono dovute all’accrescimento “naturale” dalla nebulosa proto-planetaria dalla quale essa è derivata, oppure dal contributo apportato dall’Impattatore?
E che cosa avrà mai impedito alla Terra ed all’Impactor di andare in pezzi dopo l’urto? Come possiamo definire tale collisione: urto elastico, urto anelastico o urto misto?

Come mai i frammenti della Terra e dell’Impactor che vennero proiettati nello spazio si “fermarono” dopo appena 200.000 Km (circa), entrarono in orbita, si radunarono in un unico blocco e quindi formarono un nuovo Corpo Planetario?
Non sarebbe stato più logico attendersi che quanto proiettato nello spazio avrebbe finito, in un tempo “x”, con il “ritornare da dove era venuto” (e cioè ricadere sul corpo originario), in accordo alle meccaniche degli urti anelastici i quali sono alla base della Teoria degli Accrescimenti?
Ed infine: che prove abbiamo dell’esistenza di questo presunto Impactor?
In realtà, la Teoria della Collisione con Espulsione sembra proprio “custom made” per il binomio Terra-Luna: il giusto Impactor, avente le giuste dimensioni, che arriva al momento giusto, che colpisce la Terra nel punto giusto e nel modo giusto e poi si fonde con essa in maniera appropriata.
I frammenti derivanti dalla collisione producono un getto di materiale che va nello spazio, nella direzione giusta ed alla velocità giusta; questi frammenti, poi, decelerano (o si fermano, addirittura) alla distanza esatta, entrano in orbita correttamente e, agendo gli uni sugli altri in modo appropriato, non formano una serie di anelli simili a quelli dei Giganti Gassosi ma anzi: si raggruppano e si fondono, originando – nei modi e nei tempi prescritti – la “Giusta Luna”.

Stupefacente, calcolato sin nei minimi particolari e studiato in modo perfetto.

Così perfetto che, quasi quasi, ci viene voglia di non crederci… (continua)

Cone Nebula 2.jpg

23 gennaio 2006

Ai Confini della Verità – di Alessio Feltri & Paolo C. Fienga

Archiviato in: Articoli — info @ 17:59

“…Le menzogne per noi più ovvie sono solo le Verità alle quali non vogliamo credere…”

(anonimo) 


                                                 ***

Una nuova panoramica su quello che si vede nei pressi dei MER Spirit (e siamo ormai arrivati oltre il Sol 730) ed Opportunity (superato il Sol 710), a caccia di Anomalìe di Superficie, Singolarità e/o altre bizzarrie – tipo le pseudo-rocce, ovvero delle pietre e dei macigni dalle forme strane (e ce ne sono davvero tantissimi, credeteci!) e, soprattutto, a caccia di inspiegabili (ma forse non tanto…) manipolazioni dei frames, operate con tecniche non solo note, ma anche piuttosto rozze - ci serve da spunto per qualche riflessione sui “falsi” (o presunti tali) di ieri in rapporto ai “falsi” (o presunti tali) di oggi.

In effetti, questa storia delle manipolazioni sui Mars Frames (alcune talmente ovvie dall’essere ormai conclamate, anche se il  CICAP – buono ad aprir bocca solo quando ci sono da attaccare dei poveracci come i Ricercatori Indipendenti e non i “Ciclopi” tipo NASA ed ESA – resta silenzioso…) ci riporta alla mente degli interventi analoghi (e sempre eseguiti malamente) i quali vennero operati su un grandissimo numero di Apollo Frames. OPP-SOL707-1N190954573EFF64KSP1740R0M1.jpg

 

Guardate questo primo frame (una gocciolina nel Mare Magnum…): un’immagine Opportunity (dal Sol 707) scandalosamente “piallata” presumiamo per impedire la visione di alcuni dettagli (ma quali poi?!? – ci domandiamo…) relativi agli outcrops che caratterizzano un pò tutta la Regione di Meridiani Planum e, nel caso di specie, il bordo (“rim”) del Cratere Erebus.

 

APOLLO 11 AS 11-40-5863-69.jpg

E, dopo Marte, eccoVi un altro “falsaccio” tristemente famoso nell’ambiente dei Ricercatori Indipendenti (e che ha tratto in inganno numerosi Investigators che non conoscono l’Apollo Image Atlas a memoria o quasi): un photo-composite realizzato da un tale di nome Ed Hengeveld – un tizio che ha lavorato – e lavora – anche per la NASA… – il quale, oltre ad aver assemblato i frames che vanno dall’AS 11-40-5863 sino al 5869, ha anche aggiunto (Dio solo sa perchè…) un bel Sole…che NON ESISTE!

                                                           §§§

E facciamo qualche riflessione relativamente a questa “sagra delle falsità”: Voi sapete che, sia per il Programma Apollo, sia per il Mars Programme, esistono almeno due principali correnti di pensiero.
Per una, entrambi i Programmi sono “fandonie”; per un’altra, essi sono, in ogni caso, delle pietre miliari nella Storia Scientifica dell’Umanità.
 
Chi ha ragione?
 
Citiamo l’Amico Alessio Feltri (Lunar Explorer Italia e Space Freedom):”… i “Profeti del Moon Hoax” commettono il solito banalissimo errore: chissà per quale motivo rifiutano le foto e poi accettano le versioni ufficiali su temperatura, atmosfera, composizione chimica della Luna ecc.
Ma non gli viene mai in mente che proviene tutto dalla stessa fonte?
 
Le valutazioni tecniche sulle anomalie fotografiche (relative ad Apollo e pubblicate su svariati Siti) sono, in linea di massima, condivisibili, ma l’errore costoro lo commettono quando saltano alle conclusioni senza aver MAI analizzato in profondità il materiale fotografico proveniente dalla TOTALITA’ delle sonde impiegate.
Se lo avessero fatto, come il buon senso e la logica suggerivano a gran voce, avrebbero notato che gli “artifacts” non servivano ad inventare una situazione, bensì ad occultarla.
Nei tempi andati la proverbiale “foglia di fico” si otteneva con ombre strategiche, patchworks e “taglia e cuci” artigianali, mentre ora, in piena era informatica, è un trionfo di Photoshop e 3D Studio Max.
Ma c’è un’obiezione che cancella ogni ragionevole dubbio: se le foto fasulle avessero avuto per gli Amici della NASA il fine politico-propagandistico di documentare una conquista mai avvenuta, quale sarebbe stato allora lo scopo di falsificare anche le foto di Marte, Mimas, Phobos od Hyperion, cioè luoghi in cui non hanno mai detto di essere andati?…”.
 
Ringraziando come sempre il Dr Feltri (e contestualmente accantonando – non vogliatecene – le chiacchiere degli “Esperti di Beffe Lunari”), ritorniamo al punto al quale accennavamo in precedenza: la ricerca più interessante, ormai, non è solo (e, diremmo, non è tanto…) quella delle singolarità e/o delle anomalìe, bensì quella delle forse non poi così inspiegabili “manipolazioni” .
Solo che il nostro approccio (speriamo un pò più costruttivo ed anche più suggestivo ed intrigante di quello dei Moon&Mars Hoaxisti…) NON parte dall’aprioristica posizione “Le foto Spirit ed Opportunity, al pari delle foto Apollo, sono fatte negli Studios della LucasFilm o della Industrial Light & Magic, ecco perchè sono piene di strafalcioni”.
 
Andiamo: non crederete davvero che alla NASA (ed all’NSA, con essa) sìano tutti davvero così idioti!
 
Sulla Luna e su Marte ci siamo andati e, su quest’ultimo, sia pure solo con mezzi a guida remota, ci siamo ancora: ma perché allora le cosiddette “Fonti Ufficiali” continuano a raccontare sciocchezze ed a “taroccare” i frames?
Non credete che se davvero l’esplorazione spaziale non fosse mai esistita veramente, una panzana di queste – ci viene da dire – “planetarie” dimensioni, con i mezzi che oggi abbiamo a disposizione sarebbe stata scoperta e debunkata SENZA PIU’ LASCIARE ALCUNA OMBRA DI DUBBIO da almeno 10/15 anni (o forse anche di più)?
E ancora: perché manipolare molte immagini riducendone i dettagli? Chiunque volesse accreditare attraverso delle foto delle conquiste mai effettuate, tenterebbe semmai di aumentarne la credibilità, non vi pare?
E quindi eccoci arrivare al punto: se le Missioni sono VERE e REALI, qual’è lo scopo del tampering (lett: manipolazione)?
 
Il Dr Feltri, se lo interpretiamo bene, dice “non per inventare scoperte mai fatte, ma per celare scoperte realmente avvenute”.
Giusto.
Ma perché fare un “bad tampering” allora?
 
Ma è ovvio:  per confondere le acque e far continuare a parlare (scusateci la franchezza, ma lo diciamo: a vanvera!) i Sostenitori del Falso Globale, distogliendo l’attenzione dalle problematiche realmente cruciali.
E quali sarebbero queste “problematiche cruciali”?
Ovviamente noi non lo sappiamo con certezza, ma proviamo ad ipotizzare: forse sono state intraviste (sia sulla Luna, sia su Marte o altrove) delle tracce di forme di vita molto lontane dalle nostre capacità di capire, ergo, di accettare.
Forme di vita capaci di mettere in crisi tutta (o buona parte della) nostra Scienza Positiva, costruita attraverso più di un millennio di “passi incerti”.
 
O forse (perché no?!?) la Luna e Marte non sono esattamente come ci viene detto…Forse i nostri amici scienziati hanno visto ed ora stanno studiando qualcosa che non è il caso di sbandierare ai quattro venti.
Insomma: ogni ipotesi è buona in uno scenario simile.
 
Le uniche ipotesi, a nostro avviso, NON buone (e che fanno il gioco di coloro che vogliono mantenere – come, di fatto, mantengono – il cover-up) sono quelle che dicono: “Ma sono tutte stupidaggini! Noi riusciamo a malapena a mettere qualche satellite in orbita, figuriamoci a mandare uno o più uomini sulla Luna e a far arrivare sonde su Marte, Giove e Saturno”.
 
Ecco, dietro questo approccio, inutilmente e diremmo anche irriverentemente dissacratorio (sono morti in tanti per mandare gli Uomini sulla Luna e qualche sonda nello Spazio e forse sarebbe bene ricordarselo…), si cela una delle più subdole – ma ben congegnate – trappole create dai servizi segreti per attuare il “Divide et Impera” dell’Era Moderna: usare persone che si credono ed agiscono come paladini della Verità, per proteggere le vere falsità e le vere mostruosità.
Falsità e mostruosità che riusciamo solo ad intuire ma sulle quali, forse, potremmo lavorare di più e meglio se non ci fossero così tanti personaggi che continuano a ripetere “Ma perché indagare?
E’ tutta ‘fiction’, sono tutte corbellerie…”.
Il fatto è che sono in molti coloro che “rimproverano” i liberi ricercatori che lavorano sui risultati del Programma Apollo di credere alla NASA ed alla Propaganda Americana.
Ma le cose non stanno esattamente così. Dato che non siamo ciechi, sappiamo benissimo che le immagini ufficiali sono manipolate, ma proprio per lo stesso motivo abbiamo individuato tra le maglie della censura frammenti molto consistenti di una realtà inquietante, il cui quadro generale appare troppo complesso e coerente per essere stato inventato di sana pianta.
L’autocritica, comunque, non ci fa difetto: di errori ne possiamo commettere, ed anche molti.
 
E se ci sbagliassimo al 100%? E se avessimo davvero buttato via migliaia di ore di lavoro (ed un bel pò di denaro) inseguendo una “fandonia spaziale”?
 
Ebbene, se così fosse, sarà ancora una volta la Storia, comunque, ad esprimere il suo inappellabile giudizio.
Forse saremo sepolti, assieme a tanti altri ciarlatani o, nella migliore delle ipotesi, verremo forse ricordati assieme a tanti altri “visionari”.
 
Comunque sia, noi siamo molto fiduciosi circa l’esito del Giudizio anche se, purtroppo, questo momento che, insieme a tanti altri Ricercatori stiamo attendendo con trepidazione, rischia davvero di arrivare solo fra qualche secolo.
 
Se va bene…

Finding on Mars.jpg

Chiosa ironica con un simpaticissimo frame realizzato dal Dr Alessio Feltri: e se fosse questo ciò che la NASA sta cercando di nascondere?…

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