True Planets

17 gennaio 2006

MarsLife: un’Ipotesi Esplicativa

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MarsLife: un’Ipotesi Esplicativa

(del Dr Alessandro Pullini per Lunar Explorer Italia)

Tutta questa costruzione è partita da un’osservazione da me fatta in relazione ad alcune fotografie operate dal ME-Rover Spirit, durante il SOL-003.

MarsLife: un’Ipotesi Esplicativa

Le “pietre” che si vedono in questo frame, in parte spostate e/o ribaltate a seguito dell’impatto degli air-bags che protessero Spirit durante il landing, mi parvero  rassomigliare a degli essere viventi esistiti – e, in parte, ancora esistenti – sulla Terra: queste pseudo-rocce, infatti, appaiono molto simili ad alcuni artropodi e, per l’esattezza, mi sembrano una via di mezzo fra i trilobiti (32 – 36) e lo xifosuro(6). In particolare, l’elemento ribaltato risulta avere una struttura simmetrica regolare che potrebbe essere così descritta: possiede un rachide centrale rigido con due solchi assiali e con tre elementi collegati che rassomigliano a tre endopoditi (per lato); un cranidium (testa) ed una piccola punta caudale. Questi endopoditi (dei veri e propri “arti” – chiamiamoli così anche per raffigurare nelle Vostre menti un qualcosa che ci è più familiare), paiono avere una struttura simile a delle spatole e, probabilmente, la loro funzione è quella di consentire un lento spostamento del terreno ad essi sottostante (un vero e proprio “digging”) finalizzato allo smistamento del materiale da essi utilizzato (un’altra possibile funzione potrebbe anche essere rinvenuta nella necessità di operare un lieve sollevamento del loro “tronco”).Il corpo appare protetto da una robusta e compatta (un “pezzo unico”, insomma)  corazza, di forma semisferica, che ha sicuramente la funzione di protezione dall’irraggiamento solare e dagli sbalzi termici, (il carpace, il mesosoma ed il telson oppure il cephalon, il thorax ed il pydidium risultano cioè uniti in un’unica struttura).

MarsLife: un’Ipotesi Esplicativa

 

marslife-03.jpg
MarsLife: un’Ipotesi Esplicativa

Questi esseri, mostrati nelle tabelle di cui sopra (ed estratte dagli “Appunti di Paleontologia” del prof. Vittorio Vialli ), sono animali marini che si spostano (come lo xifosuro), e spostavano (come i trilobiti), abbastanza velocemente in acqua, utilizzando anche l’articolazione del loro corpo il quale, diviso in setti, risultava flessibile come una sorta di “pinna” (il thorax articolato, infatti, è flessibile). Nel nostro caso, invece, questa “Creatura Marziana”, avendo una corazza unica ed articolazioni a forma di spatola, potrebbe, si, non essere in grado di muoversi, ma dovrebbe essere in condizione, invece, di riuscire a spostare lentamente il terreno ad essa sottostante (probabilmente operando dei movimenti e degli spostamenti lentissimi ed impercettibili, certo non riconoscibili semplicemente “a vista” – né, tantomeno, mediante fotografie, a meno che non vengano ripetute “n” riprese lungo un “n” spazio di tempo). Queste Creature, insomma, usando un siffatto sistema di pseudo-locomozione, potrebbero e dovrebbero riuscire a rifornirsi di alimenti “favorendo un ricambio del  terreno su cui giacciono”; un terreno sul quale e dentro al quale dovrebbero essere presenti delle sostanze energetiche di un qualche tipo (quali sìano i meccanismi di assorbimento e metabolizzazione di dette sostanze, al momento, è impossibile a dirsi – od anche ad immaginarsi) Comunque, ammesso che quanto visto nella fotografia Spirit iniziale sia quanto ipotizzato e che l’interpretazione sino ad ora data sia corretta – e cioè, diciamolo chiaramente, che ESISTE VITA SU MARTE – a questo punto bisogna capire: COME degli esseri viventi riescano a resistere in un ambiente simile, DOVE vivano e CHI (o CHE COSA) produce “l’energia vitale” che alimenta la sopravvivenza della loro Specie.  Sulla nostra cara Terra tutto ciò che vive lo deve, sostanzialmente, ad un unico processo che garantisce la produzione di “Energia Vitale” e cioè il processo di fotosintesi clorofilliana (un processo senza il quale tutti gli essere viventi sulla Terra, noi compresi, non potrebbero esistere). Sulla Terra, infatti, gli unici esseri viventi che s’ano capaci di accumulare l’energia trasformando l’acqua e l’anidride carbonica – tramite l’apporto energetico dell’irraggiamento solare – in zuccheri (e quindi liberando ossigeno) sono i vegetali, sia  terrestri, sia marini.Tutti gli altri esseri viventi del nostro Pianeta “sfruttano” questo processo in modo (lasciatemi dire) “parassitario” per la loro vita: essi, cioè, liberano “l’Energia Vitale” metabolizzando le strutture vegetali assimilate con l’alimentazione per rifornire le proprie cellule (ergo per crescere, riprodursi e quindi svolgere qualsiasi tipo di lavoro muscolare).Con questo sistema, in breve, le Creature Animali effettuano il processo inverso rispetto ai Vegetali: assorbono Ossigeno e liberano acqua, anidride carbonica ed energia.Anche il petrolio (al pari del metano ecc.), per esempio, deriva dal processo di fotosintesi che, in quel caso, ha portato alla trasformazione dell’Energia Vitale (originaria) in Energia Liquida e Gassosa, a seguito di decomposizione, durante il processo di fossilizzazione.Bisognerebbe a questo punto individuare delle strutture viventi su Marte le quali sìano capaci di produrre anche un minimo accumulo energetico vitale – sebbene con bilanci energetici e chimici probabilmente diversi (e forse senza utilizzare gli stessi elementi) rispetto alla Terra (inoltre le caratteristiche chimico-fisiche dell’atmosfera Marziana  sono nettmente diverse da quelle dell’atmosfera Terrestre) – e che permettano la Vita (rectius: che forniscano SUPPORTO alla Vita) di esseri più complessi (come potrebbero esserlo quelli individuati nella foto che segue e che, per come sembrano strutturati, quasi sicuramente non sono in grado di autoaccumulare energia dal Sole per alimentare le proprie cellule).

MarsLife: un’Ipotesi Esplicativa

Si può pensare, anche se con i dati in nostro possesso questa supposizione potrebbe apparire un po’ troppo azzardata, che sìano proprio quelle “palline” (i “Martian Berries”), che vediamo presenti quasi ovunque (e che hanno le più svariate dimensioni, risultano estremamente fragili, porose – si veda come diventano quando vengono schiacciate dalle ruote dei Rover – e che dovrebbero avere probabilmente un colore lievemente verdastro – sono infatti convinto che i colori presentati nelle foto Marziane non sìano verosimili –) ad essere gli Accumulatori di Energia del Sistema Vitale Marziano.   Questi Berries, insomma, dovrebbero essere delle strutture cellullari (anche complesse) in grado di accrescersi legandosi ed inglobando i granuli sabbiosi per proteggersi dalle condizioni ambientali ostili che caratterizzano la superficie del Pianeta Rosso, con ciò aumentando la loro capacità di movimento e di resistenza alle variazioni termiche semi-estreme che sono proprie di Marte (non dimenticate che la forma sferica presenta, in Natura, il migliore rapporto superficie/volume). Queste cellule, o colonie di cellule, o strutture più complesse, dovrebbero riuscire ad accumulare, con un processo analogo od identico alla fotosintesi, “Energia Vitale” (nel senso – come si diceva, almeno in teoria – terrestre della parola). Questa “Energia Vitale” verrebbe quindi – così come accade sulla Terra – sfruttata come alimento dagli altri (eventuali) esseri viventi presenti su marte, “pseudotrilobiti” compresi.Questa ipotesi potrebbe giustificare anche la presenza dei coni nelle sabbie di Gusev e di Meridiani: tali coni, infatti, potrebbero essere il prodotto di strategie alimentari simili a quelle utilizzate dalla nostra formica leone: ossìa dei predatori “statici” che “vivono” in perenne attesa che rotolino nelle loro bocche delle grandi palline “gustose” (e cioè più cariche di alimenti utili e quindi, in buona sostanza, di energia).Con questa teoria si arriverebbe anche a spiegare la motivazione delle diverse tonalità di colore e di tessitura fra lo strato sottile, più leggero, superficiale (e vivo!) della superficie Marziana, e lo strato sottostante, più scuro, di materiale inerte e/o decomposto (e cioè – tecnicamente – “non vivo”).Quale conclusione di queste fantasiose (!) argomentazioni, possiamo dire che, assecondando un processo quasi inverso rispetto a quello che accade sulla Terra, i “Vegetali Marziani”, produttori di Energia Vitale, si possono spostare rotolando (grazie al vento, quando è presente e così come fanno alcune piante nei nostri deserti), mentre gli “Esseri Superiori (“erbivori”) – superiori in senso meramente riferito alla loro struttura biologica – rimangono perennemente immobili (o quasi), risparmiando energia ed aspettando che gli arrivino “in bocca” le sostanze alimentari (ergo l’Energia necessaria) presenti sul Pianeta.Creature semplici, eppure oltremodo complesse, che si proteggono con vere e proprie corazze dall’ostile clima Marziano, il tutto un po’ come fanno alcuni nostri vegetali maggiori (corteccia e immobilismo). 

 Spero proprio di non averVi annoiati con queste ipotesi (su quanto sìano fantasiose o verosimili occorrerà aspettare ancora qualche anno prima di dirlo).  Sono tuttavia convinto che la Vita, in realtà e nella sua essenza universale, sia radicata anche in posti ed attraverso modalità che, oggi, con le nostre limitate conoscenze, ci sembrano impossibili se non addirittura improponibili. Penso, insomma, che la Vita sia presente quasi ovunque, nel Cosmo, e che la Terra sia tutt’altro che un’eccezione.

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